San Lazzaro di Savena

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San Lazzaro di Savena
comune
San Lazzaro di Savena – Stemma
Municipio di San Lazzaro di Savena
Municipio di San Lazzaro di Savena
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Città metropolitana di Bologna - Stemma.png Bologna
Amministrazione
Sindaco Isabella Conti (PD) dal 26/05/2014[1][2]
Territorio
Coordinate 44°28′00″N 11°24′00″E / 44.466667°N 11.4°E44.466667; 11.4 (San Lazzaro di Savena)Coordinate: 44°28′00″N 11°24′00″E / 44.466667°N 11.4°E44.466667; 11.4 (San Lazzaro di Savena)
Altitudine 62 m s.l.m.
Superficie 44,72 km²
Abitanti 31 884[3] (30-09-2014)
Densità 712,97 ab./km²
Frazioni Borgatella, Caselle, Castel de' Britti, La Cicogna, Colunga, Croara, Farneto, Idice, La Campana, La Mura San Carlo, Mirandola, Paleotto, Pizzocalvo, Ponticella, Pulce, Russo, Villaggio Martino
Comuni confinanti Bologna, Castenaso, Ozzano dell'Emilia, Pianoro
Altre informazioni
Cod. postale 40068
Prefisso 051
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 037054
Cod. catastale H945
Targa BO
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sanlazzaresi
Patrono San Lazzaro
Giorno festivo 17 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Lazzaro di Savena
San Lazzaro di Savena
Posizione del comune di San Lazzaro di Savena nella città metropolitana di Bologna
Posizione del comune di San Lazzaro di Savena nella città metropolitana di Bologna
Sito istituzionale

San Lazzaro di Sàvena (San Lâzer in dialetto bolognese[4]) è un comune italiano di 31.884 abitanti, facente parte della Città metropolitana di Bologna (ex provincia di Bologna), in Emilia-Romagna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

« E non pur io qui piango bolognese
anzi n'è questo luogo tanto pieno,
che tante lingue non son ora apprese
a dicer 'sipa' tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècati a mente il nostro avaro seno. »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XVIII)

La città[5], si trova sulla Via Emilia, sulla destra idrografica del torrente torrente Savena, a 6 km dal centro di Bologna in direzione sud-est. È saldata all'agglomerato urbano del capoluogo: la separa da questo solo il corso del Savena, sulla cui sponda sinistra sorge l'omonimo quartiere della città di Bologna.

Il territorio del Comune si sviluppa in pianura e a ridosso delle prime colline bolognesi; è attraversato da alcuni corsi d'acqua come lo Zena, il torrente Idice ed il fiume Savena, a cui la città deve parte del proprio nome (a partire dall'epoca ottocentesca[6]).

Nel territorio sono compresi la Grotta della Spipola, con la sua dolina e gli affioramenti gessosi del Farneto (nei cui antri furono rinvenute tracce d'insediamento umano risalenti all'Età del Bronzo) e della Croara, che formano un complesso carsico di notevole interesse. Nell'area sono note circa 200 grotte. Il principale sistema carsico, formato dal corso d'acqua ipogeo del Rio Acquafredda, ha uno sviluppo complessivo di oltre 11 km e costituisce il maggiore sistema carsico nei gessi dell'Europa Occidentale, tutelato dal Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lastra di arenaria posta all’ingresso della casa parrocchiale della chiesa di San Lazzaro, testimonianza dell'antico lazzaretto[8]

Abitato fin dall'antichità, nel territorio del Comune sono stati rinvenuti numerosi ritrovamenti risalenti al Paleolitico (strumenti in pietra) all'età del bronzo e, insieme alla vicina Villanova di Castenaso, è stato testimone della fiorente civiltà villanoviana.

Tra il XII ed il XIII secolo fu eretto un lazzaretto (a cui il comune deve l'altra parte del nome), che era dislocato, come usanza del tempo, fuori dalla città (Bologna) in maniera da isolare gli ammalati e limitare la propagazione delle infezioni[9]. Verso il 1700 l'abitato si sviluppò attorno alla chiesa e all'ospedale, ma San Lazzaro nacque ufficialmente in epoca napoleonica nel 1802, divenendo un comune autonomo nel 1810. Dal 1817, causa il ripristino della dominazione pontificia, venne declassato e tornò parte del comune di Bologna (come suo appodiato), ma riottenne l'autonomia a partire dal 1827 (con un Motu proprio di Papa Leone XII), grazie all'aiuto del politico Carlo Berti Pichat[10].

Dopo l'espansione edilizia degli anni settanta, iniziata negli anni cinquanta e proseguita negli anni novanta del XX secolo fino ai giorni nostri, San Lazzaro di Savena risulta essere uno dei comuni più popolosi della provincia di Bologna (il quarto per popolazione residente: conta oltre 30.000 abitanti). Questo progetto di espansione fu voluto nel secondo dopoguerra ed è ancora visibile, per esempio, grazie al preciso impianto urbanistico della zona denominata Ponticella, che fu riqualificata dalla famiglia Brizzi-Nuccorini. Il complesso residenziale che è possibile osservare ancora oggi, sorse prevalentemente sui campi di proprietà di questa famiglia, la quale suddivise nel tempo i terreni circostanti la storica villa (tuttora esistente) accanto al Savena, dando origine alle strade e ai nuovi isolati. Le vie sono rimaste invariate e seguono ancora la disposizione geometrica scelta all'epoca.

San Lazzaro è sede di industrie, dislocate in buona parte nella frazione La Cicogna, in un insediamento artigianale-industriale nato negli anni settanta del XX secolo. A tutt'oggi è in corso un costante processo di urbanizzazione.

Oltre agli agglomerati urbani nei dintorni della via Emilia (San Lazzaro, La Cicogna, Idice, La Campana), ne esistono alcuni lungo la valle del fiume Idice (Castel de' Britti), del fiume Savena (Trappolone e Ponticella) e lungo la valle del torrente Zena (Farneto).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città

Il comune di San Lazzaro di Savena si fregia del titolo di città, ottenuto con D.P.R. del 17 settembre 2001[11][12][13].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lazzaro[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di San Lazzaro è la principale parrocchia del comune.

Non lontano da Bologna, già nei primi anni del 1200, era stato innalzato un ospedale dedicato alla cura dei lebbrosi (area, in epoca moderna, occupata dal municipio), intitolato a San Lazzaro. Vicino all'ospedale vi era collegata una cappella. Al termine del Medio Evo, i focolai della lebbra in quella zona si erano esauriti, mentre andava formandosi una piccola comunità attorno ai due edifici.

Chiesa di San Lazzaro

Il 31 ottobre del 1924, il Cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano (Arcivescovo di Bologna), accolta una petizione della cittadinanza, elevò la cappella a parrocchia autonoma: Don Cesare Pizzirani divenne il primo parroco della chiesa.

Il 15 aprile 1945[14], alle ore 13:37 un bombardamento anglo-americano della Seconda guerra mondiale (la 15ª Forza Aerea degli Stati Uniti, in quel giorno diede l'avvio all'"Operazione Craftsmanwowser" per conquistare Bologna[15][16]) colpì duramente il territorio comunale e distrusse integralmente anche la chiesa e l'ex lebbrosario (unicamente la torre campanaria rimase in piedi, ma fu puntellata). Dalle macerie, vennero estratti il tabernacolo, l'effigie della Madonna del Suffragio, una Madonna dei lebbrosi in terracotta e una lapide in arenaria recante la dicitura: "In questo ospedale si medicano per carità quelli che hanno il male di San Lazzaro"[14].

Madonna dei lebbrosi in terracotta, collocata all’ingresso della casa parrocchiale della chiesa di San Lazzaro

La ricostruzione fu progettata dagli ingegneri Ferruccio Maglioni e Rodolfo Bettazzi. Nel catino absidale fu affrescata, dal pittore Ilario Rossi, l'opera "Lazzaro e il ricco Epulone" (ispirata all'omonima parabola evangelica), sotto la quale fu riportata l’iscrizione rinvenuta su di un medaglione di gesso del vecchio abside: "Quìa recepit mala in vita sua nunc consolatur" (Poiché ricevette dolori nella sua vita ora è consolato). Nel nuovo abside furono inseriti grandi bassorilievi di terracotta, opere dello scultore Carlo Pini (che creò anche l'altare maggiore), raffiguranti l'Assunzione di Maria e i santi patroni delle altre parrocchie comunali sanlazzaresi.

Il neo-edificio ecclesiastico fu consacrato in memoria di San Lazzaro mendicante il 16 luglio 1949, dal Vescovo ausiliare Monsignor Danio Bolognini. Nella medesima giornata, il Cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, (il quale aveva posato la prima pietra, il 5 maggio del 1946)[14] celebrò la prima messa.

Nel 1956 la chiesa fu impreziosita con le Stazioni della Via Crucis, dei bassorilievi in terracotta, apporti dello scultore Cesarino Vincenzi. Nel retro della chiesa, nel 1962 venne fatta costruire la "Casa dei giovani lavoratori", ovvero un alloggio economico per i meno abbienti e fu approntata anche una mensa popolare[14]. Nel 1973, s'insediò il parroco Don Domenico Nucci (già segretario del Cardinale Giacomo Lercaro e in seguito, nel 1993, divenuto Monsignore[17]).

Aggiornamenti furono compiuti nel 1996, relativamente al tabernacolo (ne fu alloggiato uno nuovo), al battistero e alla cappella della Madonna. Quattro anni dopo (nel 2000), fu completata l'installazione di nuove vetrate per la navata, in occasione del Giubileo del 2000 (lavoro progettato da Padre Costantino Ruggeri) e che rappresentano la Storia della salvezza (in un percorso che va dalla Creazione, alla Redenzione)[14].

Nel corso del 2002 furono condotti a termine altri lavori di ristrutturazione che riguardarono essenzialmente la pavimentazione interna, la sostituzione dei marmi dell’altare maggiore e di quelli laterali. Il porticato e le gradinate vennero modificate impiegando granito e porfido, e furono realizzate rampe d'accesso al fine di rimuovere barriere architettoniche.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito, l'elenco delle altre chiese cattoliche presenti sul territorio del comune[18]:

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 e 1940-1945[37][38][modifica | modifica wikitesto]

Col fine di onorare i caduti della Grande Guerra, il 24 ottobre del 1921, l'allora sindaco di San Lazzaro di Savena, Enrico Casanova, istituì il "Comitato Cittadino per le Onoranze ai Caduti in Guerra" (composto sia da autorità civili che religiose, associazioni, ma anche persone comuni) il quale diede l'avvio a una raccolta fondi. Dall’idea di partenza di una commemorazione fatta mediante il collocamento di una semplice lapide, si passò alla convinzione di dover erigere un monumento nel cuore della piazza principale.

Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 e 1940-1945

Il Comitato diede l'incarico all'architetto e scultore Riccardo Venturi di realizzare l'opera da lui proposta. Il 21 settembre 1922, il Ministero della Guerra Fascista, concesse tre quintali di bronzo recuperati da rottami, per concretare le decorazioni. Il 24 settembre 1922, si tenne la cerimonia della posa della prima pietra. Il monumento, terminato a fine maggio 1923, venne inaugurato il 24 giugno successivo.

Nel 1962-63, il Comune designò l’architetto Ferdinando Forlay per la progettazione del rifacimento della piazza principale (nel frattempo intitolata al partigiano sanlazzarese Luciano Bracci). I risultati dello studio, contemplarono anche la variazione di posizione del monumento, dal centro, al lato orientale del piazzale.

L'opera è un’alta stele costituita di pietra calcarea ornata da decorazioni bronzee. Il monolito riporta elementi propagandistici rappresentazioni della "forza" e della "supremazia" del regime fascista.[37][38]

La costruzione architettonica è composta da un basamento con due gradini (per i due lati più estesi di tale base, furono previste due lampade votive) sul quale si appoggia un blocco (salvaguardato agli angoli da quattro elementi verticali sagomati) che ospita, frontalmente, tre rilievi circolari dotati delle iscrizioni: "PIAVE", "V. VENETO", "MONTELLO". Sul lato sinistro di tale blocco, in un altro cerchio è incisa la dicitura: "M. GRAPPA"; sul lato destro, in un ulteriore rilievo a forma di disco, si può leggere: "GORIZIA"; infine, sulla parte retrostante vi sono altri tre elementi (sempre di tipo circolare), all'interno dei quali sono visibili le parole: "S. MICHELE", "M. SANTO", "BAINSIZZA".

Il blocco fa da sostegno a due colonne di ordine dorico binate, le quali s'innestano in un parallelepipedo rettangolo (per uscirne alla sommità dello stesso) contenente frontalmente una doppia fila di nomi di caduti nel primo conflitto mondiale (al di sotto di tale elenco, c’era originariamente la seguente iscrizione, andata perduta: "MCMXV / MCM XVIII / VIRTU’ DI POPOLO - AMOR DI PATRIA / EROI LI FECE / PER L’ITALIA IN ARMI / A GLORIOSA MORTE IMMOLATI / AD ETERNA VITA RINATI"). Nel lato sinistro del parallelepipedo, è presente un altro elenco di nomi; sulla parte destra, sono visibili sia un'ulteriore lista, che la data d'inaugurazione del manufatto: "24 GIUGNO 1923". Conclusa la seconda guerra mondiale, nella parte retrostante fu aggiunta la scritta: "CADUTI NELLA GUERRA 1940-1945", fornita d'una elencazione di vittime sanlazzaresi di quel conflitto, oltre che la dicitura: "PARTIGIANI" (con un ultimo insieme di concittadini periti nel corso della lotta partigiana).

Tornando alla parte frontale del grande blocco principale, in essa è presente una spada bronzea "gocciolante il sangue dei caduti" (con la dicitura "SPQR" sulla guardia), al di sopra della cui impugnatura, vi è un componente bronzeo decorativo a foggia di foglie di quercia e d'alloro (rispettivamente a significare la forza e l'onore).
Più in alto, su di un tratto di trabeazione, svetta un'aquila (in bronzo) ad ali semi-distese (emblema della forza).

In origine, il monumento ai caduti era delimitato da una bassa recinzione in metallo. Plausibilmente, la cancellata subì la rimozione per via delle leggi fasciste che, a partire dal 1940, imponevano la requisizione del ferro per destinarlo allo sforzo bellico[39]. In seguito, il perimetro fu definito nuovamente da un recinto (in pietra), poi anch'esso rimosso.

Villa Cicogna[modifica | modifica wikitesto]

Villa Cicogna

Villa Cicogna (o Villa Boncompagni alla Cicogna[40]) è una residenza cinquecentesca (1578)[41] collocata in fondo a un lungo viale di tigli ed immersa in un parco dall'estesa superficie. È uno degli ultimi lavori dell'architetto Jacopo Barozzi (la villa, tuttavia, non è che ufficiosamente attribuita fra le opere del suo ideatore, a causa della sua morte, nel 1573; fra l'altro, lo studio iniziale prevedeva un secondo piano, mai realizzato[42])[43]. L'edificio fu commissionato dal marchese Giacomo Boncompagni, figlio legittimo di Ugo Boncompagni[44] (quest'ultimo salito al soglio pontificio nel 1572, con il nome di Gregorio XIII).

Nel seicento la proprietà (sino a qui inutilizzata[45]) passò alla famiglia fiorentina dei Falconieri[46] e nel 1743 ai Principi Colonna e da questi, per matrimonio ai Pepoli.
Eleonora Colonna (moglie del conte Sicinio Pepoli[47]) fece sottoporre a restauro la tenuta, riordinandone anche la cappella, disponendo affinché venissero realizzati stucchi e affreschi per la loggia e le sale[48]; commissionò le decorazioni al paesaggista Carlo Lodi e al figurista Antonio Rossi, i quali, attraverso la collaborazione con Giuseppe Buratti e Tertulliano Tarroni, completarono quaranta tempere a muro a favore delle undici sale interne. I soggetti rappresentati negli affreschi riguardano la storia biblica (Storie di Mosè), il mito (con la Storia di Telemaco, ispirata al romanzo Les aventures de Télémaque del filosofo francese Fénelon) e infine le vicende dei conflitti bellici europei verificatisi nel periodo del settecento[49]. Tali affreschi, nel corso degli anni furono sottoposti a rimozione e finirono in parte perduti[50].

Per una decina d'anni, nell'ottocento, il politico Gioacchino Napoleone Pepoli fu il proprietario di Villa Cicogna[51].

Vari passaggi di proprietà si susseguirono nel tempo: subentra la famiglia Paleotti, quindi gli Aldrovandi[52], Candida Cremonini (vedova Ferretti), nel 1883[53], e l'industriale di Crevalcore Gaetano Barbieri[54], nel 1920; negli anni ottanta, la tenuta venne rilevata dalla società "Villa Cicogna", che commissionò al pittore Dalla Volpe il ripristino degli spazi rimasti vuoti per via delle antiche tempere asportate[55].

Dal 2012, la residenza appartiene a Unipol, la quale ha mantenuto la destinazione d'uso delle titolarità recenti (il Gruppo Di Mario nel 2005 l'aveva rilevata dalla società Belchi 86) e perciò vi organizza, mediante Una Hotels e Resorts, meeting ed eventi culturali[56][57][58].

La Belchi 86, nel 2010 aveva ceduto al Comune di San Lazzaro di Savena, 122 ettari di parco, incluso un percorso ciclo-pedonale disteso lungo il tratto perimetrale della villa[59][60].

Villa Dolfi-Ratta[modifica | modifica wikitesto]

La villa nobiliare Dolfi-Ratta (o Castello Dolfi-Ratta), un tempo conosciuta anche come Villa Bosdari[61], collocata nella periferia sanlazzarese, era originariamente circondata da mura merlate che, connesse a due torri prospicienti l'edificio principale, creavano un aspetto d'insieme similare a quello di un castello[62]: in effetti, il complesso, risalente ad epoca quattrocentesca, era un lazzaretto e la sua struttura fortificata era stata studiata per assolvere sia a funzioni sanitarie, che difensive verso il brigantaggio[63].

La villa, nel XVI secolo passò alla ricca famiglia pavese dei Parati (in un antico dipinto custodito in una cappella che apparteneva al cavaliere Parati, sita nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia a Bologna, è possibile scorgere l’edificio fortificato[64]). In seguito, la proprietà giunse ai conti Grassi[65], quindi a quelli Pallotta i quali, nel 1730, la vendettero al marchese Ludovico Ratta. Nell'ultima parte del XVIII secolo, la marchesa Maria Dolfi-Ratta (ereditata la struttura), ordinò alcune significative revisioni architettoniche, facendo tra l'altro atterrare le mura difensive. Eleonora Dolfi-Ratta, nel 1891 lasciò in eredità la dimora a sua nipote Eleonora Agucchi Legnani, sposa del conte Girolamo De Bosdari. All'inizio degli anni sessanta del Novecento, gli eredi del conte De Bosdari cedettero la villa alla famiglia d'imprenditori Borsari, i quali vendettero (nel 1977) agli immobiliaristi Marzaduri[66].

Intersecante un parco secolare (esteso oltre 180 000 m² e includente anche giardini all'italiana che accolgono una fauna composita: caprioli, daini, tassi, pavoni, pappagalli, fagiani e lepri), un lungo doppio viale funge da accesso alla Villa Dolfi-Ratta. L'edificio, di oltre 1 200 m² (che in tempi moderni ha subito un restauro durato 10 anni) è formato da un corpo centrale e dalle due torri laterali d'avamposto sopraccitate. L'ingresso è costituito da una ampia loggia con volta a botte ornata da affreschi rappresentanti scene di respiro mitologico. L’interno è corredato di decorazioni in stile Luigi XVI e tempere raffiguranti rovine[67]. Nella proprietà si trovano anche un auditorium, una cappella privata approntata nel 1777[68] e abbellita da stucchi (situata nella torre di levante) e un'antica conserva.

Villa storica, parco e giardini sono utilizzati parzialmente per varie tipologie di eventi mondani.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Ponte Savena[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte Savena è una costruzione posta sul torrente Savena che congiunge a est il territorio della città di Bologna a quello di San Lazzaro di Savena. Tra il 1776 e 1777, fu edificato in quanto funzionale a una deviazione del Savena. Il ponte (riprodotto anche all'interno dello stemma del comune, disegnato nel 1851) era anticamente dotato di quattro pilastri le cui cime erano corredate da altrettante statue raffiguranti sirene (chiamate "sfingi" secondo alcuni documenti di quel periodo)[69][70]. Pilastri e sculture furono rimossi in base a un progetto del 13 maggio 1885 e rimpiazzati da pilastri bassi sormontati da sfere (della cui esistenza tuttavia, non v'è più traccia già nelle fotografie dei primi anni del Novecento)[71], il tutto per seguire i piani d'ampliamento della sede stradale del ponte, consentendo la circolazione della tranvia a vapore Bologna-Imola, a quel tempo in fase di costruzione.

Il ponte Savena, adeguato nell'Ottocento, nella seconda guerra mondiale subì l'abbattimento e venne sostituito dall'attuale (dallo stile architettonico anodino)[72] [73].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Grotta del Farneto[modifica | modifica wikitesto]

La Grotta del Farneto (un tempo chiamata anche del Farnè[74], o dell'Osteriola[75], nominata monumento nazionale sotto il Regno d'Italia[76]) è una cavità del Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa[77]. L'antro gessoso, che si trova nel territorio di San Lazzaro di Savena, venne scoperto nel 1871 dallo studente di geologia Francesco Orsoni[78] (insieme al contadino Filippo Dorelli[75]) e fu esplorato fino ai primi del Novecento.

Negli anni cinquanta gli scavi per accedere alla grotta ripresero, ma dopo alcuni decenni di abbandono, l'ambiente fu chiuso al pubblico (a seguito di eventi franosi all'ingresso[79], di cui l'ultimo nel 1991[75]) e solo dopo l'esecuzione d'interventi di consolidamento e messa in sicurezza, fu riaperto nel 2008[80].

Campagne di scavi evidenziarono come la caverna venne frequentata dall'Età del Bronzo[75], con tracce rinvenute che vanno da sepolture, al vasellame vario, frammenti d'ossa d'animali e resti di vegetali bruciati.

Risalente all'epoca del Messiniano, la Grotta del Farneto si addentra nella terra per uno sviluppo complessivo di oltre un chilometro (e un dislivello massimo di 44 m)[75]. La parte visitabile della cavità conta tre sale principali: la prima ha il pavimento cosparso di massi bianchi precipitati dalla volta; la seconda ha dimensioni più ridotte, mentre la terza è particolarmente estesa, ma dal soffitto basso e cristalli di gesso infissi in ogni direzione[81].

Grotta della Spipola[modifica | modifica wikitesto]

La Grotta della Spipola, nel Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abadessa (comune di San Lazzaro di Savena), venne scoperta nel 1932 dallo speleologo bolognese Luigi Fantini[82], pioniere dell'esplorazione dei gessi bolognesi (con un primo, infruttuoso sondaggio eseguito nel 1903, da parte di Giorgio Trebbi, della Società Speleologica Italiana[83]).

La grotta è considerata tra i maggiori complessi ipogei carsici dell'Europa occidentale, limitatamente alle formazioni gessose (è parte del sistema carsico chiamato "Acquafredda-Spipola-Prete Santo", con oltre 11 km di sviluppo[84])[85][86]. Vi si accede da un ingresso artificiale costruito nel 1936 più in basso rispetto a quello naturale (detto Bus d'la Speppla, in bolognese, o "Buco del Calzolaio").

Dal 1940, la Spipola subì danni ricorrenti e spoliazioni, in parte dovuti anche al suo impiego come rifugio per sfollati[87] verso il termine della seconda guerra mondiale, ma provocati anche da curiosi, vandali e collezionisti (con asportazione di cristallizzazioni, imbrattamenti delle pareti, abbandono di immondizie, ecc.)[88]. L'ultima opera di bonifica terminò nel 1995[89].

All'interno della spelonca si trovano doline minori e inghiottitoi da cui si accede ad altre cavità. La Grotta della Spipola è lunga 4 km, con un dislivello di 50 m[90].

Oasi fluviale del Molino Grande[modifica | modifica wikitesto]

Gessi bolognesi dell'Oasi del Molino Grande

Nella frazione Idice di San Lazzaro di Savena, è possibile trovare l'Oasi fluviale del Molino Grande. L'oasi (collocata nell'ambito del Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa) include un tratto di bosco igrofilo che si estende lungo le rive del torrente Idice ed è zona di nidificazione per alcune specie di uccelli non comuni[91].
Nell'area vi trova rifugio un'avifauna golenale che comprende il gruccione, il martin pescatore e la rondine topino.

Sulla riva sinistra del corso d'acqua, sono presenti i resti di un vecchio mulino[92].

Oltre agli uccelli, è possibile incrociare caprioli, cinghiali, daini, lepri, ma anche tassi e fagiani[93].

Sulla superficie di un laghetto si trovano anche rarità botaniche di genere acquatico come il nenufaro e la ninfea sfrangiata.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[94]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio si trovano due Istituti comprensivi, denominati I.C. 1 e I.C. 2.[95][96]

Nel Comune si trovano inoltre i seguenti istituti superiori:

ITC Teatro[modifica | modifica wikitesto]

L’ITC Teatro è il teatro comunale di San Lazzaro di Savena e venne ufficialmente inaugurato nel 1983[97]. Originariamente, la sua destinazione d'uso era di Aula Magna dell’Istituto Tecnico Commerciale "E. Mattei" (ora I.I.S. "E. Mattei"), da cui la costruzione prende il suo nome[98] e nelle cui immediate vicinane è ubicata. L'edificio fu convertito su iniziativa dell'Assessorato alla Cultura del Comune.

Nel corso degli anni ottanta, artisti e compagnie teatrali fra cui Annibale Ruccello e il Teatro delle Albe, vi si esibirono. Ospitando il festival/concorso per comici La Zanzara d’oro[99] (nato nel 1985, poi divenuto di rilevanza nazionale), e grazie all'incontro con lo spettacolo cabarettistico bolognese Gran Pavese Varietà (ideato da Patrizio Roversi e Syusy Blady), calcarono il palcoscenico sanlazzarese anche gli allora esordienti Antonio Albanese, Gene Gnocchi, Daniele Luttazzi, Paolo Hendel, Fabio De Luigi e Alessandro Bergonzoni[100].

Dal momento della sua riapertura (avvenuta nel 1998, in seguito alla chiusura forzata di alcuni anni per via di lavori di ristrutturazione), il teatro fu affidato alla gestione del cast artistico e tecnico della Compagnia del Teatro dell’Argine[101].

L’ITC Teatro ha una capienza di 220 posti (120 in platea e 100 in gradinata)[102], conta su una media di 30 000 spettatori all'anno (nella stagione teatrale 2007-2008, è risultato essere il terzo teatro in Italia per dati d'afflusso di pubblico, considerato fra quelli aventi una capienza al di sotto dei duecentocinquanta posti[103]) e negli ultimi anni ha ospitato artisti come Paolo Rossi, Ascanio Celestini, César Brie, Marco Baliani, Valerio Binasco, Paolo Nani e Emma Dante[104].

Museo della Preistoria Luigi Donini[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della Preistoria "Luigi Donini" era originariamente una struttura museale archeologica dedicata alla memoria del naturalista e speleologo sanlazzarese Luigi Donini. Fu istituito nel 1971[105] all’interno dell’Abbazia di Santa Cecilia della Croara, del XI secolo, sulle colline di San Lazzaro di Savena (Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa).

Il comune di San Lazzaro, nel 1985[106] subentra nella gestione del museo, spostandone la collocazione nell'abitato cittadino. È in tale sede che venne dato un nuovo assetto alla custodia e l'allestimento dei reperti, incrementati grazie a nuove testimonianze del passato remoto, fra cui le ossa fossilizzate di mammiferi ritrovati nel giacimento dell'ex Cava Filo di gesso (nella frazione Croara).

In seguito al continuo accrescimento delle collezioni ricavate dalla geologia costituente l'Appennino bolognese, la struttura venne sottoposta a lavori d'ampliamento e nel 2003, riaprì i battenti al pubblico con la denominazione di "Museo della Preistoria"[107].

L'allestimento mescola reperti originali con ricostruzioni scenografiche dettagliate in scala 1:1 di una panoramica antropologica degli uomini primitivi, la narrazione dell'habitat ricostruito di una grotta dei Gessi Bolognesi in cui vivevano le popolazioni[108], la presenza di una palafitta e l'istantanea delle grandi faune estinte della Glaciazione Würm[109] (come il megacero e il bisonte delle steppe).

La realtà museale è articolata su due piani (l'estensione superficiale complessiva supera i 500 m²) e il percorso didattico e pedagogico si caratterizza per una dislocazione su sezioni espositive, le quali descrivono i principali fenomeni concatenati al territorio (nelle sue origini) a livello geologico, paleoecologico e antropologico. Le tematiche trattate vengono sottolineate dalla presenza di fossili (bivalvi, molluschi, gasteropodi e litodomi, a titolo d'esempio) e raccolte archeologiche (come le tracce della civiltà villanoviana), ricostruzioni di tipo dioramico e l'installazione di pannelli pittorici[110].
Le tre sale della mostra sono rispettivamente intitolate, "Ambienti e Animali prima della Storia", "Uomini delle Origini" e "La Civiltà del Ferro".

All'esterno del Museo Donini (e ad integrazione di esso), è operante dal 2008[111][112] il PreistoPark, piccolo parco tematico sui grandi mammiferi estinti, che si avvale di riproduzioni fedeli e a grandezza naturale del mammut, del leone delle caverne, l’orso delle caverne e il rinoceronte lanoso[113].

Mediateca[modifica | modifica wikitesto]

Mediateca S Lazzaro di Savena.jpg Mediateca S Lazzaro di Savena tetto.jpg
Mediateca di San Lazzaro di Savena: nella foto di destra, in evidenza la particolare copertura isolante erbosa del tetto

Con a capo l'Assessorato Cultura e Ambiente del Comune, la Mediateca di San Lazzaro di Savena[114][115] è stata inaugurata il 31 marzo 2007[116], alla presenza dell'allora sindaco Marco Macciantelli e di Romano Prodi e accompagnata da un assolo del trombettista Paolo Fresu[117][118].

Fra le prime costruzioni del suo genere ad essere stata edificata in Italia[119], è una biblioteca di circa 1550 m² disposti su due piani, ove sono conservati libri, giornali, audiovisivi e risorse multimediali in genere.

La mediateca consta di circa 40.000 documenti, 5.500 media audiovisivi e di 50 fra giornali quotidiani e periodici[120].

A livello architettonico, il tetto della mediateca è obliquo e rivestito da un tappeto vegetale per incrementarne l'inerzia termica e sviluppare un effetto isolante verso le temperature invernali ed estive[121]. La copertura è dotata anche di pannelli fotovoltaici, al fine di ridurre il fabbisogno energetico della biblioteca stessa[122].

La struttura è integrata nel distretto culturale di San Lazzaro di Savena, di cui fanno parte anche Loiano, Monghidoro, Monterenzio, Ozzano dell'Emilia, Pianoro e Rastignano[123].

Corpo Bandistico Musicale Città di San Lazzaro[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1853 e il 1855[124][125] nacque la Banda del Comune di San Lazzaro di Savena[126], la quale diede inizio alla propria attività adoperandosi nel corso di manifestazioni civili e religiose.

Il 6 giugno dell'anno 1859[127], il complesso bandistico musicale fu aggregato alla Guardia nazionale italiana. A partire dal 1860 mutò l'originaria denominazione in Banda Nazionale del Comune di San Lazzaro di Savena e come tale, e a fini patriottici, la più antica istituzione culturale sanlazzarese[128] accompagnò i militari nelle marce ed eseguì servizi d'onore nelle riviste delle piazze d'armi[129].

In seguito, per via dello scioglimento della Guardia nazionale italiana, il gruppo bandistico variò in Musica di San Lazzaro di Savena e continuò ad operare per ulteriori 20 anni sotto tale nome[130].

Il 25 febbraio del 1890[131], la banda si legò alla Società di Mutuo Soccorso fra i Superstiti della guerra per l’Unità d’Italia (diventando Banda di San Lazzaro di Savena e Superstiti) e per essa fornì servizi d'onore e accompagnamento per le salme dei combattenti della guerra risorgimentale per l'Unità d'Italia. Successivamente, il gruppo musicale trasferì la propria sede a Bologna (ove tutt'ora opera con il nome di Corpo Bandistico Gioacchino Rossini[132]). Nel 1920 la banda assunse la denominazione di Società Musicale Risorgimento, svincolata dalla Società di Mutuo Soccorso fra i Superstiti della guerra per l’Unità d’Italia.

Nel frattempo, a San Lazzaro di Savena si era formato un altro corpo musicale, composto anche da alcuni membri che avevano deciso di non spostarsi nel capoluogo emiliano assieme alla banda, e che divenne il nucleo del gruppo bandistico sanlazzarese.

Nell'arco delle due guerre mondiali, fu sospesa l'attività della seconda banda nata a San Lazzaro.

L'odierno Corpo Bandistico Musicale Città di San Lazzaro si articola in un organico di una quarantina di elementi[133].

In tempi recenti (il 9 maggio del 1997), la banda ha partecipato al concerto di Jovanotti, tenutosi all'Unipol Arena (all'epoca PalaMalaguti) di Casalecchio di Reno, nel bolognese[134].

Nel corso degli anni, la divisa appartenente al corpo musicale fu aggiornata diverse volte: la prima fu di color grigio, corredata di cappello piumato "alla bersagliera", in seguito assunse la livrea nera (seguendo il modello stabilito allora per gli ufficiali medici dell'Esercito Regio), fino a diventare l'uniforme corrente, composta da pantaloni grigi abbinati ad una giacca in tinta blu.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La Fiera di San Lazzaro[modifica | modifica wikitesto]

« A sòn stè ala Fîra d' San Lâżar, oilì oilà... »
(Nel 1973 il cantautore Francesco Guccini riprende, parzialmente modificata, una canzone popolare e goliardica: "La Fiera di San Lazzaro", inserendola nell'album Opera buffa)

Istituita ufficialmente il 28 aprile del 1830[135] (ma con origini più antiche), la Fiera di San Lazzaro (La Fira ed San Lazer, in dialetto bolognese) è un mercato tradizionale (nato come fiera di bestiami e merci[136][137]) che si tiene annualmente nel periodo estivo, nel centro del comune di San Lazzaro di Savena.

Cresciuta d'importanza nel corso del tempo (seppur perdendo di rilevanza a partire dalla fine del XX secolo[138]), della manifestazione contadina, nel 1882, il comune stabilì un secondo appuntamento all'anno, da tenersi a settembre (ma che dagli inizi del XX secolo non ebbe più seguito).

Oggigiorno la festa vede la presenza di stand di ambulanti, artisti, antiquari, di appuntamenti gastronomici e di espositori in genere[139]. Nel corso dell'evento e all'interno di apposite aree, si svolgono anche spettacoli d'intrattenimento (nel 2004 vi si esibirono i Blues Brothers[140][141]).

Persone legate a San Lazzaro di Savena[modifica | modifica wikitesto]

Sono nati a San Lazzaro di Savena:

Hanno scelto San Lazzaro di Savena come luogo di residenza:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

A San Lazzaro di Savena hanno a tutt'oggi sede alcune importanti aziende, quali ad esempio Conserve Italia (marchi Valfrutta, Cirio, DeRica, Derby, Derby Blue, Yoga e Jolly Colombani), Furla (sede legale) e Macro Group SpA (Information Technology), mentre hanno avuto la loro sede storica anche Malaguti, Italjet e Grimeca, poi trasferite altrove, e l'OSCA.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che dalla via Emilia, dalla quale è attraversata, San Lazzaro è raggiungibile tramite l'uscita dell'autostrada A14 Bologna - San Lazzaro e all'uscita della tangenziale di Bologna numero 13 (San Lazzaro).

Il servizio di trasporto pubblico è assicurato dalle autocorse urbane, suburbane e interurbane svolte dalla società TPER. Il comune è inoltre servito dalla stazione urbana di San Lazzaro di Savena (inaugurata il 16 dicembre 2008[142]), parte del Servizio Ferroviario Metropolitano di Bologna.

Dal 1885 al 1935 San Lazzaro disponeva di una stazione della tranvia Bologna-Imola la quale svolgeva da un servizio con trazione a vapore gestito dalla Società Veneta. Il 31 luglio 1948 San Lazzaro fu nuovamente collegata a Bologna tramite la linea 20 della rete tranviaria urbana[143]; tale linea fu soppressa il 1º luglio 1961, sostituita da autobus[144].

Secondo un progetto degli anni novanta, un filobus a guida ottica denominato "Civis" avrebbe dovuto collegare San Lazzaro con il centro di Bologna; tale progetto è stato poi aggiornato in seguito ad alcune vicende giudiziarie prevedendo la sostituzione con veicoli Crealis, modelli più evoluti a guida ordinaria[145]. L'attivazione del nuovo collegamento è prevista per il 2015, al termine dei lavori ad essa propedeutici all'interno del comune di Bologna[146].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Marco Macciantelli centrosinistra Sindaco
2009 2014 Marco Macciantelli centrosinistra Sindaco
2014 in carica Isabella Conti centrosinistra Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

PalaSavena
  • PalaSavena: palazzetto dello sport con una capienza di 2700 posti, che oltre ad eventi sportivi ospita anche spettacoli e congressi.
  • Piscina Comunale Kennedy: è dotata di una vasca coperta di 25x16 m e una profondità cha varia da 1,50 m fino a 1,80 e un'ulteriore vasca coperta di 15x6 m, profonda 0,80 m.
  • Bowling Polisport San Lazzaro: opera dal 1986 un centro bowling da 40 piste che annualmente ospita diverse finali nazionali per varie categorie (Esordienti, Singolo, Doppio, ecc.).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elezioni amministrative, i risultati definitivi
  2. ^ Elezioni 2014
  3. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1º gennaio 2014
  4. ^ Luigi Lepri, Daniele Vitali (a cura di), Dizionario Bolognese Italiano / Italiano-Bolognese, Bologna, Pendragon, 2007, pp. 348-354, ISBN 978-88-8342-594-3.
  5. ^ Statuto comunale PDF
  6. ^ L'origine di San Lazzaro
  7. ^ Le Grotte Protette - Grotta della Spipola
  8. ^ Storia della chiesa di S. Lazzaro
  9. ^ Notizia desunta dalla rete civica di Bologna
  10. ^ Fondi archivistici
  11. ^ Città di San Lazzaro di Savena (BO)
  12. ^ Il titolo di città al comune di San Lazzaro è stato conferito, ai sensi dell'art. 18 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con decreto del Presidente della Repubblica del 17 settembre 2001 non riportante numero.
  13. ^ Statuto comunale PDF
  14. ^ a b c d e Storia della chiesa di S. Lazzaro
  15. ^ 15 aprile 1945, una tragica domenica PDF
  16. ^ Articolo di «San Lazzaro in Piazza», aprile-maggio 2014, p. 10
  17. ^ Monsignor Nucci quarant’anni ben portati... e premiati
  18. ^ Chiese cattoliche
  19. ^ La Chiesa Nuova
  20. ^ Inaugurazione del nuovo organo PDF
  21. ^ San Lazzaro di Savena - Chiesa parrocchiale di San Francesco d'Assisi
  22. ^ Un altro passo verso la beatificazione di Padre Marella
  23. ^ San Lazzaro di Savena (BO) Località Cicogna via dei Ciliegi 1
  24. ^ La parrocchia
  25. ^ Parrocchia Sant'Agostino
  26. ^ Domani 2 luglio le esequie di don Luciano Prati
  27. ^ Chiesa di S. Giovanni Battista di Colunga
  28. ^ La Buca di Gaibola PDF
  29. ^ La devozione alla Madonna della Cintura: Farneto
  30. ^ Interrogazione a risposta scritta 4/17573 presentata da Morselli Stefano (Alleanza Nazionale) in data 19960109
  31. ^ Interrogazione a risposta scritta 4/17573 presentata da Morselli Stefano (Alleanza Nazionale) in data 19960109
  32. ^ Abbazia di Santa Cecilia della Croara: Patrimonio dell’Umanità
  33. ^ Abbazia di Santa Cecilia della Croara
  34. ^ L'ex abbazia di Santa Cecilia diventa monumento dell'Unesco
  35. ^ Centro UNESCO Bologna
  36. ^ Castelli, chiese e Monasteri
  37. ^ a b Il monumento ai caduti della Grande Guerra di San Lazzaro di Savena PDF
  38. ^ a b San Lazzaro di Savena
  39. ^ Oro (argento, ferro e rame) alla patria - Il Rito della "fede"
  40. ^ Villa Boncompagni alla Cicogna - S. Lazzaro di Savena
  41. ^ Villa Boncompagni alla Cicogna - S. Lazzaro di Savena
  42. ^ Ville e chiese
  43. ^ Storia
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  57. ^ Unipol, 30 milioni per Villa Cicogna e si compra anche l'Hilton Garden Inn
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  73. ^ Pier Luigi Perazzini, Il ponte delle sirene sul Savena al confine tra San Lazzaro di Savena e Bologna, «San Lazzaro in Piazza», n. 1, marzo-aprile 2015, p. 20
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  75. ^ a b c d e Il sistema di monitoraggio della grotta del Farneto (BO) Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali, Alma Mater - Università di Bologna
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  77. ^ Il sistema di monitoraggio della grotta del Farneto (BO)
  78. ^ La Grotta del Farneto
  79. ^ Il sistema di monitoraggio della grotta del Farneto (BO)
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  88. ^ Escursione speleologica nella Grotta della Spipola
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  112. ^ Parco tematico sull'Era Glaciale a San Lazzaro (Bo)
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  114. ^ San Lazzaro di Savena, la Mediateca
  115. ^ San La Mediateca di San Lazzaro: uno spazio innovativo e multimediale
  116. ^ Chi siamo
  117. ^ San Lazzaro, apre la nuova Mediateca. Oggi all'inaugurazione anche Romano Prodi
  118. ^ La nostra mediateca per una nuova cultura
  119. ^ San Lazzaro, apre la nuova Mediateca. Oggi all'inaugurazione anche Romano Prodi
  120. ^ Chi siamo
  121. ^ San Lazzaro di Savena, il tetto della Mediateca
  122. ^ Nuova Mediateca, sabato 31 marzo l'inaugurazione PDF
  123. ^ Catalogo Biblioteche Distretto Culturale San Lazzaro
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  125. ^ Corpo Bandistico Gioacchino Rossini
  126. ^ Storia
  127. ^ Storia
  128. ^ In un libro i 160 anni della banda di San Lazzaro
  129. ^ Corpo Bandistico Musicale di San Lazzaro di Savena
  130. ^ Corpo Bandistico Gioacchino Rossini
  131. ^ Storia
  132. ^ Corpo Bandistico Gioacchino Rossini
  133. ^ Banda di San Lazzaro
  134. ^ Banda di San Lazzaro
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  138. ^ La fiera di San Lazzaro - la fira ed San Lazer PDF
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • San Lazzaro di Savena per i compaesani caduti in guerra, in Il Resto del Carlino Sera, 28 gennaio 1922.
  • I morti della provincia di Bologna nella guerra 1915-1918, Ufficio per notizie alle famiglie dei militari, Bologna, Tip. Neri, 1927.
  • Mauro Maggiorani e Monica De Sario, Paolo Poggi. Un socialista alla guida di San Lazzaro, Bologna, Il Nove, 1997, pp. 106.
  • Giancarlo Fabbri, I caduti non si toccano, Il Resto del Carlino, 5 gennaio 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]