Il Giorno

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Il Giorno
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa locale
Formato tabloid a 5 colonne
Fondazione 1956
Sede Via Stradivari, 4 - 20123 Milano
Editore Poligrafici Editoriale
Tiratura 87.875 (dicembre 2010)
Diffusione cartacea 57.981 (dicembre 2010)
Direttore Giancarlo Mazzuca
Vicedirettore Laura Fasano
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale inedicola.net
Sito web ilgiorno.it
Tablet PC su abbonamento
Smartphone su abbonamento
 
Francobollo celebrativo che rappresenta il manifesto disegnato nel 1956 da Raymond Savignac

Il Giorno è un quotidiano di Milano, con edizioni locali nelle principali province della Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La direzione Baldacci[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano nasce per iniziativa di Cino Del Duca, che il 27 settembre 1955 aveva costituito la Società Editrice Lombarda (SEL). La nuova testata sfida l'egemonia milanese del Corriere della Sera. Del Duca preleva dal giornale concorrente l'inviato Gaetano Baldacci, che promuove alla carica di direttore. Il modello di riferimento è il londinese Daily Express.

Il primo numero esce il 21 aprile 1956. Caratteristica distintiva del nuovo giornale è la prima pagina a vetrina, stampata in rotocalcografia. Il titolo di apertura, che occupa sette colonne sulle otto della pagina, è di politica estera: La distensione a Londra e riferisce dei discorsi pronunciati nella capitale inglese da Nikita Krusciov. Al posto dell'articolo di fondo c'è una breve "Situazione", scritta da Baldacci di suo pugno[1]. Alcune firme del primo numero: Giacomo Debenedetti (che pubblica Ossessi di Brancati e indifferenti di Moravia), Roberto Longhi, su una mostra dei maestri italiani della pittura a Parigi, Benedetto Croce, sulla storia di Casa Savoia, e lo scrittore Goffredo Parise.

Il giornale era diretto a tutti quei milanesi che non amavano il Corriere della Sera e soprattutto disdegnavano quel suo crisma di "ufficialità". Per questo il Giorno doveva sempre cercare di stupire ed essere alternativo, dissacrante. Baldacci amava dire ai suoi collaboratori:

« Se abbiamo fatto una prima pagina uguale o simile a quella del Corriere dobbiamo chiederci dove abbiamo sbagliato. »

Il giornale si distingue dal Corriere anche nella forma: esemplare è l'abolizione della tradizionale terza pagina culturale. La cultura è spostata nella seconda parte del quotidiano, prima degli spettacoli. Il redattore letterario è Giorgio Zampa. All'interno, è prevista una pagina intera di economia e finanza: è il primo quotidiano d'informazione a farlo. I servizi sportivi sono curati da Gianni Brera. Ma la novità più ardita per un foglio del mattino è una pagina dedicata a fumetti e giochi.
Alla veste grafica ha lavorato nei mesi precedenti il designer Giuseppe Trevisani, che compie diverse innovazioni: impaginazione su otto colonne invece delle abituali nove; prima pagina a vetrina con titoli grandi e vivaci corredati da fotografie, sul modello della stampa anglosassone; gli articoli in prima pagina occupano uno spazio residuale: dopo 15-20 righe continuano nelle pagine interne. Al posto dell'articolo di fondo, riservato al direttore, compare un commento più breve sotto la testatina «Situazione».

Amplia l'offerta informativa l'inserto quotidiano di otto pagine a colori stampato in rotocalco (novità assoluta nel dopoguerra). Il lancio pubblicitario è affidato ad un manifesto di Raymond Savignac.[2] La testata si schiera politicamente a sostegno del nascente centro-sinistra e in difesa dell'intervento pubblico nell'economia. Per i primi mesi esce in due edizioni giornaliere. L'edizione pomeridiana è in formato tabloid. Successivamente, i rilevanti costi di gestione impongono il termine dell'esperimento a fine luglio.

La crisi generata dal deficit prodotto nel primo esercizio, induce Del Duca a ritirarsi dall'azionariato. Il quotidiano appartiene "ufficialmente" a un gruppo bancario.

Nell'estate 1959 il Giorno si è già collocato tra i maggiori fogli nazionali, raggiungendo le 150.000 copie. Nello stesso anno diventa noto al pubblico come il vero proprietario del quotidiano sia lo Stato [3]. Il 49% appartiene all'ENI di Enrico Mattei, un altro 49% all'IRI e il restante 2% al Ministero delle Partecipazioni Statali[4].

La mano pubblica si fa sentire alla fine dello stesso 1959: è il governo, allora presieduto da Antonio Segni, che licenzia il primo direttore del Giorno, in una riunione del Consiglio dei ministri del 23 dicembre.

Gli anni di Italo Pietra[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il successo di vendite, Il Giorno continua ad avere elevati costi di gestione. Mattei decide, con spregiudicatezza, di utilizzare denaro pubblico per ripianarne i debiti[5].

A Baldacci viene data la soddisfazione di nominare il suo successore: Italo Pietra, amico e collega fin dai tempi del Corriere della Sera. Poco tempo dopo si ritira Del Duca e così l'ENI rimane editore unico del quotidiano[6].

Pietra rimane alla guida del quotidiano dal 1960 al 1971. Socialista, si batte "per l'incontro tra cattolici e socialisti, per avviare l'Europa a una dimensione più ampia, per dare al nostro Paese strutture più moderne, più giuste, più adatte ai tempi"[7].

Questi sono gli più vitali nella storia della testata. La redazione si avvale di una serie di collaboratori fra i più prestigiosi del Paese: Arbasino, Bianciardi, Cederna, Emiliani, Citati, Eco, Pasolini, Ernesto Rossi, e ancora Cassola, Ottiero Ottieri, Soldati, ecc..

Il 14 gennaio 1962 un reportage da Vigevano di Giorgio Bocca sul boom economico diventa uno dei pezzi più citati del giornalismo italiano. Nel 1963 Alberto Arbasino intervista lo scrittore Carlo Emilio Gadda.

Fu Gianni Brera a costruire la redazione sportiva del Giorno: Mario Fossati si occupava del ciclismo, Giulio Signori dell'atletica, Gianni Clerici del tennis, Gian Maria Gazzaniga del calcio, Franco Grigoletti della pallacanestro.

Per ragioni di concorrenzialità nei confronti del Corriere, che usciva nel pomeriggio con il Corriere d'Informazione, anche il Giorno aveva un'edizione pomeridana, diretta da Giorgio Susini. Nell'edizione mattutina il quotidiano usciva sempre arricchito con qualche supplemento: Il Giorno dei Ragazzi (per il quale Benito Jacovitti crea, tra i tanti, Coccobill), della TV, ecc. Le pagine di cronaca erano intitolate con la testatina Fatti della vita, che rimarrà un marchio distintivo del giornale.

La crisi degli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 Il Giorno è il quarto quotidiano italiano d'informazione, con una vendita media di 244.276 copie[8]. L'esercizio 1970 si conclude però con una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di lire[9]. L'ENI pensa dapprima a cedere il giornale, poi decide di sostituire Italo Pietra, considerato un direttore-interventista per i numerosi articoli scritti sul quotidiano, con un direttore-organizzatore. Avutone notizia in anticipo, Pietra si dimette il 9 giugno.

Al suo posto viene chiamato Gaetano Afeltra. Nel suo editoriale di presentazione, il nuovo direttore afferma, riguardo alla linea politica, che "non muterà l'impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero"[10].

Afeltra realizza invece un altro progetto: quello di smontare il "Giorno" per distoglierlo dalle precedenti posizioni politiche[11]. La linea di "disimpegno" e "spoliticizzazione" viene osteggiata dalla redazione, che entra per due volte in sciopero, a breve distanza di tempo: il 27 settembre 1972 e il 20 gennaio 1973. Nel 1973 escono dal giornale, per disaccordi con il direttore, Enzo Forcella, editorialista, e Paolo Murialdi, primo redattore capo.

Il Giorno nella primavera del 1973 aumenta di 20 000 copie la tiratura, ma il passivo rimane elevato. La crisi economica porta alla rinuncia alle pagine a colori e all'inserto.

Nel 1976 anche Giorgio Bocca lascia il quotidiano per partecipare alla fondazione de la Repubblica, pensato per lo stesso tipo di lettore del Giorno. Oltre a Bocca, il suo fondatore, Eugenio Scalfari, riuscì a portar via dal quotidiano milanese tutte le sue firme illustri: Gianni Brera, Bernardo Valli, Natalia Aspesi, Alberto Arbasino, Pietro Citati, Mario Pirani e Gianni Locatelli.

Il quotidiano romano in poco tempo si ritagliò un suo spazio tra i lettori di centro-sinistra, posizionandosi in un segmento medio-alto. Il Giorno non seppe dare una risposta efficace e cominciò a perdere copie.

Dal 1980 al 1996[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 Gaetano Afeltra compì 65 anni. L'ENI decise di affidare l'incarico di direttore della testata - a quel tempo in crisi di vendite - a Guglielmo Zucconi. Zucconi cercò di tornare alle origini e di rifare il giornale irriverente e critico verso il potere dei primi anni. Approvò, inoltre, il ritorno del colore in prima pagina.

In occasione dell'attentato a Giovanni Paolo II, Il Giorno uscì con una foto a tutta pagina ritraente il papa in fin di vita.

Cambiò la fattura del giornale. La televisione, ormai presente nelle case di tutti gli italiani, fu trattata in un modo nuovo, raccontando le storie personali degli attori e dei presentatori. Un'altra innovazione fu quella di inserire nelle pagine degli spettacoli la musica leggera, genere ancora negletto perché considerato frivolo.

Emersero cronisti come Paolo Martini, Gigi Moncalvo e Massimo Franco. Il Giorno riprese il suo posto di prestigio tra i giornali nazionali. Cominciarono a tornare anche le firme famose, fra cui Massimo Fini.

L'era Poligrafici Editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 Il Giorno vendeva su scala nazionale una media giornaliera di 130 000 copie[12].

Nel 1997 il quotidiano fu ceduto dall’Eni alla Poligrafici Editoriale S.p.A., quinto gruppo editoriale italiano diretto da Andrea Riffeser Monti. L'operazione costò 11,1 miliardi di lire, ma la casa editrice bolognese ricevette in cambio un finanziamento triennale a fondo perduto di 66 miliardi di lire[13].

La Poligrafici è già proprietaria di due quotidiani regionali, Il Resto del Carlino e La Nazione, che escono con un'edizione unica a livello nazionale (la testata Quotidiano nazionale) e con un'edizione distinta a livello regionale. Il Giorno possiede una propria redazione nazionale, che produce autonomamente le notizie. Tale redazione fu dismessa dal nuovo proprietario, il quale stabilisce che il fascicolo nazionale del Giorno avrà le stesse notizie prodotte tra Bologna e Firenze.

Nell'ottobre 2000 il Giorno adotta il formato tabloid così come le altre testate della catena. Accanto alla testata, di cui il direttore è Giovanni Morandi, in prima pagina è riportato il marchio “QN” ("Quotidiano Nazionale")[14].

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1997 in poi, la Poligrafici Editoriale ha dato un nuovo impulso alla copertura delle notizie locali, facendo nascere nuove edizioni lombarde.

Le edizioni de Il Giorno oggi sono: Bergamo, Brescia, Lecco, Sondrio, Como, Varese, Legnano, Monza, Rho-Bollate, Sud-Milano, Sesto-Cinisello, Martesana, Lodi-Pavia, Milano città, Mantova e Cremona, per un totale di circa 150-160 pagine che quotidianamente coprono tutta la Lombardia.

Il Giorno ha una versione online, riportante in tempo reale le principali notizie della Lombardia, suddivise nelle diverse edizioni, e che si integra con le notizie di carattere nazionale ed internazionale del Quotidiano.net, versione online del Quotidiano Nazionale.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Firme storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Giorno è stato una fucina di giornalisti che sono diventati firme famose del giornalismo italiano:

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Media mobile
2010 57.981
2009 64.952
2008 64.926
2007 65.381
2006 69.353
2005 69.009
2004 74.244
2003 79.113
2002 72.803
2001 79.274
2000 86.684
1999 82.402
1998 84.943
1997 92.951
1996 106.071

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La "Situazione" del numero 1 è firmata da Baldacci e Cino Del Duca.
  2. ^ Giorgio Fioravanti. Il dizionario del grafico. Bologna, Zanichelli, 1993. ISBN 88-08-14116-0. Pagina 412.
  3. ^ "La vera proprietà del Giorno non fu rivelata per tre anni" Enzo Forcella, Millecinquecento lettori, introduzione di Guido Crainz, pag. XI, Donzelli, 2004
  4. ^ Giornalismo italiano. Volume III: 1939-1968. Mondadori, collana «I Meridiani». Pag. 1878.
  5. ^ Eugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme, pag. 51
  6. ^ L'ingresso dell'ENI nel Giorno era datato 31 agosto 1956. Si era trattato di un vero e proprio salvataggio: il quotidiano, infatti, a pochi mesi dalla nascita aveva già accumulato perdite consistenti. L'ENI rilevò la maggioranza del giornale sotto la copertura di un fittizio "Istituto Bancario Romano". Vittorio Emiliani, Gli anni del Giorno. Il quotidiano del signor Mattei, Baldini&Castoldi.
  7. ^ Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 10.
  8. ^ V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età della tv, Laterza 1994
  9. ^ Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 9.
  10. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pag. 69.
  11. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pagg. 107 e 109.
  12. ^ Dati ADS riportati da L'espresso il 10 ottobre 1996
  13. ^ "Le due storie de Il Giorno".
  14. ^ Quotidiano Nazionale ha comunque una propria registrazione ed un proprio direttore responsabile.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Emiliani. Gli anni del Giorno. Il quotidiano del signor Mattei (Storie della storia d'Italia). Baldini & Castoldi, 1998. ISBN 978-88-8089-400-1.
  • Vittorio Emiliani. Orfani e bastardi. Milano e l'Italia viste dal «Giorno» (Saggi. Storia e scienze sociali). Donzelli, 2009. ISBN 978-88-6036-411-1.
  • A. Gigli Marchetti (a cura di), “Il Giorno”. Cinquant’anni di un quotidiano anticonformista, Angeli, Milano 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]