Campo di concentramento di Arbe

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Vista del campo di concentramento di Arbe.

Il campo di concentramento di Arbe fu creato dal comando della Seconda Armata italiana nel luglio del 1942 ad Arbe nel Carnaro ed ospitò complessivamente tra i 10.000 e 15.000 internati tra sloveni, croati ed ebrei. Il campo si caratterizzò per la durezza del trattamento riservato agli internati di etnia slava, dei quali un gran numero perì di stenti e malattie. Per converso, oltre 3.500 ebrei fuggiti dagli ustascia croati e ivi internati dal Regio Esercito italiano evitarono grazie a questo la deportazione.[1][2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bambini internati ad Arbe.

Nel 1942, per far fronte alla necessità di provvedere all'internamento dei numerosi rastrellati nel corso delle operazioni estive in Slovenia, le autorità militari italiane costruirono in gran fretta ad Arbe[3] (più esattamente nella località di Campora), un campo di concentramento per i civili slavi delle zone occupate della Slovenia in cui furono internati anche alcuni civili della vicina Venezia Giulia.

Nel campo furono anche internati oltre 3.500 civili ebrei[4][5] che si ritrovarono nella Dalmazia annessa dall'Italia[6] o sfollati dai territori della Croazia per sfuggire ai massacri commessi da ustascia[7][8]. Nel corso del 1942 alle richieste croate di ottenere gli ebrei presenti nei territori occupati italiani si aggiunsero anche le pressioni tedesche[9]. La tragedia che avrebbe colpito gli ebrei in caso di consegna ai tedeschi inizialmente solo ipotizzata fece si che il Regio Esercito escogitò pretesti e oppose una serie di rinvii per non procedere ad alcuna consegna degli ebrei internati anche ad Arbe[10], poi dal novembre 1942 la situazione fu più chiara e non consegnare gli internati divenne prioritario[11]. Le autorità militari e civili che operavano in Jugoslavia fecero pressioni su Mussolini che revocò le precedenti disposizioni e dispose che tutti gli ebrei sarebbero rimasti internati in campi di concentramento sotto giurisdizione italiana e per ovviare alle richieste del governo croato di ottenere la consegna degli ebrei con passaporto croato di avviare per costoro le pratiche per rinunciare alla cittadinanza[12]. Insieme ai numerosi ebrei furono internati ad Arbe a scopo "protettivo" anche molti serbi sfuggiti alle persecuzioni croate[13].

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il campo fu temporaneamente occupato dalle forze partigiane di Tito. Gli internati ebrei - liberati - raggiunsero in massima parte la terraferma. Di costoro circa 240 giovani atti alle armi furono radunati in un battaglione ebraico[14] che combatté nell'EPLJ contro l'Asse; 200 persone rimasero sull'isola e furono catturate dai tedeschi durante la successiva occupazione nazista; infine, circa 200 persone raggiunsero via mare l'Italia[15]. Il comandante del campo, colonnello dei Carabinieri Vincenzo Cujuli, preso prigioniero fu seviziato e ucciso dai partigiani[16], mentre secondo altre fonti sarebbe morto suicida in prigionia[17].

Negli anni cinquanta, fu eretto un monumento ad opera dell'architetto sloveno Edvard Ravnikar.

Le condizioni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Internato nel campo di Arbe.
Internati morti nel campo di concentramento di Arbe. Fonte: Rabski zbornik, 1953.[18]

Complessivamente ad Arbe furono internati circa 10.000 civili[19], tra cui vecchi, donne e bambini di famiglie sospettate di collaborare con il movimento partigiano ma anche residenti in aree sgombrate per esigenze belliche[20]. La cifra che non comprende coloro che sono passati in transito verso altri campi, nei territori occupati o nel Regno d'Italia.

Periodo Uomini Donne Bambini Totale internati
27 luglio-31 luglio 1942 1.061 111 53 1.225
1º agosto-15 agosto 1942 3.992 0 1.029 5.021
16 agosto-31 agosto 1942 5.333 1.076 1.209 7.618
1º settembre-15 settembre 1942 6.787 1.563 1.296 9.646
16 settembre-30 settembre 1942 7.327 1.804 1.392 10.523
1º ottobre-15 ottobre 1942 7.387 1.854 1.392 10.633
16 ottobre-31 ottobre 1942 7.206 1.991 1.422 10.619
1º novembre-15 novembre 1942 7.207 2.062 1.463 10.732
16 novembre-27 novembre 1942 6.647 1.560 926 9.133
Fonte: Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003

A causa della precarietà in cui versava il campo ancora dall'estate del 1942 l'inverno fu molto duro per gli internati che avevano come unico riparo delle tende e spesso erano privi di vestiario adeguato[21]. Il tasso di mortalità pertanto fu alto e determinato soprattutto da infezioni intestinali che si venivano ad innestare su fisici già gravemente deperiti[22].

La Croce Rossa Jugoslava il 10 dicembre 1942 denunciò la scarsezza alimentare dei campi gestiti dagli italiani in jugoslavia con particolar riferimento a quello di Arbe[23] e Monsignor Josip Srebrnič, vescovo di Veglia (Krk), il 5 agosto 1943 riferì a papa Pio XII, che "secondo i testimoni, che avevano partecipato alle sepolture, il numero dei morti avrebbe superato le 3500 unità".[24] (tra cui circa 100 bambini di età inferiore ai 10 anni[25]). Pertanto il Vaticano intervenne presso le autorità italiane affinché si provvedesse alla liberazione della maggior parte delle donne e dei bambini[26]. A partire da gennaio 1943 le condizioni migliorarono sensibilmente con la costruzione di baracche in muratura e al miglioramenteo delle razioni alimentari[27].

Le fonti slovene stimano che al suo interno avrebbero perso la vita circa 1400 internati slavi tra cui anche donne e bambini[28] Gli storici slavi come Tone Ferenc, Ivan Kovacic e Bozidar Jezernik indicano in un numero compreso tra i 1447 e i 1167 i decessi avvenuti al campo[29] e secondo James Walston[30] e Carlo Spartaco Capogreco[24], il tasso di mortalità annua nel campo di concentramento di Rab (Arbe) superava il tasso di mortalità medio nel campo di concentramento nazista di Buchenwald (che era il 15%).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzo De Felice a proposito della vicenda degli ebrei internati ad Arbe, su Rosso e Nero, p. 161,
  2. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  3. ^ Marina Cattaruzza, p. 230
  4. ^ 3.577 secondo un elenco fornito da Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik 1973 n. 2 p. 70
  5. ^ Marina Cattaruzza, p. 214 circa 4000 secondo la storica Marina Cattaruzza
  6. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  7. ^ "(...) nell'agosto-settembre 1941, per fermare la violenza antiebraica e stroncare gli eccidi in corso fra serbi e croati, l'Esercito italiano assunse provvisoriamente il controllo di una nuova zona ceduta dalla Croazia di Pavelic. (...) Mentre Mussolini per non sfidare apertamente i tedeschi si opponeva all'ipotesi di un trasferimento dei rifugiati in Italia, in gran parte ebrei stranieri formalmente impediti all'ingresso nella penisola da una legge del 1939, nel 1942, fu finalmente escogitata la formula che avrebbe permesso di sfuggire alle pretese dell'alleato pur senza affrontarlo in un rifiuto diretto. I circa 3000 ebrei croati e stranieri (...) dal mese di ottobre (furono) internati in appositi campi (...) allo scopo di tacitare le accuse tedesche di spionaggio a favore del nemico, sarebbero stati sottoposti ad un lungo e laborioso censimento (...). La tattica temporeggiatrice funzionò fino al febbraio 1943 (...) quando Mussolini cedette alle richieste di trasferire gli ebrei a Trieste dove sarebbero stati prelevati dai tedeschi, autorizzando però i suoi generali a trovare nuovi pretesti per il rinvio. (...) nel marzo 1943 si decise di concentrare tutti i rifugiati in un campo dipendente dalla II Armata nell'isola dalmata di Arbe, (...) cioè in un territorio sottoposto alla sovranità italiana, al sicuro da qualsivoglia insidioso tentativo di colpo di mano". Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009, pp. 367 e 367.
  8. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  9. ^ Jonathan Steinberg, p. 81
  10. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  11. ^ Jonathan Steinberg, p. 85:"La documentazione suggerisce che da quel momento, all'inizio del novembre 1942, le autorità italiane del ministero degli Esteri e le forze armate seppero di non dover consegnare quelle migliaia di ebrei"
  12. ^ Jonathan Steinberg, p. 92: Appunto per il gabinetto AP, firmato dal generale Vittorio Castellani "Il Duce ha disposto:1)che detti ebrei vengano mantenuti tutti in campi di concentramento; 2) che si proceda intanto, oltre che a determinare la pertinenza dei singoli internati, a raccogliere -in analogia alle richieste contenute nella soprariferita proposta del Governo croato- le istanze che gli interessati stessi volessero liberamente presentare per rinunciare alla cittadinanza croata ed alla proprietà di ogni bene immobile posseduto in Croazia"
  13. ^ Marina Cattaruzza, p. 214
  14. ^ Per una foto del reparto si veda http://emperors-clothes.com/croatia/rab.jpg
  15. ^ Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991, pp. 156-168.
  16. ^ http://www.campifascisti.it/scheda_documento_full.php?id_doc=785
  17. ^ Anton Vratuša, Dalle catene alla libertà - La "Rabska brigada", una brigata partigiana nata in un campo di concentramento fascista, Kappa Vu, 2011, ISBN 978-88-89808-627
  18. ^ Rabski zbornik, 1953.
  19. ^ Rossi & Giusti, p. 62 Secondo il generale Mario Roatta sarebbero stati al massimo 10552
  20. ^ Marina Cattaruzza, p. 230
  21. ^ Marina Cattaruzza, p. 230
  22. ^ Marina Cattaruzza, p. 231
  23. ^ Rossi & Giusti, p. 486
  24. ^ a b Cresciani, Gianfranco (2004) , Italian Historical Society Journal, Vol.12, No.2, p.7
  25. ^ Italijanska koncentracijska taborišča za slovence med 2. svetovno vojno, Božidar Jezernik, Revija Borec - Društvo za preučevanje zgodovine, literaure in antropologije, Ljubljana 1997, ISSN 0006-7725
  26. ^ Marina Cattaruzza, p. 231
  27. ^ Marina Cattaruzza, p. 231
  28. ^ Rossi & Giusti, p. 62
  29. ^ Rossi & Giusti, p. 486: Riportati nel saggio di Capogreco: Tone Ferenc parla di 1435 decessi, per Ivan Kovacic 1447, mentre per Bozidar Jezernik 1167
  30. ^ James Walston (1997) History and Memory of the Italian Concentration Camps, Historical Journal, 40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik, 1973 n. 2
  • Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in: L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009
  • Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Udine, Editore Nutrimenti, 2008.
  • Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Il Mulino, 2007, Bologna
  • Elena Aga Rossi e Maria Teresa Giusti, Una guerra a parte, Il Mulino, Bologna, 2011
  • Jonathan Steinberg, Tutto o niente l'Asse e gli Ebrei nei territori occupati 1941-1943, Mursia, 1997, Milano

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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