Papa Paolo III

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Papa Paolo III
Paolo III
Ritratto di Paolo III, Tiziano Vecellio (1543) Museo Nazionale di Capodimonte (Napoli)
220º papa della Chiesa cattolica
Coat of arms of Pope Paul III.svg
Elezione 13 ottobre 1534
Incoronazione 1º novembre 1534
Fine pontificato 10 novembre 1549
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Clemente VII
Successore papa Giulio III
Nome Alessandro Farnese
Nascita Canino, 29 febbraio 1468
Morte Roma, 10 novembre 1549
Sepoltura Basilica di San Pietro

Paolo III, nato Alessandro Farnese (Canino, 29 febbraio 1468Roma, 10 novembre 1549), fu il 220º papa della Chiesa cattolica e il 128º sovrano dello Stato Pontificio dal 1534 alla sua morte. Convocò il Concilio di Trento nel 1545.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nato come Alessandro Farnese, a Canino, nell'Alta Tuscia Laziale (oggi provincia di Viterbo), era figlio di Pier Luigi I Farnese, signore di Montalto (1435-1487) e Giovannella Caetani, discendente dalla famiglia di Gelasio II e Bonifacio VIII. Alessandro era d'intelligenza e modi vivaci, per questo motivo provocò diversi guai alla famiglia. Tuttavia i genitori decisero di avviarlo alla carriera ecclesiastica, pertanto stabilirono che dovesse avere la migliore educazione possibile e già nel 1482 gli procacciarono un posto di Scrittore Apostolico.

I suoi precettori furono: l'umanista Pomponio Leto per le lettere antiche, la storia e la cultura classica; lo scienziato Alberto Piglio per le discipline matematiche e scientifiche. Nonostante l'impegno nello studio, la sua vita era fatta di stravizi e bagordi (era amante soprattutto delle donne e del vino) per cui la madre, preoccupata per la carriera futura del figlio, decise di chiudere i cordoni della borsa. Alessandro giurò, allora, vendetta alla madre.

Non è dato sapere con precisione cosa avvenne, ma la cosa certa è che finì nelle segrete di Castel Sant'Angelo. Forse Alessandro fece rinchiudere la madre sull'Isola Bisentina per convincerla a fornirgli il denaro di cui necessitava, in ogni caso ella riuscì a far pervenire un messaggio a Papa Innocenzo VIII, che fece arrestare e mettere in prigione il figlio. Alessandro rimase in carcere per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma uno zio, dopo aver corrotto una guardia, lo fece evadere.

Il Papa non fu entusiasta dell'accaduto, ma decretò solamente che il ragazzo dovesse stare lontano da Roma per un certo periodo di tempo. Per salvare la faccia della famiglia questo allontanamento non doveva sembrare un esilio, così venne colta l'occasione per mandare il giovane a proseguire gli studi presso la corte di Lorenzo il Magnifico, dove poté assistere alle lezioni di Marsilio Ficino, conobbe Pico della Mirandola e incontrò il fior fiore dei rampolli della nobiltà italiana, futuri papi, re, duchi, cardinali, artisti, letterati e poeti.

Il ritorno a Roma e il pontificato di Alessandro VI[modifica | modifica sorgente]

Il papa Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese a opera del pittore Tiziano

Nel 1489, giudicando la sua cultura completa, Alessandro tornò a Roma con una lettera del Magnifico che gli permise di diventare, nel 1491, Protonotaro apostolico della cancelleria pontificia. La sua nuova posizione e la passione del cardinale Rodrigo Borgia, vice cancelliere pontificio, per sua sorella Giulia, gli aprirono le porte della corte pontificia.

L'anno successivo Innocenzo VIII morì e gli succedette Rodrigo Borgia con il nome di Alessandro VI. Nel settembre del 1493 il nuovo Papa elevò alla porpora cardinalizia, come cardinale diacono, Alessandro. Nel 1494, nel castello di Capodimonte morì di malattia suo fratello Angelo e sia lui che Giulia contrassero lo stesso morbo, ma si salvarono grazie a un medico mandato da Alessandro VI.

La discesa improvvisa di Carlo VIII in Italia accelerò la caduta dei Medici a Firenze, cosicché, in concistoro segreto, Alessandro ereditò la carica di Legato di Viterbo dal decaduto Giovanni de' Medici, futuro Leone X. Ma il cardinale non bastò a fermare i francesi: la stessa Giulia, in viaggio da Capodimonte a Roma con la suocera, fu presa in ostaggio dalle truppe di Carlo. La cosa peggiore fu, comunque, il voltafaccia degli Orsini, che passarono al soldo dei francesi, cedendo loro la fortezza di Bracciano e quindi l'accesso a Roma. Questa manovra non aveva nulla a che fare col giovane Farnese, ma resta il fatto che la sua famiglia aveva più volte stretto alleanze anche matrimoniali con quella degli Orsini. Però, dopo che il Valois ebbe giurato fedeltà a Papa Borgia, questi volle ricondurre all'obbedienza i feudatari che gli erano stati infedeli. I primi a subire la vendetta del Papa furono proprio gli Orsini, che furono condannati alla confisca dei beni. Il 16 luglio 1496 Alessandro VI rimandò il cardinale a Viterbo, ma dopo soli due mesi nominò il figlio, il Duca di Gandia, console della città.

Ormai la stella di Alessandro Farnese sembrava tramontata e così il cardinale decise di rimanere per qualche tempo confinato nelle sue terre. Tuttavia, nel 1499, Alessandro era nuovamente a Roma, giusto in tempo per vedere il pontefice scagliarsi contro la famiglia Caetani, la famiglia di sua madre. I beni dei Caetani vennero incamerati e rivenduti a Lucrezia Borgia per la somma, mai riscossa, di 80.000 ducati.

La costanza del Farnese fu ripagata nel 1502, quando venne nominato Legato della Marca anconitana. Lo stesso anno Alessandro conobbe la donna sconosciuta, probabilmente Silvia Ruffini, che gli dette i quattro eredi, due dei quali legittimati dal pontefice Giulio II, Pier Luigi e Paolo, e due mai legittimati, Costanza e Ranuccio.

I pontificati di Giulio II, Leone X, Adriano VI e Clemente VII[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Alessandro VI (1503), il Farnese tornò a Roma per partecipare al conclave da cui uscì papa papa Pio III Piccolomini, ma non passò molto che si dovette procedere all'elezione di un nuovo pontefice: Giulio II Della Rovere. Costui reintegrò nei propri feudi i Caetani e riammise al favore papale gli Orsini e i Colonna. Un altro passo importante fu il matrimonio tra il nipote del Papa, Nicola Della Rovere, e la figlia di Giulia Farnese, Laura Orsini. Tale matrimonio rafforzò i legami di amicizia tra Alessandro e Giulio II, che presto si trasformarono in concessioni sempre più importanti per la famiglia. Il cardinale lasciò la legazione delle Marche nel 1509. Al suo ritorno a Roma lo aspettavano la diaconia di Sant'Eustachio, una delle più ricche parrocchie di Roma, e la nomina a vescovo di Parma. L'acquisto del castello di Vico risale proprio a questo periodo. Nel 1510 Alessandro fu colpito dal primo lutto: moriva il secondogenito Paolo.

L'11 marzo 1513 salì al soglio di Pietro Giovanni Medici, che assunse il nome di Leone X. Fu proprio il Farnese che, in qualità di decano dell'ordine dei cardinali diaconi, annunciò alla folla l'elezione del Medici, vecchio amico dei tempi di Firenze, e che il giorno dell'incoronazione gli posò la tiara sulla testa. Il 15 marzo, a 46 anni, lo stesso Alessandro fu ordinato prete e il 6 marzo del 1514 fu consacrato arcivescovo di Benevento[1]. Il nuovo pontefice trasformò in vicariato perpetuo i privilegi accordati dai suoi predecessori del secolo precedente sui feudi di Marta, Capodimonte, Canino e Gradoli. In questo anno iniziò anche la costruzione di Palazzo Farnese a Roma.

Gli anni successivi passarono tra la corte di papa Medici e i possedimenti farnesiani con lo scopo di rendere sempre più potente la famiglia. Nel 1519 il primogenito, Pier Luigi, sposò Gerolama Orsini, figlia del Conte di Pitigliano; da questa unione, nel 1520, nacque un altro Alessandro, destinato a diventare cardinale e a proseguire i fasti della famiglia nella Città Eterna. Il 1º dicembre 1521 moriva Leone X, così Alessandro Farnese, grazie all'accordo col cugino del defunto Papa, il cardinale Giulio de' Medici, tentava la scalata alla tiara pontificia. L'ostinazione del cardinale Pompeo Colonna, acerrimo nemico dei Medici e degli Orsini, parenti del Farnese, portò all'elezione di un Papa straniero: il vescovo di Tortosa Adriano VI, un olandese già precettore di Carlo V, ma che i romani chiamavano barbaro. Adriano VI morì pochi mesi dopo la sua elezione, il 14 settembre 1523.

Gli elettori si trovavano di nuovo in un'impasse che Alessandro pensava di poter sfruttare dato che il Colonna stavolta non gli si sarebbe opposto. Ma, con suo grande disappunto, il Medici propose un Orsini, e il Colonna, pur di non permettere che un suo nemico fosse eletto papa, si accordò col Medici e lo appoggiò per la sua elezione. Giulio de' Medici, già vescovo di Bitonto (cosa che lo accomuna proprio al futuro Paolo III, vescovo della città pugliese dal 1530 al 1532), venne eletto il 19 novembre con il nome di Clemente VII. La primavera successiva morivano i cardinali vice decano e decano del Sacro Collegio, aprendogli così la strada per quell'ambita carica. Il nuovo Papa, per consolare Alessandro della delusione, consolidò la sua antica amicizia con lui e lo consultava in ogni occasione dovesse trattare affari di stato. Nel 1524 moriva Giulia la Bella, artefice delle prime fortune di Alessandro.

I figli del cardinale, che sembravano destinati a una vita di agi e di ozio, furono mandati al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia per poter effettuare il loro apprendistato militare. Ma, mentre Ranuccio restava fedele al papa, Pier Luigi passò alle dipendenze di Carlo V e fu tra i primi a entrare in Roma alla testa delle truppe imperiali. Pose il suo quartier generale a Palazzo Farnese, che fu così risparmiato dal saccheggio e dalle devastazioni. Dopo il ritiro dei lanzichenecchi, Pier Luigi non seguì gli imperiali, ma rimase nelle campagne romane al comando di una banda di tagliagole, depredando e taglieggiando chiunque gli capitasse a tiro. A causa del suo comportamento Papa Clemente lo scomunicò, ma suo padre lo convinse a fare ammenda dei propri torti e a tornare a offrire la sua spada all'Imperatore. Nel 1529, alla morte di Ranuccio in Puglia, Clemente VII tolse l'anatema che aveva pronunciato su di lui. Dopo questi fatti Pier Luigi si ritirò nei domini di famiglia. Il Papa vedeva nel Farnese il solo uomo in grado di proseguire il suo lavoro, pertanto, sentendo la salute vacillare, cercava di prepararsi la successione. Quando Clemente VII morì, il conclave durò solo 24 ore. Era il 13 ottobre 1534.

Il Concilio di Trento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concilio di Trento.
Sebastiano Ricci, Papa Paolo III ha la visione del Concilio di Trento. Olio su tela, 1687-1688, Piacenza, Museo Civico.

Un nuovo Concilio ecumenico fu convocato dapprima a Mantova, poi a Vicenza e infine a Trento - città scelta dal pontefice perché si trovava a metà strada tra Roma e la Germania e sede di un principato vescovile appartenente all'Impero germanico - con la bolla Laetare Jerusalem per il 2 novembre 1542, ma per lo scarsissimo concorso di prelati fu sospeso il 6 luglio del 1543; venne riconvocato l'anno dopo, il 19 novembre 1544. Gli stati protestanti tedeschi respinsero aspramente l'invito; Lutero sfogò nuovamente il suo astio verso il papato nello scritto "Contro il papato di Roma, fondato dal diavolo".

Nonostante la tanto attesa convocazione del Concilio, probabilmente a causa del rifiuto protestante di parteciparvi, Carlo V si risolse all'uso delle armi. Come alleati egli aveva guadagnato, oltre suo fratello, re Ferdinando, il duca Guglielmo IV di Baviera, alcuni principi protestanti (tra cui il duca Maurizio di Sassonia), e lo stesso pontefice Paolo III, il quale, in cambio, era riuscito a ottenere l'apertura del Concilio. Il momento sembrò opportuno al Pontefice anche per acquisire per suo figlio Pier Luigi i ducati di Parma e Piacenza. Anche se questi appartenevano agli Stati Pontifici, Papa Paolo pensò di avere la meglio sulla riluttanza dei cardinali scambiando i ducati coi meno preziosi domini di Camerino e Nepi. L'imperatore accettò a causa della prospettata ricompensa di 12.000 unità di fanteria, 500 cavalieri e una considerevole quantità di denaro. Il 17 agosto 1545 Paolo III erigeva il Ducato di Parma e Piacenza in favore del figlio Pier Luigi, del nipote Ottavio e dei loro discendenti maschi e legittimi per ordine di primogenitura.

I soldati promessi da Paolo III furono inviati all'imperatore sotto il comando di Ottavio Farnese. La “guerra smalcaldica” ebbe uno sviluppo molto celere, l'imperatore sconfisse e sciolse definitivamente la Lega nell'aprile del 1547: con questa vittoria l'astro Carlo V fu più rilucente che mai. Ma in realtà il Protestantesimo era vinto solo come organizzazione politico-militare, non come potenza religiosa.

L'apertura del Concilio (durato complessivamente 18 anni, con due prolungate interruzioni) era stata fissata per la primavera del 1545, ma a causa di nuove difficoltà essa poté celebrarsi solo nella terza domenica d'avvento (13 dicembre) nel duomo della città. Esso non ebbe particolare influsso sullo sviluppo del protestantesimo come tale e non ebbe nessuna azione conciliativa con la nuova confessione, ma si pose in chiara azione anti-protestante. I protestanti, che avevano rifiutato l'invito alla partecipazione, convocarono, nella primavera del 1545 un proprio Concilio a Worms, dove rivendicarono la propria autonomia religiosa dalla Chiesa di Roma, e, per quanto riguardava la dottrina e la disciplina, dichiaravano piena libertà di decisione.

Ma il luogo del Concilio non era gradito a Roma. In curia si era accettata controvoglia la scelta di una città dell'impero germanico; più volte si tentò anche di trasferire il concilio in una città più vicina a Roma, ma si dovette rinunciare all'idea per l'opposizione dell'imperatore. L'occasione giunse nel febbraio 1547 quando un preoccupante morbo epidemico (febbre petecchiale), scoppiato a Trento, mise in grave situazione i Legati papali per la partenza di molti prelati italiani, principali sostenitori del papa. Prima che il guaio fosse irreparabile i Legati decisero, con la maggioranza di due terzi del Concilio, di trasferire l'assise a Bologna; il papa confermò il trasferimento. Ma quattordici prelati di tendenze imperiali si fermarono a Trento, e lo stesso Carlo V fu estremamente indignato della traslazione, perché una comparsa dei protestanti tedeschi, ch'egli proprio allora aveva assoggettato alla sua forza in una città dello Stato Pontificio, non era proprio pensabile. Perciò egli insistette con ogni energia perché il Concilio fosse riportato a Trento.

Ma, mentre a nord delle Alpi l'imperatore era stato strumentale al recupero della Germania al Cattolicesimo romano, il Papa si distaccò da lui poiché l'imperatore stesso si era tenuto distante nella questione del riconoscimento di Parma e Piacenza a Pier Luigi, e la situazione giunse a una rottura totale quando il vice-reggente imperiale, Ferrante I Gonzaga, procedette all'espulsione forzata del figlio del Papa. Il duca venne assassinato a Piacenza e Paolo III credette che ciò non potesse essere accaduto all'insaputa dell'imperatore.

La situazione si era, comunque, ancora più inasprita per una violentissima protesta dell'imperatore (gennaio 1548) e per il suo agire arbitrario presso la Dieta di Augusta, dove aveva fatto emanare un provvedimento provvisorio, il cosiddetto Interim del 30 giugno 1548. Questo documento, tanto dal lato dottrinale come da quello disciplinare, era sostanzialmente cattolico, però concedeva ai protestanti il matrimonio dei preti e il calice ai laici fino a una decisione definitiva del concilio. Della restituzione dei beni ecclesiastici sequestrati non si faceva parola. Il papa ne fu scontentissimo perché vi vedeva un'ingerenza indebita dell'imperatore nella sfera dei diritti ecclesiastici. Per questo agire arbitrario di Carlo V, a cui si aggiungeva la morte di Francesco I che privava il pontefice di un forte alleato, e per l'ostinazione di Ottavio che si era ripreso il Ducato di Parma e Piacenza, il 13 settembre 1549 (due mesi prima della sua morte), Paolo III sospese il concilio.

Morte ed eredità del pontefice[modifica | modifica sorgente]

Dopo quindici anni di densissimo pontificato che l'avevano visto protagonista delle vicende europee non solo religiose, in conseguenza di un violento alterco a questo riguardo con il cardinal Farnese, il Papa, a ottantun anni d'età, ne venne così agitato da cadere in una malattia per la quale morì. Paolo III si spense a Roma il 10 novembre 1549. Fu sepolto nella basilica di San Pietro. Il 18 febbraio 1546 era morto anche Martin Lutero. Paolo III, forse unico fra i papi del suo tempo ad aver seriamente compreso la portata e le conseguenza di tale Riforma, è ancora oggi considerato un grande pontefice.

Paolo III fu uno dei più grandi mecenati del Rinascimento italiano. Accordò protezioni a dotti e letterati, fece costruire e restaurare cappelle, chiese e grandi monumenti romani, promosse un grandioso sviluppo edilizio di Roma, abbellendola con nuove vie e fontane, spendendo cifre astronomiche per migliorarne la viabilità. La moneta detta giulio, dopo di lui, prese a chiamarsi paolo. Prima ancora dell'elezione al soglio pontificio riuscì ad accumulare quella che oggi è conosciuta come collezione Farnese.

Fu amante dell’astrologia ed ebbe maghi e veggenti tra i cortigiani, che consultava di sovente per ogni piccola cosa, ad esempio per decidere l’ora di una partenza o la data di un Concistoro[2].

Tra i protagonisti di questa stagione, il più grande fu Michelangelo, ritornato a Roma nel 1534 e fermatovisi fino alla morte avvenuta trent'anni dopo. All'artista nel 1534 Paolo III commissionò il Giudizio Universale. In séguito gli affidò molti altri incarichi, tra cui quello di sovrintendente a vita ai lavori della Basilica Vaticana e la realizzazione di Piazza del Campidoglio.

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Conclave dall'11 al 13 ottobre 1534[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 1534.

Cardinali creati da Paolo III[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 18 dicembre 1534
  1. Alessandro Farnese, iuniore, vescovo di Parma
  2. Guidascanio Sforza di Santa Fiora, nipote del papa, vescovo di Montefiascone
Concistoro del 21 maggio 1535
  1. Nikolaus von Schönberg, O.P., arcivescovo di Capua
  2. Girolamo Ghinucci, vescovo di Worcester
  3. Giacomo Simonetta, vescovo di Pesaro
  4. Giovanni Fisher, vescovo di Rochester
  5. Jean du Bellay, vescovo di Parigi
  6. Gasparo Contarini, nobile veneziano
  7. Marino Ascanio Caracciolo, vescovo di Catania

Paolo III offrì il cardinalato ad Erasmo da Rotterdam (1466-1536), il celebre umanista, ma questi declinò a causa dell'età avanzata e della salute malferma.

Concistoro del 22 dicembre 1536
  1. Gian Pietro Carafa, arcivescovo di Chieti (eletto papa Paolo IV il 23 maggio 1555)
  2. Giovanni Maria Ciocchi del Monte, arcivescovo di Manfredonia (eletto papa Giulio III il 7 febbraio 1550)
  3. Ennio Filonardi, vescovo di Veroli, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma.
  4. Jacopo Sadoleto, vescovo di Carpentras
  5. Cristoforo Giacobazzi, vescovo di Cassano allo Ionio, datario del papa, uditore della Sacra Rota
  6. Charles de Hémard de Denonville, vescovo di Mâcon
  7. Rodolfo Pio, vescovo di Faenza
  8. Reginald Pole, protonotaro apostolico
  9. Rodrigo Luis de Borja y de Castro-Pinós, discendente di papa Alessandro VI, chierico romano
  10. Girolamo Aleandro, arcivescovo di Brindisi e Oria (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
  11. Niccolò Caetani di Sermoneta, protonotaro apostolico (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
Concistoro del 18 ottobre 1538
  1. Pedro Sarmiento, arcivescovo di Santiago di Compostela
Concistoro del 20 dicembre 1538
  1. Juan Álvarez y Alva de Toledo, O.P., vescovo di Burgos
  2. Pedro Fernández Manrique, vescovo di Cordova
  3. Robert de Lénoncourt, vescovo di Châlons
  4. David Beaton, vescovo di Mirepoix, nunzio apostolico in Francia
  5. Ippolito II d'Este, arcivescovo di Milano (in pectore, pubblicato il 5 marzo 1539)
  6. Pietro Bembo, O.S.Io.Hier., senatore veneziano (in pectore, pubblicato il 10 marzo 1539)
Concistoro del 19 dicembre 1539
  1. Federigo Fregoso, arcivescovo di Salerno
  2. Pierre de La Baume, vescovo di Ginevra
  3. Antoine Sanguin de Meudon, vescovo di Orléans
  4. Uberto Gambara, vescovo di Tortona
  5. Pietro Paolo Parisio, uditore della Camera Apostolica, vescovo di Nusco
  6. Marcello Cervini, vescovo di Nicastro (eletto papa Marcello II il 9 aprile 1555)
  7. Bartolomeo Guidiccioni, vescovo di Teramo.
  8. Ascanio Parisani, vescovo di Rimini.
  9. Dionisio Laurerio, O.S.M., superiore generale del suo Ordine.
  10. Enrique de Borja y Aragón, discendente di papa Alessandro VI, vescovo di Squillace
  11. Giacomo Savelli, protonotaro apostolico
  12. Miguel da Silva, vescovo di Viseu (in pectore, pubblicato nel concistoro del 2 dicembre 1541)
Concistoro del 2 giugno 1542
  1. Giovanni Gerolamo Morone, vescovo di Modena
  2. Marcello Crescenzi, vescovo di Marsico
  3. Giovanni Vincenzo Acquaviva d'Aragona, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma, vescovo di Melfi
  4. Pomponio Cecci, vescovo di Sutri e Nepi
  5. Roberto Pucci, vescovo di Pistoia
  6. Tommaso Badia, O.P., maestro del Sacro Palazzo
  7. Gregorio Cortese, O.S.B., congregazione di Santa Giustina di Padova.
  8. Cristoforo Madruzzo, principe-vescovo di Trento (in pectore, pubblicato nel concistoro del 7 gennaio 1545)

Secondo Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii et Recientoris Aevi. Volumen III (1503-1592), Münich, Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae, 1935; ristampa, Padova, Il Messaggero di Sant'Antonio, 1960, p. 27, n. 12, in questo concistoro il papa creò in pectore un numero indefinito di cardinali.

Concistoro del 19 dicembre 1544
  1. Gaspar Avalos de la Cueva, arcivescovo di Santiago di Compostela
  2. Francisco Mendoza Bobadilla, vescovo di Coria
  3. Bartolomé de la Cueva de Albuquerque, chierico della diocesi di Segovia
  4. Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez, ambasciatore di re Francesco I di Francia a Roma
  5. Jacques d'Annebaut, vescovo di Lisieux
  6. Ottone di Waldburg, vescovo di Augusta
  7. Andrea Cornaro, vescovo di Brescia
  8. Francesco Sfondrati, arcivescovo di Amalfi
  9. Federico Cesi, vescovo di Todi, fratello del cardinale Paolo Emilio Cesi
  10. Durante Duranti, vescovo di Cassano allo Ionio
  11. Niccolò Ardinghelli, vescovo di Fossombrone
  12. Girolamo Recanati Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
  13. Tiberio Crispo, vescovo di Sessa Aurunca
Concistoro del 16 dicembre 1545
  1. Pedro Pacheco Ladrón de Guevara, vescovo di Jaén
  2. Georges II d'Amboise, arcivescovo di Rouen
  3. Henrique de Portugal, arcivescovo di Évora
  4. Ranuccio Farnese, O.S.Io.Hier., amministratore dell'arcidiocesi di Napoli
Concistoro del 27 luglio 1547
  1. Charles I de Guise de Lorraine, arcivescovo di Reims
  2. Giulio della Rovere, chierico di Urbino (in pectore, pubblicato nel concistoro del 9 gennaio 1548)
Concistoro del 9 gennaio 1548
  1. Charles II de Bourbon-Vendôme, vescovo di Saintes
Concistoro dell'8 aprile 1549
  1. Girolamo Verallo, arcivescovo di Rossano
  2. Giovanni Angelo de' Medici, vicelegato di Perugia, arcivescovo di Ragusa (eletto papa Pio IV il 25 dicembre 1559)
  3. Filiberto Ferrero, vescovo di Ivrea
  4. Bernardino Maffei, vescovo di Massa Marittima

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Papa Paolo III Padre:
Pier Luigi Farnese, signore di Montalto
Nonno paterno:
Ranuccio Farnese, conte di Pitigliano
Bisnonno paterno:
Pietro Farnese, signore di Montalto
Trisnonno paterno:
Ranuccio Farnese, signore di Montalto
Trisnonna paterna:
Pantasilea Salimbeni
Bisnonna paterna:
Pantasilea Dolci
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Nonna paterna:
Agnese Monaldeschi
Bisnonno paterno:
Angelo Monaldeschi, patrizio di Orvieto
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Giovanna Gaetani dei duchi di Sermoneta
Nonno materno:
Onorato Gaetani, duca di Sermoneta
Bisnonno materno:
Giacomo Gaetani, viceré degli Abruzzi
Trisnonno materno:
Giacobello Gaetani, signore di Sermoneta
Trisnonna materna:
Rosa d'Eboli
Bisnonna materna:
Giovannella Orsini dei conti di Nola
Trisnonno materno:
Pirro Orsini, conte di Nola
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Caterina Orsini dei duchi di Gravina
Bisnonno materno:
Francesco Orsini, duca di Gravina
Trisnonno materno:
Giovanni Orsini, signore di Galera
Trisnonna materna:
Bartolomea Spinelli
Bisnonna materna:
Flavia Scillato
Trisnonno materno:
Ugone Scillato dei signori di Ceppaloni
Trisnonna materna:
Rita di Molise de' Molisi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo III
  2. ^ Gino Benzoni, Enciclopedia dei Papi (2000), Treccani.
    «[...] e questi anche da papa avrà in gran credito l'astrologia, tanto da consultare gli astri e gli astrologi ad ogni sua mossa, si tratti di fissare l'ora e il giorno d'una partenza, di convocare ad una data ora d'un dato giorno un Concistoro [...]».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Edoardo del Vecchio, I Farnese, Istituto di studi romani editore, Roma 1972
  • Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Paris,1935

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente VII 13 ottobre 1534 - 10 novembre 1549 Papa Giulio III
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano Successore CardinalCoA PioM.svg
Pierre de Foix 1493-1503 convertito in commenda
Predecessore Vescovo di Montefiascone
Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Tolomei 14991519 Lorenzo Pucci Amministratore apostolico
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano
in commendam
Successore CardinalCoA PioM.svg
convertito da diaconia 1503-1513 Innocenzo Cybo
Predecessore Cardinale diacono di Sant'Eustachio Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Todeschini-Piccolomini 1503-1519 Emilio Cesi
Predecessore Vescovo di Vence
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
 ? 15081510  ?
Predecessore Arciprete di San Giovanni in Laterano Successore Protonot.png
Giovanni Colonna 1508-1534 Ranuccio Farnese
Predecessore Vescovo di Parma Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Antonio Sangiorgio 15091519  ?
Predecessore Cardinale vescovo di Frascati Successore CardinalCoA PioM.svg
Philippe de Luxembourg 1519-1523 François Guillaume de Castelnau-Clermont-Ludève
Predecessore Cardinale vescovo di Palestrina Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Soderini 1523 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Sabina-Poggio Mirteto Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1523-1524 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Porto-Santa Rufina Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1524 Antonio Maria Ciocchi del Monte
Predecessore Cardinale vescovo di Ostia Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fieschi 1524-1534 Giovanni Piccolomini
Predecessore Vescovo di Sovana
Amministratore
Successore BishopCoA PioM.svg
Ercole Gonzaga 17 aprile - 26 aprile 1532 Ferdinando Farnese
Vescovo

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