Ottaviano degli Ubaldini

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Ottaviano degli Ubaldini
cardinale di Santa Romana Chiesa
Nato 1214, Mugello
Creato cardinale 28 maggio 1244 da papa Innocenzo IV
Deceduto 1273

Ottaviano degli Ubaldini, chiamato anche Attaviano (Firenze, 12141273), è stato un cardinale italiano. Ai suoi tempi veniva chiamato anche semplicemente Il Cardinale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Originario di Firenze, apparteneva ad una illustre famiglia ghibellina. Venne nominato Arcivescovo di Bologna nel 1240, ma per difetto di età non venne confermato. Il 28 maggio 1244 fu nominato cardinale da Papa Innocenzo IV, con il titolo di diacono di Santa Maria in Via Lata.

Esercitò un ruolo significativo all'interno della curia romana, così come fu importante la sua azione di lotta contro Federico II, a favore della causa guelfa. Come vescovo di Bologna, capitanò l'esercito guelfo dei bolognesi e dei loro alleati contro le città ghibelline della Lombardia inferiore[1].

Dopo la sconfitta di Federico II a Parma (18 febbraio 1248) Ottaviano fu incaricato da papa Innocenzo III di recuperare i possedimenti pontifici nella pianura padana. La missione era difficile poiché il legato non possedeva alcuna dotazione monetaria. Ottaviano chiese la collaborazione delle forze locali. Ma il guelfismo romagnolo non era ancora sufficientemente organizzato. Il cardinale si rivolse quindi a Bologna, città dalla solida tradizione guelfa. L'esercito guidato dall'Ubaldini riuscì a riportare allo Stato della Chiesa tutte le città romagnole da Imola a Rimini (maggio-giugno 1248), facendosi riconoscere perfino dalla ghibellina Forlì come legato pontificio.

Nella battaglia di Fossalta (26 maggio 1249), fu fatto prigioniero il figlio di Federico II, Enzo, che fu rinchiuso in un palazzo bolognese[2].

Nel 1251 il cardinale Ottaviano, in seguito a un attacco dei fiorentini al castello di famiglia di Montaccianico, nei pressi di Sant'Agata Mugello, che produsse seri danni, decise di ricostruire il castello più grande e più forte, con due cinte murarie.[3]

Nel luglio 1258, Manfredi appoggiò il tentativo di colpo di Stato ghibellino a Firenze di Ottaviano degli Ubaldini.[4]

Tra il 1268 ed il 1271 partecipò al celebre lunghissimo Conclave viterbese che portò all'elezione di Papa Gregorio X.

Suo nipote fu l'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini.

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Molti commentatori contemporanei lo indicano come un acceso sostenitore della causa ghibellina. Disse di sé, infatti:

« Io posso dire, se è anima, che l'ho perduta per la parte ghibellina. »

Per questo Dante Alighieri lo colloca nell'Inferno e lo fa citare da Farinata degli Uberti come compagno di pena nel cerchio degli epicurei (oggi diremmo gli "atei"), accanto a Federico II stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corrispondente all'incirca alle attuali Emilia e Romagna.
  2. ^ Palazzo Re Enzo di Bologna.
  3. ^ Lo spessore della barriera difensiva in qualche tratto superava i tre metri, come risulta dalle recenti indagini archeologiche (Progetto "Montaccianico Vive").
  4. ^ Re Di Sicilia Manfredi in Dizionario Biografico – Treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.
  • Riccardo Bellandi, I signori dell'Appennino. Amori e battaglie nella Toscana del Duecento, Firenze, Pagliai 2010