San Lazzaro di Savena

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« A sòn stè ala Fîra d' San Lâżar, oilì oilà... »
(Nel 1973 il cantautore Francesco Guccini riprende, parzialmente modificata, una canzone popolare e goliardica: "La Fiera di San Lazzaro", inserendola nell'album Opera buffa)
San Lazzaro di Savena
comune
San Lazzaro di Savena – Stemma
Municipio di San Lazzaro di Savena
Municipio di San Lazzaro di Savena
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Bologna-Stemma.png Bologna
Amministrazione
Sindaco Isabella Conti (PD) dal 26/05/2014[1][2]
Territorio
Coordinate 44°28′00″N 11°24′00″E / 44.466667°N 11.4°E44.466667; 11.4 (San Lazzaro di Savena)Coordinate: 44°28′00″N 11°24′00″E / 44.466667°N 11.4°E44.466667; 11.4 (San Lazzaro di Savena)
Altitudine 62 m s.l.m.
Superficie 44,72 km²
Abitanti 31 851[3] (01-01-2014)
Densità 712,23 ab./km²
Frazioni Borgatella, Castel dei Britti, Cicogna, Colunga, Croara, Farneto, Idice, La Campana, La Mura San Carlo, Mirandola, Pizzocalvo, Ponticella, Pulce, Villaggio Martino
Comuni confinanti Bologna, Castenaso, Ozzano dell'Emilia, Pianoro
Altre informazioni
Cod. postale 40068
Prefisso 051
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 037054
Cod. catastale H945
Targa BO
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sanlazzaresi
Patrono san Lazzaro
Giorno festivo 17 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Lazzaro di Savena
Posizione del comune di San Lazzaro di Savena nella provincia di Bologna
Posizione del comune di San Lazzaro di Savena nella provincia di Bologna
Sito istituzionale

San Lazzaro di Sàvena (San Lâzer in dialetto bolognese[4]) è un comune italiano della provincia di Bologna, in Emilia-Romagna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La città[5] si trova sulla Via Emilia, sulla destra idrografica del torrente Savena, a 6 km dal centro di Bologna in direzione sud-est. È saldata all'agglomerato urbano del capoluogo: la separa da questo solo il corso del Savena, sulla cui sponda sinistra sorge l'omonimo quartiere della città di Bologna.

Il territorio del Comune si sviluppa in pianura e a ridosso delle prime colline bolognesi; è attraversato da alcuni corsi d'acqua come lo Zena, il torrente Idice ed il fiume Savena, a cui la città deve parte del proprio nome.

Nel territorio sono compresi la Grotta della Spipola, con la sua dolina e gli affioramenti gessosi del Farneto (nei cui antri furono rinvenute tracce d'insediamento umano risalenti all'Età del Bronzo) e della Croara, che formano un complesso carsico di notevole interesse. Nell'area sono attualmente note circa 200 grotte. Il principale sistema carsico, formato dal corso d'acqua ipogeo del Rio Acquafredda, ha uno sviluppo complessivo di oltre 12 km e costituisce il maggiore sistema carsico nei gessi dell'Europa Occidentale, tutelato dal Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lastra di arenaria posta all’ingresso della casa parrocchiale della chiesa di San Lazzaro, testimonianza dell'antico lazzaretto[6]

Abitato fin dall'antichità, nel territorio del Comune sono stati rinvenuti numerosi ritrovamenti risalenti al Paleolitico (strumenti in pietra) all'età del bronzo e, insieme alla vicina Villanova di Castenaso, è stato testimone della fiorente civiltà villanoviana.

Tra il XII ed il XIII secolo fu eretto un lazzaretto (a cui il comune deve l'altra parte del nome), che era dislocato, come usanza del tempo, fuori dalla città (Bologna) in maniera da isolare gli ammalati e limitare la propagazione delle infezioni[7].

Verso il 1700 l'abitato si sviluppò attorno alla chiesa e all'ospedale, divenendo un paese autonomo in epoca napoleonica (1810). Successivamente tornò parte del comune di Bologna ma riottenne l'autonomia a partire dal 1827 grazie all'aiuto di Carlo Berti Pichat.

Dopo l'espansione edilizia degli anni settanta, iniziata negli anni cinquanta e proseguita negli anni novanta del XX secolo fino ai giorni nostri, San Lazzaro di Savena risulta essere uno dei comuni più popolosi della provincia di Bologna (il quarto per popolazione residente: conta oltre 30.000 abitanti). Questo progetto di espansione fu voluto nel dopoguerra ed è ancora visibile, per esempio, grazie al preciso impianto urbanistico della zona denominata Ponticella, che fu riqualificata dalla famiglia Brizzi, poi Nuccorini. Il complesso residenziale che possiamo osservare ancora oggi sorse prevalentemente sui campi di proprietà di questa famiglia, la quale suddivise nel tempo i terreni circostanti la storica villa (tuttora esistente) accanto al Savena, dando origine alle strade e ai nuovi isolati. Le vie sono rimaste invariate e seguono ancora la disposizione geometrica scelta all'epoca.

San Lazzaro è inoltre sede di numerose industrie, dislocate in buona parte nella frazione "La Cicogna", in un insediamento artigianale-industriale nato negli anni settanta del XX secolo. A tutt'oggi è in corso un costante processo di urbanizzazione. Oltre agli agglomerati urbani nei dintorni della via Emilia (San Lazzaro, La Cicogna, Idice, La Campana), ne esistono alcuni lungo la valle del fiume Idice (Castel de' Britti), del fiume Savena (Trappolone e Ponticella) e lungo la valle del torrente Zena (Farneto).

San Lazzaro è il primo comune dell'Emilia-Romagna per reddito procapite[8].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune sono presenti:

  • il Teatro ITC;
  • la mediateca;
  • associazioni culturali, fra cui il Corpo Bandistico Città di San Lazzaro, fondato nel 1854;
  • il museo della preistoria "Luigi Donini", che raccoglie numerosi ritrovamenti dell'antichità preistorica e successivamente rinvenuti nel territorio bolognese orientale (il periodo dell'Homo erectus, l'ambiente faunistico della più recente Era glaciale, l'Età del Ferro e le testimonianze della civiltà villanoviana).

Scuole Comunali e Statali[modifica | modifica wikitesto]

Nidi d'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comunale "Di Vittorio"
  • Comunale "Ponticella"
  • Comunale "Maria Trebbi"
  • Comunale "Tana dei Cuccioli"

Scuole Materne[modifica | modifica wikitesto]

  • Comunale "Castel de' Britti"
  • Comunale "Di Vittorio"
  • Statale 1º circolo "Jussi"
  • Statale 1º circolo "F.lli Canova"
  • Statale 1º circolo "L. Fantini"
  • Statale 2º circolo "Di Vittorio"
  • Statale 2º circolo "Idice"
  • Statale 2º circolo "Cicogna"
  • Statale 2º circolo "Ponticella"

Scuole Elementari[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º circolo "L. Fantini"
  • 1º circolo "Renzo Pezzani"
  • 2º circolo "Luigi Donini"
  • 2º circolo "Don Trombelli"
  • 2º circolo "Don Milani"

Scuole secondarie di 1º grado[modifica | modifica wikitesto]

Scuole secondarie di 2º grado[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a San Lazzaro di Savena[modifica | modifica wikitesto]

Sono nati a San Lazzaro di Savena:

Hanno scelto San Lazzaro di Savena come luogo di residenza:

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 e 1940-1945[10][11][modifica | modifica wikitesto]

Col fine di onorare i caduti della Grande Guerra, il 24 ottobre del 1921, l'allora sindaco di San Lazzaro di Savena, Enrico Casanova, istituì il "Comitato Cittadino per le Onoranze ai Caduti in Guerra" (composto sia da autorità civili che religiose, associazioni, ma anche persone comuni) il quale diede l'avvio a una raccolta fondi. Dall’idea di partenza di una commemorazione fatta mediante il collocamento di una semplice lapide, si passò alla convinzione di dover erigere un monumento nel cuore della piazza principale.

Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 e 1940-1945

Il Comitato diede l'incarico all'architetto e scultore Riccardo Venturi di realizzare l'opera da lui proposta. Il 21 settembre 1922, il Ministero della Guerra Fascista, concesse tre quintali di bronzo recuperati da rottami, per concretare le decorazioni. Il 24 settembre 1922, si tenne la cerimonia della posa della prima pietra. Il monumento, terminato a fine maggio 1923, venne inaugurato il 24 giugno successivo.

Nel 1962-63, il Comune designò l’architetto Ferdinando Forlay per la progettazione del rifacimento della piazza principale (nel frattempo intitolata al partigiano sanlazzarese Luciano Bracci). I risultati dello studio, contemplarono anche la variazione di posizione del monumento, dal centro, al lato orientale del piazzale.

Descrizione[10][11][modifica | modifica wikitesto]

L'opera è un’alta stele costituita di pietra calcarea ornata da decorazioni bronzee. Il monolito riporta elementi propagandistici rappresentazioni della "forza" e della "supremazia" del regime fascista.

La costruzione architettonica è composta da un basamento con due gradini (per i due lati più estesi di tale base, furono previste due lampade votive) sul quale si appoggia un blocco (salvaguardato agli angoli da quattro elementi verticali sagomati) che ospita, frontalmente, tre rilievi circolari dotati delle iscrizioni: "PIAVE", "V. VENETO", "MONTELLO". Sul lato sinistro di tale blocco, in un altro cerchio è incisa la dicitura: "M. GRAPPA"; sul lato destro, in un ulteriore rilievo a forma di disco, si può leggere: "GORIZIA"; infine, sulla parte retrostante vi sono altri tre elementi (sempre di tipo circolare), all'interno dei quali sono visibili le parole: "S. MICHELE", "M. SANTO", "BAINSIZZA".

Il blocco fa da sostegno a due colonne di ordine dorico binate, le quali s'innestano in un parallelepipedo rettangolo (per uscirne alla sommità dello stesso) contenente frontalmente una doppia fila di nomi di caduti nel primo conflitto mondiale (al di sotto di tale elenco, c’era originariamente la seguente iscrizione, andata perduta: "MCMXV / MCM XVIII / VIRTU’ DI POPOLO - AMOR DI PATRIA / EROI LI FECE / PER L’ITALIA IN ARMI / A GLORIOSA MORTE IMMOLATI / AD ETERNA VITA RINATI"). Nel lato sinistro del parallelepipedo, è presente un altro elenco di nomi; sulla parte destra, sono visibili sia un'ulteriore lista, che la data d'inaugurazione del manufatto: "24 GIUGNO 1923". Conclusa la seconda guerra mondiale, nella parte retrostante fu aggiunta la scritta: "CADUTI NELLA GUERRA 1940-1945", fornita d'una elencazione di vittime sanlazzaresi di quel conflitto, oltre che la dicitura: "PARTIGIANI" (con un ultimo insieme di concittadini periti nel corso della lotta partigiana).

Tornando alla parte frontale del grande blocco principale, in essa è presente una spada bronzea "gocciolante il sangue dei caduti" (con la dicitura "SPQR" sulla guardia), al di sopra della cui impugnatura, vi è un componente bronzeo decorativo a foggia di foglie di quercia e d'alloro (rispettivamente a significare la forza e l'onore).
Più in alto, su di un tratto di trabeazione, svetta un'aquila (in bronzo) ad ali semi-distese (emblema della forza).

In origine, il monumento ai caduti era delimitato da una bassa recinzione in metallo. Plausibilmente, la cancellata subì la rimozione per via delle leggi fasciste che, a partire dal 1940, imponevano la requisizione del ferro per destinarlo allo sforzo bellico[12]. In seguito, il perimetro fu definito nuovamente da un recinto (in pietra), poi anch'esso rimosso.

Oasi fluviale del Molino Grande[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lazzaro[modifica | modifica wikitesto]

Non lontano da Bologna, già nei primi anni del 1200, era stato innalzato un ospedale dedicato alla cura dei lebbrosi (area, in epoca moderna, occupata dal municipio), intitolato a San Lazzaro. Vicino all'ospedale vi era collegata una cappella. Al termine del Medio Evo, i focolai della lebbra in quella zona si erano esauriti, mentre andava formandosi una piccola comunità attorno ai due edifici.

Chiesa di San Lazzaro

Il 31 ottobre del 1924, il Cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano (Arcivescovo di Bologna), accolta una petizione della cittadinanza, elevò la cappella a parrocchia autonoma: Don Cesare Pizzirani divenne il primo parroco della chiesa.

Il 15 aprile 1945[13], alle ore 13:37 un bombardamento anglo-americano della Seconda guerra mondiale (la 15ª Forza Aerea degli Stati Uniti, in quel giorno diede l'avvio all'"Operazione Craftsmanwowser" per conquistare Bologna[14][15]) colpì duramente il territorio comunale e distrusse integralmente anche la chiesa e l'ex lebbrosario (unicamente la torre campanaria rimase in piedi, ma fu puntellata). Dalle macerie, vennero estratti il tabernacolo, l'effigie della Madonna del Suffragio, una Madonna dei lebbrosi in terracotta e una lapide di arenaria recante la dicitura: "In questo ospedale si medicano per carità quelli che hanno il male di San Lazzaro"[13].

Madonna dei lebbrosi in terracotta, collocata all’ingresso della casa parrocchiale della chiesa di San Lazzaro

La ricostruzione fu progettata dagli ingegneri Ferruccio Maglioni e Rodolfo Bettazzi. Nel catino absidale fu affrescata, dal pittore Ilario Rossi, l'opera "Lazzaro e il ricco Epulone" (ispirata all'omonima parabola evangelica), sotto la quale fu riportata l’iscrizione rinvenuta fra le rovine della chiesa abbattuta: "Quìa recepit mala in vita sua nunc consolatur" (Poiché ricevette dolori nella sua vita ora è consolato). Nell’abside furono inseriti grandi bassorilievi di terracotta, opere dello scultore Carlo Pini (che creò anche l'altare maggiore), raffiguranti l'Assunzione di Maria e i santi patroni delle altre parrocchie comunali sanlazzaresi.

Il neo-edificio ecclesiastico fu consacrato in memoria di San Lazzaro mendicante il 16 luglio 1949, dal Vescovo ausiliare Monsignor Danio Bolognini. Nella medesima giornata, il Cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, (il quale aveva posato la prima pietra, il 5 maggio del 1946)[13] celebrò la prima messa.

Nel 1956 la chiesa fu impreziosita con le Stazioni della Via Crucis, dei bassorilievi in terracotta, apporti dello scultore Cesarino Vincenzi. Nel retro della chiesa, nel 1962 venne fatta costruire la "Casa dei giovani lavoratori", ovvero un alloggio economico per i meno abbienti e fu approntata anche una mensa popolare[13]. Nel 1973, s'insediò l'attuale parroco Don Domenico Nucci (già segretario del Cardinale Giacomo Lercaro e in seguito, nel 1993, divenuto Monsignore[16]).

Aggiornamenti furono compiuti nel 1996, relativamente al tabernacolo (ne fu alloggiato uno nuovo), al battistero e alla cappella della Madonna. Quattro anni dopo (nel 2000), fu completata l'installazione di nuove vetrate per la navata, in occasione del Giubileo del 2000 (lavoro progettato da Padre Costantino Ruggeri) e che rappresentano la Storia della salvezza (in un percorso che va dalla Creazione, alla Redenzione)[13].

Nel corso del 2002 furono condotti a termine altri lavori di ristrutturazione che riguardarono essenzialmente la pavimentazione interna, la sostituzione dei marmi dell’altare maggiore e di quelli laterali. Il porticato e le gradinate vennero modificate impiegando granito e porfido, e furono realizzate rampe d'accesso al fine di rimuovere barriere architettoniche.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

A San Lazzaro di Savena hanno a tutt'oggi sede alcune importanti aziende, quali ad esempio Conserve Italia (marchi Valfrutta, Cirio, DeRica, Derby, Derby Blue, Yoga e Jolly Colombani), Furla (sede legale) e Macro Group SpA (Information Technology), mentre hanno avuto la loro sede storica anche Malaguti, Italjet e Grimeca, poi trasferite altrove, e l'OSCA.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che dalla Via Emilia, dalla quale è attraversata, San Lazzaro è raggiungibile tramite l'uscita dell'autostrada A14 Bologna - San Lazzaro e all'uscita della tangenziale di Bologna numero 13 (San Lazzaro).

Il servizio di trasporto pubblico è assicurato dalle autocorse urbane, suburbane e interurbane svolte dalla società TPER. Il comune è inoltre servito dalla stazione urbana di San Lazzaro di Savena (inaugurata il 16 dicembre 2008[17]), parte del Servizio Ferroviario Metropolitano di Bologna.

Dal 1885 al 1935 San Lazzaro disponeva di una stazione della tranvia Bologna-Imola la quale svolgeva da un servizio con trazione a vapore gestito dalla Società Veneta.

Secondo un progetto degli anni novanta, un filobus a guida ottica denominato "Civis" avrebbe dovuto collegare San Lazzaro con il centro di Bologna; tale progetto è stato poi aggiornato in seguito ad alcune vicende giudiziarie prevedendo la sostituzione con veicoli Crealis, modelli più aggiornati a guida ordinaria[18]. L'attivazione del nuovo collegamento è prevista per il 2015, al termine dei lavori ad essa propedeutici all'interno del comune di Bologna[19].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Marco Macciantelli centrosinistra Sindaco
2009 2014 Marco Macciantelli centrosinistra Sindaco
2014 in carica Isabella Conti centrosinistra Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Scherma[20]: Zinella Scherma[21], fondata da Magda Melandri (campionessa mondiale master femminile di fioretto più volte, di cui l'ultima nel 2014) nel 1991. Ha una felice tradizione di medaglie anche nella scherma in carrozzina.
  • Calcio: Boca San Lazzaro, fondato nel 1970, milita in Eccellenza dopo una duplice retrocessione, prima in C2, poi in serie D, nell'autunno del 2009 si è ritirato dall'eccellenza.
  • Pallavolo: Zinella Volley Bologna, fondata nel 1972 e vincitrice di un campionato nazionale, neo-promossa in A2. Pallavolo San Lazzaro, fondata nel 1970, concentrata sull'attività sportiva femminile, ha raggiunto negli anni Ottanta la Serie A, una finale di Coppa Italia e diversi titoli nazionali giovanili. Attualmente disputa con la denominazione Coveme Vip il campionato di serie B1.
  • Pallamano: Bologna United Handball, finalista per lo scudetto di serie A, nel 2007.
  • Calcio a 5: Kaos Futsal A.S.D., fondata nel 2005, promossa nell'ultima stagione in serie A1.
  • Bowling: opera dal 1986 un Centro Bowling da 40 piste che annualmente ospita diverse Finali Nazionali per varie categorie (Esordienti, Singolo, Doppio, ecc.).
  • Nell'agosto 2008 si sono tenuti a San Lazzaro i campionati mondiali di Frisbee Freestyle[22].
  • Bocciofila ARCI San Lazzaro, fondata nel 1977 da un gruppo di cittadini di San Lazzaro. Affiliata alla FIB (Federazione Italiana Bocce), ospita tornei e campionati regionali e nazionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • San Lazzaro di Savena per i compaesani caduti in guerra, in Il Resto del Carlino Sera, 28 gennaio 1922.
  • I morti della provincia di Bologna nella guerra 1915-1918, Ufficio per notizie alle famiglie dei militari, Bologna, Tip. Neri, 1927.
  • Mauro Maggiorani e Monica De Sario, Paolo Poggi. Un socialista alla guida di San Lazzaro, Bologna, Il Nove, 1997, pp. 106.
  • Gincarlo Fabbri, I caduti non si toccano, Il Resto del Carlino, 5 gennaio 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]