Montiferru

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Montiferru
subregione
Veduta del Montiferru con il Comune di Cuglieri
Veduta del Montiferru con il Comune di Cuglieri
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Territorio
Coordinate 40°13′N 8°35′E / 40.216667°N 8.583333°E40.216667; 8.583333 (Montiferru)Coordinate: 40°13′N 8°35′E / 40.216667°N 8.583333°E40.216667; 8.583333 (Montiferru)
Abitanti
Comuni Bonarcado, Cuglieri, Narbolia, Paulilatino, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Seneghe, Sennariolo
Divisioni confinanti Planargia, Marghine, Campidano di Oristano
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
Cartografia

Montiferru – Localizzazione

Il Montiferru è una subregione della Sardegna centro-occidentale, che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica omonimo. La massima elevazione è data dal Monte Urtigu (1050 m.s.l.m.).

Aspetti geologici[modifica | modifica sorgente]

Conformazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Il complesso vulcanico, spento da più di un milione di anni, era caratterizzato da eruzioni la cui lava nell'incedere finì per creare nuove terre sia a Est, con il vasto altopiano di Abbasanta, caratterizzato da terreni basaltici, sia a Ovest fino alla fascia costiera.

Un'ulteriore testimonianza visibile di questa attività vulcanica eruttiva è data dalle scogliere di basalto del litorale dell'area. Il massiccio del Montiferru ha un'estensione di circa 700 km² ed è tra i più importanti edifici vulcanici dell'isola. Il territorio del massiccio non presenta più i tipici fenomeni di vulcanesimo secondario, ma l'area è ricca di acque sorgive che vanno ad alimentare gli affluenti del Rio Mannu. La costa del Montiferru è quasi completamente alta e frastagliata, con pochi approdi.

Secondo osservazioni basate sull'area di territorio di origine basaltica intorno al massiccio, il vulcano doveva raggiungere un'altezza di circa 1600-1700 metri s.l.m.. La successiva erosione degli agenti atmosferici ha ulteriormente contribuito a trasportare le rocce a fondovalle in un raggio di circa 15 km.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Osservando il paesaggio si notano le scure rocce del basalto, la grigia trachite, la riolite e l'andesite, testimonianza di un lontano e turbolento passato geologico.

Il territorio della subregione era l'avanguardia di uno dei blocchi principali della placca tettonica sardo-corsa, un tempo unita all'Europa continentale (come testimoniano le evidenti analogie petrografiche e strutturali col Massiccio centrale francese) e dalla quale ha cominciato a staccarsi 30 milioni di anni fa ruotando verso sud-est di circa 300 km.

L'attività vulcanica conseguente, unita alla concomitante pressione legata all'orogenesi alpina provocò in uno spazio limitato cospicui sollevamenti di alcune zone del blocco e relativa subsidenza di zone contigue, con intense eruzioni anche di tipo esplosivo, caratterizzate da nubi ardenti, principali responsabili della generazione di rocce quali l'ignimbrite, nome che significa letteralmente "pioggia di fuoco".

Monte Oe, nel massiccio del Montiferru. Quota 859 mslm. Veduta da Bau 'e Mela. Il nome deriva dal sardo "boe" dovuto alla caratteristica forma di bue coricato. Dista poco più di un chilometro in direzione nord-ovest dall'abitato di Santu Lussurgiu. In primo piano Punta Pala Frearzu a quota 776 mslm.

Il Montiferru fu uno dei fulcri dell'attività vulcanica della placca sardo-corsa, con un'attività che, intervallata da un non trascurabile periodo di acquiescenza, fu più intensa nel Pliocene, tra 5 e 1,5 milioni di anni fa. Le successive glaciazioni hanno contribuito all'erosione che ha modellato la montagna nella forma attuale con le tipiche cime a forma conica e le valli a raggiera che si dipartono dalle zone più elevate.[senza fonte]

Tra i sedimenti recenti, che poggiano sulle vulcaniti o sono presenti come deposito alluvionale sulla costa, si evidenziano i mantelli ghiaiosi, formati anche da ciottoli vulcanici; i depositi costieri di arenarie wurmiane (ben visibili in alcuni tratti della spiaggia di Porto Alabe, borgata marina di Tresnuraghes) e gli imponenti depositi sabbiosi di Is Arenas, con dune che segnano il confine con il Sinis. Non mancano le mineralizzazioni di Calcedonio, Quarzo, Olivina e le rocce calcaree, ben visibili nel promontorio costiero di Torre del Pozzo e S'Archittu. I calcari, a tratti silicizzati (al pari di arenarie e tufi che li accompagnano), si devono all'ingressione marina causata dagli sprofondamenti che diedero origine alla fossa tettonica sarda (che oggi ricolmata da sedimenti rappresenta la pianura del Campidano), momento nella storia geologica sarda coincidente con la cessazione temporanea dell'attività vulcanica, almeno nel Montiferru.

In quel periodo, tra 20 e 5 milioni di anni fa, si fissa la data dei numerosi resti fossilizzati di animali marini, tra cui Echinodermi, Lamellibranchi e Gasteropodi. La presenza di questi fossili a quote più elevate nella stessa area, addirittura oltre i 500 metri s.l.m., sono poi la prova evidente del successivo sollevamento delle rocce dovuto ad una ripresa delle spinte orogenetiche che segnarono l'inizio, circa 5 milioni di anni fa, di un nuovo e ultimo ciclo vulcanico conclusosi circa 1,5 milioni di anni fa.

Aspetti antropici[modifica | modifica sorgente]

La presenza dell'uomo, seppur limitata come la bassa densità abitante/km² dimostra, è evidente e si percepisce come egli abbia sempre avuto rapporti molto stretti con la montagna, in un paesaggio che nasce da complesse vicende geologiche. Il nome "Montiferru" deriva proprio dalla presenza di una miniera di ferro nel territorio del massiccio, segno dell'operosità nella ricerca delle risorse, che però non sempre sono state utilizzate oculatamente.

Il disboscamento di lontana memoria dovuto alla necessità di spazi per il pascolo e l'agricoltura è stato poi seguito da quello più recente dei primi decenni dell'Ottocento per le politiche di sfruttamento intraprese dai Savoia per la fabbricazione di traversine per le ferrovie piemontesi. Ancora oggi la caccia una delle principali minacce per l'equilibrio ambientale di un'area quasi unica[senza fonte]. Altra enorme minaccia è rappresentata dagli incendi boschivi, causa quasi esclusivamente dell'azione umana, che spesso colpiscono la zona privando l'area di ettari di macchia e anche di bosco.

Veduta di Santa Caterina di Pittinuri dalla sorgente di Elighes Uttiosos a circa 1000 metri di quota.

A parte queste eccezioni, gli abitanti della zona hanno sempre utilizzato le risorse nel rispetto della natura, ma ancora molto può essere fatto per contribuire al mantenimento e ancora di più alla valorizzazione, ai fini non solo turistici, dell'ambiente.

Della presenza umana fin dai tempi più antichi restano numerose tracce, dagli splendidi nuraghes alle tombe dei giganti, alle domus de janas; dell'epoca punica e romana, con i resti di città e terme; del periodo medioevale, con le chiese romaniche e i castelli, fino ai segni di quella che forse è stata una delle caratteristiche peculiari del Montiferru: la civiltà agro-industriale, che sfruttando l'energia dei corsi d'acqua portò alla costruzione di mulini e gualchiere.

Varie vicende quali la diminuzione delle risorse naturali, la necessità di migliori condizioni di vita e principalmente l'assenza di una adeguata politica del lavoro, portarono decine di migliaia di persone nel corso dell'ultimo secolo ad emigrare dall'area del Montiferru verso l'Europa, le Americhe, l'Australia e l'Italia.

Gli abitanti, le nuove generazioni e i turisti, apprezzano non solo la natura e l'ambiente ma anche le tradizioni, alcune delle quali si sono conservate nel tempo tramandando la cultura derivante dalla poesia di improvvisazione, dai cantadores, espressione del canto popolare, arti che videro un fiorire di esponenti fin da tempi antichi, quali Sebastiano Moretti, Antonio Piludu, Sebastiano Curcu, Giovanni Deiola. Oggi è più popolare il canto polivocale a Tenores, effettuato spesso da gente comune del luogo nelle feste popolari, il canto a chitarra e il classico ballo sardo in costume tipico.

Clima e risorse idriche[modifica | modifica sorgente]

Il clima della zona è influenzato dalla vicinanza del mare e dalla disposizione delle montagne, si può quindi definire Mediterraneo sub-umido, specie a ridosso dei rilievi montuosi, con precipitazioni concentrate soprattutto in inverno e in primavera. Sulla costa il clima è decisamente mediterraneo, con punte di temperatura massima che possono superare i 40 gradi d'estate e minime che d'inverno scendono non di rado anche sotto lo zero. Nelle zone più elevate ci sono talvolta notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte soprattutto in primavera e in autunno.

Il Montiferru è caratterizzato dalla presenza di cospicue riserve idriche, sia superficiali che sotterranee. I motivi di tale abbondanza sono legati alla posizione del massiccio e alla sua conformazione geologica. L'area viene infatti colpita dai venti umidi provenienti dal mare, in particolare dal Maestrale, che giunge frontalmente dalla valle del Rodano, nella Francia meridionale, caricandosi di umidità nel suo tragitto sopra il mare. Queste condizioni determinano nella zona forti precipitazioni, tanto che alla quota sommitale del monte Urtigu la piovosità media annua supera i 1100 mm, agli appena 450 metri di Cuglieri supera gli 800 mm e a Tresnuraghes si mantiene attorno ai 700 mm annui. Ogni inverno sono abbastanza frequenti le nevicate, con il manto nevoso che però riesce a mantenersi qualche giorno solo nelle cime più elevate. Sono inoltre abbondanti le cosiddette "precipitazioni occulte", legate a fenomeni di condensazione notturna, che incrementano notevolmente la quantità di acqua disponibile.

L'abbondanza delle sorgenti, e quindi il mantenimento dell'acqua anche nella stagione più secca, è invece direttamente legata alla costituzione geologica della montagna, costituita quasi esclusivamente di rocce vulcaniche che sono tanto più permeabili a seconda della presenza o meno di fessurazioni e dall'ampiezza delle stesse, andando ad alimentare i solitamente piuttosto grandi bacini sotterranei, falde acquifere che danno origine a sorgenti tra le quali si evidenziano le sorgenti di Sant'Antioco, vicine a Scano Montiferro, tra le più grandi della Sardegna, con una portata d'acqua che, in inverno e in primavera, raggiunge i 200 litri al secondo.

Flora[modifica | modifica sorgente]

Il Montiferru è caratterizzato da un'inconsueta varietà di specie, distribuite in diversi ambienti vegetali, frequentemente compenetrati tra loro e legati alle diverse quote. Si passa dalla vegetazione costiera alla macchia mediterranea, non tralasciando gli oliveti e i frutteti, per finire con le leccete e i pini di recente rimboschimento.

La foresta primordiale del Montiferru era costituita da lecci secolari già nel Settecento, ma che nel secolo successivo furono tagliati durante quel dissennato disboscamento che privò la Sardegn di oltre 500.000 ettari di bosco. La lecceta domina la fascia di territorio oltre i 400 metri s.l.m. e fino ai 900 circa, non di rado interrotta da aree destinate al pascolo nelle quali la mano dell'uomo ha inciso sullo sviluppo di alberi e piante con i tagli e gli incendi boschivi. Al leccio si accompagnano in misura minore la Quercia, la Roverella, il Lentischio, il Corbezzolo, il Pero Selvatico, il Tasso e poche ma fitte formazioni di Agrifogli, strappati miracolosamente al taglio indiscriminato e che oggi, alti decine di metri, si ergono non lontano da Scano Montiferro. La lecceta è spesso resa quasi inaccessibile dalle specie lianose, quali Rovi, Clematide, Caprifoglio, Salsapariglia, Edera e Tamaro, mentre le rocce sono a volte punteggiate da licheni e, oltre una certa quota, perennemente ricoperte dal muschio.

Per quanto riguarda il sottobosco si evidenziano specie quali Ciclamino, Alloro, Polipodio, Finocchio selvatico, Biancospino, Peonia, Digitale, Lillatro, Belladonna, Pungitopo e rare Orchidee selvatiche.

Nelle zone sommitali, a causa principalmente dello sferzante vento di Maestrale, resistono solo erbe basse quali Borracina, Capelvenere, Elicriso, Gariga e Timo, non mancando comunque qualche sparuto albero letteralmente piegato dal vento.

Nelle zone meno impervie scendendo verso il mare la fa da padrona la cosiddetta macchia bassa con Mirto, Ginestra, Rosmarino, Gigaro, Asfodelo, Cisto, Euforbia, siepi di Fico d'India, Erica, tamerici ed olivastri. Le zone tra Cuglieri, Scano Montiferro e Sennariolo sono ricoperte da oliveti, mentre i vigneti sono comuni nei terreni più vicini alla costa; impiantati dall'uomo sono anche il Castagno, l'Acero, il Fico e la Quercia da sughero.

Nelle coste sabbiose sono presenti le specie psammofile quali il Ravastrello e la Calcatreppola, alle quali segue il Cardo e la gramigna delle spiagge che concorre a consolidare il sistema dunale di Is Arenas la cui zona è caratterizzata dalla presenza di una vastissima pineta artificiale costituita da varie specie di Pino, impiantata negli anni cinquanta per contrastare l'avanzata delle sabbie, verso la Strada Statale e le zone interne.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Se dal punto di vista vegetale la pianta simbolo della subregione è il leccio, da quello animale è senza dubbio il cinghiale, poco visibile ma le cui tracce si notano ovunque. Durante il giorno infatti il suide non abbandona i suoi impenetrabili rifugi: la notte invece, protetto dall'oscurità, inizia le sue scorribande a caccia di ghiande e tuberi non disdegnando di invadere i terreni coltivati e gli orti. Facile da incontrare è poi la volpe, che girovaga nella macchia a caccia di topi, rettili e lepri. Il canide è altresì cacciato dagli agricoltori e dai pastori per la sua inclinazione a danneggiare le colture e a cacciare le greggi. Molto comune nel Montiferru era la Lepre sarda, diminuita negli ultimi decenni a scapito del coniglio selvatico, più prolifico e che necessita di spazi minori. L'ambiente è abitato dal riccio, insettivoro che predilige le zone cespugliose, mentre i carnivori sono rappresentati dalla donnola e dalla martora, che cacciano nella lecceta più impervia e che in casi estremi possono andare in cerca di cibo fin dentro i centri abitati. Difficilissimo da osservare è il gatto selvatico: anch'esso, raramente, si avvicina ai centri abitati e può addirittura incrociarsi con gatti comuni; flessuoso, ottimo cacciatore, preda conigli, roditori e piccoli volatili.

Presenti in misura molto esigua (a causa soprattutto di caccia e incendi boschivi) il muflone, il cervo sardo e il grifone, reintrodotti da qualche decennio nella zona di Pabarile, in territorio di Santu Lussurgiu. Oggi questi animali sono inseriti in habitat differenti, infatti il cervo con molta fortuna si può avvistare nei boschi più fitti mentre il muflone predilige le zone sommitali battute dal vento.

Tra i volatili è presente l'avvoltoio, "spazzino" per eccellenza delle campagne, la cornacchia grigia, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino; più a bassa quota troviamo l'habitat ideale di uccelli come l'upupa, la ghiandaia, il tordo, il pettirosso, l'allodola, il cuculo, il corvo, il venturone e vari passeriformi. Tra i rapaci notturni si evidenziano il barbagianni, la civetta e l'Assiolo, quest'ultimo solito cantare nelle notti estive. Diversa è la popolazione degli uccelli nelle coste basse e nelle falesie del Montiferru: tra i più interessanti la berta maggiore, la berta minore, il gabbiano reale, il Gabbiano corso, molto raro, il cormorano, il colombo e il gruccione.

Tra i rettili, che si possono incontrare specie vicino ai corsi d'acqua, predominano il colubro, volgarmente chiamato "biscia", e altri serpenti non velenosi quali la natrice dal collare e il biacco. Gli anfibi sono rappresentati dal rospo, dalla raganella e dal discoglosso sardo.

Strade e vie di comunicazione[modifica | modifica sorgente]

L'arteria principale del Montiferru è la Strada statale 292 Nord Occidentale Sarda, a carreggiata unica, che ha recentemente beneficiato nei pressi di Cuglieri di una circonvallazione che evita l'ingresso nel centro abitato, velocizzando i tempi di percorrenza complessivi e l'accesso alle campagne dell'area costiera. Altre importanti artiere sono la Strada provinciale 78 che collega Scano Montiferro al comune di Macomer e la Strada provinciale 19 che collega Santu Lussurgiu a Cuglieri attraversando il cuore della lecceta; strada che, inerpicandosi tra tornanti fino a quote elevate, è teatro dell'annuale cronoscalata automobilistica.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Sulla sommità di Monte Urtigu alla quota di 1050 metri, Alberto La Marmora piazzò un segnale trigonometrico. Da questa cima riusciva a scorgere l'isola dell'Asinara a 108 chilometri di distanza in linea retta e la Sella del Diavolo e la Torre di San Pancrazio di Cagliari a 120 chilometri di distanza. Viceversa, da osservazioni notturne dalla torre di San Pancrazio riusciva a scorgere una lanterna ad acetilene accesa sulla cima di Monte Urtigu o col cannocchiale il suo stesso segnale.

« questa cima si chiama Monte Urticu, e siccome da lì avrei potuto scorgere molti altri miei segnali piazzati sulle differenti vette della parte centrale dell’Isola e visto che sul Monte Entu sarebbero restati invece nascosti, fu proprio in quel punto che sistemai un grande segnale, di cui rimangono probabilmente ancora dei resti. È sufficiente dire che da qui distinsi verso nordovest l’isola dell’Asinara e verso sudest la torre di San Pancrazio di Cagliari e la penisola di Sant’Elia; tra questo luogo e l’Asinara c’è una distanza che supera i 108 chilometri in linea retta, mentre la torre di San Pancrazio ne dista 120. »
(Alberto La Marmora, Voyage en Sardaigne)

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Mele. Montiferru. Casa editrice EdiSar - Cagliari, 1993.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]