Paolo di Tarso

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« Vi ho trasmesso innanzitutto quello che io stesso ho ricevuto: Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto, risorse il terzo giorno secondo le scritture, apparve a Cefa, poi ai dodici»   (Prima lettera ai Corinzi 15, 3 – 5)
San Paolo
Andrej Rublëv, Icona di san Paolo (1407 circa, 110x160 cm, Galleria Tret'jakov, Mosca)
Andrej Rublëv, Icona di san Paolo (1407 circa, 110x160 cm, Galleria Tret'jakov, Mosca)

Apostolo

Nascita Tarso, 5-10
Morte Roma, 64-67
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale basilica di San Paolo fuori le mura, Roma
Ricorrenza 25 gennaio (festa della conversione di San Paolo)
29 giugno (solennità dei Santi Pietro e Paolo)
18 novembre (dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo)
2008 (Anno Paolino)
Attributi libro (rotolo o codice), fune, cesta, spada[1]
Patrono di Lamezia Terme, Roma, Aversa, Grecia, Malta, giornalisti, vescovi, missionari, rover

Paolo (o Saulo) di Tarso, noto come san Paolo per il culto tributatogli (Tarso, 5-10[2]Roma, 64-67[3]), fu uno scrittore e teologo cristiano. È stato l'«apostolo dei Gentili»,[4] ovvero il principale (secondo gli Atti degli Apostoli non il primo[5]) missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani. Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenizzato che godeva della cittadinanza romana. Sebbene a lui coevo, non conobbe direttamente Gesù e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?".[6] Reso cieco da quella luce divina, Paolo vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L'episodio, noto come "Conversione di Paolo", diede l'inizio all'opera di evangelizzazione di Paolo.

Come gli altri primi missionari cristiani, rivolse inizialmente la sua predicazione agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili». I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono in principio l'Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l'Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l'osservanza dell'intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta e, con il suo carattere energico e appassionato, ne uscì vittorioso.

Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell'imperatore – come era suo diritto, in quanto cittadino romano –, Paolo fu condotto a Roma, dove fu costretto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo però a continuare la sua predicazione. Morì vittima della persecuzione di Nerone, decapitato probabilmente tra il 64 e il 67.

L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione – ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei due millenni successivi. Per questo motivo alcuni studiosi contemporanei lo considerano come il vero fondatore del Cristianesimo[senza fonte]. .

Fonti storiche[modifica | modifica sorgente]

Pagina del papiro \mathfrak{p}46 contenente un brano della Seconda lettera ai Corinzi 11,33-12,9, datato attorno al 200. Nelle 104 pagine conservatesi sono contenuti ampi frammenti, principalmente appartenenti alle lettere paoline. Rappresenta il più antico manoscritto relativo all'apostolo Paolo.

Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo. Le fonti storiche sono sostanzialmente di quattro tipi.

  • Gli Atti degli Apostoli, parte del Nuovo Testamento, tradizionalmente attribuiti a Luca, autore anche dell'omonimo vangelo. Sono stati composti in greco attorno agli anni 80, ovvero tra 20 e 50 anni dopo gli eventi in essi narrati. A Paolo è dedicata principalmente la seconda parte dello scritto (capitoli 9; 11; 13-28): è descritto il suo ministero itinerante, a partire dalla sua chiamata sulla "via di Damasco" (collocabile intorno ai primi anni 30) fino all'arrivo a Roma agli arresti domiciliari (intorno ai primi anni 60). In alcune sezioni (cosiddette sezioni noi), il racconto passa dalla terza alla prima persona (16,10-17; 20,5-15; 21,1-18; 27,1-28,16), lasciando ipotizzare che l'autore fosse compartecipe degli avvenimenti narrati.
  • Le tredici lettere di Paolo, anch'esse raccolte nel Nuovo Testamento, sono scritte in greco. Si ritiene tradizionalmente che siano state redatte tra gli anni 50 e 60 – durante il ministero itinerante di Paolo e la successiva prigionia a Cesarea e/o Roma. In epoca contemporanea, con lo svilupparsi del metodo storico-critico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di queste lettere. Dal punto di vista storico, comunque, la discussione sull'effettiva autenticità delle lettere dubbie – che difficilmente potrà arrivare a risultati chiari e condivisi basandosi sui soli dati intrinseci dei testi – non lede il ritratto della vita e dell'operato di Paolo: le lettere di dubbia paternità non sono infatti in contrasto col messaggio teologico contenuto nelle lettere sicuramente autentiche. Solo gli ultimi anni della sua vita, attorno agli anni sessanta e successivi all'arrivo a Roma descritto dagli Atti, possono essere ricostruiti in maniera differenziata ammettendone o meno l'autenticità, ipotizzando dopo Roma un nuovo viaggio missionario in Oriente (Grecia e/o Turchia) o in Spagna.[7]
  • Le fonti patristiche. Negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, in particolare quelli di Clemente Romano (I secolo), Eusebio (IV secolo) e Girolamo (IV-V secolo), sono contenute alcune sporadiche informazioni su Paolo, che tendenzialmente confermano i dati del Nuovo Testamento.

Nomi e titoli[modifica | modifica sorgente]

Icona (arte) di San Paolo, inizio del XVIII secolo, monastero Kizhi, Carelia.

Nelle sue prime apparizioni negli Atti il nome proprio usato è Saulo (nell'originale greco, Σαούλ, Saùl,[8] oppure Σαῦλος, Sàulos,[9] traslitterazione dell'ebraico שאול, Shaʾùl). L'etimologia è connessa al verbo ebraico שאל, shaʾal (= «domandare», «pregare»): il nome significa dunque «colui che è stato chiesto (a Dio)», «colui per il quale si è pregato».[10] Il nome è lo stesso del primo re degli Ebrei, vissuto nell'XI secolo a.C. – nelle traduzioni italiane reso solitamente con «Saul». Questo nome non risulta essere ricorrente tra i personaggi successivi della tradizione biblica, probabilmente per la descrizione negativa che il Primo libro di Samuele fornisce dell'operato del re – inizialmente scelto da Dio tramite il profeta stesso. La tribù del re era quella di Beniamino – la stessa di Saulo-Paolo (Rm 11,1; Fl 3,5) –, e il re Saul probabilmente poteva rappresentare per questa tribù minore una sorta di "eroe nazionale".

Nel suo epistolario, però, Paolo non si identifica mai con questo nome: il nome più ricorrente negli Atti, e l'unico usato nelle lettere, è Paolo (nell'originale greco, Παῦλος, Pàulos). Si tratta della traslitterazione greca del nome latino Paulus.[11] L'etimologia non è dunque correlata al significato del nome ebraico; sulla sua derivazione sono state avanzate diverse ipotesi:

  • nell'Impero romano, gli Ebrei adottavano un secondo nome greco-latino, talvolta scelto per semplice assonanza col nome originale (come per Giosuè-Giasone o Sila-Silvano). Si tratta dell'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi;[12]
  • la tradizione cristiana successiva lo ha collegato con la bassa statura di Paolo;[13]
  • alcuni hanno ipotizzato che il nome Paolo sia stato assunto da Saulo in onore di Sergio Paolo, proconsole di Cipro – che, secondo At 13,6-12, si convertì al Cristianesimo –: infatti, nella narrazione degli Atti, l'introduzione del nome Paolo al posto di Saulo avviene proprio in occasione di tale incontro (13,9).[14] L'ipotesi non trova attualmente largo consenso tra gli studiosi, i quali collegano il cambiamento onomastico non all'incontro fisico di Paolo col proconsole, ma col primo confronto dell'apostolo col mondo greco-romano che questi rappresentava;
  • ipotizzando, sulla base di alcune indicazioni di Girolamo,[15] una schiavitù degli antenati di Paolo e un successivo loro affrancamento, questo comportava l'assunzione automatica della cittadinanza romana e solitamente l'adozione del cognomen del vecchio proprietario.[16]

«Apostolo» è il titolo principale che Paolo si attribuisce nelle sue lettere (vedi ad esempio Rm 1,1; 1Cor 1,1; Ef 1,1; Col 1,1) e che la tradizione cristiana successiva gli ha poi confermato; non gli è invece attribuito negli Atti. Il titolo è la traslitterazione del termine greco ἀπόστολος, apòstolos, che significa «inviato». In senso proprio, il titolo è applicato nei testi del Nuovo Testamento ai dodici apostoli che seguirono Gesù durante il suo ministero pubblico. Paolo, che non compare nei vangeli e che non fece parte del suo seguito, non può essere identificato come apostolo in tal senso – lui stesso specifica infatti in Rm 1,1 di essere «apostolo per vocazione». Come Paolo, del resto, anche altri personaggi del Nuovo Testamento sono detti «apostoli», sebbene non lo furono in senso proprio (Barnaba in At 14,14; Andronico e Giunia in Rm 16,7; Sila e Timoteo vescovo in 1Ts 1,1; 2,6; Apollo in 1Cor 4,9). In alcuni passi (Rm 11,13; Gal 2,8), Paolo si definisce «apostolo dei Gentili».

In At9,11; 21,39; 22,3, Paolo è detto «di Tarso», essendo originario di quella città della Cilicia, nell'attuale Turchia del Sud.

Caratteristiche personali[modifica | modifica sorgente]

Origini etniche[modifica | modifica sorgente]

Paolo era ebreo, della tribù di Beniamino (Rm11,1; Fl3,5). Sebbene il territorio tradizionale della tribù fosse collocato nel centro della Palestina, poco a nord di Gerusalemme tra la Giudea e la Samaria, quest'appartenenza etnica non era correlata alla zona geografica, in quanto lungo i secoli il significato territoriale si era progressivamente perso. È il caso, ad esempio, di Giuseppe e Gesù, della tribù di Giuda e della casa di Davide (sud della Palestina), che vivevano però a Nazaret, nel nord della Palestina.

Cittadinanza romana[modifica | modifica sorgente]

Paolo era, per nascita, cittadino romano (At16,37-38; 22,25-29; 25,7-12): nei primi tempi dell'impero, la cittadinanza romana era un privilegio ereditario non comune, soprattutto per gli abitanti delle province non italiche e comportava notevoli vantaggi economici, politici, fiscali e giuridici.

Non è chiara l'origine di questo status paolino e su quest'argomento sono state elaborate diverse ipotesi:

  • gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, beneficiarono del privilegio concesso ad alcuni Ebrei della Cilicia durante la campagna di Cesare contro Farnace, nel 47 a.C. circa;[17]
  • gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, ottennero la cittadinanza in occasione di diversi privilegi concessi ai cittadini di Tarso da Marco Antonio dopo la vittoria a Filippi del 42 a.C.;
  • il padre (o il nonno) di Paolo, fabbricatore di tende, si distinse per l'aiuto militare fornito all'esercito romano durante una campagna militare di Cesare, Antonio o Pompeo e ottenne in riconoscimento la cittadinanza;[18]
  • i genitori di Paolo furono condotti come prigionieri di guerra dalla città giudea di Giscala a Tarso (vedi Girolamo), divennero schiavi di un romano e furono affrancati, ricevendo automaticamente la cittadinanza;[16]
  • Paolo faceva parte della famiglia regale degli Erodiani,[19] all'antenato dei quali (Erode Antipatro) fu concessa da Cesare la cittadinanza.[20] Accenni (vaghi) a questo legame familiare sarebbero riscontrabili in At13,1; Rm16,10-11. Questa ipotesi non gode di largo consenso tra gli studiosi, anche per l'estraneità che traspare dall'incontro tra Paolo e l'erodiano Marco Giulio Agrippa II in At26.

Lingue conosciute[modifica | modifica sorgente]

Il Titulus crucis conservato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, secondo la tradizione affisso sulla croce di Gesù, ma in realtà falso (o possibile copia dell'originale) risalente all'anno 1000. L'iscrizione in ebraico, greco e latino è un riferimento al trilinguismo ufficiale della Gerusalemme del I secolo nella quale vissero Gesù e Paolo.

Paolo appare un ebreo perfettamente ellenizzato. Come tutti gli Ebrei, conosceva l'ebraico, lingua nella quale è composta la Tanakh, che all'inizio dell'era cristiana non era più usata nella vita quotidiana, ma riservata al culto religioso. Lingua vernacolare degli Ebrei in Palestina (tra i quali Gesù) era l'aramaico, alla quale si riferisce verosimilmente At21,40: il testo originale usa il termine "ebraico" che va però inteso come "lingua degli Ebrei", cioè l'aramaico. Conosceva il greco, lingua franca della parte orientale dell'Impero romano, nella quale sono composte le sue lettere, cosa non comune tra gli Ebrei e che destò meraviglia nel tribuno di Gerusalemme (At21,37). In quanto cittadino romano doveva conoscere il latino, ma non ve n'è traccia diretta nei passi neotestamentari (nel greco delle lettere pastorali che, se autentiche, furono scritte a Roma, sono presenti alcuni latinismi[21]). Circa i dialetti locali parlati nella zona di Tarso, ufficialmente ellenista ma situata al confine tra l'area linguistica indoeuropea (greco e galata) e semita (siriaco, una variante dell'aramaico), attualmente estinti e poco conosciuti, non sembra che Paolo ne avesse conoscenza. In At14,11 mostra di non comprendere il dialetto della Licaonia, regione confinante a nord con la sua Cilicia natale.

Formazione culturale[modifica | modifica sorgente]

Sebbene nelle fonti non venga direttamente affermato, Paolo dimostra di avere ricevuto una solida formazione greco-ellenista, probabilmente nella prima giovinezza nella natale Tarso importante centro culturale, o in seguito a Gerusalemme.[22] Il geografo greco Strabone (58 - 21,25 a.C.) in Geografia, 14, V, 13. sostiene infatti che Tarso come centro culturale superava in quel periodo perfino Atene e Alessandria, tanto che Paolo parlando della città natale, a un comandante militare, poté ben dire che era "una non oscura città" At21, 37-39. Nelle sue lettere e nella sua predicazione riferita negli Atti, traspare la conoscenza della Bibbia in greco (Septuaginta), il metodo retorico della diatriba (Rm2,27-3,8), alcune citazioni implicite di concetti e pensatori ellenisti: i temi stoici dell'autosufficienza in 2Cor9,8; Fl4,11-12, dell'immanenza di Dio in Rm11,36; Col1,16, della "teologia naturale" in Rm1,19-20; la "moderazione" cinica in 1Ts2,1-8; Epimenide e in At17,28 citando Fenomeni del poeta ciliceo Arato e Inno a Zeus del filosofo stoico greco Cleante; Menandro in 1Cor15,33; la conoscenza delle "cose invisibili", le idee di Platone, in 2Cor4,18; 5,7; Col1,5; l'uso dell'allegoria com'è usata da Filone, ad esempio in Gal4,24-26.[23]

Formazione religiosa[modifica | modifica sorgente]

L'ebreo Paolo appare innanzitutto come un laico, cioè non appartenente a nessuna delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. In Fl3,5 si definisce «fariseo quanto alla legge» (v. anche At23,6; 26,5), cioè facente parte di quel movimento che si era sviluppato pochi secoli prima dell'era cristiana e che nel I secolo era fortemente contrapposto al movimento aristocratico-sacerdotale dei sadducei su diversi aspetti dottrinali: diversamente da questi ultimi, i farisei accettavano l'immortalità dell'anima, l'esistenza degli angeli, gli altri libri della Tanakh e una tradizione orale (poi confluita nei Talmud), oltre ai 5 della Torah, e adottavano un'interpretazione delle scritture tendenzialmente meno rigorosa e rigida, più vicina alle esigenze del popolo. I farisei si formavano in apposite scuole collegate alle sinagoghe, cioè luoghi di culto da loro gestiti e presenti ovunque vi fossero comunità giudaiche. In queste scuole tutti gli Ebrei imparavano a leggere le scritture ebraiche e i fondamenti della dottrina. È verosimile che Paolo abbia iniziato la sua formazione farisaica in una di queste scuole a Tarso e secondo At22,3 continuò e perfezionò gli studi a Gerusalemme presso l'autorevole maestro Gamaliele. Dalle sue lettere traspaiono i metodi argomentativi tipici delle scuole rabbiniche del tempo, testimoniati poi nei Talmud, come, ad esempio, la gezerah shavah ("decreto simile"), che accosta argomentativamente a un passo biblico un altro per un semplice legame di similitudine-analogia (si veda Rm9,6-28 o 3,1-5,12). L'appartenenza di Paolo al Sinedrio, che sembra essere suggerita da At26,10 è solitamente esclusa dai biblisti (vedi infra). At18,18 indica che Paolo era un nazireo, cioè aveva fatto uno speciale voto di consacrazione a Dio, che implicava una vita particolarmente sobria e rigorosa e il portare i capelli lunghi.

Condizione economica[modifica | modifica sorgente]

Non ci è direttamente noto a quale classe socio-economica appartenesse. In At18,3, viene detto costruttore di tende, attività che intraprese verosimilmente sulle orme paterne e alla quale, secondo l'interpretazione comune di alcuni passi di sue lettere (At20,34-35; 1Cor4,12; 2Cor11,27; 1Ts2,9; 2Ts3,8), si dedicò anche durante il ministero itinerante per garantirsi l'autosufficienza economica. Questa attività artigianale, unita alla notizia dell'invio a Gerusalemme per gli studi religiosi (una sorta di studi universitari all'estero) e soprattutto al possesso della cittadinanza romana, con i notevoli sgravi fiscali che essa comportava, devono avere fatto appartenere lui e la sua famiglia a un ceto medio o medio-alto.

Aspetto fisico[modifica | modifica sorgente]

Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle più antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann.[24] Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella basilica di San Paolo fuori le mura di Roma.

Non ci è noto quale aspetto avesse. Il nome Paolo ("piccolo") non deriva dalla statura, come inteso dall'iconografia successiva, ma verosimilmente dall'assonanza con "Saulo" (vedi sopra). La più antica descrizione fisica a lui riferita (influenzata, forse, dalla tradizionale bruttezza attribuita a Socrate) è contenuta nell'apocrifo Atti di Paolo e Tecla, della seconda metà del II secolo, nel quale si legge che "era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente".[25] Come per questo e altri apocrifi, la datazione tardiva rende difficile attribuire un effettivo valore storico al testo e a questa descrizione di Paolo. Difficilmente fondata è anche la notizia riportata in uno scritto del V secolo, tradizionalmente ma erroneamente attribuito a Giovanni Crisostomo, che attribuisce a Paolo la statura di 3 cubiti (circa 133 cm).[26]

Altri testi sono ancora più tardivi. Giovanni Malala (VI secolo) riporta questa descrizione: "Paolo mentre visse fu di statura bassa, calvo con testa e barba brizzolate, con bel naso, occhi azzurrognoli, sopracciglia congiunte, carnagione bianca, d'aspetto florido, con barba folta, sorridente per carattere, sapiente, mite, affabile, dolce, animato dallo Spirito Santo, taumaturgo".[27] Niceforo Callisto (XIV secolo) descrive così Paolo: "Era piccolo e ristretto quanto a grandezza corporea, fatto come a curva e un po' ripiegato, di bianco aspetto, con segni di una età precocemente avanzata, con testa priva di capelli, sguardo pieno di grazia, sopracciglia piegate in giù: aveva il naso bellamente incurvato e che dominava tutta la faccia, barba folta e piuttosto aguzza ch'era brizzolata come la testa".[28]

L'unico dato desumibile dai passi del Nuovo Testamento, certo ma generico, è che Paolo era afflitto da una malattia (1Cor2,3-4; 2Cor10,10; 12,7; Gal4,13-14). Sull'effettiva diagnosi di questa "spina nella carne" non è possibile dare risposte precise e sono state ipotizzate,[29] oltre a generiche tentazioni carnali, epilessia (derivante dall'esperienza della conversione), isteria, emicrania, depressione, sciatica, reumatismi, sordità, lebbra, balbuzie, un disturbo agli occhi (così J.B. Lightfoot sulla base di Gal4,15).

Tratti psicologici[modifica | modifica sorgente]

I tratti comportamentali che si possono dedurre dal Nuovo Testamento sono sostanzialmente ambivalenti. Paolo non doveva avere un carattere particolarmente amabile: sono riportati dissidi con l'evangelista Marco (At13,13; 15,37-38, verso il quale sembra in seguito ben disposto in Col4,10), Barnaba (At15,39-40; Gal2,13), Pietro (Gal2,11-16), Giacomo e con tutto l'allora maggioritario partito giudeo-cristiano (vedi At15, dove la discussione viene presentata con tratti e toni più irenici di Gal2, verosimilmente più aderente alla realtà). Sotto questo aspetto l'affermazione di At9,30-31 secondo la quale, una volta partito Paolo, "la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria" può suonare ironica e liberatoria.

Paolo è caratterizzato da una forte caparbietà e resistenza alle avversità (vedi soprattutto 2Cor11,23-28), anche se la sua ultima lettera, la Seconda lettera a Timoteo (se autentica), sembra scritta da un Paolo ormai stanco e abbattuto. Il successo della sua predicazione con la fondazione di nuove chiese in Grecia e Asia e la forte influenza che mostrava di avere sulla stessa Chiesa di Gerusalemme mostrano che doveva essere caratterizzato da un certo carisma e magnetismo, al punto da essere identificato dagli avversari Ebrei come capo del cristianesimo (At24,5). La cura di queste nuove comunità tramite l'invio di lettere e collaboratori, l'analisi dei problemi che le caratterizzavano e le chiare, talvolta dure, direttive in proposito, la scelta di capi (presbiteri e vescovi) e le successive nuove visite mostrano una notevole capacità di gestire le risorse umane. L'aspro ed energico Paolo era però caratterizzato anche da un sincero affetto e amore (si veda, ad esempio, 1Ts2,7-12; Gal4,18-20), che si rivolge anche agli "avversari" giudeo-cristiani in occasione della colletta di Gerusalemme, da lui organizzata tra le sue comunità per far fronte alle necessità dei poveri della città santa (si veda, ad esempio, 2Cor8-9).

Legami familiari[modifica | modifica sorgente]

Il Nuovo Testamento non fornisce informazioni dirette intorno alla famiglia di Paolo. Questa risiedeva verosimilmente a Tarso, dove egli nacque, e, come accennato sopra, è possibile che fosse originaria di Giscala, in Giudea. L'attività lavorativa familiare era, verosimilmente, come per Paolo, la manifattura di tende. In At23,16 (probabilmente attorno al 58) viene fatto cenno al "figlio della sorella di Paolo", presente a Gerusalemme, ed è possibile che questa (forse con altri familiari) si fosse trasferita nella città. Circa lo stato civile di Paolo, in nessun passo si accenna a moglie o a figli e in 1Cor7,8 (inizio anni 50) si dichiara celibe.

Possibile cronologia[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione cronologica della vita e del ministero di Paolo, come per tutti i personaggi del Nuovo Testamento (incluso Gesù), è in gran parte ipotetica. La narrazione degli Atti, che descrive in maniera particolareggiata il suo ministero pubblico con alcuni accenni al mondo greco-romano, unita ad alcune preziose seppur sporadiche integrazioni cronologiche presenti nelle lettere di Paolo e in altri scritti successivi, permette tuttavia di ricostruire un quadro verosimile, condiviso nelle linee fondamentali da biblisti e storici contemporanei.

Talvolta si riscontrano differenze tra le lettere e gli Atti: p.es. in Gal1,17 Paolo accenna a un viaggio in Arabia (attuale Giordania) dopo la conversione, particolare assente nella narrazione di Atti. In questi casi gli studiosi propendono per l'armonizzazione complementare delle fonti.

Il punto più oscuro della sua vita riguarda gli ultimi anni successivi alla prigionia romana, attorno ai primi anni sessanta, attorno ai quali le ricostruzioni possibili vertono sulla possibilità di una seconda prigionia, più dura della prima, e sulla eventualità di un altro viaggio, in oriente o in Spagna.

Possibile cronologia della vita di Paolo[30]
CE[31] BG[32] TOB[33] DP[34] RF[35] Evento Redazione lettere Atti Lettere Eventi correlati
- 5-10 5-10? - 5-10 Nascita a Tarso - 22,3 - -
- - - - - Trasferimento a Gerusalemme - 22,3; 26,4 - -
35 34 o 36 c. 37 c. 33 34-35 Poco dopo il martirio di Stefano,[36] conversione sulla via di Damasco e battesimo - 9,1-19, ripreso in 22,4-21;26,9-18 Gal1,15-16 -
35-37 - c. 37-39 - - Predicazione in Arabia e a Damasco - 9,19-25 Gal1,17 -
37 36 o 38 c. 39 35 36-37 Fuga da Damasco controllata dal re nabateo Areta IV;
prima breve ("15 giorni") visita a Gerusalemme "dopo 3 anni"[37] dalla conversione
- 9,25-30 2Cor11,32-33;
Gal1,18-20
Governo di Areta IV su Damasco (forse) tra il 37-39[38]
37-43 - - 35+ - Soggiorno a Tarso, predicazione in Siria e Cilicia - 9,30 Gal1,21 -
43-44 - c. 43 45 - Barnaba porta Paolo da Tarso ad Antiochia di Siria, soggiorno un anno intero - 11,25-26 - -
44 o 45 48 - 46 - Visita (coincidente con la successiva visita del Concilio?[39]) a Gerusalemme "per portare soccorso" all'annunciata carestia, morte di Erode,[40] ritorno ad Antiochia - 11,27-30; 12,21-25 - Erode Agrippa I muore nel marzo del 44. Carestia in diverse zone dell'impero durante l'impero di Claudio (41-54), in Giudea in particolare sotto i governatori Cuspio Fado (44-46) e Tiberio Giulio Alessandro (46-48), aggravata dall'anno sabbatico del 47-48[41]
45-49 46-48 45-48 47-48 46-48 Primo viaggio con Barnaba (e in parte Giovanni-Marco): Cipro (incontro con Sergio Paolo), Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe; ritorno tramite le stesse tappe ad Antiochia di Siria - 13-14 - Sergio Paolo proconsole di Cipro
49-50 - 48-49 48-49 49-50 Visita a Gerusalemme e Concilio "dopo 14 anni"[37] e ritorno ad Antiochia - 15,1-35 Gal2,1-9 -
50+ 49+ 50+ 49+ 50+ Inizio del secondo viaggio con Sila-Silvano: Siria, Cilicia, Derbe, Listra, Filippi, Tessalonica, Berea, Atene - 15,36-18,1 - -
- inverno 50 - estate 52 inverno 50 - estate 52 - - Soggiorno a Corinto (almeno) "un anno e mezzo", incontro con Aquila e Priscilla espulsi poco prima da Roma, incontro col proconsole Gallione Prima e Seconda lettera ai Tessalonicesi a Corinto 18,1-18 - Espulsione degli Ebrei da Roma, tra i quali Aquila e Priscilla, nel 49-50;[42]
Gallione proconsole dell'Acaia attorno al 52 (vedi Iscrizione di Delfi), "data cardine" della cronologia paolina
53 52 52 51-52 52 Fine del secondo viaggio: Efeso, Cesarea, visita a Gerusalemme - 18,18-22 -
- - 52-53 51-52 - Ritorno e permanenza ad Antiochia - 18,22 - -
53+ 53+ 54+ 52+ 53+ Inizio del terzo viaggio: Galazia, Frigia, soggiorno a Efeso per (almeno) 2 anni e 3 mesi, probabile prigionia con liberazione, Macedonia Prima lettera ai Corinzi a Efeso;
Lettera ai Galati e Lettera ai Filippesi a Efeso; Seconda lettera ai Corinzi in Macedonia
18,23-20,1 - -
57 inverno 57-58 inverno 57-58 57 - Soggiorno a Corinto per 3 mesi Romani 20,2-3 - -
57 Pasqua 58 Pasqua 58 - 57 Fine del terzo viaggio: da Filippi a Cesarea - 20,3-21,14 -
57 Pentecoste 58 Pentecoste 58 57 - Visita a Gerusalemme, arresto nel tempio, condotto a Cesarea dove incontra il governatore Felice - 21,15-24,26 - Felice governatore di Giudea (forse) tra il 52 - 59/60
57-59 58-60 58-60 57-59 58-60 Prigioniero due anni a Cesarea, incontra il governatore Porcio Festo e il re Marco Giulio Agrippa II - 24,27-26,32 - Porcio Festo governatore di Giudea (forse) tra il 59/60 - 62
59-60 60-61 60-61 59-60 60 In autunno viaggio in mare verso Roma, naufragio, inverno a Malta, arrivo a Roma - 27,1-28,16 -
60-62 61-63 61-63 60-62 61-63 Arresti domiciliari a Roma per (almeno) 2 anni Colossesi, Efesini, Filemone? 28,17-31 - -
62-66 -  ? - - Libertà e predicazione a Roma?
viaggio in Spagna (BG 63)?
quarto viaggio a Efeso, Creta, Macedonia (BG c. 65)?
Prima lettera a Timoteo e Lettera a Tito in Macedonia nel 65? (BG) - - -
66 67  ? - - Seconda prigionia a Roma? Seconda lettera a Timoteo? - - -
67 c. 67 64-67 (?) 65? 63 Decapitato a Roma - - -

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Paolo nacque a Tarso di Cilicia da genitori (o nonni) originari probabilmente di Giscala, in Galilea. Nella giovinezza si trasferì a Gerusalemme.

Secondo At22,3 Paolo nacque a Tarso, in Cilicia (attuale Turchia del sud). Sofronio Eusebio Girolamo invece riferisce, verso la fine del IV secolo, che era originario di "Giscala di Giudea" (attuale Jish in arabo, Gush Halav in ebraico, nell'attuale Galilea) ed emigrò a Tarso con i parentes (genitori o nonni) quando la città fu conquistata dai Romani.[15] Non è chiara la fonte ("favola") dalla quale attinge Girolamo. Il dettaglio della conquista romana della città è verosimilmente un anacronismo: vere e proprie operazioni militari romane in Giudea sono testimoniate sotto Gneo Pompeo Magno (63 a.C.) e soprattutto durante la prima guerra giudaica (66-74), che vide la cattura di Giscala nel 67 per resa all'allora generale Tito.[43] Per questo gli studiosi contemporanei rigettano l'ipotesi della nascita a Giscala, sebbene rimanga possibile un'origine galilaica dei suoi antenati, probabilmente nonni, poi trasferitisi a Tarso.

Nessun dato delle fonti storiche accenna direttamente alla data di nascita, sebbene alcuni sporadici e generici accenni siano presenti nel Nuovo Testamento. In At7,58, in occasione del martirio di Stefano avvenuto pochi anni dopo la morte di Gesù (circa prima metà degli anni trenta), Saulo è detto giovane. In At9,1-2 l'incarico ufficiale ottenuto dal Sommo Sacerdote, di poco precedente alla conversione collocata attorno alla metà degli anni trenta, suggerisce una certa maturità anagrafica. In Fm9, scritta nei primi anni sessanta, Paolo si definisce vecchio. È diffusa convinzione tra gli studiosi che la nascita vada collocata, verosimilmente ma non sicuramente, attorno al 5-10 d.C.

Circa i primi anni della sua vita, in At22,3 e At26,4 Paolo si dice cresciuto a Gerusalemme, dove studiò alla scuola di Gamaliele. Non è chiaro quando si trasferì nella città santa da Tarso. La Mishnah (fine II secolo) stabilisce a 15 anni l'inizio dello studio del Talmud,[44] ed è pertanto possibile che si sia trasferito all'inizio della giovinezza.

Persecutore[modifica | modifica sorgente]

Martirio di Santo Stefano, dipinto di Pietro da Cortona (1660, attualmente conservato all'Ermitage). Saulo-Paolo è raffigurato sulla destra con le vesti dei lapidatori.

In At7,58; 8,1 (ripreso da At22,20), alla sua prima comparsa nella narrazione biblica, Paolo viene descritto come presente e accondiscendente all'uccisione di Stefano (attorno al 35), il primo martire cristiano, sebbene non sia stato direttamente partecipe della sua lapidazione ma il semplice "custode dei mantelli" dei lapidatori. In seguito, prima dell'adesione al Cristianesimo, Paolo aveva ricoperto ruoli di particolare rilievo nelle alte sfere religiose ebraiche relativamente alla persecuzione dei cristiani. Il suo zelante operato è accennato direttamente in diversi passi di Atti e delle lettere (At8,3; 9,1-2; 26,9-11; Gal1,13-14; 1Cor15,9; Fl3,6; 1Tm1,13), mentre in altri passi sono riportate le eco indirette della sua persecuzione (At9,13; 9,21; 9,26; Gal1,23).

Le modalità pratiche e il contesto di questa persecuzione paolina, probabilmente descritta con toni esagerati, non sono chiare. È possibile che la sua azione si sia limitata alla sola comunità di Gerusalemme e in seguito, quando la persecuzione portò alla dispersione dei credenti, cercò di rivolgersi anche ai profughi cristiani fuori dalla città, nella fattispecie quelli residenti a Damasco (At9,2). I riferimenti biblici indicano che questa persecuzione ebraica, all'interno della quale appunto operava Paolo, inizialmente non fu rivolta a tutti i cristiani indistintamente ma solo ai cosiddetti ellenisti, cioè i cristiani di cultura greca come Stefano e Filippo. Gli apostoli (e i giudeo-cristiani) invece sembrano rimanere indisturbati (At8,1; 8,14), salvati dalla loro appartenenza alla comunità giudaica e dalla adesione ai precetti religiosi della fede ebraica. Dalle fonti storiche non appare chiara l'effettiva portata di questa persecuzione ebraica: Giuseppe Flavio, principale e preziosa fonte extra-cristiana circa il medio-oriente del I secolo, non fa cenno di una sistematica persecuzione, e anche nel testo biblico le uccisioni dirette descritte sono solo quella di Stefano e dell'apostolo Giacomo "il Maggiore" (At12,1-2, attorno al 44), alle quali va aggiunta in seguito quella di Giacomo "il Giusto" (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 20,9, attorno al 62). È possibile che la persecuzione ebraica (e paolina) sia stata più una questione giuridico-religiosa, finalizzata alla scomunica e all'interdizione dei cristiani dal culto della sinagoga e del tempio, che un sistematico eccidio.

L'accenno al voto circa la condanna capitale di At26,10 sembra suggerire una sua appartenenza al Gran Sinedrio di Gerusalemme, il consiglio religioso ebraico di 70 membri (71 col Sommo Sacerdote) al quale solo spettava il voto e la delibera (ma durante l'occupazione romana non l'esecuzione, vedi il caso di Gesù) delle condanne a morte per motivi religiosi, dal quale lo stesso Paolo sarà giudicato (At22,30-23,10). Questa appartenenza sinedrita farebbe di Paolo uno degli Ebrei più noti e rilevanti dell'ebraismo dell'epoca, ma viene solitamente esclusa dagli studiosi anche perché non direttamente affermata dai testi biblici e non usata nelle sue lettere quando in vari loci presenta le sue credenziali. In tal senso, il suo "voto" per la condanna a morte dei cristiani deve essere inteso come un semplice consenso.

Conversione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conversione di Paolo.
Conversione di San Paolo, dipinto di Caravaggio (1600-1601, attualmente conservato a Santa Maria del Popolo).

Tradizionalmente l'adesione di Paolo al movimento cristiano viene indicata col termine "conversione".[45][46]

L'evento è descritto esplicitamente negli Atti degli Apostoli e accennato implicitamente in alcune lettere paoline. In At9,1-9 c'è la descrizione narrativa dell'accaduto, che è raccontato nuovamente dallo stesso Paolo con lievi variazioni sia al termine del tentativo di linciaggio a Gerusalemme (At22,6-11) che durante la comparizione a Cesarea davanti al governatore Porcio Festo e al re Marco Giulio Agrippa II (At26,12-18):

« Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. »   (Atti 9,1-9)
Battesimo di san Paolo da parte di Anania, dipinto di Pietro da Cortona (1631, attualmente conservato a Santa Maria della Concezione).

La tradizione artistica successiva ha immaginato la caduta a terra come una caduta da cavallo ma il particolare è assente da tutti e tre i resoconti, sebbene rimanga possibile e verosimile poiché l'evento si verificò durante il viaggio. Dopo questa folgorazione-rivelazione-chiamata (il testo non usa mai metànoia, "conversione") Paolo si recò a Damasco e ricevette il battesimo da un giudeo-cristiano di nome Anania, riacquistando la vista (At9,10-19; 22,12-16). Secondo il testo biblico fu tramite Anania che Gesù risorto comunicò a Paolo il mandato missionario ai gentili (At9,15) che caratterizzerà il suo ministero successivo.

Gli accenni generici alla conversione contenuti in alcune lettere paoline non descrivono esplicitamente l'evento come in Atti[47] ma si riferiscono genericamente a una maturazione ed evoluzione interiore di Paolo: Gal1,11-17; Fl3,3-17; 1Tm1,12-17; Rm7,7-25 (Rm è così generico che non è chiaro se si riferisca o meno alla propria vicenda personale). Anche in questi passi non è usato il termine "conversione" ma i generici chiamata, scelta, conquista-cattura.

L'interpretazione storica dell'evento da parte degli studiosi contemporanei è diversificata: mentre gli studiosi cristiani ammettono -tendenzialmente- il valore storico della triplice narrazione di Atti, per gli studiosi non credenti il carattere soprannaturale e miracolistico di essa, che ha come protagonista Gesù risorto, li porta a negare valore storico alla descrizione, accettando comunque la conversione al cristianesimo come testimoniata anche dalle lettere. In questo caso la descrizione dell'evento non è altro che un prodotto narrativo di Luca.

Inizio della predicazione[modifica | modifica sorgente]

Bab Kisan (porta di Kisan) a Damasco, che secondo la tradizione fu il tratto di cinta muraria dalla quale scappò Paolo. Attualmente contiene una cappella di rito cristiano melchita.

Secondo il resoconto di Atti (9,19-25), dopo la conversione sulla via di Damasco e il battesimo ricevuto da Anania, Paolo rimase nella città per un tempo indeterminato ("molti giorni"), predicando nelle sinagoghe il messaggio cristiano agli Ebrei. Questi però cercarono di ucciderlo e fu aiutato a scappare dai "suoi discepoli", che lo calarono di notte in una cesta facendolo uscire dalle mura cittadine. Da Damasco si recò poi a Gerusalemme (9,26).

Questo resoconto è integrabile con alcune sporadiche informazioni presenti nelle lettere paoline. In 2Cor11,32-33 Paolo racconta l'episodio della fuga nella cesta, collocandolo cronologicamente durante il dominio sulla città da parte del re nabateo Areta IV (verso la fine degli anni trenta[38]). In Gal1,17 Paolo specifica che dopo la conversione (e quindi il suo arrivo a Damasco), si recò in Arabia (da intendersi come il regno dei Nabatei nell'attuale Giordania, poi compreso nella provincia romana di Arabia), per poi ritornare dopo un tempo indefinito nuovamente a Damasco. Il soggiorno a Damasco quindi sembra essere stato duplice, presentato come unico da Atti che omette il viaggio in Arabia. I biblisti collocano la fuga nella cesta, al termine del secondo soggiorno.[48] Circa il viaggio in Arabia non sono noti il motivo, i luoghi visitati, la durata e i risultati conseguiti. È verosimile che sia stato caratterizzato, come gli anni successivi, dalla predicazione del cristianesimo nelle sinagoghe.

Sulla via tra Gerusalemme e Damasco avvenne la conversione di Paolo, quindi si recò in Arabia, tornò a Damasco da dove fuggì verso Gerusalemme (prima visita) e quindi Tarso.

Secondo At9,26-30, giunto a Gerusalemme fu accolto inizialmente con freddezza e timore dai cristiani della città a motivo del suo passato di persecutore dei cristiani. Il giudeo-cristiano Barnaba si fece suo garante, iniziando così con Paolo una collaborazione che durerà negli anni successivi.[49] Nella città santa continuò a predicare nelle sinagoghe ma anche qui, come a Damasco, fu costretto a fuggire nella sua città natale Tarso. Gal1,18-19 aggiunge alcune precisazioni: questa prima visita a Gerusalemme avvenne "3 anni dopo"[37] la sua conversione, fu breve ("15 giorni"), vide l'incontro di Paolo con Pietro e Giacomo.

Ad Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fuga a Tarso Paolo si recò in Siria e Cilicia, quindi fu condotto da Barnaba ad Antiochia dove risiedette, e da lì si recò per la seconda volta a Gerusalemme.

Dopo essere fuggito da Gerusalemme, Paolo rimase a Tarso diversi anni (tra i 5 e i 10 a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, v. sopra). Di questo lungo periodo oscuro della sua vita rimane solo l'accenno di Gal1,21 che vede Paolo recarsi in Siria e Cilicia, cioè nei dintorni di Tarso. Non è esplicitato il motivo di questi viaggi ma è presumibile che si riferissero a una predicazione itinerante, e come per il caso della predicazione precedente in Arabia non sono noti luoghi visitati, durata e risultati conseguiti.

In Atti Paolo fa la sua ricomparsa solo in 11,25-26 quando il suo mentore Barnaba, inviato dalla chiesa di Gerusalemme ad Antiochia di Siria, lo va a cercare nella vicina Tarso per farne un suo collaboratore e lo conduce nella città siriaca, allora la principale metropoli del medio-oriente. Qui Paolo rimarrà strettamente legato alla comunità cristiana per alcuni anni. La tradizione cristiana ha conservato memoria di una grotta, detta di San Pietro, nella quale si sarebbe riunita la chiesa di Antiochia.[50]

Dopo "un anno intero" di permanenza, Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme (seconda visita, vedi At11,27-30; 12,21-25). Occasione del viaggio fu una colletta[51] della chiesa di Antiochia per la chiesa di Gerusalemme in vista di una carestia che, stando al racconto di Atti, era stata predetta da un cristiano di nome Agabo. Dopo aver portato le offerte della colletta ritornarono ad Antiochia. La notizia della morte di Erode Agrippa I (44 d.C.), collocata tra la partenza e il ritorno di Paolo, e le informazioni pervenuteci da autori extra-cristiani circa la prolungata carestia in Palestina, collocano l'accaduto attorno alla metà degli anni quaranta.[41]

In passato da alcuni biblisti questa seconda visita veniva fatta coincidere con quella descritta in Gal2,1-9 (vedi paragrafo cronologico sopra), ma attualmente vi è accordo nel considerare quest'ultima come coincidente con la terza visita, quella del concilio di Gerusalemme (v. dopo).

Primo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi paolini.

Dopo un tempo imprecisato dal ritorno dalla seconda visita a Gerusalemme, Paolo partì per il primo di quelli che saranno i suoi tre viaggi missionari itineranti. Protagonisti furono (almeno) Paolo, Barnaba e per il tratto iniziale Giovanni-Marco, cugino di Barnaba (Col4,10), che in seguito comporrà a Roma il secondo vangelo. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è tra i due e 5 anni, collocabili nella seconda metà degli anni quaranta (v. sopra). I destinatari della predicazione sono principalmente gli Ebrei ma anche i pagani.

Concilio di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concilio di Gerusalemme e Paolo di Tarso e il giudaismo.
Pietro e Paolo (dipinto di Guido Reni, circa 1605) furono con Giacomo il Giusto i protagonisti del Concilio di Gerusalemme.

Dopo un periodo imprecisato ("non poco tempo") dal ritorno ad Antiochia scoppiò un dissidio nella comunità che porterà al cosiddetto "concilio di Gerusalemme" con la terza visita di Paolo nella città santa. La descrizione degli eventi è contenuta in At15,1-35 e, sotto una prospettiva diversa, in Gal2,1-9. In passato alcuni biblisti hanno ipotizzato che il racconto di Galati non corrispondesse a questa terza visita ma fosse da collocare nella seconda visita, durante la quale Paolo portò le offerte per la carestia. Attualmente la maggior parte degli esegeti però rifiuta questa ipotesi, ritenendo che At15 corrisponda a Gal2.[52]

La questione riguardava le recenti conversioni al cristianesimo di alcuni pagani (detti ellenisti) che erano avvenute nella città. Fino a quel momento le comunità cristiane erano composte prevalentemente da Ebrei che avevano accettato la messianicità di Gesù e la sua risurrezione (detto giudeo-cristiani), i quali accettavano le prescrizioni della Legge ebraica nella quale erano cresciuti, in primis la circoncisione. I pagani convertiti erano però estranei dalla tradizione ebraica e, soprattutto, non erano circoncisi. Per questo "alcuni" (probabilmente giudeo-cristiani di origine farisaica) venuti dalla Giudea ad Antiochia insegnavano la necessità della circoncisione che doveva essere imposta loro. A questa richiesta si opposero Paolo e Barnaba. Il confronto con la vita e la predicazione di Gesù non forniva chiare indicazioni a favore di una delle due posizioni: Gesù stesso era un ebreo circonciso e osservante i precetti della Legge ebraica, ma nella sua predicazione appare come costante ricorrente il contrasto con alcuni di questi precetti (vedi p.es. il ritornello "è stato detto... ma io vi dico" del discorso della montagna) e con la modalità esteriore e formale con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli.

Per risolvere questa impasse Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme (Gal2,2 precisa che il motivo del viaggio fu "per una rivelazione"). Qui ebbe luogo la discussione, che la tradizione cristiana indica come il primo concilio, che vide in definitiva la vittoria della posizione paolina ("non cedemmo neppure un istante", Gal2,5): ai nuovi convertiti non occorreva imporre l'osservanza della legge ebraica ("non fu imposto nulla di più", Gal2,6), ma solo di alcune norme fondamentali, cioè l'astensione "dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia" (At15,28-29, particolare omesso da Gal).

Nonostante l'atmosfera irenica che traspare dal resoconto di Atti, lo scontro tra le due fazioni dovette essere abbastanza aspro, come testimoniato da Galati. Inoltre il comune accordo raggiunto a Gerusalemme non impedì che la questione avesse uno strascico successivo, il cosiddetto "incidente di Antiochia" (riferito dal solo Paolo in Gal2,11-14). A quanto pare la comunità giudeo-cristiana continuava a vedere gli ellenisti come una sorta di cristiani di "seconda categoria", arrivando a scindere la mensa (eucaristica?) per le due distinte comunità. Pietro si lasciò coinvolgere in questa separazione, contraria allo spirito paritario emerso al Concilio, coinvolgendo anche Barnaba e venendo per questo apertamente ripreso da Paolo.

Anche Paolo tuttavia non si attenne strettamente al Concilio: in seguito fece circoncidere Timoteo affinché venisse accettato anche dai Giudei e dai giudeo-cristiani (At16,1-3).

Secondo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi paolini.

Il secondo viaggio missionario è narrato in At15,36-18,22. Protagonisti furono (almeno) Paolo e Sila-Silvano, ai quali si aggiunse poco dopo Timoteo. Le regioni toccate sono la Galazia del sud, evangelizzata nel primo viaggio, e quindi la Macedonia e la Grecia. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è circa 4-5 anni, collocabili attorno al 50 (v. sopra).

Terzo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi paolini.

Dopo un periodo imprecisato, Paolo partì (da solo o con altri?[53]) per il terzo viaggio missionario, descritto in At 18,23-21,15. Le regioni toccate sono le attuali Grecia e Turchia, già visitate nei viaggi precedenti. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è circa 5-6 anni, collocabili attorno alla metà degli anni cinquanta (v. sopra).

Arresto e viaggio verso Roma[modifica | modifica sorgente]

Paolo si rivolge alla folla che tentava di linciarlo sulla scalinata del tempio di Gerusalemme, illustrazione di Gustave Doré.

Il motivo dell'arrivo a Gerusalemme è dettato verosimilmente dalla necessità di portare alla chiesa locale i frutti della "colletta dei santi". Gli eventi successivi all'arrivo sono ampiamente descritti a partire da At21,15. Viene narrato un nuovo incontro con Giacomo, dal quale traspare la tensione e il sospetto che ancora, nonostante le decisioni del concilio di Gerusalemme ribadite dallo stesso Giacomo in At21,25, dovevano esserci tra i giudeo-cristiani e le comunità paoline: "hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini" (At21,21). Giacomo gli consiglia di recarsi nel tempio per purificarsi assieme a quattro uomini che avevano fatto un voto (verosimilmente il nazireato), testimoniando così pubblicamente la sua adesione formale all'ebraismo.

Dopo una settimana, mentre si trovava nella spianata del tempio Paolo fu riconosciuto da alcuni Ebrei dell'Asia (probabilmente Efeso) e fu accusato, oltre che di aver predicato "contro la legge e contro questo luogo", anche di aver introdotto un pagano (l'ellenista Trofimo di Efeso) nel recinto del tempio riservato agli Ebrei. L'accusa era falsa (Paolo era accompagnato da Trofimo ma non nel tempio) ma il reato era grave, essendo prevista la pena di morte per il trasgressore.

Ne derivò un tumulto nel quale Paolo rischiò il linciaggio. Intervenne un tribuno romano, un certo Claudio Lisia (At23,26;24,7;24,22), che dalla vicina fortezza Antonia poteva controllare la spianata del tempio, e che salvò Paolo dalla morte. Questi chiese all'ufficiale di potersi rivolgere alla folla inferocita e tenne un discorso nel quale raccontava la sua chiamata da parte di Gesù a predicare ai pagani, ma non riuscì a calmare il tumulto. Il tribuno lo portò al sicuro nella fortezza e stava per flagellarlo, ma Paolo rivelò di essere cittadino romano. Il giorno seguente il tribuno dispose un regolare processo del Sinedrio e Paolo riuscì abilmente a risvegliare i conflitti che intercorrevano tra sadducei e farisei, principali componenti del Sinedrio, conquistando il favore di questi ultimi. Risolto il processo con un nulla di fatto, alcuni giudei ordirono un piano per uccidere Paolo e il tribuno lo fece trasferire a Cesarea, sede del governatore Felice, allegando una lettera nella quale specificava che «...in realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia».

A Cesarea lo raggiunsero il sommo sacerdote Anania e alcuni Giudei, che lo accusarono formalmente di fronte al governatore, ma Felice non si pronunciò né per la condanna né per la scarcerazione, permettendogli di godere durante la sua detenzione di una certa libertà (At24,23) fino allo scadere del suo mandato, due anni dopo (At24,27). Quest'attesa può essere dovuta all'incertezza e alla prudenza con la quale i governatori romani esitavano a pronunciarsi sulle questioni religiose ebraiche, a loro indifferenti (vedi anche il caso di Gesù e Pilato, Gv18,31, e Paolo con Gallione, At18,15). Non sembra comunque che Felice lo trovasse colpevole, apparendo al contrario ben disposto nei suoi confronti (At24,24-27), anche se lo lasciò in prigione «...volendo dimostrare benevolenza verso i Giudei».

Allo scadere del mandato di Felice gli successe Porcio Festo (circa 59/60 d.C.) ed ebbe luogo un secondo processo contro Paolo da parte dei capi dei Giudei. Anche in questo caso il governatore mostrò incertezza, non pronunciandosi né per una condanna né per la scarcerazione, e Paolo si appellò al giudizio dell'imperatore, suo diritto in quanto cittadino romano, al quale Festo dovette acconsentire (verosimilmente con sollievo): «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai» (At25,12).

Dopo un tempo indeterminato ("diversi giorni") giunse a Cesarea il re Agrippa con sua sorella e amante Berenice, discendente di Erode e sovrano di un limitato territorio nel nord dell'attuale Giordania, e chiese di poter ascoltare Paolo. Al termine del suo lungo racconto, nel quale narrò nuovamente la sua chiamata da parte di Gesù risorto, sia il re che il governatore sembrarono convinti della sua innocenza (At26,30-32).

Verso l'autunno Paolo si imbarcò per Roma con altri prigionieri (e con Luca?), sotto la custodia di un certo Giulio.[54] Anche in questo viaggio Paolo sembra godere di una discreta libertà e indulgenza (v. p.es. At 27,3;27,43), come era stato trattato in precedenza dalle varie autorità romane. Le tappe del viaggio furono Sidone, la costa nord di Cipro, Myra di Licia, Buoni Porti e Lasea a Creta. Al largo di Creta la sua nave, un ponto,[55] incappò in una tempesta e andò alla deriva per 14 giorni, durante i quali Paolo sembra essere stato la guida carismatica di passeggeri, marinai e soldati. Approdarono infine a Malta. Nell'isola è conservato il ricordo toponomastico del luogo dello sbarco nella Baia di San Paolo.

Località toccate dal viaggio in prigionia di Paolo verso Roma, attorno al 60.

Secondo il resoconto degli Atti, a Malta Paolo compì numerosi miracoli (At 28,1-10). Dopo tre mesi, finita la brutta stagione, il viaggio per mare verso Roma riprese passando per Siracusa,[56] Reggio,[57][58] Pozzuoli, e quindi a piedi per il Foro di Appio e le Tre Taverne. A Roma la tradizione conserva il ricordo del luogo dove avrebbe dimorato Paolo agli arresti domiciliari per (almeno) due anni (At 28,30), nel quale è stata poi costruita la Chiesa di San Paolo alla Regola.

Durante questi arresti domiciliari a Roma, Paolo scrisse probabilmente le lettere agli Efesini, ai Colossesi e forse Filemone.

Ipotesi sugli ultimi anni: quarto viaggio?[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi paolini.

Il dettagliato resoconto degli Atti degli Apostoli termina con l'arrivo di Paolo a Roma, dove rimase almeno due anni (At28,30). Quello che successe dalla fine di questi due anni (circa 62/63) alla morte di Paolo (tra il 64-67, vedi dopo) non è noto con certezza e dipende in particolare dal riconoscimento o meno dell'autenticità delle lettere pastorali, Prima e Seconda lettera a Timoteo e Lettera a Tito. Gli scenari possibili sono quattro, e tutti ammettono la scarcerazione di Paolo dalla prigionia, particolare storicamente verosimile: secondo Atti, tutte le autorità incontrate da Paolo si mostrarono ben disposte verso di lui e non trovarono nel suo comportamento motivi che potessero portare a una condanna.[59]

Morte[modifica | modifica sorgente]

Martirio di San Paolo, illustrazione di Hendrik Goltzius del XVII secolo
Decapitazione di San Paolo, di Enrique Simonet (1887), Cattedrale di Málaga

Secondo la tradizione cristiana Paolo morì durante la persecuzione di Nerone, decapitato (pena di morte dignitosa riservata ai cittadini romani) presso le Aquæ Salviæ, poco a sud di Roma, probabilmente nell'anno 67 d.C.

Dalle lettere di Paolo così dagli Atti degli Apostoli, scritti attorno all'80 (che terminano la narrazione con l'arrivo a Roma e con la prima blanda prigionia, una sorta di "custodia cautelare", in attesa di comparire "di fronte a Cesare") si possono ricavare informazioni utili per collocare dal punto di vista cronologico la vita di Paolo, ma, ovviamente, non per chiarire le circostanze della morte dell'apostolo.

La già citata Lettera ai Corinzi di Clemente romano (fine I secolo) accenna a un martirio di Paolo "sotto i prefetti", ma non esplicita il nome dei prefetti né luogo, data, motivo e modalità del martirio.[60]

Tertulliano (fine II secolo) riporta che a Roma "vinse la sua corona morendo come Giovanni" (Battista, cioè decapitato).[61]

L'apocrifo Martirio di San Paolo apostolo (tr. it.), facente parte degli Atti di Paolo (fine II secolo), descrive dettagliatamente la morte di Paolo per esplicito volere di Nerone. Come per gli altri apocrifi il testo viene giudicato leggendario dagli storici contemporanei.

« In piedi, rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista, rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta gloria; e al ritorno annunziarono a Cesare [i.e. Nerone] quanto era accaduto. Anch'egli ne rimase stupito e imbarazzato »
(Cap. 5)

Eusebio attorno al 325 riporta che fu decapitato a Roma sotto Nerone (regno 54-68, che va verosimilmente ristretto al periodo 64-68 seguente al grande incendio di Roma e alla persecuzione anticristiana connessa), e citando la perduta Lettera ai Romani di Dionigi di Corinto (fine II secolo) colloca il martirio di Pietro e Paolo nello stesso giorno, senza però specificarlo.[62]

Girolamo verso fine IV secolo precisa che fu decapitato a Roma e fu sepolto lungo la via Ostiense nel 14º anno di Nerone (67),[63] due anni dopo la morte di Seneca.[64]

Importante, per la sua antichità, è anche la testimonianza del presbitero Gaio, ecclesiastico vissuto al tempo di papa Zefirino (199-217). In un suo scritto contro Proclo, capo della setta dei Montanisti (Catafrigi), parla dei luoghi ove furono deposte le sacre spoglie dei detti Apostoli (Pietro e Paolo) dicendo: «Io posso mostrarti i trofei degli Apostoli. Se vorrai recarti al Vaticano, o sulla via Ostiense, troverai i trofei dei fondatori di questa Chiesa». (Historia Ecclesiastica, 11, 25; P.L. 20, 207-210)

La chiesa di San Paolo all'interno del complesso trappista dell'abbazia delle Tre Fontane a Roma lungo la via Laurentina, costruita nel luogo dove, secondo la tradizione, avvenne la decapitazione di Paolo. Un primo edificio di culto fu costruito nel V secolo, nella sua forma attuale risale al 1599. La lapide all'ingresso recita "S.PAULI APOSTOLI MARTYRII LOCUS UBI TRES FONTES MIRABILITER ERUPERUNT", "luogo del martirio di san Paolo apostolo dove tre fonti sgorgarono miracolosamente" (la testa di Paolo, cadendo, avrebbe fatto tre rimbalzi dove sarebbero sgorgate le tre fontane, presenti all'interno della chiesa).

L'apocrifo Atti di Pietro e Paolo (dopo il IV secolo, en) riferisce che la decapitazione di Paolo avvenne presso la via Ostiense lo stesso giorno della morte di Pietro, precisando la data del martirio al 29 giugno. La Storia di Perpetua,[65] aggiunta contenuta in alcuni manoscritti greci, precisa che il luogo della decapitazione era chiamato Aquæ Salviæ ed era situato "vicino al pino". La data deriva probabilmente dal fatto che il 29 giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano (253-260), le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, e solo quasi un secolo dopo papa Silvestro I (314-335) fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura. In questa data la tradizione cattolica celebra la solennità dei santi Pietro e Paolo.

Nel luogo dove secondo la tradizione avvenne il martirio, le Aquæ Salviæ, in seguito fu edificata l'abbazia delle Tre Fontane, mentre sul luogo del sepolcro è stata costruita la basilica di San Paolo fuori le mura. Per secoli il sepolcro era rimasto nascosto sotto al pavimento della basilica. Lavori archeologici svolti tra il 2002 e il 2006 sotto la guida di Giorgio Filippi lo hanno riportato alla luce.[66]

Il 29 giugno 2009, nella cerimonia ecumenica conclusiva dell'Anno Paolino (ovvero il Bimillenario della nascita di San Paolo apostolo, «dagli storici collocata tra il 7 e il 10 d.C.»[67]) papa Benedetto XVI ha annunciato i risultati della prima ricognizione canonica effettuata all'interno del sarcofago di San Paolo.[68] In particolare, il sommo pontefice ha riferito che «nel sarcofago, che non è mai stato aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree». Il papa ha poi proseguito affermando che i «piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all'esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo». «Ciò - ha concluso - sembra confermare l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione».

La prigionia di Paolo - Interpretazione della moderna storiografia[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione storica[modifica | modifica sorgente]

Il racconto tradizionale, che vuole Paolo di Tarso «più volte imprigionato dai romani» non è giudicato attendibile secondo alcune recenti ricerche storiografiche. Mentre per il periodo storico preso in esame non mancano fonti antiche, come Tacito e Giuseppe Flavio (gli accenni alla prigionia di Paolo sono presenti solamente in alcuni passi degli Atti degli apostoli), che vengono ora diversamente interpretati sulla base delle conclusioni raggiunte da una branca della moderna storiografia che si occupa del controllo delle fonti.

Durante i suoi viaggi, Paolo di Tarso aveva fatto tappa nelle città di Filippi e Tessalonica, in entrambe le località rimediando l'accusa di esercizio della magia da parte dei capi delle comunità ebraiche, cui i magistrati romani non dettero credito. Anche a Corinto fu portato in giudizio, da un certo Sostene (Sosthenes in greco),[69] capo della comunità israelita corinzia, per rispondere delle accuse di "religione non permessa". Infatti i culti, per essere "legali", dovevano essere riconosciuti dall'autorità di Roma, e il cristianesimo non era tra quelli: dicevano infatti «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge» (At 18,13). Il proconsole Junio Anneo Gallio (fratello di Lucio Anneo Seneca) rifiutò di procedere ritenendo che la giustizia romana non fosse interessata a questioni puramente religiose (At 18,12-17). Gli Atti aggiungono che il capo della sinagoga fu malmenato dal popolo che reclamava attenzione: «Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.» (At 18,17).

Forte della protezione delle leggi di Roma, Paolo era tornato a Gerusalemme nel 58 e, contro il parere dei capi della comunità cristiana, si era recato nel tempio ebraico per predicare, scatenando la prevedibile reazione degli ebrei.

Paolo, quindi, sarebbe stato non arrestato, ma strappato in extremis al linciaggio dal pronto intervento dei soldati romani, agli ordini del tribuno Claudio Lissa, i quali portarono al sicuro l'apostolo nella fortezza Antonia, incalzati dalla folla inferocita che gridava «ammazzalo, ammazzalo!». Il racconto degli Atti degli Apostoli parla sì di arresto, ma fa chiaramente intendere che ci fu un salvataggio (At 21,27-36).

Il tribuno Lissa convocò il sinedrio, ma non si ritenne in grado di prendere una decisione. Tuttavia, avuta notizia che si stava preparando un colpo di mano per eliminare Paolo, probabilmente allo scopo di evitare altri disordini, lo fece trasferire a Cesarea - protetto da una forte scorta di duecento fanti, duecento arcieri e settanta cavalieri - sede del governatore Antonio Felice e della più importante guarnigione romana in Giudea.

Anche il governatore rimandò la decisione, ma fece restare Paolo all'interno del castrum in "custodia militaris", ovvero sotto protezione. Secondo l'ordinamento Romano, la custodia militaris era una misura ben diversa dalla "custodia publica" (ovvero l'arresto) e lasciava la possibilità al "custodito", di ricevere chiunque volesse e condurre una vita pressoché normale, certo col divieto di lasciare la fortezza. Ma è facile dedurre che Paolo, in tale situazione, neppure si sarebbe sognato di contravvenire al divieto.

Rimase in questa condizione due anni, durante i quali pare che il governatore propose all'apostolo di trasferirlo sotto scorta in altra città, in cambio d'una adeguata somma di denaro. Antonio Felice (fratello di Pallante, il più importante consigliere di Claudio) era un uomo avido e corrotto e, per questo motivo, fu destituito da Nerone che nominò governatore il più scrupoloso Porcio Festo.[70]

A una sola settimana dal suo insediamento, il nuovo governatore decise di risolvere la situazione riconvocando il sinedrio e, ascoltata la richiesta di condanna a morte, esternò la propria incompetenza giuridica: «Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche malvagia azione, io vi ascolterei come di ragione, o Ebrei. Ma si tratta di discussioni su una parola, su dei nomi e sulla vostra legge: io non voglio dover giudicare di cose come queste.»[71] In teoria aveva dato ragione a Paolo, ma in pratica la liberazione l'avrebbe esposto alla vendetta dei Giudei. D'altro canto mantenerlo all'infinito in "custodia militaris" significava ammettere implicitamente l'inefficacia dell'autorità di Roma.

A trarre d'impaccio il governatore fu lo stesso Paolo che, nella sua qualità di cittadino romano esercitò il diritto di appellarsi al giudizio dell'imperatore Nerone: («Civis romanus sum. Caesarem appello!»). Occorre precisare che, pochi anni prima (57), Paolo aveva definito l'imperatore "autorità istituita da Dio", raccomandandone l'obbedienza ai cristiani dell'Urbe.[72]

L'apostolo fu dunque imbarcato nel porto militare di Cesarea e scortato a Roma dal centurione Giulio. Qui giunto nel 60, in attesa del giudizio imperiale fu posto agli "arresti domiciliari", da dove tuttavia poté predicare in assoluta libertà e senza ostacoli.[73]

Nel 62 fu sottoposto al giudizio del tribunale di Roma, presieduto dal Prefetto del pretorio Afranio Burro, che lo assolse.

Apocrifi e leggende successive[modifica | modifica sorgente]

Come per altri personaggi del Nuovo Testamento la devozione cristiana ha elaborato numerose leggende e testi apocrifi relativi alla figura di Paolo.

Caduta di Simon Mago per opera di Pietro e Paolo davanti all'imperatore Nerone, episodio narrato negli Atti di Pietro e Paolo (dipinto di Benozzo Gozzoli, 1461-62).

Opere di Paolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lettere di Paolo.
Valentin de Boulogne o Nicolas Tournier, San Paolo che scrive le sue lettere, XVI secolo circa, Blaffer Foundation Collection, Houston.

Le tredici lettere di Paolo del Nuovo Testamento sono scritte in greco. Tradizionalmente sono considerate redatte tra gli anni cinquanta e 60, durante il suo ministero itinerante e la prigionia a Cesarea e/o Roma. In epoca contemporanea, con lo svilupparsi del metodo storico-critico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di queste lettere:[74]

I dubbi sono dettati principalmente da motivi di ordine filologico: per alcune lettere, il vocabolario, lo stile narrativo e gli argomenti trattati sono diversi da quelli delle lettere considerate sicuramente autentiche. Tale diversità può comunque essere ricondotta a diversi periodi storici (anni 50 contro anni sessanta), diverso atteggiamento di Paolo (energico e combattivo nelle prime lettere, stanco e affaticato nelle lettere pastorali), diverso contesto dei destinatari (sistematizzazione della dottrina cristiana nelle prime lettere, attenzione alla comunità e ai ruoli nelle lettere successive).

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero paolino.

Paolo rappresenta, dal punto di vista cronologico e anche per importanza rivestita nella tradizione successiva, il primo teologo cristiano.

Visioni alternative di Paolo[modifica | modifica sorgente]

Ebioniti[modifica | modifica sorgente]

Gli Ebioniti, la cui visione del Cristianesimo teneva in grande considerazione la Legge ebraica, ritenevano Paolo originario di Tarso ma di etnia e religione greca e non ebraica. Secondo quanto raccontato da Epifanio di Salamina, eresiologo del IV secolo, gli Ebioniti ritenevano che Paolo, giunto a Gerusalemme, si fosse innamorato della figlia del Sommo Sacerdote e si fosse convertito all'Ebraismo per poterla sposare. Rifiutato, si accostò al neonato movimento cristiano e iniziò a predicare e scrivere contro la circoncisione e la legge ebraica.[75] Gli Ebioniti non ricevevano Paolo come apostolo, e dicevano che egli era un apostata della Legge.[76]

Hyam Maccoby[modifica | modifica sorgente]

Lo studioso ebreo britannico Hyam Maccoby (1924-2004) in alcune sue opere[77] ha in parte ripreso la concezione di Paolo che era propria degli Ebioniti. Secondo la sua ricostruzione, Paolo non era ebreo ma un gentile, cresciuto in un ambiente influenzato dalle religioni popolari misteriche ellenistiche centrate nella morte e nella resurrezione di divinità salvatrici. Successivamente si convertì al Giudaismo con la speranza di diventare un rabbino fariseo. Paolo trovò poi lavoro a Gerusalemme come un ufficiale di polizia del sommo sacerdote. Questo incarico lo condusse a un conflitto con sé stesso, che si manifestò mentre viaggiava verso Damasco per svolgere una missione. Decise di aderire al Cristianesimo. Riuscì a elaborare una religione completamente nuova centrata nella passione e morte di Gesù come un sacrificio mistico, nella quale confluirono elementi delle religioni misteriche elleniste e del Giudaismo.

Nella sua personale elaborazione Paolo avrebbe ideato molti dei concetti chiave del Cristianesimo ripresi poi sia dai vangeli che dai successivi testi cristiani neotestamentari. In tale ottica, il vero fondatore del Cristianesimo sarebbe Paolo, non Gesù. Anche gli scritti dello stesso Paolo, secondo Maccoby, sarebbero stati successivamente alterati.

Michael White[modifica | modifica sorgente]

L. Michael White[78] sottolinea degli scritti paolini la componente escatologica (discorso sulle "cose ultime" della storia terrena, 1Ts1,10;4,13;5,1-11;5,23) e apocalittica (la rivelazione di persone, situazioni o eventi ultraterreni, Gal1,15-16;2,1-2; 2Cor12,1-5). L'autore evidenzia la forte attesa messianico-apocalittica presente in parte del giudaismo dell'epoca, testimoniata dal Libro di Daniele e dalle numerose apocalissi apocrife ebraiche redatte attorno all'inizio dell'era cristiana e anche dal tema dell'imminenza dell'Regno presente nella predicazione di Gesù.

In questo contesto storico, Paolo era un pio giudeo che riteneva prossima una imminente apocalisse con la conseguente fine del mondo e l'istituzione del Regno di Dio. Secondo l'autore quindi la predicazione di Paolo non fu particolarmente innovativa

« Paolo non fu il primo cristiano. Infatti, Paolo non usa mai il termine "cristiano". Anzi, si dichiara chiaramente come un pio giudeo chiamato da Dio, attraverso Gesù, alla missione di portare il suo messaggio ai non ebrei. Quindi la visione di sé di Paolo rimane sempre ebraica, anche quando discute con Pietro, Giacomo (il fratello di Gesù), o altri più fedeli giudei tra i seguaci di Gesù. Paolo, quindi, deve essere visto come parte di quella diversità presente tra questi seguaci che diede vitalità e aprì nuovi orizzonti al movimento »
(L. Michael White. From Jesus to Christianity, pagina 145)

Paolo nel Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Un ritratto di San Paolo.

Tradizione cattolica[modifica | modifica sorgente]

Per ricordare la figura di Paolo di Tarso, papa Benedetto XVI ha indetto l'Anno Paolino nel bimillenario di quella che è considerato, simbolicamente e con una certa arbitrarietà, l'anno di nascita del santo.[79] L'Anno Paolino è iniziato il 28 giugno 2008 e si è concluso il 29 giugno 2009.

Tradizione ortodossa[modifica | modifica sorgente]

Il mondo ortodosso ha riservato a Paolo attenzione non minore di quello cattolico, anche perché esiste una ricca letteratura dei padri greci su di lui. Un esempio lo abbiamo in San Basilio (330 circa - 379), che in una lettera dice:

« Io suppongo pertanto che Paolo, il vaso di elezione, abbia pensato che non fosse sufficiente soltanto proclamare Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo, cosa che ha mostrato per mezzo dell'espressione «un solo Dio», se non mostrava anche, con l'aggiunta della parola «Padre», colui dal quale vengono tutte le cose, e se non indicava, con la menzione del Cristo, il Verbo per mezzo del quale tutte le cose esistono; e ancora, se non faceva conoscere l'incarnazione facendo appello a Gesù Cristo e se non metteva sotto gli occhi la passione e non rivelava la resurrezione. »

Tradizione protestante[modifica | modifica sorgente]

Fra le varie confessioni protestanti-evangeliche la figura di Paolo è vista come personaggio fondamentale della storia del Cristianesimo. Le chiese che hanno un calendario liturgico come quella anglicana o luterana hanno festività dedicate a San Paolo derivate dal calendario cattolico latino. Nelle chiese evangeliche (Pentecostali, Battisti Riformati, ecc.) tale usanza è totalmente assente.

Luoghi di culto[modifica | modifica sorgente]

Numerosi sono i luoghi di culto dedicati a San Paolo (vedi parziale elenco). Tra questi i più noti:

Patronati[modifica | modifica sorgente]

A san Paolo sono inoltre riferiti numerosi toponimi, in Italia e nel mondo (vedi parziale elenco).

Paolo nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Paolo è stato una figura particolarmente ricorrente nell'arte cristiana. È stato raffigurato in affreschi, dipinti, mosaici, miniature, icone, statue, bassorilievi, vetrate.[80] In epoca moderna gli sono riferiti romanzi, melodie, film e musical.

Iconografia[modifica | modifica sorgente]

Paolo è stato tradizionalmente raffigurato secondo gli elementi presenti nella descrizione dell'apocrifo Atti di Paolo e Tecla (v. sopra). Tuttavia questa descrizione viene attualmente considerata come non storica ma influenzata da diversi stereotipi culturali dell'epoca.[81] Anzianità, barba e calvizie erano associati all'archetipo classico del filosofo. La barba inoltre era una caratteristica fisica costante degli Ebrei, ai quali era associato anche il naso sporgente. L'essere calvo può derivare anche dall'indicazione di At18,18, nel testo però riferito al voto di Nazireato. La bassa statura può derivare da 1Cor10,10;15,9, oltre che dal nome Paolo. I particolari esteticamente non positivi (gambe arcuate e sopracciglie congiunte) erano attribuiti al filosofo Socrate.

L'attributo più ricorrente nell'antichità era il rotolo o libro nella mano, per indicare le sue lettere. Dal XIII secolo compare come attributo iconografico la spada che richiama sia il suo passato di persecutore che il martirio per decapitazione.

Nelle opere relative alla conversione, soprattutto pittoriche, viene tradizionalmente rappresentato col cavallo dal quale sarebbe caduto, ma il particolare non è esplicitamente menzionato nei tre racconti degli Atti.

Dipinti[modifica | modifica sorgente]

Sculture[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Musical[modifica | modifica sorgente]

  • 2008: Sulla via di Damasco, promosso dall'ANSPI, regia di Michele Casella, con musica di Michele Paulicelli, costumi di Franca Corrado
  • 2008: Paolo di Tarso Il Musical, regia di Valerio Buffetti, testi e musiche di Valerio Buffetti, Matteo Scariolo, Paolo Scariolo, Daniele Mauri, Linda Spandri, Fabio Riccardi
  • 2009: Ciò che resta è amore della Associazione CGS LIFE di Biancavilla (CT) su musiche di Armando Bellocchi, testi di Giuseppina Costa e Francesco Di Mauro
  • 2009: Fino al terzo Cielo - San Paolo, l'Apostolo delle genti, della Compagnia teatrale Piccola Comunità. Regia e sceneggiatura di Paolo Prati; testi e musiche di Enrico Franchi e Matteo Gelmini; coreografie di Dimes Busana; costumi di Roberta Paggin, Paolina Molinari, Enrico Franchi.

Proverbi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'attributo del libro si riferisce alle lettere scritte da Paolo alle comunità cristiane; la fune, alla sua precedente attività di tessitore; la cesta, all'episodio della sua fuga da Damasco (vedi in merito il paragrafo: Inizio della predicazione). La spada – divenuto elemento iconografico soltanto a partire dal XIII secolo, è invece un riferimento al martirio di Paolo, avvenuto appunto per decapitazione.
  2. ^ La data dell'8, ipotizzata dal Bimillenario della nascita di San Paolo Apostolo indetto dalla Chiesa cattolica nel 2008, è simbolica.
  3. ^ Con maggiori indizi, seppure tardivi, per il 67 (vedi dopo).
  4. ^ Paolo dà di sé stesso questa definizione in Rm 11,13 e Gal 2,8.
  5. ^ Secondo il testo degli Atti degli Apostoli, Paolo rivolse la sua predicazione prevalentemente ai pagani; non fu però il primo a operare in tal senso, in quanto Pietro convertì il centurione romano Cornelio (At 10) prima della predicazione itinerante di Paolo. Ma mentre sia Gesù (in occasione del famoso episodio della Cananea) che Pietro (in ossequio agli insegnamenti di Gesù) dimostrarono sempre e comunque una predilezione per i Giudei, accettando gli "altri" nella propria comunità solo dopo una eccezionale dimostrazione di Fede già in essi presente (dimostrazione che rendeva dunque i pagani l'eccezione, e gli Israeliti la regola) Paolo fu il primo a parificare tutta l'umanità, convertendo anche i pagani "da zero" piuttosto che rivolgersi solo a coloro che erano, in fondo, già convertiti, come la Cananea a il Centurione Cornelio.
  6. ^ "[...] et decidens in terram audivi vocem dicentem mihi Saule Saule quid me persequeris" Atti degli Apostoli,(9, 1-22)
  7. ^ Vedi in merito il paragrafo: Ipotesi sugli ultimi anni: quarto viaggio?.
  8. ^ Del nome Σαούλ vi sono 9 occorrenze (At 9,4.17; 22,7.13; 26,14).
  9. ^ Del nome Σαῦλος vi sono 15 occorrenze (At 7,58; 8,1.3; 9,1.8.11.22.24; 11,25.30; 12,25; 13,1.2.7.9).
  10. ^ F. Scerbo, Lessico dei nomi propri ebraici del Vecchio Testamento, Firenze, 1913.
  11. ^ Secondo la voce «Paulus» in http://www.dizionario-latino.com, significa «poco, piccolo, scarso».
  12. ^ «Il nome romano di 'Paolo' [...] nasconde in realtà quello di 'Saulo', e può derivare [...] da un semplice scambio per assonanza con quello ebraico» (Romano Penna, voce «Paolo» in Il Grande libro dei Santi (3 voll.), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1998, vol. III, p. 1569).
  13. ^ Vedi in merito il paragrafo Aspetto fisico.
  14. ^ La più antica ipotesi in tal senso si trova in Girolamo, De viris illustribus, 5:
    (LA)
    « Cumque primum ad praedicationem eius Sergius Paulus proconsul Cypri credidisset, ab eo quod eum Christi fidei subegerat, sortitus est nomen Paulus. »
    (IT)
    « Poiché Sergio Paolo, proconsole di Cipro, fu il primo a credere alla sua [di Paolo] predicazione, sottomettendosi alla fede in Cristo, ne derivò il nome Paolo [di Saulo]. »
  15. ^ a b Girolamo, De viris illustribus, 5:
    (LA)
    « Paulus apostolus [...] de tribu Benjamin et oppido Judaeae Giscalis fuit, quo a Romanis capto, cum parentibus suis Tarsum Ciliciae commigravit. »
    (IT)
    « Paolo apostolo [...] fu della tribù di Beniamino e della città di Giscala di Giudea, la quale fu catturata dai Romani, e si trasferì con i suoi genitori (o nonni) a Tarso di Cilicia. »
    Commento alla Lettera a Filemone, 23:
    (LA)
    « Talem fabulas accipimus: Aiunt parentes apostoli Pauli de Gyscalis regione fuisse Judaeae; et eos, cum tota provincia, Romana vastaretur manu, et dispergentur in orbem Judei, in Tharsum urbem Ciliciae fuisse traslatos: parentum conditionem adolescentulum Paulum secutum. »
    (IT)
    « Questa diceria («favola») abbiamo sentito: riferiscono che i genitori (o nonni) dell'apostolo Paolo fossero della regione di Giscala di Giudea, e loro, quando tutta la provincia per mano dei Romani veniva devastata e i Giudei si disperdevano per il mondo, si fossero trasferiti nella città di Tarso di Cilicia: l'adolescente Paolo avrebbe seguito i suoi genitori. »
  16. ^ a b Hengel M., Il Paolo precristiano, Studi Biblici 100, Brescia 1992, cit. da Dizionario di Paolo e delle sue lettere, voce «Cittadinanza romana», Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1999.
  17. ^ Bibbia TOB, nota a At22,28.
  18. ^ Così Bruce, F. F. The Book of Acts. Grand Rapids: Eerdmans, 1988.
  19. ^ Così Robert Eisenman, "Paul as Herodian", in Journal of Higher Criticism, 3/1 (1996), pp. 110-122.
  20. ^ Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, 14,137.
  21. ^ In 1Tm1,12; 2Tm1,3 è presente il corrispondente greco del latino gratiam habeo, ho grazia, mentre solitamente Paolo usa il greco 'puro' eucaristo, ringrazio, rendo grazia.
  22. ^ Alcuni ipotizzano una formazione ellenista a Tarso (cfr. Il Grande libro dei Santi, 1998, s.v. "Paolo", vol. III p. 1569), altri la escludono (cfr. Dizionario di Paolo e delle sue lettere, 1999, s.v. "Paolo negli atti e nelle lettere", p. 1135).
  23. ^ Dizionario di Paolo e delle sue lettere, 1999, s.v. "Filosofia", pp. 648-649).
  24. ^ Landeskriminalamt della Renania Settentrionale-Vestfalia (Germania), vedi articolo in tedesco nel sito ufficiale.
  25. ^ Atti di Paolo, 2-3.
  26. ^ Pseudo-Crisostomo, In princip. apostol. Petrum et Paulum, PG 49,494-95.
  27. ^ Giovanni Malala, Cronografia, PG 97,389).
  28. ^ Niceforo Callisto, Storia Ecclesiastica, PG 145, 853).
  29. ^ Dizionario di Paolo e delle sue lettere, s.v. "Guarigione, malattia".
  30. ^ Le ipotetiche ricostruzioni cronologiche circa la vita di Paolo e la storia della Chiesa dei primi decenni variano, seppure per pochi anni, a seconda degli studiosi. Vengono qui proposte alcune ipotesi particolarmente note a livello divulgativo.
  31. ^ Voce St. Paul nella Catholic Encyclopedia, 1911. Non tiene conto dell'Iscrizione di Delfi che, sebbene scoperta nel 1905, fu pubblicata solo nel 1925.
  32. ^ Bibbia di Gerusalemme, 1973, pp. 2676-2679.
  33. ^ Bibbia TOB, 1975-1976, pp. 2917-2920.
  34. ^ Dizionario di Paolo e delle sue lettere, edizione italiana a cura di Romano Penna, Cinisello Balsamo 1999, di Dictionary of Paul and his Letters, a cura dei protestanti statunitensi G.F. Hawthorne; R.P. Martin; D.G. Reid, 1993, pp. 1144-1145. Nella voce "Cronologia di Paolo", pp. 408-421 esamina varie possibili ricostruzioni cronologiche ma propende in definitiva per la proposta qui riportata.
  35. ^ Rinaldo Fabris, Paolo. L'apostolo delle genti, Milano 1997, p. 89.
  36. ^ Questo dato non fornisce criteri cronologici utili circa la data della conversione. Visto che l'autorità romana si arrogava il diritto di morte, si può ipotizzare che la lapidazione da parte degli Ebrei di Stefano sia avvenuta nel breve vuoto di potere tra la deposizione del governatore Pilato (36 d.C.) e l'arrivo del successore Marcello, durante il quale il Sinedrio avrebbe potuto agire autonomamente (così sarà per l'uccisione di Giacomo il Giusto nel 62, avvenuta in occasione del vuoto di potere tra Festo e Albino). Tuttavia Atti descrive la lapidazione come il risultato non di un vero e proprio processo sinedrita ma di un linciaggio, possibile (ma non legale) dunque anche durante la presenza del governatore romano.
  37. ^ a b c Le indicazioni di "3 anni" e "14 anni" di Gal1,18; 2,1 non sono di immediata e chiara utilità nella ricostruzione cronologica per due motivi. Innanzitutto, nel modo di computare ebraico potevano essere inclusi anche gli estremi, anche se parziali: p.es. i "3 giorni" passati da Gesù nel sepolcro sono in realtà poco più che una giornata e mezza, dal tramonto del venerdì all'alba della domenica. Allo stesso modo, "3 anni" può riferirsi ipoteticamente anche a un periodo di soli 14 mesi. Inoltre non è chiaro se "dopo 14 anni" vada considerato come includente o meno i 3 anni, cioè se vada considerato come 14 oppure 14+3.
  38. ^ a b Damasco era una città storicamente appartenente alla Siria, seppure confinante con l'estremo nord del regno nabateo in Arabia. Il dominio del re nabateo Areta IV (9 a.C. - 40 d.C.) su Damasco non è testimoniato direttamente da fonti testuali o archeologiche. Tuttavia la politica estera romana nel medio-oriente del I secolo, particolarmente elastica e abile a muoversi tra città autonome, re, etnarchi e tetrarchi, con largizioni, conquiste o annessioni territoriali in rapido mutamento, non rende impossibile tale dominio. Sono state ritrovate monete damascene con l'effigie di Tiberio risalenti al 34 che testimoniano un controllo romano diretto della città in quell'anno. Escludendo a priori una vittoria militare nabatea contro l'impero, è difficile ipotizzare l'elargizione della città ad Areta da parte di Tiberio fino alla sua morte, nel 37, dato che l'imperatore era ostile al re (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 18,5,13). Il dominio di Areta su Damasco rimane quindi possibile tra l'accessione del nuovo imperatore Caligola (marzo 37), che si mostrò particolarmente attento ai re soci, e la morte di Areta nel 40.
  39. ^ Così la Bibbia di Gerusalemme che colloca la carestia nel 48.
  40. ^ Nel testo la morte di Erode è descritta dopo la partenza per Gerusalemme di Paolo e prima del ritorno, ma questa sistemazione può essere più narrativa che cronologica.
  41. ^ a b Nelle fonti storiche extrabibilche si trovano accenni a questa carestia generalizzata in Svetonio, Claudio 18 lat, e relativamente alla Giudea in particolare in Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 20,2,5; 20,5,2, che Paolo Orosio colloca con precisione nel 44, 4º anno di Tiberio (Storia contro i pagani 7,6,12 lat).
  42. ^ Espulsione descritta da Svetonio, Claudio 25,2 lat, e datata dallo storico Paolo Orosio in Storia Contro i Pagani VII,6,15-16 al 9º anno del regno di Claudio.
  43. ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, iv.1-2 (en).
  44. ^ Trattato Avot 5,22.
  45. ^ Vedi p.es. la tradizione cattolica che ricorda l'evento con la festa liturgica della "Conversione di San Paolo Apostolo", dicitura usata anche in recenti documenti pontifici (p.es. il Decreto con il quale si concede una speciale facoltà per la celebrazione della Conversione di San Paolo Apostolo nell'anno giubilare, bimillenario della sua nascita del 25 gennaio 2008).
  46. ^ Alcuni studiosi (vedi p.es. K. Stendahl, Paolo tra Ebrei e Pagani, 1976, tr. it. 1995), assumendo come storicamente fondato il resoconto biblico, preferiscono parlare di "vocazione" o chiamata di Paolo da parte di Gesù, evidenziando come il termine "conversione" sia invece più adatto per indicare il passaggio dal paganesimo idolatrico al cristianesimo (vedi p.es. Nuovo dizionario enciclopedico illustrato della Bibbia, Casale Monferrato 1997, s.v. "Paolo", par. 2. "La vocazione-rivelazione di Paolo", pp. 754-755; Dizionario di Paolo, s.v. "Conversione e chiamata di Paolo", pp. 285-298). La dicitura "conversione" resta comunque quella più comunemente usata e condivisa.
  47. ^ Nelle lettere paoline comunque le descrizioni narrative vere e proprie, sia per le vicende autobiografiche di Paolo che per la vita e le opere di Gesù, sono quasi del tutto assenti (alcune eccezioni sono la descrizione dell'Ultima Cena in 1Cor11,23-26 e il resoconto del concilio di Gerusalemme e degli eventi precedenti in Gal2).
  48. ^ L'ipotesi di una fuga al termine del primo soggiorno è improbabile: Paolo, fuggendo dal governatore di Areta a Damasco, si sarebbe recato nel cuore del regno di Areta, per poi tornare nella città dove era ricercato. La fuga al termine del secondo soggiorno, che terminò con l'arrivo a Gerusalemme, lo portò fuori dai domini del re nabateo.
  49. ^ Secondo Joseph Holzner "L'apostolo Paolo" Editrice Morcelliana pag 17 e 33, Barnaba e Paolo furono condiscepoli alla scuola di Gamaliele
  50. ^ Vedi descrizione nel sito dello Studio Biblico Francescano.
  51. ^ Questa colletta non va confusa con la cosiddetta "colletta dei santi" organizzata da Paolo negli anni successivi tra le sue comunità, sempre a favore della chiesa di Gerusalemme.
  52. ^ Per un approfondito esame della questione vedi Dizionario di Paolo e delle sue lettere, s.v. "Gerusalemme", par. "Visite di Paolo a Gerusalemme", pp. 691-696.
  53. ^ At19,29 accenna ai macedoni Gaio e Aristarco, "compagni di viaggio di Paolo" a Efeso, e non è chiaro se avessero partecipato al viaggio dalla partenza ad Antiochia o se si fossero aggiunti in seguito.
  54. ^ Talvolta questo tragitto Cesarea-Roma viene indicato come "quarto viaggio" ma, non essendo stato un vero e proprio viaggio con espliciti intenti missionari come gli altri tre, questa dicitura può apparire non corretta.
  55. ^ Jean-Paul Deudon, Le grandi vie marittime, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p.27
  56. ^ Una tradizione locale ricorda uno sbarco a Sampieri.
  57. ^ Una tradizione locale ricorda un breve soggiorno durante il quale avvenne l'evangelizzazione della città e il miracolo della colonna.
  58. ^ Secondo una versione della leggenda relativa al culto della Madonna della Lettera, il giorno successivo alla sosta a Reggio, Paolo si recò a Messina per portare alla città una lettera da parte della Vergine Maria.
  59. ^ Vedi voce "Itinerari, progetti di viaggio, parusia apostolica" in Dizionario di Paolo e delle sue lettere, che non considera però la quarta opzione (Spagna e Oriente).
  60. ^ Prima lettera di Clemente 5,6-7
  61. ^ Tertulliano, De praescriptione haereticorum 36 en.
  62. ^ Eusebio, Storia Ecclesiastica 2,25,5.8 en; 3,1,2 en.
  63. ^ Sofronio Eusebio Girolamo, De viris illustribus 5: "Hic ergo quarto decimo Neronis anno, eodem die quo Petrus Romae, pro Christo capite truncatur, sepultusque est in via Ostiensi, anno post passionem Domini tricesimo septimo".
  64. ^ Sofronio Eusebio Girolamo, De viris illustribus 12.
  65. ^ (EN) The Story of Perpetua in ANF08. The Twelve Patriarchs, Excerpts and Epistles, The Clementia, Apocrypha, Decretals, Memoirs of Edessa and Syriac Documents, Remains of the First, Calvin College. URL consultato il 22 giugno 2011.
  66. ^ Relazione ufficiale dell'11 dicembre 2006 sui lavori svolti. Foto del sepolcro dal sito archart.it.
  67. ^ Celebrazione dei primi vespri della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. URL consultato il 19-09-2009.
  68. ^ Sonda nella tomba di S.Paolo: trovati i resti dell'apostolo. URL consultato il 19-09-2009.
  69. ^ Gli Atti degli Apostoli non menzionano Sostene come colui che ha portato in giudizio Paolo: si menzionano genericamente i "giudei" (18,12).
  70. ^ Tacito, Annali XII, 54
  71. ^ Atti degli apostoli 25, 18-20; 18, 14-15)
  72. ^ Paolo, Epistola ai Romani 13,1-2
  73. ^ Atti degli apostoli 21, 27-36)
  74. ^ Cf. le introduzioni ai vari libri della Bibbia TOB.
  75. ^ Epifanio di Salamina, Panarion 16.9
  76. ^ Ireneo, Contro le eresie 1:26:2
  77. ^ The Mythmaker: Paul and the Invention of Christianity, 1986; Paul and Hellenism, 1991.
  78. ^ Docente di lettere classiche[La nota dovrebbe essere una fonte della citazione, non una minibiografia senza indicazione della provenienza della citazione] e direttore del programma di studi religiosi presso l'Università del Texas a Austin (suo sito), autore di From Jesus to Christianity, 1998; Apocalypse! Time, History, and Revolution, 1999.
  79. ^ Si veda, a proposito, http://www.annopaolino.org/
  80. ^ Per un excursus delle principali opere, vedi sito jesuswalk.com; sito romansonline.com.
  81. ^ Rinaldo Fabris, Paolo, 1997, pp. 552-553.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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