Gallura

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Gallura
subregione
Capo Testa, Santa Teresa Gallura
Capo Testa, Santa Teresa Gallura
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Olbia-Tempio-Stemma.png Olbia-Tempio
Territorio
Coordinate 41°00′N 9°18′E / 41°N 9.3°E41; 9.3 (Gallura)Coordinate: 41°00′N 9°18′E / 41°N 9.3°E41; 9.3 (Gallura)
Abitanti
Comuni Aggius, Aglientu, Arzachena, Badesi, Bortigiadas, Budoni, Calangianus, Golfo Aranci, La Maddalena, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Luras, Monti, Olbia, Padru, Palau, San Teodoro, Sant'Antonio di Gallura, Santa Teresa Gallura, Telti, Tempio Pausania, Trinità d'Agultu e Vignola, Viddalba
Divisioni confinanti Anglona, Monteacuto, Baronie
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti galluresi(IT)
gadduresi(SDN)
galluresos(SC)
Cartografia

Gallura – Localizzazione

La Gallura (Gaddùra /ga'ɖːura/ in gallurese, Caddùra in sardo) è una regione storica e geografica della Sardegna. Comprende la parte nord-orientale dell'isola, dal fiume Coghinas che la delimita a ovest, passando poi per il massiccio del Limbara, che ne delimita la parte meridionale, fino al massiccio del monte Nieddu a sudest, nel comune di San Teodoro. Il territorio gallurese include anche la rinomata Costa Smeralda in comune di Arzachena, sulla costa orientale. Centri principali: Olbia, Tempio Pausania, Arzachena, La Maddalena.

Il territorio[modifica | modifica sorgente]

Gallura - il golfo di Cugnana, sullo sfondo capo Figari ed il profilo dell'isola di Tavolara

Il territorio è oggi compreso nella nuova provincia di Olbia-Tempio (di cui costituisce la parte centrale e più importante) e in parte limitata in provincia di Sassari, mentre in precedenza era compreso prevalentemente nella provincia di Sassari e in minima parte in quella di Nuoro.

Il significato del toponimo "Gallura", che appare nelle prime testimonianze scritte con la forma di "Gallul" e "Gallula", potrebbe essere collegato con il termine ebraico galil o con il fenicio gallal, "paese d'altura", ipotesi che pare confermata dalla natura prevalentemente montuosa (monte Puntaccia, monte Abbalata) del territorio gallurese, specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Ricca di roccia granitica levigata dal vento, dalla pioggia e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell'Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica e che lascia spazio solo verso nord a fertili pianure.

La vegetazione spontanea della costa è formata da macchia mediterranea (lentischio, cisto, corbezzolo, mirto ecc.). L'interno, invece, ha un aspetto differente, più riparato dai venti è caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di querce e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive.

La Gallura storica comprende 21 comuni di cui 20 in provincia di Olbia-Tempio e 1 in provincia di Sassari: Olbia, Tempio Pausania, Arzachena, La Maddalena, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, Santa Teresa Gallura, Luogosanto, Palau, Aglientu, Trinità d'Agultu e Vignola, Telti, Golfo Aranci, Badesi, Viddalba (SS), Sant'Antonio di Gallura, Loiri Porto San Paolo, San Teodoro e Budoni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini e preistoria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cultura di Arzachena e Civiltà nuragica.

L'uomo moderno è arrivato in Sardegna circa 20.000 anni fa, percorrendo il blocco sardo-corso, dopo aver attraversato lo stretto di mare che si congiunge all'arcipelago Toscano. È perciò molto probabile la sua presenza anche in Gallura. La più antica presenza certa dell'uomo in Gallura risale al neolitico con la comparsa della ceramica cardiale[1]. Ad Aglientu in località Lu Littaroni e a cala Corsara nell'isola di Spargi è stata trovata una grande quantità di ceramica e di ossidiana proveniente dal monte Arci. Questo indica, ancora una volta, la Gallura come passaggio obbligato "dell'oro bianco e nero" nell'antichità. Nelle fasi successive del neolitico, il territorio gallurese si distingue per la presenza della cultura di Arzachena; nell'eneolitico sono scarse le attestazioni della cultura di Monte Claro, di Abealzu-Filigosa e del Vaso campaniforme generalmente diffuse nell'isola.[2]

Le rotte da e per la Sardegna erano ben conosciute e le sue risorse richiamavano una massiccia affluenza di genti e di idee.

L'attuale Gallura è stata popolata da genti còrse fin dall'antichità preromana. In epoca nuragica la Gallura ha costituito una testa di ponte per la diffusione della cultura nuragica nel sud della Corsica e si segnala in particolare la diffusione e tipicità della tipologia a "corridoio" (imparentata con le tipologie torreane della vicina Corsica) e di quella mista corridoio-tholos , spesso accomunate dall'integrazione tra strutture architettoniche e rocce circostanti.

Periodo romano[modifica | modifica sorgente]

Dopo la conquista della Sardegna da parte dei romani (238 a.C.) la città di fondazione punica di Olbia assume notevole importanza essendo il porto maggiormente vicino alla penisola, collegato a Caralis e Turris Lybissonis.

Periodo giudicale e pisano: il Giudicato di Gallura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giudicato di Gallura, Giudici di Gallura e Liber fondachi.
La cattedrale di San Pietro nel centro storico di Tempio
La basilica romanica di San Simplicio a Olbia

Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei vandali dal 594, la sede vescovile viene insediata, probabilmente nello stesso territorio, a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi sostituita in periodo giudicale da quella di Civita. Nel medioevo, dalla metà del IX secolo la Gallura costituisce uno dei quattro Giudicati (o Regni) autonomi in cui era divisa l'isola. Le rotte che toccavano la Sardegna ripresero ad essere frequentate in occasione della crisi del predominio delle flotte arabe; le risorse dell'isola ripresero a richiamare mercanti e navigatori provenienti soprattutto dalla Liguria e dalla Toscana[3]. Il Giudicato comprendeva le attuali regioni storiche della Gallura, delle Baronie e parte del Nuorese, con capitale Civita, ribattezzata Terranova dai pisani nel tardo periodo giudicale. Infatti, in seguito all'aiuto pisano dato ai sardi contro i tentativi di invasione araba di Mujāhid al-Āmirī verso l'inizio dell'X secolo, le ingerenze pisane sull'Isola si sarebbero fatte sempre più forti. Lo stesso Giudicato di Gallura sarebbe passato integralmente sotto il controllo di Pisa con la morte, nel 1296, dell'ultimo Giudice Nino Visconti.

Nel 1073 in una epistola che il Papa Gregorio VII indirizza ai Giudici sardi per invitarli alla sottomissione alla chiesa di Roma compare per la prima volta la denominazione "Gallura" nel riferimento Costantinus Gallurensis. In successivi documenti comparirà anche nelle forme Gallul, Gallulu, Gallula e poi Gallura. Occorrerà invece attendere una Carta Pisana della metà del XIII secolo per veder riportato il termine Galorj (nei pressi dell'attuale Punta Nera a Palau) su una carta geografica.

Periodo aragonese e iberico[modifica | modifica sorgente]

In periodo tardo medioevale e aragonese all'abbandono di Civita (che diviene Terranòa) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e della città di Tempio.

Sono documentati stanziamenti, tra il Cinquecento e il Settecento, di famiglie corse nel territorio, che secondo alcune teorie sarebbero responsabili della nascita della lingua gallurese: infatti, si pensa che prima di questi flussi migratori, durante il periodo del giudicato di Gallura, venisse parlato il sardo logudorese che sopravvive tutt'oggi in alcuni centri tra cui Olbia, Luras, Golfo Aranci, Budoni e Padru. Risalire alla discendenza corsa dei nativi galluresi è possibile solo mediante analisi storica del proprio cognome.

Periodo sabaudo[modifica | modifica sorgente]

Per lunghi decenni la regione semispopolata fu ribelle ad ogni autorità. Intorno al 1810 la regione fu lacerata dallo scontro furibondo di un consistente e numeroso gruppo di fazioni tempiesi. La sfrontatezza dei fuorilegge arrivò a tal punto che caddero vittima delle fazioni in lotta i vertici delle autorità locali. Perirono il Censore Diocesano, il Reggente Ufficiale di Giustizia e il sostituto Procuratore Fiscale. Questi attacchi violenti al cuore dello stato provocarono la reazione del Governatore di Sassari Varax. La situazione di ingovernabilità della Gallura viene sottolineata con estrema chiarezza nel resoconto della “Regia Delegazione per la pacificazione della Gallura” del 1813. In tale relazione si denunciarono le numerose e feroci faide che insanguinavano la regione condotte da pastori “insofferenti all’ordine, indipendenti, vendicativi, astuti e intelligenti“. Il 9 maggio 1813 davanti al notaio di Tempio, Apollinare Fois-Cabras si rogarono le “paci” seguite da un atto di grazia del Re emanato emanato con decreto del 29 dello stesso mese. Nella Gallura marittima le cose non andavano meglio. L’epilogo di una faida lunga e sanguinosa fu siglata con le paci del 1850 tra gli Orecchioni e i Vincentelli di Santa Teresa di Gallura. L’incontro si tenne nello stazzo di Cucuruzza proprietà del ricco pastore Pietro Scampuddu Pilosu, amico e confidente di Giuseppe Garibaldi, concludendosi con una funzione religiosa e un banchetto.[4]

Nel 1839 la sede vescovile viene trasferita da Olbia a Tempio che nello stesso periodo era stata elevata al rango di città (1836) e di capoluogo di provincia (dal 1807 al 1821 e dal 1833 al 1859).

Un tipico stazzo gallurese

Il XX secolo e il periodo contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

Con la fine dell'Ottocento e il XX secolo con il miglioramento dei collegamenti si è invertita la tendenza insediativa a favore della fascia costiera e della città di Olbia che ha anche beneficiato della nascente Costa Smeralda insieme a Arzachena, Santa Teresa e San Teodoro. La Gallura presenta il più elevato reddito pro-capite della Sardegna.

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua gallurese e Lingua sarda logudorese.

In Gallura si parlano essenzialmente due lingue: il gallurese, idioma di chiara origine còrsa, e il sardo logudorese nella varietà settentrionale, che ha comunque assimilato parte del lessico corso e gallurese adattandolo alla struttura della lingua sarda. In termini di distribuzione geografica il gallurese, originatosi nell'Alta Gallura, è parlato in quasi tutta la Gallura (da Viddalba alla fascia settentrionale di Budoni) mentre il logudorese - che fino al 1400 era diffuso in tutta la Gallura e nella cui lingua venivano redatti i documenti dei governi giudicali - è tuttora diffuso a macchia di leopardo: Olbia, Luras, Monti, parte dell'agro di Golfo Aranci, Padru, Budoni meridionale. Alla Maddalena più propriamente si parla l'isulanu, una variante del còrso molto prossima a quello parlato nell'entroterra di Bonifacio (cossu suttaninu). Ad Aggius si parla un gallurese particolare, che ha assunto influenze sassaresi nella pronuncia, mentre Bortigiadas è ora galluresofono, ma fino a metà del secolo scorso il suo idioma era un logudorese fortemente corrotto dal gallurese.

Architettura e monumenti principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazzo.
Fontanella in granito , Tempio-Pausania

L'elemento costruttivo che caratterizza l'architettura gallurese è il granito: con questo materiale, infatti, venivano costruiti gli stazzi ma anche le chiese e i palazzi cittadini.

Preistoria e periodo nuragico[modifica | modifica sorgente]

  • Necropoli di Li Muri ad Arzachena
  • Dolmen Ladas a Luras
  • Dolmen Ciuledda a Luras
  • Dolmen Billella a Luras
  • Pozzo sacro di Sa Testa a Olbia
  • Pozzo sacro Milis a Golfo Aranci
  • Tomba dei giganti di Su Monte 'e s'Ape a Olbia
  • Tomba dei giganti di Coddu Vecchju ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Li Lolghi ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Pascaredda a Calangianus
  • Nuraghe Albucciu ad Arzachena
  • Nuraghe Maiori a Tempio Pausania
  • Nuraghe Naracheddu (ora quasi totalmente distrutto) a San Teodoro
  • Nuraghe Lu Naracu al confine tra San Teodoro e Budoni
  • Resti di mura puniche a Olbia
  • Nuraghe di Tilzitta a oriente del Golfo di Arzachena
  • Fortificazioni megalitiche di Tiana ad Arzachena

Architetture del periodo romano[modifica | modifica sorgente]

  • Resti della città romana e dell'acquedotto di Olbia

Architetture medioevali e di età giudicale[modifica | modifica sorgente]

Architetture dal quattrocento al settecento nel periodo iberico[modifica | modifica sorgente]

  • Facciata gotico-aragonese dell'Oratorio del Rosario a Tempio Pausania
  • Stazzi nelle campagne galluresi
  • Parrocchiale di Santa Giusta a Calangianus (XVII secolo)
  • Oratorio di Sant'Anna a Calangianus
  • Oratorio di Santa Croce, del Rosario, di Sant'Anna e della Madonna di Itria ad Aggius
  • Parrocchiale con campanile e oratori del Purgatorio e di San Pietro a Luras
  • Palazzo Pes-Villamarina a Tempio Pausania
  • Palazzo degli Scolopi con corte porticata a Tempio Pausania
  • Complesso del Santuario, della Parrocchiale e del Camposanto di Nuchis
  • Santuario della Natività di Maria a Luogosanto
  • Palazzetti in granito dei centri storici di Tempio Pausania, Aggius e Calangianus
  • Chiesa primarziale di San Paolo Apostolo e oratorio di Santa Croce (Olbia)
  • Palazzi del centro storico di Olbia (quartiere di "su Casteddu")

Architetture sabaude e ottocentesche[modifica | modifica sorgente]

  • Chiese campestri nelle campagne galluresi
  • Piano di espansione di La Maddalena (1777)
  • Piano Regolatore di fondazione sabauda di Santa Teresa Gallura dell'ing. Francesco Maria Magnon (1808)
  • Ampliamento della cattedrale di San Pietro a Tempio Pausania (XIII secolo) e sopraelevazione del campanile quattrocentesco
  • Facciata e copertura della Chiesa medioevale di Santa Croce (XIII secolo) a Tempio Pausania
  • Santuario del Buon Cammino a Santa Teresa Gallura
  • Chiesa della Santissima Trinità a Trinità d'Agultu
  • Villa Tamponi a Olbia (1870)
  • Palazzo municipale a Tempio Pausania (1882)
  • Villa Weber a La Maddalena

Architetture del novecento e contemporanee[modifica | modifica sorgente]

  • Municipio di Olbia (primi del Novecento)
  • Palazzo Colonna, a Olbia in corso Umberto (primi del Novecento)
  • Scuole elementari "Vecchio Caseggiato" o "Scolastico" a Tempio Pausania (1910/1917)
  • Scuole elementari "Scolastico" a Olbia (1911)
  • Teatro del Carmine a Tempio Pausania (1928-1929)
  • Stazione e officine ferroviarie di Tempio Pausania (1930-33) con dipinti di Giuseppe Biasi (1931-32)
  • Architetture della Costa Smeralda
  • Centro Commerciale Terranova a Olbia, progettato dall'arch. Aldo Rossi;
  • Teatro sul Golfo di Olbia, progettato dall'arch. Giovanni Michelucci
  • Museo Archeologico Nazionale ("Museo del Mare"), progettato dall'arch. Giovanni Maciocco
  • Ampliamento dell'aeroporto "Costa Smeralda" a Olbia

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Chessa S., Le Dimore rurali in Sardegna, con particolare riferimento al Monteacuto, al Goceano, al Meilogu e alla Gallura, Cargeghe, Documenta, 2008.
  • Murineddu A. (a cura di), Gallura, Cagliari 1962.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Ugas - L'alba dei Nuraghi (2005) - pg.13
  2. ^ Ignazio Abeltino - Le origini dei Galluresi, 2010
  3. ^ Giuseppe Meloni, Contributo allo studio delle rotte e dei commerci mediterranei nel Basso Medioevo, in "Medioevo. Saggi e Rassegne", 3, Cagliari, 1977. = Medioevo Catalano. Studi (1966-1985), Sassari, 2012, pp. 153 sgg
  4. ^ Faide e sicari nella Gallura del ’700 – ’800, http://www.contusu.it/faide-e-sicari-nella-gallura-del-700-800/