Oratorio (architettura)

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L'oratorio è un luogo della cristianità solitamente di piccole dimensioni destinato alla preghiera e al culto privato di famiglie o comunità. Generalmente annesso e collegato, almeno in origine, ad altri edifici (es. di un castello), l'oratorio poteva anche sorgere come edificio indipendente.

Presente fin dalla nascita del cristianesimo, ebbe però grande diffusione nel XVII secolo in seguito alla Controriforma cattolica, tanto che gli esempi più pregevoli di oratorio appartengono proprio al Barocco. Gli oratori divennero importanti soprattutto a partire da quell'epoca, con la regola di san Filippo Neri, che pose una distinzione precisa tra oratorio e chiesa: l'oratorio per essere tale (anche quando fisicamente collegato ad un altro edificio) doveva possedere un accesso indipendente e facciata propria.[1]

San Filippo Neri formò un'organizzazione di preghiera presso un Oratorio di Roma; l'idea venne sviluppata da Don Bosco in centro di aggregazione giovanile, diffuso specialmente al Nord Italia, da cui deriva il significato moderno di Oratorio.

Oratori Viscontei[modifica | modifica sorgente]

La Lombardia ha avuto a che fare nel corso della sua storia con personaggi e famiglie molto importanti, tra queste i Visconti e gli Sforza.

Proprio la famiglia dei Visconti, nella seconda metà del XIV secolo, iniziò a costruire una serie di oratori con caratteristiche architettoniche e stilistiche simili se non uguali. Appartenenti alla famiglia milanese si ricordano la chiesa di San Gottardo in Corte a Milano e l'oratorio dedicato a San Giovanni e San Ludovico di Tolosa. Altro esempio è l'oratorio di Santo Stefano a Lentate sul Seveso, fatto però costruire da Stefano Porro, diplomatico e uomo chiave del governo milanese. Si annoverano tra gli oratori viscontei l'oratorio di Cislago (Varese) Solaro (Milano) e ancora Lentate Sul Seveso con il suo oratorio di Mocchirolo fatto erigere da Lanfranco Porro. Poiché il periodo di costruzione varia tra fine XIV e inizio XV secolo, gli affreschi sono più o meno dello stesso periodo e riconducibile alla scuola giottesca di Milano e al Gotico cortese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Universale Garzanti, Architettura vol. II, pagg. 597-598, Grazanti 2003

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