Isernia

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Isernia
Isernia - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Molise
Provincia: stemma Isernia
Coordinate: 41°36′0″N 14°14′0″E / 41.6, 14.23333Coordinate: 41°36′0″N 14°14′0″E / 41.6, 14.23333
Altitudine: 423 m s.l.m.
Superficie: 68,74 km²
Abitanti:
21.831 31-03-08
Densità: 317 ab./km²
Frazioni: Acquazolfa, Bazzoffie, Breccelle, Capruccia, Castagna, Castelromano, Collecroci, Colle de' Cioffi, Colle Martino, Colle Pagano, Conocchia, Coppolicchio, Fragnete, Marini, Salietto, Valgianese 
Comuni contigui: Carpinone, Forlì del Sannio, Fornelli, Longano, Macchia d'Isernia, Miranda, Pesche, Pettoranello del Molise, Roccasicura, Sant'Agapito
CAP: 86170
Pref. telefonico: 0865
Codice ISTAT: 094023
Codice catasto: E335 
Nome abitanti: isernini o iserniani 
Santo patrono: San Papa Celestino V 
Giorno festivo: 19 maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Isernia è un comune di 21.831 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Molise.

Indice

[modifica] Geografia

Isernia si trova in una zona collinare situata in Molise dalla quale domina vaste aree dove sono presenti tratturi. È circondata da fittissimi boschi dove sorgono alcuni paesi, qualiColli a Volturno) o (Castelromano. È collocata su un crinale che separa due corsi d'acqua denominati Carpino e Sordo, anticamente detti Gianocanense e Giovinale (o San Giovinale), erano cioè torrenti dedicati a due figure sacre: Giano e Giove. Per quanto riguarda il Sordo sembra abbia acquisito la nuova denominazione dal suono cupo (sordo, appunto) delle sue acque. Il Carpino deve il suo nuovo nome alla valle in cui scorre, la "valle caprina"; fu infatti chiamato prima Caprimo e poi divenne Carpino. Il suo vecchio nome, Gianocanense, proviene dal Dio pagano Giano e da canere, verbo latino che significa cantare. In un documento del capitolo "Ponte Giancanese (Giano Camense)", nel volume di A. Viti, Res Publica Aeserninorum, Isernia 1982, pp. 149, si legge: «Jano Canese, parimente, fu di Giano Janus, deo con testa griggia, canesco, flume sonatore, canere, pe’l sono di gorgheggi che l’acqua sua fa ne’l passare».

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Isernia.

[modifica] Storia

Gli insediamenti nell'area dove oggi sorge Isernia, risalgono all'era paleolitica: una teoria interessante ed accreditata sull'origine del suo nome, infatti, lo riporta alla radice aeser che vuol dire acqua. E la sua presenza, abbondante nel territorio, fu una caratteristica importante per l'insediamento urbano. Di epoca romana è infatti l'antico acquedotto, ancora oggi in uso.

Nonostante questo, la storia documentata della città inizia solo con l'epoca sannitica: l'espansione della Repubblica romana, e la conseguente repressione delle popolazioni sannite nel territorio italico interessò anche la zona di Isernia, la cui sconfitta, nel 263 a.C., ad opera dei Romani, segnò la nascita della colonia latina Aesernia.

Divenuta capitale nel corso della guerra sociale da parte degli Italici, venne distrutta da Silla ed in seguito ricostruita, fino a divenire municipium: la caduta dell'impero romano, tuttavia, riservò alla città il destino di fungere da scenario alle distruzioni dei Barbari (nel 456) e, successivamente, dei Saraceni.

Annessa alla contea di Molise durante il dominio normanno, fu terra regia nel periodo svevo. Successivamente passo ai d'Angiò ai quali venne pignorata nel 1316, in forma cautelativa per la dote di Caterina d'Asburgo in vista delle nozze con il Principe Carlo detto "l'Illustre", duca di Calabria, al quale Isernia passò in feudo alla morte di lei, nel 1323.

Dopo alterne vicende che videro passare la città da Carlo di Durazzo alla moglie Margherita a Giacomo di Marzano, venne dichiarata città regia da Alfonso I D’Aragona nel corso del Quattrocento.

Piazza della Repubblica

Nel 1780, era la città più popolosa del Contado di Molise. Gli abitanti fecero resistenza contro i francesi nel 1799, in occasione del tentativo di conquista del regno di Napoli. Lo stesso accadde nel 1860, in virtù della reazione borbonica contro i piemontesi. Il comune è noto anche per essere stato teatro, nei primi anni dell'unità d'Italia di una strage perpetrata da parte delle truppe piemontesi di occupazione sulla popolazione inerme. Stragi simili avvennero anche a Pontelandolfo, Casalduni, Pizzoli, Scurcola Marsicana, Montefalcione e tanti altri luoghi. Rivendica la nascita sul suo suolo di Papa Celestino V, tanto da festeggiarlo come patrono.

Monumento ai caduti

Il 26 luglio 1805 Isernia fu distrutta da un terremoto: collocata in un territorio notoriamente sismico, la città è stata più volte distrutta nel corso dei secoli. In realtà l'ultima distruzione si è verificata il 10 settembre 1943 a causa di un massiccio bombardamento da parte degli anglo-americani. Questo evento, e il successivo valore della popolazione, hanno portato la città ad essere tra le Città decorate al valor civile.

Nel 1860 gli isernini aderirono alla reazione borbonica contro i piemontesi.

Calamità naturali e guerre, nel corso dei secoli, hanno più volte sconvolto la città. Più che per ogni altro tragico evento, Isernia ha subito vittime a causa dei bombardamenti del settembre del 1943; gli anglo-americani rasero al suolo quasi un terzo dell’abitato e provocarono la morte d’un altissimo numero di persone.

Il 3 marzo 1970 Isernia è stata elevata a capoluogo di provincia.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi ed eventi di interesse

Nelle vicinanze della città di Isernia (località "La Pineta") nell’estate del 1979 durante i lavori di costruzione di una nuova strada, sono venuti alla luce i resti di un antichissimo insediamento umano paleolitico, risalente a circa 730.000 anni fa, che prende il nome di Isernia La Pineta. L'importanza dell'insediamento deriva dalla presenza di un piano di calpestio costituito dalle ossa degli animali cacciati dagli uomini, con una notevole quantità di reperti che contribuiscono alla conoscenza dell'antico ambiente naturale, e dalla più antica attestazione dell'utilizzo del fuoco da parte dell'uomo. Nel 1983 è stata allestita ad Isernia, nei locali del Museo di Santa Maria delle Monache, la Mostra dal titolo "Isernia–La Pineta, un accampamento più antico di 700.000 anni". Venne poi coniato il termine Homo Aeserniensis.

Vecchia Foto Dell'Arco di San Pietro

[modifica] La Cattedrale

Per approfondire, vedi la voce Cattedrale di Isernia.

Edificata su un tempio pagano italico, risalente al secolo III a. C e dedicato alla Triade Capitolina, conserva ancora dei resti dell'antico podio. La cattedrale attuale, vittima di numerosi terremoti, è stata ricostruita tra il 1826 e il 1851.

[modifica] La Fontana della Fraterna

Fontana Fraterna

Prende nome da una confraternita religiosa fondata nel 1244 dal frate Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino V, ed approvata dal vescovo Roberto d'Isernia il 1º ottobre 1289. Alcuni studiosi ipotizzano che la fontana sia stata realizzata, verso la metà del XIII secolo, per volere di Benedetto d'Isernia, dotto giurista, docente di diritto civile alla neonata Università di Napoli ed importante diplomatico, giudice e consigliere alla corte di Federico II, proprio per agevolare l'opera di carità della confraternita di Pietro da Morrone. In realtà, come attestato da documenti conservati presso il locale Archivio Storico di Santa Maria delle Monache, la Fontana della Franterna è il risultato di un interessante esempio di fusione di più monumenti antichi e medievali (almeno due fontane), realizzato nel 1835 da un sapiente scalpellino locale, Felice Caruso. Oggi la Fontana è ubicata in piazza San Pietro Celestino V, nel centro storico di Isernia.

[modifica] Palazzo San Francesco

Il municipio ha sede nel palazzo San Francesco, la cui costruzione conserva in parte l'originaria struttura gotica. È anche sede di attività culturali ed artistiche (con una sala dedicata al pittore locale Domenico Raucci).

[modifica] Il ponte Cardarelli, già viadotto La Precie

(Notizie da una pubblicazione di fine Ottocento)

"Alla via Nazionale, che con pendenze troppo sentite attraversava la città d'Isernia, venne sostituito un nuovo tratto di strada di cui fa parte il viadotto detto La Precie, per l'attraversamento, presso Isernia, del profondo vallone, dal quale prende il nome. Il manufatto è a due soli ordini, quantunque misuri 57 metri d'altezza, il che lo rende specialmente ardito e singolare. È lungo ben 130 metri, di cui 92 tra le spalle. Riesce svelto allo sguardo e non pertanto, per la sua grande mole, desta un senso d'imponenza ed ammirazione, specialmente a chi lo considera dal fondo della valle. La sua costruzione ebbe principio nell'aprile 1887 e terminò nell'aprile 1892, colla spesa di lire 300.000. Vi si impiegarono 11.000 metri cubi di muratura, compresi mille metri di pietra da taglio. Allo scopo di diminuire il peso, tra la sommità delle arcate superiori ed il piano stradale, vi ha una galleria longitudinale di 120 metri, della capacità di metri cubi 1090. Detta galleria è illuminata da finestre ricavate sotto gli archetti ed è comodamente praticabile. L'ingegnere del Genio civile Gustavo Baliviera diede al preesistente progetto l'attuale sua forma ed ebbe la direzione del lavoro."

Il ponte è tristemente noto per la città a causa dei numerosi suicidi che sono avvenuti da esso.

Dopo gli ultimi suicidi di due giovani ragazzi, nel 2008 sono stati transennati i bordi del ponte con ringhiere d'acciaio che svolgono una importante funzione deterrente.

[modifica] Personaggi Illustri

  • Celestino V (1215 ca., Fumone 1296) Papa. (Isernia ne rivendica la nascita)
Celestino V

[modifica] Frazioni

[modifica] Castelromano

Preparazione del fuoco della vilia
Scorcio di Castelromano (1980)
Scorcio di Castelromano (2005)
Monumento ai Caduti
La Fonte

La frazione più grande e popolosa (500 abitanti ca.) è Castelromano che sorge in un pianoro ai piedi del monte La Romana (882 m) ad un'altitudine di 680 m s.l.m., distante circa 5 km ad ovest della città.

Pur ricadendo nella municipalità di Isernia, Castelromano si differenzia sensibilmente dal capoluogo per storia, tradizione e costumi.

L'origine del luogo è molto antica. Tuttora si conservano resti di tre imponenti cinte murarie poste a difesa di un insediamento fortificato (oppida) ed un ingresso largo circa 4 metri dov'è ancora visibile la pavimentazione stradale, risalente ai secoli III secolo a.C. e IV a.C. , abitato dai Sanniti della tribù Pentra e identificato, da più fonti, con il nome di Cominium, roccaforte espugnata dall'esercito romano nell'ultima delle Guerre sannitiche come riportato nell'opera dello storico latino Tito Livio Ab Urbe Condita. L'abitato, che occupava l'area pianeggiante alle pendici del monte, era difeso da mura in opera poligonale, ben individuabili sul lato est, mentre il lato occidentale era protetto da uno strapiombo naturale. Di questa prima struttura si individua, in prossimità della porta, un raddoppiamento delle mura su livelli diversi. A sud dell'abitato, in località Croce, una seconda cinta muraria proteggeva il sepolcreto con decine di tombe, attualmente indagate solo in parte. Una terza fortificazione alla sommità del monte delimitava un'area ricca di materiale archeologico affiorante. Le mura sono realizzate con grossi massi sbozzati e più o meno squadrati, sovrapposti con una certa regolarità, con scaglie irregolari negli interstizi. La cortina est è rinforzata con blocchetti di pietra arrotondati nella parte addossata al terrapieno. Sono evidenti i segni di un evento bellico che ha interessato la sommità del monte "La Romana", affiorano infatti alla superficie numerosi pezzi di vasellame, mattoni e tegole e per la vastità della zona che interessano ci danno un'idea dell'occupazione del territorio da parte della tribù sannita Pentra. Alcune teorie formulate da attendibili studiosi del capoluogo pentro affermano che l'intera tribù, che popolava il territorio che si estende dalla valle del Matese fino alla catena montuosa delle Mainarde, si rifugiò all'interno delle mura fortificate sotto l'incombente minaccia dell'esercito di Roma.

Nella parte più alta del monte sono ancora visibili i ruderi di una struttura in pietra probabilmente utilizzata come torre di avvistamento, ben visibile da una simile struttura situata a circa 1 km di distanza in località "Terra Vecchia" ricadente nel comune di Macchia D'Isernia.

L'attuale abitato, posto a circa 500 m. a sud delle rovine sannitiche, trae origine da un insediamento militare di origine longobarda chiamato Armagnum inizialmente popolato da pochi coloni. Il toponimo “Armagnum” deriva dal termine longobardo “Harimann” ovvero uomo dell’esercito da Heer-, esercito e -Mann, uomo. Gli arimanni erano gruppi di uomini liberi con pieni diritti civili, non soggetti in schiavitù, che si ponevano al servizio dei re o dei duca per sopperire alle esigenze di difesa del regno longobardo, maggiormente richieste nelle zone soggette alle invasioni degli Slavi e degli Avari. Ad essi venivano assegnate terre, nelle adiacenze delle città o in località strategiche, col compito di coltivarle e difenderle. Gli arimanni erano organizzati in brigate, le Arimannie, che normalmente gravitavano attorno ad un centro fortificato più rilevante, il castrum, che costituiva il fulcro di tutto il sistema difensivo. Nel corso del tempo il nome mutò quindi in "Castro Armannum", poi "Castro Armani", "La rimanna" ed infine seguito "La Romana" dalla contrazione del termine "armani". Solo nel secolo scorso (1936), l'abitato ha assunto l'attuale denominazione che pertanto non ha nulla a che vedere con sopravvivenze di origini romane.

La notizia più remota storicamente documentata, risale a le tempo della dominazione normanna.

Armagnum viene citato per la prima volta nel Catalogus Baronum (1150), con il quale si assegnava il feudo a Roberto de Rocca, feudatario del conte normanno Ugo II di Molhouse (o de Molinis o Molisio), Signore di Molise. Una seconda conferma dell’esistenza del luogo, in epoca normanna, è data da un rendiconto redatto durante il pontificato di papa Lucio III, sullo stato e i possedimenti della diocesi (1192), nel quale si legge che presso il popolo di Armana si venera la Santa Croce. Ulteriore citazione si ha in una autorevolissima fonte letteraria a proposito delle decime pagate per l’anno 1309 nella Diocesi di Isernia ove è riportato una citazione in cui l'Arciprete di Castro Armani si impegna a versare la propria parte.

Considerato come fondo rustico, l'abitato ed il territorio di Castelromano furono più volte ceduti come latifondo fino al 1418 quando Giacomo, Barone della Famiglia dei Montaquila, nominato vescovo, essendo venuto in possesso del feudo, lo cedette in dono alla Mensa vescovile della Curia di Isernia a cui è appartenuto fino alla scomparsa della feudalità (1811) ma che per parte ha conservato fino agli inizi del XXI quando gli attuali abitanti hanno riscattato la restante parte del feudo. Il vescovo era quindi, per diritto, Barone de La Romana e si fregiava del titolo araldico di "Dominum Feudi Romanae".

A seguito delle molteplici epidemie di peste che falcidiarono la popolazione, nel '600 l'insediamento fu ripolato da coloni provenienti dai vicini territori di Miranda, Forli del Sannio e Roccasicura. Testimonianza di tale evento, in special modo relativamente a Miranda, si riscontra ancora oggi nella comunanza tra i cognomi storici, i medesimi culti religiosi, usi e consuetudini del tutto estranei al tessuto sociale della vicina Isernia.

Nel 1702 fu costruita la Chiesa parrocchiale ad opera di mons. Biagio Terzi. Castelromano è ancora oggi sede parrocchiale; il patrono è il Santissimo Salvatore festeggiato il 6 agosto. Relativo al patrono si racconta un simpatico aneddoto. Intorno alla metà del 1800, uno degli abitanti, di ritorno da una località limitrofa, trovò la statua lignea del Santissimo in un torrente in secca, abbandonata in quella sede dagli abitanti di quel paese in quanto rea di non proteggere le colture dalla grandine e decise di portarla a dorso di un mulo nella scarna chiesa madre appena ristrutturata (1848) che fu in seguito appunto dedicata al Santissimo (1857). Nel 1984, a causa degli eventi sismici, la chiesa ha subito gravi lesioni che ne hanno procurato la demolizione qualche anno dopo. L'attuale chiesa, di fattezze moderne, riprende la forma delle antiche "pagliere" ed è affiancata da un campanile stilizzato che conserva le vecchie campane di cui una (la più piccola, risalente al 1620) era in origine in uso ad una piccola cappella situata all'entrata del paese resa inagibile dalla famosa nevicata del 1956.

Date le modeste origini del borgo, non si evidenziano opere architettoniche di particolare rilievo. I diffusi e massicci interventi di ristrutturazione e recupero edilizio, operati a seguito degli eventi sismici del 1984 hanno inoltre contribuito a modificare radicalmente l'estetica degli edifici più antichi mascherando i pochi dettagli architettonici allora ancora visibili. Si conserva comunque, più volte restaurata nel corso dei secoli (1802, 1924), la Fonte, fontana a muro con 4 vasche di raccolta alimentata da sorgenti sotterranee.

Da ricordare la tradizione del Fuoco della 'Vilia' (Vigilia), falò acceso sulla piazza antistante la Chiesa parrocchiale nella notte tra il 24 e il 25 dicembre per illuminare e riscaldare simbolicamente la Santa Nascita.

militari della seconda guerra mondiale al bivio fra Popoli e Isernia

[modifica] Sport

[modifica] Onorificenze

Il comune di Isernia è stato insignito della Medaglia d'oro al valor civile [1] nel 1960

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor civile

«Sopportava con stoico coraggio numerosi e spaventosi bombardamenti aerei che distruggevano la maggior parte del centro abitato e uccidevano un terzo dei suoi abitanti, mai deflettendo dal suo eroico e dignitoso contegno verso lo straniero e dalla sua fede nella risurrezione della Patria.»

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Gabriele Melogli (UDC) dal 28/05/2007 (2º mandato)
Centralino del comune: 0865 4491
Posta elettronica: info@comune.isernia.it

[modifica] Note

  1. ^ Sito del Quirinale Documento assegnazione onorificenza

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