Luigi de Magistris

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Luigi de Magistris
Luigi de Magistris.jpg

Sindaco di Napoli
Durata mandato 1º giugno 2011 –
1º ottobre 2014 (sospensione ex art. 11 d.lgs 235/12)
Predecessore Rosa Russo Iervolino
Successore Tommaso Sodano (vicesindaco f.f.)

Dati generali
Partito politico Movimento Arancione

precedenti :

Italia dei Valori

Luigi De Magistris
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Luigi De Magistris
Luogo nascita Napoli
Data nascita 20 giugno 1967
Titolo di studio laurea in Giurisprudenza
Professione Magistrato
Partito IDV
Legislatura VII
Gruppo Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori
Circoscrizione Italia meridionale

Luigi de Magistris (Napoli, 20 giugno 1967) è un politico ed ex magistrato italiano, sindaco di Napoli dal 2011 al 2014.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha frequentato il Liceo Adolfo Pansini nel quartiere Vomero di Napoli, diplomandosi con 51/60. Dopo la laurea in Giurisprudenza (con la votazione di 110/110 e lode), nel 1993 ha intrapreso la carriera di magistrato, scelta che era già stata di suo padre, del suo nonno e del bisnonno.[1] Dal 1998 al 2002 ha operato presso la Procura della Repubblica di Napoli per poi passare come Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro. Nel 2009 decide di candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo, come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori. Eletto europarlamentare, viene anche designato, in data 20 luglio 2009, alla presidenza della commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario.[2][3]

Inchieste[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta Poseidone[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta Poseidone è un'indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione. Le indagini, condotte dai carabinieri, ruotano attorno alla destinazione e all'utilizzo di tali somme, prendendo spunto dalla relazione elaborata nel 2004 dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

La Procura ipotizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti del generale della Guardia di finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere di Franco Frattini, all'epoca vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la giustizia. La Procura calabrese sottopose a perquisizione l'abitazione romana dell'alto ufficiale e il suo ufficio a Ostia, con il sequestro di computer, CD-ROM, e documentazione cartacea.

Le perquisizioni erano state disposte in seguito al ritrovamento di un biglietto da visita dell'ufficiale nell'abitazione di uno degli indagati, Giovambattista Papello, ex subcommissario per l'emergenza ambientale della Regione Calabria: sul biglietto era scritto a mano il numero del telefono cellulare del generale. A Papello erano state trovate, tra l'altro, alcune intercettazioni illegali di colloqui telefonici, risalenti al novembre 2004, che l'ex presidente dell'ANAS, Vincenzo Pozzi, aveva avuto con Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, e con Pietro Folena. Cretella-Lombarda comanda[ all'epoca dell'indagine, o della scrittura della voce?] la Scuola di polizia tributaria delle Fiamme gialle con sede ad Ostia, e all'epoca comandava il secondo reparto della Guardia di finanza addetto alla collaborazione internazionale e all'interscambio con le polizie di altri paesi.

Tra gli altri, sono indagati il segretario dell'UDC, Lorenzo Cesa, in qualità di socio di una società che avrebbe ricevuto un finanziamento per realizzare nel cosentino uno stabilimento per la produzione di DVD, realizzato soltanto in parte, nel quale non sarebbe mai stata avviata la produzione; l'ex presidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, attuale[quando?] vicepresidente dell'istituto Garante per la privacy; l'ex assessore regionale all'Ambiente, Domenico Basile, uno degli uomini di punta di Alleanza Nazionale in Calabria.

L'OLAF, l'agenzia antifrode dell'Unione europea, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Fabio Schettini, già segretario dell'ex ministro di Forza Italia Franco Frattini, poi commissario europeo, in passato titolare del Dicastero degli Affari Esteri[4]. Nel 2007, l'inchiesta viene sottratta a de Magistris per intervento del procuratore Mariano Lombardi, che motiva la sua decisione con irregolarità procedurali[5].

L'inchiesta SbP[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta verte su contributi europei chiesti per l'avvio di una attività imprenditoriale in Calabria che avrebbe dovuto creare occupazione per 40 persone. Nell'inchiesta risulta indagato anche il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa.

L'inchiesta Why not[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Inchiesta Why Not.

Il nome Why Not deriva da quello di una società di outsourcing la cui attività rappresenta uno dei filoni principali dell'indagine. L'inchiesta registra un momento di svolta il 18 giugno 2007 quando il pm de Magistris fa eseguire dai carabinieri 26 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati. Tra loro vi è anche Pietro Scarpellini, consulente "non pagato", come precisò all'epoca Palazzo Chigi, della Presidenza del Consiglio. Nell'inchiesta risultano indagati, inoltre, Luigi Bisignani, consulente della Ilte spa, e Giancarlo Pittelli, senatore di Forza Italia. Un ruolo centrale nella vicenda sarebbe stato svolto dall'imprenditore Antonio Saladino, allora presidente della Compagnia delle Opere della Calabria. L'inchiesta ruota attorno anche a presunti contatti tra Saladino e l'allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, poi smentiti dalle inchieste. Negli atti dell'inchiesta figurano anche alcune intercettazioni telefoniche riguardanti colloqui tra Antonio Saladino e il ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata successivamente archiviata per insussistenza dei fatti,.

Durante l'indagine si registra l'iniziativa di Clemente Mastella che chiede al Consiglio superiore della magistratura il trasferimento di de Magistris: il CSM ha dapprima rimandato la decisione a dicembre 2007. Alla fine, sia de Magistris che i suoi collaboratori sono stati rimossi dall'inchiesta. La vicenda ha creato un grave conflitto, senza precedenti, tra le Procure di Salerno e Catanzaro, creando un caso nazionale che ha visto anche l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il pm de Magistris e il ministro Mastella, per motivi opposti, sono stati entrambi oggetto di minacce.

Altri indagati nell'inchiesta sono il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Nicola Adamo (Ds), in quella fase vicepresidente della Regione Calabria, Mario Pirillo (ex-Margherita, poi Partito Democratico Meridionale), assessore regionale all'agricoltura, e un consigliere regionale dei Ds, Antonio Acri. Il 19 ottobre 2007, la procura di Catanzaro, nella persona di Dolcino Favi (avvocato generale dello Stato e procuratore generale reggente a Catanzaro), ha avocato a sé l'inchiesta, sottraendola a de Magistris per presunta incompatibilità. Il Pg facente funzioni ha inoltre disposto che la notizia venisse ufficialmente comunicata al P.M. solo il 22 ottobre. In un'intervista a la Repubblica, de Magistris dichiarerà, infatti, di esserne venuto a conoscenza da notizie di stampa.[6]

Per completezza d'informazione, bisogna aggiungere che Favi già nel 1989 era stato oggetto di attenzioni da parte del CSM e della Camera dei Deputati[7] per «essere dedito a sistematiche violazioni di norme, in particolare di quelle poste a presidio dei diritti fondamentali dell'individuo» e che egli avocò "Why Not"[8] giusto una settimana prima che scadesse la sua carica a procuratore e quando il CSM aveva già nominato il procuratore titolare, attuando l'avocazione in una forma particolarmente aggressiva (facendo, cioè, aprire la cassaforte dell'ufficio all'insaputa del PM e prelevandone tutti gli atti d'inchiesta).

Infine, anche la presunta incompatibilità sostenuta da Favi (riguardante l'iscrizione sul registro degli indagati del ministro Mastella, che aveva chiesto il trasferimento di de Magistris), si è rivelata inesistente poiché Mastella era stato iscritto come senatore, mentre le intercettazioni disposte dalla procura (come risulterà, a febbraio 2009, ai giudici di Salerno) erano perfettamente legittime poiché non vi era modo di associare preventivamente l'utenza usata anche da Mastella a un parlamentare.[9] Il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinvia a giudizio Luigi de Magistris e Gioacchino Genchi con l'accusa di aver acquisito in modo illegittimo, nel 2009, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari. De Magistris ha definito l'inchiesta "infondata".[10]

L'inchiesta Toghe lucane[modifica | modifica wikitesto]

Luigi de Magistris ha infine indagato sul caso denominato Toghe lucane. Secondo il giudice un "comitato d'affari" comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. La guardia di Finanza ha perquisito nei primi mesi del 2007 le abitazioni e gli uffici del sottosegretario allo Sviluppo economico Filippo Bubbico (Ds), del procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano, dell'avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano.

Le ipotesi di reato addotte da de Magistris sono quelle di abuso d'ufficio per Tufano; corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere per Labriola; abuso d'ufficio per Fasano; abuso d'ufficio, associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per Bubbico che è stato presidente della Regione Basilicata. Nell'inchiesta sono indagati uomini politici, amministratori, imprenditori, funzionari e magistrati in servizio in Basilicata (fra questi ultimi, uno ha lasciato la magistratura e altri sono già stati trasferiti in altre sedi dal Consiglio Superiore della Magistratura).

Bubbico, si legge nel decreto di perquisizione redatto dal pm di Catanzaro de Magistris, è "il punto di riferimento politico apicale, unitamente ad altri appartenenti alla politica", nel "comitato di affari" al centro dell'inchiesta. L'inchiesta avrebbe messo in luce, sempre a carico di Bubbico - che è stato presidente della Giunta regionale della Basilicata nella passata legislatura - "una logica trasversale negli schieramenti", con il "collante degli affari". Successivamente per quasi tutti i più di 30 indagati da de Magistris è stata richiesta l'archiviazione o l'assoluzione.

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento cautelare d'urgenza di de Magistris, per presunte irregolarità nella gestione del caso Toghe lucane. In aprile 2009, Il Gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha prosciolto Luigi de Magistris (ormai dimessosi da mesi) dall'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio e abuso d'ufficio nell'ambito di questa inchiesta. Scelta che fa seguito alla decisione della Cassazione del 2 aprile di non spostare la sede del procedimento, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ex coordinatrice della Dda di Potenza, Felicia Genovese, finita a sua volta nell'inchiesta "toghe lucane" ad opera dell'ex pm de Magistris. Nel marzo 2011 l'intera inchiesta è stata infine archiviata dal Giudice dell'udienza preliminare di Catanzaro Maria Rosaria di Girolamo, che ha definito l'impianto accusatorio «lacunoso» e tale da non presentare elementi «di per sé idonei» a esercitare l'azione penale. Tutti e trenta gli indagati sono così stati prosciolti. Nonostante le richieste dei mezzi d'informazione, de Magistris si è rifiutato di lasciare alcuna dichiarazione in merito.[11]

Il trasferimento[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 settembre 2007, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al CSM il trasferimento cautelare di de Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. La richiesta venne proposta a seguito dell'istruttoria condotta dagli ispettori del ministero negli uffici giudiziari di Catanzaro e di Potenza: gli ispettori ritennero di aver rilevato "gravi anomalie" nella gestione del fascicolo "Toghe lucane", contestando a de Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell'inchiesta al procuratore capo Lombardi. La notizia balza subito alle attenzioni della cronaca nazionale grazie al movimento Ammazzateci tutti, sceso subito in difesa del Pm promuovendo numerose manifestazioni di protesta contro la decisione e a sostegno di de Magistris in Calabria ed in tutta Italia.

Il CSM si è dapprima riservato di decidere il 17 dicembre 2007; successivamente ha rinviato la decisione, per approfondire ulteriormente la situazione, al 18 gennaio 2008. In tale data è stato disposto il trasferimento di Luigi de Magistris da Catanzaro e dalle funzioni di pubblico ministero: si tratta di una pena accessoria rispetto alla condanna principale di censura. La notizia è giunta, tra l'altro, il giorno seguente alle dimissioni del ministro Mastella. De Magistris, contemporaneamente, è stato assolto dall'accusa di non aver adottato le misure necessarie per impedire la "fuga di notizie" sull'inchiesta Inchiesta Why Not e da quella di aver avuto "rapporti disinvolti" con la stampa. Il provvedimento non è immediatamente operativo, quindi sarà subordinato alla pronuncia definitiva da parte delle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, di fronte alle quali il pm potrà richiedere l'impugnazione del verdetto del CSM.

Interrogazioni parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2003 è oggetto di interrogazioni parlamentari che ne sostenevano l'incompatibilità ambientale e ne chiedevano l'allontanamento da Catanzaro. In una di queste interrogazioni[12] l'allora senatore di Alleanza Nazionale Ettore Bucciero ha chiesto e ottenuto - nel gennaio 2006 - un'ispezione ministeriale a carico del PM; provvedimenti avvenuti in concomitanza con due delle sue indagini, Poseidon e Inchiesta Why Not (entrambe sottrattegli), in cui stava indagando su personaggi politici di spicco, mafia e massoneria.

L'attività di de Magistris si è scontrata più volte con il mondo politico[13] e parte della stampa ha sottolineato che da parte degli organi di potere vi sono stati tentativi di fermare le sue inchieste, mentre altri giornali hanno invece criticato più o meno aspramente il suo operato. Sul tema, molto controverso, sono state presentate anche interrogazioni parlamentari favorevoli al magistrato, dal deputato Falomi di Rifondazione Comunista con risposta del sottosegretario Li Gotti[14] in appoggio a Luigi de Magistris.[15]

Ingresso in politica[modifica | modifica wikitesto]

Europarlamentare dell'Italia dei Valori[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 marzo del 2009, con un post sul blog di Antonio Di Pietro, Luigi de Magistris annuncia il suo ingresso in politica. Si unirà all'Italia dei Valori per le elezioni Europee del 2009, lasciando, così:

« un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni.[16] »

Luigi de Magistris rammenta di essere "stato in qualche modo ostacolato" nelle attività di Pubblico Ministero:

« che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l'attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane e in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale.[16] »

Luigi de Magistris è stato eletto al Parlamento di Strasburgo durante la tornata europea del 6 e 7 giugno 2009 risultando il secondo candidato più votato d'Italia, dopo Silvio Berlusconi, con 415.646 preferenze. In data 20 luglio 2009 è stato eletto presidente della commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario.[2][3] In occasione dell'anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer, l'ex PM ha più volte mostrato apprezzamenti verso lo stesso, riconoscendosi nei valori e negli ideali portati avanti dall'allora esponente del Partito Comunista Italiano. Ha anche affermato di essere stato un elettore del PCI.[17]

Nonostante avesse dichiarato che una volta eletto avrebbe abbandonato l'attività di magistrato per dedicarsi completamente alla politica, ha chiesto ed ottenuto d'essere messo in aspettativa dal Consiglio Superiore della Magistratura, che gli ha concesso questo provvedimento in data 29 luglio 2009[18], suscitando anche critiche in ambienti vicini alla destra.[19] Luigi de Magistris si è dimesso dalla Magistratura il 19 novembre 2009, poco dopo l'insediamento al Parlamento Europeo.[20][21]

Il 5 novembre 2010 si apprende che de Magistris è stato rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio, relativamente alle indagini sul caso Why Not[22], fatto da cui viene assolto, anche in appello, il 7 febbraio 2014[23]. Secondo VoteWatch[24], a fine luglio 2011 Luigi de Magistris (con il 68,14 % di presenze in seduta plenaria) risulta essere al 709º posto su 733, nella classifica complessiva delle presenze di tutti gli europarlamentari. La questione è stata evidenziata prima da Luisella Costamagna e poi da Santanché durante la trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro rispettivamente il 4 novembre 2011 ed il 1º novembre 2012, ma de Magistris ha spiegato che il dato in realtà risulta distorto considerando le assenze successive alla candidatura a sindaco di Napoli, dopo la quale non si è più presentato essendo le due cariche incompatibili. Si nota altresì la bassa percentuale di astensionismo nel periodo precedente, dove risulta essere tra gli europarlamentari più presenti, non essendosi mai assentato nel 2009 e quattro volte nel 2010.[25][26]

L'elezione a sindaco di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2011 si è candidato a sindaco di Napoli per le elezioni comunali di maggio,[27] e per questo ha avuto un diverbio con il comico e ispiratore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo che aveva supportato la sua candidatura a parlamentare europeo.[28] Sostenuto da IdV, Federazione della Sinistra, Partito del Sud e dalla lista civica Napoli è Tua, al primo turno elettorale de Magistris è risultato il secondo candidato con il 27,52% delle preferenze, superando Mario Morcone (candidato del PD sostenuto da SEL, attestatosi al 19% delle preferenze) e accedendo con Gianni Lettieri (38,52% - candidato della coalizione di centro-destra) al ballottaggio,[29] nel quale, dopo aver rifiutato l'apparentamento formale con il Partito Democratico,[30] viene eletto sindaco con il 65,37% dei consensi.[29] La proclamazione ufficiale, con conseguente inizio del mandato, ha luogo il 1º giugno 2011.[31] In qualità di sindaco di Napoli assume l'incarico di presidente del Real Teatro di San Carlo, teatro poi commissariato dal Ministero a partire dal gennaio 2014.

Una delle prime iniziative da sindaco è stata la trasformazione dell'Azienda Risorse Idriche di Napoli (ARIN) da S.p.A. in soggetto giuridico di diritto pubblico, pur essendo la società già totalmente sotto controllo pubblico[32]. Per ciò che riguarda la raccolta differenziata, il 16 giugno 2011 la nuova giunta ne ha deliberato l'estensione agli interi quartieri di Agnano, Capodimonte, Posillipo, Barra, Ponticelli e Scampia, entro il 2012/2013 si prevedeva l'estensione nei quartieri di Pianura (quartiere di Napoli), Vomero, in tutto il Centro storico di Napoli, Quartieri spagnoli e il proposito di estenderla all'intera città[33]. De Magistris ha promesso che entro un anno Napoli, nei quartieri in cui verrà attivata la raccolta porta a porta, raggiungerà l'obiettivo del 70% di raccolta differenziata[34], mentre a tutto il 2012 ha raggiunto appena il 21,25%[35]. Il New York Times e la stampa americana hanno paventato con l'elezione di de Magistris una svolta legalitaria e di sviluppo dell'immagine[36], mentre altre fonti come l'inviato della guida Lonely Planet ne hanno sottolineato la disorganizzazione e la sporcizia della città[37]. Il 1º ottobre 2014 De Magistris viene sospeso per 18 mesi dalla carica di sindaco dal prefetto di Napoli in applicazione della Legge Severino[38], a seguito della condanna in primo grado per abuso d'ufficio.

Le polemiche al suo mandato[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un'iniziale gradimento, de Magistris ha iniziato ad riscontrare un apprezzamento calante per il suo lavoro. Nella classifica annuale di Datamonitor è sceso, in un anno, dalla seconda alla diciannovesima posizione[39]. Il malcontento è esploso in manifestazioni cittadine[40] contro il suo operato, sfociate in disordini e cariche della polizia sui manifestanti.

Il Movimento Arancione[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 dicembre 2012 de Magistris promuove la fondazione del Movimento Arancione, formazione politica che raccoglie personalità di sinistra deluse dai partiti. Il Movimento Arancione intende costruire un polo alternativo al centrosinistra insieme alle forze riunite il 1º dicembre 2012 nell'assemblea pubblica Cambiare si può: un gruppo di associazioni e movimenti insieme a Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani e Verdi[41]. Il Movimento Arancione sostenne Antonio Ingroia e la sua lista Rivoluzione Civile alle elezioni politiche del 2013.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 luglio 2013, Luigi de Magistris, il presidente della regione Campania Stefano Caldoro e il presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro vengono iscritti nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dell'America's Cup: le accuse sono di turbativa d'asta (per la scelta del socio privato della società di scopo ACN, costituita per la prima edizione, senza rispettare le procedure di evidenza pubblica) e per abuso d'ufficio (per la trasformazione, avvenuta in occasione della seconda edizione, di ACN da societa di scopo in societa strumentale permanente). [42]

Il 25 settembre 2014 è stato condannato insieme a Gioacchino Genchi dal Tribunale di Roma a un anno e tre mesi per abuso d'ufficio (l'accusa era aver violato la legge Boato, la quale stabiliva che per avere un tabulato telefonico di un parlamentare occorreva l'autorizzazione del Parlamento)[43][44]. Nel commentare la notizia, De Magistris ha annunciato che non si sarebbe dimesso da primo cittadino di Napoli mentre i giudici che lo hanno condannato "si dovrebbero guardare allo specchio e vergognarsi. Si dovrebbero dimettere loro"[45].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://files.meetup.com/701292/BrochureDeMagistris.pdf
  2. ^ a b Luigi de Magistris presidente commissione Bilancio europea, beppegrillo.it
  3. ^ a b De Magistris Presidente Cocobu, libertadiopinione.it
  4. ^ L'Europa da ragione a De Masgistris e multa l'Itala per 57 milioni, Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2011
  5. ^ Articolo del Corriere del Mezzogiorno, 6 febbraio 2012
  6. ^ Link ad articolo da La Stampa del 20 ottobre 2007.[1]
  7. ^ Camera dei Deputati, Atti Parlamentari del 17 gennaio 1989
  8. ^ Corriere della Sera, giugno 2008
  9. ^ Repubblica, 23 febbraio 2009
  10. ^ Inchiesta Why not, De Magistris rinviato a giudizio - Il Sole 24 ORE
  11. ^ La Stampa, 20 marzo 2011
  12. ^ Interrogazione Bucciero. Vedasi anche l'interrogazione Centaro ed altri Interpellanza Centaro ed altri.
  13. ^ Corriere.it.
  14. ^ Interrogazione Falomi.
  15. ^ interrogazione Mancini.
  16. ^ a b Antonio Di Pietro » Blog Archive » Luigi de Magistris in Europa
  17. ^ De Magistris ,vecchio compagno del PCI ai tempi di Berlinguer | Fai notizia - il primo sito di giornalismo partecipativo
  18. ^ Corriere.it - Giustizia, de Magistris in aspettativa
  19. ^ Travaglio mette la foglia di fico davanti alle bugie dell'Idv
  20. ^ de Magistris non è più magistrato - Corriere Della Sera, 19 novembre 2009
  21. ^ Il plenum del CSM approva le dimissioni di Luigi de Magistris - La Repubblica, 20 novembre 2009
  22. ^ Omissione di atti d'ufficio, De Magistris a giudizio
  23. ^ Omissione atti d'ufficio, de Magistris assolto anche in appello in Adnkronos, 7 febbraio 2014. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  24. ^ Profilo di Luigi De Magistris su VoteWatch.eu
  25. ^ VoteWatch Europe: European Parliament, Council of the EU
  26. ^ De Magistris a Servizio Pubblico 1 novembre 2012
  27. ^ Sito ufficiale della campagna elettorale
  28. ^ Corriere.it - Beppe Grillo «scarica» de Magistris
  29. ^ a b Elezioni comunali 2011, Ministero dell'Interno
  30. ^ De Magistris, asse Napoli-Milano. "Ci libereremo dal berlusconismo", repubblica.it
  31. ^ De Magistris proclamato sindaco: "Penso a mio padre: lo ringrazio", repubblica.it
  32. ^ Ma l' Arin è già di fatto una società pubblica, La Repubblica, 18 giugno 2011
  33. ^ delibera n. 739 del 16/06/11 del Comune di Napoli
  34. ^ Forse De Magistris ha fatto qualche promessa di troppo | l'Occidentale
  35. ^ http://orr.regione.campania.it/osservatorio/docs/documenti/2012_NA_Napoli.pdf
  36. ^ 36 Hours in Naples sul New York Times[2]
  37. ^ «Rifiuti e musei aperti a metà»: l'inviato di Lonely Planet boccia Napoli http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/1-aprile-2013/rifiuti-musei-aperti-metal-inviato-lonely-planet-boccia-napoli-212435118002.shtml
  38. ^ Decreto legislativo 31 dicembre 2012 n. 235 Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilita' e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190
  39. ^ La classifica dei sindaci: de Magistris giù, De Luca sul podio - Napoli - Repubblica.it
  40. ^ Scontri a Napoli, protesta commercianti contro Ztl: lancio di petardi e cariche della polizia De Magistris: «Camorra infiltrata» - Il Messaggero
  41. ^ Elezioni, gli “arancioni” di Ingroia alla prova delle liste tra partiti e movimenti - Il Fatto Quotidiano
  42. ^ America's Cup, indagati Luigi De Magistris, il presidente Caldoro e Luigi Cesaro
  43. ^ Intercettazioni a strascico. Condannato De Magistris, La Stampa, 25 settembre 2014
  44. ^ Caso de Magistris: la sentenza è arrivata al prefetto di Napoli. Alfano: "Ora la sospensione". Il sindaco: "Salutatemela", la Repubblica, 01 ottobre 2014
  45. ^ De Magistris sotto assedio: si dimettano i giudici, nottecriminale.it, 26 settembre 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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Rosa Russo Iervolino dal 30 maggio 2011 al 1° ottobre 2014 Tommaso Sodano

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