Indipendentismo sardo

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L'indipendentismo sardo (indipendentismu sardu in lingua sarda, independentisme sard in catalano), più comunemente noto col nome di sardismo[1], è una corrente sociale, culturale e politica che propugna l'indipendenza nazionale dell'isola di Sardegna dallo stato italiano ed intende conseguire, per metodi nonviolenti e democratici, il diritto all'autodeterminazione che le sarebbe negato.

Uno dei capisaldi di tale movimento, sorto e tradizionalmente collocabile nell'ala politica di sinistra[2], è di matrice identitaria[3], ed oggi maggiormente pluralista, con venature liberali, in quanto risiede, secondo gli aderenti, nella coscienza di appartenere ad una realtà umana e territoriale caratterizzata da interessi economici differenti da quelli peninsulari, oltre che da specificità storiche e culturali proprie; questa corrente politica si basa anche sul principio secondo cui i sardi non otterranno mai la piena sovranità sulla loro terra continuando a far parte del sistema statale italiano, e si mostra critica verso la politica autonomista finora attuata. Ascrivibili all'area sardista sono diverse campagne di denuncia, alcune delle quali, come la mancanza di sovranità fiscale (vedasi vertenza entrate) e la questione del servaggio militare[4][5][6], sono entrate anche nell'agenda politica regionale.

L'indipendentismo nelle diverse forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

« Fare a meno dell’Italia diviene oggi per noi una necessità, in assoluto.

Non vi sono altre strade da percorrere. Noi vogliamo conquistare l’indipendenza per integrarci, non per separarci, nel mondo moderno. E la scelta non può essere che nostra, autonoma, cosciente, decisiva. »

(Antonio Simon Mossa, Le ragioni dell'indipendentismo)

L'indipendentismo sardo, che per lungo tempo era limitato ad un'élite di intellettuali, aveva debuttato con scarso successo elettorale nel secondo dopoguerra con la Lega Sarda di Bastià Pirisi, movimento nato da una scissione ideologica con il Partito Sardo d'Azione o PSd'Az (fino ad allora uno dei partiti sardi di massa più influenti in termini elettorali[7]). Il fenomeno politico-culturale indipendentista avrebbe però avuto modo di esplodere in modo manifesto solo al termine degli anni '60, periodo assai delicato in cui non solo si procedette ad un'opera di smantellamento delle tradizionali attività produttive sarde in luogo dell'industria chimica, ma fu anche installato nell'isola il 60% di tutte le servitù militari italiane. Nei primi anni settanta del XX secolo, il sardismo si sarebbe al fine materializzato in un concreto movimento sociale[8].

Fino agli anni '80, esso sarebbe stato un termine chiave di molte associazioni popolari in quegli anni sorte, benché in modo assai frammentato per via della diversa estrazione ideologica: per esempio, nel 1967 furono fondate sia la Unione Democratiga pro s'Indipendentzia de sa Sardigna di ispirazione cattolica, sia la Liga de Unidade Nazionale pro s'Indipendentzia de sa Sardigna e su Socialismu da parte di giovani socialisti[9].

Sarebbero sorti anche diversi centri culturali deliberativi, quali Città-Campagna o Su Populu Sardu: animati dall'intellighenzia teorica dell'anticolonialismo, essi raccolsero i fermenti della sinistra sarda che, per via della distinta specificità culturale, mal si collocava all'interno dei vari gruppi extraparlamentari peninsulari[9]; furono inoltre caratterizzati dall'adesione di molti studenti universitari sardi (sia in penisola italiana che non), particolarmente attivi nell'organizzazione di inchieste e seminari sulla cosiddetta "questione sarda". Di rilievo[9] sono stati i circoli giovanili orgolesi, ferventi animatori della resistenza popolare contro l'esproprio delle terre e la militarizzazione dei pascoli. Nel 1979 nacque ad Alghero il movimento Sardenya y Llibertat, fondato da Rafael Caria e gemellatosi nel 1982 col gruppo Sardinna e Libertade.

Il notevole risultato elettorale riscosso dal PSd'Az, che a Cagliari e Sassari sfiorava il 20%, fece sì che la guida della Regione toccasse al suo esponente più prestigioso, Mario Melis, che inaugurò la prima giunta in Sardegna in alleanza col PCI[10].

Nei primi anni Ottanta, a causa di una scissione, nascerà il Partidu Sardu Indipendentista. Da quest’ultimo nel 1994, con il contributo di Angelo Caria e Giampiero Marras nacque a sua volta Sardigna Natzione.

Alcuni elementi fuoriusciti da Sardigna Natzione e animatori del progetto web denominato Su Cuncordu pro s'Indipendèntzia de sa Sardigna avrebbero, poi, fondato nel 2001 iRS indipendentzia Repubrica de Sardigna, riuscendo ad eleggere il presidente Gavino Sale in Consiglio nelle regionali del 2014[11].

Ad oggi, fra i movimenti più importanti che rappresentino in forma esplicita l'ideale indipendentista, vi sono il Partito Sardo d'Azione, l'ancor attivo Sardigna Natzione, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, ProgReS - Progetu Repùblica de Sardigna (emerso da una scissione con iRS), Rossomori (nati da una scissione con il Partito Sardo d'Azione), Partidu Indipendentista Sardu - Malu Entu e A Manca pro s'Indipendentzia; a quest'ultima organizzazione sono legate le vicende di alcuni suoi militanti[12] e del dirigente politico Bruno Bellomonte[13][14][15]. Nel luglio 2013 nasce l'ultimo dei partiti di estrazione sardista, il cosiddetto Partito dei Sardi, per iniziativa di Paolo Giovanni Maninchedda, proveniente dal Partito Sardo d'Azione, e di Franciscu Sedda.[16]. In occasione delle elezioni regionali della Sardegna svoltesi il 16 febbraio 2014, con la vittoria della coalizione di centro sinistra "Cominciamo il Domani", guidata da Francesco Pigliaru, hanno eletto propri rappresentanti sia il Partito dei Sardi, che i Rossomori e IrS.

L'indipendentismo sardo è un movimento pacifico che in larga parte rifiuta la violenza[17]; purtuttavia, non sono mancati casi riferibili ad alcune frange estremiste. Nel 1968[18], in Barbagia, avrebbero avuto modo di costituirsi in antitesi due controversi organismi paramilitari: il Fronte Nazionale de Liberazione de sa Sardigna (FNLS), che si ispirava all'ETA basca, e il Movimentu Nazionalista Sardu (MNS), accusato dal primo di simpatie filofasciste; entrambi sarebbero stati soggetti coinvolti in un presunto[9] movimento armato finanziato da Giangiacomo Feltrinelli e poi disciolto ad opera dei servizi segreti italiani[19][20]. Non sono infine noti i responsabili di alcuni attentati dinamitardi compiuti in passato nell'isola, rivendicati da sedicenti organizzazioni indipendentiste[21][22][23], in particolare quello contro Berlusconi in occasione della visita di Tony Blair a Porto Rotondo, nel 2004.[24] Nel 2010, la relativa inchiesta era ancora aperta.[25]

Supporto politico[modifica | modifica wikitesto]

I dati[26][27], esposti dal politologo Carlo Pala[28], di un sondaggio effettuato dall'Università di Cagliari in collaborazione con quella di Edimburgo[29], rivelano che ad oggi nove sardi su dieci anelino alla sovranità fiscale. Inoltre, il 41% dei sardi ha anche un atteggiamento favorevole verso un eventuale processo di autodeterminazione ed indipendenza, laddove il 59% esprime invece l'opzione unitaria (la cui frangia, a sua volta, si suddivide in un 46% che si accontenterebbe di più autonomia locale rispetto a quella attuale, mentre il restante 13% vorrebbe permanere entro lo stato italiano senza alcun istituto di autogoverno).[30][31][32] Tali dati sono inoltre corroborati da altre analisi sondaggistiche professionali, i cui risultati, corrispondendo in larga misura a quelli già resi noti[33][34], danno ulteriore conferma di tale quadro. Da notare che il movimento sardista è frammentato[35] in una galassia di piccoli partiti, piuttosto marginali se presi in analisi singolarmente; il suo consenso elettorale è pertanto minore rispetto a quanto non sia stato empiricamente verificato nelle già citate ricerche (per esempio, benché alle ultime regionali abbia totalizzato il 26% quale risultato complessivo, è stato penalizzato dalla legge elettorale entrata in vigore nel settembre del 2013, che ha ammesso in Consiglio solo otto rappresentanti su sessanta membri)[36][37][38][39][40]. Infine, il movimento soffre nella competizione elettorale della concorrenza dei partiti tradizionali italiani che, sovente, inseriscono elementi sardisti nei loro discorsi e programmi politici.[7][41]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Salvi - (1973) Le nazioni proibite, Vallecchi, Firenze
  • Antonio Lepori, Antonello Satta e Giovanni Lilliu - (trimestre 1976) Sardigna a MINORANZE num. 4, Milano.
  • Antonello Satta - (1977) L'autonomia della Sardigna come mistificazione.
  • Imma Tubella i Casadevall e Eduard Vinyamata Camp - (1978) Les nacions de l'Europa capitalista - La Magrana, Barcelona.
  • Rolando del Guerra e Genoveva Gómez - (1986) Llengua, dialecte, nació, ètnia (Llengua i poder a Itàlia) - La Magrana, Col. Alliberament, 19 Barcelona.
  • Xosé M. Núñez Seixas - (1998) Movimientos nacionalistas en Europa en el siglo XX - Ed. Síntesis, Col. Historia Universal Contemporánea, 26 Madrid.
  • Gianfranco Contu - (1990) La questione nazionale sarda - Quartu Sant'Elena, Alfa Editrice
  • Eve Hepburne - (2008) Island Nations in a ‘Europe of the Peoples’: Corsica and Sardinia compared'
  • Bachisio Bandinu - (2010) Pro s'Indipendentzia - Edizioni il Maestrale
  • Ilenia Ruggiu, Francesco Mola, Gianmario Demuro - (2013) Identità e Autonomia in Sardegna e Scozia - Maggioli Editore
  • Adriano Bomboi - (2014) L'indipendentismo sardo. Le ragioni, la storia, i protagonisti - Cagliari, Edizioni Condaghes

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sardismo, lemma - Garzanti Linguistica
  2. ^ Entrevista a Marcel Farinelli: “Córcega y Cerdeña forman un archipiélago invisible al tener sus islas nacionalismos de signo opuesto" (in spagnolo)
  3. ^ Focus: La questione identitaria e indipendentista in Sardegna - UniCa, Ilenia Ruggiu
  4. ^ Oltre il 60% del demanio militare italiano è, infatti, in territorio sardo; gli ettari occupati da servitù, italiane e NATO, sono oltre 35.000
  5. ^ Servitù militari (sito ufficiale della Regione).
  6. ^ Indipendentismo sardo, questo sconosciuto - Adalgisa Marrocco
  7. ^ a b Hepburn, Eve. The Ideological Polarisation and Depolarisation of Sardinian Nationalism, Regional and Federal Studies Vol. 19, No.5. (2010)
  8. ^ Le molte anime del mondo che sogna un'isola-nazione, Piero Mannironi, La Nuova Sardegna
  9. ^ a b c d Cultura e identitade - Sardinna, ghennalzu - aprile 2002
  10. ^ Consiglio Regionale della Sardegna - Giunte Regionali
  11. ^ Sale (Irs): "Sono in Consiglio per tutti anche per indipendentisti rimasti fuori" in unionesarda.it, 20 febbraio 2014. URL consultato il 7 aprile 2014.
  12. ^ «Sono un patriota sardo, non un terrorista»,l'Espresso.
  13. ^ Il pregiudizio del guardiano.
  14. ^ Assolto Bruno Bellomonte. Smontato il teorema.
  15. ^ Assolto Bellomonte, ventinove mesi in carcere da innocente - Sardegna 24.
  16. ^ Ecco il Partito dei Sardi di Maninchedda, l'Unione Sarda.
  17. ^ Perché l'indipendentismo sardo ha sempre rinunciato al terrorismo - Adriano Bomboi, Sa Natzione
  18. ^ Minahan, James. Encyclopedia of the Stateless Nations, S-Z, pg. 1664
  19. ^ Cabitza, Giuliano (1968). Sardegna: rivolta contro la colonizzazione
  20. ^ Morto Pugliese, l' ex ufficiale del Sid che «fermò» nel '60 il latitante Mesina - Corriere della Sera
  21. ^ Criminologia del terrorismo anarco-insurrezionalista, Marco Boschi, pag.63
  22. ^ OIr:<<La bomba era nostra>>, RaiNews24, 09-04-2005.
  23. ^ Assessment for Sardinians in Italy - Minorities at Risk
  24. ^ In manette dieci indipendentisti, 11 luglio 2006, la Repubblica.
  25. ^ Un magistrato da anni in prima linea sul fronte eversione - Regione Sardegna
  26. ^ Si consulti per ulteriori informazioni il libro Identità e autonomia in Sardegna e Scozia di Gianmario Demuro, Francesco Mola e Ilenia Ruggiu, Maggioli Editore.
  27. ^ Identità e autonomia in Sardegna - FocuSardegna
  28. ^ Indipendentismo, secessionismo, federalismo: conversazione con Carlo Pala
  29. ^ What next for independence movements in Europe? - Eve Hepburn
  30. ^ La Sardegna vuole l'indipendenza, favorevoli quattro sardi su dieci - Controcampus.it
  31. ^ Il 40% dei sardi è per l'indipendenza; il resto è per la sovranità - Gianfranco Pintore
  32. ^ I giovani non si sentono più italiani - Regione Autonoma della Sardegna, 31.05.2012
  33. ^ Il 55% dei sardi non vuole l'indipendenza - Sardiniapost
  34. ^ L'indipendenza delle regioni - Demos & Pi
  35. ^ Michela Murgia, la scrittrice si candida a guidare la Sardegna. L'eterno ritorno dell'indipendentismo sardo - L'Huffington Post
  36. ^ Galassia sardista al 26 per cento - La Nuova Sardegna
  37. ^ El independentismo, fuerza al alza en Sardinia - Sortu
  38. ^ Vuit diputats sobiranistes entren per sorpresa al parlament sard - VilaWeb
  39. ^ L'independentisme sard fa un bon paper però guanya el centreesquerra - El Punt Avui
  40. ^ Tèrratrem en Sardenha - Jornalet, Gaseta Occitana d'informacions
  41. ^ Lluch, Jaime; Constitutionalism and the Politics of Accommodation in Multinational Democracies

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]