Barbagia di Belvì

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Barbagia di Belvì
Stato: bandiera Italia
Regione: Sardegna
Provincia: stemma Nuoro
Comuni: Aritzo, Belvi, Gadoni, Meana Sardo
Subregioni contigue: Barigadu, Mandrolisai, Barbagia di Seulo, Ogliastra, Sarcidano
Superficie: km²
Densità: ab./km²
Nome abitanti:  

La Barbagia di Belvì e' una regione storica della Sardegna centrale. Corrisponde alla parte centrale della Barbagia e si trova tra le regioni del Mandrolisai a nord il Sarcidano e la Barbagia di Seulo a sud. Nel medioevo era una curatoria del giudicato d’Arborea.

[modifica] Geografia

La regione si trova sul versante meridionale del Gennargentu in una zona ricca di boschi e sorgenti attraversata dal Flumendosa. Una caratteristica della zona sono i cosiddetti tacchi, altipiani calcarei incisi e separati da profonde vallate, alti qualche centinaio di metri, che poggiano su un substrato di scisti grigi e porfidi rossastri. Un esempio e' costituito dal Tacco Texile di Aritzo, che dal 1993 e' Area naturale protetta.

Una parte del territorio fa parte del progetto per la realizzazione del Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu.

Ad oggi l'economia della Barbagia è ancora fortemente legata alla pastorizia e ad attività agricole integrative che nella Barbagia di Belvì si specializzano nella coltivazione di alberi da frutto e nel commercio di castagne e nocciole.

La zona e' raggiungibile anche in ferrovia grazie al Trenino Verde mediante la linea Isili-Sorgono

[modifica] Turismo

Le attrattive turistiche della zona sono legate a siti di interesse naturalistico, alle specialita' gastromiche (formaggi, carni, salumi, dolci e vini) e ad alcuni siti di interesse architettonico.

Fra le attrattive naturalistico meritano una citazione:

  • il Tacco Texile di Aritzo, una montagna calcarea alta 975 m. slm;
  • la rupe calcarea di Pitz e’ Pranu nel comune di Belvi, sulle cui pendici si trova una grotta di interesse geologico;
  • la vallata del Rio Iscra o Iscara fitta di boschi di castagno, noci e corbezzoli. Di notevole interesse il noce secolare chiamato sa nuje de tziu Pili, i grossi esemplari di castagno di Nerca, e i secolari corbezzoli e ciliegi in località Sa Tanca;
  • le Domus de janas presso Belvi in localita' Antonitzò, Logosu, Perd’ e lione, Nadalìa, Gesaru, Perd’e Nelca, Genna Ua.

Fra le specialità gastronomiche che si possono gustare nella zona si indicano:

  • sa carapigna, un antico sorbetto al limone prepararto con la neve raccolta in inverno e conservata secondo modalità tradizionali;
  • il torrone di Aritzo confezionato con tutti prodotti locali (miele, bianco d’uovo e mandorle) e aromatizzato al Limoncello o al Mirto;
  • piricchittus e pabassinas, dolcetti a base di uva passa, mandorle, cannella, noci, scorza di limone grattugiata e miele;
  • il pane carasau, detto anche carta da musica,
  • il prosciutto di capra;
  • i pisokkedos variante sarda dei savoiardi di origine piemontese, ricordo gastronomico del Regno di Sardegna;
  • i bucconettes, bocconcini di nocciole tostate, avvolti in carta stagnola e foglietti di carta velina colorata come caramelle;
  • le Caschettas, sfoglie di pasta sfoglia ripiene di miele, zafferano e mandorle.

Fra i monumenti architettonici sono da citare:

  • la chiesa parrocchiale in stile tardo-gotico di San Michele Arcangelo di Aritzo, che risale al XIV secolo. La chiesa fu ristrutturata nel 1919.
  • il castello Arangino di Aritzo, edificio particolare di ispirazione Coppedè, costruito nel 1917 dalla famiglia Arangino.
  • Carcere spagnolo e Museo Sa bovida, si tratta di una massiccia costruzione del Seicento adibita, fino al secolo scorso, a carcere di massima sicurezza. Oggi ospita un museo che attraverso un percorso espositivo che si sviluppa nei vari ambienti consente di comprende la situazione dei carcerati nei secoli scorsi. Vi si trova anche una mostra permanente dedicata alla magia e alla stregoneria in Sardegna tra XV e XVII secolo.
  • Museo Etnografico di Aritzo, rccoglie circa 3.500 oggetti che documentano gli aspetti della vita agricola, pastorale e commerciale della Barbagia nei secoli scorsi.


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