Giuliano Amato

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Giuliano Amato
Giuliano Amato al Festival dell'economia di Trento 2013

Giuliano Amato al Festival dell'economia di Trento 2013


Giudice costituzionale della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 18 settembre 2013

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 28 giugno 1992 –
22 aprile 1993
Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Carlo Azeglio Ciampi

Durata mandato 25 aprile 2000 –
11 giugno 2001
Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Massimo D'Alema
Successore Silvio Berlusconi

Ministro del Tesoro
Durata mandato 28 luglio 1987 –
22 luglio 1989
Presidente Giovanni Goria
Ciriaco De Mita
Predecessore Giovanni Goria
Successore Guido Carli

Durata mandato 13 maggio 1999 –
25 aprile 2000
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Carlo Azeglio Ciampi
Successore Vincenzo Visco

Ministro dell'Interno
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Giuseppe Pisanu
Successore Roberto Maroni

Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato
Durata mandato 1994 –
1997
Predecessore Francesco Saja
Successore Giuseppe Tesauro

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Presidente Giovanni Goria
Predecessore Arnaldo Forlani
Successore Gianni De Michelis

Dati generali
Partito politico PD (2007-presente)
Precedenti:
PSIUP (fino al 1972)
PSI (1972-1993)
Patto Segni (1993-1994)
Indipendente (1994-2007)
Tendenza politica Socialismo democratico
on. Giuliano Amato
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Giuliano Amato
Luogo nascita Torino
Data nascita 13 maggio 1938 (76 anni)
Partito PSI poi PD
Legislatura IX, X, XI, XV
Gruppo Socialista (IX, X, XI)
Ulivista (XV)
Coalizione L'Unione (XV)
Circoscrizione Torino (IX, X)
Siena (XI)
Toscana (XV)
Incarichi parlamentari
  • Commissione giustizia
Pagina istituzionale
sen. Giuliano Amato
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito nessuno
Legislatura XIV
Gruppo Gruppo Misto
Coalizione L'Ulivo
Regione Toscana
Collegio Grosseto
Incarichi parlamentari

XIII commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):

Pagina istituzionale

Giuliano Amato (Torino, 13 maggio 1938) è un politico, giurista e docente italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001.

Giurista costituzionalista, membro dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, docente universitario. Un tempo esponente del Partito Socialista Italiano, ha aderito poi all'Ulivo e infine al Partito Democratico. Negli anni ottanta il giornalista Eugenio Scalfari trovò per lui il soprannome dottor Sottile, con doppio riferimento al suo acume politico e alla gracilità fisica.

Il 2 giugno 2008 ha pubblicamente annunciato il suo allontanamento definitivo dalla politica italiana. Nel 2009 è nominato presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Nel febbraio 2010 viene nominato maggior consulente in Italia per la Deutsche Bank[1]. Nel giugno 2010 diviene presidente onorario della Fondazione "Ildebrando Imberciadori", istituzione impegnata nella ricerca storica e dedicata al noto studioso toscano. Il 21 febbraio 2012 è stato designato presidente della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa[2].

Il 12 settembre 2013 è stato nominato giudice costituzionale.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Amato nel 2007

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino da una famiglia proveniente dalla Sicilia, che presto si trasferisce in Toscana, studia presso il Liceo classico "Niccolò Machiavelli" di Lucca. Si laurea in giurisprudenza al Collegio medico-giuridico della Scuola Normale Superiore di Pisa, dal 1987 confluito nella Scuola Superiore Sant'Anna (in tempi recenti è stato Presidente dell'associazione degli ex-allievi della scuola e il 21 febbraio 2012 è stato designato presidente del consiglio di amministrazione della Scuola stessa[4]).

Nel 1962 consegue un master alla Law School della Columbia University di New York.

È stato professore di Diritto Costituzionale Comparato all'Università di Roma "La Sapienza" dal 1975 al 1997. Ha insegnato anche all'Università di Modena e Reggio Emilia, di Perugia, di Firenze, alla NYU Law School, all'Istituto Universitario Europeo e, ancora, a Firenze. Attualmente è professore della School of Government presso l'università LUISS di Roma.

Nel 1999 fonda la Rivista «Mercato, Concorrenza, Regole» (edita da il Mulino) della quale è tuttora il direttore.

Aderì inizialmente al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), per poi passare al Partito Socialista Italiano (PSI), dove fece parte del gruppo di intellettuali vicino ad Antonio Giolitti. Nel 1978, fu uno degli artefici, insieme a Giorgio Ruffolo, del Progetto Socialista. Nel 1979, denunciò le "forme degradanti" assunte dal dibattito interno, a seguito del caso Eni-Petromin che portò alla sospensione dell'allora presidente dell'ENI, Giorgio Mazzanti. A differenza di Franco Bassanini, però, non abbandonò il partito, scalandone le posizioni interne fino a rivestire, alla fine degli anni ottanta, la carica di vicesegretario generale del PSI.

Ruolo istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Nella "Prima Repubblica"[modifica | modifica wikitesto]

Fu deputato del PSI dal 1983 al 1994 al fianco di Bettino Craxi, del quale fu prima antagonista e poi consigliere economico e politico fino a diventarne sottosegretario alla Presidenza del consiglio nei due governi Craxi I e Craxi II (1983-1987). In seguito è stato Ministro del Tesoro dal 1987 al 1989 (governi Goria e De Mita). All'indomani delle elezioni del 1992 fu incaricato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di formare il suo primo governo.

Durante il suo primo mandato da presidente del Consiglio, a fronte della situazione finanziaria, il suo Governo approvò, l'11 luglio 1992, un decreto legge da 30.000 miliardi di lire in cui tra le altre cose veniva deliberato (retroattivamente al 9 luglio) il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari per un "interesse di straordinario rilievo", in relazione a "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica"[5]

Dopo aver perso pesantemente la battaglia contro la svalutazione della lira durante l'estate, nell'autunno dello stesso anno varò una manovra finanziaria "lacrime e sangue" da 93.000[6] miliardi di lire (contenente tagli di spesa e incrementi delle imposte), per frenare l'ascesa del deficit pubblico, e la prima riforma delle pensioni. Il governo cadde a seguito della vicenda del decreto Conso.

Durante il suo primo governo, nel 1993, si aprì anche l'indagine giudiziaria per supposta associazione mafiosa nei confronti del predecessore Giulio Andreotti, che durerà sino al 2004. Il processo ebbe enorme risonanza mediatica e fu interpretato da molti come un giudizio nei confronti dell'intero sistema politico italiano, ma si concluse con la totale assoluzione di Andreotti da ogni accusa di collusione con la mafia: la Cassazione, infatti, confermando le conclusioni dei precedenti gradi di giudizio, scagionò pienamente Andreotti da ogni accusa. Amato e il suo governo mantennero una posizione di equilibrio sulla vicenda, astenendosi dal formulare opinioni.

Giuliano Amato annunciò le dimissioni del Governo una volta reso pubblico l'esito del referendum in materia elettorale, fortemente voluto dal leader emergente Mariotto Segni. Con la modifica della legge elettorale per il Senato la volontà popolare venne interpretata come un ripudio del sistema elettorale proporzionale a favore di un'opzione di tipo maggioritaria. Nel suo discorso del 21 aprile 1993 alla Camera così commentò quella svolta epocale: "E perciò un autentico cambio di regime, che fa morire dopo settant'anni quel modello di partito-stato che fu introdotto in Italia dal Fascismo e che la Repubblica aveva finito per ereditare, limitandosi a trasformare un singolare in plurale".

Queste parole vennero accolte con un brusio risentito fra i banchi dei vari gruppi parlamentari e anche Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano, allora presidenti delle due camere, non mancarono di far sentire un loro stizzito dissenso. Successivamente Amato chiarì il suo pensiero spiegando di aver usato la parole "regime" con un significato assolutamente neutro sul terreno politologico.

Nella "Seconda Repubblica"[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase definita Seconda Repubblica, alla scomparsa dei partiti tradizionali, sopravvive politicamente alla fine del Partito Socialista Italiano ma non aderisce a nessun partito. Per le elezioni politiche del 1994 decide di non candidarsi direttamente, ma guida un gruppo di socialisti e socialdemocratici verso l'aggregazione di centro guidata da Mariotto Segni, il Patto per l'Italia. Diversi candidati socialisti lo seguono senza tuttavia ottenere seggi (tra i candidati di area socialista figurano nei collegi Giulio Tremonti, Sandro Principe, Luigi Covatta, Gianfranco Schietroma, Andrea Cavicchioli, Alberto Tedesco e altri). È presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (cosiddetta Antitrust) dal 1994 al 1997.

Successivamente aderisce alle posizioni del centrosinistra e si avvicina (senza mai parteciparvi) ai DS. Nel 1998 viene richiamato al Governo dal premier Massimo D'Alema come ministro delle Riforme Istituzionali. Nel 1999 diviene ministro del Tesoro e del Bilancio.

Nel 2000 torna a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio. Da presidente del Consiglio dei ministri affermò di essere dispiaciuto di non poter impedire il corteo del Gay Pride, perché purtroppo c’è la Costituzione. Nel 2007, invece, con una circolare (numero 55 del 18 ottobre) da ministro dell'interno ha impartito a tutti i prefetti e sindaci italiani la disposizione di non trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero, perché considerati contrari all'ordine pubblico.

Dal 2001 al 2006 è senatore dell'Ulivo.

È ora considerato tra i leader principali dell'intera coalizione di centrosinistra, ha avuto un ruolo importante nell'Ulivo, prima, nell'Unione e quindi nel Partito Democratico. Nel gennaio del 2002 Amato è stato nominato dal Consiglio europeo di Laeken vicepresidente della Convenzione europea, chiamata a disegnare la nuova architettura istituzionale dell'UE.

Al termine delle elezioni politiche del 2006 riceve un nuovo mandato parlamentare alla Camera, con l'elezione a deputato nella circoscrizione Toscana. Si è parlato di lui come un possibile successore di Carlo Azeglio Ciampi nella carica di Presidente della Repubblica Italiana: il suo nome è stato proposto dalla Casa delle Libertà. L'Unione ha però preferito candidare Giorgio Napolitano, che è stato eletto al Quirinale.

Il 17 maggio 2006 viene nominato Ministro dell'interno nel Governo Prodi II. Dal 23 maggio 2007 è divenuto uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riuniva i leader delle componenti del futuro PD; dopo la costituzione del partito, in quanto ex Presidente del consiglio aderente al partito, è componente di diritto del coordinamento nazionale del Partito Democratico.

Dal 30 settembre 2006 presiede il cosiddetto "Gruppo Amato" (formato da politici europei), ufficialmente chiamato "Comitato d'azione per la democrazia europea" (Action Committee for European Democracy, ACED) e supportato dalla Commissione europea, che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni. Il gruppo ha avuto il mandato (non ufficiale) di prospettare una riscrittura della Costituzione europea, basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presenta in 70 articoli e 12.800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione che aveva 448 articoli e 63.000 parole, diventando un punto di riferimento per i negoziati che hanno portato al Trattato di riforma.

Nel 2011 presiede il Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150º anniversario dell'unità d'Italia.

Nel 2013 il suo nome circola come possibile candidato alla Presidenza della Repubblica Italiana come accordo di convergenza tra Partito Democratico, Il Popolo della Libertà e Scelta Civica [1]. Il suo nome inoltre circola in seguito come candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo di larghe intese tra PD, PdL e SC [2]. Dopo la nomina di Enrico Letta a premier il suo nome circola come candidato al Ministero dell'Economia e delle Finanze nel Governo Letta. [3]

Giudice costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 settembre 2013 Amato viene nominato giudice costituzionale dal presidente della Repubblica, in vista della scadenza imminente del mandato di Franco Gallo. Presta giuramento, nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano, il 18 settembre 2013.

Il 21 febbraio 2014 lascia a Romano Prodi la presidenza dell'International advisory board (Iab) di Unicredit.[7]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Giuliano Amato, secondo un articolo apparso su Il Giornale nell’aprile 2011 firmato da Mario Giordano - quale anteprima del libro “Sanguisughe”, riceverebbe una pensione mensile di 31.411€ lordi. Queste affermazioni hanno portato a una causa giudiziaria di Amato contro Mario Giordano, "Il Giornale" e la Mondadori in quanto editrice del libro. La causa era intentata per danno all’immagine provocato con notizie false e denigratorie tese a presentarmi come autore di sacrifici previdenziali per gli altri e manipolatore di leggi e giudici per me. Giordano ha concordato la revisione del capitolo del libro che mi riguarda, con modifiche concordate che ne eliminano tutti i riferimenti non rispondenti a verità e con l’impegno di Mario Giordano “ad evitare ogni pubblica dichiarazione che possa suggerire che il Prof. Amato abbia provocato o sia comunque intervenuto al fine di garantirsi una posizione di maggior vantaggio[8].

Nella trasmissione Otto e mezzo del 12 settembre 2011 ha commentato queste ricostruzioni, chiarendo di percepire, al netto delle imposte, circa 11.000€ di pensione, in gran parte derivanti dalla sua attività nell'Autorità Antitrust e al di sotto del tetto massimo stabilito dal Governo Monti per le retribuzioni dei manager pubblici; da sommarsi a circa 5.000€ di indennità parlamentare rispetto alle quali ha dichiarato, in occasione della Festa del PD il 25 agosto 2012 a Reggio nell'Emilia che "il vitalizio di cinque legislature da parlamentare lo destino interamente ad attivita’ benefiche". [9]

Altrettanto controverso è il suo coinvolgimento, in qualità di vicesegretario del PSI, nelle inchieste giudiziarie relative a una tangente di 270 milioni di lire per la costruzione della pretura di Viareggio, avendo tentato di indurre la vedova di un ex senatore e sottosegretario del partito socialista italiano, Paolo Barsacchi, a omettere importanti dettagli nel dibattimento giudiziale, vicenda che è stata recentemente riproposta dal Fatto Quotidiano in occasione della sua nomina a membro della Corte Costituzionale[10]. In sua difesa Giuliano Amato ha risposto con una lettera a La Repubblica del successivo 17 settembre, dove afferma che in realtà lo scopo di quella telefonata era di non fare nomi di persone su cui non aveva alcun indizio di colpevolezza, come aveva già ribadito nel novembre del 1990 davanti al tribunale di Pisa che, evidentemente convinto dalla deposizione, non ha ritenuto di dover procedere nei suoi confronti.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 23 dicembre 2011[11]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
— 2000[12]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ha scritto libri e articoli su diritto, economia, istituzioni pubbliche, libertà personali e federalismo.

  • Rapporti fra norme primarie e secondarie. Aspetti problematici, Milano, A. Giuffré, 1962.
  • Il sindacato di costituzionalità sulle competenze legislative dello Stato e della regione. Alla luce dell'esperienza statunitense, Milano, A. Giuffré, 1963.
  • La libertà personale, in Atti del congresso celebrativo del centenario delle leggi amministrative di unificazione sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, 11 voll., Vicenza, Neri Pozza, 1967.
  • Individuo e autorità nella disciplina della libertà personale, Milano, A. Giuffré, 1967.
  • L'ispezione politica del Parlamento, Milano, A. Giuffré, 1968.
  • Commento allo statuto della Regione Lazio, a cura di, Milano, A. Giuffré, 1972.
  • Il controllo sociale delle attività private. Testi e materiali, a cura di e con Sabino Cassese e Stefano Rodotà, Genova, ECIG, Ed. culturali internazionali, 1972.
  • Il governo dell'industria in Italia, a cura di, Bologna, Il Mulino, 1972.
  • Economia, politica e istituzioni in Italia, Bologna, Il Mulino, 1976.
  • Art. 13-20. Rapporti civili, con Alessandro Pace e Francesco Finocchiaro, Bologna-Roma, Zanichelli-Soc. ed. del Foro italiano, 1977.
  • Una Repubblica da riformare. Bologna, il Mulino, 1980.
  • Duello a sinistra: socialisti e comunisti nei lunghi anni '70 (con Luciano Cafagna). Bologna, il Mulino, 1982.
  • Democrazia e redistribuzione: un sondaggio nel Welfare statunitense. Bologna, il Mulino, 1983. ISBN 88-15-00043-7.
  • Due anni al Tesoro. Bologna, Il Mulino, 1990. ISBN 88-15-02508-1.
  • Manuale di diritto pubblico, (a cura di Giuliano Amato e Augusto Barbera). Bologna, Il Mulino, 1991. ISBN 88-15-03292-4.
  • Antitrust and the Bounds of Power: the dilemma of liberal democracy in the history of the market. Oxford, Hart Publishing, 1997. ISBN 1-901362-29-9.
  • Il gusto della libertà: l'Italia e l'antitrust. Bari, Laterza, 2000. ISBN 88-420-6185-9.
  • When the Economy is affected with a Public Interest. F.Snyder (Ed.), The Europeanisation of Law. Oxford, Hart Publishing, 2000.
  • Tornare al futuro. La sinistra e il mondo che ci aspetta (in collaborazione con Fabrizio Forquet). Bari, Laterza, 2002. ISBN 88-420-6554-4.
  • Noi in bilico. Inquietudini e speranza di un cittadino europeo (intervista di Fabrizio Forquet). Bari, Laterza, 2005. ISBN 88-420-7518-3.
  • Dialoghi post-secolari (con Vincenzo Paglia). Venezia, Marsilio, 2006. ISBN 88-317-8852-3.
  • Un altro mondo è possibile? Parole per capire e per cambiare (con Lucia Pozzi). Milano, Mondadori, 2006. ISBN 88-04-55710-9.
  • Grandi illusioni. Ragionando di storia d'Italia (con Andrea Graziosi), Bologna, Società editrice il Mulino, 2013

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Successore Flag of prime minister of Italy.svg
Giulio Andreotti 28 giugno 1992 - 22 aprile 1993 Carlo Azeglio Ciampi I
Massimo D'Alema 25 aprile 2000 - 11 giugno 2001 Silvio Berlusconi II
Predecessore Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giuseppe Pisanu 17 maggio 2006 - 8 maggio 2008 Roberto Maroni
Predecessore Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giovanni Goria 28 luglio 1987 - 22 luglio 1989 Guido Carli I
Carlo Azeglio Ciampi 13 maggio 1999 - 25 aprile 2000 Vincenzo Visco II
Predecessore Ministro senza portafoglio Successore Emblem of Italy.svg
ruolo condiviso 21 ottobre 1998 - 13 maggio 1999
alle Riforme Istituzionali
ruolo condiviso

Controllo di autorità VIAF: 59149166 LCCN: n79079772 SBN: IT\ICCU\CFIV\004498