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Governo da lui stesso presieduto |
| Mandato |
15 febbraio 1959 - 25 marzo 1960 |
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| Predecessore |
Fernando Tambroni |
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Giuseppe Spataro |
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Antonio Segni (Sassari, 2 febbraio 1891 – Roma, 1º dicembre 1972) è stato un politico italiano, quarto presidente della Repubblica dall'elezione del 6 maggio 1962 sino alle dimissioni volontarie del 6 dicembre 1964.
Suo figlio Mario è anch'egli un politico.
Antonio Segni nasce in una nobile famiglia sarda, ascritta al patriziato genovese dal 1752[1][2].
Laureato in giurisprudenza nel 1913, aderì al Partito Popolare Italiano fin dalla sua fondazione e fu consigliere nazionale del PPI dal 1923 al 1924. Docente universitario dal 1920, insegnò in varie università tra cui quelle di Perugia e Sassari (di cui fu rettore magnifico dal 1946 al 1951). Dopo l'avvento del fascismo, smise temporaneamente di fare politica.
Nel 1942 fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e nel 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente. In quel periodo ricevette numerosi incarichi istituzionali e governativi: fu sottosegretario all'Agricoltura nel governo Bonomi III, nel governo Parri e nel governo De Gasperi I; occupò da ministro lo stesso dicastero in vari governi guidati da Alcide De Gasperi per poi essere nominato Ministro della Pubblica Istruzione nel governo De Gasperi VII e nel governo Pella.
Politico di tendenze conservatrici, fu Presidente del Consiglio dei Ministri dal 6 luglio 1955 al 15 maggio 1957 e dal 15 febbraio 1959 al 23 marzo 1960
[modifica] La presidenza della Repubblica
Fu eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio 1962 (al nono scrutinio con 443 voti su 842), con i voti decisivi del MSI e dei monarchici.
Prestò giuramento l' 11 maggio 1962. I suoi due anni al Quirinale furono contrassegnati da tensioni con il blocco formato da Ugo La Malfa, il PSI ed una parte della DC che spingeva per riforme sociali e strutturali, invise ad un conservatore come Segni. Inoltre dopo la caduta del Governo Moro I, propose al Presidente del Consiglio uscente un governo di tecnici sostenuto dai militari.
Il 7 agosto 1964 fu colpito da trombosi cerebrale. Ne seguì l'accertamento della condizione di impedimento temporaneo, avvenuto con atto congiuntamente firmato dai Presidenti delle due Camere e dal Presidente del consiglio; il 10 assunse le funzioni ordinarie di supplente il Presidente del Senato Cesare Merzagora (fino al 29 dicembre 1964). Pur trattandosi di grave malattia, non si arrivò mai alla dichiarazione di "impedimento permanente", che avrebbe comportato una nuova elezione, e la situazione fu risolta dalle dimissioni volontarie, del 6 dicembre 1964.
[modifica] Gli ultimi anni
Divenne senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica, ma fu sospettato di avere avuto un ruolo di incerta definibilità nelle vicende del progettato Piano Solo. A sostegno di tale sospetto vi è il fatto che durante le trattative per la formazione del nuovo governo nel luglio 1964, chiese di partecipare al generale Giovanni De Lorenzo e al Capo di Stato Maggiore della Difesa Aldo Rossi.
Morì a Roma nel 1972, a ottantuno anni.
[modifica] Voci correlate