Barbagia

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Barbagia
Continente Europa
Stati Italia Italia
Catena principale Gennargentu
Cima più elevata Punta La Marmora (1 834 m s.l.m)
Massicci principali Monte Spada, Monte Corrasi, Montalbo, Monte Ortobene, Monte Gonare
« ché la Barbagia di Sardigna assai
ne le femmine sue più è pudica
che la Barbagia dov' io la lasciai »
(Dante Alighieri, Purgatorio, Canto XXIII, vv. 94-96)

La Barbagia (Barbàgia o Barbaza in sardo) è una vasta regione montuosa della Sardegna centrale che si estende sui fianchi del massiccio del Gennargentu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Monti di Oliena visti dalle campagne nuoresi
Supramonte di Orgosolo - Monte San Giovanni e Monte Fumai
Gennargentu - Genna Orisa
Boschi del Monte Ortobene
Gli Ilienses (Iolei) descritti da Diodoro Siculo
« Quantunque i Cartaginesi nell'auge somma della loro potenza si facessero padroni dell'isola, non poterono però ridurre in schiavitù gli antichi possessori, essendosi gli Iolei rifugiati sui monti ed ivi, fattesi abitazioni sotto terra, mantenendo in quantità il bestiame, si alimentarono di latte, di formaggio e di carne, cose che avevano in abbondanza. Così, lasciando le pianure, si sottrassero alle fatiche di coltivare la terra e seguitano a vivere sui monti, senza pensieri e senza travagli, contenti dei cibi semplici, come abbiamo detto. I Cartaginesi dunque, sebbene andassero con grosse forze spesse volte contro codesti Iolei, per le difficoltà dei luoghi e per quegli inestricabili sotterranei dei medesimi, non poterono mai raggiungerli ed in tal modo quelli si preservarono liberi. Per la stessa ragione poi, infine, i Romani, potentissimi per il vasto impero che avevano, avendo loro fatto spessissimo la guerra, per nessuna forza militare che impiegassero, poterono giungere a soggiogarli»
(Diodoro Siculo)

I barbaricini discendono dalle popolazioni prenuragiche e nuragiche della Sardegna del IV millennio a.C. La colonizzazione cartaginese non riuscì a ridurre all'obbedienza le popolazioni delle zone montane della Sardegna centrale e settentrionale. Si stabilirono semplici rapporti di convivenza e commercio. Ma anche le prime fasi della dominazione romana furono estremamente avversate da Corsi e Bàlari del nord Sardegna ed, in particolare, dal popolo che viveva nella zona che va dal bittese al sud del Gennargentu, e dal Marghine-Goceano fino al golfo di Orosei. Queste popolazioni che resistettero in modo fiero ed efficace furono da essi qualificate come "Civitates Barbariae" in età repubblicana e dei "Barbaricini" in età tardo imperiale e vandalica.
Pertanto il toponimo Barbagia deriva dal latino Barbaria. Il processo di "latinizzazione" fu lento e dovuto soprattutto all'opera di insediamento di coloni ed all'assegnazione delle terre alle popolazioni locali (al fine di renderle stanziali) in età imperiale, a cui risalgono i latifondi definiti da cippi di confine. Importante fu anche l'arruolamento delle genti locali nell'esercito imperiale come mercenari o inquadrate come cohorti vere e proprie.
Gli abitanti di questa regione sono chiamati "barbaricini" ed ancora si possono riconoscere nella descrizione che di loro diede Diodoro Siculo pochi anni prima di Cristo e viene riportata di lato.
La regione è costituita dall'areale del Gennargentu e dell'Ogliastra (zona affine culturalmente), dal Supramonte e dal nuorese fino a Bitti. Confina con la Gallura, la Baronia, l'Oristanese, la valle del Tirso e il Sarcidano. La Barbagia copre un'area di circa 1.300 km² con una popolazione di circa 120.000 abitanti.

I clan storici citati dai romani e, probabilmente, tutti appartenenti alla famiglia degli iliensi erano:

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Già poco prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente, avvenuta nel 476, la Sardegna venne conquistata dai Vandali, una tribù barbarica che dopo aver conquistato l'Africa Romana negli anni 430, in seguito costruì una potente flotta annettendo le varie isole del Mediterraneo occidentale. La dominazione vandalica della Sardegna durò fino al 534, quando Giustiniano I, imperatore d'Oriente, riuscì a riconquistare l`isola per l'Impero romano d'Oriente. Le fonti storiche più importanti su quel periodo sono costituite dalle testimonianze dirette di Procopio e dalle 39 lettere di Papa Gregorio I (590-604). Dalle lettere del Pontefice emerge l'esistenza di due Sardegne diverse: una romanizzata, cristianizzata e romana(quella dei Provinciales), ed una interna, costituita da aggregati cantonali, con popolazioni idolatre e pagane, la Gens Barbaricina governata dal "dux" Hospiton. Facendo seguito ad una costante e tenace azione diplomatica (testimoniata nelle lettere succitate), nell'estate del 594 si concluse un patto tra Bizantini e Barbaricini e, tra i vari accordi, Hospiton accettò la conversione al Cristianesimo del suo popolo. Per evangelizzare a fondo la Corsica e la Sardegna, Gregorio Magno affidò le due isole ai Benedettini delle isole toscane, che vi rimasero per tutto il Medioevo, anche se la cristianizzazione avvenne anche ad opera degli ordini monastici greco-bizantini: studiti, basiliani ecc. I Benedettini costruirono piccoli monasteri, detti abbadie, e curarono la costruzione delle pievi, delle vie e la tenuta dei fondi agricoli.

La Barbagia fu divisa in età giudicale (IX-XV secolo d.C.) tra i quattro giudicati sardi di Torres, Gallura, Arborea e Cagliari.

Paesaggi e natura del luogo[modifica | modifica wikitesto]

Il paesaggio della Barbagia è a tratti ancestrale. Va dai rocciai di granito alle contrafforti del Gennargentu, dai monti quasi dolomitici di Oliena alle vallate del Cedrino, fino ai pascoli montani di Seui e di Ollolai. Sono molto diffusi e ricchi di fauna i boschi di leccio, ginepro, tasso e roverella.

Regioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Supramonte di Oliena - Punta Corrasi
Supramonte di Oliena - Punta Sos Nidos
Supramonte di Oliena - Punta Cusidore
Rocciai del Monte Ortobene


Si divide in:

La regione appartiene quasi interamente alla provincia di Nuoro. I principali comuni oltre a Nuoro sono: Dorgali e la sua frazione Cala Gonone, Olzai, Aritzo, Bitti, Gavoi, Ollolai, Fonni, Desulo, Tiana, Ovodda, Orani, Orgosolo, Ortueri, Oliena, Orotelli, Orune, Mamoiada, Meana Sardo, Tonara, Sorgono. Questi comuni sono centri fortemente conservativi della lingua e delle tradizioni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]