Aldo Rossi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il generale italiano, vedi Aldo Rossi (generale).
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo architetto, vedi Aldo Loris Rossi.
« Non credo di esagerare dicendo che gi anni Ottanta furono segnati - in Italia - da Aldo Rossi e Manfredo Tafuri e che qualsiasi commento che si faccia attorno all'architettura italiana di quegli anni vada riferito ad essi »
(Rafael Moneo, L'altra modernità. Considerazioni sul futuro dell'architettura, pag. 113)
Aldo Rossi
Premio Premio Pritzker 1990

Aldo Rossi (Milano, 3 maggio 1931Milano, 4 settembre 1997) è stato un architetto italiano, tra i più influenti del XX secolo.

È stato il primo italiano a vincere il Premio Pritzker, seguito otto anni dopo da Renzo Piano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La formazione scolastica avviene presso i padri somaschi e nel Collegio arcivescovile Alessandro Volta di Lecco. Nel 1949 si iscrive alla facoltà di architettura al Politecnico di Milano e si laurea nel 1959, presentando una tesi con Piero Portaluppi come relatore.

Nel 1955 ha cominciato a collaborare come redattore alla rivista di architettura "Casabella-Continuità", diretta da Ernesto Nathan Rogers. La collaborazione è terminata nel 1964 quando la direzione della rivista passa a Gian Antonio Bernasconi. La pratica giornalistica continua però all'interno delle redazioni di "Società" e "Il contemporaneo", che fanno di Rossi uno dei partecipanti più attivi al fervente dibattito culturale.

I primi articoli riguardano architetti come Alessandro Antonelli, Mario Ridolfi, Auguste Perret ed Emil Kaufmann, molti dei quali confluiranno nel suo secondo libro, Scritti scelti sull'architettura e la città 1956-1972. Sposa l’attrice svizzera Sonia Gessner, che lo introduce al mondo del cinema e del teatro, suoi grandi interessi sia come uomo di cultura che come padre: al cinema approderà il figlio Fausto, al teatro la figlia Vera, e nel 1973 lo stesso Rossi si cimenterà dietro la macchina da presa.

La carriera[modifica | modifica sorgente]

Inizia l'attività professionale presso lo studio di Ignazio Gardella nel 1956, passando poi per lo studio di Marco Zanuso. Nel 1963 inizia anche l'attività didattica: prima è assistente di Ludovico Quaroni (1963) presso la scuola di urbanistica di Arezzo, successivamente di Carlo Aymonino all'Istituto di Architettura di Venezia. Nel 1965 è nominato professore al Politecnico di Milano e l'anno seguente, nel 1966, pubblica L'architettura della città, presto divenuto un classico della letteratura architettonica.

La sua attività professionale, inizialmente dedicata alla teoria architettonica e a piccoli interventi edilizi compie un salto di qualità quando Carlo Aymonino gli fa realizzare parte del complesso "Monte Amiata" nel quartiere Gallaratese a Milano. Nel 1971 vince il concorso di progettazione per l’ampliamento del cimitero San Cataldo a Modena che gli donerà la fama internazionale. La storia dell’architettura, Architettura contemporanea, pubblicata 5 anni più tardi da Manfredo Tafuri e Francesco Dal Co, si chiude proprio con il progetto del giovane architetto milanese.

Dopo la sospensione dall'insegnamento insegna progettazione architettonica presso il Politecnico federale di Zurigo, cattedra che occuperà dal 1971 al 1975.

Ristrutturazione del Teatro Carlo Felice, Genova, progetto 1981-82 con Ignazio Gardella e Fabio Reinhart
Casa Aurora, Torino, 1987

Nel 1973 dirige la sezione internazionale di architettura alla XV Triennale di Milano, dove presenta, tra gli altri, il suo allievo Arduino Cantafora. Insieme a Gianni Braghieri e Franco Raggi, realizza il documentario Ornamento e delitto in formato 16 mm per la regia di Luigi Durissi. Insieme al catalogo della "Sezione internazionale di architettura", il film contiene l'enunciazione teorica del progetto della mostra. Nel 1975 Rossi viene reintegrato nella professione didattica, torna a Venezia dove è docente del corso di Composizione architettonica.

Nel 1979 diventa Accademico della prestigiosa Accademia nazionale di San Luca. Intanto l'attività internazionale si fa più intensa: è Direttore del Seminario internazionale di Santiago de Compostela, insegna in diverse università degli Stati Uniti, tra cui la Cooper Union di New York e la Cornell University di Ithaca (New York) e collabora con l'Institute for Architecture and Urban Studies, viaggia in oriente (Cina e Hong Kong) e tiene conferenze in Sud America.

Nel 1981 pubblica Autobiografia scientifica, richiamo all'omonima opera di Max Planck. Nell'opera l'autore, "in discreto disordine", riporta ricordi, oggetti, luoghi, forme, appunti di letteratura, citazioni, luci e cerca di ripercorrere le cose o le impressioni, descrivere, o cercare un modo di descrivere.

Afferma egli stesso: "Pensavo, in questo libro, di analizzare i miei progetti e i miei scritti, il mio lavoro, in una sequenza continua; comprendendoli, spiegandoli e nello stesso tempo riprogettandoli. Ma ancora ho visto come, scrivendo di tutto questo, si crei un altro progetto che ha in sé qualcosa di imprevedibile e di imprevisto". Nello stesso anno ottiene il primo premio al concorso internazionale per il progetto di un isolato, precisamente il n° 10, tra la Kochstraße e la Friedrichstraße a Berlino.

Nel 1983 ottiene da Paolo Portoghesi l'incarico di direttore della sezione architettura alla Biennale di Venezia, incarico che manterrà fino al 1984. L'anno successivo vince il concorso per il restauro del Teatro Carlo Felice di Genova. Negli anni seguenti cura le sue personali a Torino, Mosca, York, Londra, Madrid e a villa Farsetti per la Biennale di Venezia.

Nel 1987 vince due concorsi internazionali: uno a Parigi per la Villette l'altro a Berlino per il Deutsches Historisches Museum a Berlino. Nel 1989 riceve l'incarico per il Teatro de las lndias da parte della Junta de Andalucia a Siviglia e continua le ricerche nel campo del design industriale per Unifor e Alessi. È del 1989 la caffettiera espresso "Cupola", realizzata per Alessi, che da semplice oggetto da cucina si è trasformata in un complemento d'arredo.

Nel 1990 gli viene assegnato il Premio Pritzker, primo italiano a vincerlo e primo di una lunga serie di riconoscimenti. Vince l'Aia Honor Award e il premio città di Fukuoka grazie al progetto del complesso alberghiero “Il Palazzo”; il premio “Campione d'Italia nel mondo” e il premio “1991 Thomas Jefferson Medal in Architecture”. A questi prestigiosi riconoscimenti seguono le mostre al Centre Georges Pompidou di Parigi, alla Borsa di Amsterdam, alla Berlinische Galerie di Berlino e al Museo di arte contemporanea di Gand.

Nel 1996 diviene membro onorario dell'American Academy of Arts and Letters e l'anno successivo riceve il Premio speciale Cultura per il settore “Architettura e Design” della Presidenza del Consiglio dei ministri. Muore a Milano il 4 settembre 1997, a seguito di un incidente automobilistico. Riceve postumi il premio “Torre Guinigi” per il suo contributo agli studi urbani e il Seaside Architectural Prize del Seaside Institute of Florida dove aveva realizzato una residenza unifamiliare nel 1995.

Postuma è l'aggiudicazione nel 1999 della gara (dopo aver vinto il ricorso) per la ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia inaugurato nel 2004. Nel 1999 viene dato il suo nome alla Facoltà di Architettura dell'Alma Mater Studiorum di Bologna, con sede a Cesena.

Il lavoro di Aldo Rossi rappresenta un superamento delle metodologie del Movimento Moderno, appartenendo inizialmente alla corrente architettonica del Neoliberty, prima reazione al razionalismo con richiami più o meno espliciti all'Art Nouveau. Successivamente è approdato, al Post-Modern nel variato panorama Italiano di questo movimento, che in lui ha assunto una rigorosità esemplare, che taluni hanno definito Neo-Novecento.

Rossi fu uno dei più grande rinnovatori ideologici e plastici dell'architettura contemporanea, con la sua poesia metafisica ed il culto che professò nella stessa misura verso la geometria e la memoria.

Gli archetipi[modifica | modifica sorgente]

Aldo Rossi ha sviluppato una concezione della città totalmente nuova rispetto all'idea di Le Corbusier, idea che aveva dominato tutto il primo '900: Rossi la vedeva come la somma di tutte le epoche, di tutti gli stili architettonici fino ad allora presenti. Non potendo "rompere" totalmente con il passato come facevano gli architetti dell'International Style, egli pertanto si trovava a dover rendere la sua costruzione "organica" all'interno della città.

La sua soluzione è stato l'utilizzo degli Archetipi. Questi sono delle forme ricorrenti nella storia dell'architettura, forme che vanno a costituire un vero e proprio richiamo alla cittadina esistente, rendendo il proprio risultato nello stesso tempo innovativo e tradizionale. Molti sono stati gli archetipi utilizzati da Rossi nel corso della sua carriera, e la loro bellezza sta nella facile riconoscibilità da parte di tutti, sia dall'esperto che dal ragazzino.

Schizzi preparatori[modifica | modifica sorgente]

Particolarità di Aldo Rossi sono i suoi schizzi preparatori. Da essi si rimane affascinati, concentrato unico di ironia e contemporaneamente di studio profondo.[Considerazione soggettiva, espressa con toni enfatici] A questo proposito si può citare Paolo Portoghesi, che quando assegnò il progetto del Teatro del Mondo di Venezia a Rossi, vedendolo disegnare ricordò una poesia di Libero de Libero:

« dal nulla che ero,
mi facesti dono
d'essere
uno che ti guardava »

Note[modifica | modifica sorgente]


Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Quartiere Schützenstraße, Berlino, 1994-98
Portale d'ingresso, Quartiere Schützenstraße, Berlino
Ambiente Showroom, Tokyo

I suoi scritti[modifica | modifica sorgente]

  • L'architettura della città, Marsilio, Padova 1966; n. ed. Quodlibet, Macerata 2011
  • Scritti scelti sull'architettura e la città 1956 - 1972, a cura di R. Bonicalzi, Clup, Milano 1975; n. ed. Quodlibet, Macerata 2012
  • Autobiografia scientifica, Pratiche, Parma, 1990; n. ed. Il Saggiatore, Milano 2009
  • Un'educazione palladiana in Annali di architettura n° 13, Vicenza 2001

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Savi, L'Architettura di Aldo Rossi, FrancoAngeli Edizioni, Milano, 1975.
  • Panayotis Pangalos, The significance of time in architecture of Aldo Rossi, ed. Gutenberg, Athens, 2012.
  • Francesco Moschini, Aldo Rossi Progetti e disegni 1962-1979, Edizioni Centro Di, Firenze settembre 1979. Coedizioni internazionali Rizzoli New York, Academy Edition London, L'equerre Paris, Xarait Madrid.
  • Manfredo Tafuri, Storia dell'architettura italiana 1944-1985, Einaudi, Torino, 1982.
  • Alberto Ferlenga, Aldo Rossi. Opera completa (1993-1996), Electa, 1996.
  • G. Leoni (a cura di), Costruire sul costruito, intervista a Aldo Rossi, "Area" n.32, maggio/giugno 997, pp. 44–47 leggere l'articolo

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 100223891 LCCN: n/79/54003 SBN: IT\ICCU\VEAV\038596