Gorizia
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| Gorizia | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 84 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 41,11 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 875 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | vedi elenco | ||||||||
| Comuni contigui: | Collio (Brda) (SLO), Farra d'Isonzo, Mossa, Nova Gorica (SLO), San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, San Pietro-Vertoiba (SLO). | ||||||||
| CAP: | 34170 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0481 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 031007 | ||||||||
| Codice catasto: | E098 | ||||||||
| Nome abitanti: | goriziani | ||||||||
| Santo patrono: | Sant'Ilario e San Taziano | ||||||||
| Giorno festivo: | 16 marzo | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
| « Gorizia è la più bella porta aperta sull'Italia » | |
Gorizia (Gurize in friulano, Guriza nel friulano locale, Gorica in sloveno, Görz in tedesco) è un comune italiano di 35.946 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia nel Friuli-Venezia Giulia. La città è punto focale di congiunzione fra il mondo latino e quello slavo e fra la nazione italiana e quella slovena. La componente italiana si articola in massima parte, sia a Gorizia che nella sua Provincia, in due grandi realtà linguistiche e culturali, quella friulana e quella giuliana.
Indice |
[modifica] Geografia fisica
Alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, le Valli dell'Isonzo (Lusinç, Soča) e del Vipacco (Vipac, Vipava), importante luogo di transito già in tempi remoti, Gorizia è bagnata dal fiume Isonzo. La città si affaccia sulla pianura isontina circondata dalle dolci colline del Collio (Cuei, Brda), note per la coltivazione della vite e la produzione di ottimi vini.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Gorizia. |
Gorizia è riparata a nord dai monti e non risente dei freddi venti settentrionali ma, trovandosi quasi allo sbocco dei valichi prealpini e carsici, è soggetta alla bora che soffia da est. Tale vento, che generalmente è secco, talvolta può portare abbondanti nevicate. La bora, però, che soffia dalla valle del Vipacco attraversandola molto violentemente, incontra prima di Gorizia l'ostacolo delle colline a est della città, che ne mitigano sensibilmente la furia. Il clima di Gorizia, relativamente temperato, è tuttavia influenzato dai venti freschi e umidi provenienti da sud-ovest, che penetrano nella pianura isontina verso cui si apre la città. In estate sono abbastanza frequenti i fenomeni temporaleschi: non è raro lo scirocco, cui fanno seguito, di norma, abbondanti precipitazioni.
| GORIZIA | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 7,0 | 8,8 | 12,5 | 17,1 | 22,0 | 25,2 | 27,8 | 27,8 | 24,5 | 19,5 | 12,9 | 8,5 | 8,1 | 17,2 | 26,9 | 19 | 17,8 |
| T. min. media (°C) | -0,2 | 0,7 | 3,3 | 7,4 | 10,6 | 13,9 | 15,8 | 15,7 | 13,1 | 9,1 | 5,5 | 1,5 | 0,7 | 7,1 | 15,1 | 9,2 | 8 |
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia di Gorizia. |
La Storia di Gorizia inizia nel Medioevo (anche se vi sono stati insediamenti nell'area cittadina fin dall'epoca preromana e romana) e continua fino ai nostri giorni in cui Gorizia è una città di frontiera tra il mondo latino e quello slavo.
[modifica] Età antica e medievale
| « MEDIETATEM UNIUS CASTELLI DICTI SYLICANI ET VILLAE QUAE SCLAVONICA LINGUA VOCATUR GORIZA. » |
Nell'area dove attualmente si trova la città di Gorizia sorgevano, fin dal I secolo a.C., due centri abitati romani di modesta entità, Castrum Silicanum e Pons Aesontii. Dal primo trasse origine il villaggio di Salcano, oggi un sobborgo di Nova Gorica in territorio sloveno (Solkan), mentre il secondo era situato sulla via Gemina, nel punto dove attraversava il fiume Isonzo.
| Le origini del nome |
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Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo sloveno gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa collina. Si tratta di un toponimo slavo comune e presente anche nel Friuli-Venezia Giulia (es. Goricizza (UD), Gorizzo (UD), ecc.), che non a caso presentarono nell'XI secolo un ripopolamento con genti slave, dopo le devastanti incursioni degli Ungari. Il nome è citato per la prima volta in un diploma di donazione redatto a Ravenna da Ottone III datata 28 aprile 1001, e pervenutoci in una copia più tarda di provenienza veneziana. |
Il nome di Gorizia compare tuttavia per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva in parti eguali il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza). Gli Eppenstein ressero Gorizia fino al 1090 e, a partire da tale data, la città fu governata prima dai Mosburg, poi dai Lurngau, una famiglia originaria della Val Pusteria imparentata con i conti palatini di Baviera. Con costoro si accrebbe la popolazione della città, costituita in massima parte da friulani (artigiani e mercanti), tedeschi (impiegati nell'Amministrazione) e sloveni (agricoltori), questi ultimi insediati generalmente nelle zone periferiche e nei villaggi limitrofi. La bellicosità di tale famiglia, unitamente a una saggia politica matrimoniale, permise alla contea, nel suo periodo di massimo splendore (seconda metà del XIII e primi decenni del XIV secolo) di estendersi su gran parte del nord est italiano (comprese per un breve periodo anche le città di Treviso e Padova in Veneto), su parte occidentale dell'odierna Slovenia e su alcune zone dell'attuale territorio austriaco. Basti pensare che la massima, se non unica, zecca della Contea di Gorizia era situata a Merano, e che i suoi conti avevano fissato la propria residenza abituale nella città austriaca di Lienz.
Durante il regno di Enrico II (1304-1323) l'abitato, che ormai aveva acquisito delle connotazioni tipicamente urbane, ottenne il rango di città. Nei primi decenni del secolo successivo, l'assorbimento dello Stato patriarcale di Aquileia da parte della Repubblica veneta, indusse i conti di Gorizia a richiedere al doge l'investitura feudale (1424). Con tale atto essi si riconobbero vassalli della Serenissima, Stato successore del Patriarcato. Nel 1455 vennero incorporati a Gorizia, mediante l'estensione dei privilegi cittadini, anche i quartieri non murati della zona meridionale (la cosiddetta Città bassa), abitati in parte da sloveni.
[modifica] Età moderna
Nel 1500 l'ultimo conte, Leonardo, morì senza discendenti nella città di Lienz, e lasciò in eredità la contea a Massimiliano I d'Asburgo. L'atto, ritenuto non valido secondo il diritto internazionale del tempo, dal momento che la Contea di Gorizia era unita alla Repubblica veneta da vincoli di vassallaggio, spinse la Serenissima a denunciare attraverso i canali diplomatici, tale violazione. Ogni tentativo veneziano di riappropriarsi della città, anche mediante la forza, risulterà tuttavia vano. Fra l'aprile del 1508 e l'agosto del 1509 Gorizia fu occupata militarmente da Venezia, allora in guerra anche contro Luigi XII di Francia. Pochi mesi dopo la disastrosa sconfitta di Agnadello, ad opera delle armi francesi, la guarnigione veneta fu costretta ad abbandonare la città.
Gorizia farà da allora parte dei domini asburgici, prima come capitale dell'omonima contea, e, successivamente, come capoluogo della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca che, dalla metà dell'Ottocento entrò a far parte del (Stato del Litorale/Küstenland). Suoi conti saranno gli stessi imperatori asburgici fino al 1918, salvo una breve interruzione: l'occupazione francese del 1809-1813 con l'inclusione della città nelle Province Illiriche, create da Napoleone nell'ambito del suo Impero.
[modifica] Primo e secondo conflitto mondiale
| « ...O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza; dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu... » |
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(Ritornello di una canzone popolare cantata durante la prima guerra mondiale dai militi italiani)
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Nel corso della prima guerra mondiale, a prezzo di enormi sacrifici umani, le truppe italiane entrarono una prima volta a Gorizia nell'agosto 1916.[2]
Persa a seguito della rotta di Caporetto (ottobre 1917), la città venne definitivamente ripresa dall'esercito italiano il 7 novembre 1918.
Dopo la soppressione della Contea, nell'immediato primo dopoguerra, la città fu inclusa in via provvisoria nel Governatorato della Venezia Giulia (1918-1919) e successivamente unita ufficialmente al Regno d'Italia (1919). Assegnata prima al Veneto, (provincia di Udine o provincia del Friuli) fu, nel 1927, eretta a capoluogo di provincia e incorporata nella regione giuliana[3].
La sua giurisdizione comprendeva l'intero Friuli orientale, ad eccezione della Bisiacaria e di Grado, unite alla Provincia di Trieste, e del distretto di Cervignano, facente parte della Provincia del Friuli.
Nel 1922, Lelio Baggiani, fondava la Croce Verde Goriziana, storica associazione di volontariato e pubblico soccorso.
La ricostruzione della città, dopo le enormi distruzioni della Grande guerra, aveva lasciato irrisolti i problemi di cui la struttura urbana aveva sofferto sin dall'Ottocento: un carente approvvigionamento idrico, una rete fognaria inesistente, una pavimentazione stradale incompleta.
L'opera di ricostruzione, iniziata prima ancora dell'annessione ufficiale della città al Regno d'Italia (1921) fu portata avanti durante il ventennio fascista. In quegli anni furono promossi interventi di risanamento, aperte nuove strade e sviluppata una modesta area industriale. Vennero edificati un nuovo cimitero, tra Sant'Andrea e Merna, e le prime strutture funzionanti dell'aeroporto, da cui nel luglio del 1935 decollò la 41.a squadriglia per la conquista dell'Etiopia.
A sud-est del centro cittadino spuntò una vera e propria cittadella sanitaria, comprendente anche l'ospedale da cui, negli anni sessanta, il medico Franco Basaglia avrebbe dato avvio alla riforma dell'istituzione psichiatrica italiana.[4]
Tuttavia, come ha messo in evidenza Elio Apih, riferendosi all'intera Venezia Giulia, «...questi investimenti non solo soddisfacevano solo in parte modesta le esigenze della popolazione, ma erano anche assai poco organicamente distribuiti, per lo più secondo la logica di interessi cittadini e industriali o comunque politici.»[5]
Per quanto riguarda i rapporti interetnici, fin dalla metà degli anni venti il regime fascista aveva iniziato ad applicare anche a Gorizia, come nel resto della Venezia Giulia, la politica di snazionalizzazione delle minoranze slave presenti sul territorio. Si diede prima l'avvio all'italianizzazione dei toponimi, poi, dal 1927, si procedette anche a quella dei cognomi e, nel 1929, l'insegnamento in sloveno venne definitivamente bandito da tutte le scuole pubbliche cittadine di ogni ordine e grado. In città la lingua slovena fu ancora utilizzata per alcuni anni negli Istituti religiosi diocesani, grazie alla protezione e al prestigio personale dell'arcivescovo di Gorizia Francesco Borgia Sedej, fautore del dialogo interetnico e massimo punto di riferimento dei cattolici goriziani, sia di etnia slovena che italiana. Nel 1931, subito dopo le dimissioni e la morte di Sedej, lo sloveno fu estromesso, come idioma veicolare, anche dalle scuole diocesane.
Tale politica vessatoria, accompagnata dalle solite violenze, sopraffazioni e assassinii (fra cui anche quello del compositore sloveno Lojze Bratuž, in una frazione di Gorizia) da parte delle squadre fasciste, ebbe pesanti ripercussioni nei già deteriorati rapporti fra le nazionalità e suscitò una reazione altrettanto brutale da parte delle organizzazioni terroriste slovene come il TIGR. Nel 1928 vennero assassinati a Gorizia, da alcuni militanti di quest'ultima organizzazione, lo studente Antonio Coghelli e il soldato Giuseppe Ventin che era intervenuto per impedirne l'omicidio. A partire dal 1941, scoppiata la guerra contro la Jugoslavia, le autorità fasciste procedettero all'internamento in campi di lavoro (Arbe, Gonars, Visco, Poggio Terza Armata), di un certo numero di "allogeni" (o "alloglotti") residenti sia in città che nella sua provincia, molti dei quali non fecero più ritorno, decimati dalle malattie e dall'inedia.
Nel corso della seconda guerra mondiale, subito dopo la resa italiana dell'8 settembre 1943, il Goriziano fu teatro di un'eroica resistenza all'invasione nazista che dalla città capoluogo prese nome (battaglia di Gorizia). Per un breve periodo (1943-1945) fu posta sotto l'amministrazione militare tedesca (di fatto un'annessione) e inclusa nell'Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), un Governatorato che a sua volta venne posto sotto il diretto controllo di Friedrich Rainer, Gauleiter della Carinzia.
Con l'arrivo dei partigiani jugoslavi a Gorizia nel maggio del 1945 iniziò una pulizia etnica che tocco il suo apice fra il 2 e il 20 maggio, migliaia di italiani furono gli arresti e molte centinai assassinati, furono perseguitati anche gli appartenenti ad altre etnie sospettati di opposizione al regime comunista di Tito.
| Per approfondire, vedi la voce Deportazioni di Gorizia. |
Secondo le ricerche dello storico Marco Pirina gli italiani furono deportati a Lubiana all'interno di un ex manicomio riadattato a campo di concentramento.[6][7] Le deportazioni costarono la vita a un numero imprecisato di civili (quantificabile fra i 202[8] e i 665 [9]), oltre ad alcune centinaia di militari presenti nel goriziano (635 vittime, secondo un'autorevole testata italiana[10]).
Sulla base delle suddette ricerche storiografiche la responsabilità dell'accaduto viene attribuita a Franco Pregelj,[11] commissario del popolo del IX Corpus. Inoltre una sentenza del 2007 della corte di cassazione di Bologna, pur ammettendo che il comandante sloveno potesse non essere a conoscenza del piano di eliminazione dei prigionieri affermò che "egli fu il maggiore protagonista a Gorizia dei rastrellamenti di cittadini che venivano poi condotti in luoghi di prigionia jugoslavi" [12].
Al termine del conflitto, con il trattato di pace, il comune dovette cedere i tre quinti circa del proprio territorio alla Jugoslavia con il 15% della popolazione residente. Il centro storico e la massima parte dell'area urbana della città restarono però in territorio italiano.
[modifica] Dopoguerra e ripresa
In territorio jugoslavo restò tuttavia parte della periferia situata a settentrione e ad oriente (le frazioni di Salcano, San Pietro e Vertoiba) come anche gran parte della provincia. Il confine attraversava una zona semicentrale della città lasciando nella parte non italiana, oltre alle frazioni summenzionate, anche molti edifici e strutture di pubblica utilità. Tra queste ultime la stazione ferroviaria di Gorizia Montesanto che si trovava sulla linea ferroviaria Transalpina collegante la "Nizza austriaca", come veniva chiamata la città, all'Europa Centrale. La piazza antistante la stazione, suddivisa tra le due nazioni, fin dal 2004 è stata resa visitabile liberamente su entrambi i lati dopo l'abbattimento di parte della rete confinaria avvenuto con l'entrata della Slovenia nell'Unione Europea. Al centro di essa sorgono un mosaico ed una piastra metallica commemorativa che segna il tracciato del confine di stato.
In territorio sloveno si trova anche la moderna città di Nova Gorica, eretta negli anni cinquanta per volontà della dirigenza politica jugoslava in quanto i territori della Provincia di Gorizia annessi alla Jugoslavia, chiusa la frontiera con l'Occidente considerato nemico, erano rimasti senza un centro amministrativo ed economico verso il quale potessero gravitare.
Paragonata a Berlino, tagliata in due dal confine protetto da torri armate di mitragliatrici, Gorizia ha rappresentato, nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta, un valico clandestino per molti cittadini jugoslavi e dei paesi del patto di Varsavia ed un rifugio sicuro per tanti esuli giuliani, soprattutto istriani, integratisi perfettamente nel tessuto economico e sociale della città. In realtà, dopo la rottura di Tito con i paesi del blocco sovietico nel 1948, Gorizia, pur vivendo diversi momenti di tensione (nel 1953 Tito minacciò di voler prendere Gorizia e Trieste con le armi, radunando centinaia di migliaia di reduci a Okroglica, meno di 10 km via dalla città), vide i rapporti normalizzarsi progressivamente, soprattutto grazie agli accordi di Udine con cui venne introdotto il "lasciapassare" che semplificava le procedure per varcare la frontiera. Nel corso degli anni sessanta, Gorizia ha avviato un rapporto di buon vicinato con la consorella slovena (all'epoca jugoslava), sorta nel decennio immediatamente successivo alla definizione del confine del 1947: infatti, incontri culturali e sportivi hanno spesso messo in contatto e unito le due città. La presenza di una comunità slovena a Gorizia ha giocoforza catalizzato la collaborazione. Gli accordi di Osimo, sancendo definitivamente lo status quo confinario, contriburono molto alla rappacificazione definitiva con la Jugoslavia, e poi con la successiva Repubblica di Slovenia. A tutt'oggi permangono deboli attriti tra le due città, in particolare su temi quali l'inquinamento transfrontaliero, le rivendicazioni degli esuli giuliani per un equo risarcimento per i beni loro sottratti, lo sfruttamento idroelettrico del fiume Isonzo, da parte slovena viene ancora rinfacciato, seppur raramente, il nefando ventennio fascista. Una barriera è rappresentata dalla lingua: pochi giovani goriziani non appartenenti alla minoranza slovena conoscono lo sloveno, benché molti sloveni conoscano l'italiano, potrebbe esserci un problema di incomunicabilità per il futuro.
[modifica] Gorizia europea
Il 21 dicembre del 2007 la Slovenia è entrata a tutti gli effetti nel trattato di Schengen e le città di Gorizia e Nova Gorica sono oggi finalmente senza interposti confini. Il legame sempre più forte che le unisce ha permesso alle due città di avviare un processo di formazione di un polo di sviluppo unico che riveste e rivestirà sempre più una notevole importanza ai fini della cooperazione e collaborazione fra l'Italia e la Slovenia. A tale proposito sono stati messi a punto recentemente progetti di mutuo interesse e una serie di incontri bilaterali o multilaterali che interessano non solo i due municipi ma anche altri centri limitrofi. Fra questi ultimi segnaliamo, a titolo indicativo, gli incontri che si tengono periodicamente fra le giunte municipali di Gorizia, Nova Gorica e San Pietro-Vertoiba per mettere a punto strategie comuni e creare nuove sinergie per lo sviluppo economico della regione.
[modifica] Onorificenze
La città di Gorizia è tra le città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918. È tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[1]
Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
Medaglia d'oro al valor militare
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Castello di Gorizia
| Per approfondire, vedi la voce Castello di Gorizia. |
Il castello, forse il più noto monumento della città, sorge sul punto più alto di un ripido colle. Il maniero accoglie i visitatori con un leone veneziano, che però non è quello che fu apposto dalla Repubblica Veneta durante la breve occupazione della città (1508-1509) bensì dal governo fascista, al termine di un radicale restauro, conclusosi nel 1937. Con tale restauro, resosi necessario a seguito dei gravi danni subiti dall'edificio durante la Grande Guerra, non venne però ripristinato il palazzo rinascimentale precedente, intonacato di bianco, bensì le sembianze che aveva probabilmente il Castello nel Trecento, al tempo del massimo splendore dei Conti, con la pietra a vista. Nell'interno, sono ancora visibili, in una corte che prende nome dalle guardie del castello, la Corte dei Lanzi, le fonde della torre, forse precedente al XIII secolo, abbattuta nel 1500. Di qui si può accedere al Palazzo degli Stati Provinciali e il Palazzetto Veneto. Sotto il loggiato che collega questi due edifici, sono visibili gli alloggiamenti della guarnigione come apparivano nel Medioevo: la cucina con tavoli e credenze, posate e sedie, un mobile apposito per l'impasto del pane e altri oggetti, alcuni dei quali acquistati negli anni trenta del Novecento presso le botteghe antiquarie della città. Tra gli ambienti interni, si segnalano:
- Sala dei Cavalieri, in origine adibita a feste e banchetti, poi divenuta prigione e caserma, e attualmente sede di un'esposizione permanente di armi medievali
- Camera della Tortura
- Loggia degli Stemmi, con opere scultoree e stemmi di varie casate goriziane
- Sala della Musica, contenente un'esposizione permanente di strumenti medioevali ricostruiti filologicamente
- Salone degli Stati Provinciali, dove si riuniva il governo cittadino dal 1500 in poi e che attualmente ospita mostre temporanee
- Cappella di San Bartolomeo, contenente una madonna lignea e alcuni dipinti rinascimentali
- Sala Didattica, dove, mediante plastici, è illustrato lo sviluppo urbano di Gorizia e l'espansione territoriale della Contea. In un plastico è rappresentato l'assedio che la città subì ad opera del patriarca Bertrando, nella notte di Natale del 1340
A occidente del castello sorge il centro storico della città con il borgo medievale mentre a sud-est si estendono le zone residenziali, con numerose ville e ampi giardini. Le pendici orientali (a ridosso del confine con la Slovenia) e settentrionali del colle su cui si erge il maniero sono invece coperte da una fitta vegetazione a carattere prevalentemente boschivo, in parte di proprietà della Curia Arcivescovile, in parte del Comune. Nella porzione appartenente al Municipio e che si estende per oltre quattro ettari, si trovava il vivaio comunale, da tempo adibito a parco cittadino.
[modifica] Duomo
| Per approfondire, vedi la voce Duomo di Gorizia. |
Dedicato a Sant'Ilario di Aquileia e a San Taziano ed elevato al rango di cattedrale nel 1752, il Duomo è il principale edificio ecclesiastico di Gorizia. Deriva da una chiesetta, anch'essa intitolata ai due santi, eretta probabilmente a cavallo tra il XIII e il XIV secolo e successivamente incorporata alla vicina cappella di Sant'Acazio. Il Duomo subì radicali modifiche e ampliamenti nel 1525 e tra il 1688 e 1702. Nel 1866 fu oggetto di alcune amputazioni per lasciare posto a una via e, nel corso del prima guerra mondiale, subì danni molto consistenti. Al termine del conflitto le parti dell'edificio andate distrutte furono ricostruite: nel 1924 fu completata la facciata, mentre i lavori di riparazione e restauro del corpo principale furono ultimati solo nel 1928. Nonostante le vicissitudini patite dal Duomo, è ancora possibile ammirare testimonianze e ricordi delle epoche e degli stili che hanno caratterizzato la sua storia: affreschi quattrocenteschi, un cenotafio del 1497 dell'ultimo conte goriziano, statue e opere d'arte varie sette-ottocentesche, fra cui una pala di Giuseppe Tominz, il tutto inserito in una ricca cornice barocca. L'edificio, strutturato in tre navate, conserva ancora, nel fondo, l'antica cappella di Sant'Acazio.
Il Duomo raccolse, in parte, l'eredità del Patriarcato di Aquileia allorché questo fu ufficialmente soppresso (1751) e conserva gran parte del tesoro che appartenne a suo tempo alla Basilica di Aquileia. Tale tesoro è costituito da una serie di opere ed oggetti sacri di alto valore storico e artistico, fra cui un Pastorale dell'XI secolo, quattro reliquiari, la cosiddetta croce dei principi, di fattura trecentesca, oltre a paramenti, argenti e mobili di eccezionale bellezza. Nel Settecento il tesoro si incrementò mediante consistenti donazioni effettuate sia dall'imperatrice Maria Teresa che da Luigi XVI di Francia
[modifica] Chiesa di Sant'Ignazio
| Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Sant'Ignazio (Gorizia). |
È un edificio barocco eretto fra il 1654 e il 1723-1724, che fu consacrato solo nel 1767. Mentre la facciata è una sintesi di elementi austriaci e romani l'interno è di derivazione schiettamente romana e contiene tele e affreschi pregevoli. Di grande impatto visivo è l'altare maggiore, di Pasquale Lazzarini, degli inizi del Settecento. La chiesa è indissolubilmente legata alla presenza gesuitica a Gorizia, voluta dagli Asburgo e dal Vaticano per arrestare la diffusione del Protestantesimo. Accanto alla chiesa sorse, dal tardo cinquecento fino alla prima Guerra Mondiale il Collegio Gesuitico, dove si formarono generazioni di benestanti goriziani. Tale complesso culturale fu di enorme importanza nella diffusione della lingua italiana a Gorizia. Ebbe un ruolo non indifferente nello sviluppo anche urbanistico della città, che debordò oltre la cosiddetta "Grapa", un fossato che cingeva la città vecchia, e si espanse ricalcando la strada per la Carinzia. Il prato su cui s'affacciava (e che per gli sloveni è tuttora Travnik, prato) divenne la Piazza Grande dei goriziani, denominazione che serbò fino alla prima Guerra Mondiale quando divenne Piazza Vittoria, che fu nel corso del seicento e settecento abbellita di edifici nobiliari e di una fontana.
[modifica] Sinagoga
| Per approfondire, vedi la voce Sinagoga di Gorizia. |
La sinagoga di Gorizia è situata in via Ascoli e risale al XVIII secolo. Si riconosce grazie al caratteristico alto muro giallo, un doppio ingresso ad arcate con portali in legno, con sulla sommità la stella di David. Costruito nel 1756, il Tempio fu utilizzato dalla comunità ebraica goriziana fino agli anni sessanta: pochi erano infatti gli ebrei rimasti dopo l'Olocausto e la comunità si avvicinò a quella di Trieste. Dal 1998 è stato allestito e visitabile al pianoterra dell'edificio, il moderno museo ebraico intitolato “Gerusalemme sull'Isonzo” che illustra la storia del popolo d'Israele dai tempi biblici alla diaspora con la descrizione dei riti e delle tradizioni.Una sezione del museo è dedicata alla storia della comunità ebraica goriziana e racconta del più antico insediamento ebraico medievale, della nascita seicentesca del ghetto, della vita economica e sociale di un importante nucleo della vita cittadina fino al dramma delle deportazioni.
[modifica] Teatro "Verdi"
| Per approfondire, vedi la voce Teatro Verdi di Gorizia. |
Il Teatro di Società fu costruito nel 1740 su iniziativa di Giacomo Bandeu, appaltatore dei dazi per la Contea di Gorizia, i cui metodi avevano fatto esplodere la cruenta rivolta dei Tolminotti. L'edificio andò a fuoco per un incendio il 26 marzo 1779 ( ironia della sorte, o forse anche coincidenza non casuale, sempre il 26 marzo, ma del 1713, fosse scoppiata la detta rivolta). L'attuale teatro, riedificato a cura del figlio di Bandeu, Filippo, che affidò il progetto all'udinese Ulderico Moro e l'affrescatura al cividalese Francesco Chiarottini, risale al 1782. La struttura conobbe diverse difficoltà di ordine finanziario: chiuse già nel 1797, per riaprire nel 1799, finchè nel 1810 fu ceduto a una società di nobili che ne modificarono profondamente gli interni, nel 1856 furono ridipinti gli interni, nel 1861 rifatta la facciata. Fu teatro di numerose azioni irredentiste, tra cui quella per il carenevale del 1867 che costò 6 anni di carcere duro a Carlo Favetti. Alla fine dell'Ottocento fu dedicato a Giuseppe Verdi. Dopo recenti restauri, è tornato il principale edificio culturale della città, cui si sono affiancati nel corso del secondo dopoguerra l'Auditorium della Cultura Friulana, il Kulturni Dom e il centro Lojze Bratuž.
[modifica] Chiesa di San Rocco
| Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Rocco (Gorizia) e il suo borgo. |
Eretta alla fine del XV secolo per servire una piccola comunità agricola sorta poco lontano dalla città antica di Gorizia, se ne hanno notizie già nel 1498. l'edificio di culto mantenne le dimensioni di semplice cappella fino ai primi del secolo XVII quando, passata una terribile pestilenza, i borghigiani decisero di ampliarla ed abbellirla. Chiamarono per lo scopo Palma il Giovane, del quale è possibile ammirare una pala dentro la Chiesa. Altri interventi furono una via Crucis di Antonio Paroli del primo Settecento, e la facciata neoclassica attuale che si deve a Giovanni Brico, del 1898. Il contesto è impreziosito da altri due monumenti: il Seminario Teologico Centrale, progettato da Max Fabiani e oggi sede del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste, e la fontana con l'obelisco prospiciente la Chiesa, dono di un famoso borghigiano, l'architetto Antonio Lasciac, che fu per molta parte della sua vita architetto ai palazzi khediviali in Egitto.
[modifica] Altri edifici e luoghi di interesse
- Chiesa di Santo Spirito, eretta su commissione dei Rabatta, famiglia nobile di origini toscane, nel Borgo antico, in prossimità del Castello. L'edificio, costruito in stile gotico fra il 1398 e il 1414, custodisce una bella croce lignea del Seicento (in copia, dal momento che l'originale si può ammirare nei musei provinciali) e un' Assunta, attribuita a Fulvio Griffoni
- Chiesa dell'Immacolata, pregevole edificio di gusto barocco edificato nel XVII secolo nei pressi dell'odierno Municipio.
- Museo di storia e arte
- Museo della Grande Guerra
- Piazza della Transalpina
- Palazzo Attems Santa Croce
- Palazzo Attems Petzenstein
- Palazzo Coronini Cronberg
- Palazzo Lantieri
- Sacrario Militare di Oslavia
- Palazzo Alvarez sede dell'Università di Udine a Gorizia
- Seminario Minore su progetto di Max Fabiani, sede dell'Università di Trieste a Gorizia
- Villa Ritter
- Parco dell'Isonzo, Campagnuzza
- Giardini Pubblici di Gorizia
- Rovine di Villa Frommer e il suo parco
[modifica] Aree naturali
| Per approfondire, vedi la voce Aree naturali e parchi urbani nel Comune di Gorizia. |
| « Un ornamento particolare della città sono i numerosi giardini, in parte assai estesi, che nell'interno circondano i palazzi e le case. Qui soprattutto si notano chiaramente gli effetti del mite clima goriziano. » | |
Gorizia, già definita la Nizza austriaca, colpisce per l'inverosimile quantità di verde che non solo la circonda, ma la compenetra. Vi sono numerosi parchi e giardini pubblici all'interno della città, oltre quelli che circondano le molte ville ottocentesche. Vi sono poi spazi verdi restati allo stato naturale, quali il Parco del Castello e la Valletta del Corno, che si estende tra il rione di Straccis ed il centro cittadino, lungo il corso del torrente Corno, ove sono presenti anche appezzamenti di terreno a destinazione agricola. Lungo il corso del fiume Isonzo si snodano alcuni parchi di notevole valore paesaggistico, fra cui quello di Piuma-Isonzo, costituito da una parte fluviale e una collinare boscosa, e quello della Campagnuzza, che presenta un ambiente di bosco golenale. Tra le superfici non protette, è particolarmente suggestivo il primo tratto del fiume Isonzo in territorio comunale, incassato in una gola dalle cui pareti sgorgano acque sorgive, con copertura vegetale estremamente varia, e l'ultimo tratto tra le frazioni di Sant'Andrea e Lucinico, contraddistinto da una vasta distesa di pioppi e salici. Altro complesso boschivo è quello del monte Calvario, che saldandosi a quello del monte di Piuma del già citato Parco Piuma-Isonzo forma un corpo unico di svariate centinaia di ettari e, infine, la zona del monte Sabotino, rilievo prealpino di natura carsica. Appena oltre confine l'"assedio" dei boschi continua, con l'esuberante vegetazione del Monte Mark (San Marco) e della Kostanjevica-Panovec (Castagnevizza-Panovizza). Inoltre, la grande foresta di Tarnova (Trnovski gozd, diverse migliaia di ettari) dista da Gorizia meno di quindici chilometri.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie
| « Per i triestini Gorizia è Venezia Giulia, per i friulani è Friuli, per gli sloveni semplicemente roba loro. Gorizia, di chi sia nessun lo sa. » | |
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( Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti)
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La città si trova, fin da epoca medievale, al crocevia tra il mondo latino e quello slavo ed è attualmente punto d'incontro e di confronto tra due grandi realtà nazionali che condividono lo stesso destino europeo: quella slovena e quella italiana. Quest'ultima si articola in massima parte, a Gorizia e nella sua regione di appartenenza, in due aree linguistico-culturali: la friulana e la veneto-giuliana. Fino alla Grande guerra era anche presente in città una componente minoritaria, ma socialmente e politicamente influente: quella austro-tedesca (i germanofoni costituivano l'11% circa della popolazione urbana totale secondo i dati del censimento del 1910). La complessità etnica della città e della sua zona di influenza ha provocato, negli ultimi due secoli, una serie di attriti, frizioni e talvolta anche di scontri interetnici. Nella seconda metà del XIX secolo, e nei primi decenni del secolo successivo, si erano andate sviluppando tensioni politiche e sociali tra la componente italiana (friulana, veneto-giuliana e regnicola[13]) e quella slava (slovena, croata, serba) della città, a causa del diffondersi dei rispettivi nazionalismi. Tali tensioni, irrisolte in epoca austriaca, restarono tali nel primo dopoguerra per poi innasprirsi con l'avvento del fascismo e la politica di italianizzazione messa in atto dal regime mussoliniano. Tale politica continuo durante tutto il ventennio fascista, le tensioni si innasprirono con lo scoppio della Seconda guerra mondiale l'invasione Italo- Tedesca del regno di Jugoslavia, e la pulizia etnica con deportazioni di massa ed eccidi operata dall'esercito Jugoslavo di Tito dopo la conclusione del conflitto. Questo contrasti rimasero latenti per decenni del secondo dopoguerra e per alcuni versi permangono tuttora.
Sempre all'interno del contesto socio culturale italiano di Gorizia si possono riscontrare profonde radici friulane [14] e giuliane.
Da ricordare la componente ebraica della città, in prevalenza ashkenazita, proveniente cioè dall'Europa centrale germanofona e da quella orientale, che ha lasciato numerosi segni e donato a Gorizia personaggi illustri: Michelstaedter, Ascoli, e altri ancora. Essa era pienamente integrata nel gruppo etnico italiano della città e molti ebrei furono ferventi patrioti italiani (ad es. Carolina Luzzatto e lo stesso Ascoli). La vitale comunità ebraica di Gorizia fu praticamente cancellata con la deportazione e lo sterminio nei lager tra il 1943 e il 1944. Al deportato più giovane, Bruno Farber, è stato dedicato il giardino adiacente la sinagoga: aveva tre mesi. Il 23 aprile 2009 [15] si è svolto, dopo oltre sessant'anni, il primo matrimonio con rito ebraico nella locale sinagoga, tra due cittadini israeliani di cui uno originario però di Gorizia.
[modifica] Lingue
[modifica] Le vicissitudini storiche
| Per approfondire, vedi le voci Lingua friulana, Friulano goriziano, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua veneta e Dialetto bisiaco. |
| « Loquitur hic illyrice, italice et germanice » | |
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( Hugo Blotius, resoconto di un suo viaggio del 1571)
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Gorizia è una città tradizionalmente multilingue. Originariamente le lingue parlate erano tre: il friulano (maggioritario), il tedesco e lo sloveno (minoritario in città, ma molto diffuso nelle campagne e nei villaggi limitrofi). Alle soglie dell'era moderna iniziò a propagarsi a Gorizia anche il veneto, portato prima dalle truppe di occupazione della Serenissima (1508-1509), poi dagli immigrati. Principali lingue amministrative, in età bassomedievale, furono invece il tedesco e il latino (in tale idioma venivano redatti tutti gli atti giudiziari). Il latino fu anche la più importante lingua scritta e di cultura in età medievale, cui si affiancarono successivamente (dal XVI secolo), sia il tedesco, che l'italiano, quest'ultimo con chiare influenze venete. L'italiano sembrò prevalere sul tedesco nel Seicento, perché utilizzato come lingua d'insegnamento, insieme al latino, in alcune prestigiose scuole appartenenti all'ordine dei gesuiti. Nel secolo successivo si assistette invece a una ripresa del tedesco, determinata non solo dalla chiusura delle scuole gesuite (1773), ma anche dallo sviluppo di una burocrazia statale centralizzata, in massima parte germanofona. In età napoleonica (che a Gorizia durerà meno di un quinquennio, dal 1809 al 1813) l'italiano farà la sua ricomparsa nelle scuole e nei pubblici uffici, per essere nuovamente sostituito dal tedesco durante la Restaurazione. Nonostante l'estromissione della lingua di Dante dall'insegnamento, iniziò, attorno agli anni sessanta dell'Ottocento, un processo di ampliamento e consolidamento della italofonia che sembrò divenire inarrestabile nei tre decenni successivi, dal momento che coinvolse anche il gruppo etnico sloveno e quello tedesco[16]. La borghesia goriziana, che in massima parte aveva l'italiano come lingua di cultura e d'uso (insieme al veneto e/o al friuliano), fece sue in quegli anni le dottrine nazionaliste che si stavano diffondendo nel vicino Regno d'Italia rivendicando l'impiego ufficiale di tale idioma. A partire dagli ultimi anni dell'Ottocento tuttavia, anche il gruppo slovenofono, che fino ad allora era stato propenso ad integrarsi nelle altre due componenti etniche della popolazione cittadina, iniziò a prendere sempre più coscienza delle proprie specificità nazionali, soprattutto linguistiche. Se nel censimento del 1900 furono conteggiati solo 4.754 goriziani di lingua slovena, nel censimento successivo (1910) se ne contarono 10.790, pari a circa un terzo della popolazione urbana totale (compresi quindi i regnicoli e gli altri stranieri residenti)[17]. Con la guerra e la successiva annessione al Regno d'Italia, la componente italofona tornò ad incrementarsi, divenendo, durante il ventennio fascista, l'unica ad essere ufficialmente riconosciuta e censita.
[modifica] La situazione linguistica attuale
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale la lingua tedesca, già fortemente regredita fin dagli anni dell'immediato primo dopoguerra (1918-1920), è scomparsa quasi completamente dalla città e attualmente il numero di germanofoni autoctoni è minimo. Sopravvivono e sono vitali, oltre all'italiano standard, parlato dalla quasi totalità della popolazione (spesso insieme ad altri idiomi), la lingua friulana (nella sua varietà goriziana), lo sloveno (sia nella varietà standard che nelle varietà locali), e il veneto nelle sue varietà orientali. Quest'ultimo, la cui presenza è documentata in città fin dal XVI secolo, si andò imponendo sempre più nei secoli successivi (soprattutto nell'Ottocento) ed attualmente è ampiamente diffuso a Gorizia, grazie anche alla notevole immigrazione giuliana (istriana in particolare) prodottasi nel secondo dopoguerra. Spesso è utilizzato come lingua franca nei contesti sociali informali.
[modifica] Immigrazione
Secondo i dati del censimento del 2001, a Gorizia risiedevano 1.475 cittadini stranieri, per oltre tre quarti provenienti dall'Europa (con una netta prevalenza di immigrati dell'area balcanica: Sloveni, Serbi, Macedoni, Croati, Albanesi, ecc.), seguiti a una certa distanza dagli africani di area magrebina (marocchini soprattutto). Sette anni più tardi, nel 2008 (ultime stime disponibili), gli stranieri residenti, per lo più di origine balcanica (come nelle precedenti rilevazioni censuali), erano passati a 2.610 con un aumento del 77% circa. Gorizia raccoglie attualmente circa la terza parte della comunià di nazionalità non italiana residente in provincia.
[modifica] Religioni
I goriziani, siano essi appartenenti al gruppo etnico italiano o sloveno, sono in massima parte di religione cattolica romana. Va ricordato a tale proposito che Gorizia è sede arcivescovile fin dal 1751, anno in cui cessò di esistere, anche formalmente, il Patriarcato di Aquileia. Fra gli immigrati sono diffuse anche altre confessioni cristiane e le religioni musulmana, induista e buddista, che contano in città un numero limitato di aderenti. La comunità ebraica, un tempo fiorente, si è invece praticamente estinta, come abbiamo già avuto modo di sottolineare. Nel 1969 è stata definitivamente chiusa la Sinagoga per mancanza di fedeli[18]
[modifica] Cultura
[modifica] Media
Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Gorizia:
| Quotidiani | Periodici | TV | Radio | Internet |
|---|---|---|---|---|
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Edizioni di Gorizia: |
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Redazioni di Gorizia: |
[modifica] Musica
Ogni anno si svolgono in questa città numerosi concorsi musicali internazionali. Tra questi bisogna citare in particolar modo quello riguardante il canto corale "C.A. Seghizzi", in cui decine di cori di altissimo livello e provenienti da ogni parte del mondo, si confrontano suddivisi in varie categorie. Il concorso Seghizzi rientra nel circuito del Gran Premio Europeo di Canto Corale, l'ultimo Gran Premio è stato ospitato a Gorizia nel 2004. Di rilievo internazionale vi sono anche il concorso pianistico "Pecar" e il Concorso Internazionale di Violino "Premio Rodolfo Lipizer" organizzato dall'omonima Associazione, che svolge un'intensa attività culturale-artistica, regionale, nazionale e internazionale, promuovendo varie iniziative: Concorso Internazionale di Violino "Premio Rodolfo Lipizer", a cadenza annuale, giunto alla venticinquesima edizione, a cui finora hanno partecipato virtuosi violinisti di alto livello tecnico-interpretativo, provenienti da Nazioni dei cinque Continenti; l Convegno Internazionale sul Violino, concomitante al Concorso, su tematiche inerenti l'arte violinistica, e il Convegno Triennale Internazionale di Liuteria parallelo alla Mostra di Liuteria. Annualmente organizza "Concerti della Sera", "Concerti della Domenica", "Concerti di Grandi Interpreti", Concerti per le scuole medie inferiori e superiori denominati "I giovani e la musica". Inoltre, negli ultimi anni, si sta affermando il Concorso Europeo di Chitarra Classica "Città di Gorizia", la cui prima edizione risale al 2004, anno dell'ultimo allargamento dell'Unione Europea. Oltretutto, durante tutto l'anno, si svolgono anche festival musicali, teatrali, di carattere storico e culturale di ogni genere che raccolgono artisti e relatori di carattere internazionale.
[modifica] Enogastronomia
| Per approfondire, vedi la voce cucina goriziana. |
[modifica] Personalità legate a Gorizia
Questa sezione raccoglie una lista di personalità legate a Gorizia: che vi sono nate, morte, ci hanno vissuto, lavorato, ecc.
A
- Sergio Amidei
- Graziadio Isaia Ascoli, (Gorizia 1829 - Milano 1907) linguista
B
- Franco Basaglia
- Engelbert Besednjak (Gorizia 1894 - Gorizia 1968), politico e parlamentare
- France Bevk (Zakojca presso Circhina 1890 - Lubiana 1970), scrittore, traduttore, poeta e attivista politico
- Francesco Borgia Sedej, (Circhina 1854 - 1931) arcivescovo di Gorizia
- Italico Brass, (Gorizia 1870 - San Trovaso 1943) pittore
- Paolo Bozzi ( Gorizia, 16 maggio 1930 - Bolzano 12 ottobre 2003 ) psicologo, violinista, filosofo
- Darko Bratina, (Gorizia 1942 - Obernai 1997) docente universitario, politico, senatore della repubblica italiana XIII legislatura
- Lojze Bratuž, (Gorizia 1902 - Gorizia 1937) organista , compositore ,maestro di cappella,martire del fascismo
- Andrej Budal
C
- Carlo X di Francia (Versailles 1757 – Gorizia 1836) re di Francia
- Francesco Caucig, (Gorizia 1755 - Vienna 1828), pittore
- Augustin-Louis Cauchy soggiornò a Gorizia nel 1836-38 al seguito dei Borboni
- Raoul Cenisi, Sebenico 1912 - Gorizia 1991, Pittore - esponenete del Futurismo
- Piero Colobini,(Gorizia 1914 - fronte greco-albanese 1941), Ufficiale degli Alpini
- Guglielmo Coronini
- Giovanni Cossar
- Ranieri Mario Cossar
F
- Max Fabiani, (Cobdil 1865 - Gorizia 1962) architetto
- Riccardo Fedel, (Gorizia 1906 - Romagna 1944), antifascista e comandante partigiano
- Damir Feigel
G
- Fabio Gentile,(Gorizia 1975) conosciuto come Giuann Shadai disc jockey e cantante hip-hop
- Nora Gregor, (Gorizia 1901 - Santiago del Cile 1949) attrice di cinema e teatro
- Anton Gregorčič
- Simon Gregorčič, (Vrsno 1844 - Gorizia 1906) poeta
H
K
- Gojmir Anton Kos (Gorizia 1896 - Lubiana 1970), pittore
- Milko Kos, (Gorizia 1892 - Lubiana 1972) storico medievalista, rettore dell'Università di Lubiana
- Julius Kugy, (Gorizia, 19 luglio 1858 – Trieste, 5 febbraio 1944), alpinista
L
- Antonio Lasciac, architetto
- Rodolfo Lipizer, (Gorizia 1895 - Gorizia 1974) violinista, compositore
- Carolina Luzzatto
M
- Francesco Macedonio, (Idria 1927) regista teatrale
- Biagio Marin
- Gian-Paolo Martini, (Gorizia 1776 - 1874) musicista, compositore
- Sergej Mašera, (Gorizia 1912 - Bocche di Cattaro 1941), ufficiale di marina jugoslavo, eroe nazionale
- Paolo Maurensig, (Gorizia 1943) romanziere
- Carlo Michelstaedter, (Gorizia 1887 - Gorizia 1910) filosofo
- Jakob Missia, (Sveti Križ pri Ljutomerju , 1838 , Gorizia 1902) arcivescovo di Gorizia e cardinale
- Fulvio Monai, (Pola 1921 - Gorizia 1999) pittore, critico d'arte, saggista
- Rico Mreule
O
P
- Nicolò Pacassi, (Wiener Neustadt 1716 - Vienna 1790) architetto
- Nino Paternolli
- Ugo Pellis(Fiumicello, 1882 – Gorizia, 1943) è stato un letterato e fotografo italiano.
- Vittorio Peri
- Avgust Pirjevec (Gorizia 1887 - Mauthausen 1943), storico letterario
- Ervino Pocar, (Gorizia 1900 - Milano 1981) germanista, saggista
- Ivan Pregelj ( Most na Soči 27.10.1883 - Lubiana 30.1.1960 ) scrittore sloveno
- Quirino Principe, (Gorizia 1935) germanista, musicologo
R
- Arturo Reggio, (Gorizia 1862), scacchista
- Edoardo Reja, (Gorizia, 1945) allenatore ed ex calciatore
- Fausto Romitelli, (Gorizia 1963 - Milano 2004) compositore di musica contemporanea
- Carlo Rubbia, (Gorizia 1934) fisico premio Nobel
- Ario Rupeni, (Gorizia 1937 - Gorizia 2003) politico, amministratore
- Edvard "Edi" Rusjan, (Trieste 1886 - Belgrado 1911) inventore e pioniere aeronautico, fratello di Pepi
- Giuseppe "Pepi" Rusjan, (Gorizia - Buenos Aires) costruttore e pioniere aeronautico, fratello di Edi
S
- Gianfranco Saletta
- Giovanni da Santa Croce, noto anche come Janez Svetokriški
- Cecilia Seghizzi, (Gorizia 1908) musicista, compositrice
- Cesare Augusto Seghizzi
- Giulio Strassoldo di Sotto
- Sandro Stucchi (1922-1991) archeologo e docente universitario
- Augusto Sverzutti
T
- Sergio Tavano storico
- Giuseppe Tominz (Gorizia 1790 - Gradiscutta 1866) pittore
- Raimondo Tominz
- Karel Vladimir Truhlar (Gorizia 1912 - Renon 1977), teologo e poeta
- Henrik Tuma(Lubiana, 9.7. 1858 – Lubiana, 10.4. 1935) è stato un politico sloveno.
V
- Giuseppe Vintana cartografo
- Demetrio Volcic giornalista, politico
- Carl von Czoernig-Czernhausen storico austriaco (1804-1889)
- Anton von Doblhoff-Dier
- Otto von Leitgeb
- Anton von Mailly
- Karl von Zinzendorf
Z
[modifica] Associazionismo
Sono qui elencate e brevemente descritte le organizzazioni senza fini di lucro siano culturali, sportive o altro di Gorizia.
[modifica] Eventi
- Dies Domini (aprile), rievocazione medioevale in borgo Castello
- èStoria (maggio), festival internazionale della storia
- Premio "Sergio Amidei" (luglio), concorso per la miglior sceneggiatura cinematografica
- Festival mondiale del Folklore e parata (agosto), festival che richiama e raggruppa molti dei migliori gruppi folkloristici del mondo, organizzato a cura della Pro Loco Gorizia
- Mittelmoda - The fashion award (settembre), concorso internazionale per giovani stilisti, si svolge dal 1993
- Gusti di frontiera (settembre), genti, cibi e vini della Mitteleuropa
- Vinum Loci (ottobre), rassegna nazionale dei vini antichi e autoctoni
- Pixxelmusic (dicembre) festival di arte e musica elettronica
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Circoscrizioni e Frazioni
Fra parentesi le denominazioni in friulano e sloveno
- Campagnuzza
- Castello
- Centro
- Gradiscutta (Gradiscjùta)
- Lucinico (Lucinîs o Luzinîs)
- Madonnina del Fante
- Montesanto-Piazzutta (Plaçuta, Placuta)
- Piedimonte del Calvario (Pudigori, Podgora)
- Piuma (Peume o Plume, Pevma)
- Oslavia (Oslavia, Oslavje)
- San Mauro (Sant Maur, Šmaver)
- Sant´Andrea (Sant Andrât o Sant Andrèa, Štandrež)
- San Rocco - Sant´Anna (San Roc - Santa Ana, Podturn - Sv. Ana)
- Straccis (Stracis o Stràzis, Stražce)
- Vallone dell'Acqua
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Ettore Romoli (FI) dal 28/05/2007
Centralino del comune: 0481 383111
Posta elettronica: info.go@apertoalpubblico.fvg.it
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Sport
Il 30 maggio 2001 l'11^ tappa del Giro d'Italia 2001 si è conclusa a Gorizia con la vittoria dello spagnolo Pablo Lastras Garcia.
L'11 giugno 2005 il goriziano Paolo Vidoz vince il titolo di Campione europeo dei pesi massimi.
Il 26 giugno 2006 Paolo Bettini ha vinto il Campionato Italiano su strada di Ciclismo su un percorso di km 233,4 in 5 ore, 59 minuti e 40 secondi alla media di km/h 38,936
Il 23 settembre 2007 il goriziano Stefano Panterotto ha vinto il Campionato Mondiale di Karate WSKA e il 25 novembre 2007 il Campionato Europeo di Karate ESKA, ambedue nel kata a squadre categoria juniores.
Il 26 ottobre 2009 Giorgio Petrosyan vince il k-1 MAX.
[modifica] Sportivi
Lista degli sportivi che sono nati, vissuti, o hanno praticato discipline sportive a Gorizia
- Francesca Barnaba, (Gorizia 1985), nazionale italiana ISI di karate, campionessa europea a squadre Japan Karate Association
- Giuseppe "Pino" Brumatti, (Gorizia 1948) ex giocatore e dirigente di basket
- Paolo Camossi, (Gorizia 1974) campione mondiale indoor e finalista olimpico di salto triplo
- Matej Černic, (Gorizia 1978) giocatore della nazionale italiana di pallavolo
- Barbara Lah, (Gorizia 1972) finalista mondiale di salto triplo
- Luigi Musina, (Gorizia 1914 - Cormons, 10 febbraio 1990), pugile, campione d'Italia massimi e campione d'Europa medio-massimi
- Stefano Panterotto, (Gorizia 1988) campione europeo e mondiale juniores di karate, nazionale italiana ISI
- Loris Paoluzzi, (Gorizia 1974) finalista olimpico di lancio del martello
- Giorgio Petrosyan (Yerevan 1985) kickboxer
- Gianmarco Pozzecco, (Gorizia 1972) giocatore della nazionale italiana di basket
- Edoardo Reja, (Gorizia 1945) ex allenatore del Napoli Calcio
- Elisa Togut, (Gorizia 1978) giocatrice della nazionale italiana di pallavolo
- Paolo Vidoz, (Gorizia 1970) pugile professionista, campione italiano e Europeo e medaglia di bronzo olimpica nei dilettanti
- Tonino Zorzi, (Gorizia 1935) ex giocatore ed allenatore di basket
[modifica] Citazioni su Gorizia
Vengono qui riportate citazioni tratte da opere letterarie, discorsi, lettere etc relativi a Gorizia non già inserite nel resto della voce.
| « Gorizia giace ingioiellata di ville. I piccoli edifici s'ingolfano nelle onde della verdura, imboscati tra i lauri, seminascosti dalle macchie degli alti pini. La vegetazione dei climi freddi si affratella in quei parchi alle piante tropicali. La città biancheggia tra questo artificiale imboscamento e lo rompe con le strade a doppie file di platani e di castani, che sembrano tanti raggi del suo perenne vivaio. » | |
| « Il viaggiatore che visita Gorizia rimane sorpreso vedendone la deliziosa posizione; egli nota che la natura ha versato la ricca cornucopia dei suoi doni su questa città per invitare il forestiero a sostare. » | |
| « Vienna, 14 aprile 1898 Caro Wilhelm [...] partimmo venerdì sera dal Südbahnhof, e sabato mattina alle dieci giungemmo a Gorizia, dove andammo a passeggiare sotto un sole splendido, tra le case intonacate di bianco; vedemmo bianchi alberi in fiore, potemmo mangiare arance e frutta candita. [...] L'Isonzo è un fiume stupendo. » | |
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(Sigmund Freud, Lettere a Wilhelm Fliess)
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[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Bilancio demografico Istat al 30/06/2009. URL consultato il 09-12-2009.
- ^ Presa di Gorizia
- ^ Ricordiamo a tale proposito che la Venezia Giulia, al pari delle altre regioni italiane, era considerata all'epoca solo una realtà geografica e statistica. Le regioni furono infatti riconosciute dallo Stato, come entità politiche e mministrative, solo nel secondo dopoguerra
- ^ Storia di Gorizia
- ^ Elio Apih, Italia, Fascismo e Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), Bari, Editori Laterza, 1966, p. 335
- ^ "Epurazione di frontiera Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948" Roberto Spazzali, Collana: "LEGuerre", , Libreria Editrice Goriziana 2000 rif. pag. 58-63
- ^ Riporta Pirina che l'ultima registrazione del campo di Lubiana è del 30 dicembre 1945. Una annotazione documenta l'annullamento di forniture alimentari perchè, spiega la nota con una sinistra frase «il problema italiano (i prigionieri italiani) è stato eliminato». cfr. "Scomparsi" Marco Pirina, Annamaria D'Antonio Adria Storia, Silentes Loquimur 1995 rif. pag. 206-220
- ^ Cfr. il Corriere della Sera, 18 marzo 2007 (online)
- ^ Paolo Mieli,Le vittime dimenticate degli eccidi di quella parte d'Italia, Corriere della Sera,10 maggio 2002 online
- ^ Corriere della Sera 18 marzo 2007 online
- ^ Atti Parlamentari Camera dei Deputati, XVI Legislatura — Allegato B Ai Resoconti — Seduta Del 30 Aprile 2009 Interrogazione Ascierto
- ^ Ferrarella Luigi Franc Pregelj ha citato in tribunale chi lo ha definito così. Ma ha perso. Uno storico può usare il termine «boia di Gorizia», Corriere della Sera 18 marzo 2007 online
- ^ Erano definiti regnicoli, fino alla prima guerra mondiale, tutti i cittadini provenienti dal Regno d'Italia e residenti nei territori veneto-giuliani e del Friuli orientale (all'epoca sotto la sovranità austriaca)
- ^ Gorizia ha assunto nei secoli il titolo di "Capitâl dal Friûl Orientâl", ossia Capitale del Friuli Orientale.
- ^ http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/04/24/GO_16_PIED.html.
- ^ «I tedeschi che restano a Gorizia abbastanza a lungo finiscono per assimilarsi agli Italiani, e comunque ne imparano la lingua» Cit. tratta da Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca, sta in: AA.VV., Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 316
- ^ «...l'aumento non si deve tanto a immigrazione, quanto a diversa dichiarazione della propria lingua...chi usava lo sloveno soltanto in famiglia e l'italiano al lavoro, ora si dichiara sloveno...». La citazione e i dati censuali sono estratti da: Liliana Ferrari, AA.VV. e Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), op. cit., p. 372
- ^ Ceduta al Comune di Gorizia in uno stato di semiabbandono, la Sinagoga è stata restaurata e riaperta negli anni ottanta. Non più adibita al culto, ospita attualmente un museo e un centro di cultura ebraica. Cfr. il sito ufficiale del Comune di Gorizia
[modifica] Bibliografia
- Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-12166-0
- Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca, sta in: AA.VV., Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 313-375, ISBN 88-06-14977-6
- Marco Grusovin (a cura di), Cultura ebraica nel Goriziano, Udine-Gorizia, Forum, 2007, ISBN 978-88-8420-400-4
- Carlo Morelli di Schönfeld, Istoria della Contea di Gorizia, vol. I, Gorizia, Premiata Tipografia Paternolli, 1855 (esiste in rete un'edizione digitalizzata di tale opera: Google Books)
- Lucia Pillon, Emanuela Uccello e Sergio Zilli, Gorizia e dintorni, Gorizia-Udine, Editrice Goriziana, 2000, ISBN 88-8692-843-4
- Luigi Tavano, La diocesi di Gorizia, 1750-1947, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004, ISBN 88-8345-169-4
[modifica] Voci correlate
- Storia di Gorizia
- Gorizia e Gradisca
- Gorizia (famiglia)
- Provincia di Gorizia
- Venezia Giulia
- Friuli
- Bisiacaria
- Muro di Gorizia
- Friulano goriziano
- Diffusione dello sloveno in Italia
- Comunità Montana del Torre, Natisone e Collio
- Parco della Rimembranza (Gorizia)
- Stazione di Gorizia Centrale
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Gorizia
Wikiquote contiene citazioni di o su Gorizia
Wikizionario contiene la voce di dizionario «Gorizia»
[modifica] Collegamenti esterni
- Portale turistico del comune di Gorizia
- Teatro comunale Giuseppe Verdi
- èStoria - Festival Internazionale della Storia
- Gorizia Oggi - quotidiano on line di Gorizia
- Premio Sergio Amidei
- Associazione di rievocazione storica medioevale 'Meginardus de Goritia'
- Mappa Gorizia e Nova Gorica
- I confini a Gorizia dal 1947 ad oggi e galleria di confini da tutto il mondo
Territori degli Asburgo
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