Papa Paolo III

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Papa Paolo III
Paolo III
Ritratto di Paolo III, Tiziano Vecellio (1543) Museo Nazionale di Capodimonte (Napoli)
220º papa della Chiesa cattolica
Coat of arms of Pope Paul III.svg
Elezione 13 ottobre 1534
Incoronazione 1º novembre 1534
Fine pontificato 10 novembre 1549
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Clemente VII
Successore papa Giulio III
Nome Alessandro Farnese
Nascita Canino, 29 febbraio 1468
Morte Roma, 10 novembre 1549
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Paolo III, nato Alessandro Farnese (Canino, 29 febbraio 1468Roma, 10 novembre 1549), fu il 220º papa della Chiesa cattolica dal 1534 alla sua morte. Convocò il Concilio di Trento nel 1545.

Nacque a Canino, nell'Alta Tuscia laziale (oggi provincia di Viterbo), figlio di Pier Luigi I Farnese, signore di Montalto (1435-1487) e Giovannella Caetani, discendente dalla famiglia di Gelasio II e Bonifacio VIII. Egli era il terzo di cinque figli, il primo dei maschi.

Ricevette la prima formazione umanistica a Roma. I suoi precettori furono: l'umanista Pomponio Leto per le lettere antiche, la storia e la cultura classica; lo scienziato Alberto Piglio per le discipline matematiche e scientifiche. Ma nella Città eterna la sua condotta fu riprovevole. Dopo essere stato per un certo periodo in carcere, venne allontanato dall'Urbe. La famiglia lo inviò alla corte di Lorenzo de' Medici. A Firenze poté assistere alle lezioni di Marsilio Ficino, conobbe Pico della Mirandola e incontrò il fior fiore dei rampolli della nobiltà italiana: futuri papi, re, duchi, cardinali, artisti, letterati e poeti. Alla corte medicea fece anche la conoscenza di Giovanni e Giulio de' Medici (entrambi lo precederanno come papi).

Tornato a Roma, andò al servizio di papa Innocenzo VIII, che gli assegnò l'ufficio di protonotario apostolico. Papa Alessandro VI lo nominò cardinale. La sorella di Alessandro, Giulia Farnese, era la favorita di papa Borgia. Nel 1495 Alessandro ereditò la carica di Legato pontificio di Viterbo. Nel 1502 fu nominato legato della Marca anconitana. Lasciò la legazione nel 1509. Gli anni successivi passarono tra la corte di papa Medici e i possedimenti della famiglia. Nel 1513 fu avviata la costruzione di Palazzo Farnese a Roma.

Non era presente a Roma nei giorni del Sacco dei lanzichenecchi (1527). Nel settembre dello stesso anno si stabilì a Parma, della cui diocesi era vescovo. Il 1º giugno 1528 entrò con papa Clemente VII a Viterbo[1]

Il 13 dicembre 1532 accompagnò Carlo V d'Asburgo nel suo ingresso a Bologna, dove incontrò papa Clemente VII[2]

Alessandro Farnese fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1519 e fu consacrato vescovo il 2 luglio successivo da Leone X. Celebrò la sua prima Messa il 25 dicembre dello stesso anno. Nel 1512 fu tra i rappresentanti del papa al Concilio Lateranense V. Come vescovo di Parma, tenne un sinodo nella città ducale, dove iniziò ad applicare i decreti del concilio lateranense.

Come cardinale partecipò a sei conclavi, dal 1503 al 1534; la sua influenza si accrebbe nel tempo. Pose la tiara papale sul capo di Leone X nel 1513 e presenziò alla cerimonia di incoronazione di Carlo V d'Asburgo a imperatore nel 1530.

Il papa Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese a opera del pittore Tiziano.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1491: primo incarico nella Curia romana: segretario e protonotario apostolico;
  • 1492: tesoriere della Curia romana;
  • 22 giugno 1492: canonico del capitolo della chiesa di San Lorenzo a Viterbo;
  • 20 settembre 1493: è creato cardinale (età: 25 anni). Vestirà la porpora per 41 anni;
  • 14 novembre 1494 – 15 settembre 1495: è legato pontificio;
  • 1499 – 28 marzo 1509: è vescovo di Montefiascone (città dell'Alta Tuscia);
  • 28 aprile 1501 – 23 marzo 1519: amministratore delle diocesi di Corneto (oggi Tarquinia) e Montefiascone;
  • ottobre 1502: è legato pontificio ad Ancona;
  • 29 novembre 1503: creato cardinale della diaconia di Sant'Eustachio;
  • 1507: è nuovamente legato ad Ancona; lascia la legazione delle Marche nel 1509;
  • 18 febbraio 1508 – 5 giugno 1510: amministratore nella Repubblica di Venezia;
  • ottobre 1508: è arciprete della Basilica del Laterano;
  • 28 marzo 1509: è nominato vescovo di Parma (manterrà la titolarità sino all'elezione papale);
  • 6 marzo 1514 – 31 agosto 1522: è arcivescovo di Benevento (primo incarico);
  • 2 maggio 1514: è abate commendatario del monastero benedettino di Bressanone;
  • 28 luglio 1514 – 13 ottobre 1534: è amministratore della diocesi francese di Saint-Pons-de-Thomières;
  • 20 agosto 1515: è abate commendatario del monastero di Fossombrone (Appennino marchigiano);
  • agosto 1516: creato cardinale protodiacono, ovvero decano del collegio cardinalizio;
  • 19 maggio 1517: si insedia la commissione incaricata di scoprire la verità sul tentato avvelenamento di papa Leone X. L'accusato è il cardinale Alfonso Petrucci. Tra i membri della commissione figura Alessandro Farnese;
  • 4 novembre 1517: Farnese partecipa alle riunioni preparatorie per l'indizione di una crociata contro il Sultano turco;
  • 13 marzo 1518: è legato pontificio in Germania;
  • 15 giugno 1519 – 9 dicembre 1523: è cardinale-vescovo di Frascati;
  • 1521: amministratore della diocesi di Sulmona-Valva;
  • 9 – 18 dicembre 1523: cardinale-vescovo di Palestrina;
  • 18 dicembre 1523 – 20 maggio 1524: vescovo di Sabina;
  • 20 maggio – 15 giugno 1524: è cardinale-vescovo di Porto e Santa Rufina;
  • 15 giugno 1524 - 13 ottobre 1534: è cardinale-vescovo di Ostia e Velletri
  • 3 aprile – 7 giugno 1525: amministratore della diocesi di Anagni;
  • 20 maggio 1527: legato pontificio presso il Sacro romano imperatore Carlo V d'Asburgo (tranne una parentesi dall'8 giugno 1528 al 24 luglio 1529 in cui fu legato a Roma);
  • 1528 - 12 gennaio 1530: è arcivescovo di Benevento (secondo incarico);
  • 24 gennaio 1530 – 17 maggio 1532: amministratore della diocesi di Bitonto;
  • 15 gennaio 1532: è nominato ambasciatore pontificio in Germania e per le città di Munster e Colonia; il suo compito è ricomporre i diverbi in corso tra le chiese locali;
  • 6 settembre 1533: è nominato consigliere del papa;
  • 1º ottobre 1533: legato a Pisa;
  • 19 gennaio – 8 giugno 1534: amministratore della diocesi di Sora;
  • 1º novembre 1534 - 13 agosto 1535: vescovo di Parma (seconda nomina);
  • 13 agosto 1535 - 15 giugno 1551: amministratore dell'arcidiocesi di Avignone;
  • 17 giugno 1537 - 11 gennaio 1538: amministratore apostolico per la seconda volta a Bitonto.

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Contrasto alla riforma protestante[modifica | modifica wikitesto]

Paolo III appoggiò l'imperatore del Sacro Romano impero e lo incoraggiò nello scontro con il re di Francia, l'ugonotto Francesco I. Nel 1540 inviò come nunzio in Germania il cardinale Giovanni Morone, affiancato l'anno seguente dal cardinale Gasparo Contarini.

Nel gennaio 1546 il pontefice sospese dal suo incarico il cardinale Hermann von Wied, arcivescovo di Colonia ed elettore sin dal 1515. In aprile lo scomunicò.

Il 17 dicembre 1538 il pontefice scomunicò il re d'Inghilterra Enrico VIII e lo pose sotto interdetto. Successivamento tentò di formare una coalizione di re cattolici contro l'Inghilterra, ma i monarchi dei due principali stati dell'epoca (Francia e Impero), in contrasto tra loro, ne impedirono la realizzazione.

Concilio di Trento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Trento.
Sebastiano Ricci, Papa Paolo III ha la visione del Concilio di Trento. Olio su tela, 1687-1688, Piacenza, Museo Civico.

Nel 1534 tutta l'Europa era attraversata da laceranti tensioni religiose. Si rendeva necessaria un'azione decisa del nuovo pontefice, e di tutta la Chiesa cattolica, a causa del diffondersi della Riforma protestante. In primo luogo Paolo III allargò il collegio cardinalizio con l'inserimento di figure che, in modo diverso, erano favorevoli ad una riforma cattolica: Gasparo Contarini, Gian Pietro Carafa, Giovanni Gerolamo Morone e l'inglese Reginald Pole.

Il pontefice aveva bisogno che Francia e Germania assicurassero la propria neutralità, cioè che non influenzassero i lavori del concilio. A questo fine, nel 1537 effettuò una visita ufficiale presso l'imperatore Carlo V d'Asburgo, cui promise che la sede del concilio sarebbe stata Mantova. Ma il duca della città lombarda fece mancare il proprio appoggio: affermò di non poter sostenere le spese di un'assise di livello internazionale. Paolo III scelse allora Vicenza (la Repubblica di Venezia aveva buoni rapporti sia con i tedeschi che con i francesi), ma il concilio non poté iniziare perché nel frattempo era scoppiato un conflitto tra Francia e Impero. Paolo III dovette quindi attendere la cessazione del conflitto.

Il 22 maggio 1542 Paolo III indisse il concilio (bolla Initio nostri) per il 1º ottobre dello stesso anno (Kalendas octobris) a Trento. Trento fu considerata la scelta più opportuna in quanto si trovava a metà strada tra Roma e la Germania ed era sede di un principato vescovile appartenente all'Impero germanico. A causa dello stato di guerra in cui versavano ancora alcune nazioni, il concilio fu sospeso il 6 luglio del 1543. Venne riconvocato l'anno dopo con la bolla Laetare Jerusalem (19 novembre 1544). Il Concilio si aprì solennemente a Trento il 13 dicembre 1545, III domenica di Avvento, nella cattedrale di San Vigilio, a fare gli onori di casa il principe-vescovo Cristoforo Madruzzo. Il pontefice era rappresentato da tre cardinali: Giovanni Ciocchi del Monte, Marcello Cervini e Reginald Pole.

Il Concilio contò inizialmente pochi prelati, quasi tutti italiani, e fu quasi sempre controllato dai delegati pontifici. Per i primi due anni i padri conciliari dibatterono su questioni di carattere procedurale, mancando l'accordo tra il Papa e l'Imperatore: infatti mentre l'Imperatore cercava di portare il dibattito su temi riformisti, il Papa cercava di portarlo, invece, più su temi di carattere teologico.

La scelta di Trento non aveva trovato gradimento a Roma. In curia si era accettata controvoglia la scelta di una città dell'impero germanico; più volte si tentò anche di trasferire il concilio in una città più vicina a Roma, ma si dovette rinunciare all'idea per l'opposizione dell'imperatore. L'occasione giunse nel febbraio 1547 quando scoppiò a Trento un'epidemia di peste. Ciò provocò la partenza di molti prelati italiani: per il papa fu un danno poiché essi erano suoi sostenitori. Prima che il danno divenisse irreparabile i Legati decisero, con la maggioranza dei due terzi, di trasferire la sede del Concilio da Trento a Bologna. Il papa confermò il trasferimento. A Bologna si tennero due sessioni. La prima iniziò nello stesso anno 1547; la seconda si tenne nel 1549.

Durante questo periodo la tensione tra il papa ed l'imperatore salì ulteriormente. I rapporti si inasprirono dapprima per una violenta protesta dell'imperatore (gennaio 1548), poi per il suo agire arbitrario presso la Dieta di Augusta, dove aveva fatto emanare un provvedimento provvisorio, il cosiddetto Interim (30 giugno 1548). Questo documento, tanto dal lato dottrinale come da quello disciplinare, era sostanzialmente cattolico, però concedeva ai protestanti il matrimonio dei preti e il calice ai laici fino a una decisione definitiva del concilio. Della restituzione dei beni ecclesiastici sequestrati non si faceva parola. Il papa ne fu scontentissimo perché vi vedeva un'ingerenza indebita dell'imperatore nella sfera dei diritti ecclesiastici. Per questo agire arbitrario di Carlo V, a cui si aggiungeva la morte del re di Francia Francesco I che privava il pontefice di un forte alleato, il 13 settembre 1549, Paolo III sospese il concilio. Il pontefice non vide la conclusione del concilio, che si protrasse fino al 1563.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

Paolo III si dichiarò neutrale nella ultradecennale contesa tra la Francia e l'Impero. Il re di francia Francesco I, forte di questa neutralità, nel 1536 riprese le ostilità, dando inizio al terzo conflitto con l'Imperatore, che si concluse soltanto due anni dopo, nel 1538, con l'armistizio di Bomy e la Pace di Nizza, che non portarono a nessun risultato, lasciando inalterate le risultanze della Pace di Madrid e della Pace di Cambrai, che avevano concluso i due precedenti conflitti.

Nonostante la tanto attesa convocazione del Concilio, probabilmente a causa del rifiuto protestante di parteciparvi, l'imperatore Carlo V si risolse all'uso delle armi. Tra i regnanti, erano passati dalla sua parte come alleati, oltre suo fratello, re Ferdinando, il duca Guglielmo IV di Baviera, alcuni principi protestanti (tra cui il duca Maurizio di Sassonia), e lo stesso pontefice Paolo III, il quale, in cambio, era riuscito a ottenere l'apertura del Concilio. Il momento sembrò opportuno al pontefice anche per acquisire per suo figlio Pier Luigi i ducati di Parma e Piacenza. Anche se questi appartenevano agli Stati Pontifici, Papa Paolo pensò di avere la meglio sulla riluttanza dei cardinali scambiando i ducati coi meno preziosi domini di Camerino e Nepi. L'imperatore accettò la proposta a causa della prospettata ricompensa di 12.000 unità di fanteria, 500 cavalieri e una considerevole quantità di denaro. Il 17 agosto 1545 Paolo III erigeva il Ducato di Parma e Piacenza in favore del figlio Pier Luigi, del nipote Ottavio e dei loro discendenti maschi e legittimi per ordine di primogenitura.

I soldati promessi da Paolo III furono inviati all'imperatore sotto il comando di Ottavio Farnese. La “guerra smalcaldica” ebbe uno sviluppo molto celere, l'imperatore sconfisse e sciolse definitivamente la Lega nell'aprile del 1547: con questa vittoria l'astro Carlo V fu più rilucente che mai. Ma in realtà il Protestantesimo era vinto solo come organizzazione politico-militare, non come potenza religiosa.

Ma, mentre a nord delle Alpi l'imperatore era stato strumentale al recupero della Germania al Cattolicesimo romano, il Papa si distaccò da lui poiché l'imperatore stesso si era tenuto distante nella questione del riconoscimento di Parma e Piacenza a Pier Luigi, e la situazione giunse a una rottura totale quando il vice-reggente imperiale, Ferrante I Gonzaga, procedette all'espulsione forzata del figlio del Papa. Il duca venne assassinato a Piacenza e Paolo III credette che ciò non potesse essere accaduto all'insaputa dell'imperatore.

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Curia romana[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Paolo III fu approvata una riforma della Curia.
Il 21 luglio 1542 emanò la costituzione Licet ab initio, con la quale fu istituita l'Inquisizione romana, ossia la «Congregazione della sacra, romana ed universale Inquisizione del santo Offizio».

Ordine dei Gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre 1539 Paolo III approvò oralmente la Formula instituti di Ignazio di Loyola.

Con la bolla Regimini militantis Ecclesiae Paolo III concesse l'approvazione pontificia l'Ordine dei Gesuiti, fondato da Ignazio di Loyola due anni prima.

Il 14 marzo 1543 (o 1544) , con la bolla Iniunctum nobis, abolì il limite di 60 membri e il 31 luglio 1548 concesse al fondatore l'imprimatur alla pubblicazione a stampa dei suoi Esercizi spirituali.

Due gesuiti, Diego Laínez e Alfonso Salmerón, presero parte come teologi pontifici alla prima fase del Concilio di Trento (1546-1547).

Principali documenti del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Approvazioni pontificie
  • Ordine dei Gesuiti (vedi supra);
  • Il 15 gennaio 1535 con la bolla Debitum pastoralis autorizzò il collegio femminile dell'Ordine dei chierici regolari di San Paolo (conosciuti come Barbaniti) a costituirsi in monastero (il collegio maschile era stato già approvato dal suo predecessore Clemente VII). Il 29 novembre 1543, con la bolla Pastoralis officii cura, il pontefice li esentò dalla giurisdizione del loro diocesano.
  • Il 30 novembre 1539 approvò la Confraternita del Corpo di Cristo. Fu la prima confraternita con questa denominazione.[3]
  • Nel 1540 approvò la regola dei Chierici regolari di Somasca (detti brevemente “somaschi”).
  • Il 9 giugno 1544 approvò con la bolla Regimini Universalis la regola delle Orsoline.
Decisioni in materia liturgica
  • Nel 1535 approvò la pubblicazione del breviario del cardinale Francisco de los Ángeles Quiñones.
  • Il giovedì santo del 1536 firmò la bolla In coena Domini nella quale erano elencati 17 errori della fede che potevano portare alla scomunica.[4]
Etica e morale cristiana
  • Nelle Americhe i missionari francescani battezzavano gli abitanti del luogo senza prima avere annunciato loro il vangelo. Paolo III
  • Il 29 maggio 1537 fece pubblicare la bolla Veritas Ipsa (conosciuta anche come Sublimis Deus) nella quale condannava la riduzione in schiavitù degli amerindi. Paolo III, con la sua autorità apostolica, mise fine alle numerose dispute che tenevano banco nelle università europee sulla natura degli abitanti del Nuovo Mondo: dovevano essere considerati "animali superiori" o "uomini inferiori"? Il pontefiche chiarì che essi «essendo uomini come tutti gli altri, [...] non possono essere assolutamente privati della loro libertà e del possesso dei loro beni, anche se sono fuori dalla fede di Gesù Cristo», per questo, «in virtù della Nostra autorità apostolica, dichiariamo […] che detti indios e altri popoli che possono successivamente essere scoperti, dovranno convertirsi alla religione di Gesù Cristo mediante la predica della Parola e l'esempio di costumi edificanti». [5]
  • Alla bolla Veritas ipsa seguì il breve Altitudo divini consilii (1º giugno 1537), con il quale il pontefice condannò il commercio degli schiavi[5]. Nello stesso documento esortò i Francescani, giunti per primi nelle terre del Nuovo Mondo appena sottomesse al Regno di Spagna[6] nel battezzare gli indios.
  • 16 febbraio 1543: con la bolla Divina summaque il pontefice crea la Compagnia di Santa Maria della Grazia, in favore delle prostitute convertite ed ospitate nella casa di Santa Marta
Relazioni con gli ebrei
  • Il 12 maggio 1540 firmò la bolla Licet iudaei sugli ebrei;
  • Con la lettera apostolica Cupientes iudaeos (1542) fu permesso ai convertiti dall'ebraismo di mantenere i propri averi e l'eredità paterna;
  • Con la bolla Illius qui pro Dominici approvò la fondazione di un collegio per i catecumeni convertiti.

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1540 fu incrementata la tassa sul sale nella città Perugia. Nella città scoppiarono delle sommosse (guerra del sale). Paolo III inviò il proprio figlio Pier Luigi Farnese per sedare la rivolta. Perugia perse la propria autonomia e divenne parte integrante dello Stato Pontificio.

Mecenatismo ed opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Paolo III fu uno dei più grandi mecenati del Rinascimento italiano. Accordò protezioni a dotti e a letterati, fece costruire e restaurare cappelle, chiese e grandi monumenti romani. Durante il suo pontificato fu edificata la Cappella Paolina nel Palazzo Vaticano e fu avviata la costruzione della Sala Regia. Il pontefice promosse un nuovo sviluppo edilizio di Roma, abbellendola con nuove vie e fontane, spendendo cifre elevate per migliorarne la viabilità. La moneta detta giulio, dopo di lui, prese a chiamarsi paolo. Prima ancora dell'elezione al soglio pontificio riuscì a creare quella che oggi è conosciuta come collezione Farnese.

Fu amante dell'astrologia ed ebbe maghi e veggenti tra i suoi cortigiani, che consultava di sovente per ogni piccola cosa, ad esempio per decidere l'ora di una partenza o la data di un Concistoro[7].

Tra i protagonisti di questa stagione, il più grande fu Michelangelo: il genio toscano si stabilì a Roma nel 1534 e visse nella Città Eterna fino alla morte, avvenuta trent'anni dopo. nel 1534 Paolo III gli commissionò il Giudizio Universale. In séguito gli affidò molti altri incarichi, tra cui quello di sovrintendente a vita ai lavori della Basilica Vaticana e la realizzazione della Piazza del Campidoglio.
I pittori Sebastiano Ricci e Tiziano, celeberrimo, eseguirono diversi ritratti di Paolo III.

Paolo III e la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il pontefice nominò:

Il noto astronomo polacco Niccolò Copernico inviò a Paolo III una lettera con le sue considerazioni sulla riforma del calendario giuliano. Il pontefice gli rispose. Per riconoscenza, Copernico dedicò a Paolo III la sua opera De revolutionibus orbium coelestium.

Fondazione di università[modifica | modifica wikitesto]

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quindici anni di densissimo pontificato che l'avevano visto protagonista delle vicende europee non solo religiose, in conseguenza di un violento alterco a questo riguardo con il cardinal Farnese, il Papa, a ottantun anni d'età, ne venne così agitato da cadere in una malattia per la quale morì. Paolo III si spense a Roma il 10 novembre 1549. Fu sepolto nella basilica di San Pietro.

Paolo III, forse l'unico fra i papi del suo tempo ad aver seriamente compreso la portata e le conseguenza di tale Riforma, è ancora oggi considerato un grande pontefice.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Genealogia episcopale.

Conclave dell'11-13 ottobre 1534[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1534.

Alessandro Farnese fu eletto papa il 13 ottobre 1534 nel Palazzo Vaticano. Il conclave durò 48 ore.
Con i suoi 66 anni, era il decano del Sacro collegio.
Fu incoronato il 3 novembre successivo dal cardinale Innocenzo Cybo.
Al conclave dell'11-13 ottobre parteciparono 33 cardinali.

Diocesi erette da Paolo III[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Elevazioni al rango di arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Trasferimenti della sede diocesana[modifica | modifica wikitesto]

Cardinali creati da Paolo III[modifica | modifica wikitesto]

Concistoro del 18 dicembre 1534
  1. Alessandro Farnese, iuniore, vescovo di Parma
  2. Guidascanio Sforza di Santa Fiora, nipote del papa, vescovo di Montefiascone
Concistoro del 21 maggio 1535
  1. Nikolaus von Schönberg, O.P., arcivescovo di Capua
  2. Girolamo Ghinucci, vescovo di Worcester
  3. Giacomo Simonetta, vescovo di Pesaro
  4. Giovanni Fisher, vescovo di Rochester
  5. Jean du Bellay, vescovo di Parigi
  6. Gasparo Contarini, nobile veneziano
  7. Marino Ascanio Caracciolo, vescovo di Catania

Paolo III offrì il cardinalato ad Erasmo da Rotterdam (1466-1536), il celebre umanista, ma questi declinò a causa dell'età avanzata e della salute malferma.

Concistoro del 22 dicembre 1536
  1. Gian Pietro Carafa, arcivescovo di Chieti (eletto papa Paolo IV il 23 maggio 1555)
  2. Giovanni Maria Ciocchi del Monte, arcivescovo di Manfredonia (eletto papa Giulio III il 7 febbraio 1550)
  3. Ennio Filonardi, vescovo di Veroli, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma.
  4. Jacopo Sadoleto, vescovo di Carpentras
  5. Cristoforo Giacobazzi, vescovo di Cassano allo Ionio, datario del papa, uditore della Sacra Rota
  6. Charles de Hémard de Denonville, vescovo di Mâcon
  7. Rodolfo Pio, vescovo di Faenza
  8. Reginald Pole, protonotaro apostolico
  9. Rodrigo Luis de Borja y de Castro-Pinós, discendente di papa Alessandro VI, chierico romano
  10. Girolamo Aleandro, arcivescovo di Brindisi e Oria (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
  11. Niccolò Caetani di Sermoneta, protonotaro apostolico (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
Concistoro del 18 ottobre 1538
  1. Pedro Sarmiento, arcivescovo di Santiago di Compostela
Concistoro del 20 dicembre 1538
  1. Juan Álvarez y Alva de Toledo, O.P., vescovo di Burgos
  2. Pedro Fernández Manrique, vescovo di Cordova
  3. Robert de Lénoncourt, vescovo di Châlons
  4. David Beaton, vescovo di Mirepoix, nunzio apostolico in Francia
  5. Ippolito II d'Este, arcivescovo di Milano (in pectore, pubblicato il 5 marzo 1539)
  6. Pietro Bembo, O.S.Io.Hier., senatore veneziano (in pectore, pubblicato il 10 marzo 1539)
Concistoro del 19 dicembre 1539
  1. Federigo Fregoso, arcivescovo di Salerno
  2. Pierre de La Baume, vescovo di Ginevra
  3. Antoine Sanguin de Meudon, vescovo di Orléans
  4. Uberto Gambara, vescovo di Tortona
  5. Pietro Paolo Parisio, uditore della Camera Apostolica, vescovo di Nusco
  6. Marcello Cervini, vescovo di Nicastro (eletto papa Marcello II il 9 aprile 1555)
  7. Bartolomeo Guidiccioni, vescovo di Teramo.
  8. Ascanio Parisani, vescovo di Rimini.
  9. Dionisio Laurerio, O.S.M., superiore generale del suo Ordine.
  10. Enrique de Borja y Aragón, discendente di papa Alessandro VI, vescovo di Squillace
  11. Giacomo Savelli, protonotaro apostolico
  12. Miguel da Silva, vescovo di Viseu (in pectore, pubblicato nel concistoro del 2 dicembre 1541)
Concistoro del 2 giugno 1542
  1. Giovanni Gerolamo Morone, vescovo di Modena
  2. Marcello Crescenzi, vescovo di Marsico
  3. Giovanni Vincenzo Acquaviva d'Aragona, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma, vescovo di Melfi
  4. Pomponio Cecci, vescovo di Sutri e Nepi
  5. Roberto Pucci, vescovo di Pistoia
  6. Tommaso Badia, O.P., maestro del Sacro Palazzo
  7. Gregorio Cortese, O.S.B., congregazione di Santa Giustina di Padova.
  8. Cristoforo Madruzzo, principe-vescovo di Trento (in pectore, pubblicato nel concistoro del 7 gennaio 1545)

Secondo Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii et Recientoris Aevi. Volumen III (1503-1592), Münich, Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae, 1935; ristampa, Padova, Il Messaggero di Sant'Antonio, 1960, p. 27, n. 12, in questo concistoro il papa creò in pectore un numero indefinito di cardinali.

Concistoro del 19 dicembre 1544
  1. Gaspar Avalos de la Cueva, arcivescovo di Santiago di Compostela
  2. Francisco Mendoza Bobadilla, vescovo di Coria
  3. Bartolomé de la Cueva de Albuquerque, chierico della diocesi di Segovia
  4. Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez, ambasciatore di re Francesco I di Francia a Roma
  5. Jacques d'Annebaut, vescovo di Lisieux
  6. Ottone di Waldburg, vescovo di Augusta
  7. Andrea Cornaro, vescovo di Brescia
  8. Francesco Sfondrati, arcivescovo di Amalfi
  9. Federico Cesi, vescovo di Todi, fratello del cardinale Paolo Emilio Cesi
  10. Durante Duranti, vescovo di Cassano allo Ionio
  11. Niccolò Ardinghelli, vescovo di Fossombrone
  12. Girolamo Recanati Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
  13. Tiberio Crispo, vescovo di Sessa Aurunca
Concistoro del 16 dicembre 1545
  1. Pedro Pacheco Ladrón de Guevara, vescovo di Jaén
  2. Georges II d'Amboise, arcivescovo di Rouen
  3. Henrique de Portugal, arcivescovo di Évora
  4. Ranuccio Farnese, O.S.Io.Hier., amministratore dell'arcidiocesi di Napoli
Concistoro del 27 luglio 1547
  1. Charles I de Guise de Lorraine, arcivescovo di Reims
  2. Giulio della Rovere, chierico di Urbino (in pectore, pubblicato nel concistoro del 9 gennaio 1548)
Concistoro del 9 gennaio 1548
  1. Charles II de Bourbon-Vendôme, vescovo di Saintes
Concistoro dell'8 aprile 1549
  1. Girolamo Verallo, arcivescovo di Rossano
  2. Giovanni Angelo de' Medici, vicelegato di Perugia, arcivescovo di Ragusa (eletto papa Pio IV il 25 dicembre 1559)
  3. Filiberto Ferrero, vescovo di Ivrea
  4. Bernardino Maffei, vescovo di Massa Marittima

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Papa Paolo III Padre:
Pier Luigi Farnese, signore di Montalto
Nonno paterno:
Ranuccio Farnese, conte di Pitigliano
Bisnonno paterno:
Pietro Farnese, signore di Montalto
Trisnonno paterno:
Ranuccio Farnese, signore di Montalto
Trisnonna paterna:
Pantasilea Salimbeni
Bisnonna paterna:
Pantasilea Dolci
Trisnonno paterno:
Giovanni Dolci di Corbara
Trisnonna paterna:
 ?
Nonna paterna:
Agnese Monaldeschi
Bisnonno paterno:
Angelo Monaldeschi, patrizio di Orvieto
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Giovanna Gaetani dei duchi di Sermoneta
Nonno materno:
Onorato Gaetani, duca di Sermoneta
Bisnonno materno:
Giacomo Gaetani, viceré degli Abruzzi
Trisnonno materno:
Giacobello Gaetani, signore di Sermoneta
Trisnonna materna:
Rosa d'Eboli
Bisnonna materna:
Giovannella Orsini dei conti di Nola
Trisnonno materno:
Pirro Orsini, conte di Nola
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Caterina Orsini dei duchi di Gravina
Bisnonno materno:
Francesco Orsini, duca di Gravina
Trisnonno materno:
Giovanni Orsini, signore di Galera
Trisnonna materna:
Bartolomea Spinelli
Bisnonna materna:
Flavia Scillato
Trisnonno materno:
Ugone Scillato dei signori di Ceppaloni
Trisnonna materna:
Rita di Molise de' Molisi

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1502 Alessandro Farnese conobbe la donna che gli diede quattro figli. La sua identità è ufficialmente sconosciuta, probabilmente fu Silvia Ruffini. I quattro figli furono:

Nel 1505 papa Giulio II legittimò i primi due figli maschi; Ranuccio fu legittimato da Leone X.
Tra i nipoti, Alessandro (1520-1589), detto “il Giovane”, e Ranuccio (1530-1565) (figli entrambi di Pier Luigi) abbracciarono la carriera ecclesiastica diventando cardinali. Alessandro fu cardinal nipote di Paolo III.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dopo il Sacco di Roma il pontefice aveva soggiornato fuori della capitale per oltre un anno. Dapprima si recò ad Orvieto; poi soggiornò a Viterbo fino al suo rientro a Roma.
  2. ^ Carlo V era già stato a Bologna due anni prima per ricevere l'incoronazione imperiale.
  3. ^ Le confraternite nella storia di Bussolengo. URL consultato il 14/04/2015.
  4. ^ La bolla più famosa con questo titolo fu emanata da San Pio V nel 1567.
  5. ^ a b La prima carta dei diritti umani nacque nel Nuovo mondo. URL consultato il 14/04/2015.
  6. ^ Frate Toribio, gli indios e il battesimo “facile”. URL consultato il 14/04/2015.
  7. ^ Gino Benzoni, Enciclopedia dei Papi (2000), Treccani.
    «[...] e questi anche da papa avrà in gran credito l'astrologia, tanto da consultare gli astri e gli astrologi ad ogni sua mossa, si tratti di fissare l'ora e il giorno d'una partenza, di convocare ad una data ora d'un dato giorno un Concistoro [...]».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo del Vecchio, I Farnese, Istituto di studi romani editore, Roma 1972
  • Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Paris,1935

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente VII 13 ottobre 1534 - 10 novembre 1549 Papa Giulio III
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano Successore CardinalCoA PioM.svg
Pierre de Foix 1493-1503 convertito in commenda
Predecessore Vescovo di Montefiascone
Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Tolomei 1499-1519 Lorenzo Pucci Amministratore apostolico
Predecessore Abate Commendatario di Santa Maria Maggiore di Summaga Successore Prepozyt.png
Giovanni Canal ? - 1514 Bernardo Dovizi da Bibbiena
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano
in commendam
Successore CardinalCoA PioM.svg
convertito da diaconia 1503-1513 Innocenzo Cybo
Predecessore Cardinale diacono di Sant'Eustachio Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Todeschini-Piccolomini 1503-1519 Emilio Cesi
Predecessore Vescovo di Vence
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
Aimar de Vesc 1508-1510 Jean-Baptiste Bonjean
Predecessore Arciprete di San Giovanni in Laterano Successore Protonot.png
Giovanni Colonna 1508-1534 Ranuccio Farnese
Predecessore Vescovo di Parma Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Antonio Sangiorgio 1509-1519 Alessandro Farnese il Giovane
Predecessore Cardinale vescovo di Frascati Successore CardinalCoA PioM.svg
Philippe de Luxembourg 1519-1523 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Palestrina Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Soderini 1523 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Sabina Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1523-1524 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1524 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Ostia Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1524-1534 Giovanni Piccolomini
Predecessore Vescovo di Sovana
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
Ercole Gonzaga 17 aprile - 26 aprile 1532 Ferdinando Farnese
Vescovo
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