Campo di concentramento di Arbe

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Isola di Arbe - collocazione geografica
Vista del campo di concentramento di Arbe.
Bambini internati ad Arbe.
Internato nel campo di Arbe.
Internati morti nel campo di concentramento di Arbe. Fonte: Rabski zbornik, 1953.[1]

Il campo di concentramento di Arbe fu creato dal comando della Seconda Armata italiana nel luglio del 1942 ad Arbe nel Carnaro ed ospitò complessivamente tra i 10.000 e 15.000 internati tra sloveni, croati ed ebrei. Il campo si caratterizzò per la durezza del trattamento riservato agli internati di etnia slava, dei quali un gran numero perì di stenti e malattie. Per converso, per oltre 3.500 ebrei fuggiti dagli ustascia croati e ivi internati dal Regio Esercito italiano, rappresentò la possibilità di evitare la cattura da parte dei tedeschi[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1942, il regime d'occupazione italiano instaurò ad Arbe (più esattamente nella località di Campora), un campo di concentramento per i civili slavi delle zone occupate della Slovenia (vi furono internati anche alcuni civili della vicina Venezia Giulia). Il campo fu gestito completamente da italiani.

Nel campo furono anche rinchiusi oltre 3.500 civili ebrei[3] sfollati dai territori della Croazia fuori dal controllo italiano, che poterono così sfuggire ai massacri commessi da ustascia e nazisti[4].

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il campo fu temporaneamente occupato dalle forze partigiane di Tito. Gli internati ebrei - liberati - raggiunsero in massima parte la terraferma. Di costoro circa 240 giovani atti alle armi furono radunati in un battaglione ebraico[5] che combatté nell'EPLJ contro l'Asse; 200 persone rimasero sull'isola e furono catturate dai tedeschi durante la successiva occupazione nazista; infine, circa 200 persone raggiunsero via mare l'Italia[6]. Il comandante del campo, colonnello dei Carabinieri Vincenzo Cuiuli, fu arrestato e morì suicida in carcere[7].

I responsabili a livello di alti comandi, generali Roatta e Robotti, dovettero rifugiarsi in Spagna e Sud America per evitare di essere processati come criminali di guerra.

Negli anni cinquanta, fu eretto un monumento ad opera dell'architetto sloveno Edvard Ravnikar.

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Complessivamente ad Arbe furono internati 10.000 civili, in massima parte vecchi, donne e bambini, cifra che non comprende coloro che sono passati in transito verso altri campi, nei territori occupati o nel Regno d'Italia[8].

Periodo Uomini Donne Bambini Totale internati
27 luglio-31 luglio 1942 1.061 111 53 1.225
1º agosto-15 agosto 1942 3.992 0 1.029 5.021
16 agosto-31 agosto 1942 5.333 1.076 1.209 7.618
1º settembre-15 settembre 1942 6.787 1.563 1.296 9.646
16 settembre-30 settembre 1942 7.327 1.804 1.392 10.523
1º ottobre-15 ottobre 1942 7.387 1.854 1.392 10.633
16 ottobre-31 ottobre 1942 7.206 1.991 1.422 10.619
1º novembre-15 novembre 1942 7.207 2.062 1.463 10.732
16 novembre-27 novembre 1942 6.647 1.560 926 9.133
Fonte: Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003

Il numero complessivo di vittime non è accertato, ma si stima che soltanto nell'inverno 1942-1943 intorno a 1.500 persone persero la vita[9] a causa della denutrizione, del freddo, delle epidemie e dei maltrattamenti.

Monsignor Josip Srebrnič, vescovo di Veglia (Krk), il 5 agosto 1943 riferì a papa Pio XII, che "secondo i testimoni, che avevano partecipato alle sepolture, il numero dei morti avrebbe superato le 3500 unità".[10] (tra cui circa 100 bambini di età inferiore ai 10 anni[11])

Secondo il Centro Simon Wiesenthal il campo ospitò 15.000 prigionieri e 4.000 morirono.

Secondo gli storici James Walston[12] e Carlo Spartaco Capogeco[10], il tasso di mortalità annua nel campo di concentramento di Rab (Arbe) superava il tasso di mortalità medio nel campo di concentramento nazista di Buchenwald (che era il 15%).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rabski zbornik, 1953.
  2. ^ "Espedienti all'italiana, moralmente squallidi, che però avrebbero salvato la vita fino all'8 settembre a migliaia di uomini, donne e bambini", Renzo De Felice a proposito della vicenda degli ebrei internati ad Arbe, su Rosso e Nero, p. 161,
  3. ^ 3.577 secondo un elenco fornito da Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik 1973 n. 2 p. 70
  4. ^ "(...) nell'agosto-settembre 1941, per fermare la violenza antiebraica e stroncare gli eccidi in corso fra serbi e croati, l'Esercito italiano assunse provvisoriamente il controllo di una nuova zona ceduta dalla Croazia di Pavelic. (...) Mentre Mussolini per non sfidare apertamente i tedeschi si opponeva all'ipotesi di un trasferimento dei rifugiati in Italia, in gran parte ebrei stranieri formalmente impediti all'ingresso nella penisola da una legge del 1939, nel 1942, fu finalmente escogitata la formula che avrebbe permesso di sfuggire alle pretese dell'alleato pur senza affrontarlo in un rifiuto diretto. I circa 3000 ebrei croati e stranieri (...) dal mese di ottobre (furono) internati in appositi campi (...) allo scopo di tacitare le accuse tedesche di spionaggio a favore del nemico, sarebbero stati sottoposti ad un lungo e laborioso censimento (...). La tattica temporeggiatrice funzionò fino al febbraio 1943 (...) quando Mussolini cedette alle richieste di trasferire gli ebrei a Trieste dove sarebbero stati prelevati dai tedeschi, autorizzando però i suoi generali a trovare nuovi pretesti per il rinvio. (...) nel marzo 1943 si decise di concentrare tutti i rifugiati in un campo dipendente dalla II Armata nell'isola dalmata di Arbe, (...) cioè in un territorio sottoposto alla sovranità italiana, al sicuro da qualsivoglia insidioso tentativo di colpo di mano". Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009, pp. 367 e 367.
  5. ^ Per una foto del reparto si veda http://emperors-clothes.com/croatia/rab.jpg
  6. ^ Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991, pp. 156-168.
  7. ^ Anton Vratuša, Dalle catene alla libertà - La "Rabska brigada", una brigata partigiana nata in un campo di concentramento fascista, Kappa Vu, 2011, ISBN 978-88-89808-627
  8. ^ Storia del XXI Secolo - ANPI Roma
  9. ^ http://www.romacivica.net/ANPIROMA/DEPORTAZIONE/deportazionecampi1a.htm
  10. ^ a b Cresciani, Gianfranco (2004) Clash of civilisations, Italian Historical Society Journal, Vol.12, No.2, p.7
  11. ^ Italijanska koncentracijska taborišča za slovence med 2. svetovno vojno, Božidar Jezernik, Revija Borec - Društvo za preučevanje zgodovine, literaure in antropologije, Ljubljana 1997, ISSN 0006-7725
  12. ^ James Walston (1997) History and Memory of the Italian Concentration Camps, Historical Journal, 40.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jasa Romano, Jevreji u logoru na Rabu i njihovo uklucivanje u Narodnooslobodilacki rat, in: Zbornik, 1973 n. 2
  • Anna Millo, L'Italia e la protezione degli ebrei, in: L'occupazione italiana della Iugoslavia, Le Lettere, 2009
  • Menachem Shelah, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra Esercito Italiano e gli ebrei in Dalmazia (1941-1943), USSME, 1991
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Udine, Editore Nutrimenti, 2008.

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