Sardegna

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Coordinate: 40°00′N 9°00′E / 40, 9

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Regione Autonoma della Sardegna
Regione autonoma a statuto speciale
Sardegna - Bandiera
Sardegna - Stemma
Stato: bandiera Italia
Zona: Italia insulare 
Capoluogo: Cagliari
Superficie: 24.090 km²
Abitanti: 1.671.001  (dicembre 2008)
Densità: 69,4 ab./km²
Province: stemma Cagliari
Carbonia-Iglesias
Medio Campidano
stemma Nuoro
stemma Ogliastra
stemma Olbia-Tempio
stemma Oristano
stemma Sassari
Comuni: Elenco dei 377 comuni
Politica
Presidente: Ugo Cappellacci (PdL)
(dal 16-2-2009)
Giunta:
Consiglio
({{{seggi}}} seggi):
Ultime elezioni: 15 e 16 febbraio 2009
Prossime: 2014
Note: {{{note}}}

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Sito istituzionale
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La Sardegna (in sardo: Sardigna, Sardinnia, Saldigna o Sardinna; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana. Lo Statuto Speciale sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale, l'Isola è infatti depositaria di una millenaria cultura con singolari peculiarità etniche e linguistiche. Nonostante l'accentuata insularità, la posizione strategica al centro del Mar Mediterraneo ha favorito nel tempo l'interesse delle antiche potenze coloniali, agevolando rapporti commerciali e culturali ma anche un succedersi di varie dominazioni straniere. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'Isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della civiltà nuragica[1]. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo breve itinerario nell'Isola, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:

« Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa. »
(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)

Il cantautore Fabrizio De Andrè affascinato dalle sue bellezze, decise di risiedervi stabilmente descivendola poi in questo modo:

« La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.[2]  »

Indice

Toponimo

La stele di Nora
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stele di Nora.

Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (Ιχνουσσα), o ancora Sandalyon per la somiglianza dell'intera conformazione costiera all'impronta di un piede mentre i Latini la identificavano con il nome di Sardinia. In una stele in pietra risalente all’ VIII / IX secolo a.C. ritrovata nell'odierna Pula, città corrispondente dell’antica Nora, appare scritto in fenicio la parola b-šrdn che significa in Sardegna, a testimonianza che tale toponimo era già presente sull’Isola all’arrivo dei mercanti fenici. La stele di Nora rappresenta il più antico documento scritto della storia occidentale e secondo gli studiosi costituisce un dato linguistico riguardante la Sardegna in Sardegna, confermando che l'origine del toponimo è da attribuire agli Shardana, una popolazione di navigatori-guerrieri identificata con le genti sardo-nuragiche[3].

Gonfalone regionale

Stemma

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bandiera dei quattro mori.

Il DPR del 5 luglio 1952 concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone. La legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 stabilisce all'Art. 1: La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. Nell'emblema dei quattro mori i Sardi riconoscono la loro appartenenza identitaria, ed il suo uso è documentato costantemente a partire dalla costituzione del regno di Sardegna e Corsica (1324) fino alla nascita della Regione Autonoma. A secondo dei gusti delle varie epoche storiche, lo stemma è stato rappresentato con diverse varianti: la forma grafica attuale riproduce quella consolidatasi nel secolo XVIII ai fini istituzionali.

Grafico con le altimetrie della Sardegna.

Geografia

Per estensione costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²) nonché la terza regione italiana, avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi (Punta Falcone a nord e Capo Teulada a sud) è di 270 km, mentre 145 sono i km di larghezza (da Capo dell'Argentiera a ovest, a Capo Comino ad est). Gli abitanti sono 1,68 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 187 km dalle coste della Penisola, dalla quale è separata dal Mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km più a sud. A nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41° ed il 39° parallelo, mentre il 40° la divide praticamente quasi a metà.

Il massiccio del Gennargentu innevato.

Montagne

Più dell'80% del territorio è montuoso e collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi (per 16.352 km²). Alcuni di questi altopiani sono molto caratteristici e vengono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei. L'altimetria media è di 334 m s.l.m. Le montagne sono il 13,6% del territorio (4.451 km²) e sono formate da rocce molto antiche e livellate dal lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu[4]. Da nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). A sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini[5].

Il fiume Coghinas.

Pianure e fiumi

Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio (per 3.287 km²); la pianura più estesa è il Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio. I più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. I maggiori sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. L'unico lago naturale è il lago di Baratz situato a nord di Alghero.

Dune di sabbia a Porto Pino

Coste e isole

Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per complessivi 1.897 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias)[6]. Litorali bassi e sabbiosi, talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide importanti dal punto di vista ecologico. Molte isole ed isolette la circondano e tra queste la più grande è l'isola di Sant'Antioco (109 km²), seguono poi l'isola dell'Asinara (51 km²), l'isola di San Pietro (50 km²), l'isola della Maddalena (20 km²), Caprera (15 km²)[7].

Regioni storico-geografiche della Sardegna

Regioni storiche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Curatoria.

La Sardegna è divisa storicamente in regioni interne che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata delle tribù nuragiche. Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate dai Sardi. Eccone quelle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro, Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus, Sulcis, Trexenta.

Geologia

La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica, sua isola gemella, iniziò circa 100 milioni di anni fa attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa lungo la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria, questi fenomeni originarono una profonda frattura i cui relativi lati rocciosi sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Fréjus, e poi oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale corsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale. Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana. Benché nel passato sono stati documentati dei terremoti, la Sardegna è ritenuta una zona non sismica, e tutti i 377 comuni che la compongono sono classificati in zona sismica 4[8][9]. Sul suo territorio infatti non passano faglie che possano generare terremoti di rilievo. Gli unici risentimenti macrosismici appartengono a scosse che sono avvenute e potranno avvenire nel Tirreno centrale e meridionale.

Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazioni meteorologiche della Sardegna.

Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, grazie alla presenza del mare si hanno inverni miti con temperatura quasi mai sotto lo zero. Le estati sono calde e secche, caratterizzate da una notevole ventilazione. Il basso tasso di umidità permette di sopportare le elevate temperature estive che raggiungono normalmente i 35°C. Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui massicci montuosi nei mesi invernali nevica frequentemente e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate si mantiene fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente fa caldo per molti giorni consecutivi. Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne la piovosità media è di 500-800 mm. In prossimità dei principali rilievi montuosi si registrano i maggiori valori pluviometrici che possono anche superare i 1000 mm annui. Per sopperire al problema della siccità, dalla fine dell'Ottocento ad oggi, sono stati realizzati sull'intero territorio isolano circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche. La Sardegna è inoltre una regione molto ventosa. I venti dominanti sono il Maestrale e lo Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma spesso a causa della sua elevata velocità crea danni non indifferenti all'agricoltura favorendo la propagazione degli incendi; il secondo si rivela particolarmente dannoso in tarda primavera, quando si intensifica l'evapotraspirazione che causa stress idrici alle colture non irrigue. La costante ventilazione ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in certe aree industriali.

Ambiente naturale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Aree naturali protette della Sardegna.

Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi che formano gole e cascate[10], lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo. Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della sua superfice e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centro-orientale e sud-occidentale, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena. Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture sparse su tutta l'Isola, come l'Orso di Palau, l'Elefante di Castelsardo, il Fungo di Arzachena, sa Conca a Nuoro nel Monte Ortobene per citarne alcuni[11]. Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più importanti tratti della costa e ampi territori dell'interno. Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'Isola. Complessivamente si contano: 3 parchi nazionali, 8 parchi regionali, 60 riserve naturali, 24 monumenti naturali, 16 aree di rilevante interesse naturalistico, 5 oasi del WWF.

Muflone, uno dei simboli della fauna sarda.

Fauna terrestre

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Fauna della Sardegna, Mammofauna della Sardegna e Plecotus sardus.

Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neoendemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie[12]. Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'Isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. Tra i mammiferi, particolare curiosità desta una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'Asinara (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico Cavallino della Giara (Equus caballus Giarae), una specie di cavallo endemica dell'Isola[13], e presente nell'altopiano della Giara, di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C..

Asinelli bianchi sull'isola dell'Asinara.

L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni. L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante[14]. Dei 1.897 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso. I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica. Nel 2002 infine nelle grotte del Gennargentu è stato scoperto il Plecotus sardus, una specie di pipistrello endemica della Sardegna.

Urospermum dalechampii

Flora terrestre

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna.

La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum. L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo. Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri. La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'Isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, e la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone la Sardegna come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007[15]). Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche minori che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.

Corallo nella grotta di Amfitrite nella Riviera del Corallo.

Flora e fauna acquatiche

I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli e sono caratterizzati dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda rispetto il suo limite naturale. Questo enorme polmone verde produce ossigeno e ospita una grande varietà di forme di vita che crescono e si riproducono, cercando riparo nella vegetazione marina. Il segno inequivocabile della presenza delle praterie di posidonia, sono i caratteristici mucchi di alghe che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge. Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si ritiene ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.

Plecotus sardus, l'unico pipistrello endemico presente in Italia.

Gli endemismi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Plecotus sardus e Centaurea horrida.

L'ambiente naturale isolano è caratterizzato da un elevato numero di endemismi. Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'Isola. La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari.

Grotte del Bue marino a Dorgali.

Grotte naturali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Grotte di Alghero.

Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500 km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo Paleozoico, ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel Mesozoico, nel Terziario e nel Quaternario, contribuendo alla creazione di una rimarchevole varietà di formazioni rocciose. Molte grotte sono state scoperte per azzardo da archeologi alla ricerca di manufatti appartenuti alle antiche civiltà, o da geologi alla ricerca di falde acquifere per migliorare l'approviggionamento idrico, o da minatori durante lavori in miniera. Il patrimonio speleologico isolano comprende attualmente più di 1500 grotte. L'area del Supramonte è sicuramente quella più ricca insieme alla zona del Sulcis-Iglesiente e al promontorio di Capo Caccia. Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è ritenuta la più vasta in tutto il Mediterraneo. Le grotte litoranee più conosciute sono le Grotte di Nettuno ad Alghero e la grotta del Bue Marino a Cala Gonone. Fra quelle terrestri, sono particolarmente suggestive quelle di Sa Oche-Su Entu a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, la grotta di Su Marmuri ad Ulassai, quella di Ispinigoli presso Dorgali, di San Giovanni presso Domusnovas, per citarne alcune.

Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna.

Situata strategicamente al centro del Mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana, un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del Mediterraneo, in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento - che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica - sia dalla propria posizione strategica, in quanto ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi. Nel suo bagaglio storico si trovano abbondanti le testimonianze delle culture indigene, disseminate dappertutto lungo l'intera Isola, ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche[16]. Secondo una tesi dell'archeologo Giovanni Lilliu, la storia isolana è stata caratterizzata da ciò che egli definisce la costante resistenziale sarda[17], ossia la lotta millenaria condotta dai Sardi contro gli invasori. In due momenti ben distinti della loro storia hanno espresso due civiltà dalle forme molto originali rispetto a quelle coeve. Nei periodi in cui i Sardi subirono l'influenza delle maggiori potenze coloniali, secondo l'illustre studioso, il tessuto di sardità e le antiche tradizioni rimasero custodite dalle popolazioni barbaricine che attraverso i secoli le hanno tramandate fino ai nostri giorni.

Civiltà nuragica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Civiltà nuragica.

Circa 8.000 nuraghi (mediamente uno ogni 3 km²) e centinaia di villaggi e tombe megalitiche testimoniano una delle più misteriose civiltà mediterranee al punto che anche le interpretazioni più avanzate sulla funzione di queste costruzioni, sulla vita e sulla struttura sociale degli antichi Sardi, mancano di riscontri archeologici certi. I Nuragici, i costruttori di torri (Tyrrhenoi), come li chiamavano i Greci), dalle testimonianze delle genti con cui interagivano erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in nuclei tribali (clan) che abitavano in cantoni ben definiti e difesi. Andavano per mare, commerciavano con i Micenei, con i Minoici, con i Fenici, con gli Etruschi. Furono i padroni assoluti della Sardegna per oltre 1000 anni (dal 1.600 al 500 a.C.). Il nuraghe era il centro della vita sociale, ma oltre alle torri altre strutture megalitiche caratterizzavano la loro civiltà: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). Le stele centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza), la precisione costruttiva dei pozzi sacri, le tante statuette bronzee arrivate fino ai nostri giorni, dimostrano la complessità e la raffinatezza raggiunta. Uno dei siti più importanti di questa civiltà è la reggia nuragica di Su Nuraxi presso Barumini, classificata dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.

I Giudicati sardi

Civiltà giudicale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna dei Giudicati.

Un altro momento alto della storia dei Sardi fu quello giudicale, quando, a partire dal IX secolo, al ritirarsi dei Bizantini dovettero far fronte con le loro forze alle sempre più frequenti scorrerie degli Arabi. Ebbe così inizio il periodo dei giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi 600 anni. Il territorio venne progressivamente diviso in quattro regni autonomi e si diede vita ad una organizzazione politica ed amministrativa di grande efficacia e con elementi di modernità rispetto a regni coevi. L'Isola fu divisa a sua volta in curatorie che secondo alcuni studiosi ricalcavano i confini degli antichi cantoni nuragici. Grazie all'abbondanza di risorse naturali, prosperò nuovamente l'agricoltura e la pastorizia, i commerci ebbero nuovo impulso e fiorì una originale cultura autoctona, ricca di peculiarità artistiche e giuridiche, come la Carta de Logu, massima espressione della certezza del diritto nell'Europa medioevale. Le ingerenze delle Potenze Marinare di allora, insieme al Papato finirono con l'istituzione nominale del regno di Sardegna nel 1297, infeudato agli Aragonesi che, solo dal 1324, tentarono di realizzarlo territorialmente. Dopo quasi 90 anni di guerre, epidemie di peste e trattati di pace, nel 1409 riuscirono a prevalere i Catalani sul Giudicato di Arborea, bloccando di fatto un processo di sviluppo autoctono che stava portando l’Isola verso una entità statuale sarda. Tra le più importanti figure giudicali si ricordano: Gonario II di Torres, Mariano IV d'Arborea, Eleonora d'Arborea.

Distribuzione dell'aplogruppo I fra gli Europei

I Sardi e la loro cultura

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Antropologia dei Sardi e Genetica dei Sardi.

Varie ipotesi si sono fatte sull'origine del popolo sardo. Originatisi a partire da una popolazione mediterranea ha avuto influenze euroasiatiche. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi Sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura mediterranea pre-indoeuropea; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, parlavano una lingua indoeuropea, probabilmente affine al Lidio[18][19]. Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione, attingendo alla informazione contenuta nel DNA degli abitanti attuali. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in buona parte da gruppi di genti giunte in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico (dalla penisola iberica) e nel neolitico (dalla penisola italiana). Benché i Sardi abbiano una composizione genetica molto simile a quella degli altri Italiani ed Europei, si riscontrano delle differenze quantitative dovute molto probabilmente all'isolamento e alla deriva genetica. La causa di questa differenziazione è dovuta in particolar modo, alla larga diffusione dell'aplogruppo I-M26, quasi esclusivo dell'isola, e diffuso sopratutto nella zona centro-orientale, meno in quella settentrionale[20]. Questa subclade I-M26 dell'aplogruppo I, nel resto dell'Europa Occidentale si trova in bassissime percentuali (esclusa la Castiglia, i Paesi Baschi e il dipartimento di Béarn) mentre in Sardegna interessa più del 40% della popolazione. Gli studiosi ritengono che sia molto probabilmente collegato ai primi coloni che giunsero in Sardegna, nel paleolitico, dalla regione pirenaica[21]. Basse percentuali di questa subclade I-M26 si registrano anche nella vicina Corsica, in Svezia e nelle Isole Britanniche (dove comunque prevalgono le subcladi I-M253 ed I-M436). Recenti studi hanno dimostrato che l'isolamento, le difficili condizioni ambientali e malattie come la malaria, hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche nelle popolazioni. Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale. Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati[22][23]. Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.

Distribuzione geografica delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna.

Le lingue dei Sardi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lingua sarda, Lingua sassarese, Lingua gallurese, Dialetto algherese, Dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna.

Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua autonoma, appartenente al gruppo indoeuropeo, ed è considerata la più conservativa tra le lingue neolatine (gli studiosi hanno rilevato che se ai tempi di Giulio Cesare un cittadino romano prima di partire per un breve viaggio avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula» la stessa frase è tuttora utilizzata nel sardo per chiedere la stessa cosa)[24]. Parlata ovunque nell'Isola[25][26], sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi):

  • a Nord il logudorese comprende le parlate del Logudoro (logudorese comune) e la variante del Nuorese caratterizzata per maggiore conservazione e fedeltà a forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è considerata la lingua letteraria della Sardegna. Sempre al nord nella parte ad est in Gallura è parlato il gallurese (nome nativo: gadduresu /gaɖːu'rezu/) che si avvicina particolarmente al dialetto parlato nella parte meridionale della Corsica;
  • a Sud il campidanese che, oltre alla matrice nuragica e latina, presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa.

Nella città di Alghero è poi parlata una variante della lingua catalana: il dialetto algherese, che è anche la lingua ufficiale del Comune insieme all'italiano[27]. Sono presenti infine anche altre parlate, a rischio di estinzione, relative a gruppi esigui di popolazione: il sassarese o Turritano, parlato nella zona di Sassari e con piccole variazioni in Romangia. È un idioma nato dalla commistione fra còrso, pisano, ligure e da una forte influenza del sardo logudorese; nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo.

Ai sensi della legge 482/99, il sardo e il catalano sono riconosciuti e tutelati come minoranze linguistiche storiche. Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese. Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

Cultura materiale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Musei della Sardegna.

Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia isolana ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura isolana in generale. I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna (legge regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell’identità del popolo sardo), che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.

Colonne romane a Tharros.

Archeologia

Già nel IV Millennio a.C. si sviluppò in tutta la Sardegna la Cultura di Ozieri, considerata la prima grande Cultura sarda. I ritrovamenti archeologici, conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel II Millennio a.C. le testimonianze archeologiche della bella età dei nuraghi sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'Isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi urbanesimo e scrittura. Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'Ottocento, il canonico Giovanni Spano diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel Bullettino archeologico sardo. Nei primi del Novecento, l'archeologo Antonio Taramelli intraprese una serie di scavi nel sud dell'Isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent’anni. Nel dopoguerra le campagne di scavo di Giovanni Lilliu hanno di fatto rivoluzionato le conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. La sua opera è considerata di fondamentale importanza per la conoscenza della civiltà nuragica. Attualmente sono in corso su tutto il territorio numerose campagne di scavi, ma la carenza di finanziamenti e la mole enorme dei siti ancora da riportare alla luce scontentano non poco gli isolani, desiderosi di conoscere meglio la loro antichissima storia, in parte ancora avvolta nel mistero.

Architettura gotico-catalana, campanile della cattedrale di Santa Maria ad Alghero

Architettura

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Nuraghe e Architettura romanica in Sardegna.

L'architettura in Sardegna ebbe grande rilevanza sin dalla preistoria. Le Domus de janas, tombe ipogeiche scavate nella roccia, rappresentano le case in cui le popolazioni neolitiche vivevano, delle vere e proprie riproduzioni in scala di reali spazi abitativi. E poi circoli megalitici, menhir, dolmen, fino alle tombe dei giganti, ai protonuraghi, ai santuari, ai templi a pozzo, alle torri nuragiche isolate, ai castelli nuragici, fino alla nascita della prima civiltà urbana sviluppatasi sull’Isola tramite i Fenici. I Romani portarono l'architettura legata ai fori, ai teatri, alle terme, ai templi religiosi, mentre dopo la caduta dell'Impero si sviluppò l’architettura legata alle chiese paleocristiane e bizantine. Durante il periodo giudicale fiorì il romanico, con l'edificazione di monasteri e chiese in granito, basalto, calcare. Le Repubbliche marinare di Pisa e Genova ornarono le città sarde di torri e di mura difensive, successivamente gli Aragonesi introdussero forme di architettura gotico-catalane. Oltre allo stile neo-mediterraneo, molto diffuso attualmente lungo le coste, la tradizionale architettura rurale sarda è ancora molto ben evidente in Gallura, dove gli stazzi sono ancora ben presenti nel territorio. Si tratta di abitazioni rurali, ad un piano, sviluppate in senso lineare, con muratura in blocchi di granito intonacato di bianco, ed il tetto di tegole e canne, sostenuto da travature in legno di ginepro. Altre tipologie abitative tradizionali sono la casa alta, a due piani, delle zone montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ladiri del Campidano. Il ladiri (da later, matrice latina dalla quale deriva la parola italiana laterizio), era un mattone in terra cruda, mista a paglia, e veniva utilizzato per costruire muri di cinta per le corti ma anche per le abitazioni.

La basilica di Saccargia (XII secolo) in stile romanico-pisano, Codrongianos (SS)

Chiese romaniche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Architettura romanica in Sardegna.

I sovrani dei regni giudicali, intorno all'anno Mille, attraverso donazioni, favorirono l'arrivo nell'Isola dei monaci Benedettini da varie regioni della penisola italiana e della Francia. Nello stesso periodo, le attività commerciali ripresero a fiorire, grazie anche agli impulsi delle Repubbliche Marinare. Queste circostanze portarono ad una rinascita culturale e alla circolazione di nuove correnti artistiche che si innestarono nel sostrato culturale isolano, assumendo caratteri originali ed interessanti. Tali segni sono ancora significativamente visibili nelle architetture ecclesiastiche e militari dove si riconoscono influssi pisani, lombardi e provenzali, ma anche influssi arabi, lasciati del passagio di maestranze provenienti dalla penisola iberica. Il primo edificio romanico dell'Isola fu la basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres, che fu fatta costruire dal giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale, poco dopo lo scisma del 1054. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda entra nella sua fase matura, contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell’economia isolana e nelle politiche interne dei sovrani giudicali.

San Michele Arcangelo,Maestro di Castelsardo, Castelsardo, Museo diocesano

Arte

Il Neolitico fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della Dea Madre e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la Cultura nuragica produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei Giganti di Monti Prama. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali. Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i Romani introdussero i mosaici e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel Medioevo e durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di capitelli, di sarcofagi, di affreschi, di altari in marmo impreziositi successivamente da retabli, dipinti da importanti pittori come il Maestro di Castelsardo e il Maestro di Ozieri. Nel XIX secolo per poi proseguire nel Novecento, si affermano nell’immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, ma tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Filippo Figari, Mario Delitala. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno.

Artigianato

L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'Isola[28]. Per preservare, tramandare e promuovere questa ricchezza culturale ed economica, nel 1957 la Regione Autonoma della Sardegna ha instituito l'I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale), diretto all'inizio dai promotori Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas. Per una maggior tutela delle lavorazioni artigianali, tramite la legge regionale n. 14 del 1984, è stato istituito il marchio di origine e qualità dei prodotti dell'artigianato tipico sardo[29]. La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione come, ad esempio, la lavorazione a pibiones[30]. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche e costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, ricchi di spille e bottoni in filigrana, di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle. I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto raffinato, sono in filigrana[31]. La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere[32] dei Mamuthones, ossia le maschere tradizionali barbaricine, e le produzioni in sughero di Calangianus. L'artigianato della cestineria è molto diffuso, ma è l'area oristanese la zona dove maggiormente si lavorano le materie prime, come il giunco, la palma nana e l'asfodelo, ideali per la confezione di cesti, corbule e canestri. Le ceramiche hanno una forma semplice e lineare. Una tradizione millenaria ispira varie scuole che tramandano le tecniche della lavorazione al tornio, della cottura al forno e delle decorazioni smaltate con colori naturali[33]. Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della arresoja, resolza o resorza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Dalla classica lama a folla 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle vere e proprie opere d'arte[34].

Letteratura

In base alle evidenze archeologiche la maggior parte degli studiosi è concorde nell’assegnare ai mercanti fenici l'introduzione dell'alfabeto sull'Isola. Oltre a questi, anche i Romani hanno lasciato documenti scritti, solitamente pietre miliari o epigrafi. Dopo la caduta dell'Impero romano, i documenti scritti in epoca bizantina furono quelli prodotti dai vescovi africani, esiliati nell'Isola dai re vandali, tra questi Fulgenzio di Ruspe. Lentamente, in un lungo lasso di tempo che va dal VI secolo all XI, la lingua sarda inizia a prendere corpo e già dal IX secolo si ha notizia di documenti giudicali redatti in sardo e raccolti in registri chiamati condaghes. A parte questi archivi amministrativi, di solito composti da scritture private e atti di donazione, la civiltà giudicale ha lasciato scritte in lingua sarda raccolte di leggi e statuti comunali. Con l'arrivo degli Aragonesi, l'idioma sardo subisce l'influenza di quello spagnolo venendosi cosi a creare una società plurilingue che parlava correntemente castigliano, catalano, sardo ed anche un po' di italiano. A partire dalla seconda metà del Quattrocento nascono ad opera dall'arcivescovo di Sassari Antonio Canu i primi scritti in sardo riguardanti La leggenda sacra dei santi Martiri Turritani. Il religioso parlava e scriveva anche le altre lingue e questo plurilinguismo è adottato pure da Antonio Lo Frasso, da Sigismondo Arquer, da Giovanni Francesco Fara. I loro scritti destano grande interesse proponendo riflessioni sulla Sardegna e sul suo passato. Pietro Delitala si discosta dagli autori dello stesso periodo perché sceglie di scrivere in lingua italiana, o per meglio dire, toscana, in un momento in cui questo idioma è quasi completamente abbandonato in Sardegna. Nel Seicento si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta Giuseppe Delitala y Castelvì, mentre quelle di Francesco Vidal mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel Settecento la crisi dell'Impero spagnolo riporta la Sardegna nell'orbita italiana. La corona del regno passa ai Savoia che diventano re, mentre le idee dell’ Illuminismo, insieme all'aumento dell'istruzione e della cultura, grazie anche a strutture pubbliche, formano una generazione che darà vita successivamente ai moti rivoluzionari sardi.

Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.

Nell'Ottocento i Sardi riscoprono la Sardegna. Giovanni Spano intraprende i primi scavi archeologici, Giuseppe Manno scrive la prima grande storia generale dell'Isola, Pasquale Tola pubblica importanti documenti del passato, Pietro Martini scrive biografie di sardi illustri. Alberto La Marmora percorre l'Isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata Voyage en Sardaigne, pubblicata a Parigi e poi introdotta negli ambienti colti europei. È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna Alphonse de Lamartine, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Carlo Corbetta, Gaston Vuillier, Gustave Jourdan per citarne alcuni. Nei primi del Novecento la società isolana viene mirabilmente raccontata da Sebastiano Satta e da Grazia Deledda, quest'ultima insignita del Nobel per letteratura nel 1926. Riprendono numerosi i viaggi di studiosi, giornalisti e scrittori che pubblicano poi dettagliati resoconti dei loro viaggi. In questo secolo accanto alla cultura letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come Emilio Lussu ed Antonio Gramsci. Il secondo dopoguerra rappresenta un momento di svolta. Gli intellettuali sardi sono coscienti di trovarsi di fronte ad una svolta epocale. Finisce l'isolamento e la Sardegna si addentra nel cosiddetto villaggio globale. Questi mutamenti sono percepiti da uomini di cultura e da scrittori come Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessy, Salvatore Satta e, in anni più recenti, Sergio Atzeni, Salvatore Niffoi, Gavino Ledda, Salvatore Mannuzzu, Maria Giacobbe, per citarne alcuni.

Ballo sardo

Musica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ballo sardo, Launeddas, Canto a tenore e Cantu a chiterra.

La musica tradizionale sarda sia cantata che strumentale è molto antica. In un vaso risalente alla cultura di Ozieri, circa 3.000 anni a.C., si suppone raffigurato un tipico ballo sardo[35]. La tipica danza sarda chiamata su ballu tundu veniva accompagnata dal suono delle launeddas, un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle launeddas, in base al ritrovamento nelle campagne di Ittiri di un bronzetto raffigurante un suonatore, dovrebbe risalire ad un'epoca antecedente all'VIII secolo a.C.. Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel Sarrabus e nel Campidano.

Il Canto a Tenore è tipico delle zone interne della Barbagia ed è ritenuto un'espressione artistica di pura matrice isolana. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII sec. a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei tenores. Questo tipo di canto nel 2005 è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità[36].

Il cantu a chiterra è una tipica espressione artistica nata in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura e Planargia, dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente delle vere e proprie competizioni tra cantadores), in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista[37].

Donna in costume.Festa del Redentore.

Tradizioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Costumi sardi.

I costumi tradizionali rappresentano uno scrigno di tradizioni etnografiche e culturali. Ogni paese isolano ha un proprio costume tradizionale, maschile e femminile, differente dai paesi limitrofi, sebbene con analogie nelle diverse aree storiche e culturali. A Desulo ancora oggi si possono incontrare persone anziane vestite in costumene, ma fino a 50 anni fa su tutta l'Isola il costume rappresentavano il vestiario quotidiano. Gli abiti si differenziavano anche all'interno dello stesso paese per identificare lo stato femminile (ad esempio la vedovanza). I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'orbace alla seta, dal bisso al cuoio.

Sfiliata in costume alla Sagra di Sant'Efisio.

Feste popolari

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sagre principali in Sardegna.

Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale[38]. In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli[39], di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi. Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero e San Simplicio a Olbia, i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e i riti della Settimana Santa.

Pasta e dolci sardi

Enogastronomia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cucina sarda e Prodotti agroalimentari tradizionali sardi.

La cucina isolana è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati[40]. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurjonis, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il pane frattau, la fregula, la zuppa gallurese e i lorighittas. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto, su porceddu, è considerato l'emblema della cucina sarda.

Pane di Villaurbana (Oristano)

Il pane

Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'Isola[41]. Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il Pane carasau tipico pane della Barbagia, composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare, cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato pane gutiau[42]; il Pistocu, di spessore maggiore della sfoglia di pane carasau; la Spianada, conosciuta anche come cogones o cogoneddas, pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa[43]; il Civraxu, tipico del Campidano, È una grande pagnotta che si consuma a fette; il Cocoi a pitzus, pagnotta decorata di semola di grano duro; il Pane 'e Poddine, tipico del Logudoro e dell'Anglona, dal diametro di circa 40 cm, e noto anche con il nome di pane di Ozieri o spianata o anche pane ladu, è molto simile al pane che i greci, gli arabi e gli ebrei chiamano pita.

Dolci e pani votivi

Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'Isola — può diventare un'arte[44]. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta [45]. A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cotzuleddas, i Pirichitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Catas, le Orilletas, e le Tzìpulas. Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le Pitzinnas de ou, le Casadinas e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il Pane de saba e i vari Pabassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari Gatò, sos Coros, s'Arantzada. In altre occasioni sono comunemente diffusi il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli, sos Sospiros.

I formaggi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Formaggi sardi e Pecorino sardo.

La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa[46]. Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto in Nord America. Si possono distinguere in tre principali categorie; i pecorini molli, tra cui caciotte, la Frue (o Casu agedu), considerabile l'antenata della Feta greca;a cui il Pecorino Sardo D.O.P. i pecorini a pasta semicotta, tra cui il Pecorino Sardo D.O.P.; e quelli a pasta dura come il Pecorino Romano D.O.P. ed il più tipico Fiore Sardo D.O.P. Oltre a questi, vi sono migliaia di piccoli prodotti, poco conosciuti che si caratterizzano in particolari zone dell'isola come su Gioddu, su Soru (nel Nuorese), uno yogurt di pecora; su Casizolu (o Casu conzeddu), una peretta fatta con latte vaccino prodotta nel Nord Sardegna; Arrescottu siccau (una ricotta secca), Arrescottu friscu (la ricotta fresca ovina) chiamato anche Brotzu o Brocciu nella Gallura.

Vini e liquori

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Vini sardi e Liquore di mirto.

Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite[47] e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il Cannonau, il Monica, il Carignano del Sulcis, il Girò, mentre tra i bianchi vi sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus di Cagliari, il Moscato, la Vernaccia di Oristano. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Tra i liquori il Mirto (sia bianco che rosso), la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di Siniscola ha fatto la sua comparsa il liquore di Pompia (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).

Economia

Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal 1951 quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti lo Statuto speciale (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia isolana. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel 1958 presentò il rapporto finale, o meglio un’ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell’Isola e nel 1959 fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l’anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale, con un investimento per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione. Finalmente il 17 gennaio 1961 il Governo italiano presentò in Parlamento un progetto di legge che dopo varie modifiche e dibattiti, fu approvato e successivamente, il 2 giugno 1962 fu promulgata la legge chiamata Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell’Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948[48]. Dopo sedici anni dall’apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il Piano di Rinascita[49]. Nel periodo posteriore al 1945, l’evolversi dell’economia isolana si divide in tre momenti distinti: tra il 1945 ed il 1955, l’Isola si adatta progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese.; nel corso della seconda fase, tra il 1956 ed il 1966, la situazione economica cambia molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale; la terza fase (fino ai nostri giorni) si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell’attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale con un incremento considerevole della popolazione. Progressivamente l’analfabetismo diminuisce e l’educazione scolastica migliora notevolmente. Le linee telefoniche, gli elettrodomestici, le automobili, si diffondono in maniera considerevole e i quotidiani hanno grande diffusione mentre aumentano le linee marittime e i trasporti via mare.

Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici.

Dati economici

Oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'Isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:

Il tasso di disoccupazione sull'Isola nel 2007 (secondo l'ISTAT) si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[50] prodotto in Sardegna dal 2000 al 2007:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1

Di seguito la tabella che riporta il PIL[51], prodotto in Sardegna ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 1.006,4 3,09% 1,84%
Industria in senso stretto € 3.692,1 11,33% 18,30%
Costruzioni € 1.957,1 6,01% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.506,8 19,97% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 6.660,8 20,45% 24,17%
Altre attività di servizi € 8.544,1 26,23% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 4.211,8 12,93% 10,76%
PIL Sardegna ai prezzi di mercato € 32.579,1
Polo petrolchimico di Porto Torres.

Industria

La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al Piano di Rinascita, concentrati soprattutto negli anni '60-'70. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch), Porto Torres e in un secondo momento a Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'Isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem ed è in via di costruzione il gasdotto GALSI, che fornirà gas metano all'Europa dall'Algeria, passando in Sardegna. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico. L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche, sparse sull'intero territorio isolano.

La miniera di Montevecchio, nel Medio Campidano.

Miniere

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia mineraria della Sardegna.

La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'Isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale). Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo. A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Guspinese - Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera. Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa. Da una quindicina d'anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l'unica regione italiana in cui l'estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, la quale è destinata alla chiusura per l'esaurimento del filone superficiale, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nel Sarrabus e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.

Gregge nelle campagne di Lula.

Agricoltura e Allevamento

L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo[52]. Le bonifiche e l'irrigazione hanno permesso di estendere comunque le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali riso, ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'olivo e della vite che prosperano nelle zone collinose. La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e di agrumi. Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'Isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi, basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie[53]. L'altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, principalmente di razza anglo-arabo[54]. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese, la cui cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'Isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.

Pesca

Resa insicura in passato dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghe coste dell'Isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis e da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo. Tale attività ha rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere, dove si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è la produzione di mitili, specialmente a Olbia. Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo. Di antica tradizione e mai abbandonate nonostante la rarefazione del tonno, sono le tonnare di Carloforte e di Portoscuso[55]. Costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca.

Il litorale di Stintino.

Turismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Turismo in Sardegna.

Grazie al clima mite, ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, la Sardegna è motivo di grande richiamo turistico e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri (nel 2007 le presenze turistiche sull'Isola per la prima volta hanno superato i 10 milioni di visitatori[56]. I primi investimenti ed i primi piani di sviluppo risalgono al 1948 in concomitanza con l'acquisizione dello status di regione autonoma e con la sconfitta definitiva della malaria. Le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'Ente Regionale ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche), a cavallo tra gli anni '50 e '60, nella Riviera del Corallo in territorio di Alghero. Ma il vero boom turistico internazionale si realizzò a partire dai primi anni '60, allorché fu fondata dal principe ismailita Āgā Khān la Costa Smeralda, con la costruzione dei centri di Porto Cervo, Capriccioli, Cala di Volpe e Romazzino, nel comune di Arzachena.

Sin dagli inizi in questi centri il turismo si caratterizzò principalmente come di elite, basato sulla possibilità di attracco per i diportisti, sulla qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture, sulle bellezze naturali. I suoi centri principali divenennero da subito luoghi di elezione del Jet set internazionale e tra le mete più ambite nel Mediterraneo. A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, con una offerta turistica simile, quali Porto Rotondo, Porto Rafael, Baja Sardinia, Liscia di Vacca, per citarne alcuni nelle vicinanze, ma anche nel resto della Sardegna il settore si sviluppò in maniera esponenziale, fino a divenire uno dei settori principali delle attività economiche dell'Isola. In questi ultimi anni l'offerta turistica si è modificata, orientandosi verso la diversificazione e la destagionalizzazione[57]: non solo mare e spiagge, ma anche nuove proposte come l'archeologia, l'arte e la cultura, il turismo congressuale, il turismo equestre[58], l'escursionismo[59], l'osservazione degli uccelli, il golf, la vela[60], il turismo subacqueo[61], il free climbing[62], con un conseguente incremento di agriturismi e Bed & Breakfast.

Trasporti e comunicazioni

Per contrastare efficacemente gli effetti dell'insularità, è stata sviluppata nel tempo una buona rete di servizi e di impianti portuali ed aeroportuali. Ben distribuiti nel territorio queste strutture collegano l'Isola al continente italiano ed europeo per mezzo di linee aeree e tramite navi che partono dai porti più importanti. Durante la stagione turistica, il traffico lungo tutte le vie di comunicazione e nelle stazioni marittime, aumenta in modo considerevole e gli spostamenti nelle località interne richiedono tempo. Le strade sono spesso ricche di tornanti e panoramiche (a parte le principali direttrici), con curve e saliscendi a secondo l'orografia del territorio: andare piano è d'obbligo. Il servizio regionale di trasporti pubblico ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) collega tramite autobus la maggioranza dei comuni sardi con almeno una corsa giornaliera, ed è presente negli aeroporti e nei porti in coincidenza con l'arrivo degli aerei e dei traghetti. Le località più isolate sono invece servite da compagnie private. Nelle città di Alghero, Cagliari (con tutta l'area metropolitana), Macomer, Nuoro, Olbia, Oristano, Porto Torres e Sassari sono presenti sistemi di trasporto pubblico urbano[63]. A causa dei disagi dovuti all'insularità, per attenuarne gli effetti e creare una certa continuità territoriale con la Penisola, i cittadini sardi beneficiano di prezzi speciali sui biglietti degli aerei e dei traghetti.

Traghetto in arrivo al porto di Cagliari.

Trasporti marittimi

Tramite moderne stazioni marittime e traghetti, la Sardegna è collegata con i più importanti porti italiani del mar Tirreno e del mar Ligure, ma anche con la Francia, con la Spagna e con la Tunisia. I porti di partenza dalla Penisola sono: Civitavecchia, Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Palermo e Trapani. I porti di collegamento con la Corsica sono: Ajaccio, Bonifacio, Bastia e Propriano. La Francia è collegata tramite i porti di Tolone e Marsiglia, la Tunisia tramite il porto di Tunisi, da marzo 2009 sono attivi collegamenti di linea tra il porto di Barcellona e Porto Torres.I porti di arrivo sono: Arbatax, Cagliari, Golfo Aranci, Olbia, Palau, Porto Torres, Santa Teresa di Gallura. Le compagnie di navigazione che garantiscono i servizi verso l'Isola sono: Tirrenia, Moby Lines, corsica ferries-sardinia ferries, Grandi Navi Veloci, Snav e le francesi Sncm e CMN. La compagnia regionale Saremar collega le isole di La Maddalena con Palau, e San Pietro con i porti di Portovesme e Calasetta.

Trasporti aerei

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sardegna (trasporto aereo).

Tre aeroporti internazionali (Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas) smistano il traffico in arrivo e in partenza verso le principali città italiane e svariate destinazioni europee, quali il Regno Unito, la Scandinavia, la Spagna e la Germania, mentre due sono gli aeroporti regionali, quelli di Oristano-Fenosu e Tortolì-Arbatax. Le principali compagnie aeree italiane che servono l'Isola sono Meridiana, con base a Olbia (ex Alisarda fondata nel 1963 dal principe Aga Khan Karīm al-Hussaynī), Alitalia e Air Dolomiti. Tra le compagnie straniere figurano alcune low cost come Ryanair (compagnia irlandese con basi ad Alghero e Cagliari), EasyJet, Tui Fly e Air Berlin.

Trenino Verde delle FdS.

Trasporti su rotaia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ferrovie sarde.

La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, è considerata insieme alla costruzione della ferrovie del Regno di Sardegna in Piemonte, come una delle cause principali del disboscamento dell'Isola. Si sviluppa per 600 km e si limita a congiungere le città principali e i porti. Le Ferrovie dello Stato collegano Cagliari con Sassari (3 ore[64]) e Porto Torres, e con Olbia e Golfo Aranci (4 ore e mezza[64]). Chilivani è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con Iglesias (50 minuti[64]) e Carbonia (1 ora[64]).

Le Ferrovie della Sardegna, che hanno in gestione la rete secondaria dell'isola, collegano invece Cagliari con Isili, Macomer con Nuoro, e Sassari con Nulvi, Sorso e Alghero. L'intera rete ferroviaria non è elettrificata (gli unici mezzi elettrici in circolazione sulle rotaie dell'isola sono i tram delle metrotranvie di Cagliari e Sassari), e presenta visibilmente decenni di mancati investimenti in innovazioni. Gli ultimi ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di Chilivani, Campeda e San Gavino Monreale per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni Minuetto, dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti automotrici, e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di San Gavino Monreale e Decimomannu, dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso Cagliari.

Va inoltre segnalato il servizio turistico delle FdS: il Trenino Verde è un modo particolare per visitare alcune zone interne dell'isola; i convogli infatti penetrano in aree assolutamente prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate nell'interno dell'Isola. Alcuni trenini sono inoltre mossi da locomotive a vapore, veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al 1914[65]. Le linee del Trenino Verde sono 4: Mandas - Arbatax; Isili - Sorgono; Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau e Macomer - Bosa. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee. Un analogo servizio è svolto anche dalle FS.

Rete stradale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:Strade sarde.

Sebbene la Sardegna sia l'unica regione italiana priva di autostrade, la rete stradale è abbastanza sviluppata e attualmente si sta ampliando ulteriormente, con la costruzione di superstrade fra i principali centri dell'Isola, completamente pubbliche e gratuite. Da queste importanti arterie si diramano poi strade secondarie verso tutte le località. La superstrada SS 131 Carlo Felice attraversa l'Isola da nord a sud collegando Cagliari con Sassari e Porto Torres, passando per Oristano e Macomer, mentre una sua deviazione, la SS 131 DCN - Diramazione Centrale Nuorese, raggiunge Olbia passando per Nuoro, Siniscola e San Teodoro. Nella zona settentrionale dell'Isola, la superstrada SS 291 della Nurra e la strada statale 597 collegano Alghero, Sassari e Olbia.

Le dorsali Cagliari-Sassari-Porto Torres e Alghero-Olbia fanno parte dello SNIT - Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti[66].

Demografia

Abitanti delle province della Sardegna
(al 31 dicembre 2008)[67]
Provincia Abitanti
Cagliari [CA] 559.830
Carbonia-Iglesias [CI] 130.555
Medio Campidano [VS] 103.020
Nuoro [NU] 161.444
Ogliastra [OG] 58.097
Olbia-Tempio [OT] 154.319
Oristano [OR] 167.295
Sassari [SS] 336.451
Prime 10 città per numero di abitanti
(al 31 dicembre 2008)[67]
Città Abitanti
1 Cagliari 157.297
2 Sassari 130.306
3 Quartu Sant'Elena 71.254
4 Olbia 54.724
5 Alghero 43.831
6 Nuoro 36.458
7 Oristano 32.378
8 Carbonia 29.971
9 Selargius 29.073
10 Iglesias 27.656
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sardegna (demografia).

Nonostante una civiltà plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 68 ab./km². Il milione e seicentomila sardi risiedono nell'Isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./km² e dalla Basilicata con 60 ab./km². Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (42, 88, 70, 30, 40, 55, 78 ab./km² per le province di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 119 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana (194 ab./km²). Nel 2008 i nati sono stati 13.470 (8,1‰), i morti 14.474 (8,7‰) con un decremento naturale di 1.004 unità rispetto. Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.671.001 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.

Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.

Città

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Area metropolitana di Cagliari e Area metropolitana di Sassari.

Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.

Cagliari (157.297 ab.) è al centro di un'area urbana di 500.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.200 ab.), Selargius (29.000 ab.), Assemini (26.500 ab.), Capoterra (23.500 ab.), Monserrato (20.800 ab.), Sestu (19.100 ab.) e Quartucciu (12.400 ab.).

Sassari (130.306 ab.) ha un'area urbana che si espande soprattutto verso il golfo dell'Asinara, e include i centri di Porto Torres (22.200 ab.) e Sorso (14.700 ab.), per un totale di 275.000 abitanti circa.

Le rimanenti città svolgono funzione di polarità locale e hanno tutte una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (54.724 ab.), Alghero (43.831 ab.), Nuoro (36.450 ab.), Oristano (32.400 ab.), Carbonia (30.000 ab.), Iglesias (27.600 ab.), Villacidro (14.500 ab.), Tempio Pausania (14.200 ab.), Arzachena (12.800 ab.), Guspini (12.500 ab.), Sant'Antioco (11.700 ab.), La Maddalena (11.700 ab.), Siniscola (11.400 ab.), Ozieri (11.000 ab.), Macomer (10.730 ab.), Tortolì (10.600 ab.) e Terralba (10.400 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.500 ab.) e Lanusei (5.700 ab.).

Emigrazione e immigrazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Flussi migratori in Sardegna e Storia dell'emigrazione sarda.

La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche. Sempre in guerra con i Sardi dell'interno, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'Isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali. Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XIX secolo, furono molteplici gli insediamenti di pescatori Campani provenienti da Ponza e Torre del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa nord orientale. Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che fondarono Mussolinia (1928), chiamata poi Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1938). Gli ultimi arrivi di popolazioni in ordine temporale, furono i Giuliano-Dalmati nel 1947, scampati all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell'Istria: si stabilirono a Fertilia, presso Alghero, nella Nurra[68]. L'Isola è stata fortemente interessata anche dal fenomeno dell'emigrazione. I primi flussi emigratori considerevoli si registrano verso la fine dell'Ottocento, in seguito alla interruzione del trattato commerciale con la Francia nel 1877. Considerando il periodo dal 1876 al 1903 gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le americhe (di cui il 17% verso l'Argentina e l'11,4% verso gli Stati Uniti d'America). Dai primi anni del Novecento il flusso divenne costante, dal 1901 al 1905 la destinazione principale fu l'Africa. Dal 1906 al 1914 la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore. Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il 1919 ed il 1925 l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa. In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l'Isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso altre nazioni come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati. I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000. Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi (anni '60) era superiore come numero a quella maschile.

Amministrazione

La Sardegna è una delle cinque regioni autonome a statuto speciale d'Italia ed è una delle due regioni d'Italia, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la Valle d'Aosta nel vecchio statuto speciale) ai cui abitanti il Legislatore costituente del 1948 riconobbe ufficialmente la dicitura di «Popolo Sardo»[69]. Lo Statuto è stato approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3, recante Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna, variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale. La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008, dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna.

Il Presidente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Presidenti della Sardegna.

Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull’attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell’esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordimenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'Unione europea rispetto alle posizioni dell'Isola.

La Giunta regionale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Giunta regionale della Sardegna.

La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Il Consiglio regionale

Il Consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione Sardegna. Esso è in sostanza il Parlamento regionale: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 85 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna. Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

Le otto province sarde.

Attuale suddivisione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Istituzione delle nuove province sarde del 2005.

La Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti.

Partiti politici

Causa e testimonianza della forte identità sarda, per molti versi autonoma e diversa da quella italiana, nell'Isola sono presenti gruppi politici indipendentisti come Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, Sardigna Natzione e A Manca pro s'Indipendentzia, oltre ai principali due partiti autonomisti, Riformatori Sardi e Partito Sardo d'Azione, dal quale, in seguito alla svolta a destra dello stesso partito, è nato un nuovo movimento, Rosso Mori, che ha mantenuto la propria collocazione politica a sinistra. A questi si aggiungono le sezioni locali dei partiti nazionali italiani che godono di uno status particolare considerando fra i propri valori l'autonomismo e il federalismo. Secondo alcuni, questa tendenza si lega al più generale fenomeno della glocalizzazione per il quale, come reazione ai contemporanei processi d'unificazione transnazionali e coerentemente con le tendenze in atto in ambito continentale, si verificano spinte localistiche a forte componente identitaria.

La squadra italiana di Hockey su prato che vanta il più ricco palmarès, è la S. G. Amsicora, fondata nel 1897 a Cagliari.

Sport

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sport in Sardegna.

Lo sport organizzato e praticato in senso moderno si diffuse in Sardegna nella seconda metà dell'Ottocento. Le varie discipline sportive, praticate inizialmente in modo elitario dalle classi agiate e da quelle militari, si affermarono di pari passo con quelle della Penisola. In seguito, con il diffondersi degli sport popolari, in particolar modo del ciclismo, anche le classi meno agiate iniziarono ad interessarsi alle differenti discipline sportive. Inizialmente praticate nelle città, si diffusero poi nelle periferie e nei centri minori. Le prime società sportive furono fondate a Cagliari, a Sassari e nel Sulcis dove era alta la concentrazione di operai che lavoravano nelle miniere. La diffusione capillare su tutti i centri isolani si ebbe dal secondo dopoguerra in poi. Attualmente lo sport coinvolge il 20% della popolazione con circa 300.000 praticanti, divenendo un fenomeno di massa, sostenuto anche da iniziative della Regione Sardegna (legge n. 17/1999), che favoriscono l’organizzazione di eventi sportivi anche a livello internazionale. L'Isola è rappresentata a livello nazionale con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nell'hockey su prato maschile e femminile, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano (maschile e femminile), nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel baseball e nel softball e nel tennis (maschile e femminile).

Sport di antica tradizione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sa strumpa.

Uno sport in particolare, Sa strumpa, o lotta sarda, disciplina riconosciuta dal CONI e dalla Federazione Internazionale Lotte Celtiche (F.I.L.C), è una pratica sportiva tipica della Sardegna le cui origini sono antichissime. Rivalutata di recente e praticata soprattutto nella Sardegna centrale, i campioni sardi sono conosciuti a livello internazionale[70]. Altro sport di origine antiche e molto praticato è sa Murra, gioco noto anche agli antichi Egizi, ai Greci e Romani che lo chiamavano micatia.

Lo Stadio Sant'Elia a Cagliari

Cagliari calcio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cagliari Calcio e Luigi Riva.

Il capolugo dell'Isola è la città del Cagliari Calcio, società fondata nel 1920 e che attualmente gioca nella Serie A del Campionato italiano. Gli incontri casalinghi si disputano nello Stadio Sant'Elia, costruito nel 1970 e ristrutturato prima del Campionato mondiale di Italia '90. Molto seguita dai tifosi isolani, è la squadra che vinse lo scudetto nella stagione 1969/70, la prima tra i club italiani non situati nell'area centro - settentrionale.

Manifestazioni sportive internazionali

Soprattutto in campo velico, le competizioni internazionali che si disputano nell'Isola sono molteplici e di grande prestigio. Anche il rally ha lunga tradizione e il Giro di Sardegna di ciclismo è stato vinto da importanti campioni.

Porto Cervo è conosciuto anche per le sue regate

Vela

I centri velici e le scuole di vela sono molto numerosi e situati lungo tutta la costa sarda. Porto Cervo è una tra le più importanti mete dello yachting internazionale. Altri yacht club si trovano ad Alghero, Bosa, Cagliari, Carloforte, Stintino. I principali avvenimenti nautici sono: il Maxi Yacht Rolex Cup, nella prima settimana di settembre; la Veteran Boat rally, considerata una delle più grandi regate di barche d’epoca[71]; la Regata della Vela Latina a Stintino ad agosto; la Sardinia Rolex Cup, in settembre a Porto Cervo, considerata dagli appassionati come l'equivalente mediterranea dell'Admiral's Cup[72]; la Tiscali Cup; la Regata di mezz'agosto ad Alghero; la Vinetta Cup a Carloforte; la Città di Bosa; il Trofeo Formenton a Porto Raphael; la Settimana delle Bocche, per citarne alcune.

Windsurfing a Porto Pollo.

Windsurf

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Isola dei gabbiani.

L'Isuledda, conosciuta come Isola dei gabbiani, è un'area di circa 180.000 m² circondata dal mare, unita alla terraferma da un istmo di terreno sabbioso, nelle vicinanze delle località di Porto Pollo e Barrabisa, a nord di Palau. Questo suggestivo promontorio è universalmente riconosciuto come paradiso del windsurf e del kitesurf. La caratteristica che rende questa zona ideale per la pratica di questi sport è quella di offrire un'ottima esposizione ai venti provenienti dal quadrante Nord-Ovest (Tramontana, Maestrale e Ponente). Inoltre venendo dalla strada e guardando l'Isuledda, si hanno di fronte due grandi baie: quella a sinistra (baia di ponente, sopravvento) è solitamente caratterizzata da un leggero moto ondoso (nel gergo dei surfisti viene chiamato chop) e da vento costante (purché non ci si avvicini troppo alla costa), quella a destra (baia di levante, sottovento e prossima alla baia di Porto Pollo) invece presenta condizioni di acqua piatta e vento un po' più rafficato. Il fondale è in entrambe le parti sabbioso e l'acqua limpidissima. Nel 2005 Aglientu ha ospitato il Kitesurf World Cup nella spiaggia di Vignola.

Rally

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Rally Costa Smeralda, Rally d'Italia e Rally di Sardegna.

Il Rally d'Italia che si svolge in Sardegna è una manifestazione inserita nel calendario del Campionato Mondiale Rally in sostituzione dal 2004 del Rally di Sanremo. La manifestazione si svolge su strade strette e tortuose della Gallura. L'appuntamento rappresenta un evento sportivo molto atteso e richiama un gran numero di appassionati. La prima edizione del Rally Costa Smeralda risale invece al 1978; nella sua storia ha visto competere i più grandi campioni che hanno dato vita spesso a duelli memorabili, come quello tra Attilio Bettega e Luigi Battistolli nel 1979, o quello tra Miki Biason e Fabrizio Tabaton del 1983. Da ricordare le vittorie di Bernard Darniche nel 1980, di Markku Alen nel 1981 e nel 1988, la vittoria di Henry Toivonen nel 1984 e nel 1986, il successo di Juha Kankkunen nel 1987 e di Didier Auriol nel 1988[73].

Ciclismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Giro di Sardegna e Transardinia.

La gara ciclistica Sassari-Cagliari, già dal lontano 1948, richiamava sull'Isola i grandi campioni del ciclismo professionistico mondiale. Nell'albo d’oro di questa corsa isolana appaiono nomi importanti come Fiorenzo Magni, Hugo Koblet, Fred De Bruyne, Miguel Poblet, Rik Van Looy, Franco Bitossi, Vittorio Adorni, Patrick Sercu, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Dieci anni dopo, per merito di Franco Petri e Rik Van Looy nacque il Giro di Sardegna.

Trofeo Alasport

Il Trofeo Alasport è considerato un appuntamento di prestigio mondiale per gli appassionati di Cross maschile e femminile, vi partecipano infatti i campioni più conosciuti della specialità. La manifestazione è nata nel 1973 ad Alà dei Sardi per iniziativa della giunta comunale. Da gara di corsa campestre negli anni è divenuto un appuntamento crossistico prima a livello nazionale, ospitando atleti come Gabriella Dorio, Gelindo Bordin, Agnese Possamai, Venanzio Ortis, Salvatore Antibo, Francesco Panetta, poi diventando importante appuntamento internazionale, con la partecipazione di nomi prestigiosi come i campioni olimpici Kenenisa Bekele, Bronislaw Malinowski, e primatiste del mondo come Tegla Loroupe, Paul Tergat[74].

Golf

In Sardegna di trovano alcuni dei percorsi da golf a 18 buche considerati tra i migliori a livello mondiale. Complessivamente i campi da golf sono 13 e tra questi il Pevero Golf Club, Is Arenas Golf & Country Club, Is Molas Golf Club, il Golf Club Puntaldìa, per citarne alcuni. Il calendario delle gare è molto fitto con tornei di grande prestigio come l'UBS Golf Trophy.

Personaggi famosi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sardi.

Ecco alcuni personaggi famosi nella storia della Sardegna: Papa Ilario . Gonario II di Torres . Mariano IV d'Arborea . Eleonora d'Arborea . Giovanni del Giglio . Giovanni Maria Angioy . Domenico Alberto Azuni . Giuseppe Manno . Emilio Lussu . Francesco Ciusa . Salvatore Satta . Grazia Deledda . Antonio Gramsci . Giuseppe Biasi . Antonio Segni . Giovanni Lilliu . Antonio Pigliaru . Costantino Nivola . Enrico Berlinguer . Maria Carta.

Curiosità

Note

  1. ^ [1]Video documentario sulla Civiltà nuragica
  2. ^ [2] Articolo di giornale tratto dal "Secolo XIX". Dal Sito ufficiale della "Fondazione Fabrizio De André".
  3. ^ Per l'archeologo G.Ugas il toponimo Sardegna è da attribuire agli antichi Shardana, una delle popolazioni che facevano parte dei Popoli del Mare.[3]
  4. ^ Video-documentario sui monti del Gennargentu[4]
  5. ^ Storia e immagini sulle montagne sarde[5]
  6. ^ Video-documentario sulle coste della Sardegna.[6]
  7. ^ Filmato RAI sulle isole che circondano la Sardegna.[7]
  8. ^ Protezione Civile - Classificazione sismica dell'Italia
  9. ^ Protezione Civile - Elenco comuni italiani con relativa classificazione sismica
  10. ^ [8] Esaustivo documento sulle gole e sulle cascate dell'Isola
  11. ^ Documento sui monumenti naturali della Sardegna
  12. ^ Guida alla flora della Sardegna
  13. ^ Filmato Rai sui cavallini della Giara di Gesturi[9]
  14. ^ Filmato sulla nidificazione dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius [10]
  15. ^ Sardegna prima per superficie forestale e assorbimento di Co2. Ente Foreste Sardegna. URL consultato il 23-10-2008.
  16. ^ Video sulle testimonianze archeologiche e culturali.
  17. ^ Importanti approfondimenti sulla Costante resistenziale sarda - versione Pdf
  18. ^ http://www.gatc.it/biblioteca/letture/pittau-parentelasardietruschi.htm
  19. ^ http://www.pittau.it/Sardo/indoeuropeo.html
  20. ^ http://www.nature.com/ejhg/journal/v11/n10/full/5201040a.html
  21. ^ http://arheologija.ff.uni-lj.si/documenta/pdf33/rootsi33.pdf
  22. ^ (EN) World's 'oldest man' dies, BBC News, 5 gennaio 2002.
  23. ^ centenari di Orroli
  24. ^ Pone mihi tres panes in bertula: citazione di Manlio Brigaglia, tratta dal suo libro Sardegna isola del silenzio[11]
  25. ^ Ricerca sociolinguistica sullelingue dei sardi
  26. ^ Michelangelo Pira, da Radio Sardegna, sulla lingua sarda:[12]
  27. ^ Statuto comunale di Alghero, articolo 9, comma 1, 2, 3 e 4
  28. ^ Notizie sull'artigianato isolano in questo documento.[13]
  29. ^ Sito dell'I.S.O.L.A :Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale:[14]
  30. ^ Esaustivo documento sui caratteristici tessuti sardi:[15]
  31. ^ I gioielli nella cultura popolare sarda:[16]
  32. ^ Video-documentario sulla lavorazione delle maschere barbaricine:[17]
  33. ^ Documento sulla storia della ceramica sarda: [18]
  34. ^ Video-documentario sulla produzione artigianale dei tipici coltelli sardi:[19]
  35. ^ In questo documento a pagina 35 si può vedere il vaso risalente alla Cultura Ozieri con la scena del ballo[20]
  36. ^ Altre notizie sul canto a tenore
  37. ^ Documento audio sul canto alla corsicana[21]
  38. ^ Video sulle sagre sarde
  39. ^ Ardias e Parillas in Sardegna
  40. ^ Video sulla gastronomia sarda
  41. ^ Il pane in Sardegna[22]
  42. ^ Video sulla preparazione del pane carasau[23]
  43. ^ Video sulla preparazione de sas cogones
  44. ^ Vari esempi di pani votivi
  45. ^ Alcune varietà di dolci nel portale della Regione Sardegna[24]
  46. ^ Video sulla produzione e lavorazione dei formaggi sardi
  47. ^ (EN) Le origini del vino Cannonau secondo i risultati delle più recenti scoperte, descritte nel libro di Robinson Jancis, The Oxford Companion to Wine, third edition, Oxford University Press, 2006, ISBN 0-19-860990-6, pag. 333, dalla en.Wiki: [25]
  48. ^ Video Rai: il Presidente della Sardegna Efisio Corrias ritorna da Roma dopo l'approvazione del Piano di Rinascita
  49. ^ Audio di Radio Sardegna e interventi di Manlio Brigaglia con Francesco Pigliaru sul Piano di Rinascita dell'Isola.
  50. ^ Dati Istat - Tavole regionali
  51. ^ Dati Istat - Tavole regionali
  52. ^ Documento sul carciofo spinoso sardo
  53. ^ L'arte casearia in Anglona
  54. ^ Lista delle principali razze equine sarde[26]
  55. ^ Video sulla tonnara
  56. ^ Dati flussi turistici Istat - sito Regione Sardegna. 16-01-2008
  57. ^ L'offerta turistica si è diversificata interessando anche l'interno dell'Isola, la sua arte, la sua cultura, [27]
  58. ^ Il turismo equestre[28]
  59. ^ Anche speleologia, trekking, canoa e kayak, [29]
  60. ^ Lo sport della vela in Sardegna[30]
  61. ^ Diving e snorkelling[31]
  62. ^ In Sardegna le innumerevoli falesie calcaree e le pareti di granito sono mete ambite per gli appassionati della scalata libera[32]
  63. ^ [33] Come muoversi in Sardegna con i mezzi pubblici
  64. ^ a b c d Orario Trenitalia giugno-dicembre 2007
  65. ^ Parco rotabili storici FdS
  66. ^ Piano ragionale di trasporti
  67. ^ a b Statistiche demografiche Istat. Istat. URL consultato il 19-05-2009.
  68. ^ [34] Filmato che documenta l'arrivo degli esuli istriani a Fertilia
  69. ^ Si tratta del Veneto, che a livello di Statuto regionale, approvato con legge ordinaria nel 1971, ha al suo interno la dicitura Popolo veneto.
  70. ^ Video con una gara di Strumpa a Villagrande Strisaili [35]
  71. ^ In questo documento immagini e notizie sulle maggiori regate isolane [36]
  72. ^ In questo documento notizie sulla Sardinia Rolex Cup [37]
  73. ^ Albo d'oro del Rally Costa Smeralda[38]
  74. ^ In questa pagina i protagonisti nazionali e internazionali del Trofeo Alasport[39]

Bibliografia

  • Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La Carta de logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma-Bari, 2004. ISBN 88-420-7328-8
  • Maria Lepori, Dalla Spagna ai Savoia: ceti e corona nella Sardegna del Settecento Edizioni Carocci, 2003. ISBN 88-430-2557-0
  • Luigi Berlinguer, Antonello Mattone, (a cura di) La Sardegna, in Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. Giulio Einaudi Editore, Torino, 1998.
  • Alberto Moravetti, Carlo Tozzi, Sardegna, Edizioni A.B.A.C.O., 1995. ISBN 88-86712-01-4
  • Francesco Cesare Casula La storia di Sardegna Delfino Editore, Sassari, 1994. ISBN 88-7138-063-0
  • Sebastiano Dessanay, Identità e autonomia in Sardegna: scritti e discorsi (1937- 1985) EDES, 1991.
  • AA.VV., Storia dei sardi e della Sardegna, IV Vol., Milano, 1987-89.
  • Franco Tassi, Fulco Pratesi,Guida alla natura della Sardegna, Mondadori Editore, Roma, 1985.
  • Gianni Bagioli, Anna Ferrari Bravo Sardegna Touring club italiano Editore, 1984. ISBN 88-365-0023-4
  • Alberto Boscolo, Luigi Bulfaretti, Lorenzo Del Piano, Profilo storico-economico della Sardegna, Padova, 1972.
  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, 1971-77, Milano.
  • Giovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi, Torino, Edizioni ERI, 1967.
  • Max Leopold Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Carl Winter Universitätsverlag, Heidelberg 1960.
  • Antonio Dessì, Raccolta di usi e consuetudini della provincia di Cagliari, Cagliari, 1957.
  • Francesco Alziator, Folclore Sardo, Cagliari, 1957.
  • Ernst Junger, Am Sarazenturm, 1956 (trad. it. in Terra sarda, Nuoro, 1999)
  • Raffaello Delogu, L’architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953, ristampa anastatica, Sassari, 1992.
  • Maurice Le Lannou, Pâtres et paysans de la Sardaigne, Tours, 1941 e Cagliari, 1971 (it. trad. Pastori e contadini di Sardegna, Cagliari, 1979).
  • Pasquale Tola, Codice diplomatico della Sardegna, Cagliari, ristampa 1986.
  • Ferruccio Barreca, La Sardegna fenicia e punica Edizioni Chiarella, 1974.
  • Ettore Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano Edizioni Ilisso, Nuoro.
  • Alberto Boscolo, Manlio Brigaglia, Lorenzo Del Piano, La Sardegna Contemporanea, Edizione Della Torre, Cagliari.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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