Diocesi di Roma

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Diocesi di Roma
Dioecesis Urbis seu Romana
Chiesa latina
Roma Basilica S Giovanni.jpg
Regione ecclesiastica Lazio
Emblem of the Papacy SE.svg  
Diocesi suffraganee
Diocesi suburbicarie di Ostia, Albano, Frascati, Palestrina, Porto-Santa Rufina, Sabina-Poggio Mirteto, Velletri-Segni
Sommo pontefice papa Francesco
Vicario generale Vicario Generale di Sua Santità per la Città di Roma e Provincia:

cardinale Agostino Vallini


Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano:
cardinale Angelo Comastri
Ausiliari Arcivescovo Vicegerente:
Filippo Iannone, O.Carm.
Vescovi di settore:

Guerino Di Tora (Settore Nord)
Giuseppe Marciante (Settore Est)
Paolo Schiavon (Settore Sud)
Matteo Maria Zuppi (Settore Centro)
Paolo Selvadagi (Settore Ovest)


Altri:
Lorenzo Leuzzi
Vescovi emeriti papa Benedetto XVI
Sacerdoti 4 894 di cui 1 589 secolari e 3 305 regolari
479 battezzati per sacerdote
Religiosi 4 925 uomini, 22 705 donne
Diaconi 114 permanenti
Abitanti 2 864 519
Battezzati 2 348 905 (82% del totale)
Superficie 881 km² in Italia
Parrocchie Vicariato di Roma:

336 (36 prefetture su 5 settori)


Vicariato della Città del Vaticano:
2
Erezione I secolo
Rito romano
Cattedrale Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano Madre e Capo di tutte le chiese della Città e del Mondo
Santi patroni San Pietro e San Paolo
Indirizzo Vicariato di Roma, piazza San Giovanni in Laterano 6/a, 00184 Roma (RM)
Sito web www.diocesidiroma.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2012 * *
Chiesa cattolica in Italia
(LA)
« Beatissime Pater, …Beato apostolo Petro tu hodie
succedis in Episcopatu huius Ecclesiæ,
quæ caritatis unitati
præsidet ut beatus apostolus Paulus
docuit. »
(IT)
« Beatissimo Padre… Oggi tu succedi al Beato Pietro
nell’Episcopato di questa Chiesa,
che presiede alla comunione
dell’unità secondo l’insegnamento
del Beato apostolo Paolo. »
(Dalla Messa d'inizio del Pontificato)

La diocesi di Roma (in latino: Dioecesis Urbis seu Romana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2011 contava 2 348 905 battezzati su 2 864 519 abitanti. Attualmente è retta da papa Francesco.

Dal punto di vista amministrativo e titolare, essa, unica al mondo, è al contempo:

La cattedrale è l'Arcibasilica lateranense, a Roma, che reca il titolo di Madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo.

Territorio e organizzazione[modifica | modifica sorgente]

La diocesi, intesa come porzione di territorio sottoposta all'autorità episcopale del papa, si estende sia su suolo appartenente alla Repubblica Italiana, sia sull'intero territorio della Città del Vaticano. Le due porzioni della diocesi sono assegnate in amministrazione a due vicariati:

Dal 1966 la diocesi di Ostia è unita a quella di Roma; per questa sede il papa nomina, in qualità di amministratore apostolico, il Vicario Generale per la Città di Roma, che a sua volta delega le funzioni pastorali al vescovo ausiliare del Settore Sud.

Vicariato di Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di Roma.

La parte di diocesi che ricade nel territorio italiano appartiene al Vicariato di Roma, retta da un vicario generale, che, in quanto cardinale, è comunemente chiamato cardinale vicario, rappresentante della diocesi, ed è coadiuvato da un arcivescovo vicegerente e da alcuni vescovi ausiliari. Il Vicariato svolge le funzioni proprie di una Curia diocesana, comprendendo i Tribunali ecclesiastici ordinario diocesano, regionale del Lazio e di Appello competenti alla diocesi di Roma.

Il vicariato si estende su 881 km² ed è suddiviso in 336 parrocchie, raggruppate in 36 prefetture, ripartite su 5 settori (Nord, Sud, Est, Ovest e Centro), ciascuno retto da un vescovo ausiliare detto vescovo di settore.

Al vicariato di Roma appartengono la Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista e l'annesso Palazzo del Laterano, sede degli uffici del Vicario.

Dal 1970 in poi l'ufficio di arciprete dell'Arcibasilica lateranense è sempre stato assegnato al cardinale vicario della diocesi di Roma:

Organizzazione territoriale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Roma.

Dal punto di vista strettamente pastorale, la diocesi è suddivisa in cinque settori: nord, sud, est, ovest, e centro. Ad ogni settore è assegnato un vescovo ausiliare che collabora con il Cardinale Vicario e il Vicegerente nell'amministrazione pastorale della diocesi.

Ognuno di questi settori è a sua volta suddiviso in prefetture. In totale sono 36 le prefetture della diocesi (I-V nel settore centro, VI-XIII nel settore nord, XVIV-XXI nel settore est, XXII-XXVIII nel settore sud, XXIX-XXXVI nel settore ovest). La prefettura è il raggruppamento locale di parrocchie vicine, utile per la collaborazione pastorale tra le parrocchie. Uno dei parroci di una singola prefettura viene eletto prefetto dagli altri parroci e sacerdoti della prefettura, e questi svolge un ruolo di coordinamento pastorale in collaborazione con il vescovo ausiliare del settore. In totale sono 336 le chiese parrocchiali della diocesi.

Nel territorio diocesano sono inoltre presenti moltissime chiese, non necessariamente con il titolo parrocchiale. In particolare si contano:[2]

Titoli e diaconie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei titoli cardinalizi.

Le chiese di Roma, il cui nome viene legato ad un cardinale al momento della sua creazione, sono detti titoli cardinalizi: all'interno del territorio del vicariato di Roma si trovano:

  • le chiese titolari o titoli, proprie dei cardinali presbiteri (simbolicamente le chiese degli antichi preti della diocesi di Roma);
  • le chiese diaconali o diaconie, proprie dei cardinali diaconi (simbolicamente le chiese degli antichi diaconi, amministratori della diocesi di Roma).

Vicariato della Città del Vaticano[modifica | modifica sorgente]

Il Vicariato della Città del Vaticano è stato istituito a seguito della nascita dello Stato della Città del Vaticano, con la firma dei Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929, con la bolla Ex Lateranensi pacto del 30 maggio 1929.

Papa Pio XI stabilì che tale incarico fosse assegnato al Sacrista di Sua Santità, ufficio affidato ad un religioso dell'Ordine di Sant'Agostino, che portava sempre il titolo di vescovo di Porfireone.

Papa Giovanni Paolo II, nel 1991, abolì l'ufficio di Sacrista e assegnò l'incarico di Vicario della Città del Vaticano all'arciprete "pro tempore" della Basilica di San Pietro, ufficio quest'ultimo assegnato, in tempi recenti, a prelati creati soltanto in un secondo momento cardinali, come nel caso di Francesco Marchisano e di Angelo Comastri, i quali, in precedenza, erano stati arcivescovi coadiutori rispettivamente degli arcipreti Virgilio Noè e Francesco Marchisano.

Al Vicariato vaticano sono soggetti il territorio e i fedeli della diocesi che ricadono sotto la giurisdizione amministrativa dello Stato vaticano, ad esso appartengono solo due parrocchie: Sant'Anna dei Palafrenieri e San Pietro in Vaticano.

Elenco dei Vicari della Città del Vaticano:

Provincia romana: sedi suburbicarie[modifica | modifica sorgente]

Le antiche diocesi suffraganee appartenente alla metropolia di Roma recano il titolo di suburbicarie (dal composto latino sub-urbis, "sottoposto alla città") e sono assegnate in titolo ai cardinali vescovi (simbolicamente gli antichi vescovi suffraganei del Papa), ma rette da vescovi ordinari come tutte le altre diocesi:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Periodo paleocristiano[modifica | modifica sorgente]

La nascita della Chiesa Romana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Pietro e San Paolo.
San Pietro, considerato il primo Papa.

La nascita della comunità cristiana di Roma, al tempo in cui era capitale dell'Impero Romano, è legata alla predicazione dell'apostolo Paolo di Tarso iniziata prima con la Lettera ai Romani del 57-58, poi con il soggiorno nell'Urbe attorno ai primi anni 60 del I secolo. All'incirca nello stesso periodo, giunse a Roma anche Simon Pietro, il primo degli Apostoli, per risolvere le dispute nate in seno alla comunità attorno alle teorie propugnate da Simon Mago. Pietro, che viene considerato il primo vescovo di Roma, divenne il fondamento della Chiesa romana e in seguito della sua particolare pretesa di primato universale su tutte le altre Chiese particolari.

Attorno al 64-67 i due apostoli subirono entrambi a Roma il martirio, durante la persecuzioni avvenute sotto il regno dell'imperatore Nerone.

Le persecuzioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Catacombe di Roma.

La morte dei due apostoli segnò l'inizio della persecuzione dei cristiani nell'impero romano.

La diffusione della fede cristiana nella capitale dell'Impero rese infatti evidente all'autorità politica l'incompatibilità tra tale credo e la religione romana, in particolare per il fatto che, con il rifiuto del politeismo, il cristianesimo non poteva essere integrato nel sistema religioso di Stato e nel concetto di pax deorum che lo reggeva. A questo si aggiungeva il fatto che il rifiuto del culto imperiale appariva come una sfida all'autorità del princeps, con l'aggravante, rispetto all'ebraismo, che il cristianesimo non risultava essere limitato ad una sola (e ridotta) componente etnica. Il fatto infine che i seguaci di Cristo prendessero particolarmente piede negli strati più bassi della società romana, propugnando anche certi principi di eguaglianza, rendeva questo tipo di culto ancor più sospetto agli occhi dei ceti dominanti e delle autorità.

Quando l'imperatore Nerone imputò il grande incendio di Roma all'azione della setta cristiana, questa venne posta fuori legge e iniziarono le persecuzioni nei confronti di coloro che si rifiutavano di sacrificare agli dei e all'imperatore. La persecuzione di Nerone fu una delle più violente che colpirono la comunità di Roma, segnando in particolare la morte dei due capi: Pietro, crocifisso nel circo del colle vaticano, e Paolo, decapitato Ad Aquaas salvias, il luogo su cui sorge l'attuale abbazia delle Tre Fontane oppure lungo la via Ostiense.

Le persecuzioni, tuttavia, non furono dei fenomeni continui, ma degli eventi circoscritti dipendenti dal contesto politico e dalla personale inclinazione degli imperatori a tollerare o meno il nuovo culto.

Durante tali persecuzioni subirono il martirio praticamente tutti i papi:

Fu in questo periodo che vennero realizzate le catacombe, cimiteri ipogei destinati al culto dei martiri.

La legalizzazione del cristianesimo e la costituzione della Pentarchia[modifica | modifica sorgente]

La Scala Santa, tradizionalmente ritenuta la scala del pretorio di Ponzio Pilato, portata a Roma da Elena, madre dell'imperatore romano Costantino I.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa latina.

A seguito della legittimazione del culto cristiano, con l'editto di Milano emanato dall'imperatore Costantino I nel 313 e della sconfitta di Massenzio, Roma e la sua diocesi furono coinvolte, durante il pontificato di Silvestro I, nell'ampia campagna edilizia avviata dall'imperatore con la costruzione delle prime tre basiliche patriarcali: lateranense, vaticana e ostiense. Libera di operare liberamente e posta sotto la protezione imperiale, la diocesi di Roma crebbe rapidamente in importanza, sia religiosa che politica.

In quest'epoca il primato nella Cristianità era dato alle tre sedi petrine: Roma, Alessandria e Antiochia, che ricoprivano un rango particolare nella Chiesa in quanto risalenti direttamente a Pietro. Le Chiese di lingua latina, cioè quelle presenti nella parte occidentale dell'Impero (Europa occidentale e Nordafrica), furono così particolarmente soggette al Papa di Roma, costituendo la Chiesa latina.

La trasformazione del Cristianesimo in religione ufficiale dell'Impero Romano con l'editto di Tessalonica di Teodosio I rafforzò ancora di più la strutturazione gerarchica della Chiesa e attribuì al vescovo di Roma, come agli altri vescovi, un ruolo formale nell'amministrazione imperiale, accanto ai funzionari civili: in tale ottica è da individuare la coincidenza tra il termine diocesi utilizzato per indicare la circoscrizione vescovile e l'analogo termine diocesi attribuito alle circoscrizioni di province. Così come i governatori provinciali erano sottoposti ai vicari e i viciari ai prefetti del pretorio, altrettanto, dunque, i vescovi erano sottoposti ai metropoliti e i metropoliti ai patriarchi. Il collega di Teodosio, poi, l'imperatore Graziano, lasciò a papa Damaso e ai suoi successori il titolo di Pontefice Massimo, che indicava la massima autorità religiosa romana.

Parallelamente alla suddivisione dell'Impero, la crescente importanza di Costantinopoli-Nuova Roma portò i vescovi di Roma a scontrarsi con le decisioni del Concilio Costantinopolitano I, che aveva elevato la sede episcopale di Bisanzio a patriarcato, assegnandogli il primato in onore dopo la Chiesa di Roma.

L'organizzazione della Chiesa cristiana si consolidò in quest'epoca sulla cosiddetta Pentarchia, cioè sul governo dei cinque patriarcati: nell'ordine il Patriarcato di Roma, il Patriarcato di Costantinopoli, il Patriarcato di Alessandria, il Patriarcato di Antiochia e il Patriarcato di Gerusalemme. Nel 451, però, la sede romana rifiutò l'approvazione al XXVIII canone del Concilio di Calcedonia, che equiparava le due sedi di Roma e di Costantinopoli, affermando per la prima volta con decisione il primato papale.

Con la caduta nel 476 dell'Impero d'Occidente si venne a creare un vuoto di potere temporaneamente occupato dal Senato e dall'autorità pontificia, essendo il papa l'unico "funzionario imperiale" rimasto in città.

Il dominio bizantino degli imperatori isapostoli e lo Scisma dei Tre Capitoli[modifica | modifica sorgente]

Tra il VI e il VII secolo Roma e la sua diocesi passarono sotto l'autorità dell'Impero bizantino: l'unione venne decretata con la Prammatica Sanzione "sulle richieste di papa Vigilio". Il dominio bizantino su Roma venne dapprima strutturato in eparchia Urbicaria (580), poi, a partire dal 582, il Ducato Romano, soggetto all'Esarca bizantino d'Italia.

Attorno al 590 papa Gregorio Magno, oltre a sollecitare l'intervento imperiale contro i Longobardi che minacciavano Roma, riordinò il rito romano e l'annesso canto liturgico: il gregoriano. In questo periodo i latifondi della diocesi romana si estesero su ampie porzioni della Sicilia e della Sardegna bizantine.

In questo periodo i vescovi di Roma dovettero affrontare numerose dispute sia di ordine politico che, soprattutto, religioso con gli Imperatori bizantini che, con la loro autorità di Isapostoli legiferavano di frequente sulle materie religiose: se nel VI secolo papa Silverio era morto a sull'isola Palmarola prigioniero di Giustiniano I e il successore Vigilio aveva dovuto piegarsi con la forza e la prigionia al monofisismo dell'imperatore, provocando lo Scisma dei Tre Capitoli delle metropolie di Milano e Aquileia, ancora più di un secolo dopo papa Severino, opponendosi al monotelismo imperiale propugnato nell'editto Ekthesis di Eraclio I, subiva la prigionia e il saccheggio del Laterano nel 640, mentre Martino I, dopo aver rifiutato l'approvazione del nuovo editto monotelita typos di Costante II, moriva in esilio a Cherson, sul Mar Nero.

Il periodo del dominio temporale[modifica | modifica sorgente]

La nascita del Patrimonio di San Pietro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stato Pontificio.

Il successivo declino del controllo da parte dell'Impero d'Oriente sul territorio di Roma, chiamato Ducato romano, i vescovi dell'Urbe assunsero al ruolo di amministratori del potere temporale. Tale potere venne determinato prima dalla costituzione del Patrimonio di san Pietro, cioè delle proprietà fondiarie della Chiesa romana, poi, nel 728 dalla costituzione del primo nucleo degli Stati della Chiesa, attraverso la donazione di Sutri da parte del Re dei Longobardi Liutprando. Con la definitiva scomparsa del controllo imperiale, la diocesi di Roma estese il proprio potere sull'intero Lazio e su molte altre terre limitrofe grazie ad una nuova donazione, questa volta del Re dei Franchi Pipino: con la Promissio Carisiaca il sovrano concedeva il potere su tutti gli territori già appartenuti all'Esarcato d'Italia alla Santa romana Repubblica di Dio. A partire da questo periodo le proprietà della sede romana vennero organizzate in enti territoriali rette dai diaconi della Chiesa romana: i Patrimonia.

Nell'VIII-IX secolo, avvalendosi della falsa Donazione di Costantino e dei complessi intrecci politici con gli Imperatori carolingi, i papi giustificarono e consolidarono il dominio temporale della Santa Sede e al contempo ribadirono le loro aspirazioni al primato universale, divenendo la fonte del potere dei Sacri Romani Imperatori da loro esclusivamente incoronati. La pratica iniziò con la messa di Natale del 25 dicembre 800, quando papa Leone III incoronò Carlo Magno nella basilica vaticana. Fu in questo periodo che i papi iniziarono ad indossare una tiara cinta da una corona, per simboleggiare il potere sullo Stato della Chiesa.

Il saccheggio di San Pietro nell'846 a opera dei Saraceni rese in questo periodo evidente la vulnerabilità del santuario petrino, che sempre più rappresentava, con la tomba del Principe degli Apostoli, il simbolo della supremazia romana. La soluzione fu la costruzione della Città Leonina, quel borgo fortificato che è l'odierna città vaticana, solennemente inaugurata il 27 giugno 852 da papa Leone IV, che la rese città separata da Roma, con propri magistrati e proprio clero. Iniziava così il secolare confronto a distanza tra la basilica e il clero vaticani, simbolo di un papa di dimensione "imperiale", capo della Chiesa universale, e la cattedrale lateranense con il proprio clero, simbolo del papa vescovo e signore di Roma.

La nuova dimensione temporale assunta dalla sede di Roma espose inoltre sempre più i suoi vescovi ai complessi giochi politici in seno al Sacro Romano Impero. Un esempio degli effetti di tale situazione fu nell'897, l'orrendo Sinodo del cadavere, nel corso del quale la salma esumata di papa Formoso venne processata in Laterano dal successore Stefano VI per il sostegno offerto alle pretese imperiali di Arnolfo di Carinzia contro Guido e Lamberto di Spoleto. Sotto i successori di Stefano, tra il 904 e il 963, la Chiesa romana fu preda della spregiudicata politica di donne potenti e corrotte, tra le quali spiccava la senatrice Marozia: moglie del duca Alberico I di Spoleto e sposa in seconde nozze di Ugo di Provenza, re d'Italia, fu cugina e amante di papa Sergio III, madre di papa Giovanni XII e del duca spoletino Alberico II e nonna di papa Giovanni XII. Quest'ultimo venne infine dichiarato indegno e deposto da un concilio indetto per ordine dall'imperatore Ottone I di Germania, appena incoronato a Roma dallo stesso Giovanni. Tale torbido periodo divenne noto come pornocrazia.

Il Grande Scisma con le chiese ortodosse e le Crociate: la creazione dei Patriarchi latini[modifica | modifica sorgente]

Papa Urbano II, illustrazione del XII secolo, autore anonimo

Nel 1054 il Grande Scisma e le reciproche scomuniche tra il papa e il patriarca di Costantinopoli ruppero la comunione tra la Chiesa cattolica, cioè l'insieme delle Chiese che riconoscevano il primato pontificio, e le Chiese ortodosse, cioè le chiese orientali che, seguendo l'esempio del patriarca Michele Cerulario, rifiutavano la sottomissione all'autorità della sede romana. La risposta fu il Dictatus papae di Gregorio VII: l'enunciazione delle supreme prerogative del vescovo di Roma. Nel 1078 in Laterano si tenne un concilio per la definizione delle eresie in materia di Eucaristia.

A partire dal 1095 e per i successivi duecento anni, i vescovi di Roma si fecero propugnatori della liberazione della Terrasanta dal dominio del Califfato islamico. Le Crociate, indette da papa Urbano II e dai suoi successori garantivano l'indulgenza per quanti avessero liberato il Santo Sepolcro e le vie dei pellegrinaggi nella terra di Cristo dagli infedeli. Il controllo latino sulla Palestina e sulle coste della Siria e dell'Armenia minore, tenuto tra alterne vicende durante questi due secoli, consentì alla Chiesa latina di estendere il proprio controllo sulle aree di pertinenza delle antiche chiese di Gerusalemme e Antiochia, sancito dalla costituzione, nel 1099, dei patriarcati latini Gerusalemme, e di Antiochia, in contrapposizione agli esistenti patriarcati orientali.

Sebbene, poi, a seguito di eventi contrari alle reali intenzioni dei pontefici, cioè a causa della deviazione della Quarta Crociata imposta dai Veneziani, la conquista latina di Costantinopoli portò alla crazione, nel 1204, anche di un Patriarcato latino di Costantinopoli, che, per quanto effimero nella sua esistenza territoriale, sopravvisse come titolo per quasi otto secoli. A quel punto, i papi tentarono di ricostituire in forma latina l'antica pentarchia con la creazione, in titolo, del Patriarcato latino di Alessandria.

Durante il pontificato di Urbano II la Chiesa di Roma prese il controllo della Sicilia, che, dopo secoli di controllo bizantino e arabo, venne costituita in Legazia apostolica. Il diritto pontificio sull'isola era costituito dagli ampi patrimonii che, sin dall'epoca di Gregorio Magno, la diocesi di Roma deteneva nella Sicilia e Sardegna allora bizantine. La legazia di Sicilia divenne la fonte del potere dei successivi Re di Sicilia, allorché questi vennero costituiti tali in virtù della concessione feudale del papa, di cui erano dunque vassalli: simbolo di tale condizione era, tra le altre cose, l'omaggio feudale rappresentato dall'invio di una mula bianca ad ogni nuovo pontefice, poi utilizzata durante la cosiddetta cavalcata papale nel corso della cerimonia di presa di possesso del Laterano.

I concili ecumenici Lateranense I, II, III e IV, tenuti a Roma in quest'epoca stabilirono tra l'altro il diritto esclusivo del Papa nella nomina dei vescovi e quello dei cardinali per la nomina del Papa, la conferma del celibato ecclesiastico, il principio della transustanziazione e il primato pontificio.

L'introduzione dell'Anno Santo, la Cattività avignonese e lo Scisma d'Occidente[modifica | modifica sorgente]

Il Triregno, composto nella sua forma definitiva durante il periodo avignonese.

Durante il pontificato di Bonifacio VIII le aspirazioni universalistiche dei vescovi di Roma giunsero all'apogeo, con l'enunciazione nella bolla Unam Sanctam del principio di supremazia del potere spirituale della Chiesa di Roma, ma su tutti i principi temporali, simboeggiato dalla duplice corona apposta dallo stesso Bonifacio sulla Tiara papale. Nel giugno del 1299 il papa ordinò poi la completa distruzione della città di Palestrina, che perse temporaneamente il titolo di sede suburbicaria. Il 22 febbraio 1300 Bonifacio indisse il primo Anno Santo, con la bolla Antiquorum habet fidem, stabilendone la cadenza secolare. Le aspirazioni del pontefice alla supremazia temporale vennero però stroncate dall'episodio dello Schiaffo di Anagni.

L'aspirazione universalizzante del papato portò tuttavia, come conseguenza immediata per la diocesi romana, il trasferimento della residenza pontificia dal Laterano al Vaticano, che con la presenza della tomba di Pietro, poteva più degnamente trasmettere l'idea del papa "successore di Pietro e Vicario di Cristo".

Nonostante papa Clemente V avesse aggiunto una terza corona alla tiara pontificia, per indicare la propria supremazia anche temporale e creando in tal modo il Triregno, per circa settant'anni i vescovi di Roma, pur mantenendo la titolarità della sede, furono sotto il controllo dei Re di Francia, risiedendo ad Avignone, feudo ecclesiastico in Provenza. Tale periodo, noto come Cattività avignonese, portò ad un indebolimento del controllo pontificio su Roma e sulla sua diocesi e poi, dopo il ritorno dei pontefici nell'Urbe, lo scontro tra francesi e antifrancesi per il controllo del Papato. La conseguenza di tale scontro fu un nuovo scisma, durato dal 1378 al 1417, quando venne finalmente ricomposto.

La Riforma protestante e lo Scisma anglicano[modifica | modifica sorgente]

La basilica di San Pietro, ricostruita nelle forme attuali a partire dal XVI secolo.

Sempre più impegnati nell'amministrazione universale della Chiesa cattolica e in quella temporale dei possedimenti della Chiesa, i vescovi di Roma presero a delegare con regolarità, a partire dal XVI secolo l'amministrazione della diocesi romana e della stessa città di Roma a dei Vicari Generali che, per l'invalso uso di detenere al contempo il titolo cardinalizio, divennero presto noti con il nome popolare di cardinali vicari.

Nella stessa epoca, a seguito del fallimento del tentativo di riforma ecclesiastica caratterizzato dal Concilio Lateranense V, nell'Europa settentrionale si diffuse la Riforma protestante, una revisione teologica che, opponendosi non solo al primato papale e all'intero sistema clericale, venne dichiarata eretica da papa Leone X. Anche la Chiesa d'Inghilterra si staccò dalla comunione con Roma rifiutando il primato papale e dichiarando il Re d'Inghilterra proprio capo supremo: era lo Scisma anglicano.

Alla fine del Cinquecento i vescovi di Roma si dotarono di una nuova residenza, il Palazzo del Quirinale, posto in posizione più salubre rispetto alla Città Leonina e soprattutto più defilato rispetto ai flussi di pellegrini diretti a San Pietro.

La Controriforma[modifica | modifica sorgente]

La reazione della Chiesa di Roma e delle Chiese con lei in comunione fu la un'ampia revisione della struttura della Chiesa cattolica, nota come Controriforma. Tra le altre cose, il Concilio di Trento estese il rito romano nella Chiesa latina, abrogando tutti i riti che avessero un'antichità inferiore ai duecento anni.

Nella seconda metà del XIX secolo il primo concilio ecumenico vaticano sancì il principio dell'infallibilità pontificia.

Dalla fine del potere temporale[modifica | modifica sorgente]

Piazza San Pietro e la linea bianca che segna il confine di Stato tra la Città del Vaticano e la Repubblica Italiana.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge delle Guarentigie, Patti lateranensi e Città del Vaticano.

Dopo la breccia di Porta Pia e la conquista di Roma da parte del Regno d'Italia, nel 1871, ebbe fine il potere temporale dei Papi, ma non lo status di personalità giuridica nel diritto internazionale per la sede episcopale romana. Nonostante i papi si considerassero prigionieri politici, il Regno d'Italia garantì l'autonomia e l'inviolabilità vaticana e della Chiesa romana attraverso la legge delle Guarentigie, fino al 1929, quando, con i Patti lateranensi venne costituito lo Stato della Città del Vaticano: uno Stato indipendente soggetto alla sovranità assoluta della Santa Sede, rappresentata dal papa.

Il particolare rapporto tra l'Italia e il vescovo di Roma è stato trasmesso nel 1946 alla Repubblica Italiana, succeduta alla monarchia sabauda, e rimodulato nel 1984 con l'accordo di Villa Madama, che costituisce il cosiddetto nuovo Concordato, tuttora vigente.

Nel XX secolo la diocesi di Roma ha ospitato quello che è sinora l'ultimo concilio ecumenico: il Concilio Vaticano II.

Il 7 marzo 2005 la diocesi ha incorporato il territorio dell'abbazia territoriale di San Paolo fuori le mura, che ha perso il privilegio della territorialità.

Il 28 febbraio 2013, per la prima volta dopo diversi secoli, un papa, Benedetto XVI, ha dato le dimissioni da vescovo di Roma.[3]

Cronotassi[modifica | modifica sorgente]

Cronotassi dei papi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei papi.

Cronotassi dei cardinali vicari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cardinale vicario.

Cronotassi degli arcivescovi vicegerenti dal 1900 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Fino al 1961 l'unico collaboratore, con dignità episcopale, del cardinale vicario era l'arcivescovo vicegerente, che ancora oggi ha il titolo di abate commendatario di San Lorenzo fuori le mura.

Vi furono contemporaneamente due vicegerenti soltanto in due periodi, dal 1953 al 1960 con gli arcivescovi Ettore Cunial e Luigi Traglia, e dal 1969 al 1972 con gli arcivescovi Ettore Cunial e Ugo Poletti.

Due arcivescovi vicegerenti sono successivamente divenuti cardinali vicari, sono i cardinali Luigi Traglia e Ugo Poletti.

Di seguito gli arcivescovi vicegerenti della diocesi di Roma dal 1900 ad oggi:

Cronotassi dei vescovi ausiliari dal 1961 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Soltanto nel luglio del 1961 vennero nominati, per la prima volta, dei vescovi ausiliari per la diocesi di Roma nelle persone di mons. Filippo Pocci e mons. Giovanni Canestri, cui, nel febbraio del 1966, al momento della divisione della diocesi in settori, ne vennero aggiunti altri due, mons. Oscar Zanera e mons. Dino Trabalzini.

Da allora in poi è prassi normale che la diocesi di Roma abbia più ausiliari, alcuni, prima chiamati "vescovi delegati", con l'incarico dell'"assistenza pastorale per gli ospedali e i luoghi di cura" (Fiorenzo Angelini, Armando Brambilla) e per le "confraternite e le pie unioni" (Plinio Pascoli), ora vengono definiti anch'essi vescovi ausiliari.

Alcuni vescovi ausiliari sono divenuti successivamente vicegerenti della diocesi di Roma, è questo il caso degli arcivescovi Giovanni Canestri, Remigio Ragonesi, Cesare Nosiglia, Luigi Moretti.

Di seguito i vescovi ausiliari della diocesi di Roma dal 1961 ad oggi.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2011 su una popolazione di 2 864 519 persone contava 2 348 905 battezzati, corrispondenti all'82% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1970  ? 2 650 002  ? 4 729 1 369 3 360  ? 3 360 15 800 245
1980 2 694 871 2 766 000 97,4 5 136 1 636 3 500 524 5 230 16 800 293
1990 2 614 000 2 690 000 97,2 5 135 1 635 3 500 509 29 5 189 20 000 320
1999 2 591 000 2 669 961 97,0 7 781 3 451 4 330 332 64 5 878 21 500 329
2000 2 588 000 2 667 451 97,0 5 891 1 561 4 330 439 61 5 878 25 000 331
2001 2 587 720 2 667 166 97,0 5 867 1 537 4 330 441 61 5 932 21 500 335
2002 2 454 000 2 530 023 97,0 5 331 1 681 3 650 460 78 4 478 22 000 334
2003 2 454 000 2 787 206 88,0 5 410 1 760 3 650 453 84 5 605 22 000 333
2004 2 454 000 2 787 206 88,0 5 390 1 740 3 650 455 88 5 630 21 900 333
2010 2 473 000 2 816 706 87,8 4 922 1 631 3 291 502 116 4 875 22 500 336
2011 2 348 905 2 864 519 82 4 894 1 589 3 305 479 114 4 925 22 705 336

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Codice di Diritto Canonico, canone 331.
  2. ^ Dati dal sito web della diocesi.
  3. ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede: CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO - DECLARATIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI SULLA SUA RINUNCIA AL MINISTERO DI VESCOVO DI ROMA, SUCCESSORE DI SAN PIETRO

Bibliografia e fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]