Visconti

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Stemma della
famiglia Visconti

Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg

I Visconti furono una famiglia che governò Milano durante il Medioevo e l'inizio del Rinascimento, dal 1277 al 1447. Furono signori di Milano fino al 1395, anno in cui il sovrano del Sacro Romano Impero Venceslao di Lussemburgo (1378 - 1400) conferì a Gian Galeazzo Visconti il titolo di duca di Milano. Il ramo principale dei Visconti dominò la scena politica dell'Italia settentrionale fino al 1447, alla morte senza eredi di Filippo Maria Visconti. A loro subentrarono gli Sforza.

Indice

[modifica] Le origini

I Visconti nel periodo del loro massimo splendore alimentarono le più fantastiche leggende circa le proprie origini. La creazione di genealogie fantasiose all'epoca era di moda, in realtà le origini del ramo della famiglia Visconti che per secoli dominò Milano sono molto più prosaiche, i Visconti erano infatti i signori di Massino (l'attuale Massino Visconti), piccolo villaggio sulle rive del Lago Maggiore, dove risultano presenti dal XII secolo come vassalli arcivescovili.

In termini storici si ritiene si trattasse di una delle famiglie di capitanei che l'arcivescovo Landolfo (978-998) investì dei feudi detti caput plebis. La documentazione relativa risale al 1157 e da essa risulta come i Visconti fossero titolari del capitaniato di Marliano (l'odierna Mariano Comense). In epoca coeva, comunque prima del 1070, ottennero l'ufficio pubblico di visconte che poi diventò ereditario in tutta la discendenza maschile (Biscaro, ASL, "I maggiori dei Visconti di MIlano"). Alla funzione di visconti, o vicari del conte, si collega l'adozione dell'insegna recante una vipera che ingoia un rosso saraceno, tuttora nello stemma del Comune di Milano. Ben presto la famiglia si suddivise in diversi rami, alcuni dei quali investiti di feudi lontani da Milano, mentre il ramo che diede alla città la dinastia signorile viene fatto discendere da Umberto, deceduto nella prima metà del XII secolo.

Suo figlio Ottone (1207-1295) nel 1262 fu investito dell'arcivescovado e, appoggiato dai suoi capitanei e valvassori, sostenne una lunga lotta contro la fazione popolare capeggiata dai Della Torre, contro i quali prevalse a Desio nel 1277. Egli fece leggere capitano del popolo, nel 1287, il pronipote Matteo I (1250-1322), cui l'imperatore Adolfo concesse il vicariato nel 1294. La resistenza dell'opposta parte condusse all'esilio visconteo nel 1302, tuttavia nel 1310, grazie al supporto di Enrico VII, i Visconti rientrarono in Milano. La reazione guelfa e pontificia non si fece attendere, conducendo Matteo I ad abdicare a favore del figlio Galeazzo I (1277c.-1328) che la fronteggiò valorosamente finché fu preso prigioniero da Ludovico il Bavaro (1327). Dei suoi fratelli, Marco (morto nel 1329) fu condottiero, mentre Luchino(1292-1349) e Giovanni(1290-1354) assursero alla signoria dopo la morte di Azzone (1302-1339), figlio di Galeazzo I, che l'aveva riavuta nel 1329. Luchino Novello (morto nel 1399), figlio di Luchino, venne fatto uccidere da Giovanni. La dinastia fu continuata dalla progenie di Stefano, figlio di Matteo, i cui tre figli Matteo II (1319-1355), Galeazzo II (1320-1378) e Bernabò (1323-1385), le diedero lustro e potenza. A Galeazzo II succedette nel 1378 il figlio Gian Galeazzo (1351-1402), che nel 1385 fece prigioniero lo zio Bernabò di cui aveva sposato la figlia Caterina (morta nel 1404), e nel 1395 fu creato duca di Milano dall'imperatore Venceslao. Mentre sua figlia Valentina (1366-1408) andava in sposa a Luigi d'Orleans, gli succedeva il figlio in seconde nozze Giovanni Maria (1389-1412).

Dopo la nomina di Gian Galeazzo Visconti a duca di Milano (1395) i Visconti affidarono ai letterati di corte la redazione della leggenda relativa alla genealogia familiare che faceva risalire le origini ad ascendenze troiane individuando come capostipite Anglo, figlio di Enea, a cui venne attribuita la fondazione di Angera.[1]

[modifica] Milano la capitale della Lombardia

Stemma visconteo nel Castello di Vigevano

Le fortune dei Visconti iniziarono alla fine del XIII secolo, precisamente nel 1262 quando Ottone Visconti fu nominato arcivescovo di Milano. La nomina fu piuttosto casuale, Ottone venne infatti nominato da un intervento della curia papale che per sedare i conflitti interni al capitolo metropolitano, normalmente incaricato della nomina, decise di nominare un esterno. Ottone, che all'epoca era il cappellano del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, per oltre 15 anni non poté entrare in città dove era in corso una lotta di potere fra il partito aristrocratico che voleva strappare il controllo del Comune ai populares guidati dai Della Torre. La battaglia di Desio (1277) In cui le truppe di Ottone sconfissero quelle di Napoleone Della Torre, pose fine alla dominazione torriana e all'indipendenza del comune di Milano, Ottone fece ingresso in città, si insediò e, dopo un'iniziale fase di appoggio al partito aristocratico, cominciò ad accrescere e consolidare il potere dei parenti.

Nel 1287, in seguito alla distruzione di Castelseprio[2] e alla sconfitta dei Della Torre, Ottone riuscì a far sì che il nipote Matteo Visconti fosse nominato "Capitano del popolo". I rapporti con la città non furono facili, nel 1302 vi fu un breve ritorno del Della Torre durante il quale Matteo Visconti fu esiliato. Nel 1310, approfittando della riconciliazione imposta dalla discesa dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, Matteo rientrò a Milano e l'anno successivo, forte del titolo di vicario imperiale conferitogli dall'imperatore, riuscì a estromettere definitivamente i Della Torre dando inizio ad un'opera di unificazione della Lombardia proseguita poi dai suoi successori.

Si può dire che a partire dall'inizio del XIV secolo i Visconti possano essere già considerati Signori di Milano.

L'opera di unificazione fu completata da Azzone Visconti (1302 - 1339), figlio di Galeazzo e nipote di Matteo, che si adoperò per gettare le basi di una struttura che coordinasse politicamente i suoi domini e che accentrasse il potere nelle mani della dinastia.

Nell'anno 1327, con la morte del padre, rimase lui come unico erede ed in opposizione al pontefice, comprò il titolo di Vicario di Milano dall'Imperatore Lodovico il Bavaro. Nel 1332 al governo del nuovo Vicario, si associarono gli zii Luchino e Giovanni Visconti, figli di Matteo, in una sorta di triumvirato. L'altro zio Lodrisio, rimastone fuori, inscenò invano una serie di congiure per spodestare i tre; quando tutti suoi complici furono arrestati da Azzone (23 novembre 1332), e rinchiusi nelle prigioni di Monza (dette i forni), fu costretto a fuggire a Verona, dove ospite di Mastino II della Scala, tesse una serie di alleanze, tra i quali rientravano gli scaligeri stessi ed il Signore di Novara Calcino Tornielli, nemico dell'Arcivescovo Giovanni. si venne allo scontro decisivo il 21 febbraio 1339 nella Battaglia di Parabiago, vinta dai "triumviri".

Dall'iniziale congregazione di città sottoposte al dominio di un unico signore, Giovanni e Luchino ma soprattutto Gian Galeazzo e Bernabò, tramite un'intensa attività di consolidamento della loro supremazia attuata con il ridimensionamento delle autonomie locali e l'attrazione nella loro orbita delle molteplici piccole signorie rurali crearono una sorta di struttura statuale.

Con Giovanni Visconti, alla metà del XIV secolo si ebbe la prima grande espansione dei possedimenti della famiglia con la vittoria sui Signori di Verona (gli Scaligeri) e con la sottomissione addirittura di Genova e Bologna.

Alcuni vedono tuttavia nei Visconti - in specie dopo la morte dell'arcivescovo Giovanni Visconti nel 1354 - l'esempio tipico del tiranno con speciale riguardo a Bernabò, al nipote Gian Galeazzo e al figlio di questi Giovanni Maria. Non va tuttavia sottaciuto che i primi due contribuirono a una notevole estensione dei domini di Milano e Gian Galeazzo riuscì pure a ottenere nel 1395 dall'Imperatore Venceslao il titolo di duca.

Domini alla morte del Duca Gian Galeazzo Visconti (le date indicano l'inizio e l'eventuale fine del dominio visconteo)

Dopo la morte di Gian Galeazzo nel 1402 il Ducato - che aveva raggiunto la sua massima espansione - passò ai suoi figli Giovanni Maria (morto nel 1412) e Filippo Maria (morto nel 1447), ma il dominio, che Gian Galeazzo aveva messo insieme con ogni sorta di violenze, andò in pezzi, e a mala pena poterono essere conservate le province più vecchie che lo componevano.

La linea Ducale di Milano si estinse nella linea maschile con la morte di Filippo Maria nel 1447 ed il Ducato passò (dopo la breve esperienza della Repubblica Ambrosiana) a Francesco Sforza, il quale aveva sposato la figlia illegittima di Filippo, Bianca Maria. In linea femminile legittima, i Valois-Orleans, quali discendenti di Valentina Visconti, vantavano seri diritti su Milano, diritti che furono fatti valere da Luigi XII di Francia agli inizi del XVI secolo.

Da Uberto fratello di Matteo I discese il ramo collaterale dei Visconti di Modrone cui appartennero i registi Luchino e Eriprando Visconti.

[modifica] Albero genealogico

Genealogia della famiglia Visconti
 Discendenti di Uberto Visconte
( † metà XIII secolo)
  1.  Ottone
     arcivescovo di Milano (1262)
     signore di Milano (1277-78) e (1282-85).
  2.  Andreotto (XIII secolo)
    1.  Teobaldo (1251-1276)
      1.  Matteo I il magno
         capitano del popolo di Milano (1287-1298)
          signore di Milano (1287-1302) e (1311-1322)
        1.  Galeazzo I
           signore di Milano (1322-1327)
          1.  Azzone
             signore di Milano (1329-1339)
        2.  Marco († 1329)
        3.  Giovanni
           arcivescovo di Milano (1339)
           signore di Milano (1339-1354)
           signore di Bologna e di Genova (1331-1354).
          1.  Giovanni da Oleggio (presunto)
             signore di Bologna (1355-1360)
        4.  Luchino
           signore di Milano (1339-1349)
          1.  Luchino Novello († 1399)
        5.  Stefano († 1327)
          1.  Matteo II
             signore di Milano (1354-1355)
          2.  Galeazzo II
             signore di Milano (1354-1378)
            1.  Gian Galeazzo
               signore di Milano (1378-1395)
               duca di Milano (1395-1402)
              1.  Valentina
                 sposa (1387) Luigi d'Orléans
              2.  Giovanni Maria
                 duca di Milano (1402-1412)
              3.  Filippo Maria
                 duca di Milano (1412-1447)
                1.  Bianca Maria (naturale da Agnese del Maino)
                    nel 1441 sposa Francesco I Sforza, poi duca di Milano
          3.  Bernabò
             signore di Milano (1354-1385)
      2.  Uberto il Pico (1280?-1315)
        1.  Vercellino
           podestà di Vercelli (1317) e di Novara (1318-1320).
          1.   .... linea dei Visconti di Modrone (marchesi (1694) poi duchi (1813) di Vimodrone) cui appartennero Luchino Visconti e Eriprando Visconti.

[modifica] Stemma

Secondo la "Storia di Milano" di Alessandro Visconti (1945) lo stemma dei Visconti fu in origine uno dei vessilli del Comune di Milano: era una bandiera bianca che riproponeva in azzurro il serpente della Basilica di Sant'Ambrogio. A seguito della crociate vi posero l'insegna di un saraceno sanguinante.[3]

Il poeta forlivese Giacomo Allegretti, nel XIV secolo, scrisse un carme sulla "bissa milanese", cioè il biscione.

In questo stemma il mostro, persa la sua caratterizzazione di "cattivo", porta in bocca un uomo. Non dovendo più seminare paura tra i nemici, viene amichevolmente chiamato col nome di "biscione".

[modifica] Galleria di ritratti

[modifica] Note

  1. ^ Nel manoscritto Elogio funebre di Gian Galeazzo Visconti si trova una miniatura di Michelino da Besozzo che ben illustra la leggenda dell'ascendenza della famiglia Visconti.
  2. ^ battaglia in seguito alla quale Ottone pronunciò il proclama Castrum Seprum destruatur, et destructum perpetuo teneatur et nullus audeat vel praesumat in ipso Monte habitare che fu rispettato fino al 1786
  3. ^ Alessandro Visconti, Storia di Milano, 1945, p. 273.

[modifica] Voci correlate

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