Diocesi di Roma
| (LA) « Beatissime Pater, …Beato apostolo Petro tu hodie succedis in Episcopatu huius Ecclesiæ, quæ caritatis unitati præsidet ut beatus apostolus Paulus docuit. » |
(IT) « Beatissimo Padre… Oggi tu succedi al Beato Pietro nell’Episcopato di questa Chiesa, che presiede alla comunione dell’unità secondo l’insegnamento del Beato apostolo Paolo. » |
| (Dalla Messa d'inizio del Pontificato) | |
La diocesi di Roma (in latino: Dioecesis Urbis seu Romana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2010 contava 2 473 000 battezzati su 2 816 706 abitanti. Attualmente è retta da papa Francesco.
Dal punto di vista amministrativo e titolare, essa, unica al mondo, è al contempo:
- patriarcato della Chiesa latina (sebbene nel 2006 il Papa abbia rinunciato al titolo di Patriarca d'Occidente), uno dei cinque che formavano l'antica Pentarchia, a ricordare che anticamente fu sede apostolica, degli apostoli Pietro e Paolo;
- arcidiocesi primaziale d'Italia e metropolita della provincia ecclesiastica romana;
- diocesi, in virtù del fatto che il romano pontefice è Vicario di Cristo, Pastore della Chiesa Universale e Capo del Collegio dei Vescovi proprio in quanto vescovo di Roma[1].
La cattedrale è l'Arcibasilica lateranense, a Roma, che reca il titolo di Madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo. La sede episcopale romana ha il titolo di Santa Sede ed esercita, nella persona del papa, il diritto sovrano sullo Stato della Città del Vaticano e l'indirizzo della Chiesa cattolica, avvalendosi della Curia Romana.
Territorio e organizzazione [modifica]
La diocesi, intesa come porzione di territorio sottoposta all'autorità episcopale del papa, si estende sia su suolo appartenente alla Repubblica Italiana, sia sull'intero territorio della Città del Vaticano. Le due porzioni della diocesi sono assegnate in amministrazione a due vicariati:
- Vicariato di Roma: attualmente Vicario Generale di Sua Santità per la Città di Roma e Provincia è il cardinale Agostino Vallini;
- Vicariato della Città del Vaticano: attualmente Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano è il cardinale Angelo Comastri.
Vicariato di Roma [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiese di Roma. |
La parte di diocesi che ricade nel territorio italiano appartiene al Vicariato di Roma, retta da un vicario generale, che, in quanto cardinale, è comunemente chiamato cardinale vicario, rappresentante della diocesi, ed è coadiuvato da un arcivescovo vicegerente e da alcuni vescovi ausiliari. Il Vicariato svolge le funzioni proprie di una Curia diocesana, comprendendo i Tribunali ecclesiastici ordinario diocesano, regionale del Lazio e di Appello competenti alla diocesi di Roma.
Il vicariato si estende su 881 km² ed è suddiviso in 336 parrocchie, raggruppate in 36 prefetture, ripartite su 5 settori (Nord, Sud, Est, Ovest e Centro), ciascuno retto da un vescovo ausiliare detto vescovo di settore.
Al vicariato di Roma appartengono la Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista e l'annesso Palazzo del Laterano, sede degli uffici del Vicario.
Dal 1970 in poi l'ufficio di arciprete dell'Arcibasilica lateranense è sempre stato assegnato al cardinale vicario della diocesi di Roma:
- cardinale Angelo Dell'Acqua dal 7 novembre 1970 al 27 agosto 1972
- cardinale Ugo Poletti dal 26 marzo 1973 al 17 gennaio 1991
- arcivescovo, poi cardinale, Camillo Ruini pro-arciprete dal 17 gennaio 1991 al 1º luglio 1991, arciprete dal 1º luglio 1991 al 27 giugno 2008
- cardinale Agostino Vallini dal 27 giugno 2008
Organizzazione territoriale [modifica]
| Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Roma. |
La diocesi è suddivisa in cinque settori: nord, sud, est, ovest, e centro. Ad ogni settore è assegnato un vescovo ausiliare che collabora con il Cardinale Vicario e il Vicegerente nell'amministrazione pastorale della diocesi. Ognuno di questi settori è a sua volta suddiviso in prefetture. In totale sono 36 le prefetture della diocesi (I-V nel settore centro, VI-XIII nel settore nord, XVIV-XXI nel settore est, XXII-XXVIII nel settore sud, XXIX-XXXVI nel settore ovest). La prefettura è il raggruppamento locale di parrocchie vicine, utile per la collaborazione pastorale tra le parrocchie. Uno dei parroci di una singola prefettura viene eletto prefetto dagli altri parroci e sacerdoti della prefettura, e questi svolge un ruolo di coordinamento pastorale in collaborazione con il vescovo ausiliare del settore. In totale sono 335 le chiese parrocchiali della diocesi. Ci sono nel territorio della diocesi altre chiese le quali non sono necessariamente parrocchiali: 4 basiliche maggiori, 61 basiliche minori, 162 chiese rettorie, 116 chiese annesse.
Titoli e diaconie [modifica]
| Per approfondire, vedi Elenco dei titoli cardinalizi. |
Le chiese di Roma il cui nome e le cui proprietà vengono legati ad un cardinale al momento della sua creazione sono detti titoli cardinalizi: all'interno del territorio del vicariato di Roma si trovano:
- le chiese titolari o titoli, proprie dei cardinali presbiteri (simbolicamente le chiese degli antichi preti della diocesi di Roma);
- le chiese diaconali o diaconie, proprie dei cardinali diaconi (simbolicamente le chiese degli antichi diaconi, amministratori della diocesi di Roma).
Vicariato della Città del Vaticano [modifica]
Il Vicariato della Città del Vaticano è stato istituito a seguito della nascita dello Stato della Città del Vaticano, con la firma dei Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929, con la bolla Ex Lateranensi pacto del 30 maggio 1929.
Papa Pio XI stabilì che tale incarico fosse assegnato al Sacrista di Sua Santità, ufficio affidato ad un religioso dell'Ordine di Sant'Agostino, che portava sempre il titolo di vescovo di Porfireone.
Papa Giovanni Paolo II, nel 1991, abolì l'ufficio di Sacrista e assegnò l'incarico di Vicario della Città del Vaticano all'arciprete "pro tempore" della Basilica di San Pietro, ufficio quest'ultimo assegnato, in tempi recenti, a prelati creati soltanto in un secondo momento cardinali, come nel caso di Francesco Marchisano e di Angelo Comastri, i quali, in precedenza, erano stati arcivescovi coadiutori rispettivamente degli arcipreti Virgilio Noè e Francesco Marchisano.
Al Vicariato vaticano sono soggetti il territorio e i fedeli della diocesi che ricadono sotto la giurisdizione amministrativa dello Stato vaticano, ad esso appartengono solo due parrocchie: Sant'Anna dei Palafrenieri e San Pietro in Vaticano.
Elenco dei Vicari della Città del Vaticano:
- Agostino Zampini, O.S.A. † (30 maggio 1929 - 7 giugno 1937)
- Alfonso Camillo De Romanis, O.S.A. † (20 agosto 1937 - 18 gennaio 1950)
- Petrus Canisius van Lierde, O.S.A. † (13 gennaio 1951 - 14 gennaio 1991)
- Aurelio Sabattani † (14 gennaio 1991 - 1º luglio 1991)
- Virgilio Noè † (1º luglio 1991 - 24 aprile 2002)
- Francesco Marchisano (24 aprile 2002 - 31 ottobre 2006)
- Angelo Comastri, dal 31 ottobre 2006
Provincia romana: sedi suburbicarie [modifica]
Le antiche diocesi suffraganee appartenente alla metropolia di Roma recano il titolo di suburbicarie (dal composto latino sub-urbis, "sottoposto alla città") e sono assegnate in titolo ai cardinali vescovi (simbolicamente gli antichi vescovi suffraganei del Papa), ma rette da vescovi ordinari come tutte le altre diocesi:
- Sede suburbicaria di Ostia
- Sede suburbicaria di Albano
- Sede suburbicaria di Frascati
- Sede suburbicaria di Palestrina
- Sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina
- Sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto
- Sede suburbicaria di Velletri-Segni
Storia [modifica]
Periodo paleocristiano [modifica]
La nascita della Chiesa Romana [modifica]
| Per approfondire, vedi San Pietro e San Paolo. |
La nascita della comunità cristiana di Roma, al tempo in cui era capitale dell'Impero Romano, è legata alla predicazione dell'apostolo Paolo di Tarso iniziata prima con la Lettera ai Romani del 57-58, poi con il soggiorno nell'Urbe attorno ai primi anni 60 del I secolo. All'incirca nello stesso periodo, giunse a Roma anche Simon Pietro, il primo degli Apostoli, per risolvere le dispute nate in seno alla comunità attorno alle teorie propugnate da Simon Mago. Pietro, che viene considerato il primo vescovo di Roma, divenne il fondamento della Chiesa romana e in seguito della sua particolare pretesa di primato universale su tutte le altre Chiese particolari.
Attorno al 64-67 i due apostoli subirono entrambi a Roma il martirio, durante la persecuzioni avvenute sotto il regno dell'imperatore Nerone.
Le persecuzioni [modifica]
| Per approfondire, vedi Catacombe di Roma. |
La morte dei due apostoli segnò l'inizio della persecuzione dei cristiani nell'impero romano.
La diffusione della fede cristiana nella capitale dell'Impero rese infatti evidente all'autorità politica l'incompatibilità tra tale credo e la religione romana, in particolare per il fatto che, con il rifiuto del politeismo, il cristianesimo non poteva essere integrato nel sistema religioso di Stato e nel concetto di pax deorum che lo reggeva. A questo si aggiungeva il fatto che il rifiuto del culto imperiale appariva come una sfida all'autorità del princeps, con l'aggravante, rispetto all'ebraismo, che il cristianesimo non risultava essere limitato ad una sola (e ridotta) componente etnica. Il fatto infine che i seguaci di Cristo prendessero particolarmente piede negli strati più bassi della società romana, propugnando anche certi principi di eguaglianza, rendeva questo tipo di culto ancor più sospetto agli occhi dei ceti dominanti e delle autorità.
Quando l'imperatore Nerone imputò il grande incendio di Roma all'azione della setta cristiana, questa venne posta fuori legge e iniziarono le persecuzioni nei confronti di coloro che si rifiutavano di sacrificare agli dei e all'imperatore. La persecuzione di Nerone fu una delle più violente che colpirono la comunità di Roma, segnando in particolare la morte dei due capi: Pietro, crocifisso nel circo del colle vaticano, e Paolo, decapitato Ad Aquaas salvias, il luogo su cui sorge l'attuale abbazia delle Tre Fontane oppure lungo la via Ostiense.
Le persecuzioni, tuttavia, non furono dei fenomeni continui, ma degli eventi circoscritti dipendenti dal contesto politico e dalla personale inclinazione degli imperatori a tollerare o meno il nuovo culto.
Durante tali persecuzioni subirono il martirio praticamente tutti i papi:
- Lino (nel 76, sotto il regno di Domiziano);
- Clemente (nel 97, sotto il regno di Nerva);
- Evaristo (nel 106, sotto il regno di Traiano);
- Alessandro (nel 115, sotto il regno di Traiano);
- Sisto I (incerto, forse martirizzato nel 126, sotto il regno di Adriano);
- Telesforo (nel 136 sotto il regno di Adriano);
- Igino (incerto, forse martirizzato nel 142, sotto il regno di Antonino Pio);
- Pio (incerto, forse martirizzato nel 154, sotto il regno di Antonino Pio);
- Sotero (nel 174, sotto il regno di Antonino Pio);
- Eleuterio (nel 189, sotto il regno di Lucio Vero);
- Vittore (nel 199, sotto il regno di Settimio Severo);
- Zefferino (nel 217, sotto il regno di Caracalla);
- Callisto (nel 222, sotto il regno di Alessandro Severo);
- Urbano (nel 230, sotto il regno di Alessandro Severo);
- Ponziano (in anno ignoto);
- Antero (incerto, forse martirizzato sotto il regno di Massimino il Trace);
- Fabiano (nel 250, sotto il regno di Decio);
- Cornelio (incerto, forse martirizzato sotto il regno di Treboniano Gallo);
- Lucio (nel 254, sotto il regno di Valeriano);
- Stefano (nel 257, sotto il regno di Valeriano);
- Sisto (nel 257, sotto il regno di Valeriano);
- Felice (nel 274, sotto il regno di Aureliano);
- Caio (nel 296, sotto il regno di Diocleziano);
- Marcello I (nel 309, sotto il regno di Galerio);
- Eusebio (deportato sotto il regno dell'usurpatore Massenzio);
- Milziade (nel 314 sotto il regno dell'usurpatore Massenzio).
Fu in questo periodo che vennero realizzate le catacombe, cimiteri ipogei destinati al culto dei martiri.
La legalizzazione del cristianesimo e la costituzione della Pentarchia [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa latina. |
A seguito della legittimazione del culto cristiano, con l'editto di Milano emanato dall'imperatore Costantino I nel 313 e della sconfitta di Massenzio, Roma e la sua diocesi furono coinvolte, durante il pontificato di Silvestro I, nell'ampia campagna edilizia avviata dall'imperatore con la costruzione delle prime tre basiliche patriarcali: lateranense, vaticana e ostiense. Libera di operare liberamente e posta sotto la protezione imperiale, la diocesi di Roma crebbe rapidamente in importanza, sia religiosa che politica.
In quest'epoca il primato nella Cristianità era dato alle tre sedi petrine: Roma, Alessandria e Antiochia, che ricoprivano un rango particolare nella Chiesa in quanto risalenti direttamente a Pietro. Le Chiese di lingua latina, cioè quelle presenti nella parte occidentale dell'Impero (Europa occidentale e Nordafrica), furono così particolarmente soggette al Papa di Roma, costituendo la Chiesa latina.
La trasformazione del Cristianesimo in religione ufficiale dell'Impero Romano con l'editto di Tessalonica di Teodosio I rafforzò ancora di più la strutturazione gerarchica della Chiesa e attribuì al vescovo di Roma, come agli altri vescovi, un ruolo formale nell'amministrazione imperiale, accanto ai funzionari civili: in tale ottica è da individuare la coincidenza tra il termine diocesi utilizzato per indicare la circoscrizione vescovile e l'analogo termine diocesi attribuito alle circoscrizioni di province. Così come i governatori provinciali erano sottoposti ai vicari e i viciari ai prefetti del pretorio, altrettanto, dunque, i vescovi erano sottoposti ai metropoliti e i metropoliti ai patriarchi. Il collega di Teodosio, poi, l'imperatore Graziano, lasciò a papa Damaso e ai suoi successori il titolo di Pontefice Massimo, che indicava la massima autorità religiosa romana.
Parallelamente alla suddivisione dell'Impero, la crescente importanza di Costantinopoli-Nuova Roma portò i vescovi di Roma a scontrarsi con le decisioni del Concilio Costantinopolitano I, che aveva elevato la sede episcopale di Bisanzio a patriarcato, assegnandogli il primato in onore dopo la Chiesa di Roma.
L'organizzazione della Chiesa cristiana si consolidò in quest'epoca sulla cosiddetta Pentarchia, cioè sul governo dei cinque patriarcati: nell'ordine il Patriarcato di Roma, il Patriarcato di Costantinopoli, il Patriarcato di Alessandria, il Patriarcato di Antiochia e il Patriarcato di Gerusalemme. Nel 451, però, la sede romana rifiutò l'approvazione al XXVIII canone del Concilio di Calcedonia, che equiparava le due sedi di Roma e di Costantinopoli, affermando per la prima volta con decisione il primato papale.
Con la caduta nel 476 dell'Impero d'Occidente si venne a creare un vuoto di potere temporaneamente occupato dal Senato e dall'autorità pontificia, essendo il papa l'unico "funzionario imperiale" rimasto in città.
Il dominio bizantino degli imperatori isapostoli e lo Scisma dei Tre Capitoli [modifica]
Tra il VI e il VII secolo Roma e la sua diocesi passarono sotto l'autorità dell'Impero bizantino: l'unione venne decretata con la Prammatica Sanzione "sulle richieste di papa Vigilio". Il dominio bizantino su Roma venne dapprima strutturato in eparchia Urbicaria (580), poi, a partire da 582, il Ducato Romano, soggetto all'Esarca bizantino d'Italia.
Attorno al 590 papa Gregorio Magno, oltre a sollecitare l'intervento imperiale contro i Longobardi che minacciavano Roma, riordinò il rito romano e l'annesso canto liturgico: il gregoriano. In questo periodo i latifondi della diocesi romana si estesero su ampie porzioni della Sicilia e della Sardegna bizantine.
In questo periodo i vescovi di Roma dovettero affrontare numerose dispute sia di ordine politico che, soprattutto, religioso con gli Imperatori bizantini che, con la loro autorità di Isapostoli legiferavano di frequente sulle materie religiose: se nel VI secolo papa Silverio era morto a sull'isola Palmarola prigioniero di Giustiniano I e il successore Vigilio aveva dovuto piegarsi con la forza e la prigionia al monofisismo dell'imperatore, provocando lo Scisma dei Tre Capitoli delle metropolie di Milano e Aquileia, ancora più di un secolo dopo papa Severino, opponendosi al monotelismo imperiale propugnato nell'editto Ekthesis di Eraclio I, subiva la prigionia e il saccheggio del Laterano nel 640, mentre Martino I, dopo aver rifiutato l'approvazione del nuovo editto monotelita typos di Costante II, moriva in esilio a Cherson, sul Mar Nero.
Il periodo del dominio temporale [modifica]
La nascita del Patrimonio di San Pietro [modifica]
| Per approfondire, vedi Stato Pontificio. |
Il successivo declino del controllo da parte dell'Impero d'Oriente sul territorio di Roma, chiamato Ducato romano, i vescovi dell'Urbe assunsero al ruolo di amministratori del potere temporale. Tale potere venne determinato prima dalla costituzione del Patrimonio di san Pietro, cioè delle proprietà fondiarie della Chiesa romana, poi, nel 728 dalla costituzione del primo nucleo degli Stati della Chiesa, attraverso la donazione di Sutri da parte del Re dei Longobardi Liutprando. Con la definitiva scomparsa del controllo imperiale, la diocesi di Roma estese il proprio potere sull'intero Lazio e su molte altre terre limitrofe grazie ad una nuova donazione, questa volta del Re dei Franchi Pipino: con la Promissio Carisiaca il sovrano concedeva il potere su tutti gli territori già appartenuti all'Esarcato d'Italia alla Santa romana Repubblica di Dio. A partire da questo periodo le proprietà della sede romana vennero organizzate in enti territoriali rette dai diaconi della Chiesa romana: i Patrimonia.
Nell'VIII-IX secolo, avvalendosi della falsa Donazione di Costantino e dei complessi intrecci politici con gli Imperatori carolingi, i papi giustificarono e consolidarono il dominio temporale della Santa Sede e al contempo ribadirono le loro aspirazioni al primato universale, divenendo la fonte del potere dei Sacri Romani Imperatori da loro esclusivamente incoronati. La pratica iniziò con la messa di Natale del 25 dicembre 800, quando papa Leone III incoronò Carlo Magno nella basilica vaticana. Fu in questo periodo che i papi iniziarono ad indossare una tiara cinta da una corona, per simboleggiare il potere sullo Stato della Chiesa.
Il saccheggio di San Pietro nell'846 a opera dei Saraceni rese in questo periodo evidente la vulnerabilità del santuario petrino, che sempre più rappresentava, con la tomba del Principe degli Apostoli, il simbolo della supremazia romana. La soluzione fu la costruzione della Città Leonina, quel borgo fortificato che è l'odierna città vaticana, solennemente inaugurata il 27 giugno 852 da papa Leone IV, che la rese città separata da Roma, con propri magistrati e proprio clero. Iniziava così il secolare confronto a distanza tra la basilica e il clero vaticani, simbolo di un papa di dimensione "imperiale", capo della Chiesa universale, e la cattedrale lateranense con il proprio clero, simbolo del papa vescovo e signore di Roma.
La nuova dimensione temporale assunta dalla sede di Roma espose inoltre sempre più i suoi vescovi ai complessi giochi politici in seno al Sacro Romano Impero. Un esempio degli effetti di tale situazione fu nell'897, l'orrendo Sinodo del cadavere, nel corso del quale la salma esumata di papa Formoso venne processata in Laterano dal successore Stefano VI per il sostegno offerto alle pretese imperiali di Arnolfo di Carinzia contro Guido I e Lamberto di Spoleto. Sotto i successori di Stefano, tra il 904 e il 963, la Chiesa romana fu preda della spregiudicata politica di donne potenti e corrotte, tra le quali spiccava la senatrice Marozia: moglie del duca Alberico I di Spoleto e sposa in seconde nozze di Ugo di Provenza, re d'Italia, fu cugina e amante di papa Sergio III, madre di papa Giovanni XII e del duca spoletino Alberico II e nonna di papa Giovanni XII. Quest'ultimo venne infine dichiarato indegno e deposto da un concilio indetto per ordine dall'imperatore Ottone I di Germania, appena incoronato a Roma dallo stesso Giovanni. Tale torbido periodo divenne noto come pornocrazia.
Il Grande Scisma con le chiese ortodosse e le Crociate: la creazione dei Patriarchi latini [modifica]
Nel 1054 il Grande Scisma e le reciproche scomuniche tra il papa e il patriarca di Costantinopoli ruppero la comunione tra la Chiesa cattolica, cioè l'insieme delle Chiese che riconoscevano il primato pontificio, e le Chiese ortodosse, cioè le chiese orientali che, seguendo l'esempio del patriarca Michele Cerulario, rifiutavano la sottomissione all'autorità della sede romana. La risposta fu il Dictatus papae di Gregorio VII: l'enunciazione delle supreme prerogative del vescovo di Roma. Nel 1078 in Laterano si tenne un concilio per la definizione delle eresie in materia di Eucaristia.
A partire dal 1095 e per i successivi duecento anni, i vescovi di Roma si fecero propugnatori della liberazione della Terrasanta dal dominio del Califfato islamico. Le Crociate, indette da papa Urbano II e dai suoi successori garantivano l'indulgenza per quanti avessero liberato il Santo Sepolcro e le vie dei pellegrinaggi nella terra di Cristo dagli infedeli. Il controllo latino sulla Palestina e sulle coste della Siria e dell'Armenia minore, tenuto tra alterne vicende durante questi due secoli, consentì alla Chiesa latina di estendere il proprio controllo sulle aree di pertinenza delle antiche chiese di Gerusalemme e Antiochia, sancito dalla costituzione, nel 1099, dei patriarcati latini Gerusalemme, e di Antiochia, in contrapposizione agli esistenti patriarcati orientali.
Sebbene, poi, a seguito di eventi contrari alle reali intenzioni dei pontefici, cioè a causa della deviazione della Quarta Crociata imposta dai Veneziani, la conquista latina di Costantinopoli portò alla crazione, nel 1204, anche di un Patriarcato latino di Costantinopoli, che, per quanto effimero nella sua esistenza territoriale, sopravvisse come titolo per quasi otto secoli. A quel punto, i papi tentarono di ricostituire in forma latina l'antica pentarchia con la creazione, in titolo, del Patriarcato latino di Alessandria.
Durante il pontificato di Urbano II la Chiesa di Roma prese il controllo della Sicilia, che, dopo secoli di controllo bizantino e arabo, venne costituita in Legazia apostolica. Il diritto pontificio sull'isola era costituito dagli ampi patrimonii che, sin dall'epoca di Gregorio Magno, la diocesi di Roma deteneva nella Sicilia e Sardegna allora bizantine. La legazia di Sicilia divenne la fonte del potere dei successivi Re di Sicilia, allorché questi vennero costituiti tali in virtù della concessione feudale del papa, di cui erano dunque vassalli: simbolo di tale condizione era, tra le altre cose, l'omaggio feudale rappresentato dall'invio di una mula bianca ad ogni nuovo pontefice, poi utilizzata durante la cosiddetta cavalcata papale nel corso della cerimonia di presa di possesso del Laterano.
I concili ecumenici Lateranense I, II, III e IV, tenuti a Roma in quest'epoca stabilirono tra l'altro il diritto esclusivo del Papa nella nomina dei vescovi e quello dei cardinali per la nomina del Papa, la conferma del celibato ecclesiastico, il principio della transustanziazione e il primato pontificio.
L'introduzione dell'Anno Santo, la Cattività avignonese e lo Scisma d'Occidente [modifica]
Durante il pontificato di Bonifacio VIII le aspirazioni universalistiche dei vescovi di Roma giunsero all'apogeo, con l'enunciazione nella bolla Unam Sanctam del principio di supremazia del potere spirituale della Chiesa di Roma, ma su tutti i principi temporali, simboeggiato dalla duplice corona apposta dallo stesso Bonifacio sulla Tiara papale. Nel giugno del 1299 il papa ordinò poi la completa distruzione della città di Palestrina, che perse temporaneamente il titolo di sede suburbicaria. Il 22 febbraio 1300 Bonifacio indisse il primo Anno Santo, con la bolla Antiquorum habet fidem, stabilendone la cadenza secolare. Le aspirazioni del pontefice alla supremazia temporale vennero però stroncate dall'episodio dello Schiaffo di Anagni.
L'aspirazione universalizzante del papato portò tuttavia, come conseguenza immediata per la diocesi romana, il trasferimento della residenza pontificia dal Laterano al Vaticano, che con la presenza della tomba di Pietro, poteva più degnamente trasmettere l'idea del papa "successore di Pietro e Vicario di Cristo".
Nonostante papa Clemente V avesse aggiunto una terza corona alla tiara pontificia, per indicare la propria supremazia anche temporale e creando in tal modo il Triregno, per circa settant'anni i vescovi di Roma, pur mantenendo la titolarità della sede, furono sotto il controllo dei Re di Francia, risiedendo ad Avignone, feudo ecclesiastico in Provenza. Tale periodo, noto come Cattività avignonese, portò ad un indebolimento del controllo pontificio su Roma e sulla sua diocesi e poi, dopo il ritorno dei pontefici nell'Urbe, lo scontro tra francesi e antifrancesi per il controllo del Papato. La conseguenza di tale scontro fu un nuovo scisma, durato dal 1378 al 1417, quando venne finalmente ricomposto.
La Riforma protestante e lo Scisma anglicano [modifica]
Sempre più impegnati nell'amministrazione universale della Chiesa cattolica e in quella temporale dei possedimenti della Chiesa, i vescovi di Roma presero a delegare con regolarità, a partire dal XVI secolo l'amministrazione della diocesi romana e della stessa città di Roma a dei Vicari Generali che, per l'invalso uso di detenere al contempo il titolo cardinalizio, divennero presto noti con il nome popolare di cardinali vicari.
Nella stessa epoca, a seguito del fallimento del tentativo di riforma ecclesiastica caratterizzato dal Concilio Lateranense V, nell'Europa settentrionale si diffuse la Riforma protestante, una revisione teologica che, opponendosi non solo al primato papale e all'intero sistema clericale, venne dichiarata eretica da papa Leone X. Anche la Chiesa d'Inghilterra si staccò dalla comunione con Roma rifiutando il primato papale e dichiarando il Re d'Inghilterra proprio capo supremo: era lo Scisma anglicano.
Alla fine del Cinquecento i vescovi di Roma si dotarono di una nuova residenza, il Palazzo del Quirinale, posto in posizione più salubre rispetto alla Città Leonina e soprattutto più defilato rispetto ai flussi di pellegrini diretti a San Pietro.
La Controriforma [modifica]
La reazione della Chiesa di Roma e delle Chiese con lei in comunione fu la un'ampia revisione della struttura della Chiesa cattolica, nota come Controriforma. Tra le altre cose, il Concilio di Trento estese il rito romano nella Chiesa latina, abrogando tutti i riti che avessero un'antichità inferiore ai duecento anni.
Nella seconda metà del XIX secolo il primo concilio ecumenico vaticano sancì il principio dell'infallibilità pontificia.
Dalla fine del potere temporale [modifica]
| Per approfondire, vedi Legge delle Guarentigie, Patti lateranensi e Città del Vaticano. |
Dopo la breccia di Porta Pia e la conquista di Roma da parte del Regno d'Italia, nel 1871, ebbe fine il potere temporale dei Papi, ma non lo status di personalità giuridica nel diritto internazionale per la sede episcopale romana. Nonostante i papi si considerassero prigionieri politici, il Regno d'Italia garantì l'autonomia e l'inviolabilità vaticana e della Chiesa romana attraverso la legge delle Guarentigie, fino al 1929, quando, con i Patti lateranensi venne costituito lo Stato della Città del Vaticano: uno Stato indipendente soggetto alla sovranità assoluta della Santa Sede, rappresentata dal papa.
Il particolare rapporto tra l'Italia e il vescovo di Roma è stato trasmesso nel 1946 alla Repubblica Italiana, succeduta alla monarchia sabauda, e rimodulato nel 1984 con l'accordo di Villa Madama, che costituisce il cosiddetto nuovo Concordato, tuttora vigente.
Nel XX secolo la diocesi di Roma ha ospitato quello che è sinora l'ultimo concilio ecumenico: il Concilio Vaticano II.
Il 7 marzo 2005 la diocesi ha incorporato il territorio dell'abbazia territoriale di San Paolo fuori le mura, che ha perso il privilegio della territorialità.
Il 28 febbraio 2013, per la prima volta dopo diversi secoli, un papa, Benedetto XVI, ha dato le dimissioni da vescovo di Roma.[2]
Cronotassi dei papi [modifica]
| Per approfondire, vedi Elenco dei papi. |
Cronotassi dei cardinali vicari [modifica]
| Per approfondire, vedi Cardinale vicario. |
Cronotassi degli arcivescovi vicegerenti dal 1900 ad oggi [modifica]
Fino al 1961 l'unico collaboratore, con dignità episcopale, del cardinale vicario era l'arcivescovo vicegerente, che ancora oggi ha il titolo di abate commendatario di San Lorenzo fuori le mura.
Vi furono contemporaneamente due vicegerenti soltanto in due periodi, dal 1953 al 1960 con gli arcivescovi Ettore Cunial e Luigi Traglia, e dal 1969 al 1972 con gli arcivescovi Ettore Cunial e Ugo Poletti.
Due arcivescovi vicegerenti sono successivamente divenuti cardinali vicari, sono i cardinali Luigi Traglia e Ugo Poletti.
Di seguito gli arcivescovi vicegerenti della diocesi di Roma dal 1900 ad oggi:
- Giuseppe Ceppetelli † (24 luglio 1899 - 12 marzo 1917 deceduto)
- Giuseppe Palica † (25 aprile 1917 - 16 dicembre 1936 deceduto)
- Luigi Traglia † (21 dicembre 1936 - 28 marzo 1960 nominato cardinale pro-vicario generale di Roma)
- Ettore Cunial † (11 aprile 1953 - 19 dicembre 1972 ritirato)
- Ugo Poletti † (3 luglio 1969 - 13 ottobre 1972 nominato arcivescovo pro-vicario generale di Roma)
- Luigi Rovigatti † (10 febbraio 1973 - 13 gennaio 1975 deceduto)
- Giovanni Canestri (8 febbraio 1975 - 22 marzo 1984 nominato arcivescovo di Cagliari)
- Ennio Appignanesi (3 luglio 1985 - 21 gennaio 1988 nominato arcivescovo di Matera-Irsina)
- Remigio Ragonesi † (6 luglio 1991 - 19 luglio 1996 ritirato)
- Cesare Nosiglia (19 luglio 1996 - 6 ottobre 2003 nominato arcivescovo-vescovo di Vicenza)
- Luigi Moretti (17 ottobre 2003 - 10 giugno 2010 nominato arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno)
- Filippo Iannone, O.Carm., dal 31 gennaio 2012
Cronotassi dei vescovi ausiliari dal 1961 ad oggi [modifica]
Soltanto nel luglio del 1961 vennero nominati, per la prima volta, dei vescovi ausiliari per la diocesi di Roma nelle persone di mons. Filippo Pocci e mons. Giovanni Canestri, cui, nel febbraio del 1966, al momento della divisione della diocesi in settori, ne vennero aggiunti altri due, mons. Oscar Zanera e mons. Dino Trabalzini.
Da allora in poi è prassi normale che la diocesi di Roma abbia più ausiliari, alcuni, prima chiamati "vescovi delegati", con l'incarico dell'"assistenza pastorale per gli ospedali e i luoghi di cura" (Fiorenzo Angelini, Armando Brambilla) e per le "confraternite e le pie unioni" (Plinio Pascoli), ora vengono definiti anch'essi vescovi ausiliari.
Alcuni vescovi ausiliari sono divenuti successivamente vicegerenti della diocesi di Roma, è questo il caso degli arcivescovi Giovanni Canestri, Remigio Ragonesi, Cesare Nosiglia, Luigi Moretti.
Di seguito i vescovi ausiliari della diocesi di Roma dal 1961 ad oggi.
- Filippo Pocci † (8 luglio 1961 - 24 maggio 1975 ritirato)
- Giovanni Canestri (8 luglio 1961 - 7 gennaio 1971 nominato vescovo di Tortona)
- Oscar Zanera † (11 febbraio 1966 - 19 dicembre 1980 deceduto)
- Dino Trabalzini † (11 febbraio 1966 - 28 giugno 1971 nominato vescovo di Rieti)
- Plinio Pascoli † (5 agosto 1966 - 1º dicembre 1980 ritirato)
- Biagio Vittorio Terrinoni, O.F.M.Cap. † (17 aprile 1971 - 22 aprile 1977 nominato vescovo dei Marsi)
- Remigio Ragonesi † (29 giugno 1971 - 19 luglio 1996 nominato arcivescovo vicegerente di Roma)
- Giulio Salimei † (6 ottobre 1973 - 3 gennaio 1998 deceduto)
- Clemente Riva, I.C. † (24 maggio 1975 - 3 luglio 1998 ritirato)
- Fiorenzo Angelini (6 gennaio 1977 - 16 febbraio 1985 nominato arcivescovo pro-presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari)
- Filippo Giannini † (1º dicembre 1980 - 3 luglio 1998 ritirato)
- Alessandro Plotti (23 dicembre 1980 - 7 giugno 1986 nominato arcivescovo di Pisa)
- Giovanni Marra (7 giugno 1986 - 17 maggio 1997 nominato arcivescovo ordinario militare per l'Italia)
- Salvatore Boccaccio † (29 ottobre 1987 - 17 marzo 1992 nominato vescovo coadiutore di Sabina-Poggio Mirteto)
- Giuseppe Mani (29 ottobre 1987 - 31 gennaio 1996 nominato arcivescovo ordinario militare per l'Italia)
- Luca Brandolini, C.M. (29 ottobre 1987 - 2 settembre 1993 nominato vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo)
- Cesare Nosiglia (6 luglio 1991 - 19 luglio 1996 nominato arcivescovo vicegerente di Roma)
- Enzo Dieci (7 aprile 1992 - 1º giugno 2009 ritirato)
- Armando Brambilla † (25 marzo 1994 - 24 dicembre 2011 deceduto)
- Vincenzo Apicella (19 luglio 1996 - 28 gennaio 2006 nominato vescovo di Velletri-Segni)
- Salvatore Fisichella (3 luglio 1998 - 17 giugno 2008 nominato arcivescovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita)
- Luigi Moretti (3 luglio 1998 - 17 ottobre 2003 nominato arcivescovo vicegerente di Roma)
- Paolo Schiavon, dal 18 luglio 2002
- Ernesto Mandara (2 aprile 2004 - 10 giugno 2011 nominato vescovo di Sabina-Poggio Mirteto)
- Benedetto Tuzia (28 gennaio 2006 - 31 maggio 2012 nominato vescovo di Orvieto-Todi)
- Guerino Di Tora, dal 1º giugno 2009
- Giuseppe Marciante, dal 1º giugno 2009
- Matteo Maria Zuppi, dal 31 gennaio 2012
- Lorenzo Leuzzi, dal 31 gennaio 2012
Statistiche [modifica]
La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 2 816 706 persone contava 2 473 000 battezzati, corrispondenti all'87,8% del totale.
| anno | popolazione | sacerdoti | diaconi | religiosi | parrocchie | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| battezzati | totale | % | numero | secolari | regolari | battezzati per sacerdote | uomini | donne | |||
| 1970 | ? | 2 650 002 | ? | 4 729 | 1 369 | 3 360 | ? | 3 360 | 15 800 | 245 | |
| 1980 | 2 694 871 | 2 766 000 | 97,4 | 5 136 | 1 636 | 3 500 | 524 | 5 230 | 16 800 | 293 | |
| 1990 | 2 614 000 | 2 690 000 | 97,2 | 5 135 | 1 635 | 3 500 | 509 | 29 | 5 189 | 20 000 | 320 |
| 1999 | 2 591 000 | 2 669 961 | 97,0 | 7 781 | 3 451 | 4 330 | 332 | 64 | 5 878 | 21 500 | 329 |
| 2000 | 2 588 000 | 2 667 451 | 97,0 | 5 891 | 1 561 | 4 330 | 439 | 61 | 5 878 | 25 000 | 331 |
| 2001 | 2 587 720 | 2 667 166 | 97,0 | 5 867 | 1 537 | 4 330 | 441 | 61 | 5 932 | 21 500 | 335 |
| 2002 | 2 454 000 | 2 530 023 | 97,0 | 5 331 | 1 681 | 3 650 | 460 | 78 | 4 478 | 22 000 | 334 |
| 2003 | 2 454 000 | 2 787 206 | 88,0 | 5 410 | 1 760 | 3 650 | 453 | 84 | 5 605 | 22 000 | 333 |
| 2004 | 2 454 000 | 2 787 206 | 88,0 | 5 390 | 1 740 | 3 650 | 455 | 88 | 5 630 | 21 900 | 333 |
| 2010 | 2 473 000 | 2 816 706 | 87,8 | 4 922 | 1 631 | 3 291 | 502 | 116 | 4 875 | 22 500 | 336 |
Note [modifica]
- ^ cfr. Codice di Diritto Canonico, canone 331.
- ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede: CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO - DECLARATIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI SULLA SUA RINUNCIA AL MINISTERO DI VESCOVO DI ROMA, SUCCESSORE DI SAN PIETRO
Bibliografia e fonti [modifica]
- Annuario pontificio del 2011 e precedenti, riportati su www.catholic-hierarchy.org alla pagina [1]
- Rome in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
- La vita religiosa a Roma intorno al 1870. Ricerche di Storia e Sociologia, a cura di P. Droulers, G. Martina, P. Tufari, Università Gregoriana Editrice, 1971
- Fortunato Iozzelli, Roma religiosa all'inizio del Novecento, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985
Voci correlate [modifica]
- Elenco dei vescovi di Roma
- Chiese di Roma
- Patriarca d'Occidente
- Santa Sede
- Papa
- Curia romana
- Sedi apostoliche
- Chiesa cattolica nella Città del Vaticano