Accademia dei Virtuosi al Pantheon

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La Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon è una accademia pontificia nata nel XVI secolo, avente per statuto lo scopo «di favorire lo studio, l'esercizio ed il perfezionamento delle Lettere e Belle Arti, con particolare riguardo alla letteratura d'ispirazione cristiana e all'arte sacra in tutte le sue espressioni, e di promuovere l'elevazione spirituale degli artisti, in collegamento con il Pontificio Consiglio della Cultura»[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria ad Martyres, sede storica dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon
Palazzo della Cancelleria, sede operante dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon
La tomba di Raffaello al Pantheon

L'associazione a Roma nacque nella prima metà del XVI secolo sotto la denominazione di «Compagnia di San Giuseppe di Terra Santa alla Rotonda», che dette anche il nome alla cappella di cui aveva il patronato, concessagli da papa Paolo III. Erroneamente Gaetano Moroni ritiene che nella suddetta cappella vi fosse seppellito Raffaello nella Chiesa di Santa Maria ad Martyres "[2]. Gli associati erano "virtuosi", ossia artisti (pittori, scultori, architetti) i quali si proponevano opere di carità nei confronti degli associati («visitar i fratelli infermi, e quando morissero accompagnarli al sepolcro, dispensar limosine ai poveri, dotar fanciulle con venticinque scudi e col vestimento»). Fra i primi associati vi erano Taddeo Zuccari, Giacomo Barozzi da Vignola, Beccafumi, il Sermoneta e Sangallo;il fondatore e primo Reggente fu il monaco cistercense Desiderio d'Adiutorio (1481-1546), piombatore delle bolle apostoliche e canonico della stessa chiesa del Pantheon[2]. La congregazione fu riconosciuta da Papa Paolo III il 15 ottobre 1542. Essa resta perciò il più antico sodalizio artistico romano esistente.

In occasione nella festa di San Giuseppe furono allestite periodicamente fino al 1750 delle mostre sotto il pronao del Pantheon[3]. Nel 1833, la Congregazione decise di far eseguire degli scavi sotto l'edicola con la statua della "Madonna del Sasso", realizzata da Lorenzetto, per identificare i resti di Raffaello [4][5]. In quell'occasione il reggente perpetuo Giuseppe De Fabris ottenne da Gregorio XVI l'approvazione di un nuovo statuto nel quale erano previsti, con fondi dell'erario, concorsi di pittura, scultura ed architettura su soggetti sacri ai quali potevano partecipare artisti cattolici di tutte le nazioni[6]. Il titolo di «Pontificia» fu concesso nel 1861 da Pio IX[7], mentre il titolo di Accademia fu attribuito da Pio XI nel 1928[8].

Con lo statuto approvato nel 1995, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon è in collegamento con il Pontificio Consiglio della Cultura. Ne fanno parte cinquanta accademici ordinari di nomina papale divisi in cinque classi (1. Architetti, 2. Pittori e Cineasti, 3. Scultori, 4. Studiosi o Cultori di discipline attinenti alle Arti e Musicisti, 5. Poeti e Scrittori); dopo l'80º anno di età gli accademici diventano "emeriti". Il Presidente, di nomina papale, rimane in carica cinque anni, e partecipa del Consiglio di Coordinamento fra le accademie pontificie[1].

Accademici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, Statuto, Città del Vaticano, 1995
  2. ^ a b Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia: Tipografia Emiliana, Vol. I, pp. 51-53 (on-line)
  3. ^ Vitaliano Tiberia (a cura di), La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta da Clemente XI a Pio VI; diario a cura di S. Carbonara Pompei e F. Trastulli, Galatina: M. Congedo, 2010, ISBN 9788880869191
  4. ^ Pietro Odescalchi, Istoria del ritrovamento delle spoglie mortali di Raffaello Sanzio da Urbino. Scritta dal principe don Pietro Odescalchi, Roma: Tip. delle Belle Arti, 1836 (Google libri)
  5. ^ Carlo Falconieri Siciliano, Memoria intorno il rinvenimento della ossa di Raffaello Sanzio con breve appendice sulla di lui vita, Roma: Tip. Giunchi e Menicanti, 1833 (Google libri)
  6. ^ Statuto della insigne artistica Congregazione de' virtuosi al Pantheon, Roma: s.n., 1839 (Google libri)
  7. ^ Congregazione de' Virtuosi al Pantheon, Statuto della insigne artistica Congregazione pontificia de' Virtuosi al Pantheon, Roma: Tip. Vaticana, 1861
  8. ^ Saverio Kambo, La Pontificia I. Accademia dei Virtuosi al Pantheon e le sue vicende di fede e di arte, Roma: Tip. Coop. Sociale, 1928

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]