Barbagia
| Barbagia | |
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| Continente | Europa |
| Paesi | |
| Massicci principali | Gennargentu |
| « ché la Barbagia di Sardigna assai ne le femmine sue più è pudica che la Barbagia dov' io la lasciai » |
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La Barbagia (Barbàgia o Barbaza in sardo) è una vasta regione montuosa della Sardegna centrale che si estende sui fianchi del Massiccio del Gennargentu.
Indice |
[modifica] Storia
| Gli Ilienses (Iolei) descritti da Diodoro Siculo | ||||
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I barbaricini sono genti derivanti dalle popolazioni prenuragiche e nuragiche della Sardegna del IV millennio a.C. La colonizzazione cartaginese non riuscì a ridurre all'obbedienza le popolazioni delle zone montane della Sardegna centrale e settentrionale. Si stabilirono semplici rapporti di convivenza e commercio. Ma anche le prime fasi della dominazione romana furono estremamente avversate da Corsi e Bàlari del nord Sardegna ed, in particolare, dal popolo che viveva nella zona che va dal bittese al sud del Gennargentu, e dal Marghine-Goceano fino al golfo di Orosei. Queste popolazioni che resistettero in modo fiero ed efficace furono da essi qualificate come "Civitates Barbariae" in età repubblicana e dei "Barbaricini" in età tardo imperiale e vandalica.
Pertanto il toponimo Barbagia deriva dal latino Barbaria. Il processo di "latinizzazione" fu lento e dovuto soprattutto all'opera di insediamento di coloni ed all'assegnazione delle terre alle popolazioni locali (al fine di renderle stanziali) in età imperiale, a cui risalgono i latifondi definiti da cippi di confine. Importante fu anche l'arruolamento delle genti locali nell'esercito imperiale come mercenari o inquadrate come cohorti vere e proprie.
Gli abitanti di questa regione sono chiamati "barbaricini" ed ancora si possono riconoscere nella descrizione che di loro diede Diodoro Siculo pochi anni prima di Cristo e viene riportata di lato.
La regione è costituita dall'areale del Gennargentu e dell'Ogliastra (zona affine culturalmente), dal Supramonte e dal nuorese fino a Bitti. Confina con la Gallura, la Baronia, l'Oristanese, la valle del Tirso e il Sarcidano. La Barbagia copre un'area di circa 1.300 km² con una popolazione di circa 120.000 abitanti.
I clan storici citati dai romani e, probabilmente, tutti appartenenti alla famiglia degli iliensi erano:
- gli Iliensi o Iolei nelle montagne che vanno dal Goceano di Bortigali, nuraghe di Aidu Entos (con l'incisione di confine ILI-IVR-IN-NVRAC-SESSAR), fino alle cime di Alà e nell'intera Ogliastra.
- i Nurritanenses o Nurrenses nei territori di Orotelli e del nuorese. Nel II secolo d.C., operarono al servizio dell'esercito imperiale (Cohors I - Nurritanenses) nella Mauretania Cesariense.
- i Parati nel Monte Albo
- i Sossinati nel Monte Albo
- gli Acconiti nel Monte Albo e nei monti Remule
- i Cunusitani a Fonni
- i Celsitani nel Gennargentu
- i Gallilensi nel basso Flumendosa
[modifica] Il Medioevo
Già poco prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente, avvenuta nel 476, la Sardegna venne conquistata dai Vandali, una tribù barbarica che conquistò l'Africa negli anni 430 e, in seguito, costruì una potente flotta con cui conquistarono le varie isole del Mediterraneo occidentale. La dominazione vandalica della Sardegna durò fino al 534, quando Giustiniano I, imperatore d'Oriente, riuscì a riconquistare la Sardegna per l'Impero romano d'Oriente (oggi detto bizantino per il nome della sua capitale, Bisanzio/Costantinopoli). Le fonti storiche più importanti su quel periodo sono costituite dalle testimonianze dirette di Procopio e dalle 39 lettere di Papa Gregorio I (590-604). Dalle lettere del Pontefice emerge l'esistenza di due Sardegne diverse: una romanizzata, cristianizzata e bizantina (quella dei Provinciales), ed una interna, costituita da aggregati cantonali, con popolazioni idolatre e pagane, la Gens Barbaricina governata da un "dux" Hospiton. Facendo seguito ad una costante e tenace azione diplomatica (testimoniata nelle lettere succitate), nell'estate del 594 si concluse un patto tra Bizantini e Barbaricini e, tra i vari accordi, Hospiton accettò la conversione al Cristianesimo del suo popolo. Per evangelizzare a fondo la Corsica e la Sardegna, Gregorio Magno affidò le due isole ai Benedettini delle isole toscane, che vi rimasero per tutto il Medioevo, anche se la cristianizzazione avvenne anche ad opera degli ordini monastici greci-bizantini: studiti, basiliani ecc. I Benedettini costruirono piccoli monasteri, detti abbadie e curarono la costruzione delle pievi, delle vie e la tenuta dei fondi agricoli.
La Barbagia fu divisa in età giudicale (IX-XV secolo d.C.) tra i quattro giudicati sardi di Torres, Gallura, Arborea, Cagliari, forse proprio per suddividere la gestione di una popolazione così particolarmente resistenziale e pastorale.
[modifica] Regioni storiche
Si divide in:
- Barbagia di Nuoro (o Nuorese)
- Barbagia di Ollolai (o Barbagia Superiore) a nord del Gennargentu;
- Mandrolisai a ovest del Gennargentu;
- Barbagia di Belvì (o Barbagia Centrale) a sud del Gennargentu;
- Barbagia di Seulo (o Barbagia inferiore) ancora più a Sud.
- Ogliastra (conosciuta in passato anche come Barbàgia Trigònia).
La regione appartiene quasi interamente alla provincia di Nuoro. I principali comuni oltre a Nuoro sono: Dorgali e la sua frazione Cala Gonone, Olzai, Aritzo, Atzara, Bitti, Lula, Osidda, Gavoi, Ollolai, Fonni, Lodine, Desulo, Ovodda, Tonara, Orani, Orgosolo, Oliena, Orune, Ottana, Mamoiada, Meana Sardo, Belvì, Esterzili, Seulo, Sadali, Seui, Teti, Austis, Tiana, Tonara, Sorgono. A questi comuni si potrebbero aggiungere quelli dell'Ogliastra. Questi comuni sono centri fortemente conservativi della lingua e delle tradizioni.