Partito dei Comunisti Italiani

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Partito dei Comunisti Italiani
PCI
Segretario Cesare Procaccini
Presidente Antonino Cuffaro
Stato Italia Italia
Fondazione 11 ottobre 1998
Sede Corso d'Italia, 19 - Roma
Ideologia Comunismo,

Pacifismo,[1],
Socialismo del XXI secolo[2],
Eurocomunismo

Collocazione Sinistra radicale
Coalizione L'Ulivo
(1998-2005)
L'Unione
(2005-2008)
La Sinistra - l'Arcobaleno
(2008)
Federazione della Sinistra
(2009-2012)
Rivoluzione Civile
(2013)
Partito europeo Partito della Sinistra Europea (osservatore)
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
0 / 73
Seggi Consiglio regionale
6 / 1042
Testata La Rinascita della sinistra - fino al marzo 2010
Organizzazione giovanile FGCI
Iscritti 20.164[3]
Colori rosso
Sito web comunisti-italiani.it

Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), anche noto semplicemente come Comunisti Italiani, è un partito politico di sinistra ispirato ai valori del Socialismo e alla cultura politica del Comunismo italiano (quella elaborata negli anni da Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Luigi Longo e Enrico Berlinguer).

Fu fondato l'11 ottobre 1998, in seguito a una divisione interna a Rifondazione Comunista e in concomitanza con la crisi del Governo Prodi I.

Come da Statuto, il PdCI si propone di «trasformare l'Italia in una società socialista fondata sulla democrazia politica» e «affermare gli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo». Fa riferimento alla cultura marxista, ai suoi sviluppi, e all'esperienza del comunismo italiano e persegue il «superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società».

Negli enti locali, dopo le tornate elettorali 2009 e 2010, la presenza istituzionale del partito si è ridotta a poche unità.

Il segretario nazionale è Cesare Procaccini, presidente è Antonino Cuffaro.

Il suo settimanale politico è stato la Rinascita della sinistra (che già nel nome e nel logo si richiamava al settimanale del Pci Rinascita, fondato da Palmiro Togliatti). Dal 20 ottobre 2008 al 27 aprile 2010 il partito ha anche curato una webtv, la Pdcitv.it - televisione comunista[4]. Il PdCI edita la rivista MarxVentuno.

Sua organizzazione giovanile è la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (FGCI). Il suo colore ufficiale è il rosso.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini: "cossuttiani" e "bertinottiani"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1994-1998).

Nel 1994 Cossutta decide di consegnare il partito[non chiaro] all'allora sindacalista Fausto Bertinotti ma di lì a poco iniziano a nascere le prime tensioni interne fra l'area cossuttiana e quella bertinottiana che andava rafforzandosi.

In occasione delle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista stipula con la coalizione di centrosinistra (l'Ulivo) guidata da Romano Prodi un «patto di desistenza», in base al quale in alcuni collegi (27 alla Camera e 18 al Senato) l'Ulivo avrebbe rinunciato a presentare propri candidati per sostenere quelli di Rifondazione che però avrebbe usato il vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti. Così facendo, spiegava Armando Cossutta, «garantiremo la nascita di un governo dell'Ulivo, ma in cambio abbiamo chiesto che non vengano fatti accordi, per tutta la legislatura, con la destra[5]».

Quelle consultazioni si risolvono in un successo tanto per l'Ulivo, quanto per il PRC, che così tocca il suo massimo storico, e sanciscono l'impossibilità di una maggioranza ulivista pura alla Camera dei deputati. Il PRC non entra nel Governo Prodi I, ma ne appoggia la formazione[6] in nome dell'«autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra», come sancirà il III Congresso del PRC (dicembre 1996)[7].

Tuttavia, nell'autunno 1997 il PRC mette in discussione la fiducia al governo, alla luce di un irrigidirsi dei rapporti tra Ulivo e PRC[8]. Prodi si dimette, ma un buon pezzo di Rifondazione spinge per la ricomposizione[9] e dopo cinque giorni si giunge a un nuovo patto di un anno fra comunisti e centrosinistra[10][11]. Ma l'autunno '97 mette in luce come sia difficile la convivenza tra la fazione più eterodossa e movimentista vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella più ortodossa vicina al presidente Armando Cossutta[12]. Dal 13 ottobre 1997 iniziò a montare tra presidente e segretario del PRC, come dirà Cossutta, «un dissenso che non era frutto del temperamento, ma di qualcosa di diverso»[13]. Ne nascerà una discussione politico-strategica sulle pagine del mensile del partito Rifondazione[14], che raggiungerà il suo culmine con l'approvazione del DPEF nell'estate 1998.

Proprio quando inizia la discussione sulla legge finanziaria 1999, è ormai evidente la frattura fra "cossuttiani" e "bertinottiani" (già comunque in atto dal '97) e in agosto il segretario Bertinotti attacca il responsabile economico del PRC, Nerio Nesi, perché favorevole al compromesso col governo[15][16]. Si inizia a parlare pubblicamente di scissione[17][18].

A 7 anni dalla nascita del PRC, inizia a farsi rovente la convivenza tra i molti che venivano dal vecchio PCI di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer e chi veniva dalla cosiddetta "nuova sinistra" e dal socialismo radicale (DP, PSIUP, ecc.), più favorevoli a svolte movimentiste e di autonomia radicale da tutte le altre forze politiche.[senza fonte]


La scissione e la nascita del PdCI[modifica | modifica sorgente]

I provvedimenti richiesti non trovano posto nella finanziaria '99 e nella riunione del Comitato Politico Nazionale del 2-4 ottobre 1998, il grosso di Rifondazione decide di ritirare la fiducia al Governo Prodi e di passare all'opposizione. La mozione vincente del segretario Bertinotti passa col voto decisivo delle correnti trotskiste, da sempre all'opposizione, e di una parte dei cossuttiani storici capeggiati da Claudio Grassi, ormai passati con l'area bertinottiana[19].

Per i cossuttiani quel voto rappresentava un «atto antistatutario», perché un semplice CPN, per quanto rappresentativo di tutto il partito, non poteva cambiare la strategia politica fondamentale del partito, cosa che poteva fare solo un congresso nazionale, massima istanza del partito.[20].

Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito che pure aveva voluto e fondato[21][22][23], mentre i parlamentari comunisti il 6 respingono a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche, affermando però che si sarebbero adeguati alle decisioni del partito in quanto «vincolati dalla propria appartenenza al partito»[24].

Tuttavia alcune centinaia di militanti e dirigenti locali vicini a Cossutta, non riconoscendosi nella decisione del CPN, si autoconvocano presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il 7 ottobre con l'intento di non arrivare alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere. L'assemblea fu guidata da Iacopo Venier, segretario della federazione di Trieste e, in quell'occasione, venne firmato un appello intitolato: Non c'è salvezza per il partito se rompe con il popolo, con i lavoratori, con il Paese[25][26][27].

Il 9 ottobre, durante il dibattito sulla mozione di fiducia al governo, il capogruppo comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza del gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti dichiara invece la sfiducia[28]. Pochi minuti dopo, il governo cade per un voto[29].

Adalberto Minucci (1983)

L'11 ottobre viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce subito all'Ulivo[30][31].

Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto PCI, nell'evidente volontà di continuità con quella storia[32][33]. Ciò è reso possibile perché i neonati Democratici di Sinistra - anche se smentiranno[24] - garantiscono nessun atto legale contro il partito di Cossutta[34]. Diversamente, il PRC si oppone a un altro simbolo con falce e martello e il tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con uno azzurro[35][36].

Al suo esordio, il PdCI può contare su 30.000 iscritti, 27 parlamentari, 28 consiglieri regionali e quasi mille amministratori locali, provenienti in maggioranza da Rifondazione. Ma ci furono anche altri che riprendono la militanza attiva dopo molto tempo, come Adalberto Minucci, già membro della Direzione Nazionale del PCI e direttore di Rinascita, che entra a far parte della segreteria nazionale del PdCI.

Il 29 ottobre viene presentata la nuova tessera[37] e il 22 novembre si riunisce il comitato promotore del PdCI[38]. Vi partecipano 107 fuoriusciti dal Comitato Politico Nazionale del Prc su 112 che votarono il 4 ottobre per la mozione Cossutta. Quest'ultimo viene nominato presidente del comitato che avrà il dovere di reggere le sorti del partito fino alla celebrazione del I Congresso Nazionale, mentre a Marco Rizzo, in marzo, viene affidato il coordinamento. La linea ufficiale è essere «un partito autonomo in un grande schieramento di sinistra»[39].

Il PdCI al governo (1998-2001)[modifica | modifica sorgente]

La coalizione dell'Ulivo si riorganizza e il 21 ottobre 1998 si costituisce un nuovo governo di centrosinistra con Massimo D'Alema Presidente del Consiglio. Il PdCI partecipa con Oliviero Diliberto, nominato ministro di Grazia e Giustizia, e Katia Bellillo, ministro senza portafoglio agli Affari Regionali. Sottosegretari comunisti sono Paolo Guerrini alla Difesa, Antonino Cuffaro all'Università e Ricerca Scientifica e Claudio Caron al Lavoro. È la prima volta che dei comunisti siedono al governo dell'Italia dal 1947.

Il 21 gennaio 1999 arriva nelle edicole il settimanale del partito, la Rinascita della sinistra[40].

Il 26 marzo nasce il sito del partito (comunisti-italiani.it).

Per il 10 aprile viene indetto il I congresso nazionale[41], ma il 3 aprile viene rinviato per lo scoppio della guerra in Kosovo[42][43].

Il 18 aprile si tiene un referendum per introdurre una legge elettorale per la Camera dei deputati esclusivamente maggioritaria. Il PdCI si oppone all'abrogazione del proporzionale e il referendum non passa per il mancato raggiungimento del quorum del 50%+1.

Il 15 maggio si tiene un grande attivo dei Comunisti Italiani sui temi del lavoro con i quadri sindacali[44][45].

Il segretario nazionale, Oliviero Diliberto

Dal 21 al 23 maggio 1999 si tiene a Fiuggi il primo congresso nazionale[46] che lancia il partito verso le elezioni europee del mese dopo. In quell'occasione il PdCI raccoglie il 2% dei consensi, pari a oltre 600.000 voti, valore mantenuto sostanzialmente anche alle seguenti elezioni regionali del 2000 e alle elezioni politiche del 2001. Vengono eletti al Parlamento Europeo Armando Cossutta e Lucio Manisco[47].

In occasione della I Festa de la Rinascita (organizzata a Pescara dal 24 luglio al 3 agosto[48]), il 31 luglio 1999 la componente giovanile del partito si organizza sotto la storica sigla della FGCI, col nome Federazione Giovanile Comunisti Italiani[49], e avvia il processo che porterà alla sua costituzione ufficiale, che avverrà solo il 12 dicembre 2004.

Durante l'autunno 1999 si inizia a elaborare un programma politico attraverso una serie di convegni nazionali: "Sicurezza nelle città" (16 ottobre), "Legge Finanziaria 2000" (23 e 24 ottobre), "Sud, fra passato e presente" (13 novembre), "Autonomie per unire" (5 dicembre).

Il 22 dicembre inizia il governo D'Alema II, che conferma la stessa delegazione governativa che i Comunisti italiani avevano nel precedente esecutivo.

Il 29 gennaio 2000 si tiene la manifestazione nazionale a Roma Battere le destre: governare l'Italia e le regioni che, di fatto, apre la campagna elettorale per le amministrative del 16 aprile[50]. Vengono nel frattempo organizzati due convegni nazionali su lavoro e diritti (12 febbraio) e scuola (27 febbraio).

Il 20 aprile, con una lettera a la Repubblica, Oliviero Diliberto annuncia l'intenzione di dimettersi da ministro per tornare «a fare politica per il partito e per la sinistra, nel tentativo di evitare un effetto '8 settembre'». La decisione viene presa quattro giorni dopo la sconfitta dell'alleanza di governo alle elezioni regionali[51].

Il 25 aprile 2000 nasce il governo Amato II. Diliberto viene sostituito da Nerio Nesi, al quale sarà affidato il ministero dei Lavori Pubblici, mentre Katia Bellillo rimane ministro senza portafoglio ma perde la delega agli "Affari regionali" per assumere quella alle "Pari opportunità".

Dopo una lunga prima fase in cui il partito viene guidato dal solo presidente Armando Cossutta, il Comitato Centrale il 29 aprile 2000 accoglie quasi all’unanimità (118 sì, 1 no, 3 astenuti) la proposta dello stesso Cossutta di eleggere Oliviero Diliberto alla nuova carica di segretario nazionale. Il neosegretario commenterà: «Il capo resta ancora lui, il presidente. Io sono venuto qui per dargli una mano»[52].

L'8 luglio il ministro Katia Bellillo partecipa al "World Pride" di Roma[53] e, poco dopo, si apre la II Festa de la Rinascita che vede la partecipazione di diversi intellettuali italiani. Da questa esperienza nascerà il Politecnico, un luogo di studio e ricerca presieduto da Margherita Hack.

Il 21 gennaio 2001 vengono festeggiati gli 80 anni dalla fondazione del Partito Comunista con un grande appuntamento al teatro Brancaccio di Roma[54].

Le politiche del 2001 - Il PdCI all'opposizione[modifica | modifica sorgente]

Sezione belga del PDCI

Alle elezioni politiche del 2001 il PdCI si presenta come l'estrema sinistra della coalizione dell'Ulivo che sostiene la candidatura di Francesco Rutelli alla presidenza del Consiglio.

Nella quota proporzionale della Camera il PdCI aveva tentato di far parte del cartello de Il Girasole con Verdi e Sdi, ma per un veto di quest'ultimo i Comunisti Italiani ne furono esclusi e costretti a superare da soli lo sbarramento del 4%[55]. Alle elezioni il partito registra un calo, raccogliendo solo l'1,7% nella quota proporzionale. All'interno della lista dell'Ulivo riesce comunque ad eleggere 9 deputati nella quota uninominale e 2 senatori. Alla Camera viene costituita una componente politica autonoma all'interno del Gruppo misto grazie all'adesione "tecnica" di Saverio Vertone.

Dal 13 al 16 dicembre 2001, a Bellaria (RN), il secondo congresso nazionale si conclude con la conferma di Diliberto segretario e Cossutta presidente[56][57].

La linea del PdCI si caratterizza per la spiccata attenzione verso i temi del lavoro, dello sviluppo, dei diritti, delle grandi questioni internazionali (la pace, la solidarietà con i popoli sfruttati, la lotta contro l'imperialismo).

Nel corso degli anni, il partito consolida collaborazioni con i Verdi: insieme sono promotori per dare più peso ai temi della pace e della giustizia sociale. Altro caposaldo della politica del PdCI è la difesa intransigente della Costituzione repubblicana e della Resistenza al nazi-fascismo.

Nel luglio 2001 la sola FGCI è tra i firmatari nazionali del Genoa Social Forum che protesta contro la globalizzazione propugnata dal G8. Localmente aderiscono il PdCI di Roma e Lecce[58].

Sui movimenti che nascono o rifioriscono anche in Italia a partire dal 2000, il partito ha una posizione amica, ma critica, ben spiegata da Diliberto al Comitato Centrale del 12 gennaio 2003: «Noi siamo nei movimenti - e questo è un punto al quale tengo molto - senza scioglierci in essi. Senza confonderci. (...) I movimenti sono fondamentali. Più ce ne saranno, meglio sarà per la sinistra, e tuttavia vedo in alcuni di essi rischi di posizioni non politiche o prepolitiche. È l'idea di una sorta di purezza dei movimenti contro l'imbastardimento dei partiti; l'idea di una intransigenza morale dei movimenti contro lo sporcarsi le mani dei partiti. In certi esponenti dei movimenti sembra prevalere una sorta di intransigenza che non fa i conti con la politica, con la necessità del compromesso, della sintesi, della costruzione faticosa della proposta. Queste tendenze vanno contrastate, non bisogna avere un atteggiamento subalterno, perché altrimenti noi non saremmo nel movimento da comunisti»[59].

Tra il 2002 e il 2003, il PdCI è tra le forze (insieme a Verdi, girotondi, Il manifesto) che sostengono Sergio Cofferati quale ipotetico futuro leader di una sinistra riunita[60], progetto che tuttavia naufragherà nel maggio 2003[61].

Il 21 marzo 2004 Nerio Nesi lascia il PdCI[62], dopo un biennio di malumori sulla linea e sulla gestione del partito[63].

Dal 20 al 22 febbraio 2004 si celebra a Rimini il terzo congresso nazionale, dove si decide di modificare il simbolo del partito con l'aggiunta della dicitura "per la sinistra", a conferma dell'impegno del partito per spostare più a sinistra possibile l'opposizione e riaggregare la radicalità italiana.

Il 19 maggio si iscrive al partito Nicola Tranfaglia[64], che il 1º febbraio aveva lasciato polemicamente i DS[65].

Le europee del 2004 e la crisi Cossutta-Rizzo[modifica | modifica sorgente]

Umberto Guidoni

Alle elezioni europee del 2004 il PdCI raggiunge il suo massimo storico, ottenendo il 2,4% dei consensi, pari a quasi 800.000 voti, ottenendo due seggi al Parlamento europeo. Risultano eletti Marco Rizzo e Diliberto, che però rinuncia a favore dell'astronauta Umberto Guidoni. I deputati europei aderiscono al gruppo della Sinistra Europea - Sinistra Verde Nordica.

Il 17 luglio 2004 confluisce nel partito la formazione denominata Democrazia Popolare (Sinistra Unita), scissasi dal PRC quattro anni prima.

Gli ottimi risultati delle elezioni europee portano con sé un'aria di crisi dentro il Partito. Contro ogni previsione, infatti, il presidente Cossutta non viene riconfermato europarlamentare perché scavalcato nel collegio Nord-Occidentale dal capogruppo alla Camera Marco Rizzo (10.325 preferenze contro le 7.802 di Cossutta)[66].

Prima delle elezioni il partito pensava di eleggere Cossutta e Venier, ma anche il secondo viene sopravanzato sia da Diliberto che dall'indipendente Umberto Guidoni, noto astronauta[67]. Diliberto rinuncia alla sua elezione per restare a Roma, ma a giovarsene è comunque Guidoni che, entusiasta, accetta l'incarico iscrivendosi al partito.

Cossutta invece insiste chiedendo a Rizzo di non accettare l'elezione per favorirlo in quanto primo degli eletti, ma Rizzo risponde di aver voglia di occuparsi del partito in Europa e quindi si dimette sia da deputato che da membro della segreteria.

Vengono convocate due Direzioni Nazionali e nel mezzo si tiene il 19 e 20 giugno il Comitato Centrale. Qui Rizzo ribadisce di voler andare all'Europarlamento «per contribuire ad unire, anziché dividere i partiti comunisti e della sinistra in Europa, e lascerò, per mia scelta, la segreteria. Nella campagna elettorale intensissima durata 40 giorni ho fatto ben 81 comizi, di cui 38 al Centro ed al Sud ed il resto nel Nord Ovest, circoscrizione nella quale ero candidato».

Alla fine il partito prende atto all'unanimità della volontà di Rizzo. Ma Cossutta ingoia amaro: da allora tra i dirigenti circoleranno veleni e sospetti tra chi è vicino a Cossutta e chi a Rizzo, con Diliberto che cerca di mantenere l'unità in più occasioni. La tensione sempre più esplicita fra Cossutta e Rizzo tuttavia non intacca il lavoro del partito e restò di fatto confinata ai suoi protagonisti[68].

Il 26 ottobre 2004 un altro indipendente di prestigio accetta di iscriversi al PdCI: lo psichiatra Luigi Cancrini, in primavera già candidato dal partito alle europee[69].

Il ritorno al governo con l'Unione[modifica | modifica sorgente]

La coalizione di centrosinistra si rinnova, si apre a nuovi contributi, ritrova l'accordo con Rifondazione e con l'Italia dei Valori e assume la nuova denominazione provvisoria di Grande Alleanza Democratica o Gad (12 ottobre 2004), e poi quella definitiva de L'Unione (10 febbraio 2005).

Alle elezioni regionali del 2005 il PdCI, nelle 14 regioni chiamate al voto, raggiunge una percentuale media del 2,7%.

Romano Prodi, leader della coalizione dell'Unione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione.

I Comunisti Italiani non gradiscono lo strumento delle primarie ma, preso atto della sua inevitabilità, pensano di appoggiare la candidatura di Fausto Bertinotti, se questi accettasse di diventare poi leader di tutta la sinistra massimalista. Bertinotti rifiuta e il 16 ottobre 2005 i Comunisti Italiani preferiscono schierarsi per confermare Romano Prodi leader dell'Unione. Prodi ottiene il 74,1% dei voti.

Il 19 gennaio 2006 la Direzione Nazionale del partito approva le liste «qualificate e aperte, con importanti personalità della politica, della cultura, del mondo del lavoro» dei candidati alla Camera per le elezioni politiche del 2006, tra cui figurano il presidente e il segretario del partito, Armando Cossutta e Oliviero Diliberto, oltre all'astrofisica Margherita Hack, all'astronauta parlamentare europeo Umberto Guidoni e allo storico Nicola Tranfaglia. Come da statuto approvato nel 2004, vengono esclusi tutti coloro che hanno già cumulato due mandati parlamentari, tra cui la figlia del presidente, Maura Cossutta, e Gabriella Pistone. Viene anche escluso il direttore de La Rinascita della sinistra, il senatore uscente Gianfranco Pagliarulo, non ricandidato per aver partecipato il 4 dicembre 2005 alla presentazione della miniscissione dell'Associazione RossoVerde di Alessio D'Amato[70][71].

Le reazioni degli esclusi sono scomposte: Pagliarulo e la Cossutta si dimettono il 18 gennaio da tutti gli incarichi[72] (il primo per raggiungere i rossoverdi di D'Amato dal quale poi si distaccherà in luglio per fondare la Associazione Sinistra Rossoverde, la seconda rimanendo un'indipendente), mentre la Pistone, dopo tre legislature alla Camera consecutive, lascerà il PdCI il 23 febbraio[73] e il 31 marzo approderà alla Rosa nel pugno.

Il risultato è un incremento del 50% dei voti circa rispetto alle precedenti politiche del 2001. Alla Camera, la lista dei Comunisti Italiani raccoglie 885.000 voti (il 2,3%), segnando il suo nuovo massimo storico. Il partito elegge, così, 16 deputati.

Al Senato viene lanciata una lista unitaria insieme ai Verdi e ai Consumatori Uniti, denominata "Insieme con l'Unione", che raccoglie 1,4 milioni di voti (il 4,2%) superando quasi dovunque lo sbarramento regionale del 3% ed eleggendo 11 senatori, di cui 5 comunisti: un risultato incoraggiante (in alcune regioni al Senato si prendono più voti che divisi alla Camera), e così la direzione nazionale dà il suo parere positivo per la costituzione di un gruppo unico senatoriale con i Verdi. Diliberto va alla Camera, Cossutta al Senato.

Presidente del gruppo parlamentare alla Camera è Cosimo Giuseppe Sgobio, al Senato la presidenza del gruppo unitario con i Verdi è assunta da Manuela Palermi.

Durante le trattative per il nuovo governo di centrosinistra, il PdCI non segnala propri uomini di partito, ma suggerisce a Prodi sei nomi "che parlano a tutta la sinistra", a cui Prodi può attingere in piena libertà: Foad Aodi, medico e presidente nazionale dell'Associazione Medici Stranieri in Italia, di origine palestinese; Alberto Asor Rosa, storico e coordinatore della Camera di consultazione della sinistra; Marco Mancini, Rettore dell'Università della Tuscia di Viterbo; Gianni Minà, giornalista ed esperto di America Latina; Gian Paolo Patta, sindacalista già segretario nazionale e ora segretariato europeo CGIL; Luigi Scotti, presidente del tribunale di Roma. Inoltre propone come senatrice a vita la studiosa Margherita Hack.

Prodi non sembra ben disposto e in extremis il PdCI riesce a far inserire nella compagine di governo Alessandro Bianchi, rettore dell'Università degli studi "Mediterranea" di Reggio Calabria e noto urbanista: un tecnico non organico al partito, ma considerato vicino al Pdci.

Il 17 maggio nasce il governo Prodi II e Alessandro Bianchi giura da Ministro dei Trasporti. Tra i sottosegretari sono riconducibili al PdCI Luigi Scotti (alla Giustizia, diventatone poi ministro) e Gian Paolo Patta (alla Salute). Non mancheranno tuttavia strascichi polemici per il mancato conferimento del ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica ad Asor Rosa, per presunti veti della comunità ebraica, in quanto lo storico aveva assunto posizioni eccessivamente filo-palestinesi.

Le dimissioni di Cossutta[modifica | modifica sorgente]

Il 21 giugno 2006 Cossutta, con una lettera al segretario Diliberto, si dimette da presidente del partito[74]. Per Cossutta si tratta di «una decisione molto meditata e sofferta per chi come me ha fondato il Partito dei Comunisti Italiani», già ampiamente motivata in privato a Diliberto il 6 giugno. Diliberto se ne rammarica molto, ma ne prende atto.

I motivi della rottura non sono immediatamente chiari. E in effetti si tratta della conclusione di un periodo, tra il novembre 2005[75][76][77][78] e il maggio 2006, durante il quale Cossutta capisce che la sua figura di presidente non riusciva più a influenzare in alcun modo la linea del partito[79][80]. Nel giro di sei mesi, infatti, vengono bocciate pressoché all'unanimità la proposta della Lista Arcobaleno coi Verdi con un logo privo della falce e martello, quindi non vengono accolte le deroghe per le candidature alle politiche 2006 che riguardavano, guarda caso, proprio la figlia di Cossutta, Maura, che è stata deputata ininterrottamente dal 1996 al 2006. Infine, viene rifiutata l'idea di entrare nel governo Prodi II con personalità del partito. In tutte queste scelte, Cossutta scorge una deriva estremistica del partito, in antitesi con la storia e la prassi dello stesso comunismo italiano, e un gruppo dirigente che non riesce a mettere "la politica prima della propaganda", come dirà a Il Riformista del 27 aprile.

Cossutta resta nel PdCI e Diliberto sarà il primo a fargli gli auguri per i suoi 80 anni (2 settembre) ma l'ex-presidente, dal 4 agosto 2006, inizierà ciclicamente a rilasciare pesanti interviste contro il suo stesso partito e i suoi dirigenti, proponendo al contempo di superare il PdCI all'interno di un contenitore di sinistra più vasto. "Una sinistra senza aggettivi", come proporrà su l'Unità del 21 ottobre (frase che verrà ripresa da Diliberto nel quarto congresso). A detta di Cossutta, nessun partito, soprattutto il PdCI, è in grado di realizzare quanto chiede. Più in là Cossutta teorizzerà che l'unico modo per favorire l'unità della sinistra sia quella di mettere da parte nomi e simboli del comunismo.

Il 21 aprile 2007 Armando Cossutta lascia il Pdci.

Tra piazza e Governo[modifica | modifica sorgente]

Carrara, 2007

Fin dall'inizio dell'esperienza del secondo governo Prodi, il PdCI opta per un sostegno leale, ma disincantato al governo per chiedere la semplice applicazione integrale del programma di coalizione, rinunciando a propri specifici desiderata. Al contempo resta sullo sfondo la speranza di unire la sinistra[81]..

Già a giugno 2006 il Pdci è l'unico partito non disposto a rifinanziare la missione italiana in Afghanistan creando non pochi malumori nella maggioranza e portando a un braccio di ferro di settimane. Per il Pdci si tratta di applicare il programma de l'Unione[82], mentre il ministro Massimo D'Alema accusa il Pdci di voler far cadere il governo[83]. Alla fine l'accordo verrà raggiunto su una mozione che lascia proseguire la missione afgana, ma applicando il codice militare di pace: per il Pdci è il segno della discontinuità col precedente governo Berlusconi[84].

In luglio a tener banco è la spinosa questione dell'indulto, uno sconto di pena di tre anni che vede d'accordo maggioranza (Italia dei Valori esclusa) e settori dell'opposizione. Sulla questione Diliberto interviene in Aula annunciando l'astensione dei Comunisti Italiani perché ritiene l'indulto è generoso su troppe tipologie di reato gravi («noi che siamo a favore dell'indulto, non possiamo essere a favore di questo indulto»[85]).

In tutta questa prima fase della legislatura PdCI e PRC si vanno così differenziando nettamente: il primo sempre pronto a non dare sì scontati, il secondo invece sempre allineato col governo. Tutto ciò sarà motivo di conflitto acuto fra i due partiti comunisti, tanto da far sospettare a un vero e proprio assalto del Pdci al Prc[86].

Il 23 ottobre il senatore Fernando Rossi, deciso a votare contro il rifinanziamento delle missioni internazionali, fuoriesce dal partito[87][88][89][90][91] e dal 15 novembre decide di rappresentare in Senato i Consumatori Uniti di Bruno De Vita, per poi fondare l'anno successivo il "Movimento Politico dei Cittadini".

Il PdCI continua intanto a offrire prospettive di unità al PRC[92], ma il segretario Giordano si oppone categoricamente perché fra i due partiti «dal 2001 ad oggi, le distanze si sono vieppiù allargate»[93].

Il 4 novembre il PdCI è fra le forze politiche e sociali che scendono in piazza a Roma contro la precarietà nel lavoro[94] e ciò farà parlare di sinistra che manifesta contro il proprio governo portando anche il ministro Bianchi a prendere le distanze[95].

Il 18 novembre il PdCI torna a sfilare in piazza a Roma per la pace in Palestina[96], ma stavolta non c'è nessun altro partito parlamentare (il resto dell'Unione manifesta, col Pdci presente, a Milano sullo stesso argomento ma equiparando Israele e Palestina[97]), ma varie realtà di estrema sinistra. La manifestazione suscita scandalo e lo sdegno del presidente Giorgio Napolitano[98] perché vengono bruciati manichini di soldati italiani[99]. Diliberto prende le distanze parlando di «imbecilli»[100], ma non evita una dura reprimenda di Prodi[101].

Nella legge Finanziaria 2007 passa un emendamento del Pdci che stabilizza migliaia di precari della pubblica amministrazione[102] e il partito propaganderà tale risultato parlando di 350 000 precari assunti[103], ma altri sosterranno che non si andrà oltre i 100 000[104][105].

Vengono però avanzate diverse critiche "da sinistra" all'operato del governo. Il 7 dicembre i sindacati vengono contestati dagli operai alla Fiat di Mirafiori[106] e pochi giorni dopo la sezione Pdci dell'Alfa Romeo fa sapere attraverso il Corriere della Sera di pensarla come Mirafiori e chiede al Pdci di fare «mea culpa»[107]. Diliberto sembra in sintonia con questo malcontento ma si dice ancora convinto che «stando dentro questo governo posso condizionarlo, posso strappare provvedimenti importanti, stabilizzare 300 mila precari, insomma posso contare»[108].

Il Pdci alla fine del 2006 appare comunque un partito in piena salute per numero di iscritti (raggiungendo il massimo storico) e anche di voti, visto il balzo in avanti avuto alle elezioni regionali del Molise. Con queste premesse il 21 gennaio 2007 il partito organizza una manifestazione nazionale per festeggiare gli 86 anni dalla fondazione del Pcd'I e commemorare i 70 dalla morte di Gramsci[109][110] che verrà definita la più grande iniziativa dalla sua nascita[111].

La crisi sulla politica estera[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 2007 si apre una questione spinosa che avrà effetti imprevisti: la realizzazione della nuova base USA nell'aeroporto Dal Molin di Vicenza, il cosiddetto progetto «Ederle 2». Dopo un primo periodo di incertezza, il 16 gennaio Romano Prodi da Bucarest fa sapere che «il governo non si oppone» a Ederle 2, anche perché «l'ampliamento della base era stato deciso dal governo precedente e dal Comune»[112]. Diliberto non nasconde a caldo la sua delusione[113] originata anche dal fatto che pochi mesi prima il ministro della Difesa Arturo Parisi aveva risposto a un'interrogazione del PdCI che «a tutt'oggi, con la controparte USA non sono stati sottoscritti impegni di alcun genere. La disponibilità di massima manifestata dal precedente Governo non si è tradotta, infatti, in alcun accordo sottoscritto»[114].

Il 24 gennaio alla Camera il responsabile esteri del Pdci Venier interrompe i lavori esibendo la bandiera del movimento No Dal Molin[115].

Poi il 1º febbraio arriva un'inaspettata tegola sul governo. Quel giorno al Senato viene approvata con 152 sì, 146 no e 4 astenuti (i senatori dell'Ulivo Gavino Angius e Massimo Brutti, Domenico Fisichella e Paolo Bodini) un ordine del giorno della Casa delle Libertà sull'allargamento della base Usa di Vicenza. Decisiva per la sconfitta del governo sarà la non partecipazione al voto di sei senatori della maggioranza. Decisivi anche i sì di Giulio Andreotti e del presidente della Commissione difesa, Sergio De Gregorio, oltre a quello del parisiano Natale D'Amico. Assenti i senatori a vita Rita Levi-Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Pininfarina[116]. Diliberto denuncia che «si è tanto parlato della sinistra pacifista, ma i pericoli alla stabilità giungono dalle manovre neocentriste»[117].

Prodi scrive una lettera aperta a la Repubblica in cui difende otto mesi di politica estera del governo mettendo in luce gli aspetti ritenuti più "pacifisti" e concreti, come la chiusura della base militare della Maddalena[118]. Ma tutta l'ala sinistra della coalizione di governo si dà appuntamento a Vicenza per la manifestazione del 17 febbraio, a cui parteciperanno, secondo gli organizzatori, 200 000 persone[119].

È a questo punto, 21 febbraio, che il ministro D'Alema si presenta al Senato per illustrare la linea del governo in politica estera. La mozione che doveva approvare le comunicazioni del ministro viene però bocciata. Rossi e Franco Turigliatto non votano, i senatori a vita Andreotti e Pininfarina si astengono (che al Senato vale come voto contrario)[120]. Prodi, preso atto del voto, poche ore dopo dà le dimissioni e apre ufficialmente la crisi di governo[121].

PdCI e PRC entrano nella bufera perché accusati di aver eletto rispettivamente Rossi e Turigliatto, ma il primo era già fuori dal partito da tre mesi, e il secondo è dirigente di una corrente di minoranza del Prc. Diliberto corre ai ripari parlando di «scellerati» e giustificando il capogruppo Palermi che aveva dato in aula dello «stronzo» a Rossi, ma ricordando che comunque il governo «si ritrova contro poteri forti come Confindustria, Vaticano, amministrazione Bush», i cui referenti in aula per Diliberto sono rispettivamente Pininfarina, Andreotti e Cossiga[122].

Il Pdci chiede, come tutta l'Unione, di riconfermare il governo senza modifiche e così la crisi rientra in fretta con un nuovo doppio voto di fiducia, ma la crisi ha risvolti inaspettati a sinistra. Il 22 febbraio alle 22 è convocato un vertice di maggioranza dove Prodi pone 12 condizioni per ripartire. Il cosiddetto dodecalogo è approvato velocemente e all'unanimità, ma presenta punti che riducono drasticamente l'agibilità politica dell'ala sinistra de l'Unione[123].

La distensione con Rifondazione[modifica | modifica sorgente]

Presidenza e logo del IV Congresso PdCI

Diliberto dichiara che per «arginare i tentativi di sbattere la sinistra fuori dal governo per varare operazioni moderate e neocentriste» occorre «ristabilire un canale di dialogo continuo e cordiale tra Rifondazione e il PdCI. La speranza poi è una sinistra tutta unita. Del resto, ritengo che una delle cause di fibrillazione della maggioranza sia stata proprio la competizione a sinistra»[124].

A sorpresa l'invito è indirettamente accolto da Fausto Bertinotti che con un'ampia intervista a Liberazione del 26 febbraio è giunto alla conclusione «che ci sia una via d’uscita a questa crisi solo se si uniscono forze e si mette al primo punto il problema della cultura politica e del che fare. (...) Per affrontare la crisi della politica bisogna affrontare la questione di come raggiungere la “massa critica”. Se non lo affronti, questo tema, se lo rinvii a chissà quando, potrai seminare in eterno e benissimo, ma non riuscirai mai a raccogliere.»[125]. Anche se non esplicitamente, Bertinotti sancisce la fine di nove anni di ostile indifferenza verso il PdCI.

A riprova di ciò, il 2 marzo alla Camera Diliberto conclude il suo discorso sulla fiducia al governo osservando che per non essere emarginai e continuare a perseguire gli obiettivi prefissati occorre più unità del centrosinistra ma, al suo interno, anche più unità della sinistra[126]. Incassati gli applausi dei deputati del PdCI e, fatto nuovo, del PRC, Diliberto sale nella postazione presidenziale di Bertinotti e i due hanno un plateale abboccamento confidenziale. Decisivo per il disgelo fra i due partiti comunisti pare essere stato il vertice serale del 22 febbraio[127]. Il successivo intervento di Franco Giordano riceverà a sua volta gli applausi dei deputati del PdCI e del PRC.

Il 9 e 10 marzo 2007 il Comitato Centrale del PdCI indice il IV Congresso nazionale per la fine di aprile. A tenere banco è l'apertura di Bertinotti, il percorso unitario e il mantenimento dell'identità del partito[128].

Il Presidente del Partito, Antonino Cuffaro

In entrambi i partiti si scontrano però posizioni diverse: in Rifondazione poco tempo dopo l'apertura di Bertinotti il segretario Giordano annunciava di avere in merito un'opinione del tutto opposta[129]. E nel PdCI Diliberto ammette l'esistenza di opinioni diverse e l'esigenza di fare sintesi declinando «declinando unità e diversità[130]».

Al congresso non vengono presentate mozioni alternative e ciò garantisce una formale unanimità sulla linea politica. Nei congressi locali a far notizia è solo il Pdci della Calabria che approva delle mozioni di sfiducia verso l'operato del ministro Bianchi, rettore proprio a Reggio Calabria[131], e il segretario del Pdci Piemonte Luca Robotti che viene rimosso dall'incarico[132].

Dal 27 al 29 aprile 2007 viene celebrato il quarto congresso nazionale del partito. È un congresso che segna una significativa svolta nel processo di unità a sinistra perché vede sfilare tutti i suoi principali leader (compresi i neo-scissionisti Ds di Sinistra Democratica) che via via dichiarano di voler condividere subito il progetto unitario che il PdCI aveva lanciato sette anni prima. Emblematica è poi la presenza in sala di Bertinotti, che viene accolto calorosamente[133].

Pur essendo il primo congresso senza Cossutta, non si registrano spaccature o divisioni: un solo intervento sarà a favore dell'ex presidente, mentre Diliberto e la sua linea è approvata col 98,8% dei voti. Alla carica di presidente viene posto Antonino Cuffaro.

Il 3 maggio per la prima volta dopo nove anni, Diliberto viene intervistato da Liberazione[134].

La caduta di Prodi[modifica | modifica sorgente]

Il 12 maggio il PdCI partecipa alla manifestazione per l'approvazione dei DICO.

A fine maggio conferma la sua ascesa alle elezioni amministrative e, in particolar modo, festeggia la rielezione di Rosario Crocetta a sindaco di Gela.

Il 9 giugno aderisce al sit-in di piazza del Popolo a Roma «per dire no alla guerra, no alla politica imperialista e neocoloniale dell'amministrazione Bush, no alla logica della guerra preventiva e permanente che insanguina il mondo». Tuttavia vi partecipano in pochi e va molto meglio il contemporaneo corteo pacifista organizzato dalla sinistra extraparlamentare. Diliberto ammette: «Un flop annunciato»[135].

Si acuisce intanto il rapporto tra PdCI e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. I Comunisti Italiani chiedono a gran voce una politica di forte redistribuzione e contrastano le ventilate ipotesi di riforma delle pensioni e del welfare[136] e Diliberto avverte che «i margini per Prodi sono molto stretti, direi angusti, si rischia davvero la crisi»[137].

Il 23 luglio il governo presenta l'accordo coi sindacati sulla riforma delle pensioni e il giorno dopo fa altrettanto presentando il protocollo sul welfare. Il giudizio del PdCI è severissimo e annuncia una dura battaglia[138] mentre alcuni intellettuali di sinistra lanciano un appello per una manifestazione nazionale il 20 ottobre «per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia alla parte migliore e finora più sacrificata del paese»[139].

Fra l'8 e il 10 ottobre i sindacati sottopongono a referendum il protocollo sul welfare del 23 luglio. La sera dell'8 dagli studi di Porta a Porta, Marco Rizzo parla di «referendum finto» perché ha le prove che c'è chi ha votato più volte[140]. Ne nascerà un vespaio di polemiche contro il PdCI. Diliberto più cauto non smentirà Rizzo, ma spiegherà che «il nostro allarme lo abbiamo lanciato perché il referendum avvenga in modo cristallino, non vedo lo scandalo»[141]. Il referendum sarà vinto dai favorevoli all'accordo con l'81,62% dei 5.041.810 di voti validi[142].

Nonostante ciò, e malgrado il dissenso di Sd e Verdi, PRC e PdCI aderiscono alla manifestazione del 20 ottobre e, forti della larga partecipazione popolare, incalzano il governo affinché modifichi il protocollo[143].

Il 7 novembre una delegazione di circa 100 comunisti italiani guidati da Diliberto si reca a Mosca per una settimana per festeggiare i 90 anni dalla rivoluzione d'ottobre. Diliberto è l'unico segretario di partito straniero ad intervenire[144]. L'evento avrà vasta eco anche fuori dal partito per le polemiche seguite a una battuta di Diliberto sulla traslazione della salma di Lenin in Italia[145].

Il 24 novembre il PdCI aderisce alla manifestazione contro la violenza alle donne[146].

Intanto il 22 novembre in commissione Lavoro alla Camera, si raggiunge un accordo di modifica del protocollo sul welfare che vede d'accordo tutta la maggioranza. L'entusiasmo del PdCI, però, dura poco[147]. Il senatore Lamberto Dini grida allo scandolo e fa pressioni perché l'accordo in commissione non venga ratificato dal Parlamento[148]. Il giorno dopo Prodi annuncia che porrà la fiducia sul testo originale e non su quello uscito dalla commissione lavoro[149].

L'evento viene vissuto come uno schiaffo pesante da tutta la sinistra e dal PdCI in particolare. Il comunista italiano Gianni Pagliarini, presidente della commissione Lavoro alla Camera, si dimette il 28 novembre, cioè proprio nel giorno in cui il protocollo arriva in aula[150]. Diliberto annuncia a nome del PdCI l'intenzione di non voler fare cadere il governo votando contro la fiducia, ma precisa anche che «subendo il ricatto di Dini, avete lacerato la maggioranza»[151].

Tuttavia il giorno dopo il PdCI ci ripensa e, a sorpresa, i suoi deputati lasciano l'aula al momento del voto, con l'eccezione di Diliberto, Pagliarini e il capogruppo Pino Sgobio. Un atto plateale che non piacerà al resto della sinistra con la quale il PdCI sta ormai lavorando con riunioni periodiche per il lancio di un soggetto politico unitario[152].

Nel frattempo, infatti, sta nascendo la Sinistra l'Arcobaleno: all'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti dell'8 e 9 dicembre viene presentato il nuovo logo, che non contiene riferimenti della tradizione comunista.

Rizzo non partecipa all'assemble «perché mancano la falce e martello e perché non si è alternativi al PD»[153]. In questo contesto il 19 dicembre una lettera aperta a Diliberto, sottoscritta da 24 membri del Comitato Centrale e diversi dirigenti locali, chiede «di riconsiderare il giudizio su Prodi e di ritirare quindi la nostra delegazione dal governo, nonché di discutere la nostra presenza in un soggetto che, per ora non ha alcun profilo politico di classe, né tanto meno un "cuore" e sta assumendo invece le sembianze di una "dépendance di sinistra" del Pd»[154]. Una posizione che il giorno dopo Rizzo lascia intendere di apprezzare[155], mentre vedrà furente la segreteria nazionale[156].

Il 10 gennaio 2008 si tiene un importante vertice di maggioranza[157] in cui il Pdci chiede di reintrodurre la scala mobile. Il vertice sarà di fatto l'ultimo atto del governo Prodi.

Gli eventi precipitano improvvisamente: il 21 gennaio l'UDEUR passa all'opposizione e sancisce la caduta del Governo.

La sconfitta del 2008[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta del Governo Prodi si va ad elezioni anticipate e il PD, dopo un incontro fra segretari avvenuto l'8 febbraio, respinge ogni ipotesi di alleanza con la Sinistra/l'Arcobaleno, che si presenta quindi da sola alle elezioni con Fausto Bertinotti candidato Presidente del Consiglio.

Il 7 marzo il PdCI si distingue non candidando il proprio segretario a favore di un proprio dirigente locale, operaio alla ThyssenKrupp di Torino[158], la fabbrica teatro tre mesi prima di un'orrenda strage sul lavoro.

Il 29 marzo fanno scalpore due fughe eccellenti. Dalla Calabria il ministro Bianchi annuncia la sua adesione al PD[159], mentre in Emilia-Romagna il segretario regionale e candidata Loredana Dolci rilascia un'intervista all'edizione bolognese de la Repubblica dove invita a votare PD per fermare la destra[160][161], scatenando la sua immediata espulsione con una riunione d'urgenza della Commissione di Garanzia del PdCI[162].

Due settimane dopo la Sinistra/l'Arcobaleno non riesce a superare lo sbarramento previsto dalla legge elettorale e non elegge nessun rappresentante in Parlamento.

Il V congresso: la scissione di "Unire la Sinistra"[modifica | modifica sorgente]

Al crollo elettorale il gruppo dirigente del PdCI reagisce subito individuando nell'identità non comunista de La Sinistra-L'Arcobaleno la causa principale del pessimo risultato elettorale. «Francamente è stato un autentico disastro», commenta a caldo Diliberto che aggiunge come «la sinistra così com'è non va da nessuna parte. Dobbiamo ricominciare dalla falce e martello»[163]. E Manuela Palermi avverte «la stragrande maggioranza dell'arcobaleno è comunista», ma che questa è stata umiliata perché «abbiamo assunto un profilo troppo moderato»[164].

Marco Rizzo, trovando in questa analisi una conferma delle critiche che aveva portato alla lista prima delle elezioni, interviene a caldo sul suo blog tracciando uno schema di riflessione sul partito per il prossimo futuro, rimarcando l'esigenza di una soggettività antimperialista e alternativa al Partito Democratico[165].

Il giorno dopo, 17 aprile, dal sito web comunistiuniti.it viene lanciato da circa 100 comunisti fra personalità di cultura (come Margherita Hack, Domenico Losurdo, Gianni Vattimo, Luciano Canfora, Angelo D'Orsi), dello spettacolo (come Marco Baldini, Giorgio Gobbi, Bebo Storti) e di partito (come i già noti operai Ciro Argentino e Gerardo Giannone), un appello per riunificare in un unico partito Prc e Pdci. Rizzo lo definirà «un ottimo appello»[166], e l'intero Pdci vi aderisce istantaneamente[167] dando all'appello grande visibilità[168].

Alla Direzione Nazionale del 18 aprile Diliberto si presenta dimissionario ponendo la fiducia sulla sua relazione. Il segretario e Rizzo non sono però concordi sul passato, visto che per il secondo era il caso di non adrire all'arcobaleno e andare soli, mentre Diliberto replica: «Temo che avremmo avuto un consenso del tutto residuale come è capitato allo Sdi, cioè sotto all'uno per cento. Un disastro. Saremo stati vittime del doppio voto utile, verso il Pd e verso l'Arcobaleno». Invece, nota Diliberto, «il nostro Partito complessivamente rispetto agli altri partner dell'alleanza è quello che ne esce meglio». Per il futuro si propone un nuovo congresso che faccia proprio l'appello dei "comunisti uniti"[169]. Diliberto ottiene la fiducia, ma Rizzo in polemica non è partecipa al voto[170].

Ma le tensioni nel PdCI non vengono solo da sinistra. Alla destra del Pdci durante il Comitato Centrale del 10-11 maggio, si va coagulando una nuova area che fa riferimento a Katia Bellillo, Umberto Guidoni e Luca Robotti. Nonostante Rizzo non smetta di incalzare Diliberto con emendamenti e critiche, è evidente che dopo le elezioni Diliberto ha mutuato molti suoi argomenti e suggerimenti strategici, come quello di un PdCI nettamente alternativo al Pd. Tutto ciò fa storcere il naso a chi come la Bellillo, Guidoni e Robotti vi vede un pericoloso passo indietro, perché così si va a «liquidare con un colpo di spugna 10 anni di vita di questo partito e la sua peculiare specificità: essere sinistra di governo con una cultura costituzionalista», e suggerisce di fatto di riprendere la strada dell'arcobaleno quando avverte che «la costituente o l’unità dei comunisti sono proposte che ci fanno fare un pericoloso passo indietro. I comunisti italiani devono impegnarsi per far nascere la sinistra senza aggettivi»[171].

Di lì a breve, il 27 maggio, il gruppo guidato dall'ex Ministro Bellillo apre un proprio blog (unirelasinistra.net) e si decide a dare battaglia congressuale. Al successivo Comitato Centrale del 7 e 8 giugno si decide di rinnovare il sistema dell'inemendabilità dei documenti politici congressuali. Il documento presentato dalla segreteria cerca di fare una sintesi del dibattito interno e alla fine vede d'accordo Rizzo «al 70%», mentre Bellillo, Guidoni e Robotti vanno per la loro strada e presentano un documento alternativo. Per la prima volta un congresso Pdci è chiamato a scegliere fra due proposte politiche fortemente alternative: da un lato il documento di maggioranza Ricostruire la sinistra. Comuniste e comunisti, cominciamo da noi, dall'altro il documento di minoranza Una necessità per il paese: unire la sinistra[172].

Su 28.926 iscritti del 2007, al voto nei congressi parteciperanno in 3.868 (13,37%). La mozione 1 raccoglierà 3.259 voti (84,26% dei votanti), mentre la mozione 2 si fermerà a 513 voti (13,26%). Gli astenuti saranno 96 (2,48%)[173][174].

Dal 18 al 20 luglio si celebra così il V congresso che si conclude con una frattura con i sostenitori della seconda mozione. Questi infatti non optano per la scissione, ma decidono ugualmente di costituirsi in associazione Unire la sinistra per perseguire la propria linea politica per una «costituente di sinistra» insieme ai promotori di Sinistra Democratica e all'area di Rifondazione per la Sinistra che fa capo a Nichi Vendola. Decidono altresì di rifiutare i 27 posti su 531 (5,08%) loro assegnati dal congresso nel nuovo Comitato Centrale, come in qualunque altro organismo centrale[175].

Intanto il 21 giugno lascia il PdCI Nicola Tranfaglia con motivazioni analoghe a quelle di Unire la sinistra. Il 1º ottobre farà altrettanto Rosario Crocetta aderendo al Pd[176].

L'8 febbraio 2009 l'associazione Unire la Sinistra si scinde all'unanimità dal PdCI per lavorare a un nuovo soggetto unitario della sinistra, ovvero la cosiddetta costituente della sinistra.[177]. Alle elezioni successive Unire la Sinistra si presenta insieme a Sinistra Democratica, Verdi, Partitito Socialista e Movimento per la Sinistra nella lista Sinistra e Libertà.

Lista Anticapitalista e Federazione della Sinistra[modifica | modifica sorgente]

Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si presenteranno in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature, dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea»[178]. Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Alle elezioni europee i 21 candidati in quota PdCI totalizzano 144.408 voti di preferenza (40,5% del totale) su 1.038.247 voti di lista (3,38%). Il PdCI esprime il candidato più votato di ogni circoscrizione, ma la Lista Anticapitalista rimane sotto il 4% e non accede all'europarlamento, sancendo la seconda sconfitta consecutiva.

Due giorni dopo la sconfitta del 7 giugno viene convocato l’Ufficio Politico, in cui Diliberto si presenta dimissionario. Le dimissioni vengono respinte a larga maggioranza, con l'unica eccezione di Marco Rizzo, e viene approvato un documento che «ribadisce la fermezza della linea» e indica di procedere «con determinazione nel processo di riunificazione» con PRC e Socialismo 2000.[179].

Il giorno dopo si costituisce il coordinamento nazionale della Lista Anticapitalista con l'intenzione di fare altrettanto a livello locale[180].

L'espulsione di Marco Rizzo[modifica | modifica sorgente]

Il 13 giugno si riunisce la più ampia Direzione Nazionale dove in sostanza si replica il clima dell'UP con Marco Rizzo voce critica. Secondo l'ex capogruppo PdCI «serve una riflessione profonda sulle ragioni della sconfitta della sinistra. Diliberto gioca sulle sue dimissioni ma purtroppo parla un vecchio linguaggio della politica». (...) «È necessario coinvolgere la base militante, dal comitato centrale ai segretari di federazione e di sezione. Servono idee nuove, progetti e programmi per l'alternativa e per dare una ultima speranza al nostro popolo sempre più sfiduciato»[181]. Maurizio Calliano invoca allora misure disciplinari contro l'ex europarlamentare perché in campagna elettorale non avrebbe sostenuto la lista del partito[182], nonostante Rizzo fosse attivamente candidato alle amministrative come sindaco di Collegno e presidente della provincia di Grosseto (risultando in entrambi caso non eletto e fuori dal consiglio).

Il 18 giugno la situazione precipita. Sul blog di Marco Rizzo e sul sito di Proletari@ appare una lettera aperta a Diliberto (ma secondo statuto doveva essere rivolta al presidente Cuffaro) nella quale diversi dirigenti del PdCI, ma non Rizzo, chiedono la convocazione entro il 5 luglio del Comitato Centrale allargato ai segretari di federazione e di sezione perché, si afferma, «crediamo sia necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutte le istanze del partito, a partire dalla base»[183].

Il giorno dopo Rizzo è convocato per telegramma dalla Commissione Nazionale di Garanzia a seguito di un ricorso di Calliano e altri della federazione di Torino e il 22 giugno viene ascoltato ed espulso dal partito. Le motivazioni dell'espulsione vengono rese note il giorno successivo, il 23 ma nel frattempo Rizzo ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, nella quale spiega che sta per essere espulso e dichiara che la situazione «è precipitata dopo che ho fatto notare a Diliberto che diverse iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre "accompagnato" da un volto noto della P2 di Licio Gelli: Giancarlo Elia Valori»[184]. Il giorno stesso Rizzo tiene anche una conferenza stampa dove precisa meglio la sua accusa[185]

Per queste accuse il segretario del Partito Oliviero Diliberto annuncia querela contro Marco Rizzo e l'ufficio stampa del partito fa notare che gli incontri citati erano occasioni pubbliche: presentazioni di libri, convegni e dibattiti. La Commissione di Garanzia motiva l'espulsione sostenendo che Rizzo «si è astenuto dallo svolgere la campagna elettorale per le Elezioni Europee a sostegno della lista Comunista ( [...] ), ma ha finanche dato indirizzo di voto diverso da come deciso negli organismi dirigenti del Partito; nella maggior parte dei casi invitando a votare candidati di altre liste concorrenti a quella unitaria dei Comunisti (Italia dei Valori in primis, ed anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra e Libertà), in particolare sostenendo Gianni Vattimo (candidato nelle liste dell’Italia dei Valori), ed in certi casi dando indicazione di voto contro il nostro Segretario nazionale»[186].

Rizzo annuncia che «Serve una sinistra popolare, sempre con la falce e martello, che sappia riscaldare il cuore della nostra gente. (...) Si deve ripartire da lì»[187] e ne deriva così la silenziosa scissione di Comunisti - Sinistra Popolare che, a detta di Rizzo, nell'arco di tre mesi porterà alla fuoriuscita di 60 sezioni PdCI e qualche consigliere regionale[188].

La Federazione della Sinistra[modifica | modifica sorgente]

Il 20 e 21 novembre 2010 all'hotel Ergife di Roma, si svolge il I congresso nazionale della Federazione della Sinistra durante il quale viene votato e approvato il Documento politico[189] e il nuovo Statuto[190]. Il congresso, proseguendo la prassi della rotazione, elegge portavoce nazionale Oliviero Diliberto[191]. Nel 2011 la corrente del PRC marxista-leninista de L'Ernesto entra nel PdCI [1]

Il VI Congresso: la teoria dei tre cerchi[modifica | modifica sorgente]

Il VI congresso del Pdci, dal titolo: "Ricostruire il Partito Comunista, unire la sinistra, battere le destre" si tiene a Rimini dal 28 al 30 ottobre 2011.

Il congresso si pone un obiettivo di lungo periodo, quello di ricostruire in Italia il Partito Comunista, senza liquidazioni e rifondazioni, cogliendo il meglio della storia del comunismo italiano e internazionale e imparando dagli errori fatti. Viene quindi lanciato un appello a Rifondazione Comunista perché i due partiti si uniscano a partire da alcuni punti: centralismo democratico, collegamento al movimento comunista internazionale, unità della sinistra. Il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, pur assistendo ai lavori congressuali, non prende la parola.

Dal punto di vista delle alleanze elettorali viene proposta la teoria dei tre cerchi concentrici: unità democratica e costituzionale con il centro sinistra per battere le destre, unità della sinistra all'interno del centrosinistra, unità dei comunisti[192].

Il congresso è il momento dell'entrata negli organismi dirigenti dei quadri e dei militanti de l'Ernesto che erano usciti in febbraio dal PRC aderendo al manifesto per la ricostruizione del partito comunista. Aderisce inoltre al partito il filosofo Domenico Losurdo, presidente dell'associazione Marx XXI[193].

Al congresso partecipano 45 delegazioni estere di associazioni e partiti comunisti, progressisti e democratici[194][195]. Ottiene particolare risalto l'intervento del magistrato antimafia Antonio Ingroia che tiene un discorso sulla difesa della Costituzione, definendosi "partigiano della Costituzione"[196].

Politiche 2013 con Rivoluzione Civile[modifica | modifica sorgente]

Il 29 dicembre 2012 il magistrato Antonio Ingroia presenta la sua candidatura alle elezioni politiche del 2013 a capo di Rivoluzione Civile, coalizione che raccoglie l'adesione dei Comunisti Italiani oltre che di Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi e Movimento Arancione. La coalizione elettorale, che raggiunge il 2,2% alla Camera ed il 1,8% al Senato, non supera la soglia di sbarramento e non riesce ad eleggere nessun parlamentare.

Alle contestuali elezioni regionali, il PdCI, presentandosi con il proprio simbolo all'interno della coalizione di centrosinistra a sostegno di Paolo Di Laura Frattura, che verrà eletto Presidente, riesce a ottenere un seggio alle regionali molisane con il 3,28% dei voti. Nessun eletto invece alle regionali laziali, dove dà l'appoggio alla lista Rivoluzione Civile a sostegno di Sandro Ruotolo, ed alle regionali lombarde, dove appoggia la lista Etico a Sinistra all'interno della coalizione che sostiene Umberto Ambrosoli.

In seguito al risultato delle elezioni politiche Oliviero Diliberto si è dimesso insieme alla segreteria nazionale[197].

Correnti e scissioni[modifica | modifica sorgente]

Nel PdCI le correnti organizzate e il frazionismo sono attività espressamente vietate dallo statuto.

Tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006, alcuni dirigenti hanno polemizzato col segretario Diliberto e hanno abbandonato il partito per fondare l’Associazione Rossoverde (4 dicembre 2005) e l’Associazione Sinistra Rossoverde (30 marzo 2006), quest'ultima poi confluita in Sinistra Democratica il 5 maggio 2007.

Nel 2008, in seguito al fallimento elettorale della Sinistra Arcobaleno, Katia Bellillo e Umberto Guidoni hanno guidato un'area di dissenso interno, definita la "destra" del partito, con la richiesta di rimettere mano al progetto di unità della sinistra e di ricercare l'alleanza con il PD. Dopo aver presentato un documento autonomo al V Congresso del partito, che ha raccolto circa il 13% dei consensi, la componente ha scelto di lasciare il PdCI e fondare "Unire la sinistra", poi confluita in Sinistra e Libertà.

Alla "sinistra" del partito, invece, si collocava Marco Rizzo, da tempo in polemica con la dirigenza del Partito, che dopo la sconfitta del 2008 aveva chiesto anche di uscire dalle amministrazioni locali dove i Comunisti Italiani governavano insieme al Partito Democratico. Il 23 giugno 2009 Rizzo viene espulso dal partito e di lì a poco fonda Comunisti-Sinistra Popolare.

Nel 2013 dopo la sconfitta di Rivoluzione Civile il responsabile organizzazione Francesco Francescaglia e il coordinatore nazionale della FGCI Flavio Arzarello promuovono l'appello A Sinistra per l'Italia insieme a diversi dirigenti locali esplicitando il dissenso verso la scelta del partito di collocarsi fuori dalla coalizione di centrosinistra. Il gruppo esce dal PdCI sostenendo la necessità di dar vita ad una nuova forza unitaria della sinistra che insieme a Sel e al Pd punti al governo del Paese.[198]

Valori[modifica | modifica sorgente]

Il preambolo dello statuto del partito recita:

Il Partito dei Comunisti Italiani opera per la ricostruzione in Italia di un partito comunista unico, avanguardia delle componenti più avanzate della società italiana nella lotta per il socialismo e il comunismo. A tale fine organizza donne e uomini che operano, nella società e nelle istituzioni, per attuare ed estendere la democrazia, i diritti, l’uguaglianza, la giustizia sociale e le libertà sancite dalla Costituzione repubblicana, la cui piena attuazione consente di avanzare sulla via del socialismo. Si adopera per l’indipendenza, l’unità e la sovranità del paese.
Fa riferimento al marxismo, al leninismo e all'arricchimento ricevuto dall’elaborazione del Partito Comunista Italiano, in particolar modo attraverso il pensiero di Gramsci e Togliatti, alle esperienze del movimento operaio e comunista italiano ed internazionale, ai valori della Resistenza e dell’antifascismo, alle conquiste dei movimenti per la pace ed anti-imperialisti e alle battaglie ambientaliste, antirazziste, di genere e per i diritti civili.
Il Partito dei Comunisti Italiani assume l’internazionalismo a fondamento della sua azione politica. Opera affinché la politica estera italiana, nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, promuova la pace tra i popoli, la cooperazione multilaterale tra le nazioni e la vocazione solidaristica nella regione euromediterranea per garantire ed assicurare la pace e la cooperazione. Le relazioni internazionali del PdCI con gli altri partiti comunisti, rivoluzionari e progressisti si informano ai principi di indipendenza, uguaglianza, rispetto reciproco, solidarietà e non interferenza.
Riconosce la centralità del conflitto tra capitale e lavoro e opera per unire e organizzare la classe lavoratrice.
Assume la teoria gramsciana della “battaglia delle idee” e della pratica dell’egemonia culturale. Organizza gli intellettuali e si batte per il diritto alla conoscenza, alla cultura e alla ricerca scientifica.
Il Partito dei Comunisti Italiani, nel lavorare per la ricostruzione di un Partito comunista unico, persegue la politica delle alleanze con le forze democratiche e l’unità delle forze della sinistra. Promuove la connessione con i movimenti progressivi della società. Si batte per un’etica pubblica fondata sul riconoscimento della centralità della questione morale e per sconfiggere le mafie.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

PdCI 2004.svg Voti % Seggi
Europee 1999 622.261 2,0 2
Politiche 2001 Camera 620.859 1,67[n 1] 9[n 2]
Senato 13.106.860 38,70[n 3] 2
Europee 2004 783.710 2,4 2
Politiche 2006 Camera 884.912 2,3 16
Senato 1.423.226 4,2[n 4] 5
Politiche 2008 Camera 1.124.298 3,1[n 5] 0
Senato 1.053.154 3,3[n 6] 0
Europee 2009 1.038.247 3,4[n 7] 0
Politiche 2013 Camera 765.188 2,2 [n 8] 0
Senato 549.995 1,8 [n 9] 0

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Risultato afferente alla quota proporzionale
  2. ^ Tutti i seggi sono stati ottenuti nella quota maggioritaria all'interno della lista L'Ulivo
  3. ^ Nella lista L'Ulivo
  4. ^ Nella lista Insieme con l'Unione
  5. ^ Nella lista La Sinistra-L'Arcobaleno
  6. ^ Nella lista La Sinistra-L'Arcobaleno
  7. ^ Nella Lista Anticapitalista
  8. ^ Nella lista Rivoluzione Civile
  9. ^ Nella lista Rivoluzione Civile

Congressi[modifica | modifica sorgente]

  • I Congresso - Fiuggi (FR), 21-23 maggio 1999 - No alla guerra. In Europa, pace e lavoro
  • II Congresso - Bellaria-Igea Marina (RN), 13-16 dicembre 2001 - A sinistra per l'unità e il cambiamento
  • III Congresso - Rimini, 20-22 febbraio 2004 - Al lavoro per la sinistra
  • IV Congresso - Rimini, 27-29 aprile 2007 - Più forti i comunisti, più forte l'unità della sinistra
  • V Congresso straordinario - Salsomaggiore Terme, 18-20 luglio 2008 - Ricostruire la sinistra, cominciamo noi comunisti
  • VI Congresso - Rimini, 28-30 ottobre 2011 - Ricostruire il partito comunista. Unire la sinistra. Battere le destre. La rivoluzione da ottobre.
  • VII Congresso straordinario - Chianciano Terme (SI), 19-21 luglio 2013 - Ricostruire il partito comunista, unire la sinistra, attuare il programma della Costituzione

Iscritti[modifica | modifica sorgente]

  • 1999 - 28.325 (29.388[199])
  • 2000 - 25.614
  • 2001 - 26.184
  • 2002 - 26.700 (23.747[199])
  • 2003 - 30.932
  • 2004 - 34.782
  • 2005 - 35.128
  • 2006 - 43.127
  • 2007 - 31.036 (28.926[200])
  • 2008 - 29.316
  • 2009 - 24.015
  • 2010 - ??
  • 2011 - 20.164[201]
  • 2012 - 12.600[202]

Fonte: Dipartimento Organizzazione del partito.

Organismi dirigenti[modifica | modifica sorgente]

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Capigruppo al Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Capigruppo alla Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Organigramma[modifica | modifica sorgente]

I progetti di confederazione della sinistra[modifica | modifica sorgente]

Il PdCI lavora per l'unità di tutte le forze di sinistra per arrivare a coalizioni di centrosinistra che camminino su due "gambe": quella di sinistra e quella di centro. La confederazione è la forma organizzativa auspicata perché unisce i partiti, preservandone l'autonomia delle varie organizzazioni, cosa impossibile in caso di fusione in un unico nuovo soggetto politico.

L'idea federativa venne per primo a Dario Cossutta, figlio di Armando, che con un articolo su l'Unità del 7 agosto 1990, proponeva di evitare una frattura interna al morente PCI, creando una federazione tra i futuri PDS e PRC, sul modello della Federazione delle Liste Verdi. La proposta fu portata avanti fino alla fine del XX e ultimo congresso PCI, ma non se ne fece nulla e alla fine fu scissione.

Ma dal gennaio 2000, il dibattito politico del centrosinistra fu animato dalla necessità di trovare nuove forme e organizzazioni per quel che rimaneva dell'Ulivo che, dopo la caduta del governo Prodi I, era notevolmente mutato per natura e composizione. Tra chi proponeva un partito unico (Arturo Parisi) e chi una federazione (Walter Veltroni), il dibattito sembrò non trovar compromesso e già a febbraio tutto sembrava lettera morta.

La sconfitta alle regionale del 16 aprile 2000 e la mancata abrogazione del proporzionale al referendum del 21 maggio spinsero Veltroni, con un'intervista a la Repubblica del 23 maggio, a rilanciare l'idea di una "Casa dei riformisti da contrapporre alla Casa delle Libertà", cioè una "grande federazione del centrosinistra".

Proprio quello stesso giorno, la Direzione Nazionale del PdCI lanciava la propria idea di Confederazione della Sinistra, affinché PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e DS potessero confederarsi e successivamente trovare un accordo con le forze di centro più riformiste che, proprio in quei giorni, andavano verso un'unione più stretta che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita de La Margherita. In fondo si trattava di ricomporre il popolo di sinistra, che si trova unito solo sindacalmente nella CGIL, mentre politicamente si divide in 3-4 partiti e innumerevoli associazioni. Per anni saranno solo rifiuti, specie da parte dei DS interessati a forme di unione o federazione con partiti di centro, più che con partiti della sinistra comunista.

L'idea di trovare un'unità a sinistra sembra iniziare a dare i suoi frutti il 15 gennaio 2005, quando Alberto Asor Rosa fonda la Camera di consultazione della sinistra a Roma, con intenti analoghi a quelli avanzati dal PdCI. Qualche nuovo spiraglio si intravede nel giugno 2005, quando la Federazione dei Verdi propone la Lista Arcobaleno, cioè l'aggregazione di almeno PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e associazioni varie. Il PRC rifiuta subito, mentre parte della CGIL e sinistra diffusa, oltre al PdCI, accolgono l'idea con entusiasmo.

Ma nel giro di pochi mesi la legge elettorale diviene proporzionale, lo sbarramento si dimezza e la Federazione dei Verdi rinunciano al progetto Arcobaleno (19 novembre 2005), non senza strascichi polemici. I Verdi sostengono di non essere più disponibili perché trovano privo di senso un Arcobaleno a due (Verdi+PdCI) e, comunque, rifiutano la presenza della falce e martello accanto al loro sole che ride, nell'eventuale simbolo della Lista Arcobaleno. I Comunisti Italiani sostengono invece che sia stato il dimezzamento della soglia di sbarramento a spingere i Verdi a ritrattare tutto.

Per il PdCI, malgrado tutto, resta la prospettiva di cercare di confederare la sinistra, come stabilito dalle linee guida del congresso 2004.

Il 14 febbraio 2006 si raggiunge un accordo elettorale per presentare al Senato una lista unica con Verdi e Consumatori Uniti. L'accordo prevede che 16 capilista siano equamente divisi tra Verdi e PdCI (cioè Armando Cossutta), mentre ai Consumatori vadano le rimanenti due regioni. Diliberto, presentando l'accordo nato certamente per superare agilmente lo sbarramento del 3%, non mancherà di far notare che "sarebbe utile che questo tentativo unitario a sinistra, il primo dopo quindici anni, avesse un buon risultato".

La lista unitaria andrà meglio al Nord, ma lo strano boom di voti ottenuti dal Prc solo al Senato, indurranno il partito a capire che rimpicciolendo la propria falce e martello, si sono regalati molti voti a Rifondazione. In ogni caso la XV legislatura si apre al Senato con la costituzione di un gruppo parlamentare unico tra Pdci e Verdi.

La crisi di governo aperta il 21 febbraio 2007 riapre improvvisamente il problema dell'unità a sinistra. Il 23 febbraio Diliberto su Il Messaggero dichiara che per «dare un segnale di unità forte dobbiamo ristabilire un canale di dialogo continuo e cordiale tra Rifondazione e il Pdci. La speranza poi è una sinistra tutta unita. Del resto, ritengo che una delle cause di fibrillazione della maggioranza sia stata proprio la competizione a sinistra». Tre giorni dopo arriva a sorpresa una risposta da Fausto Bertinotti attraverso Liberazione. Per l'ex segretario del Prc per «affrontare la crisi della politica bisogna affrontare la questione di come raggiungere la “massa critica”. Se non lo affronti, questo tema, se lo rinvii a chissà quando, potrai seminare in eterno e benissimo, ma non riuscirai mai a raccogliere. Questa massa critica deve essere trasversale». Per la prima volta dal 1998 il Prc apre al Pdci. Dal 9 dicembre 2007, nella conferenza della Sinistra ecologista della fiera di Roma, il Pdci assieme al Prc, la Sinistra Democratica ed i Verdi ha dato origine al nuovo soggetto politico chiamato la Sinistra - l'Arcobaleno. Con il simbolo della Sinistra Arcobaleno partecipa alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.

La debacle elettorale, che sancisce l'uscita della scena parlamentare della Sinistra, il PdCI nella persona del suo segretario Diliberto, è la prima tra le forze del cartello a ricusare il progetto, prospettando un ritorno agli storici simboli "falce e martello".

Il Simbolo[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Al momento del battesimo del PdCI (11 ottobre 1998), non era ancora pronto nessun simbolo, ma la dirigenza del neonato partito intendeva riproporre subito un logo che fosse il più simile possibile a quello del disciolto Partito Comunista Italiano, non solo per ragioni affettive, ma soprattutto per dare un forte segnale di continuità tra quella esperienza (1921-1991) e quella che si andava a iniziare. Tuttavia il simbolo apparteneva ai Democratici di Sinistra, seppure questi, otto mesi prima, lo avessero rimosso dal proprio logo di partito per sostituirlo con la rosa del Partito Socialista Europeo.

Visto però il contributo, seppure vano, del PdCI nel salvare il governo Prodi I, i DS accettarono di non contrastare un simbolo del PdCI che clonasse quello del PCI, a patto di qualche lieve modifica.

Il simbolo del PdCI viene presentato il 15 ottobre 1998 e, in effetti, è pressoché identico a quello del PCI disegnato a suo tempo da Renato Guttuso.

Il simbolo però non piace a Rifondazione Comunista che due settimane dopo si rivolge alla Corte d'appello di Roma e di tutte le città in cui vengono depositate liste del PdCI per le imminenti elezioni amministrative di novembre.

Sostiene il PRC che, essendo il simbolo dei Comunisti Italiani molto simile a quello di Rifondazione, gli elettori potrebbero esserne confusi e indotti in errore. Tesi accolta dai giudici, in quanto "gli elementi in base ai quali il simbolo del PdCI, molto simile a quello del PRC, potrebbe confondere e indurre in errore gli elettori, sono sussistenti". La confondibilità tra i due contrassegni deriva, secondo Rifondazione, "dai caratteri grafici e cromatici con cui sono riprodotti nel contrassegno contestato gli elementi figurativi essenziali e centrali del simbolo del PRC". Il segretario del PRC Fausto Bertinotti chiarirà che "non siamo contrari al fatto che chiunque si senta e si definisca comunista si presenti con un proprio simbolo", ma occorre fare "una scelta di tutela nei confronti degli elettori in modo tale che possano scegliere secondo coscienza".

La richiesta di impugnazione del simbolo da parte di Bertinotti viene respinta per le elezioni nei comuni di Pisa, Pescara, Massa, Civitavecchia, Sezze (Lt), Bitonto (Ba), Impruneta (Fi), Pisticci (Mt), mentre è accolta per la provincia di Roma, di Massa, di Foggia e nei comuni di Viareggio e Anzio.

Il PdCI teme di perdere insieme al proprio simbolo i propri voti e Marco Rizzo accusa: "Bertinotti con questo scellerato attacco fa nuovamente, per la terza volta nel giro di quindici giorni, un enorme favore a Fini e Berlusconi". Anche gli alleati accusano il PRC di masochismo, visto che spesso il ricorso è fatto in comuni e province dove il PRC è alleato con tutta la coalizione ulivista.

Il 3 novembre la soluzione della Corte d'Appello di Roma: la semplice aggiunta di un fondo azzurro al simbolo del PdCI eviterà confusioni col PRC. Da allora l'azzurro accompagnerà sempre i simboli del PdCI e Rifondazione continuerà a presentare ricorsi senza successo.

In vista delle elezioni europee del 2004 e a seguito del III congresso del partito, il 7 marzo 2004, la Direzione Nazionale approva un nuovo simbolo elettorale dove viene aggiunta la dicitura "per la sinistra" nel bordo superiore, per meglio esplicitare la linea politica del PdCI. È un simbolo che non sostituisce, ma affianca quello precedente, che resta l'unico ufficiale per statuto (art. 31).

Ma questo nuovo simbolo avrà vita breve. Al Comitato Centrale del dopo europee, il 20 giugno 2004, Diliberto segnala: «I compagni hanno detto che occorre rendere più riconoscibile il simbolo. Sono d'accordo. Non ho ancora idee chiarissime su come fare, ma vedremo, studieremo ogni possibile ipotesi. Ci sono stati tantissimi errori sulle schede che, se evitati, avrebbero aumentato la nostra percentuale. In Sardegna, dove credo di essere più conosciuto che altrove, ho avuto 13.000 preferenze per le europee, ma 2.500 cittadini hanno scritto il mio nome sul simbolo di Rifondazione. E questo è successo un po' ovunque. A Bisceglie, dove anche le pietre conoscono Giovanni Valente, ci sono stati moltissimi analoghi errori. Salvatore Crocetta (detto Totò), anch'egli conosciutissimo a Gela, ha avuto 1.400 preferenze perse sempre per la stessa ragione. Stiamo parlando di numeri impressionanti».

Detto fatto, da Natale 2004 inizierà a circolare un simbolo schiarito e con la scritta comunisti italiani in neretto blu. La scelta deriva dall'osservazione che sulle schede elettorali stampate dalla Zecca di Stato i simboli tendono a scurirsi. Nel simbolo del PdCI questo fenomeno andava a danno soprattutto della scritta bianca comunisti italiani, che così risultava illeggibile o quasi.

Quest'ultimo simbolo è ormai l'unico usato dal PdCI ed è stato inserito anche nella tessera 2006, divenendo così non solo simbolo elettorale, come poi ufficializzato dalle modifiche allo statuto durante il IV congresso..

Simboli storici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Preambolo allo Statuto del partito
  2. ^ Ricostruire il socialismo del XXI secolo
  3. ^ http://www.comunisti-italiani.it/upload/dl/Dipartimento_Organizzazione/tesseramento_dati_2011.jpg
  4. ^ LUNEDI’ 20 DILIBERTO PRESENTA ‘PDCITV.IT’
  5. ^ Cossutta: intesa con l'Ulivo, ma Dini...
  6. ^ "Saremo nella maggioranza"
  7. ^ Documento finale approvato dalla maggioranza
  8. ^ Bertinotti affonda il governo Prodi
  9. ^ Cinquanta metalmeccanici "marciano" su Rifondazione: no alle elezioni
  10. ^ Bertinotti: voteremo la Finanziaria
  11. ^ Trattativa al telefono tra Massimo e Fausto. E alla fine Cossutta disse: "Garantisco io"
  12. ^ Si divide Rifondazione "travolta" dalla pace
  13. ^ «Fondo il partito comunista realista»
  14. ^ Bertinotti e Cossutta divisi sul futuro di Rifondazione
  15. ^ Finanziaria, Nesi divide Rifondazione
  16. ^ Bertinotti Cossutta, sul governo ormai è rottura
  17. ^ La Finanziaria spacca Rifondazione E Bertinotti: "Rischio di scissione"
  18. ^ Diliberto: il segretario non evochi la scissione. Chi ne parla la vuole...
  19. ^ Il "no" di Rifondazione affossa il governo
  20. ^ La nascita del PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
  21. ^ La lettera di dimissioni di Armando Cossutta alla segreteria del Prc
  22. ^ Cossutta si dimette, Bertinotti minaccia
  23. ^ PRC: Armando Cossutta ha rassegnato di dimissioni da Presidente org. c/o la sala stampa di Montecitorio
  24. ^ a b Cossutta verso l'addio a Rifondazione
  25. ^ PRC: assemblea della corrente cossuttiana dopo il dibattito alla Camera sulle comunicazioni del Governo org. c/o Palazzo delle Esposizioni
  26. ^ L'addio di Cossutta: non possiamo obbedire
  27. ^ In marcia verso il governo al canto di "Bandiera rossa"
  28. ^ "Compagni, l'abbiamo scampata bella..."
  29. ^ Prodi battuto per un voto, cade il governo
  30. ^ "L'Italia e i comunisti" org. dalla corrente cossuttiana (c/o Cinema Metropolitan)
  31. ^ E il partito dei comunisti nasce in un cinema di Berlusconi
  32. ^ Cossutta: mai al governo con Cossiga
  33. ^ Ecco il nuovo simbolo "rosso"
  34. ^ L'ira di Bertinotti: chi vota Prodi è fuori
  35. ^ Simbolo, accolto ricorso del Prc contro il Pdci
  36. ^ I Comunisti di Cossutta "ritoccano" un colore e il loro nuovo simbolo può partecipare al voto
  37. ^ PDCI: presentazione delle liste elettorali per le prossime elezioni provinciali di Roma e la nuova tessera dei Comunisti Italiani org. c/o il Gruppo Parlamentare dei Comunisti Italiani
  38. ^ Riunione del Comitato promotore nazionale del PDCI org. c/o Centro Congressi Cavour
  39. ^ Cossutta media sulla scuola
  40. ^ "Rinascita della Sinistra" presentazione del nuovo settimanale del PDCI org. dal PDCI (c/o Gruppo dei Comunisti Italiani)
  41. ^ E Cossutta chiede un patto a sinistra
  42. ^ PDCI: conferenza stampa al termine del Coordinamento Nazionale org. c/o Hotel Jolli Leonardo
  43. ^ La retromarcia di Cossutta Restiamo ma per lottare - Repubblica.it » Ricerca
  44. ^ Pdci: Attivo nazionale dei sindacalisti e quadri operai - Iª parte
  45. ^ Pdci: Attivo nazionale dei sindacalisti e quadri operai - IIª parte
  46. ^ Pdci: presentazione del primo congresso che si terrà a Fiuggi dal 21 al 23 maggio org. dal PDCI (c/o sala stampa di Montecitorio)
  47. ^ Armando Cossutta commenta i risultati delle elezioni conferenza stampa organizzata a Montecitorio Armando Cossutta commenta i risultati delle elezioni conferenza stampa organizzata a Montecitorio
  48. ^ Cossutta chiude la Festa di Rinascita
  49. ^ Tornano i giovani comunisti della Fgci nuova creazione del partito di Cossutta
  50. ^ PdCI: «Battere le destre: governare l'Italia e le regioni»
  51. ^ Ecco perché ho scelto di non fare più il ministro
  52. ^ Pdci, Diliberto eletto segretario
  53. ^ Bellillo: «Io che ho stretto la mano al Papa, al corteo sarò in prima fila»
  54. ^ Cossutta e Diliberto alla manifestazione di Roma per gli 80 anni dalla fondazione del PCI
  55. ^ Girasole, al via senza il petalo comunista
  56. ^ PdCi: 2º Congresso nazionale (giornata conclusiva)
  57. ^ Pdci: subito unità a sinistra
  58. ^ Firmatari Genoa Social Forum
  59. ^ La relazione di Oliviero Diliberto
  60. ^ «E se Cofferati guidasse l'Ulivo?»
  61. ^ «Cofferati sindaco? Lo preferivamo leader»
  62. ^ Nerio Nesi lascia il Pdci
  63. ^ Nesi assente, finisce il feeling con Cossutta
  64. ^ L'iscrizione del professor Nicola Tranfaglia al Partito dei Comunisti Italiani
  65. ^ Tranfaglia si dimette. Bruxelles, malumori tra gli eurodiessini
  66. ^ Cossutta, la prima volta da secondo
  67. ^ C.C. 19 E 20 GIUGNO - Relazione Diliberto
  68. ^ Il Cossutta tradito
  69. ^ Presentazione di una proposta di una Costituente di sinistra e dell'ufficializzazione dell'adesione al Pdci di Luigi Cancrini
  70. ^ «Io e papà Armando messi nell'angolo da due burocrati»
  71. ^ L'Associazione RossoVerde sull'esclusione di Pagliarulo e Maura Cossutta
  72. ^ Direzione Pdci, si dimettono la Cossutta e Pagliarulo
  73. ^ "ADDIO DILIBERTO, SEI TROPPO RISSOSO"
  74. ^ Pdci, strappo di Cossutta «Non sarò più presidente»
  75. ^ Cossutta: Pronti a rinunciare a falce e martello
  76. ^ Cossutta-Diliberto, scontro su falce e martello
  77. ^ «No a pregiudiziali se c'è il simbolo comune»
  78. ^ «Processo» a Cossutta Restano falce e martello
  79. ^ Tranfaglia: voleva posti per sé e la figlia
  80. ^ Cossutta e Diliberto, le ragioni del contrasto
  81. ^ Oliviero Diliberto: Un voto al Pdci per una sinistra forte ed unita
  82. ^ AFGHANISTAN: SI ALLUNGANO LE OMBRE
  83. ^ Afghanistan, il Pdci blocca l'accordo D'Alema: volete che cada l'esecutivo
  84. ^ Afghanistam: mozione passo in avanti nel merito e nel metodo
  85. ^ INDULTO: INTERVENTO DILIBERTO alla Camera
  86. ^ Assalto Pdci a Rifondazione
  87. ^ Senato, spunta un dissidente nel Pdci: «Io voto contro»
  88. ^ Punito perché sono comunista
  89. ^ Emarginato dal partito per una storia di soldi
  90. ^ Soffritti e quei soldi delle Ferrovie sotto accusa «Rossi taccia, verso al Pdci 1.700 euro al mese»
  91. ^ Al Senato l'incognita Rossi: lascio il Pdci e voterò contro
  92. ^ Offro la pace a Bertinotti costruiamo una sinistra laburista
  93. ^ Giordano in forum sui rapporti col Pdci
  94. ^ Discutiamo di precarietà
  95. ^ E il Pdci ora marcia diviso Bianchi: protesta sbagliata
  96. ^ Diliberto: Palestina. Pdci a Roma e Milano. Fermare il massacro
  97. ^ In cinquantamila sfilano a Milano "Palestina-Israele, stessa dignità"
  98. ^ Lo sdegno di Napolitano "Insulti ignobili ai caduti"
  99. ^ Roma, al corteo per la pace in Palestina bruciati manichini di soldati italiani
  100. ^ Roghi al corteo, parla Diliberto "Mai più insieme a quei provocatori"
  101. ^ Corteo di Roma, Prodi contro Diliberto "Basta giocare con la piazza"
  102. ^ Stabilizzazione precari: il testo dell'emendamento in Finanziaria
  103. ^ Manifesto Lavoro stabile e sicuro del 18/12/2006
  104. ^ Querelle Sgobio-Colombo
  105. ^ Diliberto «assume» 100mila precari
  106. ^ Fischi ai sindacati: stampelle del governo
  107. ^ Gli operai dell' Alfa «fischiano» anche il Pdci Rizzo: critiche giuste, si deve cambiare rotta
  108. ^ Diliberto: fermerò l'assalto ai poteri forti
  109. ^ Manifesto Più forte i comunisti più forte l'unità della sinistra
  110. ^ Audio della manifestazione
  111. ^ La più grande manifestazione del Pdci
  112. ^ Base Usa, sì di Prodi Ma la sinistra insorge
  113. ^ Vicenza: il governo non si oppone. Pdci: siamo delusi
  114. ^ Intenti del Governo sul progetto di raddoppio della base statunitense presso l'aeroporto Dal Molin di Vicenza
  115. ^ Interventi in aula: Question Time su base di Vicenza
  116. ^ Base Vicenza, governo battuto Approvato l'odg del centrodestra
  117. ^ Diliberto: Base Vicenza. Pericoli per governo da manovre neocentriste
  118. ^ "La pace è fatica ecco i miei risultati"
  119. ^ A Vicenza corteo senza paura Slogan, ironia e niente violenza
  120. ^ Il Governo battuto al Senato Unione nel caos, la Cdl: "Dimissioni"
  121. ^ Prodi, la giornata delle dimissioni "Governo forte o niente reincarico"
  122. ^ Diliberto: la sinistra? Tra noi due scellerati Aiutano i poteri forti
  123. ^ Dalla politica estera alle pensioni "Sì" dell'Unione ai 12 punti di Prodi
  124. ^ DILIBERTO: SUBITO UN PATTO AL PRC, VOGLIONO FARCI FUORI
  125. ^ Bertinotti: «Contro l’antipolitica ricostruire una cultura politica di sinistra»
  126. ^ Resoconto stenografico di Diliberto alla Camera del 2 marzo 2007
  127. ^ Rendez-vous tra Fausto e Oliviero ed è disgelo Rifondazione-Pdci
  128. ^ Relazione di Diliberto al Cc del 9-10/3/2007
  129. ^ E Rifondazione torna ad attaccare il Pdci Ascolta anche l'audio de Le nuove sfide di Rifondazione
  130. ^ Conclusioni di Diliberto al Cc del 9-10/3/2007
  131. ^ Il PdCI calabrese contro il «suo» ministro «Bianchi ha tradito la nostra fiducia»
  132. ^ Diliberto apre a Mussi, Cossutta lo ha già fatto
  133. ^ Il Pdci riabbraccia Bertinotti
  134. ^ Diliberto: «Ci sono le condizioni oggettive e soggettive per unirci»
  135. ^ Diliberto: “Non inseguiamo i no-global, incalziamo Prodi”
  136. ^ Padoa-Schioppa ci fa sbandare
  137. ^ Diliberto: «A riposo su base volontaria o c’è la crisi»
  138. ^ Comunicati stampa del 23-24/7/2007
  139. ^ A ottobre in piazza
  140. ^ Il militante comunista vota tre volte in tre seggi
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  165. ^ BOCCIATO L’ARCOBALENO, ORA LA PAROLA TOCCA AI COMUNISTI!
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Cossu, Forme rituali e selezione del passato nella fondazione del Partito dei Comunisti Italiani (ottobre 1998), Contributo a Forme della Memoria e Rappresentazioni del Passato - Associazione italiana di Sociologia, Pavia, 27 febbraio 2004.
  • Andrea Cossu, “Tenetela cara questa bandiera!”. Simbolismo politico e ricorso al rituale nella scissione del partito dei comunisti italiani, in «Polis. Ricerche e studi su società e politica in Italia», n. 2, pp. 207 – 236, agosto 2004.
  • Armando Cossutta, Una storia comunista, Rizzoli, 2004.
  • Paola Bordandini, Aldo Di Virgilio, Partito dei Comunisti italiani. Ritratto di un partito che non avrebbe dovuto esserci, Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico dell'Università di Bologna, 11 ottobre 2005. Leggi qui

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