Paywall

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Un Paywall è un sistema che impedisce agli utenti di internet di accedere al contenuto di una pagina web senza prima aver siglato una sottoscrizione a pagamento. Attualmente sono in uso dei sistemi di paywall di tipo "hard" (paywall integrali) e "soft" (paywall parziali). I paywall "hard" consentono un accesso minimo al contenuto senza sottoscrizione, mentre i paywall "soft" hanno una maggiore flessibilità per quanto riguarda i contenuti visibili agli utenti senza sottoscrizione, come ad esempio materiale con contenuti parzialmente visibili oppure accesso a un limitato numero di articoli per mese, o ancora permettono la visualizzazione di alcune pagine di un libro o di un articolo. I giornali tradizionali hanno aumentato l'utilizzo dei paywall sui loro siti web per aumentare i profitti, a compensare la costante diminuzione della sottoscrizione degli abbonamenti cartacei e conseguente riduzione dei profitti generati dalla pubblicità.

Mentre da un lato i paywall sono utilizzati dalle compagnie per ottenere guadagni extra "tassando" gli utenti per i contenuti online, dall'altro sono stati utilizzati anche per aumentare gli abbonati e la vendita delle copie cartacee. Alcuni quotidiani offrono l'accesso ai contenuti online, incluso la consegna di una copia tradizionale cartacea la domenica ad un prezzo inferiore rispetto al solo accesso online. Siti web di notizie, come ad esempio il BostonGlobe.com, ed il NYTimes.com, utilizzano questa tattica perché aumenta sia gli introiti ottenuti dal web che quelli provenienti dalle copie stampate (il tutto si traduce in un aumento dei guadagni provenienti dalla pubblicità).

La creazione di profitti provenienti da annunci sul web è un'annosa battaglia per i quotidiani – attualmente un annuncio online genera solo il 10-20% dei fondi generati da un suo omologo su carta stampata. Nel gergo comune si dice che "né gli annunci digitali, né le sottoscrizioni online dovute a paywall possono indurre quel cambiamento (per il quotidiano) che sarebbe necessario se l'edizione stampata dovesse essere eliminata." Secondo il parere di Bill Mitchel, un media expert di Poynter, affinché un paywall possa generare profitti, i quotidiani devono creare "nuovi valori" (maggiore qualità, innovazione, etc.) in quei contenuti online che meritano una sottoscrizione rispetto ai contenuti online che prima erano di libero accesso. Molti siti di news utilizzano i paywall al solo fine del successo commerciale, sia attraverso l'aumento dei profitti generati dall'aumento degli abbonamenti stampati tradizionali che attraverso le sole entrate prodotte dal sistema di pagamento dei paywall. C'è comunque da considerare il fatto che l'utilizzo dei paywall, come unico sistema per generare profitti, crea una serie di problemi etici relativi al diritto ad un accesso democratico alle fonti di informazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia dei paywall è caratterizzata da diverse fasi altalenanti. Il primo grande quotidiano a mettere in atto un paywall fu The Wall Street Journal nel 1997, ottenendo più di 200.000 sottoscrizioni in poco più di un anno. The Wall Street Journal ha mantenuto il suo modello di "hard paywall" sin dall'inizio. Nonostante la presenza di un paywall, The Wall Street Journal ha mantenuto la sua popolarità, acquisendo più di un milione di utenti dalla metà del 2007, e 15 milioni di visite nel marzo del 2008.

Nel 2010, seguendo le orme del Wall Street Journal, The Times (Londra) ha perfezionato un "hard paywall"; una decisione molto controversa, perché a differenza del Wall Street Journal, The Times è un sito di notizie generali, e questo ha fatto ritenere che gli utenti, piuttosto che pagare, avrebbero letto le notizie altrove. All'introduzione del paywall ha fatto seguito la sottoscrizione di 105.000 utenti, non provocando quindi particolari successi o fallimenti del quotidiano. 

The Guardian, di contro, ha resistito alla tentazione del paywall, motivando la propria decisione con "la convinzione che internet sia libero" e "per l'interesse della comunità" – una spiegazione consultabile nell'articolo di benvenuto a tutti i lettori che, bloccati dal sito di The Times a seguito dell'introduzione del paywall, scelsero The Guardian come punto di riferimento. 

Da allora The Guardian ha sperimentato altri modelli per generare introiti come ad esempio le open API. Altri quotidiani, tra tutti The New York Times, hanno oscillato tra l'introduzione dei paywall e la loro rimozione. 

Proprio perché le news online restano un tipo di media relativamente nuovo, la sperimentazione è la chiave per mantenere i profitti, cercando di mantenere soddisfatti gli utenti.

L'introduzione di paywall, in alcuni casi, si è rivelata un completo fallimento, suggerendone la rimozione. Tra gli esperti che mostrano scetticismo circa l'utilizzo dei paywall c'è Arianna Huffington, la quale in un famoso articolo apparso su The Guardian nel 2009 ha dichiarato che "i paywall sono storia. Nel 2010, Jimmy Wales (di Wikipedia) ha espressamente giudicato il tipo di paywall introdotto da The Time come "uno stupido esperimento". Uno degli interrogativi principali circa l'utilizzo di paywall riguardava il fatto che gli utenti, i potenziali sottoscrittori, avrebbero scelto di usufruire di risorse di informazioni accessibili gratuitamente. 

Gli effetti "indesiderati" legati all'introduzione di paywall hanno incluso, nei primi anni di sperimentazione, un drastico calo di utenza, un calo del numero di pagine visualizzate ed una scarsa ottimizzazione nei motori di ricerca.

I paywall sono quindi diventati un argomento controverso, avendo sostenitori pronti ad argomentare la loro efficienza nel generare introiti nel mondo dei media. 

Di contro, numerosi uomini d'affari e accademici, come Jay Rosen, e giornalisti, come Howard Owens e media analyst, tra cui Matthew Ingram di GigaOm, sono molto critici nei confronti di tali barriere a pagamento. 

Tra coloro che vedono con favore l'utilizzo di barriere per l'accesso ai contenuti ci sono, tra gli altri, Warren Buffet, l'ex editore del Wall Street Journal Gordono Crovitz, ed il magnate dei media Rupert Murdoch. Molti hanno cambiato idea sui paywall. Felix Salmon di Reuters era mostrato inizialmente scettico circa l'utilizzo dei paywall, ma recentemente ha espresso opinioni favorevoli sulla loro possibile introduzione. 

Clark Shinky, un teorico dei media della NYU, inizialmente scettico riguardo ai paywall, nel 2012 ha scritto: "[I quotidiani] dovrebbero ottenere delle entrate dai loro lettori abituali, tramite un servizio di sottoscrizione online sul modello del New York Times".

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