Arcidiocesi di Vercelli

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Arcidiocesi di Vercelli
Archidioecesis Vercellensis
Chiesa latina
DuomoVercelli.jpg
Regione ecclesiastica Piemonte
Diocesi suffraganee
Alessandria, Biella, Casale Monferrato, Novara
Arcivescovo metropolita Marco Arnolfo
Arcivescovi emeriti Enrico Masseroni
Sacerdoti 126 di cui 104 secolari e 22 regolari
1.415 battezzati per sacerdote
Religiosi 26 uomini, 284 donne
Diaconi 10 permanenti
Abitanti 183.400
Battezzati 178.300 (97,2% del totale)
Superficie 1.658 km² in Italia
Parrocchie 117 (6 vicariati)
Erezione III secolo
Rito romano
Cattedrale Metropolitana di Sant'Eusebio
Santi patroni Sant'Eusebio
Indirizzo Piazza S. Eusebio 10, 13100 Vercelli, Italia
Sito web www.arcidiocesi.vc.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia
Il seminario arcivescovile di Vercelli.

L'arcidiocesi di Vercelli (in latino: Archidioecesis Vercellensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2010 contava 178.300 battezzati su 183.400 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Marco Arnolfo.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi comprende l'omonima provincia, ad esclusione della Valsesia, che appartiene alla diocesi di Novara, e di Carisio, che appartiene alla diocesi di Biella. La diocesi comprende inoltre alcuni comuni delle province di Biella (Ailoche, Brusnengo, Caprile, Crevacuore, Curino, Masserano, Sostegno e Villa del Bosco), di Novara (Biandrate, Casalbeltrame, Casaleggio Novara, Landiona, Recetto San Nazzaro Sesia, Vicolungo e Vinzaglio) e di Pavia (Candia Lomellina, Castelnovetto, Confienza, Cozzo, Langosco, Palestro, Robbio). In provincia di Alessandria comprende due parrocchie nel comune di Morano sul Po, segnatamente le frazioni Due Sture e Pobietto.

L'arcidiocesi confina a nord con le diocesi di Novara e Biella, ad est confina ancora con la diocesi di Novara e con la diocesi di Vigevano, a sud confina con la diocesi di Casale Monferrato e a ovest con la diocesi di Ivrea.

Sede arcivescovile è la città di Vercelli, dove si trova la cattedrale di Sant'Eusebio.

Il territorio si estende su 1.658 km² ed è suddiviso in 117 parrocchie raggruppate in 6 vicariati: Vercelli, Buronzo-Arborio, Gattinara-Serravalle-Sostegno, Robbio-Biandrate, Santhià e Trino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La diocesi di Vercelli fu eretta nel III secolo. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano.

Fino al XVIII secolo nella cattedrale vercellese si potevano ammirare i dipinti, accompagnati dai nomi, dei primi quaranta vescovi della diocesi, in ordine cronologico da sant'Eusebio a Nottingo nel IX secolo. Secondo Lanzoni, questa serie, degna di fede, ripeteva in immagini i dittici diocesani.

La diocesi adottò l'antico rito eusebiano fino al 1575, quando passò al rito romano.

Nell'Alto Medioevo il territorio della diocesi era molto vasto e comprende anche Biella, Casale Monferrato e parte della Lomellina fino a Robbio. Ricevette da Carlo Magno numerosi diritti e privilegi, in cui si può ravvisare l'inizio del potere temporale. Nel 912 papa Anastasio III concesse al vescovo Regemberto l'uso del pallio.

Nel 1014 i vescovi di Vercelli ricevettero ampie donazioni da parte dell'imperatore Arrigo II.

Nel 1148 papa Eugenio II, che transitava da Vercelli di ritorno da un viaggio in Francia, consacrò personalmente la chiesa di santa Maria Maggiore, alla presenza di san Bernardo di Chiaravalle.

Nel 1160 il vescovo Uguccione eresse a Biella il castello del Piazzo, origine del borgo medievale.

Agli inizi del XIII secolo il vescovo sant'Alberto Avogadro ottenne per sé e per i suoi successori l'uso della porpora, normalmente riservata ai cardinali, in alcuni giorni dell'anno, diritto che hanno tuttora gli arcivescovi vercellesi, purché entro i confini della propria sede.

Nel 1220 il cardinale Guala Bicchieri, vercellese, fondò il monastero di sant'Andrea, presso l'omonima chiesa, a spese del re d'Inghilterra Enrico II, come atto di espiazione dell'assassinio del santo vescovo Tommaso di Canterbury.

Negli anni trenta del XIII secolo il vescovo Jacopo fu costretto all'esilio dalla fazione ghibellina e trovò rifugio nel castello di Santhià.

Fu papa Bonifacio VIII che avocò alla Sede Apostolica il diritto di elezione del vescovo, già esercitato dal canonici. In deroga a questa disposizione, approvò l'elezione fatta dal capitolo di Raniero Avogadro, che il 23 marzo 1307, armi alla mano, sconfisse l'eretico Dolcino e la sua setta.

Esule, questa volta a Biella, fu anche il vescovo Lombardino della Torre, prima della metà del XIV secolo, avversato dalla fazione scismatica seguace di Ludovico il Bavaro. Nello stesso periodo Vercelli passò sotto il controllo dei Visconti. Nella seconda metà del secolo e agli inizi del successivo Vercelli ebbe molto a soffrire per i contrasti tra i sostenitori di papi diversi. Due vescovi aderirono allo scisma e furono privati dell'incarico.

Nel 1427 Vercelli divenne dominio di Casa Savoia, posto sul confine orientale dello stato, segnato fino al 1734 dal fiume Sesia.

Il 18 aprile 1474 cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Casale Monferrato. Il 1º giugno 1772 cedette un'altra porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Biella, che fu poi soppressa durante il periodo napoleonico dal 1803 al 1817, ritornando ad essere compresa nella diocesi vercellese.

Nel 1803 Vercelli entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Torino. Il 17 luglio 1817 è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Beati Petri di papa Pio VII, ed aveva come suffraganee Alessandria, Biella e Casale Monferrato. Già originariamente vi era da parte di Pio VII il progetto di aggiungere alle suffraganee le diocesi di Novara e di Vigevano, reso esecutivo il 26 novembre dello stesso anno.

La diocesi di Vigevano è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Milano il 17 luglio 1974.

Sono originarie dell'arcidiocesi di Vercelli le Suore di Santa Maria di Loreto, sorte a Saluggia nel 1891, e le Figlie di Sant'Eusebio, istituite nel 1899 per l'assistenza ai disabili.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Persone legate all'arcidiocesi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 183.400 persone contava 178.300 battezzati, corrispondenti al 97,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 198.478 198.824 99,8 397 347 50 499 86 955 139
1970 199.566 199.672 99,9 258 223 35 773 68 821 143
1980 191.100 191.650 99,7 234 194 40 816 1 70 797 147
1990 177.660 178.200 99,7 193 162 31 920 8 53 582 117
1999 177.000 178.000 99,4 148 126 22 1.195 10 31 485 117
2000 174.000 175.000 99,4 139 124 15 1.251 11 25 477 117
2001 179.000 180.000 99,4 152 128 24 1.177 11 29 470 117
2002 179.100 180.000 99,5 142 122 20 1.261 11 30 472 117
2003 179.000 180.000 99,4 139 112 27 1.287 10 31 358 117
2004 179.000 181.000 98,9 139 112 27 1.287 10 31 351 118
2010 178.300 183.400 97,2 126 104 22 1.415 10 26 284 117

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questi primi tre vescovi sono spuri, secondo Lanzoni, che attribuisce il loro inserimento nella cronotassi vercellese per il desiderio di fondare la chiesa di Vercelli all'epoca apostolica: secondo il medesimo autore, Teonesto è un martire, Marziale e Sabiniano invece sono protovescovi delle chiese di Limoges e di Sens in Gallia.
  2. ^ L'iscrizione funeraria lo indica come terzo vescovo vercellese: Tertius hunc urbis sedem tenuit Honoratus (Lanzoni, op. cit., p. 1039).
  3. ^ Per il pessimo stato di conservazione delle scritture e dei dipinti della cattedrale, nel XVII secolo fu letto il nome Coelius invece di [Dis]colius (cfr. Lanzoni, op. cit., p. 1039).
  4. ^ Per Lanzoni, Albino era il sesto vescovo nella serie dei dipinti della cattedrale vercellese. Cfr. anche il sito di Santi e Beati.
  5. ^ Nel XVII secolo il nome di questo vescovo, quinto della serie, era scomparso e fu sostituito con Didacus. Per Lanzoni l'origine spagnola del nome mette in dubbio la sua autenticità. Giustiniano intervenne al sinodo di Milano del 451 (cfr. Lanzoni, op. cit., pp. 1039-1040).
  6. ^ I nomi del settimo e dell'ottavo vescovo della serie, dopo Albino, erano già scomparsi nel XVI secolo. L'ottavo vescovo fu chiamato Simplicio o Simpliciano, ma secondo Lanzoni, senza alcun fondamento (op. cit., p. 1040).
  7. ^ Dopo Massimiano, la serie episcopale raffigurata nella cattedrale mostrava due vescovi i cui nomi erano scomparsi nel XVI secolo. Gli storici locali li sostituirono con un Lanfranco, nome anacronistico nel V-VI secolo; e Emiliano, che fu veramente vescovo di Vercelli agli inizi del VI secolo (menzionato nel 502 e nel 507/511).
  8. ^ Secondo il suo epitaffio metrico, potrebbe essere morto nel 541 o nel 556. Si deve a questo vescovo, nel 540 circa, la raffigurazione dei primi due vescovi vercellesi, Eusebio e Limenio, nell'abside della cattedrale.
  9. ^ Il nome del quindicesimo vescovo nella serie della cattedrale era scomparso nel XVI secolo. Storici locali lo identificarono con Vedasto, che secondo Lanzoni invece era vescovo di Arras nella Gallia, il cui culto era diffuso anche a Vercelli (op. cit., pp. 1041-1042).
  10. ^ L'anonimo diciassettesimo vescovo della serie episcopale vercellese è identificato con un Didaco (circa 576).
  11. ^ Secondo Cappelletti fu un intruso, vescovo ariano.
  12. ^ Il ventiquattresimo o il venticinquesimo vescovo della serie episcopale vercellese è stato identificato con un Emiliano II.
  13. ^ Al posto di Rodolfo, Sigfrido e Pellegrino, Cappelletti e Gams pongono i vescovi Attone (circa 740) e Anselberto (circa 770).
  14. ^ Da San Celso (†665) a Nottingo la lista episcopale riportata per intero da Savio (op. cit., p. 409), che si riferisce alle antiche pitture della cattedrale vercellese, differisce di molto dalla presente cronotassi.
  15. ^ Cappelleti (e con lui Gams) non è affatto chiaro a proposito di questo vescovo: infatti, quando parla di Vercelli, lo dice trasferito ad Acqui nel 1135; mentre quando parla di Acqui, lo dice trasferito a Vercelli nel 1135. Secondo Savio (op. cit., p. 477) Azzone non fu mai vescovo di Vercelli e la prima menzione di Gisolfo II è del 9 marzo 1135. Invece Oliviero Iozzi, nella sua Storia della Chiesa e dei Vescovi di Acqui (p. 112), lo indica trasferito a Vercelli nel 1135, ma anche che «rese l’anima al suo Creatore nell'anno 1135 circa».
  16. ^ Eubel riporta come data di promozione il 30 luglio 1387.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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