Guardia svizzera pontificia

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Guardia svizzera pontificia
BANDERA GUARDIA VATICA PANCHO.svg
La bandiera del corpo durante il papato di Francesco
Descrizione generale
Attiva 22 gennaio 1506 - oggi
Nazione Città del Vaticano Città del Vaticano
stemma Santa Sede
Tipo Corpo di guardia
Dimensione 110 elementi
Equipaggiamento Alabarda
Patrono Martino di Tours
San Sebastiano
Nicola di Flüe
Motto Acriter et fideliter
Con coraggio e fedeltà
Colori blu, rosso e arancione
Battaglie/guerre Sacco di Roma (6 maggio 1527)
Sito internet http://www.guardiasvizzera.va
Comandanti
Colonnello comandante Daniel Rudolf Anrig

[senza fonte]

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(LA)
« Acriter et fideliter »
(IT)
« Con coraggio e fedeltà »
(Il motto della Guardia svizzera pontificia)

La Guardia svizzera pontificia è un corpo armato fedelmente al servizio del papato dal 22 gennaio 1506. Si tratta dell'unico corpo di guardie svizzere ancora operativo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla fondazione al 1990[modifica | modifica sorgente]

Il 22 gennaio 1506, un gruppo di 150 mercenari elvetici al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Canton d'Uri, attraversando porta del Popolo entrò per la prima volta in Vaticano per servire papa Giulio II. Già in precedenza Sisto IV aveva concluso nel 1479 un accordo con la confederazione, che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari elvetici. Successivamente il Corpo delle guardie si ampliò ulteriormente.

Le guardie svizzere non furono solo impiegate come scorta personale del papa, ma parteciparono a numerose battaglie, prima fra tutte quella avvenuta il 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma da parte delle milizie di Carlo V, permettendo con il loro sacrificio a papa Clemente VII di avere salva la vita. Dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento avevano accompagnato Clemente VII nella fuga lungo il Passetto di Borgo, il passaggio che collega il Vaticano a Castel Sant'Angelo. Il 5 giugno Clemente VII si arrendeva. Per aver salva la vita dovette accettare pesanti condizioni (l'abbandono delle fortezze di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana e delle città di Modena, Parma e Piacenza oltre al pagamento di quattrocentomila ducati). La guarnigione papale fu sostituita con mercenari spagnoli e lanzichenecchi. Il papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma solo 12 di essi accettarono.

Con la conquista di Roma da parte delle truppe italiane nel 1870, le guardie svizzere rimasero a difesa personale del papa nei suoi alloggi, e papa Pio X nel 1914 decise di fissare il numero dei militi che compongono questo speciale corpo a 100, più sei ufficiali, tra cui il comandante che ha il grado di colonnello. Durante la Seconda guerra mondiale papa Pio XII ampliò temporaneamente il corpo delle guardie svizzere che fu portato a oltre 300 effettivi, sia per dare rifugio ai molti sfollati sia per dare una maggiore stabilità alla Città del Vaticano.

Dal 1990 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Estermann.

Il 4 maggio 1998 il colonnello della Guardia svizzera Alois Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e il vice caporale Cédric Tornay furono rinvenuti morti nell'appartamento del colonnello; la versione ufficiale del Vaticano attribuì la responsabilità del delitto allo stesso Tornay.

Il 6 maggio 2003 ha prestato giuramento in Vaticano la prima guardia svizzera di colore della storia: si tratta del giovane Dhani Bachmann, allora ventiduenne, indiano di nascita ma a tutti gli effetti cittadino svizzero. L'alabardiere ha prestato servizio soltanto per qualche anno.

Nei mesi di aprile e maggio 2006, in occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni di servizio del corpo, un gruppo di veterani della guardia marciò per circa un mese dalla Svizzera a Roma. Durante la solenne cerimonia pubblica, tenutasi come ogni anno il 6 maggio, 33 nuove reclute prestarono, ai piedi della basilica di San Pietro anziché nel tradizionale cortile di san Damaso, il proprio giuramento di fedeltà a papa Benedetto XVI.

Il 5 maggio 2009 il comandante in carica della Guardia svizzera pontificia, Daniel Rudolf Anrig, in un'intervista ha aperto alla possibilità che, in futuro, nel corpo possano essere arruolate anche le donne[1]. Il suo predecessore, il colonnello Helmar Theodore Mäder, si era detto assolutamente contrario[2].

Compiti[modifica | modifica sorgente]

La Guardia svizzera pontificia si occupa della vigilanza, della sicurezza e della protezione del papa all'interno del Palazzo Apostolico e durante i suoi viaggi, oltre che dei servizi d'onore durante le udienze e i ricevimenti.

La Guardia svizzera presiede, congiuntamente con il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, alle cerimonie nella basilica di San Pietro e nell'aula Paolo VI; si occupa inoltre del controllo degli accessi in Vaticano e, durante la sede vacante, della protezione del collegio cardinalizio.

Personale[modifica | modifica sorgente]

In base all'articolo 7 del regolamento, il corpo della Guardia svizzera è composta da 110 uomini così suddivisi:

Ufficiali
Sottufficiali
Truppa
  • 78 Hellebardier/Gardist (alabardiere/guardia)

Requisiti per l'arruolamento[modifica | modifica sorgente]

Per essere ammessi a far parte della Guardia svizzera bisogna possedere ben determinati requisiti:

  • sesso maschile
  • cittadinanza svizzera
  • essere di fede cattolica
  • aver svolto il servizio militare nell'Esercito svizzero e aver ottenuto un certificato di buona condotta
  • avere un'età compresa tra 18 e 30 anni
  • avere un'altezza non inferiore a 174 centimetri
  • essere celibe (il matrimonio è ammesso solo per i caporali e gradi superiori)
  • avere un certificato di capacità professionale o una maturità medio-superiore.

Giuramento delle reclute[modifica | modifica sorgente]

Il 6 maggio di ogni anno, nel giorno dell'anniversario del sacco di Roma del 1527, le nuove reclute fanno solennemente il loro giuramento nel Cortile di San Damaso. Il cappellano della Guardia legge per intero il testo del giuramento:

(DE)
« Ich schwöre, treu, redlich und ehrenhaft zu dienen, dem regierenden Papst (Name des Papstes) und seinem rechtmässigen Nachfolger; und mich mit ganzer Kraft für sie einzusetzen, bereit, wenn es erheischt sein sollte, selbst mein Leben für sie hinzugeben. Ich übernehme dieselbe Verpflichtung gegenüber dem Heiligen Kollegium der Kardinäle während der Sedis-Vakanz des Apostolischen Stuhles. Ich verspreche überdies dem Herrn Kommandanten und meinen übrigen Vorgesetzten Achtung, Treue und Gehorsam. Ich schwöre, all das zu beobachten, was die Ehre meines Standes von mir verlangt. »
(IT)
« Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice (nome del Pontefice) e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Assumo del pari questi impegni riguardo al Sacro Collegio dei Cardinali per la durata della Sede vacante. Prometto inoltre al Comandante e agli altri miei superiori rispetto, fedeltà e ubbidienza. Giuro di osservare tutto quello che l’onore della mia posizione esige da me. »

A questo punto vengono chiamate per nome le reclute, che poggiano la mano sinistra sulla bandiera della Guardia e la destra alzata con le tre dita aperte, quale simbolo della Trinità (oppure riferimento al gesto compiuto durante il Giuramento del Grütli che vide nascere appunto la Confederazione Elvetica), che confermano quanto detto dal cappellano e giurano nella loro lingua madre (tedesco, francese, italiano o romancio):

(DE)
« Ich, (Dienstgrad und Name des Gardisten), schwöre alles das, was mir soeben vorgelesen wurde gewissenhaft und treu zu halten, so wahr mir Gott und seine Heiligen helfen. »
(IT)
« Io, (grado e nome della recluta), giuro di osservare fedelmente, lealmente e onorevolmente tutto ciò che in questo momento mi è stato letto, che Iddio e i Suoi Santi mi assistano. »

Quando si fa riferimento ai santi, si fa riferimento principalmente ai patroni della Guardia svizzera, e cioè san Martino di Tours (11 novembre), san Sebastiano (20 gennaio) e san Nicola di Flüe, «Defensor Pacis et pater patriae» (25 settembre).

L'uniforme[modifica | modifica sorgente]

« Le vostre storiche uniformi parlano a pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di servire Dio servendo il servo dei suoi servi. »
(Benedetto XVI)

L'uniforme ufficiale delle guardie svizzere è di colore blu, rosso e giallo scuro, con dei distinti tratti rinascimentali.

La diffusa opinione che l'uniforme sia stata disegnata da Michelangelo, dovuta anche al fatto che l'artista si trovava a Roma all'arrivo del primo contingente di soldati elvetici, è tuttavia una sorta di leggenda: l'attuale divisa, infatti, è stata concepita dal comandante Jules Repond agli inizi del XX secolo, ispirandosi alle divise storiche e all'opera di Raffaello[3]. In particolare, i colori blu e giallo si ispirano a quelli contenuti nello stemma familiare di Papa Giulio II della Rovere, il fondatore del Corpo, mentre il colore rosso a quello contenuto nello stemma di Papa Clemente VII della famiglia Medici. Lo stemma di Giulio II è ripreso anche sull'elmetto, più propriamente un morione; infatti una quercia sbalzata campeggia su entrambi i lati del copricapo d'argento, ornato con piume di struzzo di diverso colore a seconda del grado del militare. Il morione viene indossato, in combinazione con il pettorale di una corazza del XVII secolo, in occasioni speciali, sfoggiato nella grande uniforme.[4]

Le guardie svizzere dispongono anche di un'uniforme da lavoro, più comoda rispetto a quella tradizionale: essa consiste di pantaloni e casacca di colore blu e un basco di colore nero.

Bandiera[modifica | modifica sorgente]

Bandiera durante il papato di Benedetto XVI

La bandiera del corpo è di forma quadrata e di dimensioni fissate in 2,2 m per 2,2 m; è composta da una croce bianca in quattro campi, dei quali il secondo e il terzo recano i colori del corpo (blu, rosso e giallo) che riprendono quelli dello stemma dei Medici e della famiglia Della Rovere.[4]

Il primo campo, in alto a sinistra, reca lo stemma del papa regnante e il quarto, in basso a destra, quello di papa Giulio II, entrambi in campo rosso. Lo stemma del comandante in carica, disegnato tradizionalmente con i colori del suo cantone di origine, viene inoltre inserito al centro della croce.

Elenco dei comandanti in ordine cronologico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fabio Marchese Ragona, La Guardia svizzera apre al sesso femminile in Studio Aperto, 5 maggio 2009.
  2. ^ Le Guardie Svizzere aprono alle donne - Il comandante: «Non è impossibile» in Il Mattino, 5 maggio 2009. URL consultato l'8 marzo 2013.
  3. ^ Curia Romana, La Divisa della Guardia Svizzera. URL consultato l'8 marzo 2013.
  4. ^ a b Uniformi della Guardia Svizzera Pontificia dal sito ufficiale guardiasvizzera.va, Url consultato il 9.8.2014

Bibliografia e documentari televisivi[modifica | modifica sorgente]

  • Gaston Castella: So ist die Treue dieses Volkes. Die Schweizer im Dienste des Vatikans. Die Geschichte der Päpstlichen Schweizergarde mit Farbtafeln von Fred Fay. Fraumünster-Verlag A.G. Zürich 1942.
  • Remo Ankli: Die Schweizergarde in den Jahren vor dem Sacco di Roma (1518–1527). Eine Analyse der Briefe von Gardehauptmann Kaspar Röist an den Rat in Zürich, in: Schweizerische Zeitschrift für Religions- und Kulturgeschichte 99 (2005), S. 251-266
  • Ulrich Nersinger: Soldaten des Papstes. Eine kleine Geschichte der päpstlichen Garden. Nobelgarde, Schweizergarde, Palatingarde und Gendarmerie, Ruppichteroth: Ed. Kirchliche Umschau, 1999
  • Die päpstliche Schweizer Garde. Zeitgenössische Stiche u. Aquarelle vom 16. bis zum 20. Jahrhundert aus der Privatsammlung des Roman Fringeli. Regensburg 2006.
  • Paul M. Krieg/Reto Stampfli: Die Schweizergarde in Rom. Überarbeitete und erweiterte Neu-Ausgabe 2006. Eine aktualisierte Neu-Ausgabe des Werkes aus dem Jahre 1960 von Paul M. Krieg (1890-1984). orell füssli Verlag AG
  • Robert Walpen: Die Päpstliche Schweizergarde Acriter et Fideliter - Tapfer und Treu. Offizielles Jubiläumsbuch des Fördervereins "500 Jahre Päpstliche Schweizergarde". Verlag Ferdinand Schöningh GmbH 2005.
  • Ulrich Nersinger, Gero P. Weishaupt: Pontificia Cohors Helvetica (1506-2005) Geschichte der Schweizergarde. lateinisch. Verlag nova & vetera. 2005
  • Vincenz Oertle: Vom "Remington" zum Sturmgewehr 90. Die Schußwaffen der Päpstlichen Schweizergarde. Geschichte und Bestandesaufnahme. Thesis Verlag Zürich, 2001
  • Antonio Serrano: Die Schweizergarde der Päpste. Eine historische Publikation der Schweizergarde in Deutsch, Italienisch, Französisch und Englisch. 3. aktualisierte Auflage von 2005 aus der Druckerei und Verlagsanstalt "Bayerland GmbH".
  • Robert Durrer: Die Schweizergarde in Rom und Die Schweizer in Päpstlichen Diensten. 1. Teil. Verlag Räber & Cie. Luzern 1927.
  • Glauco Benigni: Die Schutzengel des Papstes. Ein spannender Einblick in den Sicherheitsapparat des Vatikans. St. Benno-Verlag GmbH Leipzig. 2005
  • Walter Schaufelberger: Begegnung mit der Päpstlichen Schweizergarde, Tipografia Vaticana, 2000
  • Felice Zenoni: Die Soldaten des Papstes - 500 Jahre Schweizergarde (DVD) 85 min. Dokumentation. Mesch & Ugge Filmproduktion; ISBN 3-8312-9410-0
  • Centro d'informazione e reclutamento Ingeborg + Toni Wyss-Hurni: Guardia svizzera Pontificia (DVD) 35 min.
  • Dario Delcuratolo, Storia della guardia svizzera pontificia, Varese, Macchione Editore, 2006, ISBN 978-88-8340-305-7.
  • Christian-Roland Marcel Richard, La guardia svizzera pontificia nel corso dei secoli, a cura di Pezzella G., Milano, Leonardo International, 2005, ISBN 978-88-88828-34-3.
  • Robert Royal, Storia della Guardie svizzere, Milano, Àncora, 2006, ISBN 978-88-514-0355-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]