Presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana

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I presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, dalla sua proclamazione sino ad oggi, sono stati 27 e hanno presieduto complessivamente 63 governi.

Alcide De Gasperi è il politico che ha presieduto per più volte un governo (8 governi, dei quali il primo insediatosi ancora in epoca monarchica e quindi repubblicano solo nella seconda parte del mandato, cioè dopo la proclamazione della Repubblica), seguito da Giulio Andreotti (7 governi) e Amintore Fanfani (6 governi).

La Democrazia Cristiana è il partito che ha annoverato la maggior parte dei Presidenti del Consiglio (16).

Partiti:
      Democristiano       Liberale       Socialdemocratico       Repubblicano       Socialista       L'Ulivo/Partito Democratico       Democratici di Sinistra       Forza Italia/Il Popolo della Libertà       Indipendente

Composizione di governo:
      Comitato di Liberazione Nazionale       Democrazia Cristiana       Centrismo       Centro-sinistra "organico"       Pentapartito       Centro-Sinistra (L'Ulivo/L'Unione)       Centro-Destra (Polo delle Libertà/Polo del Buon Governo/Casa delle Libertà/Il Popolo della Libertà)       Governo tecnico/Grande coalizione

N. Ritratto Nome
(Nascita-morte)
Mandato Partito Governo e composizione Legislatura Presidente della Repubblica
1 Alcide de Gasperi 2.jpg Alcide De Gasperi
(1881–1954)
14 luglio 1946 2 febbraio 1947 Democrazia Cristiana De Gasperi II[1] Comitato di Liberazione Nazionale
DC-PSI-PCI-PRI
AC
(1946)
Enrico De Nicola
De Nicola ritratto.jpg
(1946-1948)[2]
2 febbraio 1947 1 giugno 1947 De Gasperi III Comitato di Liberazione Nazionale
DC-PSI-PCI
1 giugno 1947 24 maggio 1948 De Gasperi IV Centrismo
DC-PSLI-PLI-PRI
24 maggio 1948 27 gennaio 1950 De Gasperi V I
(1948)
Luigi Einaudi
Luigi Einaudi.jpg
(1948-1955)
27 gennaio 1950 26 luglio 1951 De Gasperi VI Centrismo
DC-PSLI-PRI
26 luglio 1951 16 luglio 1953 De Gasperi VII Centrismo
DC-PRI
16 luglio 1953 17 agosto 1953 De Gasperi VIII DC II
(1953)
La durata del mandato di Alcide de Gasperi rimane un punto di riferimento della longevità politica di un leader nella moderna politica italiana. Durante i suoi governi l'Italia divenne una Repubblica (1946), firmò il trattato di pace con gli Alleati (1947), divenne membro della North Atlantic Treaty Organization (NATO) nel 1949, ed alleato degli Stati Uniti, contribuendo a rilanciare l'economia italiana attraverso il Piano Marshall. Negli stessi anni, l'Italia divenne anche membro della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), successivamente trasformata in Unione Europea (UE). Uno dei suoi successi più eclatanti della politica estera fu il Contratto di Gruber-De Gasperi con l'Austria nel settembre 1946, che stabilì il sud Tirolo come regione autonoma. Quando la Democrazia Cristiana non ottenne la maggioranza assoluta nelle elezioni del 1953, De Gasperi fu costretto a dimettersi da primo ministro. L'anno seguente dovette anche rinunciare alla leadership del partito.
2 Pella.jpg Giuseppe Pella
(1902–1981)
17 agosto 1953 18 gennaio 1954 Democrazia Cristiana Pella DC-I
con l'appoggio esterno di PNM e PLI
Dopo la crisi politica causata dal fallimento della "Legge truffa", Pella fu nominato a capo di un governo provvisorio. Pella ha guadagnato ulteriori critiche quando, mediante l'emissione di dichiarazioni nazionalistiche, ha creato conflitti con Tito per quanto riguarda il Territorio Libero di Trieste. Si dimise il 12 gennaio 1954.
3 Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg Amintore Fanfani
(1908–1999)
18 gennaio 1954 10 febbraio 1954 Democrazia Cristiana Fanfani I DC
Questo governo durò solo 21 giorni, in quanto non riuscì ad ottenere l'approvazione del Parlamento, fu uno dei governi più brevi nella storia della politica italiana.
4 Mario Scelba.jpg Mario Scelba
(1901–1991)
10 febbraio 1954 6 luglio 1955 Democrazia Cristiana Scelba Centrismo
DC-PSDI-PLI
Cercava forti relazioni con gli Stati Uniti e contribuì a risolvere le questioni in sospeso in tempo di guerra, come il recupero di Trieste per l'Italia, e spinse per l'attuazione dei trattati di pace di Parigi del 1947 con le potenze alleate in tempo di guerra. La caduta di Scelba fu opera del suo stesso partito, a causa di manovre politiche dei rivali di partito come l'ex premier Giuseppe Pella e del segretario Amintore Fanfani. Il suo principale rammarico, disse Scelba, fu di non essere stato sfiduciato da un voto parlamentare, ma da una manovra politica.
5 Antonio Segni.jpg Antonio Segni
(1891–1972)
6 luglio 1955 19 maggio 1957 Democrazia Cristiana Segni I Centrismo
DC-PSDI-PLI
Giovanni Gronchi
Giovanni Gronchi.jpg
(1955-1962)
Durante il governo di Segni, vennero firmati il 25 marzo 1957 i trattati istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE). L'Italia era uno stato co-fondatore della comunità.
6 Adone Zoli.jpg Adone Zoli
(1887–1960)
19 maggio 1957 1 luglio 1958 Democrazia Cristiana Zoli DC
Zoli, antifascista, si è dimise quando fu chiaro che avrebbe avuto bisogno di fare affidamento sui voti del Movimento Sociale Italiano per formare una maggioranza in Parlamento. Venne convinto dal presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, a rimanere in carica fino al naturale scioglimento del Parlamento italiano nel 1958.
Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg Amintore Fanfani
(1908–1999)
1 luglio 1958 15 febbraio 1959 Democrazia Cristiana Fanfani II Centrismo
DC-PSDI
III
(1958)
Divenne nuovamente capo del governo dal luglio 1958 al gennaio 1959, quando perse il sostegno dei suoi stessi colleghi democristiani. Era stato uno dei principali promotori dell' "apertura al centro-sinistra".
Antonio Segni.jpg Antonio Segni
(1891–1972)
15 febbraio 1959 25 marzo 1960 Democrazia Cristiana Segni II DC
con l'appoggio esterno di:
PNM-PLI-MSI
Politicamente, Segni era un conservatore moderato contrario ad una "apertura al centro-sinistra", cioè a governi di coalizione tra il Partito Socialista Italiano (PSI) e la Democrazia Cristiana. Segni fu poi accusato di aver tentato di istigare un colpo di Stato (noto come Piano Solo) insieme con il generale Giovanni De Lorenzo per vanificare l'apertura a sinistra.
7 Fernando Tambroni.jpg Fernando Tambroni
(1901–1963)
25 marzo 1960 26 luglio 1960 Democrazia Cristiana Tambroni DC
con l'appoggio esterno dell'MSI
La linea politica di Tambroni apparve orientata verso la destra: dopo aver abbandonato l'alleanza con il Partito Socialista Italiano, è stato eletto con i voti parlamentari provenienti dal Movimento Sociale Italiano di estrazione post-fascista. Il 21 maggio 1960 un gruppo di protesta organizzato dal PCI è stato fermato dalla polizia con l'appoggio del governo. Questo ha causato una serie di disordini. Il 30 giugno 1960 una grande manifestazione convocata dal sindacato social-comunista CGIL e da altre forze democratiche per le strade di Genova, è stata pesantemente soppressa dalla polizia. Ricevute numerose critiche dalla sinistra della DC e dall'opinione pubblica, Tambroni si è dimesso.
Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg Amintore Fanfani
(1908–1999)
26 luglio 1960 21 febbraio 1962 Democrazia Cristiana Fanfani III DC
21 febbraio 1962 21 giugno 1963 Fanfani IV DC-PSDI-PRI
Visto il fallimento del tentativo di alleanza con la destra, Fanfani è diventato di nuovo Presidente del Consiglio per coinvolgere il Partito Socialista Italiano al fine di dare la nascita al centro-sinistra. Nel febbraio 1962 ha riorganizzato il suo governo e ha guadagnato l'astensione benigna del leader Socialista Pietro Nenni. Essendo ritenuto troppo potente nel suo partito per poter essere il primo ministro del primo governo di quel genere, è stato il garante del rapporto tra DC e PSI nei successivi governi Moro, ritenuto più idoneo a ricoprire un ruolo delicato.
8 Giovanni Leone.jpg Giovanni Leone
(1908-2001)
21 giugno 1963 4 dicembre 1963 Democrazia Cristiana Leone I DC IV
(1963)
Antonio Segni
Antonio Segni.jpg
(1962-1964)
Membro della fazione di destra del suo partito, è stato eletto alla Camera dei Deputati italiana nel 1948, confermato alla carica fino al 1963. Nel 1955-1963 è stato anche presidente della Camera, dalla quale si è dimesso per una breve esperienza come presidente del consiglio. Il suo governo "balneare" è servito alla nascita della coalizione di centro-sinistra poi guidata da Aldo Moro.
9 Aldo Moro.jpg Aldo Moro
(1916–1978)
4 dicembre 1963 22 luglio 1964 Democrazia Cristiana Moro I Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
22 luglio 1964 23 febbraio 1966 Moro II
23 febbraio 1966 24 giugno 1968 Moro III Giuseppe Saragat
Giuseppe Saragat.jpg
(1964-1971)
Nel 1963 fu nominato presidente del consiglio dei ministri per la prima volta. Il suo governo è stato, in modo non uniforme, sostenuto dalla DC, ma anche dai Socialisti, insieme con i minori Repubblicani e i Socialdemocratici. La nuova coalizione di centro-sinistra, la prima dal dopoguerra nel panorama politico italiano, rimase al potere fino alle elezioni del 1968. Il suo terzo Governo (1966-1968) è rimasto al potere per 833 giorni, un record per la prima repubblica.
Giovanni Leone.jpg Giovanni Leone
(1908-2001)
24 giugno 1968 12 dicembre 1968 Democrazia Cristiana Leone II DC V
(1968)
Leone ha formato un governo di transizione che rimase al potere per pochi mesi dopo le elezioni del 1968
10 D5150.jpg Mariano Rumor
(1915–1990)
12 dicembre 1968 5 agosto 1969 Democrazia Cristiana Rumor I Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
5 agosto 1969 27 marzo 1970 Rumor II DC
27 marzo 1970 6 agosto 1970 Rumor III Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
Durante i governi di Rumor è stato approvato lo Statuto dei Lavoratori e la creazione delle nuove Regioni a statuto ordinario.
11 Emilio-Colombo.jpg Emilio Colombo
(1920–2013)
6 agosto 1970 17 febbraio 1972 Democrazia Cristiana Colombo Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
Durante il suo ministero ha portato in diverse occasioni importanti dipartimenti ministeriali come il Tesoro, Finanze, Bilancio e esteri. Per arginare l'inflazione il governo ha tentato di bloccare i prezzi per un determinato periodo al fine di arginare l'inflazione.
12 Giulio andreotti.jpg Giulio Andreotti
(1919–2013)
17 febbraio 1972 26 giugno 1972 Democrazia Cristiana Andreotti I DC Giovanni Leone
Giovanni Leone.jpg
(1971-1978)
26 giugno 1972 7 luglio 1973 Andreotti II DC-PSDI-PLI VI
(1972)
In questi due consecutivi governi di centro-destra, Andreotti ha rafforzato l'alleanza con la NATO.
D5150.jpg Mariano Rumor
(1915–1990)
7 luglio 1973 14 marzo 1974 Democrazia Cristiana Rumor IV Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
14 marzo 1974 23 novembre 1974 Rumor V Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI
Rumor è stato rinominato Presidente del Consiglio nel 1973 ma dopo un anno, a causa delle accese proteste di studenti e lavoratori in rivolta per la mozione di abrogazione del Referendum abrogativo sul divorzio del 1974, fu costretto a dimettersi.
Aldo Moro.jpg Aldo Moro
(1916–1978)
23 novembre 1974 12 febbraio 1976 Democrazia Cristiana Moro IV DC-PRI
12 febbraio 1976 29 luglio 1976 Moro V DC
Nel 1974-1976 ha nuovamente ottenuto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri e ha concluso il trattato di Osimo con la Jugoslavia, che definisce la partizione ufficiale del Territorio Libero di Trieste. Nel 1976 fu eletto presidente del Consiglio nazionale della DC.
Giulio andreotti.jpg Giulio Andreotti
(1919–2013)
29 luglio 1976 11 marzo 1978 Democrazia Cristiana Andreotti III DC
con l'appoggio esterno del PCI
VII
(1976)
11 marzo 1978 20 marzo 1979 Andreotti IV
20 marzo 1979 4 agosto 1979 Andreotti V DC-PSDI-PRI Sandro Pertini
Pertini ritratto.jpg
(1978-1985)
Dopo le elezioni del 1976, Moro e Fanfani, con la proposta di portare avanti il cosiddetto "compromesso storico", proposero un patto che prevedeva la nascita di un governo di grande coalizione che comprendesse membri Democristiani e Comunisti. Andreotti è stato chiamato a guidare il primo esperimento in questa direzione: il suo nuovo governo, formato nel luglio del 1976, includeva solo membri Democristiani ma ha avuto l'appoggio indiretto di altri partiti, con l'eccezione del Movimento Sociale Italiano. Tale sostegno si è basato sulla "non-sfiducia", il che significa che questi partiti si sarebbero astenuti nelle votazioni parlamentari. Un successivo governo è stato costituito il 16 marzo 1978, giorno in cui Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse. La situazione drammatica ha portato il PCI a votare per il governo di Andreotti per il bene di quella che fu chiamata "solidarietà nazionale" nonostante ci fosse stato da parte del PCI un rifiuto in questo senso nei mesi precedenti. Il ruolo di Andreotti durante il sequestro di Moro è stato criticato e oggetto di controversie. Egli ha rifiutato qualsiasi trattativa con i terroristi, attirandosi le critiche dalla famiglia Moro e da un vasto segmento dell'opinione pubblica. Moro, che fu ucciso dalle BR nel maggio 1978, durante la sua prigionia scrisse anche una dichiarazione in cui espresse giudizi molto duri nei confronti di Andreotti. Dopo la sua morte, Andreotti è rimasto alla guida del governo di "solidarietà nazionale" con il sostegno del PCI. Alcune importanti leggi sono state approvate in questo periodo: tra le più importanti la riforma del Servizio Sanitario Nazionale italiano.
13 Cossiga Francesco.jpg Francesco Cossiga
(1928–2010)
4 agosto 1979 4 aprile 1980 Democrazia Cristiana Cossiga I DC-PSDI-PLI VIII
(1979)
4 aprile 1980 18 ottobre 1980 Cossiga II Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PRI
Durante il suo ministero Cossiga ha firmato patti con il cancelliere tedesco Helmut Schmidt e ha iniziato il percorso di rafforzamento della Comunità Europea coinvolgendo anche il Regno Unito di Margaret Thatcher. Nel suo secondo governo, grazie all'apertura del suo partito nei confronti della nuova segreteria di Craxi nel PSI, si sono poste le basi per la nascita del Pentapartito.
14 Forlani.jpg Arnaldo Forlani
(1925– )
18 ottobre 1980 28 giugno 1981 Democrazia Cristiana Forlani Centro-sinistra "organico"
DC-PSI-PSDI-PRI
Come presidente del consiglio ha avuto a che fare con scandali di corruzione all'interno del suo partito, il Terremoto dell'Irpinia del 1980 e un rinnovato attacco di terrorismo di sinistra. Era conosciuto come un politico raffinato che ha tentato di rimanere fuori dalla faziosità del suo partito. Durante la sua presidenza, è stata pubblicata la lista di chi apparteneva in segreto alla loggia P2. Tuttavia, il ritardo con cui sono stati pubblicati ha portato a Forlani pesanti critiche. È stato quindi costretto a dimettersi dalla carica. Con le sue dimissioni, la linea ininterrotta dal 1945 dei Primi Ministri Democristiani si è conclusa.
15 Spadolini.jpg Giovanni Spadolini
(1925-1994)
28 giugno 1981 23 agosto 1982 Partito Repubblicano Italiano Spadolini I Pentapartito
DC-PSI-PSDI-PRI-PLI
23 agosto 1982 1 dicembre 1982 Spadolini II
Primo Presidente del Consiglio dei Ministri non appartenente alla DC dal dopoguerra. Nel 1982 fu costretto a dimettersi a causa del Partito socialista e in particolare di Bettino Craxi che sentendosi rafforzato sul territorio sfiduciò il governo per arrivare ad elezioni anticipate.
Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg Amintore Fanfani
(1908–1999)
1 dicembre 1982 4 agosto 1983 Democrazia Cristiana Fanfani V Pentapartito
DC-PSI-PSDI-PLI
Dal 1982 al 1983 Fanfani ha ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri per la quinta volta. Ha continuato la sua politica di stretta relazione tra democristiani, socialisti e comunisti. Ha guidato un esecutivo di transito.
16 Bettino Craxi-1.jpg Bettino Craxi
(1934–2000)
4 agosto 1983 1 agosto 1986 Partito Socialista Italiano Craxi I Pentapartito
DC-PSI-PSDI-PRI-PLI
IX
(1983)
1 agosto 1986 17 aprile 1987 Craxi II Francesco Cossiga
Cossiga Francesco.jpg
(1985-1992)
Durante il mandato di Craxi come presidente del consiglio, l'Italia è diventata la quinta potenza industriale mondiale superando Francia e Germania Ovest ed entrando nel G7. Negli anni '80 l'inflazione che era spesso a due cifre, è stata affrontata attraverso l'eliminazione di un collegamento tra aumento di salari e prezzi nota come scala mobile; con questo sistema, i salari venivano aumentati automaticamente in funzione dell'inflazione. Abolire il sistema ha permesso di ridurre l'inflazione, che in quel periodo attanagliava le economie degli altri paesi occidentali, ma inevitabilmente ha aumentato scioperi di lungo termine di lavoratori che chiedevano un aumento dei salari. In ogni caso, la vittoria del fronte "No" nel referendum riguardante la stessa scala mobile e indetto dal Partito comunista italiano è stata anche una vittoria importante per Craxi. Come risultato delle sue politiche di spesa, il debito pubblico italiano è salito alle stelle durante l'era Craxi, giungendo al 100% del prodotto nazionale lordo. Dopo quattro anni di governo a causa dell'inchiesta Mani Pulite sugli scandali di corruzione nella coalizione di governo, e delle proteste della gente, Craxi fu costretto a dimettersi nel 1987 uscendo dalla vita politica del paese nel 1993.
Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg Amintore Fanfani
(1908–1999)
17 aprile 1987 28 luglio 1987 Democrazia Cristiana Fanfani VI DC-I
Da aprile a luglio 1987, ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri per la sesta volta. Fanfani è stato eletto alla prestigiosa carica di presidente della Commissione Affari Esteri del Senato dal 1994 al 1996.
17 Giovanni Goria.jpg Giovanni Goria
(1943–1994)
28 luglio 1987 13 aprile 1988 Democrazia Cristiana Goria Pentapartito
DC-PSI-PSDI-PRI-PLI
X
(1987)
Dopo meno di un anno in carica, Goria si dimise a causa della non approvazione del parlamento del rendiconto annuale dello stato. Nel 1993, durante Mani Pulite, che ha portato la DC allo scioglimento, è stato accusato di corruzione.
18 Ciriaco de Mita.jpg Ciriaco De Mita
(1928– )
13 aprile 1988 22 luglio 1989 Democrazia Cristiana De Mita Pentapartito
DC-PSI-PRI-PSDI-PLI
Il governo di De Mita è stato in carica per un anno, in contemporanea ha anche mantenuto la segreteria del partito; unico caso nella prima repubblica. All'inizio del suo mandato, il 16 aprile 1988 a Forlì le Brigate Rosse uccisero il senatore Roberto Ruffilli, un consulente della DC, le sue proposte di riforma istituzionale vennero considerate troppo restrittive e radicali dalla sinistra extraparlamentare.
Giulio andreotti.jpg Giulio Andreotti
(1919–2013)
22 luglio 1989 12 aprile 1991 Democrazia Cristiana Andreotti VI Pentapartito
DC-PSI-PSDI-PRI-PLI
12 aprile 1991 28 giugno 1992 Andreotti VII DC-PSI-PSDI-PLI
Nel 1992, alla fine della legislatura e in seguito agli scandali di corruzione (Mani Pulite) che vedevano coinvolti numerosi ministri del suo governo, Andreotti si dimise. L'anno precedente, Cossiga lo aveva nominato senatore a vita. La sua corrente di destra della Democrazia Cristiana decise di candidarlo Presidente della Repubblica, ma fu sconfitto da Oscar Luigi Scalfaro.
19 Amato2009.jpg Giuliano Amato
(1938– )
28 giugno 1992 28 aprile 1993 Partito Socialista Italiano Amato I DC-PSI-PSDI-PLI XI
(1992)
Oscar Luigi Scalfaro
Oscar Luigi Scalfaro 2.jpg
(1992-1999)
Durante quei dieci mesi, una serie di scandali di corruzione ha scosso l'Italia e ha spazzato via quasi un'intera classe di dirigenti politici. Amato non è mai stato implicato, nonostante fosse molto vicino a Bettino Craxi, una figura centrale nel sistema di corruzione. Come presidente del consiglio, Amato, vista la grave crisi finanziaria ha applicato due svalutazioni della lira italiana sulla scia di speculazione monetaria che ha portato l'Italia ad essere espulsi dal Sistema monetario europeo tagliando il deficit di bilancio drasticamente, portando così i primi passi nella strada che avrebbe portato l'Italia ad adottare l'Euro.
20 Ciampi ritratto.jpg Carlo Azeglio Ciampi
(1920- )
28 aprile 1993 10 maggio 1994 Indipendente Ciampi Grande coalizione
DC-PSI-PDS-PSDI-PRI-PLI-FdV
Ciampi ha guidato un governo di grande coalizione sostenuto dalla maggior parte dei partiti in Parlamento. Il suo governo ha continuato le riforme per adottare l'Euro. È stato l'ultimo primo ministro della Prima Repubblica.
21 Silvio Berlusconi (2010).jpg Silvio Berlusconi
(1936– )
10 maggio 1994 17 gennaio 1995 Forza Italia Berlusconi I Polo delle Libertà-
Polo del Buon Governo
FI-LN-AN-CCD-UdC-FLD
XII
(1994)
Berlusconi è il primo Presidente del Consiglio della cosiddetta "Seconda Repubblica". Ha lanciato una massiccia campagna di pubblicità elettorale sulle sue tre reti televisive. Successivamente ha vinto le elezioni con Forza Italia ottenendo il 21% dei voti, la percentuale più alta di ogni altro partito. È stato nominato primo ministro nel 1994 ma il suo mandato è stato breve a causa delle contraddizioni insite nella sua coalizione: la Lega Nord, un partito regionale con una forte base elettorale nel nord Italia era a quel tempo oscillante tra posizioni federaliste e separatiste, e Alleanza Nazionale era invece un partito di stampo ancora nazionalista pur avendo rinunciato alle proprie radici neo-fasciste. Dopo aver perso la maggioranza, Berlusconi è stato costretto a dimettersi.
22 Lamberto dini pl.jpg Lamberto Dini
(1931– )
17 gennaio 1995 17 maggio 1996 Indipendente Dini Indipendenti
con l'appoggio esterno di:
PDS-PPI-PSI-FdV-Rete-CS-LN
Nel gennaio 1995, Dini è stato nominato capo del governo dal presidente Oscar Luigi Scalfaro. Dini ha anche preso ad interim il ministero del tesoro egli è anche stato un presidente del consiglio dei ministri e ministro non eletto e non membro del parlamento. Pur non essendo un esponente della sinistra, ha ricevuto il voto di fiducia dai partiti di sinistra (tranne Rifondazione Comunista) e dalla Lega Nord, all'opposizione si sono posizionati i partiti della coalizione di centro-destra che avevano vinto le elezioni nel 1994.
23 Romano Prodi in Nova Gorica (2c).jpg Romano Prodi
(1939– )
17 maggio 1996 21 ottobre 1998 L'Ulivo Prodi I L'Ulivo
PDS-PPI-UD-FdV-RI-SI
XIII
(1996)
Il Programma di Prodi consisteva nel continuare il lavoro degli ultimi governi di ripristino della salute economica del paese, al fine di perseguire l'obiettivo poi apparentemente irraggiungibile di portare il Paese entro i rigidi parametri del sistema monetario europeo e permettere al paese di aderire alla moneta unica europea. Riuscì in questo in poco più di sei mesi. Il suo governo però è caduto nel 1998, quando il Partito della Rifondazione Comunista ha ritirato il suo sostegno. Ciò ha portato alla formazione di un nuovo governo guidato da Massimo D'Alema; secondo alcuni giornalisti D'Alema avrebbe deliberatamente progettato il crollo del governo Prodi per diventare primo ministro. Come il governo di Prodi è stato sfiduciato in parlamento per un solo voto, la nomina di D'Alema è stata approvata per un solo voto grazie al sostegno dell'UDR di Francesco Cossiga in sostituzione di Rifondazione Comunista.
24 Massimo D Alema - Prato 1 - resize, head.jpg Massimo D'Alema
(1949– )
21 ottobre 1998 22 dicembre 1999 Democratici di Sinistra D'Alema I L'Ulivo
DS-PPI-RI-SDI-FdV-PdCI-UDR, Rete
22 dicembre 1999 25 aprile 2000 D'Alema II L'Ulivo
DS-PPI-Dem-UDEUR-
SDI-FdV-RI-PdCI-UV
Carlo Azeglio Ciampi
Ciampi ritratto.jpg
(1999-2006)
Primo ex comunista a diventare primo ministro di un paese della NATO. Nel 1998, succedendo a Romano Prodi, è diventato Presidente del Consiglio dei Ministri, come il leader de L'Ulivo coalizione di centro-sinistra. Mentre D'Alema era Presidente del Consiglio, l'Italia ha partecipato ai bombardamenti NATO della Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999. L'attacco è stato supportato da Silvio Berlusconi e l'opposizione di centro-destra, ma criticato dall'estrema sinistra. Nella vita interna del suo partito, soprattutto durante la sua transizione da PCI a PDS, D'Alema ha sottolineato che le sue radici nel marxismo si sarebbero dovute rinnovare, con l'obiettivo di creare un partito Socialdemocratico europeo e moderno.
Amato2009.jpg Giuliano Amato
(1938– )
25 aprile 2000 11 giugno 2001 L'Ulivo Amato II L'Ulivo
DS-PPI-DEM-FdV-PdCI-UDEUR-RI-SDI
Amato ha promosso competitività economica e protezione sociale. Oltre alle riforme economiche, spinse avanti le riforme politiche e istituzionali, cercando di trattare con un esecutivo debole e un legislativo frammentato.
Silvio Berlusconi (2010).jpg Silvio Berlusconi
(1936– )
11 giugno 2001 23 aprile 2005 Forza Italia Berlusconi II Casa delle Libertà
FI-AN-LN-UDC-NPSI-PRI
XIV
(2001)
23 aprile 2005 17 maggio 2006 Berlusconi III
Il Secondo Governo Berlusconi è il più lungo nella storia della Repubblica italiana. Esso ha approvato riforme per intraprendere la semplificazione fiscale, burocratica, ecomomica e per ridurre la criminalità. Tra le riforme più importanti la Legge Biagi, che ha apportato modifiche e semplificazioni nel mondo del lavoro, la Legge Bossi-Fini volta a restringere l'immigrazione clandestina, la Riforma Moratti per il sistema scolastico. Il governo, composto da una coalizione eterogenea e disunita, ha tentato senza successo la riforma dell'assetto istituzionale, ridotta unicamente alla nuova legge elettorale (Porcellum), e ad una leggera devoluzione dei poteri alle regioni. Provvedimenti controversi che hanno causato l'opposizione di giornalisti e del centro-sinistra sono state le riforme (Legge Gasparri) sul sistema radiotelevisivo: Berlusconi in quanto proprietario di Mediaset è stato accusato di avere un forte conflitto di interessi oltre che il controllo della maggior parte del sistema di informazione. La televisione pubblica infatti è gestita in modo indiretto dal governo in carica. Il malcontento del gruppo giornalistico facente riferimento alla Rai è aumentato con l'Editto Bulgaro.

In politica estera ha perseguito una forte linea filoamericana contribuendo, insieme all'aministrazione Bush alla guerra in Iraq e in Afghanistan.

Romano Prodi in Nova Gorica (2c).jpg Romano Prodi
(1939– )
17 maggio 2006 8 maggio 2008 L'Ulivo;
Partito Democratico
Prodi II L'Unione
DS-DL/PD-PRC-RnP-PdCI-IdV-FdV-SDI-RI- UDEUR-SI-DCU-LAL-SD-LD-MRE
XV
(2006)
Giorgio Napolitano
Presidente Napolitano.jpg
(2006-)[3]
Il 18 maggio 2006 Prodi ha introdotto una nuova linea in politica estera. Egli ha infatti promesso di ritirare le truppe italiane dall'Iraq criticando il conflitto. Nei suoi primi mesi come Presidente del Consiglio, Prodi ha avuto un ruolo chiave nella creazione di una forza di pace multinazionale in Libano in seguito al conflitto tra Israele e Libano del 2006. Il Governo ha affrontato una crisi politica all'inizio del 2007, dopo soli nove mesi dal suo insediamento. Tre ministri infatti hanno boicottato il voto a gennaio per inviare i finanziamenti alle truppe italiane in Afghanistan. Nello stesso anno è stato approvato l'ampliamento della base militare americana Caserma Ederle con un margine di approvazione molto ristretto a causa di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e del Partito Radicale che vennero criticati dal vice-presidente Francesco Rutelli. Le tensioni interne alla coalizione si ripresentarono pochi mesi dopo quando il ministro della giustizia Clemente Mastella, esponente dell'UDEUR, dichiarò che avrebbe preferito causare la caduta del governo se la sua legge sulle coppie di fatto non fosse stata approvata. Dopo due anni dalla sua elezione, Prodi è stato costretto a dimettersi dopo aver perso la già precaria maggioranza in Senato.
Silvio Berlusconi (2010).jpg Silvio Berlusconi
(1936– )
8 maggio 2008 16 novembre 2011 Il Popolo della Libertà Berlusconi IV Centro-destra
PdL-LN-MpA-CN-PT-FdS-DC
XVI
(2008)
Disponendo di un'ampia maggioranza dovuta alla vittoria alle Elezioni del 2008 l'esecutivo è riuscito ad attuare politiche di riforma incentrate principalmente sul contenimento della spesa pubblica. Nel 2009 è stata varata la Riforma della Pubblica Amministrazione scritta dal Ministro del Lavoro Renato Brunetta e incentrata sull'eliminazione degli sprechi, sul controllo più ristretto dei 'falsi invalidi" e sull'aumento delle ore settimanali di lavoro. Nel 2010 è stato riorganizzato il sistema scolastico con la Riforma Gelmini, criticata dall'opposizione di centro-sinistra, accusata di aver privilegiato l'istruzione privata e penalizzato la scuola pubblica attraverso i tagli del personale e delle risorse. In politica estera il suo governo, ha continuato le relazioni con gli Stati Uniti. Nell'aprile 2009 il governo ha affrontato il disastro del terremoto dell'Aquila che ha causato la morte di oltre 300 persone. Il governo è stato criticato per la gestione degli appalti. Nel luglio 2010 una parte del Popolo della Libertà, guidata dal Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, in opposizione al governo e al suo operato, decide di abbandonare il partito e il Governo, fondando una nuova formazione chiamata Futuro e Libertà per l'Italia. Nel 2011 il governo, immobilizzato a causa della esigua maggioranza dovuta dalla scissione di Fini e in seguito a scandali sessuali attribuiti a Berlusconi, non è riuscito a prevenire la grave crisi finanziaria causando un peggioramento delle condizioni economiche del paese. Il 12 novembre 2011 Berlusconi ha rassegnato le dimissioni.
25 Mario Monti - Terre alte 2013.JPG Mario Monti
(1943– )
16 novembre 2011 28 aprile 2013 Indipendente Monti Indipendenti
con l'appoggio esterno di:
PdL-PD-UdC-FLI-ApI
Monti ha guidato un governo tecnico. Il 4 dicembre 2011 il governo ha introdotto misure di austerità di emergenza destinati ad arginare il peggioramento delle condizioni economiche e a ripristinare la fiducia dei mercati, soprattutto dopo che l'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani ha cominciato a minacciare la stabilità finanziaria del paese. Il pacchetto di austerità ha introdotto un aumento delle tasse, la riforma delle pensioni e misure rigide per combattere l'evasione fiscale. Il governo ha cercato di modificare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, cercando di aumentare la flessibilità per i datori di lavoro riguardo ai licenziamenti del personale, causando diverse proteste da parte dei sindacati e della Sinistra. L'8 dicembre 2012, dopo aver perso la maggioranza a causa del Popolo della Libertà, Monti ha annunciato le sue dimissioni, dimettendosi ufficialmente il 21 dicembre in seguito all'approvazione del patto di stabilità da parte del Parlamento.
26 Enrico Letta 2013.jpg Enrico Letta
(1966– )
28 aprile 2013 22 febbraio 2014 Partito Democratico Letta Grande coalizione
PD-PdL/NCD-SC-UdC-PI-RI
XVII
(2013)
Letta ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 24 aprile 2013, l'incarico di formare un nuovo governo, dopo settimane di stallo dovuto alle elezioni del 2013. Il 27 aprile 2013, Letta ha accettato formalmente l'incarico di formare un esecutivo di grande coalizione, con il sostegno del Partito Democratico di Guglielmo Epifani, del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, e di Scelta Civica di Mario Monti. Il governo, oltre a garantire la stabilità politica dell'Italia in Europa, ha iniziato il processo di riforme della legge elettorale e dell'assetto istituzionale dello stato. A seguito delle tensioni con il segretario del suo partito Matteo Renzi, il 14 febbraio 2014 Letta ha rassegnato le sue irrevocabili dimissioni.
27 Matteo Renzi Portrait.png Matteo Renzi
(1975– )
22 febbraio 2014 Partito Democratico Renzi Grande coalizione
PD-NCD-SC-UdC-PI
Renzi ha giurato il 22 febbraio 2014. Dopo un breve periodo di consultazioni, il 21 febbraio Renzi ha sciolto la riserva e ha presentato e il suo governo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È il primo nella storia della Repubblica Italiana ad essere costituito da un numero pari di donne e uomini. Come il suo predecessore, il governo di grande coalizione guidato da Matteo Renzi dovrà continuare con le riforme iniziate a livello istituzionale ed economico per dare al paese la stabilità politica necessaria. Alle Elezioni europee Renzi conduce il suo partito al massimo storico (40.8%) - doppiando per numero di voti il MoVimento 5 Stelle, suo principale sfidante - ottenendo un risultato mai ottenuto da un singolo partito nella cosiddetta Seconda Repubblica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Governo De Gasperi I fu nominato, alcuni mesi prima del referendum istituzionale del '46, dal Luogotenente del Regno Umberto II di Savoia, ancora in epoca monarchica.
  2. ^ Fino al 31 dicembre 1947 come Capo provvisorio dello Stato.
  3. ^ Secondo mandato dal 22 aprile 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]