Campo di concentramento di Arbe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vista del campo di concentramento di Arbe.

Il campo di concentramento di Arbe fu creato dal comando della Seconda Armata italiana nel luglio del 1942 ad Arbe nel Carnaro ed ospitò complessivamente tra i 10.000 e 15.000 internati tra sloveni, croati ed ebrei. Il campo si caratterizzò per la durezza del trattamento riservato agli internati di etnia slava, dei quali un gran numero perì di stenti e malattie. Per converso, oltre 3.500 ebrei fuggiti dagli ustascia croati e ivi internati dal Regio Esercito italiano evitarono grazie a questo la deportazione.[1][2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bambini internati ad Arbe.

Nel 1942, il regime d'occupazione italiano istituì ad Arbe (più esattamente nella località di Campora), un campo di concentramento per i civili slavi delle zone occupate della Slovenia (vi furono internati anche alcuni civili della vicina Venezia Giulia).

Nel campo furono anche internati oltre 3.500 civili ebrei[3][4] che si ritrovarono nella Dalmazia annessa dall'Italia[5] o sfollati dai territori della Croazia per sfuggire ai massacri commessi da ustascia[6][7]. Il Regio Esercito li internò a scopo "protettivo"[8] per evitarne la cattura e la deportazione in Germania. Infatti la richiesta giunta da parte dei tedeschi di consegnare gli ebrei presenti nei territori occupati e internati ad Arbe fu evitata escogitando pretesti e opponendo una serie di rinvii[9]. Insieme ai numerosi ebrei furono internati ad Arbe anche molti serbi sfuggiti alle persecuzioni croate[10].

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il campo fu temporaneamente occupato dalle forze partigiane di Tito. Gli internati ebrei - liberati - raggiunsero in massima parte la terraferma. Di costoro circa 240 giovani atti alle armi furono radunati in un battaglione ebraico[11] che combatté nell'EPLJ contro l'Asse; 200 persone rimasero sull'isola e furono catturate dai tedeschi durante la successiva occupazione nazista; infine, circa 200 persone raggiunsero via mare l'Italia[12]. Il comandante del campo, colonnello dei Carabinieri Vincenzo Cujuli, preso prigioniero fu seviziato e ucciso dai partigiani[13], mentre secondo altre fonti sarebbe morto suicida in prigionia[14].

Negli anni cinquanta, fu eretto un monumento ad opera dell'architetto sloveno Edvard Ravnikar.

Le condizioni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Internato nel campo di Arbe.
Internati morti nel campo di concentramento di Arbe. Fonte: Rabski zbornik, 1953.[15]

Complessivamente ad Arbe furono internati circa 10.000 civili[16], in massima parte vecchi, donne e bambini, cifra che non comprende coloro che sono passati in transito verso altri campi, nei territori occupati o nel Regno d'Italia.

Periodo Uomini Donne Bambini Totale internati
27 luglio-31 luglio 1942 1.061 111 53 1.225
1º agosto-15 agosto 1942 3.992 0 1.029 5.021
16 agosto-31 agosto 1942 5.333 1.076 1.209 7.618
1º settembre-15 settembre 1942 6.787 1.563 1.296 9.646
16 settembre-30 settembre 1942 7.327 1.804 1.392 10.523
1º ottobre-15 ottobre 1942 7.387 1.854 1.392 10.633
16 ottobre-31 ottobre 1942 7.206 1.991 1.422 10.619
1º novembre-15 novembre 1942 7.207 2.062 1.463 10.732
16 novembre-27 novembre 1942 6.647 1.560 926 9.133
Fonte: Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003

Durante il periodo bellico la Croce Rossa Jugoslava il 10 dicembre 1942 denunciò la scarsezza alimentare dei campi gestiti dagli italiani in jugoslavia con particolar riferimento a quello di Arbe[17] e Monsignor Josip Srebrnič, vescovo di Veglia (Krk), il 5 agosto 1943 riferì a papa Pio XII, che "secondo i testimoni, che avevano partecipato alle sepolture, il numero dei morti avrebbe superato le 3500 unità".[18] (tra cui circa 100 bambini di età inferiore ai 10 anni[19]).

Le fonti slovene stimano che al suo interno avrebbero perso la vita circa 1400 internati slavi tra cui anche donne e bambini[20] Gli storici slavi come Tone Ferenc, Ivan Kovacic e Bozidar Jezernik indicano in un numero compreso tra i 1447 e i 1167 i decessi avvenuti al campo[21] e secondo James Walston[22] e Carlo Spartaco Capogreco[18], il tasso di mortalità annua nel campo di concentramento di Rab (Arbe) superava il tasso di mortalità medio nel campo di concentramento nazista di Buchenwald (che era il 15%).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzo De Felice a proposito della vicenda degli ebrei internati ad Arbe, su Rosso e Nero, p. 161,
  2. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  3. ^ 3.577 secondo un elenco fornito da Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik 1973 n. 2 p. 70
  4. ^ Marina Cattaruzza, p. 214 circa 4000 secondo la storica Marina Cattaruzza
  5. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  6. ^ "(...) nell'agosto-settembre 1941, per fermare la violenza antiebraica e stroncare gli eccidi in corso fra serbi e croati, l'Esercito italiano assunse provvisoriamente il controllo di una nuova zona ceduta dalla Croazia di Pavelic. (...) Mentre Mussolini per non sfidare apertamente i tedeschi si opponeva all'ipotesi di un trasferimento dei rifugiati in Italia, in gran parte ebrei stranieri formalmente impediti all'ingresso nella penisola da una legge del 1939, nel 1942, fu finalmente escogitata la formula che avrebbe permesso di sfuggire alle pretese dell'alleato pur senza affrontarlo in un rifiuto diretto. I circa 3000 ebrei croati e stranieri (...) dal mese di ottobre (furono) internati in appositi campi (...) allo scopo di tacitare le accuse tedesche di spionaggio a favore del nemico, sarebbero stati sottoposti ad un lungo e laborioso censimento (...). La tattica temporeggiatrice funzionò fino al febbraio 1943 (...) quando Mussolini cedette alle richieste di trasferire gli ebrei a Trieste dove sarebbero stati prelevati dai tedeschi, autorizzando però i suoi generali a trovare nuovi pretesti per il rinvio. (...) nel marzo 1943 si decise di concentrare tutti i rifugiati in un campo dipendente dalla II Armata nell'isola dalmata di Arbe, (...) cioè in un territorio sottoposto alla sovranità italiana, al sicuro da qualsivoglia insidioso tentativo di colpo di mano". Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009, pp. 367 e 367.
  7. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  8. ^ Rossi & Giusti, p. 61:
  9. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  10. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  11. ^ Per una foto del reparto si veda http://emperors-clothes.com/croatia/rab.jpg
  12. ^ Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991, pp. 156-168.
  13. ^ http://www.campifascisti.it/scheda_documento_full.php?id_doc=785
  14. ^ Anton Vratuša, Dalle catene alla libertà - La "Rabska brigada", una brigata partigiana nata in un campo di concentramento fascista, Kappa Vu, 2011, ISBN 978-88-89808-627
  15. ^ Rabski zbornik, 1953.
  16. ^ Rossi & Giusti, p. 62 Secondo il generale Mario Roatta sarebbero stati al massimo 10552
  17. ^ Rossi & Giusti, p. 486
  18. ^ a b Cresciani, Gianfranco (2004) Clash of civilisations, Italian Historical Society Journal, Vol.12, No.2, p.7
  19. ^ Italijanska koncentracijska taborišča za slovence med 2. svetovno vojno, Božidar Jezernik, Revija Borec - Društvo za preučevanje zgodovine, literaure in antropologije, Ljubljana 1997, ISSN 0006-7725
  20. ^ Rossi & Giusti, p. 62
  21. ^ Rossi & Giusti, p. 486: Riportati nel saggio di Capogreco: Tone Ferenc parla di 1435 decessi, per Ivan Kovacic 1447, mentre per Bozidar Jezernik 1167
  22. ^ James Walston (1997) History and Memory of the Italian Concentration Camps, Historical Journal, 40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik, 1973 n. 2
  • Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in: L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009
  • Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Udine, Editore Nutrimenti, 2008.
  • Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Il Mulino, 2007, Bologna
  • Elena Aga Rossi e Maria Teresa Giusti, Una guerra a parte, Il Mulino, Bologna, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]