Modena

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Modena
Panorama di Modena
Modena - Bandiera
Modena - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Emilia-Romagna
Provincia: stemma Modena
Coordinate: 44°38′41″N 10°55′32″E / 44.64472, 10.92556Coordinate: 44°38′41″N 10°55′32″E / 44.64472, 10.92556
Altitudine: 34 m s.l.m.
Superficie: 182,74 km²
Abitanti:
181.533 31/03/2008 (dati ISTAT)
Densità: 985 ab./km²
Frazioni: vedi elenco frazioni 
Comuni contigui: Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Carpi, Casalgrande (RE), Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Formigine, Nonantola, Rubiera (RE), San Cesario sul Panaro, Soliera, Spilamberto
CAP: 41100, 41121-41126[1]
Pref. telefonico: 059
Codice ISTAT: 036023
Codice catasto: F257 
Class. sismica: zona 3 (sismicità bassa)
Class. climatica: zona E, 2258 GG
Nome abitanti: modenesi o geminiani 
Santo patrono: san Geminiano 
Giorno festivo: 31 gennaio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Modena (Mòdna in modenese, dall'etrusco Mutna, mutato poi in Mutina dai romani) è un comune di circa 180 mila abitanti capoluogo dell'omonima provincia. È stata capitale dal 1598 e per diversi secoli del ducato degli Este (fino all'annessione al Regno d'Italia nel 1859) ed è un'antica sede universitaria ed arcivescovile. Dal 1947 la città è anche sede dell'Accademia Militare dell'Esercito e dell'Arma dei Carabinieri.

Il Duomo, la Torre Civica (Ghirlandina) e la Piazza Grande della città sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

La città si trova circa al centro della provincia di cui è capoluogo, nella Val Padana. Due fiumi la circondano senza peraltro attraversarla: il Secchia e il Panaro, la cui importanza per la città è testimoniata anche dalla presenza della Fontana dei due fiumi, dello scultore modenese Giuseppe Graziosi, situata in Largo Garibaldi.

Nasce all'interno della città il canale Naviglio, che sfocia nel fiume Panaro all'altezza di Bomporto.

Le prime propaggini dell'appennino modenese si trovano circa 10 km a sud della città, già fuori del territorio comunale.

La città, e soprattutto la sua area metropolitana, è economicamente una delle maggiori realtà europee. Infatti, nella provincia hanno sede importanti industrie alimentari (tra cui Grandi Salumifici Italiani, Cremonini e Fini, centri di produzione del Parmigiano Reggiano e della lavorazione del maiale - a cui Castelnuovo Rangone, il cuore di questo settore, ha dedicato addirittura un monumento -), metalmeccaniche (Modena può essere considerata la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo con le sedi della Ferrari a Maranello, della Maserati in città, De Tomaso in periferia e Pagani a San Cesario, e fino a pochi anni fa, la Bugatti a Campogalliano), delle ceramiche (Sassuolo), tessili (Carpi) e del settore biomedico (Mirandola).

Fino alla metà del XIX secolo, la città aveva due darsene: una interna alle mura, nell'attuale Corso Vittorio Emanuele, ed una esterna (il bacino) all'altezza del cavalcaferrovia della Sacca, interrata nel 1936. Dei canali di Modena rimane traccia nei nomi delle strade, in particolare nel Centro Storico: esistono infatti vie chiamate Canal Grande, Canal Chiaro, Canalino, Canaletto e così via.

Nel 1949 venne costruito, subito fuori delle mura, un Aerautodromo, con le funzioni di pista di volo per usi commerciali e pista di gare internazionali di auto e moto e di prova per le industrie automobilistiche locali di allora (Ferrari, Maserati e Stanguellini). È rimasto in uso sino al 1962 ma anche molto oltre per le gare motociclistiche ed esibizioni varie attinenti ai motori. Ora al suo posto vi è un grande parco dedicato ad Enzo Ferrari.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Modena.

Il clima è tipicamente padano con influssi subcontinentali, con inverni freddi e nebbiosi (temperature medie minime sotto lo zero), e moderatamente nevosi con 25 cm medi annui di accumulo, ed estati afose con punte massime ben al di sopra di 35°.

MODENA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 4,4 7,7 12,3 17,5 22,3 26,2 29,0 27,7 23,7 18,0 10,8 5,2 5,8 17,4 27,6 17,5 17,1
T. min. mediaC) 0,1 2,1 5,0 9,0 13,2 16,9 19,5 18,7 15,8 11,3 6,0 0,9 1 9,1 18,4 11 9,9
Precipitazioni (mm) 52 41 44 48 52 50 38 47 51 64 69 56 149 144 135 184 612
Giorni di pioggia (≥ 1 mm) 7 6 6 6 7 6 4 6 5 6 9 7 20 19 16 20 75

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia di Modena.
Portici del Collegio, in Via Emilia centro

Anticamente fu un insediamento etrusco, poi gallico (Galli Boi), quindi, nel 183 a.C., colonia romana, col nome di Mutina. Questo toponimo viene messo in relazione con l'etrusco "mutna", o "mutana", "tomba", a sua volta forse derivato da una radice anteriore che dà nome ad un "rialzo di terreno", una "collina". Successivamente Modena venne abbandonata fra il V e il VII secolo, causa le numerose inondazioni dei fiumi Secchia e Panaro, gli abitanti si rifugiarono nel vicino borgo più a ovest, Cittanova. Tornò a ripopolarsi gradualmente intorno alla sede vescovile, che aveva assunto la guida della città ed il vescovo Leodoino la fece cingere di mura nell'891. Durante la signoria dei vescovi, venne eretta la nuova cattedrale. Il potere vescovile ebbe termine con l'autonomia comunale nel 1135 ma, nel 1249, con la battaglia di Fossalta, Modena ghibellina venne sconfitta da Bologna guelfa e, nel 1288, si consegnò agli Estensi di Ferrara. Ma Modena diventa veramente la 'città estense' solo dopo il 1598, quando il duca Cesare trasferisce da Ferrara a Modena la capitale del suo ducato. Uno Stato destinato a barcamenarsi con alterne fortune nelle lotte tra le potenze italiane ed europee, e che malgrado le ripetute occupazioni da parte degli eserciti stranieri (i francesi nel 1702; gli austriaci nel 1742) resisterà fino all'unificazione dell'Italia, con una sola interruzione nel periodo napoleonico. Il Risorgimento fu particolarmente appoggiato dai Modenesi, come Ciro Menotti e i numerosi gruppi mazziniani e carbonari della città che votarono compattamente per l'Unità d'Italia nel 1860.

Tra fine Ottocento e inizio Novecento l'Emilia (e in particolare la provincia di Modena) divenne un baluardo socialista prima e comunista poi. Il fenomeno dell'occupazione delle terre fu molto forte e si scontrò con l'indiscriminata violenza fascista. Negli anni Quaranta, Modena e i suoi comuni dovettero sopportare distruzioni, massacri, saccheggi, umiliazioni ad opera degli occupanti tedeschi e della milizia fascista. Nonostante tutto ciò che fu riversato sulle genti della zona non si riuscì a stroncare il fenomeno della Resistenza attiva da parte della stragrande maggioranza della popolazione. Dopo la guerra quella zona che per i vent'anni del regime veniva chiamato "Il triangolo Nero" prese il nome di "Triangolo Rosso" per via del proliferare di Cooperative fondate da ex partigiani.

[modifica] Simboli

Per approfondire, vedi la voce Stemma di Modena.
Gonfalone

La descrizione araldica dello stemma del comune di Modena, come riportato dalla pagina relativa sul sito del comune è:

« D'oro, alla croce d'azzurro accollato da due trivelle di ferro e oro in croce di Sant'Andrea, sormontato da una corona aurea ducale tempestata di gemme sostenente nove fioroni d'oro, cinque visibili, caricato ciascuno di una perla nel cuore. Motto “Avia Pervia” »

Le trivelle, come strumenti utilizzati per scavare i pozzi, alludono alla grande ricchezza d'acqua del territorio modenese, un tempo ricco di canali e affioramenti spontanei (fontanazzi). Questa abbondanza è andata decrescendo a partire dalla seconda metà del XX secolo, soprattutto a causa dello sfruttmento a fini industriali e abitativi della falda freatica, che ne ha provocato l'abbassamento.

La frase latina “Avia pervia” significa “Rendiamo facili le cose difficili”: probabilmente ideato dal letterato Giovanni Maria Barbieri nel 1561, fu ufficialmente adottato nel secolo diciassettesimo, quando il sigillo accompagnato dalle trivelle e dal motto venne apposto ad un codice degli statuti dei calzolai.[2]

[modifica] Onorificenze

Modena è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare il 29 marzo 1947 per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale [3]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor militare

«Città partigiana, cuore di provincia partigiana, al cocente dolore e all'umiliazione della tirannide, reagiva prontamente rinnovando le superbe e fiere tradizioni e la fede incrollabile, ardente, nei destini della Patria. Alla barbarie e alla ferocia nazifascista che tentava di conculcare l'orgoglio e domare il valore delle sue genti con vessazioni atroci, capestro e distruzioni, opponeva la tenacia invincibile dell'amore a libere istituzioni. In venti mesi di titanica lotta pro fondeva il sangue generoso dei suoi eroici partigiani e dei cittadini d'ogni lembo della provincia in sublime gara e si ergeva dal servaggio quale faro splendente della redenzione d'Italia, infrangendo per sempre la tracotanza nemica.»
— Settembre 1943 - aprile 1945

[modifica] Ricorrenze

  • Fiera di Sant'Antonio, il 17 gennaio
  • Fiera di San Geminiano, il 31 gennaio, patrono della città, durante la quale in duomo viene scoperta la salma e si dà ai fedeli la possibilità di baciare il braccio del santo, conservato in un'urna di medesime forme.
  • "Mak Π 100": saggio ginnico degli allievi dell'Accademia Militare di Modena e gran ballo delle debuttanti cento giorni prima della promozione a ufficiale degli allievi del secondo anno. Nel mese di maggio.
  • Settimana Estense: una manifestazione promossa da vari anni che recupera alcuni giochi tradizionali della tradizione medievale e rinascimentale. Nel mese di giugno.
  • Festival Internazionale delle Bande Militari [1]: parate e concerti delle band militari di tutto il mondo. Nel mese di luglio.
  • Festival filosofia: lezioni magistrali ed eventi culturali (e gastronomici) legati alla Filosofia. Nel mese di settembre.
  • Festa de L'Unità: grande contenitore di cultura, musica, politica, sport e cucina tipica. Festa (Provinciale o Nazionale) del quotidiano L'Unità. Adesso chiamata Festa del Partito Democratico. Nel mese di settembre.
  • Mercato dell'antiquariato: è la più grande fiera antiquaria della regione Emilia Romagna. Si svolge ogni quarto sabato e domenica del mese presso il parco Novi Sad.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio dell'umanità
Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande
Cathedral, Torre Civica and Piazza Grande, Modena
Tipologia Architettonico
Criterio C (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 1997
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell'umanità in Italia

[modifica] Duomo di Modena

Vedi voce

[modifica] Chiesa di San Vincenzo

Chiesa di San Vincenzo

Eretta nel 1617 su una chiesa precedente di cui si hanno notizie già dal Duecento. Attribuita erroneamente al grande architetto modenese Guarino Guarini, il quale nacque però sette anni più tardi. In realtà l'esecuzione della chiesa fu affidata a Paolo Reggiano e in seguito a Bernardo Castagnini, con cui il giovane Guarini forse collaborò. La chiesa, è impreziosita da una tela di Guercino (nella prima cappella a sinistra) e dagli affreschi di Sigismondo Caula (con architetture dipinte di Sebastiano Sansone), raffiguranti le vite dei santi Vincenzo e Gaetano di Thiene, fondatore dell'ordine dei Teatini a cui la chiesa era stata affidata (la cupola, affrescata dallo stesso Caula e Tommaso Costa, è stata distrutta durante la guerra in un bombardamento).

San Vincenzo è la sede dei monumenti funebri dei duchi estensi.

[modifica] Chiesa di Santa Maria della Pomposa - Aedes Muratoriana

È una delle chiese più antiche della città (se ne ha notizia dal 1153). Ma l'edificio conserva ben poco della sua struttura originale: oltre alla muratura della metà inferiore della chiesa, nella facciata è possibile distinguere la traccia di un'antica porta romanica poi chiusa, di cui rimangono i semplicissimi capitelli in cotto e parte dell'arco a tutto sesto, ed inoltre tracce della decorazione a denti di sega del sottotetto sinistro e dell'oculo centrale, mentre la torre massiccia al fianco dell'edificio (che forse nel medioevo faceva parte di un castello) è mozza a una certa altezza.

Più che per la sua rilevanza monumentale, l'importanza della chiesa è dovuta al fatto di essere stata la sede parrocchiale e la dimora di Ludovico Antonio Muratori, il grande storico modenese, che ne fu "prevosto" (parroco) dal 1716 al 1750. Per sua stessa volontà, Muratori, al tempo già studioso e scrittore di fama, si fece assegnare "la cura delle anime" di quello che era uno dei quartieri più poveri e malmessi della città. La chiesa stessa, in pessime condizioni, fu ricostruita dalle fondamenta, e Muratori vi fece aggiungere il coro. All'interno si trova un ciclo di dipinti del Seicento e del Settecento su San Sebastiano, opera di Bernardino Cervi e Francesco Vellani.

La chiesa, con annessa canonica (dove Muratori visse attendendo alle sue opere più celebri), costituisce oggi il complesso dell'Aedes Muratoriana ("Casa del Muratori"), sede della Deputazione di Storia patria e del Museo Muratoriano. Testimonianza di affetto dei modenesi per uno dei suoi cittadini più illustri è il monumento a L. A. Muratori, che sorge poco lontano, sull'omonimo Largo che si affaccia sulla via Emilia. Scolpito da Adeodato Malatesta, che non volle ricevere compenso, il monumento ritrae lo storico in un atteggiamento pensieroso, ma riesce anche a suggerirne la profonda umanità.

[modifica] Chiesa del voto

Pala della Peste nella navata sinistra, di Lodovico Lana

La chiesa del Voto, che sorge sulla via Emilia di fronte a Corso Duomo e quindi a poca distanza da questo, prende il nome da un voto del Comune modenese e del duca Francesco I d'Este fatto nel 1630, quando la città fu investita da una gravissima epidemia di peste che, secondo un cronista, giunse a causare fino a duecento morti al giorno. Il voto del Comune fu appunto di costruire, se e quando fosse cessata l'epidemia, una chiesa che, per interessamento del duca (durante la peste rifugiatosi con la corte sulle colline del Reggiano), fu dedicata alla Madonna della Ghiara, protettrice di Reggio (che, a differenza di Modena, fu soltanto sfiorata dall'epidemia).

Non appena questa finì, a mantenimento del voto, su disegno dell'architetto modenese Cristoforo Galaverna, nel 1634 s'iniziò la costruzione della chiesa in uno stile piuttosto ibrido e sormontata da una cupola. Fu commissionata anche al pittore Lodovico Lana una grande pala che si trova ancora all'interno assieme ad altri dipinti e rappresenta nella parte inferiore scene della peste e in quella superiore la Vergine col Bambino con santi, angeli e su un piatto è l'offerta della città riconoscibile dalle torri del duomo e del palazzo comunale.

[modifica] Chiesa di Sant'Agostino

Affresco trecentesco di Tommaso da Modena in Sant'Agostino

Di fianco al palazzo dei Musei si affaccia sul piazzale Sant'Agostino questa chiesa (chiamata anche Pantheon Atestinum in quanto inizialmente scelta come sede di sepoltura dei duchi d'Este, dei quali narra le glorie nei numerosissimi dipinti), che, eretta nel Trecento (nel sito di una precedente "chiesa degli agostiniani" fondata nel 1245) e recante ancora sul fianco sinistro numerose tracce di quell'epoca , ha però attualmente una spiccata fisionomia seicentesca. Essa fu infatti profondamente modificata nel 1663, per volere della duchessa Laura Martinozzi, che volle che fossero qui celebrati i solenni funerali del duca Alfonso IV suo marito: la sobria struttura trecentesca è ornata da una ricca decorazione di stucchi e da un pregevole soffitto a cassettoni, sul quale più artisti dipinsero ritratti di nobili e santi. Spicca invece per intensità drammatica il gruppo scultoreo in terracotta della Deposizione della Croce (1476), capolavoro del modenese Antonio Begarelli (nella prima cappella a destra). Altra traccia visibile dell'antica chiesa, conservata all'interno, è l'affresco trecentesco della Madonna della consolazione, di Tommaso da Modena: una Maria ritratta con delicata naturalezza nell'atto di allattare il bambino.

[modifica] Chiesa di San Giovanni Battista

Unica chiesa antica modenese completamente isolata (ossia senza edifici sorti addosso ai suoi muri), se si eccettua il Duomo, è posta all'angolo tra via Emilia e l'odierna Piazza Matteotti. Sorta sul luogo di una più antica chiesa dedicata a San Michele, fu ricostruita nel Cinquecento, ma rivela nei decori e nella struttura (la cupola, ellittica e non circolare) le profonde modifiche subite nel Settecento. Notevole l'organo costruito dal grande liutaio Agostino Traeri.

Fino a pochi anni fa la chiesa conteneva il capolavoro dello scultore cinquecentesco modenese Guido Mazzoni, la Deposizione dalla croce (1476), un gruppo di statue in terracotta policrome particolarmente interessanti.

[modifica] Chiesa di San Francesco

I frati francescani arrivarono a Modena molto presto: si ha notizia di un convento fuori le mura già nel 1221, quando Francesco d'Assisi era ancora vivo. L'attuale chiesa fu costruita molto lentamente, a partire dal 1244, e due secoli dopo non era ancora terminata. Di sobrio stile gotico all'esterno, le cui tracce restano visibili sul fianco settentrionale, ma principalmente nella facciata, che ha mantenuto pressochè integra la sua struttura, (ma in parte è dovuto a ristrutturazioni ottocentesche), all'interno è piuttosto rimaneggiata, ed ospita uno dei capolavori del Begarelli, la Deposizione del Cristo dalla Croce: un gruppo di tredici statue "fotografate" in un momento intensamente drammatico. Fronteggia la facciata della chiesa una piacevole fontana con statua di San Francesco, opera di Giuseppe Graziosi (1920).

[modifica] Chiesa di San Pietro

La tradizione vuole che la Chiesa sorga nel sito di un antichissimo tempio a Giove Capitolino. La chiesa attuale è stata però edificata a partire dal 1476, secondo un progetto dell'architetto Pietro Barabani di Carpi, accanto a un'antica abbazia benedettina fondata fuori le mura della città nel 996. Si tratta di un bell'esempio di architettura rinascimentale a Modena (oltre che di una delle più belle chiese in città), impreziosita all'interno da un organo cinquecentesco, con intagli in legno dorato e portelli molto ben dipinti, da una Madonna attribuita a Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato[2], e soprattutto dalle numerose opere in terracotta realizzate dal Begarelli: i sei santi disposti intorno alla navata centrale, la Pietà e soprattutto il cosiddetto Apogeo Begarelliano, un gruppo raffigurante l'ascensione della Madonna tra i santi Pietro, Paolo, Benedetto e Geminiano. Il notevole campanile a vela fu eretto nel 1629.

[modifica] Chiesa di San Giorgio

Chiesa di San Giorgio

È conosciuta anche come "Santuario della Beata Vergine Ausiliatrice del Popolo modenese", secondo il nome che le era attribuito fino ad un secolo fa. La Beata Vergine Ausiliatrice è naturalmente l'immagine della Madonna presente sull'altare maggiore. Quest'ultimo fu realizzato in marmi policromi da Antonio Loraghi (1666).

La chiesa è degna di nota per la sua pianta a croce greca (cioè composta di quattro bracci della stessa dimensione). Fu realizzata a partire dal 1647 da un progetto di Gaspare Vigarani e Cristoforo Malagola detto il Galaverna.

[modifica] Tempio israelitico (Sinagoga)

Per approfondire, vedi la voce Tempio israelitico di Modena.

[modifica] Architetture civili

[modifica] Torre Ghirlandina

Vedi voce.

[modifica] Palazzo ducale

Vedi voce.

[modifica] Palazzo Comunale

Vedi voce.

[modifica] Teatro comunale Luciano Pavarotti

Vedi voce

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


Numero famiglie Dimensione nucleo Immigrati con residenza Immigrati extra UE
80.377 2,22 18.710 17.562

[modifica] Etnie

Le prime 12 Nazionalità a Modena al 31 dicembre 2006 dopo gli Italiani sono:

[modifica] Lingue e dialetti

Il dialetto locale, a cui già Dante Alighieri nel lontano Trecento rimproverava gli accenti bruschi e "inurbani", è stato ormai sostituito dall'italiano, anche se ha lasciato tracce caratteristiche nella cadenza un po' strascicata dei modenesi; solo qualche anziano, oggi, lo parla ancora coi propri coetanei ed è ben difficile sentire una persona giovane conversare fluentemente in modenese.[senza fonte]

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Biblioteche

La Biblioteca Estense oltre a volumi di ogni tipo per la consultazione e lo studio Ha una collezione di manoscritti, carte geografiche, spartiti musicali, xilografie, incisioni in rame e antichi libri a stampa tra le più grandi e importanti d'Italia, visibili in una mostra permanente all'interno della biblioteca. Fra tutti occorre ricordare i due volumi della Bibbia di Borso d'Este, uno dei testi miniati piu famosi al mondo, le cui sgargianti miniature opera di Taddeo Crivelli ed altri sono considerate uno dei capolavori assoluti dell'arte del Quattrocento, e il De Sphaera, unanimemente considerato il più bel libro astrologico del Rinascimento italiano: miniato per la corte di Milano (reca infatti lo stemma Visconti-Sforza sulla copertina) forse da Cristoforo De Predis, pervenne agli Estensi di Ferrara nell'ambito dei frequenti interscambi con la corte sforzesca.

La Biblioteca civica è dedicata ad Antonio Delfini. Ha circa 150.000 documenti di cui oltre 100.000 sono volumi collocati a scaffale aperto.

[modifica] Università

Modena può vantare un ateneo fondato nel 1175 che attualmente ha assunto il nome di Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

[modifica] Musei

Il Palazzo dei Musei

Il Piazzale Sant'Agostino, posto a ridosso dell'omonima porta (abbattuta nel secolo scorso), è un esempio di architettura urbanistica del Settecento. Qui Francesco III d'Este fece costruire due grandi edifici con finalità sociali: nel lato settentrionale l'Ospedale (che fino a poco tempo fa è stato sede di uno degli ospedali modenesi sostituito oggi da un moderno ospedale nella frazione di Baggiovara); di fronte l'imponente Albergo dei poveri, inaugurato nel 1771, che un secolo più tardi fu trasformato dal Comune di Modena nell'odierno Palazzo dei Musei.

Il palazzo ospita infatti i più importanti musei della città: oltre al Museo Civico d'Arte, al Museo Civico del Risorgimento, al Museo Lapidario Estense, alla Gipsoteca Graziosi e al Museo Archeologico Etnologico, è possibile visitare la Biblioteca estense e la Galleria Estense, le due preziose raccolte che testimoniano la passione per le arti e la cultura della casa d'Este: entrambe furono trasportate da Ferrara alla fine del Cinquecento, quando Modena divenne la capitale del Ducato.

La Galleria Estense, nazionale, è forse il maggiore tesoro portato dai duchi d'Este a Modena: tanto che alla grande collezione fece ricorso il duca Francesco III, che nel 1746 sanò il dissestato bilancio del ducato vendendo al re di Polonia i cento quadri stimati più importanti. Malgrado la perdita di queste opere (oggi per lo più a Dresda) essa rimane una delle più importanti collezioni pubbliche italiane, ospitando opere di Tintoretto, Paolo Veronese, Guido Reni, Jacopo Bassano, Correggio, Cosmè Tura, Tommaso da Modena, Lorenzo di Credi, Jacopo Palma il giovane, Dosso Dossi, il Guercino, i fratelli Carracci, i primitivi emiliani e il celebre Trittico di El Greco. Ma le opere più celebri sono i due ritratti del duca Francesco I d'Este: il busto in marmo del Bernini e la tela di Velázquez. La galleria espone anche oggetti antichi etruschi e romani, ceramiche, esempi del medagliere estense, strumenti musicali fra cui la famosa Arpa Estense.

Altra pregevole raccolta è quella della Banca Popolare dell'Emilia Romagna.

[modifica] Teatri

Sono presenti in città il teatro Storchi e il teatro delle passioni, entrambi dedicati alla prosa e facenti parte dell'ERT (Emilia Romagna Teatro). Tutte le altre rappresentazioni (opera, musica classica, balletto) vengono ospitate presso il Teatro comunale Luciano Pavarotti. Nel teatro San Giovanni Bosco, teatro Sacro Cuore e teatro della Cittadella vengono tenute rappresentazioni da parte di gruppi di teatranti locali aventi ad oggetto, in alcuni casi, sperimentazioni (ad esempio match di improvvisazione teatrale).

[modifica] Media

[modifica] Stampa

[modifica] Televisione

[modifica] Radio

[modifica] Internet

[modifica] Cucina

Modena è al centro di una fortunatissima porzione della Pianura padana in cui si estende l'area di produzione tipica del formaggio Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Modena. Queste due glorie della gastronomia nazionale illustrano alla perfezione i caratteri della cucina modenese, basata sul formaggio e soprattutto sul maiale, l'animale d'allevamento più diffuso nella zona.

Oltre al prosciutto, che è più sapido rispetto a quello di Parma, tanti sono gli insaccati di suino che meritano di essere assaggiati: citiamo i salami, la mortadella, la coppa di testa e i ciccioli. Due piatti tipici della stagione invernale, ma che è possibile trovare per buona parte dell'anno nelle trattorie come nelle case modenesi, sono lo zampone, ottenuto con carne macinata di maiale insaccata nella cotica della zampa anteriore, ed il cotechino, dalla lavorazione piuttosto simile, ma diverso per forma e cotenna. Ma dal maiale si ottiene anche lo strutto indispensabile per il tipico gnocco fritto: una focaccia fritta quadrata che si accompagna molto bene ai salumi. Originaria dell'Appennino (ma gustata volentieri in tutta la provincia) è invece la crescentina, detta anche tigella, cotta sulla pietra nella caratteristica forma rotonda. Anche in questo caso formaggio, salumi e pesto modenese, ossia lardo misto a rosmarino e aglio, sono l'ideale complemento.

Tradizionalmente conteso con l'antica ed eterna rivale Bologna è il tortellino, un quadretto di pasta sfoglia ripiegati su un trito di maiale, prosciutto e parmigiano reggiano (anche se le ricette variano spesso di famiglia in famiglia). Tipico delle zone montane in particolare di Guiglia, Zocca, Marano sul Panaro, Serramazzoni è anche il borlengo sottilissima sfoglia ottenuta cuocendo in un'apposita piastra (la "ròla") un impasto di acqua e sale, detto "colla", condito, una volta cotto, prevalentemente con la "cunza", il pesto, altrimenti gustato con salumi, formaggi, e talvolta anche con marmellate o creme al cioccolato.

Ma la provincia di Modena è giustamente famosa per altri due prodotti tipici della tradizione: l'aceto balsamico e il vino lambrusco. Il primo si ottiene con le uve locali, in particolare l'uva trebbiano della zona collinare intorno a Spilamberto, e una sapiente lavorazione che prevede una complicata serie di passaggi tra botti di legni diversi (comunemente cinque). Di aceto balsamico esistono due tipi denominati il primo "Aceto balsamico tradizionale di Modena" il più costoso invecchiato anche più di venticinque anni prodotto con i metodi tradizionali e quello comunemente denominato "Aceto balsamico di Modena", un normale condimento a base di una mistura di aceto di vino e mosto cotto, prodotto industrialmente e meno costoso. Quanto al lambrusco, è forse il più celebre dei vini rossi frizzanti. Gli intenditori sanno distinguere al primo sorso le differenti varietà: il Lambrusco di Sorbara (prodotto nella pianura) ha un aroma più delicato e un profumo di violetta; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro (prodotto sulla collina) ha una gradazione più alta e una caratteristica schiuma rossa. Si tratta in entrambi i casi di un vivace vino da pasto che va bevuto rapidamente, prima che svapori: non è un vino d'annata, anzi, esso dà il meglio di sé a un anno dall'imbottigliamento, mentre il novello è un vino ideale per i brindisi e i festeggiamenti. Infine vi è il Lambrusco Salamino di Santa Croce, prodotto in tutta la parte nord ed ovest (al di sopra della via Emilia) della provincia, dal saporepiù armonioso e lievemente tannico. Si dice che il lambrusco 'soffra' particolarmente i trasporti: perciò esso dovrebbe essere gustato appieno soltanto nel territorio modenese. Il che non gli ha impedito di essere commercializzato con successo un po' in tutto il mondo (anche se questa grande diffusione ha significato forse un abbassamento della qualità).

I liquori i più tipici sono certo il Sassolino ed il nocino. Il primo è tipico della zona di Sassuolo, da cui prende il nome, ed ha un sapore intenso di anice, mentre il nocino ha diffusione ormai regionale, ed dotato di marchio di tutela; è un infuso in alcool dei malli verdi delle noci, che si raccomanda per il sapore intenso e le proprietà digestive.

Tra i dolci vanno ricordati:

  • il bensone, una sorta di pane dolce cotto al forno e decorato con grani di zucchero che si mangia tagliato a fette e intinto nel vino;
  • l'amaretto, prodotto nelle principali pasticcerie della città, è un dolcetto morbido che si compone di un trito di mandorle e zucchero;
  • la celebre torta Barozzi, un dolce inventato alla fine del XIX secolo da un pasticciere di Vignola, Eugenio Gollini, così chiamata in onore dell'illustre concittadino (Jacopo Barozzi detto il Vignola). La torta è tuttora prodotta dagli eredi del Gollini secondo una ricetta segreta tutelata da marchio brevettato[4].

[modifica] Personalità legate a Modena

L'elenco che segue riporta una lista di personaggi noti, ognuno nel proprio campo, che hanno in comune il fatto di essere legati alla città di Modena o che hanno operato in modo particolarmente significativo nella città e nella sua provincia.

[modifica] Artisti

[modifica] Imprenditori

[modifica] Architetti e Ingegneri

[modifica] Giornalisti

[modifica] Intellettuali

[modifica] Matematici

[modifica] Scienziati

[modifica] Sportivi

[modifica] Politici

[modifica] Religiosi

[modifica] Altri

[modifica] Eventi

[modifica] Il carnevale

Questo aspetto del carattere modenese è ben rappresentato dalla maschera della città: il Sandrone ("Sandròun"): e non è certo un caso se tra tante manifestazioni della tradizione il carnevale è quella che conserva a tutt'oggi la maggior visibilità. Sull'origine di Sandrone vi sono varie teorie. Pare che a ogni carnevale il duca invitasse ai festeggiamenti di corte un contadino per il gusto di metterne in ridicolo la dabbenaggine e la grossolanità. Le cose cambiarono però quando a corte fu chiamato un tale Alessandro Pavironi, di Bosco di Sotto, che alle imbarazzanti domande dei convitati, escogitate proprio per metterlo in ridicolo, rispose con un'arguzia e un buon senso rimasti memorabili. Da allora la figura del "Sandrone" divenne l'emblema della saggezza del mondo contadino, contrapposto alle sofisticherie della città, dei ricchi e dei nobili.

La leggenda è simile a quella di tante fiabe popolari. Di certo vi è soltanto che il personaggio di Sandrone era già popolare nella prima metà del secolo scorso, portato sulle scene da una dinastia di attori e burattinai che si esibirono con successo anche presso la corte estense.

Ancora oggi, secondo la tradizione (tenuta in vita dalla "compagnia del Sandrone"), ogni anno il giovedì grasso Sandrone arriva a Modena. Lo accompagnano la moglie, la robusta Pulonia, e il figlio Sgorghìguelo: insieme la "famiglia Pavironica" sfila dalla stazione fino a Piazza Grande, dove i modenesi si affollano per assistere allo "sproloquio": il discorso dei tre (pronunciato nientemeno che dal balcone del Palazzo Comunale e rigorosamente in dialetto modenese!), ricco di commenti arguti sulla vita cittadina e bonarie critiche all'amministrazione.

[modifica] Geografia antropica

[modifica] Suddivisioni amministrative

L'area comunale di Modena si divide amministrativamente in quattro circoscrizioni che hanno in parte unito la suddivisione precedente: Centro storico (Centro Storico, San Cataldo), Crocetta (San Lazzaro-Modena Est, Crocetta), Buon Pastore (Buon Pastore, Sant'Agnese, San Damaso) e San Faustino (S.Faustino-Saliceta San Giuliano, Madonnina-Quattro Ville); ognuna della quali dotate di una certa autonomia locale, di servizi specifici e di organi di delibera e consiglio. Il comune è pertanto così suddiviso:

Quartiere Superficie in km² Popolazione Densità ab./km²
Centro storico 3,03 23.193 7.654
Crocetta 44,45 46.767 1.051
Buon Pastore 53,24 58.194 1093
S.Faustino 82,91 51.926 626
Totale Modena 183,63 180.080 981
Panorama di Piazza Grande, Modena, Settembre 2006.

[modifica] Frazioni

Albareto, Baggiovara, Bruciata, Ca' Fusara, Cittanova, Cognento, Collegara, Collegarola, Ganaceto, Lesignana, Marzaglia, Navicello, Paganine, Portile, San Damaso, San Donnino, San Martino di Mugnano, Tre Olmi, Vaciglio, Villanova, Villa Freto.

[modifica] Area Metropolitana

Zona periferica nei pressi del Direzionale 70 e del Modena 2. Residenza universitaria.

L'area metropolitana di Modena, seppure non costituisca una realtà istituzionalizzata (non esiste nessun organo sovracomunale che la rappresenti, situazione comune a tutte le aree metropolitane italiane), è una realtà vissuta ogni giorno da centinaia di migliaia di persone che si spostano all'interno di essa per lavorare, fare acquisti, vivere e divertirsi.

A differenza di molti agglomerati basati solo sulla continuità urbana, l'area metropolitana di Modena è definita anche da collegamenti regolari e costanti tra le sue parti. La mobilità è garantita dal trasporto urbano ed extraurbano della locale azienda di trasporto (ATCM) e dalla ferrovia Modena-Sassuolo, che collega le due stazioni della città e prosegue fino al nuovo polo ospedaliero di Baggiovara, continuando poi fino ai centri di Formigine, Casinalbo e Sassuolo. Altrettanto utilizzate anche le linee ferroviarie Modena-Carpi (con fermate a Soliera, e prosecuzione per Rolo-Novi-Fabbrico) e Modena-Rubiera (RE).

Il totale dell'area ha una popolazione di 407.858 e comprende la città di Modena, la sua periferia e le città di Soliera, Carpi, Rolo (RE), Novi, Fabbrico (RE), Campogalliano, Castelfranco Emilia, Rubiera (RE), Formigine, Maranello, Fiorano e Sassuolo.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

Modena costituisce un fondamentale nodo autostradale e stradale a livello nazionale: è proprio qui che nasce infatti l'Autostrada A22 del Brennero, unico collegamento stradale diretto tra Italia e centro Europa, e sempre a Modena essa si unisce con l'Autostrada A1 del Sole.

[modifica] Ferrovie

La stazione di Modena si trova sulla linea Milano - Bologna, ed è capolinea della linea per Mantova e Verona e della linea FER per Sassuolo.

In passato Modena era al centro di un fitto sistema di trasporti su rotaia che la collegavano al restante territorio provinciale con tre linee ferroviarie e due tranvie a vapore. Altre due linee ferroviarie vennero progettate ma mai realizzate completamente.

[modifica] Mobilità urbana

Il trasporto pubblico urbano è gestito dalla ATCM.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Giorgio Pighi (centrosinistra) dal 14/06/2004
Centralino del comune: 059 20311
Posta elettronica: piazzagrande@comune.modena.it

[modifica] Gemellaggi

Modena è gemellata con le seguenti città:

[modifica] Sport

Le società sportive che si distinguono in un panorama molto ricco e variegato sono il Modena FC nel calcio, il Modena Baseball nel baseball e la Pallavolo Modena nella pallavolo, disciplina della quale, la città e la provincia si possono ritenere "culla" a livello nazionale e non solo. Negli ultimi tempi si è inoltre vista nascere una forte tradizione di arti marziali nella città, grazie anche ad atleti che hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. In particolare è ben radicato l'insegnamento del judo, con diversi sportivi di livello elevato.

Importante, data la loro notorietà internazionale, la presenza o la nascita in città e nelle zone limitrofe di numerose case automobilistiche (Ferrari, Maserati, Pagani, De Tomaso, Bugatti) che fanno di Modena la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo.

[modifica] Ciclismo

In 6 edizioni del Giro d'Italia Modena è stata sede di arrivo di tappa: la prima volta nel 1929, l'ultima nel 1974. Nel 1953 Modena ospitò due frazioni: una in linea (vinta da Fiorenzo Magni) seguita, il giorno dopo, da una cronometro a squadre disputata nell'aerautodromo cittadino. Significativa fu la tappa del 1940 vinta da Fausto Coppi, alla sua prima partecipazione al Giro. In quell'occasione il Campionissimo conquistò la maglia rosa che non avrebbe più ceduto fino al termine della corsa vincendo così il primo Giro d'Italia della sua carriera. In altre due edizioni (Alfredo Binda nel 1928 e Arnaldo Pambianco nel 1961) chi ha indossato la maglia rosa a Modena è risultato vincitore della classifica finale.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Modena
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1928 9a Pistoia 206 Bandiera dell'Italia Domenico Piemontesi Bandiera dell'Italia Alfredo Binda
1940 11a Firenze 184 Bandiera dell'Italia Fausto Coppi Bandiera dell'Italia Fausto Coppi
1949 12a Bolzano 253 Bandiera dell'Italia Oreste Conte Bandiera dell'Italia Adolfo Leoni
1953 10a Pisa 189 Bandiera dell'Italia Fiorenzo Magni Bandiera della Svizzera Hugo Koblet
1953 11a Modena (cronosquadre) 30 Bandiera dell'Italia Bianchi Bandiera della Svizzera Hugo Koblet
1961 10a Firenze 178 Bandiera del Belgio Rik Van Looy Bandiera dell'Italia Arnaldo Pambianco
1974 15a Carpegna 205 Bandiera del Belgio Patrick Sercu Bandiera della Spagna José Manuel Fuente

[modifica] Note

  1. ^ Da marzo 2009 Modena è stata suddivisa in 6 zone corrispondenti ai CAP da 41121 a 41126. Il codice precedente, 41100, potrà essere utilizzato fino a settembre 2009. Fonte: Gazzetta di Modena. URL consultato il 28 maggio 2009.
  2. ^ Lo stemma di Modena su www.comune.modena.it.
  3. ^ Medaglia d'oro al valor militare della città di Modena su quirinale.it
  4. ^ Sito ufficiale della Torta Barozzi

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Collegamenti esterni

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