Lingua corsa

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Còrso (Corsu)
Parlato in Francia Francia
Italia Italia
Regioni Corsica Corsica
Nuova Caledonia Nuova Caledonia
(Farino)
Sardegna Sardegna
(Provincia di Olbia-Tempio-Stemma.png Provincia di Olbia-Tempio)
(Provincia di Sassari-Stemma.png Provincia di Sassari)
Persone 86.800-130.200 in Corsica
~200.000 in Sardegna
Tipo SVO sillabica
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-dalmate
     Toscano medievale
      Corso
       (Cismontano - Oltramontano - Gallurese - Sassarese)
Statuto ufficiale
Nazioni riconosciuta da:
Flag of Italy.svg Repubblica Italiana con Legge n.482/1999
Flag of the Italian region Sardinia.svg Regione Sardegna con L.R. n.26/1997

Francia Corsica Corsica con Rapporto N° 2013/O1/066 dell'Assemblea di Corsica[1]
Regolato da Direzzione di a lingua corsa
Codici di classificazione
ISO 639-1 co
ISO 639-2 cos
ISO 639-3 cos  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Nascinu tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Pussedinu a raghjoni è a cuscenza è li tocca ad agiscia trà elli di modu fraternu.
Diffusione delle varianti linguistiche del corso
Diffusione delle varianti linguistiche del corso

1leftarrow.pngVoce principale: Dialetto toscano.

Il còrso[2] (corsu o lingua còrsa) è una lingua romanza parlata nell'isola francese della Corsica, in quella italiana della Sardegna nella variante della Gallura e, a seconda delle analisi, nel nord della provincia di Sassari nella variante turritana e in Toscana.

Strettamente legata al toscano medievale e impiegata come vernacolo a fianco dell'italiano, lingua ufficiale anche in Corsica fino al 1859, era la parlata tipica anche dell'isola di Capraia, fino al XX secolo.

Area di diffusione del corso[modifica | modifica sorgente]

Cartelli stradali bilingue in francese e corso a Calacuccia sulla D84 Francardo-Porto.

Il corso è attualmente parlato in diverse varianti nell'isola di Corsica, con l'eccezione di Bonifacio, dove è parlata (da un numero sempre minore di locutori) una variante ligure bonifacina. Anche a Calvi, un tempo come Bonifacio quasi completamente abitata da una popolazione di origine genovese, si parlava una variante ligure che tuttavia è oggi estinta, mentre a Cargese (Καργκέζε), già colonia di esuli greci prima trapiantati in Paomia nella seconda metà del XVII secolo, si parla un corso che ha assimilato alcuni termini greci e la lingua greca è ormai utilizzata ai soli fini liturgici.

Al di fuori dell'isola, a seguito di ingenti fenomeni di emigrazione e scambio iniziati fin dal Medioevo, nel nord della Sardegna si parlano una variante della lingua corsa e una variante mista, ossia un idioma di transizione corso-sardo:

  • il maddalenino: parlato esclusivamente nell'isola di La Maddalena, presenta affinità con i dialetti di Bonifacio e Porto Vecchio, nonché un'importante influenza genovese;
  • il gallurese, parlato nella zona di Tempio Pausania in Gallura, particolarmente affine al corso oltramontano;
  • il sassarese, parlato a Sassari, Porto Torres e nella zona di Castelsardo, pur accomunato nella struttura e grammatica al gallurese e al corso oltramontano, deriverebbe direttamente dal toscano del XII secolo, e presenta diversi caratteri distintivi e autonomi, molti dei quali derivati dall'influenza del sardo logudorese nel lessico e nella pronuncia, più altre minori come quelle catalane, spagnole e liguri; (queste ultime più evidenti nel castellanese), la grande presenza di termini stranieri nei dialetti sassaresi è dovuta alla forte vocazione mercantile dell'area in cui essi si sono sviluppati . Il castellanese, benché afferente al dominio linguistico sassarese, presenta maggiore conservatività nella fonetica e nel lessico, mantenendo infatti una pronuncia più pura ed arcaica e più simile al gallurese che al sassarese standard; questa variante infatti si dimostra poco aperta ad innovazioni linguistiche, dimostrato dal fatto che molte parole e costruzioni proprie dell'antico còrso-toscano altrove perse nel borgo sono ancora in uso; i dialetti di Valledoria, Tergu e Sedini, anche se inseriti nel gruppo castellanese, differiscono da esso in molti punti che li rendono più solidali con il gallurese.

Il dialetto ormai estinto della vicina isola di Capraia nell'Arcipelago Toscano presentava inoltre diversi punti di contatto col còrso, a causa della forte vicinanza geografica, storica e culturale fra le due isole. Con caratteri simili è anche la parlata dell'isola d'Elba occidentale, che si conserva soprattutto nel circondario di Chiessi e Pomonte.

Si stima che il còrso sia parlato in Corsica da circa 90/100.000 locutori su 275.000 abitanti dell'isola, essendo molti di questi ultimi di madrelingua francese[3] ai quali devono comunque essere aggiunte le popolazioni emigrate nelle altre regioni della Francia continentale, per un totale di 133.000 individui, nonché in altre nazioni. Il numero dei locutori stimati per il gallurese ammonta invece a circa 80.000 unità, sui circa 120.000 abitanti della Gallura. Ethnologue fornisce un dato complessivo, forse sovrastimato, da 341.000 a 401.000 locutori del còrso.

Classificazione del còrso[modifica | modifica sorgente]

« Dialetto italiano più schietto e meno corrotto »
(Niccolò Tommaseo)
« Lingua possente, e de' più italiani dialetti d'Italia »
(Niccolò Tommaseo)
« [Il còrso è] toscano in bocca romana »
(Alexandre Sanguinetti)
« Dalla lettura di queste canzoni si vedrà che i Corsi non hanno, né certo finora aver possono, altra poesia o letteratura, fuorché l'italiana. (...) E la lingua côrsa è pure italiana; ed anzi è stata finora uno dei meno impuri dialetti d'Italia»
(Salvatore Viale, incipit di Canti popolari corsi, 1843)

In Francia il còrso è classificato come una lingua autonoma nel gruppo delle lingue neolatine (sottogruppo: lingue italo-romanze, codice ISO: co) ed è riconosciuta come lingua regionale dello Stato francese.

Essa è strettamente imparentata ai dialetti italiani del gruppo centrale toscano (in particolare ha conservato diverse caratteristiche dei dialetti medioevali toscani) e in misura minore con la lingua ligure, con i quali può per alcuni aspetti essere classificata ai fini linguistici (pur riconoscendo la presenza di un substrato autoctono e uno sviluppo autonomo specie a partire dall'appartenenza politica alla Francia nel 1789). Il dialetto cismontano (ossia del nord) si può considerare un unicum con il toscano parlato nell'arcipelago (v.le parlate di Capraia ed Elba). Pertanto la denominazione di "lingua" è ritenuta impropria da quei linguisti che non vogliono mescolare la politica allo studio delle lingue, considerando il còrso un dialetto italiano. L'affinità fra italiano e còrso è comunque maggiore rispetto a quella che c'è fra l'italiano e altre lingue parlate nel territorio italiano e tradizionalmente considerate "dialetti". Il còrso e l'italiano sono così simili che generalmente chi conosce una lingua dovrebbe riuscire a capire anche l'altra pur non avendola mai studiata.

Storia, evoluzione e letteratura del còrso[modifica | modifica sorgente]

Non si hanno molte notizie su quale fosse stato il sostrato linguistico prelatino degli antichi abitanti della Corsica (le civiltà preistoriche e i torreani) antecedentemente alla conquista romana e alla sua latinizzazione. Quello che è noto sono alcune radici rimaste nei toponimi e nel lessico (KAL/KAR: Calanca, Calacuccia; KOR: Corsica, Corte; KUK: Calacuccia, TAL/TAR: Taravo, Tallano; TEP: teppa; TAV: Tavignano, Tavera) e che in periodo romano tribù còrse occupavano anche l'odierna Gallura nel nord della Sardegna (che presenta similitudini anche nei resti archeologici). Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la formazione dei primi volgari la Corsica presenta caratteristiche linguistiche di tipo conservativo (di cui è rimasto un retaggio nelle parlate della zona meridionale dell'isola). Dall'XI secolo la situazione è stata fortemente mutata specie nella parte settentrionale dell'isola dal contatto diretto con i dialetti toscani di tipo pisano, anche a seguito degli ingenti tentativi di ripopolamento effettuati dai dominatori pisani favoriti dalla notevole vicinanza geografica. Dal XIII al XVIII secolo i pisani vengono sostituiti dai genovesi, i quali insediano interi borghi di lingua ligure (Bonifacio e Calvi) ma, pur introducendo un notevole influsso genovese nei dialetti locali, di fatto proseguono nell'utilizzo del toscano illustre come lingua scritta e di cultura. Questo spiega il motivo per cui fino a questo momento in Corsica l'unica lingua utilizzata nelle comunicazioni scritte è stata l'italiano, e prima di esso il latino. Nel XIV e XV secolo comunque diversi atti e testi redatti apparentemente in volgare toscano da personalità e scrittori còrsi rivelano in realtà la situazione linguistica dell'isola nel periodo: si vedano i Cartolari della diocesi del Nebbio della metà del XIV secolo in dialetto toscano corsicizzato:

« Actum in lo loco ove se dice a la buda de la diocese de Nebio (...) secundo la usança e la consuetudine de la dicta contrata, erano convocati et congregati a parlamento Uppecinucio Corthincho de Petralarata, podestae de Nebio, et la maior parte de li clerici et de li nobili et de li populari de Nebio »

Anche la Deposizione del rettore della chiesa di San Nicolò di Spano di Iohanni Provintiale del 1400, uno dei più antichi testi in volgare còrso, la Lettera ai protettori delle compere del Banco di San Giorgio del vescovo di Ajaccio Jacopo Mancoso del 1480, la Lettera di prete Polino da Mela ai protettori del Banco di San Giorgio del 1489 e Lettera dall'esilio di Giovanpaolo Leca, conte di Cinarca, ai figli del 1506. Dal XIX secolo, a seguito della vendita e dell'annessione francese del 1789, è il francese a venire adottato come lingua ufficiale soppiantando l'italiano verso la fine del secolo.

Il còrso ha sempre avuto fondamentalmente trasmissione orale. La codificazione della stessa come lingua scritta avviene pertanto solo in epoca recente e risente inizialmente del forte influsso italiano e francese. Il primo testo pubblicato in còrso sono le strofe di U sirinatu di Scappinu nel testo Dionomachia (1817) di Salvatore Viale (1787-1861). Nella seconda metà dell'Ottocento si susseguono le opere del vescovo di Ajaccio Paul-Matthieu de La Foata (Poesie giocose, in lingua vernacola della Pieve d'Ornano), le Cummediôle di Petru Lucciana (1832-1909) tra cui In campagna, cummediôla in 2 atti, Francesco Domenico Falcucci con il Vocabolario dei dialetti della Corsica (pubblicato postumo solo nel 1915 e che introduce i gruppi ghj e chj a indicare le sonorità caratteristiche delle parlate còrse) e Santu Casanova (1850-1936) con la rivista A Tramuntana (1896-1914). Sorge evidente in questa fase il problema della normalizzazione dell'ortografia della lingua scritta che occuperà i linguisti còrsi per tutto il XX secolo. All'inizio del secolo le pubblicazioni periodiche A muvra (1920-39) e L'annu corsu (1923-36) poi rinominata L’Année Corse(1937-39) e dopo la metà del Novecento U Muntese (1955-72). Tra gli scrittori del XX secolo che hanno maggiormente contribuito alla normalizzazione del còrso scritto si cita Pascal Marchetti (1925-) autore di Intricciate e cambiarine, del còrso Le corse sans peine/U corsu senza straziu e del dizionario còrso-francese-italiano L'usu corsu.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Articoli determinativi (sing./plur.): u/i, a/i (ant. lu/li, la/li)

Articoli indeterminativi: unu, una

Pronomi personali: eiu/eo, tu, ellu/ella/eddu/edda/iddu/idda, noi, voi, elli/eddi/iddi

Pronomi e aggettivi possessivi: meiu/meo/mo/me, toiu/to, soiu/so, nostru, vostru, soiu/so

Pronomi e aggettivi dimostrativi: questu/quistu-questi/quisti (questo-questi), quessu/quissu-quessi/quissi, quellu/quiddu-quelli/quiddi (quello-quelli)

Verbi: I verbi hanno fondamentalmente quattro coniugazioni (, , -e/-a, -e/-ì) delle quali la seconda e la terza presentano alcune caratteristiche comuni.

Verbo esse/essa (essere):

  • Indicativo presente: eiu/eo sò/socu, tu sè/sì, ellu/eddu/iddu è, noi simu/semu, voi site/sete/seti, elli/eddi/iddi sò;
  • Indicativo imperfetto: eiu/eo era/eru, tu ere/eri, ellu/eddu/iddu era, noi eramu/erami, voi erete/erate/erati, elli/eddi/iddi eranu/erani;
  • Indicativo passato remoto: eiu/eo fui/fubbi, tu fuste/fusti, ellu/eddu/iddu fu/fubbe, noi fuimu/fubbimu, voi fustete/fuste/fusti, elli/eddi/iddu funu/funi/fubbenu;
  • Indicativo futuro: eiu/eo seraghju/saraghju, tu serai/sarai/saré, ellu/eddu/iddu serà/sarà, noi seremu/saremu, voi serete/sarete/sareti, elli/eddi/iddi seranu/saranu/sarani;
  • Congiuntivo presente: chì eo/eiu sia/sii, chì tù sie/sia/sìi, chì ellu/eddu/iddu sia/sii, chì noi sìamu/sìami, chì voi siete/sìate/sìati, chì elli/eddi sìanu/sìani;
  • Congiuntivo imperfetto: chì eo/eiu fussi, chì tu fusse/fussi, chì ellu/eddu/iddu fussi, chì noi fussimu/fussimi, chì voi fussete/fussite/fussiti, chì elli/eddi/iddi fussinu/fussini;
  • Condizionale: eo/eiu serebbi/sarìa, tu sereste/sarìsti, ellu/eddu/iddu serebbe/sarìa, noi serebbimu/sarìamu/sarìami, voi serèstete/sarìate/sarìati, elli/eddi/iddi serebbenu/sarìanu/sarìani;
  • Gerundio presente: essendu;
  • Gerundio passato: essendu statu;

Verbo avè (avere):

  • Indicativo presente: eo/eiu aghju, tu ai, ellu/eddu/iddu hà, noi avèmu/èmu, voi avète/avèti/èti, elli/eddi/iddi anu/ani;
  • Indicativo imperfetto: eo/eiu avia/aviu, tu avie/avii, ellu/eddu/iddu avia, noi avìamu/avìami, voi avìete/avìate/avìati, elli/eddi/iddi avìanu/avìani;
  • Indicativo passato remoto: eo/eiu ebbi/abbi, tu aveste/avesti/avisti, ellu/eddu/iddu ebbe/abbe, noi ebbimu/avetimu, voi avestete/aviste/avetiti, elli/eddi/iddi ebbenu/abbenu/avetenu;
  • Indicativo futuro: eo/eiu averaghju/avaraghju, tu averai/avarai/avaré, ellu/eddu/iddu averà/avarà, noi averemu/avaremu, voi averete/avarete/avareti, elli/eddi/iddi averanu/avaranu/avarani;
  • Congiuntivo presente: chì eo/eiu appii/abbia/aghjia, chì tu appie/abbii/aghji, chì ellu/eddu/iddu appii/abbia/aghja, chì noi àppiimu/àbbiamu/àghjimi, chì voi àppiete/àbbiate/àghjiti, chì elli/eddi/iddi àppiinu/àbbianu/àghjini;
  • Congiuntivo imperfetto: chì eo/eiu avessi/avissi, chì tu avesse/avissi, chì ellu/eddu/iddu avessi/avissi, chì noi avèssimu/avissimu, chì voi avèssete/avissite/avissiti, chi elli/eddi/iddi avèssinu/avissinu/avissini;
  • Condizionale: eo/eiu averebbi/avaria, tu avereste/avarìsti, ellu/eddu averebbe/avarìa, noi averèbbimu/avarìamu/avarìami, voi averèstete/avarìate/avarìati, elli/eddi/iddi averèbbenu/avarìanu/avarìani;
  • Gerundio presente: avèndu;
  • Gerundio passato: avendu avùtu;

Coniugazione in -à – Verbo amà (amare):

  • Indicativo presente: eo/eiu amu, tu ami, ellu/eddu/iddu ama, noi amèmu, voi amate/amèti, elli/eddi amanu/amani;
  • Indicativo imperfetto: eo/eiu amàva/amaìa, tu amave/amàvi/amai, ellu/eddu/iddu amàva/amaìa, noi amavamu/amaìami, voi amavete/amavate/amaìati, elli/eddi/iddi amavanu/amaìani;
  • Indicativo passato remoto: eo/eiu amai/ameti, tu amaste/amesti, ellu/eddu/iddu amò/amete/ameti, noi amaimu/ametimu/ametimi, voi amastete/amesti/ametiti, elli/eddi/iddi amonu/ametenu/ametini;
  • Indicativo futuro: eo/eiu ameraghju/amaraghju, tu amerai/amarai/amaré, ellu/eddu/iddu amerà/amarà, noi ameremu/amaremu, voi amerete/amarete/amareti, elli/eddi/iddi ameranu/amaranu/amarani;
  • Gerundio presente: amèndu;
  • Gerundio passato: avendu amatu;

Coniugazione in -è – Verbo vulè (volere): I rari verbi di questa coniugazione (, duvè, parè, pudè, sapé, valè, vulé) sono tutti irregolari.

Coniugazione in -e/-a – Verbo teme/tema (temere): Comprende ad esempio i verbi crede/creda (credere), corre/corra (correre), rivede/riveda (rivedere);

  • Indicativo presente: eo/eiu temu, tu temi, ellu/eddu/iddu teme/temi, noi temimu/timimu, voi temite/timite/timiti, elli/eddi/iddi temenu/temini;
  • Indicativo imperfetto: eo/eiu temìa/timìa/timìu, tu temìe/timìi, ellu/eddu/iddu temìa/timìa, noi temìamu/timìamu/timiami, voi temìete/timìate/timìati, elli/eddi/iddi temìanu/timìanu/timìani;
  • Indicativo passato remoto: eo/eiu temìi/timiti, tu temiste/timisti, ellu/eddu/iddu temì/timite/timiti, noi temìimu/timitimu/timitimi, voi temìstete/timitete/timititi, elli/eddi/iddi temìnu/timitinu/timititi;
  • Indicativo futuro: eo/eiu temeraghju/timaraghju, tu temerai/timarai/timaré, ellu/eddu/iddu temerà/timarà, noi temeremu/timaremu, voi temerete/timarete/timareti, elli/eddi/iddi temeranu/timaranu/timarani;
  • Gerundio presente: temendu/timèndu/timèndi;
  • Gerundio passato: avendu temutu/timùtu;

Coniugazione in -e/-ì – Verbo finisce/finì (finire): Comprende ad esempio i verbi dorme/durmì (dormire), copre/cuprì (coprire), (dire), scopre/scoprì (scoprire), more/morì (morire), vene/venì (venire), apparisce/apparì (apparire), costruisce/costruì (costruire), finisce/finì (finire);

Vocabolario[modifica | modifica sorgente]

Tabella di comparazione delle lingue neolatine:

Latino Francese Italiano Spagnolo Occitano Catalano Siciliano Portoghese Romeno Sardo Genovese Còrso Toscano
clave clé chiave llave clau clau chiavi chave cheie crae/crai ciave chjave/chjavi chiàve
noctem nuit notte noche nuèt/nuèch nit notti noite noapte notte/notti nötte notte/notti notte
cantare chanter cantare cantar cantar cantar cantari cantar cânta cantare/cantai cantâ cantà cantà/cantare
capra chèvre capra cabra cabra cabra crapa cabra capră craba crava capra capra
lingua langue lingua lengua lenga llengua lingua língua limbă limba/lìngua lengua lingua lìngua
platea place piazza plaza plaça plaça chiazza praça piață pratha/pratza ciassa piazza piazzale
pons pont ponte puente pont pont ponti ponte pod ponte/ponti punte/punti ponte/ponti ponte
ecclesia église chiesa iglesia glèisa església chiesa igreja biserică cheja/cresia gexa ghjesgia chièsa
hospitalis hôpital ospedale hospital hospital hospital spitali hospital spital ispidale/spidali uspiâ ospidale/spedale/uspidali ospitàle
caseus
lat.volg.formaticum
fromage formaggio o cacio queso formage formatge caciu queijo brânză/caș casu caciu casgiu/furmagliu cacio

Diversi francesismi sono diffusamente presenti nel còrso (con l'ovvia esclusione di gallurese e sassarese, i quali invece hanno subìto vari sardismi e iberismi): usina (fabbrica, da usine), caminu di farru (ferrovia, da chemin de fer), mèria/mèru(sindaco, da mairie/maire), nivellu (livello, da niveau). Sempre nel còrso di Corsica sono impiegati - per lo più da giornalisti - termini creati artificialmente da alcuni professori dell'Università della Corsica. A volte tali termini tentano di sostituire parole esistenti e per questo non hanno successo presso i locutori comuni; uno degli esempi è costituito dalla parola scheleru che vorrebbe sostituire attentatu, partendo dal latino scelus, sceleris (crimine). Va osservato che, oltretutto, la modifica di scelus, sceleris in scheleru non sembra rispettare la fonetica còrsa, che in perfetto accordo con quella italo-romanza ha generato tempu a partire da tempus, temporis.

Regole di ortografia e di pronuncia[modifica | modifica sorgente]

Il còrso viene per quanto possibile scritto in maniera sovradialettale tralasciando le variazioni dialettali minori. Le regole generali di ortografia scritta non differiscono molto da quelle in uso nella lingua italiana (che del resto vi è stata per secoli l'unica lingua scritta), fatte salve alcune particolarità:

  • trascrizione raddoppiata delle consonanti rafforzate come in italiano: caru (caro) rispetto a carru (carro);
  • presenza del trittongo palato-linguale -ghj- che però non viene raddoppiato: aghju (ho), ghjesgia (chiesa), viaghju (viaggio), ghiuntu (giunto). Il gruppo iniziale spesso non viene pronunciato (iesgia) ma viene comunque trascritto. Nel nord dell'isola la sua pronuncia è meno netta e tende a -gg-. In Gallura e a Castelsardo il suono viene invece usualmente trascritto raddoppiato quando rafforzato: agghju, viagghju, mentre nel Sassarese non è presente e vira a -g- (aggiu, gesgia, biaggiu, giuntu);
  • presenza del dittongo palato-linguale chj: chjodu (chiodo), ghjinochju (ginocchio). Anche in questo caso nel nord tende a -ch- , in Gallura e a Castelsardo il suono viene trascritto raddoppiato quando rafforzato (ghjinocchju) mentre nel Sassarese non è presente e vira a -c- (ciodu, ginocciu)
  • particolarità nell uso degli accenti e delle (è), (ha), à (a, al), è (e), hanu (hanno), rispetto all'italiano; in gallurese e sassarese si utilizza la grafia italiana;
  • articoli in u/ant. lu (il), 'a/ant. la (la). Le forme arcaiche sono ancora in uso nel gallurese, a Castelsardo, nel sassarese, nel Capocorsino e sporadicamente nelle zone interne;
  • scrittura della v- sovradialettale: viaghju (pronuncia: biadju al nord e viadju al sud, in Gallura e a Castelsardo) anche in caso di elisione nella pronuncia: sùvaru (pronuncia: suuaru o sùaru), ventu (pronuncia: uentu o entu); anche in questo caso solo il gallurese trascrive sùaru e entu.

Varianti del còrso[modifica | modifica sorgente]

Il còrso propriamente detto presenta una certa omogeneità ma si suddivide essenzialmente in due varianti, seguendo la catena centrale dei monti e in funzione della conformazione geografica dell'isola (con una dividente che passa, grosso modo, lungo la linea che unisce Ajaccio e Calcatoggio, a nord di Bocognano, il Col de Vizzavona, a sud di Ghisoni sul Col de Verde e a sud di Ghisonaccia).

La discriminante è rappresentata fondamentalmente dal differente esito e/i intermedio (pelu/pilu, seccu/siccu, questu/quistu), e/i finale (duttore/duttori, oghje/oghji, pane/pani, cuntinentale/cuntinentali), dalla variazione cacuminale almeno a fine parola per -ll- in -dd- (fratellu/frateddu, bellu/beddu, ellu/eddu, elli/eddi, stalla/stadda), il plurale femminile (case/casi, pere/peri), dal comportamento verbale (esse/essa, cunnosce/cunnoscia, vene/vena, corre/corra, parlate/parleti), la mutazione fonetica nella pronuncia (gabu/capu, gane/cane, gorsu/corsu, cidà/cità, vragigu/fracicu) con la sonorizzazione o tensione delle consonanti (face-fage/facce-face), sulla nettezza della pronuncia dei gruppi -ghj- e -chj- (gattu/ghjattu, giurnale/ghjurnale, cullegiu/culleghju) sulla pronuncia della -v- (binu/vinu, bacca/vacca).

Còrso cismontano[modifica | modifica sorgente]

Còrso del Nord o cismontano (cismontincu o supranu o supranacciu), che costituisce la variante più diffusa e standardizzata, parlato nella zona nordoccidentale nei distretti di Bastia (Bastia) e Corte (Corti). Il dialetto di Bastia e quello del Capo Corso, per le loro caratteristiche, potrebbero rientrare tra i dialetti toscani, rappresentando - tra l'altro - la parlata più vicina all'italiano standard rispetto a qualunque dialetto italiano. Sono indiscutibilmente cismontani i dialetti che oltre tutte le caratteristiche citate presentano, ad esempio, esito in chjamerebbe/i e quindi situati a nord di una linea che unisce Piana, Vico, Vizzavona, Ghisoni, Ghisonaccia (escludendole) e comprendono i sottogruppi del Capo Corso (Capicursinu) e di Bastia (Bastiacciu, i>e: destinu, ghjennaghju, secondu, bellezza; a>e: ferru, apertu, persona, numeru, mercuri, canteraghju) del dialetto di Cervioni (oltre a i>e ed a>e, u>o: ottanta, momentu, toccà, continentale; a>o: oliva, orechja, ocellu), nonché gli altri tra cui quello della Balagna (Balaninu) e di Corte (che mantengono le caratteristiche generali del còrso: distinu, ghjinnaghju, sicondu, billezza, apartu, farru, marcuri, cantaraghju, uttanta, mumentu, tuccà, cuntinentale, aliva, arechja, acellu), il Niulincu.

Zona di transizione[modifica | modifica sorgente]

Ai margini (a nord e sud) di questa dividente vi è una zona intermedia di transizione nelle quali vi sono alcune caratteristiche assimilabili a ciascuno dei gruppi, nonché per altre particolarità locali. Sono di transizione tra quelli cismontani i dialetti della zona tra Piana a Calcatoggio e della Cinarca con Vizzavona (che presentano ad esempio esito verbale in chjamarìa come al sud), nonché quelli del Fiumorbo tra Ghisonaccia e Ghisoni (fiumorbacciu, che presenta la cacuminale) e tra quelli pomontinchi l'aiaccino (aiaccinu, vero crogiuolo di mescolanze, ma con una base pomontinca e il -ll→-dd- cacuminale in fine di parola, pronuncia netta di -ghj-, plurale femminile in -i, cane e accattà e non ghjacaru e cumprà, ellu/ella e non eddu/edda; piccole variazioni: sabbatu>sabbitu, u li dà>ghi lu dà; sillaba finale spesso troncata e accentata: marinari>marinà, panatteri>panattè, castellu>castè, cuchjari>cuchjà) e i dialetti della Gravona (che però almeno nella parte meridionale hanno carattere più spiccatamente pomontinco), il bastelicaccio (che sarebbe pomontinco ma presenta alcune particolarità con il suo tipico rotacismo: Basterga) e il dialetto di Solenzara (che non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu).

Còrso oltramontano[modifica | modifica sorgente]

Il còrso del Sud o oltramontano (pumontincu o suttanu o suttanacciu) è la variante più arcaica e conservativa, parlata nei distretti di Sartena (Sarté) e Porto-Vecchio (Porti-Vechju). In analogia con il sardo ed a differenza del còrso cismontano, conserva la distinzione delle vocali brevi latine ĭ e ŭ (es. pilu, bucca). È caratterizzata inoltre dalla presenza di suoni cacuminali in -ll→-dd- [es. aceddu (uccello), beddu (bello), quiddu (quello), ziteddu (ragazzo)]. La lingua parlata ad Ajaccio (Aiacciu) presenta caratteristiche di transizione. Sono totalmente pomontinchi i dialetti del Taravese (Taravesu, -dd- cacuminale solo per -ll-: frateddu, suredda, beddu; ma conservazione di -gl-: piglià, famiglia, figliolu, vogliu; ma non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu), del Sartenese (Sartinesu, conservativo, vocali -i- e -u- corte latine: siccu, piru, russu, cruci, puzzu; modificazione -rn→-rr-: forru, carri, corru; cacuminale anche per gl: piddà, famidda, fiddolu, voddu; forme verbali in cantàvami, cantàvani; plurale maschile in -i>-a: l'ochja, i poma; ma con esito in eddu/edda/eddi), dell'Alta Rocca (Rucchisgianu, tra i più conservativi e puri, con esito in iddu/idda/iddi, la cacuminale -dd- anche per -gl-: piddà, famidda, fiddolu, voddu, -i- e -u- corte latine e con altre particolarità che lo accostano notevolmente al gallurese), e della regione meridionale tra Porto Vecchio (Portivechjacciu) e l'entroterra di Bonifacio (cacuminale in -dd- anche per -gl- come nell'Alta Rocca ma con -u>-i: fiumu, paesu, patronu; evoluzione del plurale maschile -i>-a: i letta, i solda, i ponta, i foca, i mura, i loca, i balcona; forme verbali in cantàiami, cantàiani; -i- e -u- corte latine, esito eddu/edda/eddi a Porto Vecchio ma iddu/idda/iddi a Figari). I dialetti pomontinchi sono quindi delimitati da una linea che passa a sud di Porticcio, Bastelica, del Col di Verde e di Solenzara (escludendoli).

Gallurese[modifica | modifica sorgente]

Il gallurese (gadduresu), parlato nella regione storico-geografica della Gallura (Sardegna), è molto simile ai dialetti dell'Alta Rocca per le seguenti caratteristiche :

  • Vocali -i- e -u- corte latine: siccu, piru, cruci, puzzu etc.;
  • Modificazione -rn→-rr-: forru, carri, corru etc.;
  • Cacuminale anche per gl: piddà, famidda, fiddolu, voddu etc.;

Castellanese[modifica | modifica sorgente]

Parlato nel comune di Castelsardo in Sardegna, e come variante a Tergu e Sedini. L'origine dell'idioma risale come per il sassarese all'incirca al XIII secolo, in seguito all'arrivo di genti corse, liguri, toscane e sarde che insieme costituivano il gruppo etnico molto variegato della città neo-fondata dai Doria. questa variante insieme al sassarese, rappresenta un esempio notevole di koinè che fonde insieme, in perfetto equilibrio, elementi italoromazi(corsi, toscani) con elementi galloromanzi(liguri-genovesi) e sardi le caratteristiche più importanti del castellanese possono essere individuate in:

  • nettezza della pronuncia dei gruppi -ghj- e -chj- (agghju, magghju)
  • pronuncia della -v- iniziale (vinu, vacca.)
  • pronuncia della -v- intervocalica (novu, giovanu) caratteristica presente in sardegna solo nelle varianti del nuorese più conservative
  • conservazione di vocali brevi latine in molti termini (non nei pronomi personali) (mushca e non moshca, infriddà e non infreddà); caratteristica che lo affianca alla lingua corsa meridionale e al gallurese
  • cacuminali solo per -ll-
  • pronunzia del gruppo -gl- come -l- (famiglia pronunciato familia), ma soprattutto nei giovani come -gl-
  • mutamento di -ce-,-ci- in -ge-,-gi-: lugi e non luzi, vogi.
  • variegato lessico conservativo.[4]

Sassarese[modifica | modifica sorgente]

Il sassarese (sassaresu), parlato nei dintorni di Sassari e Castelsardo in Sardegna, come il còrso discende direttamente dal toscano, specie pisano, del XII-XIII secolo e pur conservando struttura e grammatica comuni ha avuto un'evoluzione autonoma e, fra le altre, un'influenza marcata del sardo logudorese nel lessico e nella pronuncia.

Esempi nelle principali varianti[modifica | modifica sorgente]

Italiano Italia

I passatempi Sono nato a Roma e vi ho passato gli anni migliori della mia giovinezza. Ricordo, quando eravamo ragazzi, che le nostre mamme ci mandavano da soli a fare il bagno. Allora la spiaggia era piena di sabbia, senza scogli né rocce e si stava in mare delle ore fino a quando, paonazzi dal freddo poi ci andavamo a rotolare in quella sabbia bollente dal sole. Poi l'ultimo tuffo per levarci la sabbia attaccata alla pelle e ritornavamo a casa che il sole era già calato, all'ora di cena. Quando faceva buio noi ragazzi ci mandavano a fare granchi, con la luce, che serviva per mettere l'esca agli ami per pescare. Ne raccoglievamo in quantità poi in casa li mettevamo in un sacchetto chiuso in cucina. Una mattina in cui ci eravamo alzati che era ancora buio, quando siamo andati a prendere il sacchetto era vuoto e i granchi giravano per tutte le camere e c'è voluta più di mezz'ora per raccoglierli tutti.


Capraiese Capraia Isola-Stemma.png

I passatempi Sigghi natu a Capraia e g'hagghi passatu li mégghiu anni di la me ghiuvinézza. Ricordu quandu èrami zitèlli chi le nosse ma' ci mandèvani da ssòli a fa' u bagnu. Allora la piagghia ère piena di réna, senza scógghi né rocce e ci stève in mare dill'òre finu a quandu paunazzi da u freddu po' ci andèvami a rivòrtule in quella réna bullènte da u sole. Po' l'urtimu ciuttu pe' levacci la réna attaccata a la pella e riturnèvamì in casa chi u sole ère ghià calatu, a l'ora di cena. Quandu fève bugghiu a no'zitèlli ci mandèvani a fa' granchi, cu la lusa, chi ci vulèvani pe' annésche l'ami pe' pèsche. Ne ricugghièvami a mandilate piene po' in casa li mettivami in de un sacchéttu chiòsu in cusina. Una matìna chi c'èrami orzati chi ère sempre bugghiu, quandu simmi andati a pigghie u sacchéttu ère vòtu e li granchi ghirèvani pe' ttutte le càmmare e c'è vulutu più di mezz'ora a ricugghiàli tutti.


Elbano occidentale Bandiera Elba.svg

I passatempi Sò nato all'Elba e c'hajo passato li méglio anni de la mi' giovinezza. Mi mentovo quand'èremo bàmboli che le nosse ma' ci mandàveno da ssoli a fa' 'l bagno. Allora la piaggia era piena di rena, senza scogli né greppe e stàvemo in mare fino a quando ingrozzichiti c'andàvemo a rivorta' 'n chidda rena bollente dal sole. Poi l'urtimo ciutto pe' levacci la rena attaccata a la pella e tornàvemo 'n casa che 'l sole era già ciuttato, a l'ora di cena. Quando veniva buio a no' bàmboli ci mandàveno a fa' granchi, colla luce, che ci voléveno pe' mette' l'ami pe' pescà. Ne aricogliévemo a guaro, po' 'n casa li mettévemo in de 'n sacchetto chiuso 'n cucina. Una matina che c'èremo levati ch'era sempre buio, quando simo andati a piglià 'l sacchetto era voto e li granchi giràveno pe' ttutte le càmmere e c'è voluto più di mezz'ora ad aricoglieli tutti.


Còrso cismontano Coat of Arms of Corsica.svg

I passatempi Sò natu in Corsica è v'aghju passatu i più belli anni di a mio giuventù. Ricordu quand'èramu zitelli chì e nostre mamme ci mandavanu soli à fà u bagnu. Tandu a piaghja era piena di rena, senza scogli né cotule é ci ne stàvamu in mare per ore fin'à quandu, viola per u freddu, dopu ci n'andavamu a vultulàcci in quella rena bullente da u sole. Po' l'ultima capiciuttata per levacci a rena attaccata à a pelle è vultavamu in casa chì u sole era digià calatu, à ora di cena. Quandu facìa bughju à noi zitèlli ci mandàvanu à fà granchi, cù u lume, chì ci vulìa per innescà l'ami per a pesca. N'arricuglìamu à mandilate piene po' in casa i punìamu nu un sacchéttu chjosu in cucina. Una mane chì c'èramu arritti ch'èra sempre bughju, quandu simu andati à piglià u sacchettu ellu èra biotu è i granchi giravanu per tutte e camere è c'hè vulsuta più di mezz'ora à ricoglieli tutti.


Còrso oltramontano Coat of Arms of Corsica.svg

I passatempi Sòcu natu in Còrsica e v'agghju passatu i mèddu anni di a me ghjuvintù. M'ammentu quand'érami zitéddi chi i nosci mammi ci mandàiani da par no' a fàcci u bagnu. Tandu a piaghja ghjéra piena di rèna, senza scóddi né ròcchi e si staghjìa in mari ori fin'a quandu, viola da u fritu andàghjìami a vultulàcci in quidda rèna buddènti da u soli. Dapo', l'ultima capuzzina pa' livàcci a réna attaccata a à péddi e turràiami in casa chi u soli era ghjà calatu, à l'ora di cena. Quandu facìa bugghju à no' zitéddi ci mandàiani à fa' granci, cù a luci, chi ci vulìa par inniscà l'ami pa' piscà. N'arricuglivàmi a mandili pieni e dapoi in casa i mittìami drent'a un sacchettu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi ghjéra sempri bughju, quandu sèmu andati à piddà u sacchéttu iddu éra biotu è i granci ghjiràiani pa' tutti i càmmari e c'hè vuluta più di mez'ora pa' ricapizzulàlli tutti.


Gallurese Provincia di Olbia-Tempio-Stemma.png

Li passatempi Sòcu natu in Gaddura e v'agghju passatu li mèddu anni di la mè ciuintù. M'ammentu candu érami stéddi chi li nostri mammi ci mandàani da pal noi a fàcci u bagnu. Tandu la piaghja éra piena di rèna, senza scóddi e né ròcchi e si stagghjìa in mari ori fin'a candu, biaìtti da lu fritu andaghjìami a vultulàcci in chidda rèna buddènti da lu soli. Dapoi, l'ultima capuzzina pa' bucàcci la réna attaccata a la péddi e turràami in casa chi lu soli éra ghjà calatu, a l'ora di cena. Candu facìa bugghju a noi stéddi ci mandàani a fa' granchi, cù la luci, chi vi vulìa pa' accindì(attivà) l'ami pa' piscà. N'accapitàami a mandili pieni e dapoi in casa li mittìami indrent'a un sacchéddu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi éra sempri lu bugghju, candu sèmu andati a piddà lu sacchéddu iddu éra bòitu e li granchi ghjràani pa' tutti li càmbari e v'è vuluta più di mez'ora pa' accapitàlli tutti.


Castellanese Castelsardo-Stemma.png

Li passatempi Soggu naddu a Castheddu e v'aghju passaddu li megli'anni di la piccinìa mea. M'ammentu cand'èrami minori chi li mammi nosthri ci mandavani a la sola/da pal noi a fàcci lu bagnu . Tandu la shlppiaggja era piena di rena, senza schogli né rocchi e s'isthaggia ori finz'a candu, biàtti da lu freddu andagiami a busthulacci in chissa rena buddendi da lu soli. Dabboi l'ulthimu cabucioni pà buggacci la rena attaccadda a la pèddi e turravami in casa chi lu soli era gjà caladdu, a l'ora di cinà. Candu fagia bughju à noi piccinni ci mandavani a piglià ganci, cù la lugi chi vi vulia pà innischà l'àmu pà pischà. Ni pigliavami umbè é dabboi in casa li puniami a drentu un saccheddu sarraddu i' la cucina. Un mangianu chi ci n'erami pisaddi chi era ancora bughju (chitzu), candu semmu andaddi à piglià lu sacchettu eddu era boiddu é li ganci giràvani pàl tutti li càmmari è v'é vuludda più di mezz'ora pà accuglinnili tutti.


Sassarese Sassari-Stemma.png

Li passatempi Soggu naddu a Sàssari e v'aggiu passaddu li megli’anni di la me' pizzinìa. M’ammentu, cand’érami minori, chi li nosthri mammi zi mandàbani a fazzi lu bagnu a la sora. Tandu l'ippiaggia era piena di rena, senza ischogliu né rocca e si isthazzìa a mogliu ori finz’a candu, biaìtti da lu freddu, andàbami a busthurazzi in chidda rena buddendi da lu sori. A dabboi l’ùlthimu cabuzzoni pa bugganni la rena appizzigadda a la peddi e turràbami a casa chi lu sori era già caraddu, a l’ora di zinà. Candu si fazìa buggiu a noi pizzinni zi mandàbani a piglià granchi, cu' la luzi chi vi vurìa pa innischà l'amu pa pischà. Ni pigliàbami umbè e dabboi in casa li punìami drentu a un sacchettu sarraddu i’ la cuzina. Un manzanu chi zi n’érami pisaddi chi era ancora buggiu, candu semmu andaddi a piglià lu sacchettu eddu era bioddu e li granchi giràbani pa tutti li càmmari, e v'è vurudda più di mezz'ora pa accuglinniri tutti. [Le parole che iniziano con il gruppo "gi-" (come già, girà, ecc.) possono essere anche pronunciate in maniera iotica, ossia sostituendo la 'g' con una 'j' (ja, jirà...)]



Esempi di còrso letterario[modifica | modifica sorgente]

Estratto da Serenata di Scappino (U sirinatu di Scappinu) (1817) di Salvatore Viale:

 (IV-XL) O Specchiu d'e zitelle di la pieve,
 O la miò chiara stella matuttina,
 Più bianca di lu brocciu e di la neve,
 Più rossa d'una rosa damaschina,
 Più aspra d'a cipolla, e d'u stuppone,
 Più dura d'una teppa, e d'un pentone.

 (IV-L) Bulentier lascierie d'esse Scapinu,
 Per esse u casacchin, ch'eo ti dunai,
 E stringhje lu tò senu alabastrinu;
 E or chi durmendu in lettu ti ne stai,
 Oh fussi u cavizzale, o u cuscinettu,
 O u lenzolu supranu d'u tò lettu!

Ninna Nanna di Sartena:

 Quandu saréti majori
 currareti par li piani
 l'arbi turnarani fiori
 l'oliu currarà à funtani
 Turnarà bàlzamu fini
 tutta l'acqua di u mari
 Tutti li vostri antinati
 erani omi famosi
 erani lesti è gagliardi
 sanguinarii è curaghjosi
 M'aviani sempri all'appostu
 cutràchini è beddi così.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Poiché il còrso presenta diverse varianti, in alcuni casi le parole possono cambiare da zona a zona.

Frasi e parole base

Salutarsi:

ciao: salutu
salve: salute
buongiorno: bonghjornu
buonasera: bonasera
buonanotte: bonanotte/bonanotti
come va?: cume/cumu site?/comu seti?
come stai?: cume/cumu/comu stai?
allora?: tandu?/allura?
di che (cosa) state parlando:?: a vi discurrite?
tutto bene?: a ti passi?

Scusarsi / Ringraziare:

mi scusi/per favore: mi scusu
scusatemi: scusatemi/scusetimi
grazie / vi ringrazio: grazia/a ringrazziavvi
mi fa molto piacere: mi face assai piacè
sono stato io: sò statu eiu
mi vergogno: mi vargognu

Conoscersi:

di dove siete / da dove venite?: d'induve site/seti?/di quale ne site/seti?
sei bastiaccio?: site bastiacciu?
non sarete mica còrso?: ùn sariate micca Corsu?
sono ajaccino: eiù sò/socu Aiaccinu
dove sei nato?: induve site natu?
sono nato a Bonifacio: sò natu in Bunifaziu

Accettare, suggerire e proporre:

sono d'accordo: hè detta
va bene: va bè
faccio come dici: aghju da fà cum'è tù dici
facciamo una partita a dama?: a ci femu una dama?

Chiedere qualcosa:

posso venire con voi?: possu vene incu voi?
posso mangiare?: manghjà, possu?

Dare valutazioni:

per quanto mi riguarda: in quant'è a mè...
(io) penso che...: pensu chì...
(io) credo che: credu chì...
(io) sono sicuro e certo che...: sò sicuru è certu chi...
(io) sono convinto che: sò scunvintu chì...

Indicare qualcosa o qualcuno:

miracolo! / per fortuna!: mirallu!
guarda!: feghja!/fideghjia!
l'hai qui davanti!!: l'hai qui davanti!
la vedi questa donna?: a vedi st'a donna?
lo vedi quest'uomo?: u vedi st'omu?
la vedi questa ragazza?: a vedi st'a figlia?/sta zitedda?
lo vedi questo ragazzo?: u vedi sto figliolu/stu ziteddu?
lo vedi questo/a bambino/a?: a/u vedi sto/a cininu/a/zitedducciu/a?
Parole in còrso cismontano e in còrso oltramontano
Còrso cismontano Còrso oltramontano Italiano
a giuventù a ghjuventù la gioventù
ghjunghje ghjungna giungere
manghjà magnà mangiare
zitellu ziteddu bambino
cavallu cavaddu cavallo
collu coddu collo
stella stidda stella
pelle peddi pelle
ellu / ella iddu / idda lui / lei
piglià piddà prendere
famiglia famidda famiglia
paglia padda paglia
fornu furru forno
carne carri carne
parlate parleti voi parlate
pàrlanu pàrlani essi parlano
simu semu noi siamo
cane ghjàcaru cane
sì / sè
esse essa essere
accende accenda accendere
corre corra correre
cunnosce cunnoscia conoscere
induve induva dove
u mare u mari il mare
u pane u pani il pane
a volpe a volpi la volpe
Esempi
Italiano Genovese Còrso Gallurese Sassarese Toscano Occidentale (costiero)
la terra a tæra a terra/a tarra la tarra la terra la terra
il cielo u çê u celu/i lu celi lu zelu/celu 'l cèlo
l'acqua l'ægua l'acqua l'ea l'eba l'acqua
il fuoco u fögu u focu lu focu lu fogu 'l fòo
l'uomo l'ommu l'omu l'omu l'ommu l'òmo
la donna a donna a donna la fèmina la fémmina la donna
mangiare mangiâ manghjà manghjà/magnà magnà mangià/desinà
bere beive beie/bì bé/bève
grande grande grande/grende/grandu mannu/grendi/grandi mannu/grandi grande
piccolo piccin chjùcu/ciucu/pìcculu/mischinu/minori minori/picculu minori pìccolo
il burro u bitiru u butiru/a grètula lu buttirru lu buttiru/lu burru 'l burro
il mare u mâ u mare/u mari lu mari lu mari 'l mare
il giorno u giurnu u ghjornu la dí/la ciurrata la dì 'l giorno
il fiore a sciû u fiore/fiori lu fiori lu fiori 'l fiore
la scimmia a scimia a scimia la municca/la scimmia la muninca/scìmmia la scimmia
la macchia a maccia a tacca/a macula la tacca la mancia la macchia
la testa a testa u capu lu capu lu cabbu 'l capo/ceppióne
la finestra u barcun u purtellu/u purteddu lu balconi/lu pulteddu lu balchoni la finestra
il tavolo a toua u tavulu la banca la banca/la mesa 'l tàolo
il piatto u tundu u piattu lu piattu lu piattu 'l piatto
lo stagno u stagnu u stagnu lu stagnu lu stagnu 'l bózzo
il lago u lagu u lagu/lavu lu lagu lu lagu il lago
un arancio u çetrùn un aranciu un aranciu un aranzu/aranciu un arancio
la scarpa a scarpa u scarpu lu calzari/lu scalpu la botta la scarpa
la zanzara a sinsâa a zinzala la zínzula la zinzura/tintula la zanzara
la luce a lüxe a luce/a luci la luci la luzi/la lugi la luce
un'unghia un'ungia un'unghja un'unghja/un'ugna un'ugna un'unghia
la lepre a levre a lèvura/a levra/u lèparu lu lèpparu lu lèparu la lepre
la volpe a vurpe a volpe/a volpi lu maccioni lu mazzoni/lu maccioni la górpe
il ghiaccio a giassa u ghjacciu lu ghjacciu lu ghiacciu 'l diaccio
il cioccolato a ciculata a cicculata lu cioccolatu lu ciocculatu 'l cioccolato
l'aereo l'aéreu l'aviò l'aereu /l'apparecchju l'aereu l'aèrio
la valle a valle a valle/a vaddi la vaddi la baddi/la vaddi la valle
il monte u munte u monte/u monti lu monti lu monti 'l monte
il fiume u sciümme u fiume/u riu lu riu lu riu 'l fiume
la strada u carrugiu a stretta/u carrughju La stritta/la strada/la carrera la carrera/lu caminu/la strada la strada
il bambino u figgeu u zitellu/u ziteddu lu steddu lu pizzinnu/piccinnu 'l bimbo/'l bamboro
il neonato u ninnin u ciruculu/pargulettu/piuppiunellu la criatura/lu stidducciu la criaddura/lu piccinneddu 'l bimbino
la ferrovia a ferruvia u caminu di farru/a ferruvia la ferruvia la ferruvia la ferrovia
il sindaco u scindegu u merru/u meru/u merre lu sìndacu lu sindagu 'l sìndao
il Comune a Cà du Comun u merria/a Casa Cumunale la Cumuna/la Casa Cumunali la Cumuna/lu Cumuni 'l comune
la stazione a staçiun la gara/a stazioni la stazioni la stazzioni la stazione
l'auto a vetüa/ a macchina la vittura la vittura/la macchina la macchina/la vettura/l'automobile l'atomòbile
la pecora a pëgua a pècura la pècura la pégura la péora
I numeri
1 unu
2 dui
3 tre
4 quattru
5 cinque/cincu/zincu
6 sei
7 sette/setti
8 ottu
9 nove/novi/nobi
10 dece/deci/dezi
11 ondeci/ondici/ondizi
12 dodeci/dodici/dodizi
13 tredeci/tredici/tredizi
14 quattordeci/quattordici/quatthordizi
15 quindeci/quindici/quindizi
16 sedeci/sedici/sedizi
17 dicessette/dicissette/dizassetti
18 diciottu/dizottu
19 dicennove/dicinnovi/dizinnobi
20 vinti/venti/vinti
21 vintunu
22 vintidui
23 vintitrè
24 vintiquattru
25 vinticinque/vinticincu/vintizincu
26 vintisei
27 vintisette/vintisetti
28 vintottu
29 vintinove/vintinovi/vintinobi
30 trenta
40 quaranta
50 cinquanta/zinquanta
60 sessanta/sissanta
70 settanta/sittanta
80 ottanta
90 nuvanta/novanta/nubanta
100 centu/centu/zentu
200 duiecentu / duie centu / duizentu
300 trecentu / trè centu / trizentu
400 quattrucentu / quattru centu / quattruzentu
500 cinquecentu / cinque centu / zincuzentu
1000 mille/milli
2000 duiemila / duimila / duimiria
1 000 000 un milione/un millione
1 000 000 000 un miliardo/un miliardu
I giorni della settimana
Italiano Còrso Gallurese Sassarese
Lunedì Luni Luni Luni
Martedì Marti Malti Marti
Mercoledì Mercuri/Marcuri Màlcuri Marcuri
Giovedì Ghjovi/Ghiovi Ghjoi Giobi
Venerdì Venneri/Vènnari/Veneri/Venari/Vendari/Venderi Vènnari Vènnari
Sabato Sàbbatu Sàbbatu Sàbbadu
Domenica Dumènica/Duminica Dumínica Duméniga
I mesi
Italiano Còrso Gallurese Sassarese
Gennaio Ghjennaghju/Ghjnnaghju Ghjnnagghju Ginnaggiu
Febbraio Ferraghju/Friaghju Friagghju Fribaggiu
Marzo Marzu Malzu Marzu
Aprile Aprile/Aprili Abrili Abriri
Maggio Maghju Magghju Maggiu
Giugno Ghjugnu Làmpata Làmpada
Luglio Lugliu/Luddu Agliola Triura
Agosto Aostu/Austu Austu Aostu
Settembre Settembre/Sittembri Capidannu Cabidanni
Ottobre Ottobre/Uttovri/Uttrovi Santigaini Santuaini
Novembre Novembre/Nuvembri Santandria Santandria
Dicembre Decembre/Dicembri Natali Naddari

In gallurese come anche in sassarese e castellanese, nel linguaggio comune, spesso le forme tradizionali làmpata, agliola, capidannu, Santigaini, Santandria e Natali tendono a essere sostituite rispettivamente da ghjugnu, luddu, sittembri, uttobri, nuembri e dicembri.

Le stagioni
Italiano Genovese Còrso Gallurese Sassarese Toscano
Primavera primaveia primavera/veranu/branu branu/primmaera primabèra/branu Primaèra
Estate stae/estae istate/istati statiali/istiu istiu/istadiari Estahe
Autunno autunnu autunnu/vaghjimu vagghjimu/ottugnu attugnu Atunno
Inverno invernu invernu/invarru varru inverru 'Nverno
I pasti
Italiano Còrso Gallurese Sassarese
Colazione Cullaziò/Cullazione Smulzu Immuzà/Immùzu cast.smulzu
Pranzo Pranzu Gustari Pranzu/Gustari
Merenda Merenda/Mirenda Mirenda Merenda cast. mirenda
Cena Cena Cena Zena/Cena
La cucina
Italiano Còrso Gallurese Sassarese
Acqua Acqua Ea Eba ,cast. eva
Vino Vinu Vinu Binu ,cast. vinu
Birra Biera Birra Birra
Aceto Acetu Acetu Azeddu, cast. Aggeddu
Olio Oliu Ociu Ozzu ,cast. Oggiu
Latte Latte/i Latti Latti
Miele Mele/i Méli Meri/Meli
Uovo Ova Oa Obu,cast. Ovu
Pane Pane/i Pani Pani
Riso Risu Risu Risu
Prosciutto Prisuttu Prusciuttu Prosciuttu
Salsiccia Salciccia Salticcia Saltiza, cast. Salticcia
Zucchero Zùccaru Zùccaru Zùccaru
Sale Sale/i Sali Sari/Sali
Patata Pomu Pomu Patatu
Polenta Pulenda Pulenta Pulenta
Formaggio Casgiu/Formaggiu Casgiu Casgiu
Caffè Caffè Caffè Caffè
Pesce Pesce/Pesciu/Pisciu/Pisce Pesciu Pesciu
Carne Carne/Carri Carri Carri
Verdura/Ortaggi Ortaglia/Urtaglia/Ortame Ultalizia Virdura/Urtarizia
Pasta Pasta Pasta Pasta/maccarroni
Pizza Pizza Pizza Pizza
Focaccia Fucaccia Coccu/Fucaccia Fucazzia, cast. Cuaccia
Biscotto Biscottu Biscottu Biscottu
Torta Torta Tulta Turta
Tonno Tonnu Tonnu Tonnu, cast. tunnu
Zuppa Suppa/Minestra Minestra/Suppa Zuppa
Sogliola Sogliula Sogliula Sogliola

Nomi delle città corse[modifica | modifica sorgente]

Nome italiano Nome corso Nome francese
Aiaccio Aiacciu Ajaccio
Bastia Bastia Bastia
Corte Corti Corte
Calvi Calvi Calvi
Sartena Sartè Sartène
Bonifacio Bunifaziu Bonifacio
Porto Vecchio Portivechju Porto-Vecchio
Isola Rossa Isula Russa L'Île-Rousse
Propriano Prupià Propriano
San Fiorenzo San Fiurenzu Saint-Florent

I nomi delle città corse sono praticamente tutti di origine italiana, poiché la lingua colta impiegata in Corsica era quella italiana sino all'imposizione per legge del francese nel 1859. Gran parte dei maggiori centri, inoltre, sono stati fondati o promossi al rango di città per iniziativa dei governi pisano e genovese. Anche dopo il passaggio sotto la sovranità francese solo pochi centri in Corsica hanno subito l'assimilazione nella lingua statale, la cosiddetta gallicizzazione, ovvero Isola Rossa diventata L'Île-Rousse e San Fiorenzo diventato Saint-Florent. Altre modifiche minori hanno riguardato Aiaccio, per la quale è stata utilizzata la forma italiana arcaica Ajaccio e Sartena, diventato Sartène, oltre all'aggiunta di un trattino tra tutti i nomi doppi, ad esempio Porto-Vecchio per Porto Vecchio. La denominazione di Tox è invece antecedente all'annessione francese in quanto era già utilizzata come variante alternativa a Tòcchisi, identico ancora oggi come forma corsa e Levie per Livia. La versione corsa dei nomi delle città è comunque assai prossima a quella italiana.

Francesismi[modifica | modifica sorgente]

Dall'annessione alla Francia nel 1768 la lingua corsa è stata influenzata dal francese nella terminologia, ecco alcuni esempi:

Italiano Italia Corso Corsica Francese Francia
autista sciuffore chauffeur
aeroplano aviò avion
automobile, vettura vittura, automobile voiture
calcio futbol[5] football
benzina gasu, essenza essence, benzine
cinema cinemà, sinemà, cinema cinéma
computer ordinatore, ordinadore ordinateur
fabbrica usina usine
ferrovia caminu di farru, strada ferrata chemin de fer
galleria tunellu tunnel
livello nivello, nivellu[6] niveau
lavoratore travagliadore travailleur
municipio merria, casa cumuna mairie
pallone sfera, pallò, ballò sphère
panettiere bulansgieru, panatteru boulanger
patata pomu, patata pomme de terre, patate
sciopero greva, disoperu grève
sindaco merru, meru, merre maire
stazione gara gare
verdura legume légume
zuppa suppa, minestra soupe

Utilizzo della lingua e riconoscimento istituzionale[modifica | modifica sorgente]

Secondo un censimento dell'aprile del 2013 la lingua còrsa in Corsica ha un numero di locutori tra 86.800 e 130.200 su 309.693 abitanti, la fascia di popolazione che ha un livello buono di conoscenza della lingua oscilla tra un minimo del 25% nella fascia d'età tra i 25 e i 34 e il massimo del 65% nella fascia d'età oltre i 65 anni, inoltre sempre quasi un quarto della popolazione della stessa fascia d'età non capisce il corso mentre solo una ristrettissima minoranza di anziani non capisce il còrso (35), il 32% della popolazione della Corsica settentrionale parla abbastanza bene il còrso e il 22% della popolazione della Corsica del Sud, inoltre il 10% della popolazione della Corsica parla solo francese, mentre il 62% parla sia francese che còrso, invece solo l'8% dei còrsi sa scrivere correttamente in lingua corsa mentre circa il 60% della popolazione non sa scrivere in còrso, il 90% della popolazione còrsa è favorevole a un bilinguismo còrso-francese, il 3% vorrebbe che il còrso fosse l'unica lingua ufficiale in Còrsica e il 7% solo il francese[7]. Il 17 maggio 2013 l'Assemblea della Corsica ha votato la co-ufficialità di còrso e francese con 36 voti a favore e 11 astenuti, mentre 4 erano assenti[8]. Contro la co-ufficialità si è espresso il ministro degli interni Manuel Valls che ha affermato il "francese è la sola lingua ufficiale" e "nessuna co-ufficialità tra còrso e francese nell'isola", affermando che la norma verrà dichiarata anticostituzionale dal Consiglio costituzionale[9][10]. Il presidente francese François Hollande durante la visita in occasione del 70º anniversario della liberazione dell'isola dai nazisti ha affermato "modificare la costituzione [per la co-ufficialità] è una cosa lunga", anche se non ha nascosto aperture future per cambiare la costituzione e rendere possibile il bilinguismo nelle varie regioni francesi[11].

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Inchiesta sociolinguistica 2013
4% madrelingua araba
86% madrelingua corsa
10% madrelingua francese

Principali scrittori in lingua corsa[modifica | modifica sorgente]

Media in lingua corsa[modifica | modifica sorgente]

Riviste e giornali[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

Programmi radiofonici[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Istituzioni e associazioni per la protezione e il mantenimento della lingua corsa[modifica | modifica sorgente]

  • Accademia Corsa, nata nel 1964 con sede a Nizza.
  • Association pour le Développement des Etudes Archéologiques, Historiques, linguistiques et Naturalistes du Centre-Est de la Corse (ADECEC), nata nel 1970 con sede a Cervione.
  • Associu di l’Insignanti di/in Lingua è Cultura Corsa (AILCC), associazione insegnanti di/in lingua corsa, nata nel 2009.
  • Cullettivu Parlemu Corsu con sede ad Ajaccio.

Film e serie televisive in lingua corsa[modifica | modifica sorgente]

Questo è l'elenco dei film e serie televisive recitate in parte o completamente in lingua corsa:

Premi letterari[modifica | modifica sorgente]

Premio Paolo Zarzelli di letteratura di lingua corsa-gallurese (Premiu Paulu Zarzelli di litteratura di lingua corsa-gadduresa)

La prima edizione si è tenuta a Santa Teresa di Gallura il 12 agosto 2012 organizzata dalla Collettività Territoriale della Corsica, dalla Provincia di Olbia-Tempio, dal Consiglio Generale della Corsica del Sud, dal comune corso di Peri, dalle Edizioni Cismonte & Pumonti/Matina Latina e dall'associazione Filu d'Amparera – Casa Pumuntinca di a Lingua.[14] I giurati sono stati i corsi Marceddu Jureczek, Lisandru Bassani, Lisandru Marcellesi, Lisandro Muzy e Patrick Salvatorini, i galluresi Piero Bardanzellu, Andrea Muzzeddu e Giancarlo Tusceri, mentre il presidente della Giuria era Renato Codi.[15][16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rapport N° 2013/O1/066 - Proposition de statut pour la coofficialité et la revitalisation de la langue corse
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ (FR) INSEE Corse - Langue corse : réception, transmission et pratique, ricerca del 2004
  4. ^ Termini quali magendula (mascella), di origine còrsa, sono ancora in uso nel centro.
  5. ^ Si dice anche ghjocu di pallone o ghjocu di pallò o calcio, ma sono termini meno usati.
  6. ^ Usati anche niveddo e niveddu, termini meno utilizzati sono livello e livellu
  7. ^ Inchiesta sociolinguistica nant'à a lingua corsa
  8. ^ Le statut de co-officialité de la langue corse est adopté!
  9. ^ Manuel Valls : pas de coofficialité du français et du corse dans l'île
  10. ^ Manuel Valls aux Corses : «Le français, seule langue officielle»
  11. ^ En Corse, Hollande rend hommage au préfet assassiné Claude Erignac
  12. ^ Magazine étudiant : U Vagabondu : pour l'amour de la langue corse
  13. ^ Hè esciutu U Zazu !
  14. ^ PREMIU PAULU ZARZELLI DI LITTERATURA DI LINGUA CORSA-GADDURESA
  15. ^ La lingua di còrsi e galluresi nasce un premio letterario
  16. ^ Premio Zarzelli

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Falcucci, Francesco Domenico. Vocabolario dei dialetti della Corsica. 1915
  • Marchetti, Pascal. Intricciate è cambiarine. Éd. Beaulieu, 1971
  • Ceccaldi, Mathieu. Dictionnaire corse-français. Éditions Klincksieck, 1974
  • Marchetti, Pascal. Le corse sans peine (U corsu senza straziu). Chennevières sur Marne: Assimil, 1974
  • Melillo, A.M. Profilo dei dialetti italiani: Corsica. Pisa: Pacini Editore, 1977
  • Agostini, Pàulu Marìa. L'usu di a nostra lingua. 1984
  • Fusina, Jacques. Les racines de la vie, La Corse naturelle. Paris: Éditions CRITT/DRAE/DRT, 1991
  • Saint-Blancat, C. (a cura di). La Corsica. Identità Etnico-Linguistica e Sviluppo. Padova, CEDAM, 1993
  • Fusina, Jacques. Parlons Corse. Paris: Éditions L'Harmattan, 1999
  • Marchetti, Pascal. L'usu còrsu (diziunariu corsu-talianu-francese). Éditions Stamperia Sammarcelli, 2001
  • Durand, Olivier. La lingua còrsa. Brescia: Paideia Editrice, 2003 – ISBN 88-394-0674-3

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]