Arcidiocesi di Napoli

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Arcidiocesi di Napoli
Archidioecesis Neapolitana
Chiesa latina
Napoli BW 2013-05-16 11-40-12.jpg
Regione ecclesiastica Campania
Diocesi suffraganee
Acerra, Alife-Caiazzo, Aversa, Capua, Caserta, Ischia, Nola, Pompei, Pozzuoli, Sessa Aurunca, Sorrento-Castellammare di Stabia, Teano-Calvi
Arcivescovo metropolita cardinale Crescenzio Sepe
Ausiliari Lucio Lemmo,
Gennaro Acampa
Sacerdoti 1.003 di cui 453 secolari e 550 regolari
1.595 battezzati per sacerdote
Religiosi 716 uomini, 2.300 donne
Diaconi 214 permanenti
Abitanti 1.608.000
Battezzati 1.600.000 (99,5% del totale)
Superficie 274 km² in Italia
Parrocchie 287
Erezione I secolo
Rito romano
Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta
Santi patroni Sant'Aspreno
San Gennaro
Indirizzo Largo Donnaregina 22, 80138 Napoli, Italia
Sito web www.chiesadinapoli.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2005 * *
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Napoli (in latino: Archidioecesis Neapolitana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2004 contava 1.600.000 battezzati su 1.608.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo cardinale Crescenzio Sepe.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi comprende tutta la città di Napoli ad eccezione dei quartieri occidentali (vedi diocesi di Pozzuoli) nonché i comuni di Afragola, Arzano, Boscotrecase, Calvizzano, Casalnuovo di Napoli (in parte: vedi anche diocesi di Acerra e diocesi di Nola), Casavatore, Casoria, Cercola, Ercolano, Marano di Napoli, Massa di Somma, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Pollena Trocchia, Portici, Procida, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Torre del Greco, Torre Annunziata, Trecase, Villaricca e Volla.

Il territorio dell'arcidiocesi, prima strutturato in zone pastorali e decanati, ora è stato riorganizzato in 13 decanati – ai quali presiedono altrettanti decani – che, a loro volta, sono suddivisi in 287 parrocchie.[1]

Basiliche dell'arcidiocesi[modifica | modifica sorgente]

In città[modifica | modifica sorgente]

Altre basiliche[modifica | modifica sorgente]

Santuari dell'arcidiocesi[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione Napoli sarebbe stata visitata da san Pietro e da san Paolo e sarebbe stato proprio san Pietro a consacrare vescovo sant'Aspreno. Il primo vescovo storicamente documentato è Fortunato I, che possedeva la cattedra napoletana attorno agli anni 342-344.

Quasi tutti i vescovi fino al VI secolo e altri nel VII secolo sono venerati come santi dalla Chiesa cattolica.

All'inizio dell'XI secolo Sergio II fu il primo a fregiarsi del titolo di arcivescovo. Durante il periodo di dominazione bizantina gli arcivescovi di Napoli erano sempre stati consacrati a Roma, nonostante nominalmente tutti i possedimenti in Italia erano stati sottoposti alla giurisdizione del patriarca di Costantinopoli. A Napoli erano in auge sia il rito romano sia il rito bizantino.

Dal 1458 al 1575 la cattedra arcivescovile fu appannaggio di diversi esponenti della famiglia Carafa, che si succedettero con un'unica interruzione di cinque anni.

Due arcivescovi di Napoli furono elevati al soglio pontificio: papa Paolo IV nel 1555 e papa Innocenzo XII nel 1686.

Cronotassi[modifica | modifica sorgente]

Due sono gli antichi cataloghi napoletani giunti fino a noi, il Gesta episcoporum neapolitanorum databile all'VIII-IX secolo, e il Catalogus episcoporum neapolitanorum del X secolo. Come da consuetudine, questi antichi cataloghi riportano per ciascun vescovo gli anni totali di governo e in alcuni casi anche i mesi e i giorni di episcopato con la data della deposizione, ma non riportano mai l'anno dell'inizio e della fine dell'episcopato stesso.[2] Secondo Lanzoni, «l'autenticità e l'interezza del catalogo napoletano non è posta in dubbio da alcuno».[3]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 1.608.000 persone contava 1.600.000 battezzati, corrispondenti al 99,5% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 1.382.000 1.390.000 99,4 1.622 912 710 852 690 912 240
1970  ? 1.613.351  ? 685 685  ? 286
1980 1.830.000 1.840.000 99,5 925 557 368 1.978 46 749 4.250 287
1990 1.586.000 1.616.000 98,1 1.138 508 630 1.393 97 787 3.100 282
1999 1.592.235 1.600.000 99,5 987 453 534 1.613 159 704 2.300 287
2000 1.593.835 1.601.600 99,5 991 457 534 1.608 175 706 2.305 287
2001 1.580.000 1.600.000 98,8 972 462 510 1.625 175 672 2.300 287
2002 1.580.000 1.600.000 98,8 981 471 510 1.610 175 606 2.300 287
2003 1.580.000 1.600.000 98,8 984 474 510 1.605 175 666 2.010 287
2004 1.600.000 1.608.000 99,5 1.003 453 550 1.595 214 716 2.300 287

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I tredici nuovi decanati della diocesi
  2. ^ Le date che tradizionalmente vengono attribuite a ciascun vescovo non sono identiche negli autori citati tra le fonti; si è preferito riportare nella seguente cronotassi (fino a Stefano III all'inizio del X secolo) solo le date certe in cui i vescovi sono menzionati da fonti e documenti esterni ai due cataloghi antichi.
  3. ^ Lanzoni, op. cit., p. 220.
  4. ^ Questo è il periodo in cui, con tutte le cautele del caso, potrebbe essere vissuto sant'Aspreno in base alle date riportate dal Catalogus; cfr. Lanzoni, op. cit., pp. 221-222.
  5. ^ San Fortunato è il primo vescovo napoletano storicamente documentato; a lui e ad altri vescovi fu indirizzata una lettera scritta dai partecipanti ad un conciliabolo ariano celebrato a Filippopoli contestualmente a quello di Sardica fra il 342 e il 344.
  6. ^ Nelle Gesta e nel Catalogus l'ordine dei vescovi, dopo Fortunato, è il seguente: Massimo, Zosimo, Severo e Orso. Successivamente alcuni autori (dei quali si fa voce Cappelletti) hanno inserito, modificando l'ordine originario delle due fonti antiche, i nomi dei presunti vescovi Marciano e Calepodio, che Lanzoni esclude: Marciano sarebbe un santo, non vescovo, venerato a Benevento, Frigento e Napoli; Calepodio fu un vescovo campano presente al concilio di Sardica, che alcune lezioni chiamano erroneamente Calepodius neapolitanus (Lanzoni, op. cit., p. 220-221).
  7. ^ La lettura e l'interpretazione dei manoscritti non è unanime negli storici; Lanzoni indica gli anni 579 e 582, Cappelletti invece il 581 e il 584.
  8. ^ È documentato con certezza nel dicembre 590.
  9. ^ Gregorio Magno non approvò l'elezione di Paolo come successore di Demetrio, avvenuta nel dicembre 591; nel febbraio-marzo 592 Demetrio era ancora sulla cattedra napoletana; lo stesso papa respinse l'elezione fatta nel dicembre 592 di Fiorenzo; cfr. Lanzoni, op. cit, p. 227.
  10. ^ Fortunato II era ancora vivo nel mese di aprile del 600, mentre a luglio papa Gregorio Magno disapprova l'elezione del suo successore; cfr. Lanzoni, op. cit, pp. 227-228.
  11. ^ Queste sono le date approssimative dell'episcopato di Agnello secondo il Dizionario Biografico degli Italiani (volume I, 1960). Storicamente l'unica attestazione certa è la sua partecipazione al sinodo romano del 680.
  12. ^ Questo episcopus electus è menzionato da Cappelletti, che gli assegna gli anni 811-818, ma è assente nei due cataloghi antichi ed è omesso da Gams. La cronologia dei vescovi del IX e X secolo sono diverse in questi due autori.
  13. ^ Documentato nell'861.
  14. ^ Documentato dall'878 all'881.
  15. ^ Stefano III è l'ultimo vescovo menzionato negli antichi cataloghi episcopali napoletani. Secondo Cappelletti, il suo successore Atanasio III iniziò il suo episcopato nel 937, mentre il Catalogus attribuisce a Stefano III otto anni di episcopato.
  16. ^ Menzionato da Gams, ma assente, secondo Eubel, nella bolla di nomina di Aiglerio.
  17. ^ La nomina di Bernardino Carafa, vescovo di Chieti, alla sede di Napoli è menzionata dalle principali fonti storiche sulla diocesi, ma è assente in Eubel, il quale inoltre sembra confondere la nomina di Bernardino Carafa con quella di Gianvincenzo Carafa. Bernardino morì prima di prendere possesso della diocesi.
  18. ^ Eletto papa, mantenne la sede napoletana, ove vi nominò dei vicari o degli amministratori apostolici: Eubel menziona un Giulio Quinziano, nominato nel maggio 1555; per Cappelletti fu vicario Giulio Pavesi, vescovo di Vieste.
  19. ^ Secondo Gams e Eubel muore il 24 agosto.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Testi che raccolgono il materiale relativo al XXX Sinodo della Chiesa di Napoli:

  • Sinodo della Chiesa di Napoli. (Testi e documenti 1 - supplemento rivista Ianuarius), Torre del Greco, Tipografia A.C.M., 1978.
  • Atti del XXX Sinodo della Chiesa di Napoli (Testi e documenti 4), Napoli, Editoriale Comunicazioni Sociali, 1983.
  • 30º Sinodo della Chiesa di Napoli. Documento Conclusivo. 26 novembre 1983 (Testi e documenti 5), Napoli, Editoriale Comunicazioni Sociali, 1983.
  • 30º Sinodo della Chiesa di Napoli. Norme pastorali (Testi e documenti 6), Napoli, Editoriale Comunicazioni Sociali, 1984.
  • 30º Sinodo della Chiesa di Napoli. Documento Conclusivo e norme pastorali, Napoli, Editoriale Comunicazioni Sociali, 1993 (2 ed.).

Altre pubblicazioni:

  • Arcidiocesi di Napoli, Ha parlato al cuore della nostra gente. Visita pastorale di Benedetto XVI 21 ottobre 2007, Torre del Greco - Napoli, A.C.M. - E.C.S., 2008.
  • Arcidiocesi di Napoli, Le porte della nostra speranza. Giubileo per Napoli 2010 - 16 dicembre 2011, Napoli, Denaro Libri, 2012.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]