Pegli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pegli
Panorama di Pegli dal mare
Panorama di Pegli dal mare
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Altri quartieri Pegli, Castelluccio, Multedo
Codice postale 16155 (zona est), 16156 (zona ovest)
Abitanti 27 395 ab. (2010)
Nome abitanti pegliesi

pêgìn (in lingua ligure)

Patrono santa Rosalia
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°25′31″N 8°48′52″E / 44.425278°N 8.814444°E44.425278; 8.814444

Pegli[1] (Pêgi in ligure) è un quartiere residenziale situato alla periferia occidentale di Genova confinante ad est con Multedo tramite il ponte sul torrente Varenna e ad ovest con Pra'.

Un tempo rinomata stazione climatica, è tutt'oggi il quartiere del ponente genovese che meno ha subito le conseguenze dell'industrializzazione ed è riuscito a mantenere, almeno in parte, la sua antica vocazione turistica. Anche ai giorni nostri infatti è frequentata nel periodo estivo da alcuni turisti stranieri. Mantiene intatto l'aspetto di borgo marinaro di un tempo e grazie al clima mite in ogni periodo dell'anno, alle sue vaste aree verdi (sono ben quattro i parchi presenti nella delegazione) e alla presenza di numerose ville e musei di interesse artistico e culturale, viene ancora oggi considerato come uno dei quartieri più belli e caratteristici della città.

Il suo nome deriva dall'antica "Pyla Veituriorum" fondata, come altre nella zona, dalla tribù ligure dei Veturii.

Diede i natali a Papa Benedetto XV, al secolo Giacomo della Chiesa (nell'omonima piazza davanti al palazzo dove nacque si trova un piccolo monumento del Pontefice) e al cantautore Fabrizio De André (nei pressi del civico via De Nicolay 12 dove nacque è stata messa una piccola targa commemorativa).

Fa parte della Circoscrizione comunale (dal 2007 municipalità) VII Ponente.

A livello di unità urbanistiche sono comprese in Pegli le unità di "Pegli vera e propria", di "Castelluccio" (a ponente) e di "Multedo" a levante, nonché le frazioni di Granara, Carpenara e San Carlo di Cese situate lungo la val Varenna. Tutte insieme hanno una popolazione di 27.395 abitanti (al 31 dicembre 2010).[2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È conosciuto come il paese dalle due primavere per il clima particolarmente favorevole: secondo i meteorologi il clima particolarmente mite di cui gode la zona di Pegli è il migliore della Liguria, subito dopo quello di Ospedaletti; Pegli, con i quartieri di Quinto e di Nervi, presenta il clima invernale più mite di tutta Genova, sia per la vicinanza del mare, sia per le alte montagne che la proteggono dall'impetuoso vento di tramontana.

Nei mesi che vanno da dicembre a febbraio, questo microclima ottimale è dovuto principalmente alla protezione offerta a Pegli dal gruppo montuoso del Monte Penello che, ergendosi fino a toccare i mille metri di altitudine a pochi chilometri dalla costa, ripara il centro abitato dai venti settentrionali che, peraltro, discendendo il versante sud di questi rilievi, finiscono con lo scaldarsi per effetto della compressione adiabatica.

Stemma antico di Pegli

L'antico borgo marinaro si estende su tutta la strada litoranea (Lungomare di Pegli) da poco dopo il Varenna fino all'altezza del "Palazzo del Papa" (via Pegli) e oltre: per più di due chilometri è possibile ammirare una splendida palazzata storica, non interrotta da alcuna costruzione recente, contornata da antiche case di pescatori, resti medioevali ed eleganti palazzi ottocenteschi; il centro storico vero e proprio si estende attorno alla zona della centrale piazza Porticciolo fino a via Carloforte, il caratteristico carruggio interrotto da due piazzette che conduce al cosiddetto "Palazzo del Papa" dove appunto, nacque Papa Benedetto XV.

Su tutte le colline di Pegli vi è una notevole presenza di ville in stile liberty costruite, come dimore estive o permanenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Situata tra le delegazioni di Sestri Ponente e di Pra', un tempo comune autonomo, Pegli è confluita, insieme ad altri diciotto comuni della cintura genovese, nella Grande Genova nel 1926[3].

Sul finire degli anni novanta, in vista del vertice del G8 del 2001, ha usufruito del rifacimento parziale (soltanto la prima metà) della passeggiata a mare, arricchita con palme ornamentali. In tale occasione venne anche restaurata la facciata del Museo Navale di Pegli e la piazza antistante (Piazza Bonavino).

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti tipici di Pegli sono la farinata, la panissa, la farinata di zucca e il castagnaccio. L'entroterra pegliese (val Varenna) ospita un mulino che produce la farina di ceci e quella di castagna.

La moderna Pegli[modifica | modifica wikitesto]

La passeggiata di Pegli, dove svetta la cupola della chiesa dedicata a Santa Maria Immacolata e San Marziano di Laviosa e, sullo sfondo, il Monte Gazzo

Pegli ha visto molti suoi concittadini emigrare, nei secoli passati, verso paesi stranieri. Di gran lunga la più importante è l'emigrazione partita proprio da Pegli (località Porticciolo) verso l'isola di Tabarca in Tunisia nel 1540, emigrazione che si è poi conclusa con la colonizzazione nella prima metà dell'Ottocento di due isole, allora disabitate, nel sud della Sardegna: isole sulle quali ora sorgono Carloforte e Calasetta. In tali località la popolazione ha profonde connotazioni culturali liguri e parla un dialetto molto simile al dialetto genovese (con l'inflessione con cui si parlava a Pegli cinquecento anni fa), con ovvie influenze della vicina lingua sarda e con qualche termine arabo-tunisino, evidente retaggio del trascorso soggiorno a Tabarca.

Negli ultimi decenni del XX secolo, Pegli si è ampliata con la costruzione del "Quartiere Giardino" e di "Pegli 2".

Nel cimitero di Pegli, attiguo all'antica parrocchia di San Martino, è sepolto Cristoforo Bonavino, sacerdote e filosofo dell'800. Nel 2005 è stata ultimata la costruzione della tomba di famiglia dell'architetto di fama mondiale Renzo Piano, pegliese di nascita.

I parchi[modifica | modifica wikitesto]

Notevole in tutta Pegli è lo spazio che il verde occupa grazie alla presenza di numerose ville private e vasti parchi storici di notevole pregio, quali Villa Centurione Doria (115000 m² in evidente stato di abbandono), Villa Durazzo-Pallavicini (97000 m² ingresso a pagamento, in deplorevole stato di degrado), Villa Lomellini Banfi (18000 m²) e Villa Lomellini Rosa (12000 m²). Tutte insieme occupano una superficie totale di ben 242000 m² facendo sì che il quartiere sia uno dei più ricchi di verde della città.

Pegli, Tabarca e Carloforte[modifica | modifica wikitesto]

Pegli antica e il castello Miramare

Ecco un breve accenno alla storia delle colonie pegliesi che si possono anche considerare le ultime colonie di Genova.

I pegliesi emigrarono per fondare piccole colonie in Corsica, Sardegna, Sicilia, ad Alessandria d'Egitto, in Provenza, in Catalogna e un po' ovunque nel Mediterraneo. Se in alcune di queste località non vi si stabilirono, sicuramente vi commerciarono.

Sono però di notevole importanza gli stanziamenti storicamente accertati di Tabarca (in Tunisia), di Carloforte (in Sardegna) e di Nueva Tabarca (in Spagna).

La storia delle colonie pegliesi incomincia nel 1540 quando la nobile famiglia dei Lomellini riesce a farsi dare in concessione dall'imperatore Carlo V (che possedeva alcune enclave sulla costa nordafricana) la piccolissima isola di Tabarca, situata al largo delle coste tunisine, allo scopo di praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale.

I Lomellini assumono anche il diritto di nominare un amministratore di fiducia con poteri quasi politici.

Nel Cinquecento la nobile famiglia dei Lomellini, oltre che a Genova vera e propria, era presente a Pegli con decine di proprietà, case, ville e palazzi, alcuni dei quali ancora oggi intatti. Innanzi tutto Villa Rosa Lomellini (nell'attuale viale Modugno; nel 1975 espropriata dal Comune all'industriale Francesco Berta), poi il Castello Chiozza (oggi Hotel Miramare) e la Villa Lomellini-Banfi (situata poco dopo il Castello Vianson). Poi ancora il Palazzo e la Torre Lomellini di Porticciuolo (oggi Hotel Mediterranèe) e la Villa Lomellini Rostan a Multedo.

L'altra famiglia massicciamente presente a Pegli era quella dei Doria: basti pensare alla Villa Doria Centurione in Piazza Bonavino.

Come era quasi normale a quei tempi nell'ambito della nobiltà genovese, le due famiglie non andavano affatto d'accordo con la conseguenza che in certi periodi, Pegli era praticamente divisa in due. Lascia che se dagghe a Dòia co-a Lomellin-na (Lascia che i Doria si azzuffino con i Lomellini) era un antico modo di dire genovese per intendere che era più prudente non intrigarsi troppo nelle loro faccende e, in senso figurato, un consiglio a non immischiarsi nei diverbi altrui.

Tabarca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tabarca.

Dovendo colonizzare l'isola di Tabarca in Tunisia, i Lomellini, praticamente i signori di Pegli, trovarono naturale invitare la popolazione locale, formata da rozzi pescatori ma aperti al commercio e all'avventura. E così quasi trecento famiglie pegliesi, per un totale di circa mille persone, scelsero di prendere il mare e di trasferirsi coraggiosamente a Tabarca (1542), una piccolissima isola rocciosa presso la costa tunisina, dove nel frattempo gli stessi Lomellini avevano provveduto ad installare un discreto presidio militare in un loro forte in vetta all'isola che si può ammirare ancora oggi.

A Tabarca i coloni vendono per 4,50 lire la libbra il corallo ai Lomellini, i quali lo rivendono per 9,10 lire la libbra. Però i vicini musulmani ed i francesi non si rivelano affatto ospitali. I primi si specializzano in scorribande, pirateria e cattura di schiavi da vendere o riscattare, mentre i secondi fanno dei veri e propri tentativi di occupazione, oppure cercano di manovrare la popolazione costiera in modo tale da liberarsi dalla scomoda concorrenza pegliese.

Nel 1633 il corso Guidiccelli, con un gruppo di francesi, tenta, ma fallisce nell'impresa di occupare l'isola. Dall'altra parte il bey di Tunisi ed Algeri continua a taglieggiare i coloni. Le incursione dei pirati, la diminuzione del banco corallifero dovuta all'intensivo sfruttamento e soprattutto l'eccesso di popolazione, fanno diventare meno attraente la minuscola isola, diventata nel frattempo davvero troppo piccola.

Tra il 1718 e il 1729, Tabarca viene subaffittata a Giacomo Durazzo e Giambattista Cambiaso.

Nonostante tutto però, la ricchezza della colonia e la sua importanza continuano a diminuire ed allora i tabarchini-pegliesi cominciano a guardarsi letteralmente intorno, sempre in quel lembo del mare Mediterraneo, per trovare un'altra sistemazione.

Carloforte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carloforte.

Già nel 1736 quando Carlo Emanuele III di Savoia aveva preso la decisione di valorizzare la Sardegna, un gruppo di tabarchini si era molto interessato all'isola di San Pietro, situata nella Sardegna sud-occidentale, sino ad allora abitata soltanto da conigli selvatici. In accordo con il Viceré di Cagliari, si pianifica allora l'arrivo di trecento coloni tabarchini nella nuova terra. L'anno dopo si prepara l'arrivo di altri 700 tabarchini con la promessa di poter commerciare il corallo con lo stesso trattamento economico fatto dai Lomellini a Tabarca Il 17 ottobre 1737 tra il nobile don Bernardo Genoves y Cervillon, marchese della guardia, il conte Botton de Castellamont, intendente generale dell'isola e Agostino Tagliafico, rappresentante dei tabarchini, viene stipulato l'atto di infeudazione dell'isola di San Pietro e si stabilisce che la cittadina che si sta per fondare, come piccolo capoluogo dell'isola, sarebbe stata battezzata con il nome di Carloforte, in onore del Re. Viene programmato l'arrivo degli esuli tabarchini entro la primavera del 1738. Sembra che a Tabarca, appena giunta la notizia, siano stati celebrati almeno trenta matrimoni.

Un primo gruppo di 86 persone funge da testa di ponte per preparare la zona ai successivi. Il 17 aprile arriva il secondo gruppo, costituito da altre 381 persone. Il 21 maggio tre delegati tabarchini giurano fedeltà a Carlo Emanuele III. Il 24 giugno Giambattista Segni viene eletto sindaco. Sull'isola sono presenti 118 famiglie.

Finalmente quella gente avvezza a tutti i sacrifici ha modo di prosperare. Non solo si dedica alla tradizionale raccolta del corallo, ma anche alla pesca del tonno, alla produzione del sale, all'agricoltura e soprattutto all'arte della marineria: i maestri d'ascia di Carloforte vengono considerati tra i migliori del mar Mediterraneo.

La fiorente comunità richiama allora a sé un folto gruppo di nuovi immigrati dalla Liguria (ancora da Pegli naturalmente, ma anche da Sestri Ponente, da Pra' e da tutto il resto di Genova. E in seguito da Arenzano, da Camogli, da Rapallo e da Santa Margherita Ligure e poi anche dalla Campania (Ischia, Napoli e Torre del Greco) e dall'isola di Ponza.

Nell'isola di Tabarca invece la situazione precipita. I Lomellini, consci del fatto che, a questo punto, tutti i tabarchini avrebbero abbandonato definitivamente l'isola, cercano di rivenderla alla Spagna ma, non riuscendovi, provano a rivolgersi alla Compagnia francese d'Africa. Il bey di Tunisi però non gradisce affatto di essere stato escluso dalle trattative ed allora, nel 1741, con otto golette ed un inganno sequestra i notabili e tutti gli abitanti (circa novecento) ancora rimasti sull'isola. Distrutto tutto ciò che poteva distruggere, conduce i prigionieri in terraferma come schiavi, per venderli o riscattarli.

Carlo Emanuele III con l'aiuto della nobiltà europea paga il riscatto di 50.000 zecchini. Nel 1750 vengono liberati 121 tabarchini. Nel 1753, grazie al Papa, ne vengono affrancati altri, in numero imprecisato. Alla morte del figlio, il bey rilascia anche gli ultimi prigionieri rimasti. Quasi tutti gli schiavi liberati raggiungono la nuova patria a Carloforte dove viene eretta una statua in onore del Re Carlo Emanuele III.

Tra il 2 gennaio e il 24 maggio 1793 la Francia occupa l'isola di Carloforte per farne una base navale. Interviene allora la flotta spagnola comandata dal duca Borgia che libera l'isola ed imprigiona 625 francesi. Ma tra il 2 e il 3 settembre 1798, Carloforte, proprio come era stato negli anni passati quasi una sventurata costante nel destino di Tabarca, subisce anch'essa l'assalto e la violenza di un'improvvisa incursione corsara, ancora una volta organizzata dal bey di Tunisi. Al termine di quest'ultima scorribanda si contano circa ottocento prigionieri fatti schiavi mentre quasi un migliaio riescono invece a fuggire per il Mediterraneo e a trovare rifugio in massima parte lungo la costa spagnola.

Il Papa, la Turchia, la Russia, il Re di Sardegna e Napoleone organizzano, separatamente, il riscatto dei nuovi schiavi. Papa Pio VII con una bolla del 1798 destina alcuni fondi a tale scopo ma soltanto qualche anno dopo, nel 1803, Vittorio Emanuele I con 360.000 lire riesce finalmente a liberarli tutti. Da allora la pace regna finalmente sull'isola.

Ma non ogni discendente dei tabarchini si trova a Carloforte o nelle vicine Calasetta e Sant'Antioco. Durante tutte quelle incursioni, periodi di schiavitù e successive liberazioni, alcuni gruppi di tabarchini si erano rifugiati su una piccola isola spagnola al largo di Alicante che venne ribattezzata Nueva Tabarca. Quest'ultima non mantenne però i contatti con Pegli e perse così le sue tradizioni entrando nell'orbita culturale e linguistica spagnola.

Carloforte è invece rimasta culturalmente molto legata e fedele alle sue origini pegliesi.

Monumenti, ville, chiese e palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Doria Centurione. La villa, edificata intorno al 1540 dal banchiere Adam Centurione, venne acquistata dal nipote Gianandrea Doria nel 1584. Gli affreschi della villa sono di Lazzaro Tavarone e Nicolosio Granello. Nella collina retrostante il palazzo venne creato un grande parco (115000 m²) con bosco a prevalenza di querce e pini. Nel parco venne costruito un laghetto artificiale con al centro un'isola-anfiteatro progettata da Galeazzo Alessi. L'edificazione del palazzo avvenne invece su progetti e opere dell'architetto Andrea Ceresola (detto Andrea Vannone) e di Gaspare da Corte. Sempre Gianadrea Doria decise l'ampliamento della villa, affidato nel 1591 nuovamente al Vannone, ampliamento che vide anche la realizzazione di una torre d'avvistamento a pianta quadrata. La villa rimase di proprietà della famiglia Doria, nel suo ramo Doria Landi Pamphili, fino al 1908. Oggi ospita il Museo navale di Pegli.
  • Palazzo Doria alla Marina. Nel 1585, l'anno seguente alla costruzione della Villa Doria Centurione, il Doria decise la costruzione di un palazzo nella zona "alla Marina", cioè davanti alla spiaggia, da collegare alla Villa Doria Centurione soprastante tramite un viale munito di pergola. Nel 1860 il palazzo divenne la sede dell'Hotel Gargini. Nel 1908 l'edificio venne restaurato e ampliato con la sopraelevazione di due piani e la modifica di parte della facciata, per essere poi suddiviso in diversi appartamenti con destinazione d'uso residenziale che mantiene tuttora[4][5][6].
  • Villa Lomellini detta Villa Rosa (XVII secolo)
  • Villa Banfi già Lomellini (XVIII secolo)
  • Palazzo marchesi Della Chiesa (volgarmente detto "Palazzo del Papa"): palazzo di villeggiatura dei marchesi Della Chiesa a Pegli. Secondo diverse fonti[7] fu proprio qui che nacque Giacomo della Chiesa, futuro papa Benedetto XV.
  • Hotel Méditerranèe, già Palazzo Lomellini (XVI secolo)
  • Hotel Miramare (o Castello Chiozza)
  • Villa Durazzo-Pallavicini (metà XIX secolo) con il Museo di archeologia ligure
  • Castello Vianson (1907)
  • Castelluccio (risale almeno all'anno Mille; fu ricostruito nel XVII secolo dai marchesi Lomellini)
  • Torre Cambiaso (ex Convento dei frati Passionisti)
  • Chiesa di S.Antonio abate (XVIII secolo)
  • Oratorio, cimitero e chiesa di San Martino (XIII e XVIII secolo)
  • Nuova chiesa dell'Immacolata (1887)
  • Oratorio e convento dei Carmelitani di Monte Oliveto (sec. XIII) Multedo
  • Villa Lomellini Rostan: situata nell'unità urbanistica di Multedo, appena oltre il Varenna, venne fatta costruire tra il 1564 e il 1568 da Angelo Lomellini su un terreno di proprietà della famiglia. Nel 1784 Agostino Lomellini, commissionò ad Emanuele Andrea Tagliafichi la progettazione del giardino all'inglese, che divenne molto famoso, ma che venne quasi interamente smantellato nei primi decenni del XX secolo, con la vendita dei terreni[6] e il riutilizzo delle aree per la realizzazione di unc ampo da calcio e di depositi petroliferi. Alla fine del XVIII secolo la villa passò per via ereditaria alla famiglia Rostan che nel 1871 fece edificare l'adiacente cappella, dedicata a San Filippo Neri e, dai Rostan, passò poi alla famiglia dei marchesi Reggio, attuali proprietari. Dal 2005 ospita la sede sociale del Genoa Cricket and Football Club.
  • Chiesa di San Carlo Borromeo (sec. XIX) San Carlo di Cese in Val Varenna

Motivo di ispirazione per i pittori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ville genovesi.
Le Ville
Villa Durazzo-Pallavicini

Pegli è conosciuta anche quale sede di numerose ville nobiliari che vennero erette tra il XVI e il XIX secolo: tra queste sono da citare la Villa Durazzo-Pallavicini, con l'annesso Giardino botanico Clelia Durazzo Grimaldi intitolato alla nobildonna Clelia Durazzo e il cui palazzo è sede del Museo di Archeologia Ligure. Uguali per importanza, per la particolare bellezza architettonica, sono altre due antiche ville del casato dei Lomellini: Villa Rosa e Villa Banfi.

Ogni casa, ogni villa, ogni piccola o grande strada che dalla costa risale verso la collina posta subito alle spalle della località, asseconda la varietà del terreno, a fasce ricche di vegetazione tropicale e di flora esuberante; con il tutto che contribuisce a rendere il quadro generale eminentemente pittoresco, allietato ovunque da palme, aranci, limoni, camelie e fiori.

La bellezza e varietà dal lungomare, la frequenza di digradanti poggi a strapiombo sul mare coronati da ville, fra pini, cipressi e palme d'alto fusto, la solennità delle verdi montagne disposte ad anfiteatro - quasi a proteggere la luminosa e colorita località - costituiscono uno scenario naturale di notevole suggestione e fonte in passato di ispirazione per molti pittori.

Caratteristico il piccolo scoglio nero che si erge a 200 metri dalla costa, chiamato Prìa pulla (pietra polla, il femminile di pollo), conosciuto da tutti i genovesi, rischiava di scomparire inglobato da un nuovo molo in costruzione; la protesta dei cittadini affinché non scomparisse quello scoglio, simbolo nel cuore di tutti i genovesi del paesaggio costiero, fu tanto forte che si riuscì a salvarlo.

Una delle ville di maggiore valore architettonico è quella che il facoltoso banchiere Adamo Centurione fece progettare dall'architetto Galeazzo Alessi. Il palazzo, che porta il nome di Villa Centurione Doria, è sede del Museo navale di Pegli, struttura facente parte della Istituzione dei musei del Mare e della Navigazione, ente che comprende anche il Museo del Mare ed il Castello d'Albertis.

L'ala est del palazzo ospita le aule del liceo classico intitolato a Giuseppe Mazzini.

Persone legate a Pegli[modifica | modifica wikitesto]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il Varenna al confine con Multedo, fotografato dall'Aurelia. Si notano il ponte ferroviario della linea Genova – Ventimiglia e l'Autostrada A10, recentemente (2011/12) munita di panelli insonorizzanti.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Pegli è attraversata dalla Strada statale 1 Via Aurelia e dall'Autostrada A10, Genova - Ventimiglia. Il casello autostradale di Genova Pegli si trova in realtà nel quartiere attiguo di Multedo. Multedo fa comunque parte di Pegli, così come Palmaro fa parte di Prà

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi stazione di Genova Pegli.

Pegli è attraversata dalla linea ferroviaria Genova – Ventimiglia ed è servita dalla stazione di Genova Pegli. Inoltre sulle alture della Val Varenna esiste un'altra fermata, posta sulla linea Asti – Genova, chiamata Genova Granara, dal nome della frazione dove è situata.

Battelli[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1º agosto 2007 l'azienda di trasporto pubblico locale di Genova (AMT Genova) ha reintrodotto, dopo diversi anni di pausa, un nuovo servizio pubblico via mare chiamato Navebus, che in circa 30 minuti collega Pegli (molo Archetti) con il Porto Antico di Genova.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Pegli ha sede il centro sportivo Gianluca Signorini (ex Pio XII) in affitto al Genoa. Sono attive inoltre diverse società calcistiche:

  • G.S.D. Pegliese, militante nel girone B di Prima Categoria per la stagione 2013/2014 (sito web: [1]).
  • A.S.D. Multedo 1930, militante in Seconda Categoria per la stagione 2013/2014 (maschile).
  • Atletico Genova, militante nel girone A genovese di Terza Categoria per la stagione 2011/2012.
  • F.C. Pegli 2007[9], militante nel girone A genovese di Terza Categoria per la stagione 2013/2014 dopo 5 partecipazioni al C.S.I. Genova.
  • Basket Pegli che ottiene importanti risultati a livello regionale.
  • Tennis Club Pegli 2, sulle alture di Pegli
  • Provincie dell'Ovest rugby (campo Multedo)

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città è gemellata con due comuni della provincia di Carbonia-Iglesias:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Analogamente agli altri sobborghi, alcuni atlanti geografici (come quelli redatti dalla De Agostini) indicano il centro come "Genova-Pegli" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Genova. Di fatto, però, la denominazione più usata - e comunque ufficiale - è semplicemente "Pegli".
  2. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011
  3. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74
  4. ^ Villa Centurione Doria a Pegli, dal sito web ufficiale del Villa del Principe/Arti Doria Pamphilj s.r.l.
  5. ^ Palazzo Doria alla Marina (Lungomare civ. 47), dal sito web del sito del Comitato per la Difesa di Pegli
  6. ^ a b Il circuito del ponente, descrizione di alcune ville e conventi del ponente della provincia di Genova, dal sito uffiicale dell'ente
  7. ^ Si vedano per es gli estratti di testi riportati da pegli.com.
  8. ^ a b c Maurizio Fantoni Minnella, Genova dei viaggiatori e dei poeti, Editori Riuniti, Roma 2003
  9. ^ Approfondimenti sul sito dell' F.C.Pegli

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Liguria Portale Liguria: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Liguria