Scauri

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1leftarrow.pngVoce principale: Minturno.

Scauri
frazione
Scauri – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Comune Minturno-Stemma.png Minturno
Territorio
Coordinate 41°15′23″N 13°42′31″E / 41.256389°N 13.708611°E41.256389; 13.708611 (Scauri)Coordinate: 41°15′23″N 13°42′31″E / 41.256389°N 13.708611°E41.256389; 13.708611 (Scauri)
Abitanti 7 259
Altre informazioni
Cod. postale 04028
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti Scauresi
Patrono Maria SS. Immacolata
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scauri

Scauri (anticamente Pirae, nel Medioevo "Scauli") è una località turistica del comune di Minturno, in provincia di Latina. Si affaccia sulla costa laziale del Mar Tirreno.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tesi pressoché unanime degli studiosi[1], il nome della cittadina trarrebbe origine da Marco Emilio Scauro, princeps senatus, console romano nel 115 a.C., proprietario nell'antico porto di Pirae (questo il nome del luogo in precedenza) di una sontuosa villa marittima. Di una "possessio scauriana" si parla nel Liber Pontificalis del 432 d.C., attraverso il quale il Papa Sisto III edificò la Basilica Liberiana di Roma grazie anche a donazioni provenienti da un possedimento sito in "territurio Gazitano"[2]. Si consideri che tutti i riferimenti letterari, tra il XVIII e il XIX secolo, sull'ipotesi del toponimo tratto dal Console nascono non da storici, ma da canonici locali[3]. Gli studiosi successivi (Jotham Johnson, Angelo De Santis, G. Tommasino, F. Coarelli, G. M. De Rossi, per citarne alcuni) riprendono la suddetta tesi, citando i precedenti riferimenti. Possibile che la cittadina ausone di "Pirae", insieme a quella di Minturnae, facesse parte della Pentapoli Aurunca, anche se esistono dubbi sulla precisa localizzazione delle città della federazione anti-romana. Taluno suppone che "Pirae" non fosse altro che un castrum, un avamposto militare e commerciale della stessa Minturnae. Al di là delle certezze sulla localizzazione, l’esistenza di Pirae è attestata, in ogni caso, da quattro cippi, visibili ancora oggi presso il Museo di Minturnae. Essi, infatti, citano quattro schiavi della gens Pirana (o Peirana). Va ricordato, poi, l'enorme dolium, recipiente usato per la conservazione del vino o dell'olio, ripescato negli anni ‘80 al largo di Ventotene e custodito, tuttora, nel Museo archeologico dell’isola: la sua fabbricazione fu opera di liberti della gens dei Pirani. Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia del I sec. d.C. la dà già in rovina ("fuit oppidum"), localizzandola tra Formiae e Minturnae.

In assenza di un riscontro diretto, il collegamento con il console M. Emilio Scauro è suffragato da diversi indizi, tra cui la corrispondenza tra la cronologia della dimora e l'epoca in cui visse il politico (II-I secolo a.C.), la coincidenza tra il toponimo ed il cognomen del console, l'uso immemorabile degli aggettivi "scauriana" e "scauritano". Bisogna sottolineare, tuttavia, che il cognomen "scaurus" e l'aggettivo "scaurianus" si potrebbero legare almeno ad altri tre gentilizi: gli Umbrici, gli Aureli, i Terenzi, e che il termine "scauritano", come segnalato dallo studioso Castrichino, è termine di origine medievale, che potrebbe riferirsi ad un popolo o cittadinanza. Da segnalare anche il "cippo confinario" ritrovato a Castelforte (ed ora custodito a Minturnae) che cita un certo Metello. La famiglia dei Cecili è attestata a Minturnae e Cecilia Metella era la moglie di M. Emilio Scauro. A considerare il termine "scaurus", si potrebbe, quindi, supporre anche un legame con gli Umbrici Scauri, ricchissimi produttori del celebre garum in Campania (piscine per l'allevamento ittico erano presenti in località Monte d'Oro)[4].

Garum, villa Aulus Umbricius Scaurus, Pompeii; G(ari) F(los) SCAM(bri) SCAURI

Consideriamo ancora che inoltre il termine "scaurus" richiamava ai detriti metallici derivati dalla lavorazione dei metalli (anche in questo caso abbiamo notizie certe della lavorazione di metalli nella zona della Minturnae romana)[5]. Secondo un'altra tesi isolata[6], l'origine del nome di Scauri sarebbe connessa con l'etimologia greca: il toponimo deriverebbe da "eskhara", che significa braciere ardente (relativamente al clima mite della cittadina o forse alle piccole dune di sabbia della spiaggia che - scaldandosi al sole - divenivano roventi). Esiste un'altra Scauri a Pantelleria, ma in questo caso al nome del luogo si attribuisce un'etimologia di origine greca (eskarion = porto, attracco - scaro). Le due omonime cittadine condividerebbero quindi influenze greco - bizantine (Ducato bizantino di Gaeta nel nostro caso) e rapporti "conflittuali" e commerciali con i Saraceni.

Una recentissima ipotesi, di due ricercatori romani, vuole che il luogo derivi dal termine altomedievale "scaula" (barca). La forma lessicale, di origine bizantina, si svilupperebbe nel luogo proprio grazie al suo essere porto naturale sul Tirreno (Cfr. Salvatore Cardillo - Massimo Miranda, "Scauri, li Scauli e l'invenzione della villa di Marco Emilio Scauro", 2013). Il recente saggio storico ipotizza come la tradizione che il nome di Scauri sia da far risalire a Marco Emilio Scauro, console e senatore romano, sia probabilmente una pura invenzione. Infatti, le ipotesi che si succedono nei secoli a favore della derivazione del toponimo dal console e senatore romano, mancano puntualmente di riscontri documentali. Il primo che associa Scauri alla "gens Aemilia" è Francesco Maria Pratilli, noto falsario. Dalla forma scaula-ae, si sarebbe formato il maschile Scauli che per rotacismo avrebbe portato al toponimo del luogo. Interessante la notizia, riportata alla luce dai due studiosi, che Ponzio Pilato potesse essere nato in quei luoghi, notizia tramandata dal teologo domenicano Tommaso Elisio. Si è teorizzato che proprio il territorio di Scauri fosse il luogo vicino al Garigliano, presso il quale i Saraceni si stanziarono (intorno all'881), per poi partire in incursioni terribili e devastanti verso l'entroterra (Montecassino stessa venne messa a ferro e a fuoco nell'883). L'insediamento saraceno sul Garigliano venne sgominato solamente intorno al 915, dopo un lungo assedio e una battaglia campale. Recenti campagne di scavo non hanno portato purtroppo a riscontri positivi. Tuttavia si continua a ipotizzare che potesse essere proprio Scauri il luogo dell'insediamento corsaro. Congettura piuttosto suggestiva: si tratterebbe - assieme alla roccaforte saracena di Fraxinetum, l'odierna La Garde-Freinet, sul Golfo di Saint Tropez - dell'unica testimonianza di un insediamento "stanziale", seppur solo per qualche decina d'anni, dei pirati saraceni in Europa[7][8].

Panoramica sul parco naturale Monte d'Oro, Scauri da monte Petrella - Parco naturale dei Monti Aurunci.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Dell'antica cittadina di Pirae, di origine ausone, si può ammirare, oggi, un tratto della cinta poligonale (le mura megalitiche) con la porta urbana (VII-VI secolo a.C. circa). Tale insediamento era in rovina già all'epoca di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.). Alcuni studiosi hanno teorizzato che Pirae fosse un castrum, un avamposto difensivo e commerciale della città di Minturnae. Secondo J. Johnson, però, non è dimostrabile che vi sia, a Minturnae, una gens antecedente a quella dei "Pirani".

Un'altra teoria recita invece che Pirae (o Castrum Pirae) nacque da un gruppo ausonico che, staccatosi da quello originario montano di Campovivo (Spigno Saturnia), colonizzò il luogo sotto l'attuale Monte D'Oro. Pirae divenne allora importante borgo marittimo, assieme a Sinuessa e Minturnae, e fu dedita ad attività marinaresche e commerciali, restando in frequente contatto con naviganti provenienti dall’oriente (Focesi), dall’Etruria, dalle coste sicule e dalla Magna Grecia, raggiungendo quindi il massimo splendore verso la fine del VI secolo a.C., quando si era consolidata in una vera e propria polis legata alle città della Pentapoli Aurunca per affinità etnica e ragioni supreme di vita e di indipendenza, di fronte alle eventuali piraterie dei naviganti greci e delle invasioni etrusche e sannitiche dell’età storica. Pirae, come detto legata alla Pentapoli Aurunca (ostinata nemica di Roma), dovette cessare di essere indipendente intorno al 314 a.C., anno in cui Roma si assicurò il definitivo dominio di tutto il Latium. Divenuta quindi colonia romana, la cittadina assolse l’importante funzione di nodo stradale nevralgico e di località commerciale. La colonia decadde rapidamente fino ad essere del tutto abbandonata, soprattutto dopo la devastazione subita ad opera dei Longobardi nel 558 d.C. (destino comune nel Lazio a tutte le località costiere, schiacciate all'interno dalle invasioni barbariche e sulla costa dalle incursioni saracene).[9]

Nei periodi repubblicano ed imperiale a Pirae sorsero alcune ville marittime, una delle quali appartenne, secondo gli esperti, al console Marco Emilio Scauro (162-90 o 89 a.C.) e di cui restano ancora alcune rovine, visibili nel vecchio rione.

A partire dall’anno 830, varie sono le citazioni della località nel Codex diplomaticus cajetanus. Ad esempio, in un atto del 993 è riportata la Chiesa di San Pietro Apostolo, sita in "porto scauritano".

In seguito fu un centro produttivo, ma ancora soggetto a razzie. A scopo difensivo sorsero la Torre Quadrata (sul Monte d'Oro) e quella dei Molini (nel vecchio rione): furono erette rispettivamente nel XVI e nel XIV secolo a difesa del litorale. Il 21 luglio 1552, il corsaro turco Dragut sbarcò sul lido di Scauri e trasse in schiavitù 200 persone nei territori circostanti.

Tutte le menzionate testimonianze archeologiche (tranne la Torre Quadrata) sono racchiuse in proprietà private, ma ricadono nell'Area Protetta di Gianola-Monte di Scauri, che fa parte del Parco Regionale Riviera di Ulisse. La Torre Quadrata fu costruita sul Monte d’Oro, riconvertendo una fabbrica medioevale, di forma circolare. Acquisita di recente dal Comune di Minturno, è stata restaurata per favorire la creazione di un osservatorio ornitologico.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio IX nel 1850 attraversò la via Appia, dopo l'esilio di Gaeta. Nella Cappella Ducale della famiglia Caracciolo-Carafa, fin da quel momento, si diffuse il culto mariano, culminante nella Festa Patronale della Natività di Maria (8 settembre). Nel 1931 la Cappella Ducale venne elevata a dignità parrocchiale e dedicata a Maria SS. Immacolata, su iniziativa del primo Parroco della cittadina, Don Antonio Pecorini (1878-1950).

Nel 1954, in occasione del Centenario di proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione, fu realizzata una statua della Vergine dallo scultore altoatesino Giuseppe Obletter, benedetta in Vaticano dal Papa Pio XII ed incoronata nel 2003 da Mons. Pierluigi Mazzoni, Arcivescovo di Gaeta.[10]

In conseguenza dell’ulteriore sviluppo della cittadina, nel 1958 fu creata un'altra Parrocchia, dedicata alla Vergine e Martire Albina, alla quale era intitolata, in passato, una Chiesa, menzionata nel Codex diplomaticus cajetanus sin dal 981 ed in una bolla di Papa Adriano IV del 1158.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Da segnalare due luoghi caratteristici presso il Monte d’Oro: la Grotta Azzurra e la Spiaggia dei Sassolini, che ricadono nell'area del Parco Regionale Riviera di Ulisse. La Spiaggia dei Sassolini è immortalata nel film “Per grazia ricevuta”, interpretato da Nino Manfredi (vincitore del Festival di Cannes nel 1971), e nello sceneggiato “Il Conte di Montecristo” del 1998, interpretato da Gérard Depardieu e da Ornella Muti. Altre scene dello stesso film vennero girate in una bellissima villa di Via del Golfo, nella zona di "Scauri vecchia". Ancora presso il Monte d'Oro danzano delle ballerine nello "Zibaldone" (2008), film diretto e interpretato da Umberto Del Prete.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La cartiera, le fabbriche di laterizi, il turismo balneare[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'antichità Scauri basò la propria economia sull'agricoltura, sulla pesca e sul turismo. Con l'avvento dell'era industriale, sorsero fabbriche di laterizi, ceramiche ed una cartiera, menzionata dallo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe nel libro La biografia di Hackert del 1811.

Cartello sulla via Appia al km 150 in località Scauri di Minturno che ricorda come lì sorgesse la cartiera citata nella Biografia di Hackert di Goethe

Fornitrice del Regno di Napoli, la cartiera di Scauri della famiglia Merola, produsse fogli pregiati per la calcografia e la stamperia reale. I resti del muro perimetrale della fabbrica sono ancora visibili sull’Appia, nei pressi della Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata.

In seguito, verso la fine dell’Ottocento, sorsero due stabilimenti di laterizi: Sieci e Capolino. Entrambi gli opifici furono eredi di un’antica attività: quella della lavorazione della creta, praticata già dalla "Gens Pirana". L’ex complesso “Sieci” rappresenta oggi un esempio di archeologia industriale, con il suo tipico forno Hoffmann. Il Comune di Minturno, proprietario dell’immobile, è impegnato a trasformare la vecchia fornace in polo culturale. Nel 1996 fu presentato un grande progetto di ristutturazione e recupero dell'area dall'architetto Ersilia Russo, che fu presentato con un importantissimo convegno e mostra a Minturno. Sino ad oggi tale progetto rappresenta ancora la più grande ed organica proposta fattibile, non solo per il recupero della intera area, ma anche per la ripresa turistica ed economica di Scauri e dintorni.

Persone legate a Scauri[modifica | modifica wikitesto]

Scauri è una località turistica e commerciale, riprendendo i fasti dell'epoca romana che l'avevano consacrata quale centro di villeggiatura dei patrizi. La conferma giunge dal ritrovamento, sulla fascia litoranea, di rovine di ville romane. Durante il periodo repubblicano, il console Marco Emilio Scauro la scelse per sbrigare i suoi affari e per concedersi qualche giorno di relax. I segni di queste "vacanze tirreniche" del famoso politico si trovano oggi in via Mura Megalitiche, dove sorgono le rovine della sua villa residenziale. Allora ebbe inizio la tradizione turistica di Scauri. Tra gli ospiti illustri della cittadina laziale, la pedagogista Maria Montessori, l'esploratore Umberto Nobile, i cantanti Francesco De Gregori e Anna Tatangelo l'attore-regista Nino Manfredi e l'allora Cardinale Karol Wojtyla.

Oggi è una delle località balneari più frequentate del Sud pontino. Nei periodi di alta stagione si registrano circa 60-70 000 presenze in alloggi privati, in strutture alberghiere ed in campings. Fiori all'occhiello della cittadina del Lazio meridionale sono la spiaggia, lunga circa 4 chilometri ed oggetto di una recente opera di ripascimento, ed il Lungomare.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Basket[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1948 e il 1949 un gruppo di appassionati diede vita alla"Libertas Scauri"; nel 1973 nacque l'attuale società, il "Basket Scauri", che visse anche una parentesi in Serie B.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Seppur non citata col suo vero nome, Scauri è il setting del romanzo Le Trombe, di Giuseppe Cassieri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jotham Johnson Johnson, Excavations at Minturnae, vol. II, Iscrizioni, Philadelphia, 1933, Ristampa a cura dell’Archeoclub Minturnae, ed. italiana, Formia, 1995, p. 91, nota 1; Angelo De Santis, Di alcuni agionimi e gentilizi nella toponomastica minturnese, Roma, Palombi, 1949, pp. 10 ss.; F. Coarelli, Lazio – Guide archeologiche, Roma-Bari, Laterza, 1982, p. 368; G. M. De Rossi, Lazio meridionale, Roma, Newton Compton, 1980, p. 156. Per altri riferimenti bibliografici, v. A. Lepone, Marco Emilio Scauro Princeps Senatus, Caramanica Editore, Scauri, 2005, pp. 105 ss.
  2. ^ A. Lepone, Marco Emilio Scauro Princeps Senatus, Caramanica Editore, Scauri, 2005
  3. ^ Cayro, Ciuffi, Riccardelli, Tutti di Traetto, oggi Minturno
  4. ^ A. Lepone, Scauri, Caramanica, 1993
  5. ^ J. Johnson - Excavationes at Minturnae
  6. ^ R. Castrichino, Scauri da eskhàra, Scauri, Tip. Caramanica, 1978, p. 37.
  7. ^ R. Tucciarone, I Saraceni nel Ducato di Gaeta e nell’Italia centro-meridionale
  8. ^ G. Cossuto - D. Mascitelli, Gli Arabi nel Lazio nei secoli IX e X
  9. ^ Giuseppe Saviano, Minturno, Lineamenti di storia locale
  10. ^ A. Lepone, Il culto mariano a Scauri, Caramanica Editore, Scauri, 2000.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jotham Johnson, Excavations at Minturnae 2: Inscriptions, Philadelphia, 1933. Ristampa a cura dell’Archeoclub Minturnae, ed. italiana, Formia, 1995. ISBN 0-686-11906-1
  • Angelo De Santis, Di alcuni agionimi e gentilizi nella toponomastica minturnese, Roma, Palombi, 1949.
  • A. Lepone, Marco Emilio Scauro Princeps Senatus, Caramanica Editore, Scauri, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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