Alba (Italia)

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Alba
comune
Alba – Stemma Alba – Bandiera
Alba – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
Sindaco Maurizio Marello (PD) dal 23/06/2009, riconfermato 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°43′00″N 8°05′00″E / 44.716667°N 8.083333°E44.716667; 8.083333 (Alba)Coordinate: 44°43′00″N 8°05′00″E / 44.716667°N 8.083333°E44.716667; 8.083333 (Alba)
Altitudine 172 m s.l.m.
Superficie 54,0 km²
Abitanti 31 667[1] (31.12.2011)
Densità 586,43 ab./km²
Frazioni Altavilla, Gallo, Madonna di Como, Mussotto d'Alba, Piana Biglini, San Rocco Cherasca, San Rocco Seno d'Elvio, Santa Rosalia, Scaparone
Comuni confinanti Barbaresco, Benevello, Borgomale, Castiglione Falletto, Corneliano d'Alba, Diano d'Alba, Grinzane Cavour, Guarene, La Morra, Monticello d'Alba, Neive, Piobesi d'Alba, Roddi, Serralunga d'Alba, Treiso, Trezzo Tinella
Altre informazioni
Cod. postale 12051
Prefisso 0173
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 004003
Cod. catastale A124
Targa CN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 528 GG[2]
Nome abitanti Albesi
Patrono san Lorenzo
Giorno festivo 10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alba
Sito istituzionale

Alba (Alba in piemontese, Arba in dialetto langarolo) è un comune italiano della provincia di Cuneo, in Piemonte.

Con una popolazione di 31.667 residenti[1] è il secondo comune della provincia per popolazione dopo il capoluogo Cuneo, mentre l'area urbana, che include svariati centri del circondario, conta più di 70.000 abitanti. È la capitale storica ed economica delle Langhe.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Alba è situata circa 50 km a sud-est dal capoluogo del Piemonte Torino, 52 km a nord-est dal suo capoluogo di provincia Cuneo, a 14 km da Bra ed a 26 km da Asti, sorge per gran parte sulla riva destra del fiume Tanaro, su una vasta conca pianeggiante circondata dalle splendide colline ricche di vigneti delle Langhe e del Roero. Essa ha un clima tipicamente padano, ma con una siccità estiva un po' più pronunciata rispetto alle terre a nord del fiume Po.

Clima[modifica | modifica sorgente]

  • Classificazione climatica: E (i Gradi giorno della città sono 2.528, e il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere, dal 15 ottobre al 15 aprile), Decreto D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993.[3].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Neolitico[modifica | modifica sorgente]

La città è ricca di storia, già a partire dal Neolitico, tra il VI ed il III millennio a.C. Gli archeologi Traverso, Galizio e Lo Porto rinvennero, in epoche diverse, numerosi reperti che hanno testimoniato la presenza di una popolazione non più nomade, che viveva di caccia e di agricoltura, ed abitava capanne a forma circolare in un villaggio situato nella zona di borgo Piave, o raggruppate in un villaggio sulla sponda sinistra del torrente Cherasca, vicino alla confluenza con il Tanaro. Questi abitanti conoscevano la lavorazione della ceramica e della pietra verde, tagliente, ed adatta per i primi rudimentali utensili; inoltre praticavano l'allevamento del bestiame. Nei millenni successivi conobbero l'uso del ferro e del bronzo e vennero classificati col nomen di Liguri Stazielli, termine che definisce un gruppo etnico di origine celtica assimilato, poi, dai galli, invasori di questa zona alla fine del V secolo a.C.

L'Alba romana[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Alba sono sicuramente preromane, probabilmente liguro/celtiche. Il toponimo Alba è infatti tipico della civiltà ligure. La città ottenne l'imprimatur romano con l'editto del console Gneo Pompeo Strabone e venne battezzata Alba Pompeia. Come municipium romano fu inserita nella Regio IX Liguria e ascritta alla tribù Camilia. I diversi ritrovamenti romani dimostrano come Alba abbia, nei primi due secoli dell'impero, a seguito dell'ascesa romana, costituito assieme a Pollenzo e Bene Vagienna un triangolo strategico e commerciale, creando strutture urbane di notevole interesse, tra i quali l'acquedotto, per convogliare le acque in città, e la rete fognaria per scaricare i reflui nel fiume Tanaro.

L'Alba romana era amministrata in modo autonomo, aveva una propria magistratura e ospitava cinque ordini di persone: i decurioni, i cittadini più facoltosi, gli augustali, cavalieri, appaltatori e liberti. Infine la plebe divisa in collegia di arti e mestieri. Oltre al collegio dei fabbri vi erano i centonari, fabbricanti di lana e stoffe, i dendrogradi, coloro che fornivano legname per le case e le navi. Tutto il materiale storico sull'epoca romana è conservato presso il Museo Civico di scienze naturali e storia "Federico Eusebio". Il materiale epigrafico e archeologico di Alba Pompeia descrive la vita di una classe medio-alta, consistente numericamente, formata sia da gentes romane, che da discendenti di origine celto-ligure.

L'agricoltura e l'allevamento del bestiame erano le principali attività di una parte importante dell'élite di Alba Pompeia. Lo storico Gaio Plinio Secondo descrive già l'esistenza di una tecnica agricola applicata alla viticoltura affinata ed evoluta. La città cinta all'epoca da grandi mura poligonali ospitò l'imperatore Augusto in viaggio per le Gallie e diede i natali nel 126 all'imperatore Pertinace.

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Piazza Risorgimento

Nei periodi successivi alla dominazione romana vennero ricostruite le mura medioevali: da quelle gotico-longobarde a quelle post-carolingie, alle invasioni ungaro-saracene, fino al periodo comunale in cui avvennero altre ristrutturazioni. Il perimetro urbano rimase comunque invariato fino all'epoca moderna.

La storia di Alba registra la visita di San Dalmazzo, prima del 5 dicembre 254, data del suo martirio, aiutato da San Giovanni Presbiterio nella conversione dei pagani. Anche San Frontiano, nativo di Carcassonne, compare ad Alba sul finire del III secolo: di ritorno da un pellegrinaggio a Roma si ferma ad Alba e libera una ragazza dal demonio. Il prefetto della città, stranamente infuriato, lo cattura all'uscita di Alba e lo fa decapitare. Il retaggio di una antica tradizione culturale che attribuisce a San Frontiano quale protettore dei bambini, ha portato le donne di bambi ammalati a compiere il giro della chiesa dedicata al santo per nove volte, supplicandone la guarigione.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel 490 la città venne saccheggiata dai Burgundi, seguiti nel 640 dai Longobardi di Rotari e dai Franchi di Carlo Magno, che crearono le condizioni per lo sviluppo del feudalesimo. A causa delle devastazioni subite e dei saccheggi si decise di scegliere il vicino paese di Diano come sede amministrativa che, grazie alla sua posizione naturale era più difficile da conquistare. Le successive incursioni dei Saraceni impoverirono a tal punto la diocesi di Alba che si giunse a sopprimerla ed a unirla a quella di Asti e Savona.

Le Cento Torri[modifica | modifica sorgente]

Le mura medioevali della città rappresentavano un notevole sistema di difesa: costruite su di un basamento alto oltre due metri e con mura di mezzo metro di spessore, erano munite di contrafforti e torrioni e per tutto il loro perimetro erano circondate da un fossato. Le porte della città rispecchiavano le vie di accesso: a nord Porta Tanaro, a sud Porta San Martino, ad est Porta del Soccorso o Porta Cherasca, a sud-est Porta San Biagio ad ovest porta Castello. Ogni porta disponeva di una o due torri per il corpo di guardia e per i funzionari addetti alla riscossione dei pedaggi.

Grazie all'espansione territoriale del comune, Alba vide il formarsi di sette Camparie e sei castelli, costruiti a formare una corona sulle colline adiacenti con funzioni prettamente di difesa. Nello stesso periodo in città vennero edificati monasteri, chiese e persino sei ospedali. L'ospedale di San Lazzaro era stato costruito per la cura dei lebbrosi e delle malattie infettive. Un'antica donazione obbligava a lasciare ogni anno due soldi astesi, oppure uno staio di vino, ai poveri infermi. L'ospedale del Santo Spirito del Ponte si trovava vicino alla Porta Tanaro e apparteneva ai canonici agostiniani dell'abbazia di Ferrania. L'ospedale di Sant'Antonio curava le malattie del fuoco sacro, una malattia epidemica all'epoca molto diffusa. Un quarto ospedale dedicato a San Marco, si trovava nell'attuale luogo in cui è edificato il Cottolengo. Proprietari erano i frati gerosolimitani o cavalieri dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme. A questo periodo risale lo stemma di Alba in cui appare con una croce rossa in campo argento.

L'alleanza con Carlo d'Angiò[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Marro

Nel 1259 Alba si alleò con Carlo I d'Angiò, riuscendo a gestire le controversie con la vicina Asti, ma il periodo era denso di rivalità e di mancate promesse tra le famiglie dei Solari guelfe e ghibelline che si contendevano il predominio sul territorio. Asti divenne "il nemico" per antonomasia, interessato a privare Alba del dominio sulla Valle del Tanaro. Emblema dell'epoca sono le torri, per di più utilizzate a carcere. Alcune di esse a pianta quadrata, prolungano nel tempo il tipico aspetto medioevale della città. Nel XII secolo divenne comune ed aderì alla Lega Lombarda. La maggior parte venne demolita nell'Ottocento, mentre quella municipale venne abbattuta nel 1864 e il materiale venne utilizzato per apportare modifiche all'edificio del Duomo.

Dal Rinascimento all'Illuminismo[modifica | modifica sorgente]

Il conflitto tra francesi e spagnoli nella prima metà del XVI secolo vide Alba come teatro di scontri sanguinosi, situazione che si aggravò con l'arrivo in città, nel 1537, di Carlo V. La storia e le cronache di quegli anni registrarono numerosi scontri tra armate rivali, con gravi conseguenze sui monumenti e le opere d'arte, oggetto di devastazioni e saccheggi. Dopo la Pace di Cateau-Cambrésis del 1559, Alba venne ceduta ai Gonzaga di Mantova. Fu un periodo di pace relativa, anche se era una impresa veramente difficile rimediare alle devastazioni che avevano impoverito il territorio. Quasi non bastasse, altri danni vennero provocati da alcuni terremoti avvenuti dal 1541 al 1549. Morto Francesco IV Gonzaga Alba venne assediata da Carlo Emanuele I di Savoia che la pose sotto assedio, una prima volta il 23 aprile 1613, ma riuscì a espugnarla solo il 1º aprile 1628, dopo alterne vicende di scontri e scaramucce con i Gonzaga.

La peste[modifica | modifica sorgente]

Una volta cessate le operazioni militari fu la volta della peste. Nel 1630 cominciarono a manifestarsi i primi sintomi con conseguente calo demografico. Grazie alla nomina a provincia e con il rifiorire di fiere, feste e mercati sospesi per decenni a causa delle più diverse e disparate calamità, venne favorita una ripresa che non durò molto, anche a causa delle interminabili guerre dinastiche del tempo.

Il Settecento[modifica | modifica sorgente]

L'interno del duomo di Alba

Quest'epoca vide fiorire una serie di attività letterarie ed artistiche, tra le quali spicca l'Accademia filarmonico-letteraria, creata dal canonico Odella. Tale associazione poté vantare nel corso dell'Ottocento l'adesione di personalità illustri quali Silvio Pellico e Giovanni Prati. Vennero costruiti anche nuovi edifici: l'ospedale di San Lazzaro su disegni dell'architteto Di Robilant, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, ricostruita in base a un progetto del conte Carlo Emanuele Rangone di Montelupo e la chiesa di Santa Maria Maddalena su disegni del Vittone. Grazie a un considerevole esborso in denaro, nel 1742, la città venne investita del feudo di Santa Rosalia.

Grazie a delle lettere scritte dal barone Giuseppe Vernazza all'amico e conte Guido Gaschi, erudito ed archivista, emerge un interessante visione di vita albese tra il 1779 ed il 1787. Il Vernazza che per ottenere il titolo baronale spese fior di quattrini con dispiacere del padre, osserva il mondo di quell'epoca con l'occhio del borghese poco attento ai grandi eventi che stanno mutando l'Europa del tempo. Lo stesso Vernazza, appassionato di archeologia, fu protagonista di un rinvenimento importante: il recupero nel letto del fiume Tanaro di un cippo scolpito da Caio Cornelio Germano e Valeria Marcella, oggi reperto di notevole prestigio conservato nel Museo d'Alba.

La Rivoluzione francese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Alba.

Alla termine del secolo la città conobbe la Rivoluzione francese e fu una delle prime a propugnare la fede giacobina, proclamandosi repubblica e accogliendo l'entrata di Napoleone Bonaparte il 28 aprile 1796. Pur non assecondando tutte le aspirazioni di rinnovamento, l'avventura francese fu di breve durata, provocò alcuni lutti e profanazioni di opere d'arte e di edifici storici. Per esempio, il San Domenico, una pregevole chiesa gotica ad archi semi-acuti, venne convertita in una vasta e spaziosa scuderia.

Piazza Risorgimento

Alla città venne richiesto di contribuire con 123.000 Lire dell'epoca alle spese militari dei francesi, una cifra veramente spropositata per le finanze della città, per cui Alba inviò due ambasciatori a discutere sull'ingiustizia del provvedimento, ma uno dei due venne fatto fucilare, passando alla storia per il notevole coraggio dimostrato nell'andare contro Napoleone.

L'Ottocento e la rivoluzione urbanistica della città[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione della città dovuta alle devastazioni della Rivoluzione francese fu iniziata da Carlo Felice di Savoia che portò alla sua felice edificazione il Monastero della Maddalena, provvedendo anche alla risistemazione della via che univa Alba con Savona, passando per Cortemilia. L'urbanista e nonché architetto Giorgio Busca fu l'artefice di tale progetto e di una serie di edifici: il Teatro Sociale, Palazzo Miroglio, Via Roma e Piazza Savona. Il Busca ricoprì anche la carica di sindaco tra il 1861 ed il 1865 e vide affermarsi la borghesia nascente, i commercianti, tecnici, professionisti che, dopo il 1848, gradualmente occuparono le cariche pubbliche, dando impulso a numerose forme di Società di Mutuo Soccorso, tra le quali quella che, fondata nel 1851 aggregava artisti ed operai.

Il Novecento e le Guerre Mondiali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica partigiana di Alba.

Dopo la prima guerra mondiale e senza entusiasmo la città convisse con il Fascismo intraprendendo attività fieristiche di grande successo. Lo spirito goliardico dei giovani albesi degli anni trenta portò al sorgere di còche, gruppi di giovani ricchi di humor e di iniziativa che organizzavano pranzi, beffe e gite. Furono iniziatori, in polemica con il Palio di Asti di una competizione fra asini. La fiera del Tartufo nata nel 1929 e le feste vendemmiali e i grandi vini contribuirono a far conoscere i prodotti della terra e ad elevare una tradizione agricola millenaria. Alba, durante la seconda guerra mondiale fu proclamata "repubblica indipendente". Per 23 giorni (dal 10 ottobre al 2 novembre 1944) Alba fu la prima repubblica partigiana costituitasi in Italia, ottenendo una medaglia d'oro al valor militare per l'intensa attività partigiana, raccontata dallo scrittore Beppe Fenoglio. Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il maresciallo dei carabinieri di Alba, Carlo Ravera, salvò dalla deportazione numerose famiglie di profughi ebrei lì residenti in domicilio coatto dalla fine dell'agosto 1942. Invece di procedere al loro arresto secondo gli ordini ricevuti il 2 dicembre 1943, ne favorì la fuga con l'aiuto della moglie e di Beatrice Rizzolio, proprietaria del mulino locale. Per questo impegno di solidarietà, il 23 gennaio 1975, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni al maresciallo Carlo Ravera, alla moglie Maria Ravera e a Beatrice Rizzolio[4]. Nel 1948 e soprattutto nel novembre 1994 violente alluvioni causate dal Tanaro e da alcuni suoi affluenti devastarono alcune zone della città.

L'Alba moderna[modifica | modifica sorgente]

La città possiede salde radici storiche, grazie soprattutto alla sua storia gastronomica: i tartufi con le sue botteghe, la pasticceria, il vino con le sue enoteche fanno da corollario a un centro storico ancora intimamente in stile medioevale. Per comprendere tale realtà bisogna percorrere al sabato via Maestra fino alla piazza del Duomo per godere delle grandi varietà offerte dal mercato settimanale, oppure nell'antica piazza delle Erbe. La grande fortuna di Alba è il commercio del tartufo, il suo profumo caratteristico pervade tutta la città, ma in modo particolare nella Galleria della Maddalena dove gli acquirenti provenienti da tutta Italia e non solo si lanciano in un gioco di scambi gratificanti. Il rito di contrattazione delle trifole tutto giocato sull'olfatto, sul palpeggiamento, sapendo che ogni cercatore ha battuto con pazienza numerosi sentieri sotto il chiaro di luna con la collaborazione di un cane addestratissimo.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Alba è tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, insignita della Medaglia d'oro al valor militare il 12 ottobre 1949[5]. La città marcò il suo contrasto con il fascismo fondando la Repubblica partigiana di Alba, esistita per circa un mese nel 1944.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Centro delle Langhe ha vissuto l'epopea della lotta partigiana contro l'oppressore nazifascista simboleggiando l'eroismo ed il martirio di tutta la Regione. Rettasi a libertà per un mese, era poi attaccata da preponderanti forze e, con unanime decisione di popolo, preferiva alla resa offerta dal nemico il combattimento a fianco dei suoi figli militanti nelle forze partigiane. Cosciente del sacrificio, fiera nella resistenza durante lunghi mesi di lotta, superbamente confermava il retaggio delle centenarie tradizioni di valore guerriero.»
— Alba, 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo comunale
  • Palazzo del Comune: Si trova in Piazza Risorgimento, fulcro storico della città, ed è costruito su preesistenti edifici romani.[senza fonte] All'interno, sulle pareti dello scalone principale possiamo trovare alcuni affreschi provenienti dalla Chiesa di San Domenico, tra i quali spicca una Pietà risalente a fine Trecento e una Adorazione dei Magi. Nel salone del consiglio possiamo trovare dipinti importanti: la tavola raffigurante la Vergine con il Bambino di Macrino d'Alba risalente al 1501; una pala con Madonna e Bambino tra San Giuseppe e Sant'Anna e il Concerto attribuito a Mattia Preti.
  • Palazzo degli uffici giudiziari: Situato nel grande piazzale Medford, vicino al Palazzo delle Mostre e dei Congressi, è una monumentale opera in pietra di Langa degli architetti Gabetti ed Isola, significativa opera dell'architettura moderna.
  • Via Cavour: È una delle principali arterie del centro storico cittadino e conserva un impianto tipicamente medievale con costruzioni e porticati ricchi di atmosfera che catapultando subito con l'immaginazione i visitatori in pieno Medioevo. Si nota a sinistra sulla piccola piazza San Francesco, l'ex Palazzo del Tribunale, sede oggi dell'Istituto Magistrale, che sorge nell'antico luogo su cui venne eretta la Chiesa di San Francesco. Lungo via Cavour sono notevoli la Casaforte Riva e la Loggia dei Mercanti, che consta di tre grandi archi esterni che poggiano poco al di sotto dell'attuale piano stradale e su altre arcate minori che si intravedono nello scantinato.
  • Via Vittorio Emanuele: Da sempre via principale di Alba, chiamata dagli albesi anche Via Maestra inizia da Piazza Risorgimento e attraversa tutto il centro storico. È il luogo preferito per le passeggiate degli albesi e non solo, ed anche l'espressione di stili architettonici diversi, dal medioevale al liberty. Al N°11 si trova Casa Fontana caratterizzata da un fregio rinascimentale in formelle in cotto che si articola tra il primo ed il secondo piano della facciata: si possono osservare suonatori, dame e cavalieri che danzano tra ghirlande di fiori. Notevoli sono poi il Palazzo Serralunga e il Palazzo dei Conti Belli, al n°18.

Oggi ne rimangono poche (le meglio conservate sono quelle tra piazza Risorgimento e Via Cavour) e fra quelle rimaste molte sono state abbassate al livello dei tetti o incorporate negli edifici.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Giovanni Battista

Duomo[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale di Alba è situata in Piazza Risorgimento, dove domina con la sua mole imponente lo spazio pubblico. Si tratta di un rimaneggiamento ottocentesco di una preesistente architettura tardo-gotica. A partire dal XII e XIII secolo la cattedrale viene spesso citata grazie alle sempre più numerose manifestazioni pubbliche. L'alta torre campanaria contiene al suo interno l'antico campanile originario, curiosa costruzione che ha conservato internamente testimonianza dell'architettura protoromanica del XII secolo. La torre campanaria impreziosita con decorazioni ad archetti ciechi è dotata di finestre monofore e bifore. Un'altra torre, la torre Negri, si trovava di fronte alla facciata. Fu demolita nel 1867 e la sua antica posizione è segnata sulla piazza da alcuni cippi in pietra. La cattedrale albese ha subito continue ristrutturazioni nel corso dei decenni allo scopo di evitare il deterioramento e adeguarla al contesto storico dell'epoca. Al suo interno si possono osservare tre portali romanici con capitelli fogliacei e figurati risalenti, così come l'intera cattedrale al XII secolo. Sulla facciata si nota la figura di San Lorenzo, dipinta dal milanese Luigi Cocchio nel 1878 e i quattro simboli degli Evangelisti creati dal Vercellese Carlo Dusio. Nel duomo, addossata a una colonna, quasi al centro si può osservare una pregevole acquasantiera, risalente al 1503 regalata da Urbano Serralunga. Sulla destra compare il primo degli otto altari laterali della cattedrale, quello del S.S.Crocefisso dono del Vescovo Eugenio Galletti. A partire dall'acquasantiera compaiono l'altare della Madonna, del Sacro Cuore, della Sacra Famiglia per terminare con la cappella del Santissimo Sacramento.

Particolare del Duomo di Alba

L'icona centrale della cappella rappresenta Sant' Elia e Sant'Eliseo in adorazione della Vergine, probabilmente dipinta o dal Cuniberti o dal Molineri di Savigliano. Il dipinto posto di fronte al piccolo coro dei vescovi rappresenta il Martirio di San Donato, risalente alla metà del XVIII, e, sulla volta il profeta Elia che, rapito su di un carro di fuoco, fa cadere il mantello in dono al profeta Eliseo. Interessanti sono i sotterranei della cappella, fatta edificare da monsignor Paolo Brizio nella metà del secolo XVII, che accolgono i resti dei vescovi albesi. Nella sagrestia si può contemplare il bassorilievo della Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Apostolo, eseguito nel 1507 dello scultore Giovanni Lorenzo Sormani, ammirare il pregevole lavabo risalente al Cinquecento dei canonici nel retrosacrestia, osservare la mensa in legno di noce del XVI secolo e le cassapanche del 1650 fatte costruire dal vescovo Brizio. Nell'aula capitolare costruita nel Settecento campeggia il bel dipinto del cremonese Giulio Campi rappresentante l'immagine di San Lorenzo diacono dinnanzi all'imperatore romano. Nella navata centrale si trovano l'altare maggiore in stile barocco e il ''coro'' ligneo, formato da ben 35 scranni intarsiati con vari elementi: ambienti urbani e città con torri. L'icona che lo sovrasta è una pala del Beaumont raffigurante San Lorenzo tra gli angeli. Sulle pareti laterali, opera del pittore Luigi Hartmann di Chiavenna, si possono ammirare quattro ampi chiaroscuri che riproducono quattro scene del Martirio di San Lorenzo e risalenti al 1871. Sulle pareri della Cripta di San Pietro si possono osservare delle lapidi funerarie ricuperate dal pavimento dai restauri del 1872. La cappella di San Teobaldo conserva un'arca sacra risalente al 1515, un altare marmoreo del 1746 e alcune lapidi commemorative. Sulle pareti si trovano alcuni dipinti a pale con la figura di San Teobaldo e altri santi protettori di Alba. Da ricordare infine gli altari dedicati a San Luca[non chiaro] e a San Bovo. La Cattedrale è stata riaperta, dopo circa un anno di lavori, all'inizio di dicembre, per restauri della pavimentazione, dell'altare e il rifacimento dell'impianto riscaldamento. Dagli scavi sono emersi alcuni ritrovamenti archeologici, messi in risalto con grate ben visibili dall'interno ed è stata restaurata la Cappella di S. Teobaldo.

  • San Domenico e Santa Caterina: In Via Calissano si trova una delle torri di Alba, ora abbassata quasi al livello dei tetti adiacenti:
    La chiesa di San Domenico
    Torre di Casa Chiarlone, con una base che appoggia a livello stradale, adornata con una porta lignea risalente al XVIII secolo. Poco oltre, sulla vicina piazzetta, troviamo la Chiesa di San Domenico, i cui restauri sono stati ripresi verso la fine degli anni settanta grazie all'interessamento della "Famija Albèisa" che l'ha riportata agli antichi splendori. La chiesa, ora sconsacrata, è spesso sede di mostre e concerti. Adiacente alla chiesa di San Domenico si trova la Chiesa di Santa Caterina, la cui edificazione in stile barocco risale al XVIII secolo; la facciata è divisa nella parte superiore in tre sezioni con lesene, archi, fregi e simboli vari. Pregevole è il portale in arenaria con architrave e volute.
Santuario Nostra Signora della Moretta.
  • Le chiese di via Vittorio Emanuele: in questa via ci sono due importanti chiese: quella di Santa Maria Maddalena e quasi di fronte la chiesa dei Santi Cosma e Damiano. La prima fu per buona parte del XVIII secolo utile al Monastero delle domenicane e fu meta di pellegrinaggi di fedeli che si recavano per visitare le spoglie della Beata Margherita di Savoia. Di pregevole fattura è il portale con 18 pannelli scolpiti in noce, il presbiterio, l'altare maggiore con sopra una cornice ovale all'interno del quale si trova il dipinto della La Maddalena e il coro della volta affrescata con scorci di prospettive architettoniche barocche. Nella chiesa quasi di fronte Santi Cosma e Damiano edificata su resti di mura romane, di origine molto antica, viene per la prima volta menzionata in documenti del XIII secolo. Nel 1760 venne completamente ricostruita dalle fondamenta in stile barocco su progetto di Carlo Emanuele Rangone di Montelupo. Durante gli scavi venne alla luce, alla profondità di circa tre metri un pavimento a mosaico bianco e nero, un medaglione in bronzo con l'effigie dell'imperatore Marco Aurelio.[senza fonte]
  • Il Tempio di San Paolo, che sorge sull'omonima piazza, venne edificato nel 1925 su progetto dell'architetto Giuseppe Gallo ed è stato arricchito negli anni successivi da un pregevolissimo portale in bronzo fuso, opera dello scultore Narciso Cassino.

Infine dobbiamo menzionare sia la chiesa di Cristo Re costruita nel 1956 per opera dell'architetto Dellapiana, costruita a pianta rettangolare con un'unica navata e due corridoi laterali, che il Santuario di Nostra Signora della Moretta, costruito nel 1905 grazie ai padri giuseppini di Asti su un sito in cui in precedenza era stato edificato un piccolo pilone votivo.

Altri luoghi e monumenti di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Giuseppe, Via Vernazza

Ospedale di San Lazzaro costruito per la cura dei lebbrosi e delle malattie infettive.

Ospedaletto Infantile “Caleria Vacquer-Paderi”[6].

Nel 1895 il Generale nob. cav. don Luigi Vaquer – Paderi istituisce, nell’ambito dell’Ospedale San Lazzaro di Alba, un Ospedaletto Infantile “Caleria Vacquer-Paderi” ove curare dalle malattie infettive bambini di ogni lingua e nazione, in memoria dell’adorata moglie, figlia delle LL.EE. i nobili Adolfo de Roberti, Consigliere di Stato dell’Imperatore di Russia ed Olga Noinskji di San Pietroburgo. La donazione Vaquer-Paderi e de Roberti-Noinskji che, oltre all’ospedaletto infantile comprendeva alcuni gabinetti scientifici dell’Ospedale civile, risulta particolarmente innovativa per l’epoca e riguardò la città di Alba in quanto il nobile sardo di antica schiatta Maggior Generale Vaquer-Paderi della Brigata Granatieri di Sardegna[7], mentre comandava la piazza militare di Alba, perse la giovanissima moglie, alla quale dedicherà anche una scuola infantile in Villanovafranca (CA), e insieme a lei sarà seppellito nelle tombe speciali del cimitero di Alba.

Nell’Archivio storico dell’Ospedale Civile San Lazzaro di Alba oltre a molto materiale interessante sulla donazione esistono i resoconti dei bambini ammalati ricoverati presso l’Ospedaletto negli anni dal 1910 al 1915[6].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2010 i cittadini stranieri residenti ad Alba sono 3.759, pari all'11,92% della popolazione complessiva. Le comunità più numerose sono:[1]

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 Alba si è classificata al 2º posto per qualità della vita tra i comuni italiani con una popolazione superiore ai diecimila abitanti

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Università e istruzione[modifica | modifica sorgente]

La Scuola Enologica di Alba vista dall'edificio universitario.

Ad Alba hanno sede 44 scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, statali, paritarie e non paritarie.[9]

Vi ha sede uno dei licei storici italiani, il Liceo Classico "Giuseppe Govone" istituito con deliberazione del 15 febbraio 1882 dal Consiglio Comunale di Alba. Dalla fondazione ha intrecciato la sua storia con le vicende culturali, sociali e politiche della società albese grazie al contributo culturale e ideale dei giovani formati nelle sue aule. Fu frequentato dallo scrittore Beppe Fenoglio, e dal chirurgo Achille Mario Dogliotti; vi insegnarono personalità della cultura come Pietro Chiodi, Leonardo Cocito, il critico letterario Giuseppe Petronio. Il Liceo "Govone" è inoltre uno dei cinque licei internazionali d’Italia[10], di cui solo due classici, avendo aderito alla fase sperimentale del progetto ESABAC dall’anno scolastico 2010-2011. Questo percorso didattico consente di conseguire il doppio diploma, italiano e francese; una sezione che sta dando i propri frutti, in quanto la scuola albese può vantare ogni anno un'altissima media di risultati eccellenti: nel 2013 tutti i 41 candidati hanno superato l'esame, e 34 di loro hanno riportato la mention di eccellenza, il migliore risultato degli ultimi 3 anni[11].

Ad Alba è inoltre presente una delle dieci Scuole Enologiche italiane, fondata nel 1881: l'Istituto Tecnico Agrario "Umberto I". Nel complesso della Scuola enologica vi è la sede del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Università degli Studi di Torino, e i laboratori chimici, enologici e microbiologici sia dell'Istituto che universitari.

Nelle vecchie scuole elementari della frazione Biglini, invece, si tiene un corso di laurea in Scienze infermieristiche dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro".

In città esiste inoltre un centro di formazione professionale, che attualmente porta il nome "Apro formazione professionale", fondato nel 1958 da mons. Giovanni Battista Gianolio.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo Federico Eusebio[modifica | modifica sorgente]

Il Museo Federico Eusebio è il più importante museo cittadino. Include due sezioni dedicate rispettivamente all'esposizione del patrimonio archeologico del territorio e alla documentazione della sua storia naturale.[12]

Venne fondato su iniziativa di Federico Eusebio, nato ad Alba da una famiglia originaria di Magliano Alfieri, nel 1897[13] e istituito nel municipio della città di Alba. Il primo ritrovamento importante a trovare accoglienza a ciò che poi divenne il museo, fu un monumento sepolcrale dedicato a Didio Vicario che andò comunque ad aggiungersi a un primo gruppo di oggetti di notevole valore archeologico. A questi negli anni successivi si aggiunsero due collezioni private - la Raccolta Fontana e la Collezione Sotteri ed infine la serie di reperti preistorici donati dal Traverso. Nel 1947 venne inaugurata una nuova sede in un locale del Liceo Ginnasio. Tuttavia, in mancanza di spazio, si decise, nel 1976, di trasferire i suoi reperti nella sede definitiva, situata nell'ala ottocentesca di un ex convento del cortile della Maddalena. Sempre nel 1976, anno in cui il museo iniziò a funzionare grazie a criteri moderni, venne aperta al pubblico una sezione dedicata alla storia naturale.[12][13]

Fra gli oltre mille ritrovamenti archeologici presenti nel museo vi sono una grande tomba dell'Età del rame ritrovata nell'attuale Corso Europa (III millennio a.C.), un cippo funerario marmoreo di epoca romana e oltre mille oggetti di uso quotidiano risalenti dall'Età Neolitica (lucerne, balsamari, vasellame, monete ecc...).[12]

La sezione di scienze naturali del museo è suddivisa in più piccole sotto-sezioni dedicate alla documentazione della geologia, zoologia, botanica. Una sezione antropologica (raramente aperta al pubblico),[14] include invece reperti umani ritrovati negli scavi archeologici avvenuti nel territorio.[12]

L'opera di Vittorio Riolfo[modifica | modifica sorgente]

Fra le figure legate alla città di Alba vi è quella di Vittorio Riolfo (Cortemilia, 1925 – Alba, 1986), giornalista, scrittore e storico, a cui è intitolato un premio letterario per opere edite su Alba, le Langhe e il territorio del Roero[15]. Cantore della vita di provincia scrisse sul Corriere Albese e su La Gazzetta d'Alba, settimanale della famiglia paolina. Dal 1955 fino al 1985 si dedicò all'attività della Famija Albeisa, ente morale che lui stesso avevo contribuito a creare. A lui si devono saggi di storia e tradizioni locali, nonché la prima guida turistico enogastronomica delle Langhe, intitolata Langhe d'Alba (1963). Fondatore dell'Ordine dei Cavalieri del Tartufo, negli stessi anni in cui Giovannino Guareschi inventava la figura di don Camillo che dialoga col Crocifisso, Riolfo immaginava sul Corriere Albese di scrivere lettere a San Teobaldo che, con San Lorenzo, è patrono della città. È stato il primo storico a dedicare un commento critico all'opera dello scrittore partigiano Beppe Fenoglio.

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Radio Alba

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • Teatro sociale G.Busca: Fu inaugurato la prima volta nel novembre del 1855 su progetto dell’ architetto Giorgio Busca. Il Teatro, allora chiamato “Perucca”, attivo con spettacoli di prosa, concerti e opere liriche, fu poi dichiarato “pericoloso” e chiuso definitivamente nel 1933. Solo verso la fine degli anni ’60 la struttura viene riconosciuta come “edificio di valore storico” e si ripensa a un suo utilizzo. L’idea fu quella di recuperare totalmente alla sua funzionalità di luogo di spettacolo la Sala Ottocentesca - un tipico teatro “all’italiana” con platea, tre ordini di palchi e loggione - e di costruire contemporaneamente, affacciata sullo stesso palcoscenico e prospiciente a questa, una nuova sala, modernissima e molto più capiente. Si è ottenuta così, una struttura assolutamente unica in Italia: un teatro nel teatro o, meglio ancora, un teatro allo specchio, con il palcoscenico in comune a fare da ideale ponte tra due differenti epoche storiche, tra ‘800 e fine millennio. Le due sale, possono essere utilizzate separatamente o, in casi eccezionali, contemporaneamente, con il pubblico disposto in entrambi gli spazi a fronteggiarsi e lo spettacolo al centro.[17]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

La cucina albese è parte integrante della storia della cucina piemontese. Numerosi sono i piatti in cui è presente il tartufo bianco di Alba come i tajarin (le tagliatelle piemontesi) e la fonduta. Rinomato è il carpaccio di carne cruda detto appunto carne all'Albese. Tra le altre ricette si possono ricordare il brasato al Barolo, il vitello tonnato, la classica Bagna càuda piemontese e le frittelle delle Langhe. Tra i dolci troviamo le pesche ripiene, la torta di nocciole delle Langhe e le paste di meliga.

Ai piatti si accompagnano i celebri e numerosi vini prodotti nella zona di Alba.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Alba, Piazza Risorgimento, Feste Fiorite 2007
  • Feste Fiorite, ideate dal giornalista Raoul Molinari, dal 2005 si svolgono ogni anno nell'ultimo fine settimana di maggio nella Piazza del Duomo di Alba. Oltre al Mercatino Aleramico, che propone eccellenze enogastronomiche del territorio, si tengono concerti, spettacoli di danza e di teatro. Agli spettacoli organizzati per le edizioni del 2008 e del 2009 hanno collaborato lo scrittore Giordano Berti e la regista Anita Cedroni del Laboratorio Teatro e Danza di Torino.
  • Alba Music Festival, Italy&USA, Alba Music Festival, dal 2004 si svolge in due settimane tra maggio e giugno e in tre settimane tra la fine di luglio e gli inizi di agosto. Oltre 50 concerti con solisti, orchestre, recital, musicisti, seminari, work-shop e altro.
  • Fiera del Tartufo Bianco, si svolge ogni anno nel mese di ottobre ed è organizzata dall'Ente Fiera di Alba. Nata come manifestazione collaterale alla Festa della Vendemmia, nel 1928, per iniziativa di Giacomo Morra (celebre ristoratore soprannominato dal Times di Londra, nel 1933, "il re del tartufo"), la Fiera del Tartufo d'Alba ha poi assunto nel tempo la fisionomia di un grande evento di portata nazionale. Ogni anno gli organizzatori della Fiera donano il migliore esemplare di tartufo a un personaggio famoso, che viene invitato sul posto. Tra gli ospiti della Fiera Joe DiMaggio, Alfred Hitchcock, Faruq I d'Egitto, Ugo Tognazzi, Alain Delon, Gérard Depardieu, Gianfranco Fini. Nel 2007 la manifestazione ha ottenuto il titolo di Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba. Collateralmente alla Fiera si svolgono in vari punti della città numerosi eventi culturali e spettacolari.
  • Il Palio degli Asini e Giostra delle Cento Torri la prima domenica di ottobre.
  • Ad Alba si tengono inoltre molte mostre ed esposizioni al Palazzo Mostre e Congressi.

Associazioni culturali[modifica | modifica sorgente]

Le fiere ed il folklore[modifica | modifica sorgente]

Nel 1945 alba non possedeva industrie. La sua crescita imprenditoriale ha pertanto del miracoloso ed oggi conta migliaia di occupati nelle aziende tessili, alimentari, nelle banche, nell'abbigliamento, e decine di banche si contendono i risparmi dei lavoratori che dispongono di un notevole reddito pro capite: la Ferrero, una delle industrie dolciarie più grandi del mondo, la San Paolo che pubblica Famiglia Cristiana e la Mondo per la gomma hanno trasformato Alba in un polo industriale di livello europeo. L'alto tenore di vita dà luogo a numerose feste e fiere e quasi tutte ruotano attorno al vino ed al tartufo: dalla manifestazione primaverile di Vinum alla fiera d'autunno dedicata al tartufo e alla gastronomia. La fiera d'ottobre è una rassegna di tutto quello che Alba può offrire, dalla cultura, alla tradizione, allo sport, ai servizi e all'organizzazione. I disné dra Langa, i pranzi importanti; i disné 'd Carvé, o pranzi di Carnevale, la dra leva o dei coscritti, dra spusa o della sposa, dr'uva o della vendemmia, d'er massé er cr-crin o dell'uccisione del maiale, d'j servitò o dei servitori, e infine d'er particolar o del proprietario agricolo, sono la certezza di una tradizione culinaria che esalta le caratteristiche della cultura contadina. Le stesse caratteristiche le possiamo trovare nella giostra delle cento torri e nel palio degli asini. Con questa manifestazione Alba ritrova il fascino antico del Medioevo.

Persone legate ad Alba[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla tradizionale agricoltura, Alba è un centro vinicolo molto importante nonché un rinomato centro gastronomico. Nella zona di Alba, infatti, sono presenti 290 aziende vitivinicole che coltivando una superficie di 700 ettari di terreno, producono in media ogni anno 61.200 hl di vino.[18]

I vini Albesi sono tra i più rinomati d'Italia e si dividono in:

La città possiede una florida economia potendo contare anche sull'industria dolciaria, di fama mondiale, Ferrero, sulla multinazionale della lavorazione della gomma Mondo, su una casa editrice come la Società San Paolo e sull'affermata industria tessile Miroglio.

Nel comune hanno sede la Banca di Credito Cooperativo più grande d'Italia[senza fonte], per numero di soci, la Banca d'Alba, e la catena alimentare internazionale Eataly. Ad Alba è inoltre stata fondata UniEuro, la catena italiana di negozi specializzati in prodotti di informatica, telefonia ed elettrodomestici.

Alba è poi famosa, in tutto il mondo, per i suoi tartufi bianchi, tanto che vi si svolge l'annuale Fiera del Tartufo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade, autostrade[modifica | modifica sorgente]

Alba è transitata dalla SS 231 (Asti-Cuneo) e dalla SR 29 per Cortemilia-Savona e Torino. Numerose strade provinciali collegano la città con i tanti paesi dell'area urbana. L'Autostrada A33 (Asti-Cuneo) è parzialmente completa: per ora solo il tratto Asti-Alba si congiunge con la tangenziale Roddi-Castagnito. Il tratto che dalla fine della tangenziale (a Roddi) arriverà a Cherasco (dove è presente un'altra tratta di autostrada) sarà ultimato in tempi decisamente lunghi pur misurando solo 12 chilometri.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La città è servita dalla ferrovia Alessandria-Cavallermaggiore. Sono presenti due stazioni: una in centro ed una nella frazione di Mussotto.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Ad Alba sono operative cinque linee urbane di autobus (1: Ricca-Alba-Racca, 2: Alba-Gallo-Castiglione Falletto, 3: Monticello-Biglini-S. Cassiano, 4: Alba-Roddi, 5: Ponte Grosso-Cimitero). Inoltre dall'autostazione partono pullman per Torino, Cuneo, Asti, Canale, Cortemilia e Bossolasco.

In passato fu in esercizio una linea filoviaria per Barolo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 giugno 1999 14 giugno 2004 Giuseppe Rossetto Centro-destra Sindaco [19]
14 giugno 2004 22 giugno 2009 Giuseppe Rossetto Centro-destra Sindaco [20]
22 giugno 2009 26 maggio 2014 Maurizio Marello Centro-sinistra Sindaco [21]
26 maggio 2014 in carica Maurizio Marello Centro-sinistra Sindaco [22]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Alba è gemellata con[23]:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Alba è stata per due volte sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia: la prima nel 1968, vinta da Guido Reybrouck, la seconda nel 2004, vinta da Alessandro Petacchi.

Nel 2011 Alba ha nuovamente ospitato il giro d'Italia. È stata, infatti, la città di partenza della seconda tappa. Nel 2014 ha ospitato la tappa a cronometro del giro d'Italia Barbaresco-Barolo, vinta dal colombiano Rigoberto Uran Uran.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'Associazione Sportiva Albese Calcio che milita, attualmente, in Serie D.

L'altra squadra di calcio della città è G.S.R. Ferrero A.S.D. che milita nel girone G piemontese e valdostano di 2ª Categoria.

La città è anche celebre per ospitare nell'inverno del 1942, a causa dei bombardamenti sulla città di Torino durante la Seconda guerra mondiale, la Juventus-Cisitalia. La squadra usò come centro d'allenamento la Villa Sorano di proprietà della famiglia vinicola Bonardi fino alla primavera del 1943, durante la fase finale del 43º campionato nazionale.[24]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica d'epoca[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d [1]
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Fonte: Tuttitalia.it
  4. ^ Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp.198-99.
  5. ^ Fonte: Quirinale.it
  6. ^ a b Ospedale Civico San Lazzaro – Alba, Archivio storico (1414‐1980) Inventari
  7. ^ Notizie storiche, genealogiche e biografiche sulla famiglia Vaquer di Villasor / per L. V Roma - Tip. Voghera, 1899 Testo Monografico
  8. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Fonte: Tuttitalia.it
  10. ^ Internazionale Esabac - Liceo Classico Statale "G.Govone" - Alba (CN)
  11. ^ RISULTATI BAC 2011-2012-2013 - Liceo Classico Statale "G.Govone" - Alba (CN)
  12. ^ a b c d Autori vari, Civico Museo Archeologico e di Scienze Naturali Federico Eusebio di Alba, Regione Piemonte, 2006.; 2 volumi
  13. ^ a b Comune di Alba: Museo Federico Eusebio. URL consultato il 9 settembre 2014.
  14. ^ (EN) Ambiente e cultura: Museo Federico Eusebio. URL consultato il 9 settembre 2014.
  15. ^ Fonte: Vialardi.org
  16. ^ Fonte: Gazzetta d'Alba
  17. ^ Teatro Sociale
  18. ^ Fonte: VinoStore.it
  19. ^ Elezioni del 13 giugno 1999.
  20. ^ Elezioni del 13 giugno 2004.
  21. ^ Elezioni del 07 giugno 2009.
  22. ^ Elezioni del 25 maggio 2014.
  23. ^ Fonte: Comune di Alba
  24. ^ Corrado Olocco, [...] Quando la Juve si allenava al Coppino, Edizioni Albesi, 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Mazzatinti, Note per la storia della città di Alba, Tipografia e libreria Sansoldi, Alba 1887.
  • A. Buccolo - E. Necade - V. Riolfo, Alba. Un secolo, L'Artistica Editrice, Savigliano 1985.
  • M. Venturino Gambari, Studi per una storia d'Alba. Navigatori e contadini. Alba e la valle del Tanaro nella preistoria, Famija Albeisa, Alba 1995.
  • E. Villata, Macrino d'Alba, catalogo della mostra alla Fondazione Ferrero, Editrice Artistica Piemontese, Savigliano 2000.
  • G. Romano, Macrino d'Alba, protagonista del Rinascimento piemontese, Editrice Artistica Piemontese, Savigliano 2001.
  • G. Parusso, Alba. Il Novecento. Appunti per una cronaca, Araba Fenice, Boves 2005.

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • Beppe Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba, Einaudi, Torino 1952.
  • Lucia Gangale, La vita della città. Tredici racconti albesi, L'Artistica Editrice, Savigliano 2009. Sito web: www.lavitadellacitta.altervista.org
  • Giordano Berti e Raoul Molinari, Tobi e il tesoro del tartufo d'Alba, illustrazioni di Adriana Galoppi, Araba Editrice, Boves 2009.
  • Giordano Berti e Raoul Molinari, Il Re del Tartufo, Araba Editrice, Boves 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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