Terza pagina
La Terza pagina è stato lo spazio storico che i quotidiani italiani hanno dedicato alla cultura. Ha costituito l'indice del prestigio di un quotidiano e ha rappresentato uno spazio proficuo e importante per la crescita culturale del nostro Paese, oltre ad essere una peculiarità dei giornali della penisola.
Nella stampa dell'Ottocento, e del primo Novecento, tutti i quotidiani avevano quattro pagine. La prima ospitava l'articolo di fondo e la cronaca dei fatti più rilevanti della giornata. La seconda era dedicata alla cronaca politica (italiana e straniera). La terza pagina ospitava il romanzo d'appendice e le notizie telegrafiche. La quarta pagina era dedicata alle notizie secondarie ed alla pubblicità. Spesso la domenica le pagine diventavano sei.
La Terza pagina comparve per la prima volta su un quotidiano di Roma, Il Giornale d'Italia, diretto da Alberto Bergamini. All'inizio di dicembre 1901 si svolse nella capitale un grande evento mondano. La compagnia di Eleonora Duse metteva in scena la tragedia Francesca da Rimini di Gabriele D'Annunzio. In occasione della prima nazionale, il 9 dicembre, Il Giornale d'Italia decise di attribuire il massimo rilievo alla notizia incaricando ben quattro giornalisti di occuparsene. Tutta la pagina tre dell'edizione del 10 dicembre fu dedicata all'evento:
- Domenico Oliva curò la recensione vera e propria («La tragedia»);
- Nicola d'Asti scrisse la critica musicale («La musica»);
- Diego Angeli si occupò dell'ambientazione scenografica («La sala»);
- Eugenio Checchi stese la cronaca mondana della serata («In platea e fuori»).
Prima d'allora, lo spazio dedicato alla cultura sui quotidiani italiani era circa una colonna in terza o un articolo "di risvolto” tra seconda e terza (cioè cominciava nella seconda colonna terminava nella terza).
La "storica" Terza pagina del 10 dicembre 1901 fu una pagina a tema unico. Il concetto di Terza pagina così come la conosciamo oggi fu sviluppato sia dal Giornale, ma soprattutto dal Corriere della Sera di Luigi Albertini a partire dal 1905:
- Bergamini arruolò studiosi e letterati di chiara fama come Benedetto Croce, che era solito scrivere l'articolo di apertura, generalmente un lungo articolo su due colonne. Per la sua leggibilità anche in corpo piccolo, Bergamini impiegò un carattere tipografico esclusivo, l'elzeviro (dal nome della famiglia di stampatori che lo aveva inventato). L'elzeviro divenne il carattere utilizzato nella Terza pagina di tutti i quotidiani, specialmente per le grandi recensioni teatrali d'autore.
- Il Corriere di Albertini creò lo schema che poi venne adottato da tutti gli altri quotidiani: apertura con l'elzeviro, una spalla di varietà, il taglio con corrispondenza dall'estero e in più rubriche e corsivi. Albertini impose l'esclusiva della firma ai suoi collaboratori, tra cui spiccano i nomi di Gabriele D'Annunzio, Luigi Pirandello, Francesco Pastonchi e Grazia Deledda. Al successo della Terza del Corriere contribuirono in maniera decisiva i reportage di Luigi Barzini sul il raid Pechino-Parigi, Ettore Janni, critico letterario, e Ugo Ojetti, eccellente elzevirista. Per molti anni la Terza pagina fu una componente irrinunciabile per ogni quotidiano d'opinione: il "salotto buono", dove ciascun giornale esibiva i "pezzi pregiati" (le firme più illustri).
Il 21 aprile 1956 esce a Milano Il Giorno, diretto da Gaetano Baldacci. Il nuovo quotidiano compare senza la terza pagina. Per molti, quindi, questa data segna la fine della Terza. Franco Abruzzo[1] fa però notare che quello della terza pagina è solo un "decesso apparente perché la sua originaria funzione si è semplicemente trasferita in altre parti del giornale".
Nel 1976 la Repubblica nasce senza la terza pagina, sostituita da una sezione culturale, collocata nelle due pagine centrali del giornale. La Stampa abolirà la Terza nel 1989 e il Corriere della Sera nel 1992, sotto la direzione di Paolo Mieli.
[modifica] Note
- ^ Franco Abruzzo, opera citata, p. 78.
[modifica] Bibliografia
- Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, pagg. 102-104 e 321, ed. il Mulino, Bologna, 2006.
- Franco Abruzzo, Codice dell'informazione e della comunicazione - Materiali per un corso di storia del giornalismo. Da Gutenberg al web, alla free press e alla tv digitale, pagg. 77-78 e 333-336, ed. Centro di documentazione giornalistica, Roma, 2006.
[modifica] Collegamenti esterni
- La nascita della terza pagina nel Giornale d'Italia
- Estratto da una tesi di laurea sulla Terza pagina
- Enrico Falqui; autori vari, Nostra "Terza pagina", Roma, Canesi, pp. 462.
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