Stemma dei Medici

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Coat of arms of the House of de' Medici.png

La celebre arma dei Medici di Firenze presenta sei[1] palle, cinque smaltate di rosso e una, più grossa, armeggiata di Francia.

Blasonatura[modifica | modifica sorgente]

D'oro, a sei palle poste in cinta, quella in capo, più grossa, di azzurro, caricata di tre fiordalisi d'oro posti 2, 1, le altre di rosso.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

In origine, l'arma della famiglia de' Medici mostrava sei palle rosse in campo oro (anche se, almeno fino a tutto il XV secolo, vennero realizzate varianti dello scudo che presentavano fino a undici palle, variamente disposte).[3]

Le origini di tale stemma sono dubbie: secondo una leggenda piuttosto tarda, attestata per la prima volta in un'opera manoscritta di carattere encomiastico attribuita a Cosimo Baroncelli, famigliare di Giovanni de' Medici, le palle sarebbero le impronte della clava dal gigante Mugello lasciate sullo scudo dorato del mitico progenitore del casato, Averardo, giunto in Toscana al seguito di Carlo Magno.[4]

Secondo altre ipotesi, ritenute piuttosto improbabili, le palle medicee potrebbero essere pillole medicinali e andrebbero riferite al nome della famiglia, o arance amare che alluderebbero ai commerci dei Medici con l'Oriente.[2]

L'opinione più accreditata vuole che lo stemma, che nella forma più antica sarebbe stato un campo d'oro seminato di bisanti vermigli (o, meglio, torte vermiglie, essendo i bisanti per definizione smaltati d'oro o d'argento), sia derivato, mediante inversione degli smalti, dall'insegna dell'Arte del Cambio (di rosso, seminata di bisanti d'oro), alla quale i Medici si erano iscritti dopo essersi stabiliti a Firenze dal Mugello.[5]

Considerata la frequenza con cui la figura della palla ricorre negli stemmi delle famiglie toscane, non è da escludere che esse derivino dalle borchie che fissavano, ad esempio, gli attacchi dell'imbracciatura dello scudo, colorate così da farne degli elementi decorativi.[6]

Re Luigi XI di Francia, con un decreto emanato a Montluçon nel maggio del 1465, concesse a Piero il Gottoso e ai suoi eredi e successori legittimi di armeggiare di Francia (d'azzurro, caricata di tre fiordalisi d'oro posti 2, 1) la palla verso il capo: nello stemma miniato sul diploma di concessione le palle erano poste 3, 2, 1 e quella armeggiata di Francia era quella centrale della riga superiore; tuttavia, soprattutto a partire dal XVI secolo (pontificati di Leone X e Clemente VII), si andò affermando sempre di più la disposizione delle palle in cinta e quella armeggiata di Francia si trovò ad occupare una posizione prominente.[2]

Benché il privilegio di Luigi XI riguardasse solo i discendenti di Piero di Cosimo, anche i rami cadetti della famiglia (marchesi della Castellina, principi di Ottajano e duchi di Sarno) adottarono lo stemma con la palla armeggiata di Francia.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alcuni componenti hanno usato anche stemmi a cinque, sette o otto palle.
  2. ^ a b c d Attilio Offman, Blasonature e note di commento agli stemmi dei Cavalieri Costantiniani, in M. Basile Crispo (cur.), op. cit., p. 530.
  3. ^ Luigi Borgia, Gli stemmi dell'omonima sala, in R. Bernardini (cur.), op. cit., pp. 67-76.
  4. ^ Massimo Tarassi, Il committente: la famiglia Medici dalle origini al Quattrocento, in G. Cherubini e G. Fanelli (curr.), op. cit., p. 2.
  5. ^ Francesco Cardini, Le insegne laurenziane, in P. Ventrone (cur.), op. cit., p. 58.
  6. ^ Luigi Borgia, Origini dello stemma mediceo: elementi per una ipotesi, in M.A. Morelli Timpanaro, R. Manno Tolu, P. Viti (curr.), op. cit., pp. 216-217.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michele Basile Crispo (cur.), L'Ordine Costantiniano di San Giorgio. Storia, stemmi e Cavalieri, Ordine Costantiniano, Parma 2002. ISBN 88-87372-27-6.
  • Rodolfo Bernardini (cur.), Il Palazzo del Consiglio dei Dodici del Sacro Militare Ordine ei Cavalieri di S. Stefano P. e M., Grafica Zannini, Pisa 1987.
  • Giovanni Cherubini e Giovanni Fanelli (curr.), Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, Giunti, Firenze 1990. ISBN 88-09-20180-9.
  • Maria Augusta Morelli Timpanaro, Rosalia Manno Tolu, Paolo Viti (curr.), Consorterie politiche e mutamenti istituzionali in età laurenziana, Silvana, Cinisello Balsamo 1992.
  • Paola Ventrone (cur.), Le temps revient, 'l tempo si rinuova: feste e spettacoli nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, Silvana, Milano 1992.

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