Nazionalismo corso

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Il nazionalismo corso è un movimento sociale, culturale e politico che ha come scopo il riconoscimento della Corsica come nazione. Questo argomento è sempre stato molto trattato dai media francesi, spesso in maniera incompleta e soprattutto mettendo in evidenza solo le sue manifestazioni violente (attentati, omicidi) proiettando sui media il malessere corso in modo unilaterale e parziale ma è un dato di fatto che invece una significativa minoranza della società insulare cerca soluzioni per il proprio sviluppo.

La bandiera tradizionale della Corsica, usata dai nazionalisti corsi.

Origini storiche del nazionalismo corso[modifica | modifica wikitesto]

La Corsica è da sempre un territorio ambito e nei secoli ha sperimentato varie invasioni (Romani, Mori, Pisani, Genovesi e altri) in quanto occupa una posizione strategica nel Mediterraneo.

Nel XVIII secolo, una ribellione fu messa in opera dalla nobiltà contro il dominio genovese e a partire dal 1729 gli insorti della Corsica svilupparono gradualmente un sistema statale autonomo, con un inno, una bandiera e una costituzione elaborata da Pasquale Paoli (lo stesso Rousseau la lodò sottolineando che per la prima volta si era discusso del "diritto dei popoli alla libertà e alla felicità"). La costituzione corsa fu la precorritrice delle costituzioni americana e francese. Paoli riuscì a instaurare un governo democratico stabile e avviare una politica di sviluppo economico (creazione del porto di Ile Rousse) e culturale con la creazione dell'Università di Corte.

Il 15 maggio 1768, la Repubblica di Genova vendette la Corsica alla Francia con il trattato di Versailles, e la nazione Corsa, con a capo Paoli, dopo aver lottato contro Genova lottò contro la Francia. I Corsi furono sconfitti l’8 maggio 1769 nella battaglia di Ponte Nuovo e la "pacificazione" che ne seguì fu piuttosto brutale (con casi di tortura tra gli abitanti e esecuzioni sommarie).

Pasquale Paoli è oggi considerato dai nazionalisti come il "padre della nazione" Corsa anche se, a ben guardare, all’epoca l'unità del paese era ben lungi dall'essere realizzata, come del resto la sconfitta dei "patrioti" fu dovuta anche all'esistenza di un forte partito filo-francese in Corsica.

Durante il periodo successivo alla sua cessione alla Francia e fino alla rivoluzione francese, molte famiglie importanti della Corsica (80 famiglie) ebbero dal re francese Luigi XVI benefici, borse di studio e titoli di nobiltà per costituire una base di consenso tra esse. Tra gli esempi più importanti è il caso in particolare della famiglia di Napoleone Bonaparte.

Durante la rivoluzione, la Corsica è ufficialmente inclusa nell'Impero francese e Pasquale Paoli, visto come patriota e rivoluzionario, fu trionfalmente accolto a Parigi nel 1790. Tornato in Corsica, diventerà il comandante in capo della Guardia nazionale della Corsica e presidente del Consiglio di contea. Tuttavia nel 1793, accusato di dispotismo dal suo acerrimo nemico Luciano Bonaparte (fratello di Napoleone), la Convenzione decretò l'arresto di Pasquale Paoli. Quest'ultimo, per reazione, si alleò con l’Inghilterra e nel 1794 proclamò il Regno anglo-corso, un’esperienza che durerà due anni e che terminerà nel 1796 con la definitiva riconquista francese e l'esilio di Paoli in Inghilterra.

Bisognerà però attendere fino al Secondo impero perché la Corsica sia profondamente integrata nello Stato francese: molti corsi partiranno in massa verso la Francia e le sue colonie trovando impiego principalmente nel settore militare o nell'amministrazione pubblica.

Nello stesso periodo, anche molti italiani arrivano sull'isola il che segna l'inizio delle grandi ondate di immigrazione.

Nel 1914 la Corsica è in condizioni miserevoli e sovrappopolata rispetto alle sue risorse e a causa della necessità di soldati per la prima guerra mondiale appena scoppiata, una legge speciale invia al fronte i padri di famiglia corsi con anche più di 3 figli, cosa alla quale "tutti gli altri francesi" erano esentati. Furono mobilitati 40 000 uomini di cui ne morirono dai 12.000 ai 15.000: la guerra fu un bagno di sangue in Corsica.

Anche in reazione a ciò nel 1923 fu creato un progetto nazionalista "irredentista" con la creazione della PCA (Partitu Corsu d'Azione), che nel 1926 sarebbe diventato Partitu Corsu Autonomista e si avvicinò all'Italia fascista di Mussolini.

Questo fatto non fece che screditare qualsiasi rivendicazione di identità fino agli anni ‘50.

Durante la guerra 39-45 la Corsica è parte della cosiddetta Francia Libera governata dal generale Pétain ma nel 1942, Mussolini invase l'isola dopo lo sbarco alleato in Nord Africa.

Ben 80.000 soldati italiani sono dispiegati per una popolazione di 220 000 abitanti (tutti i villaggi sono occupati).

La Resistenza si sviluppa dopo la capitolazione italiana nel settembre 1943, ed i corsi si sollevano contro i nazi-fascisti anche con l’aiuto delle truppe italiane rimaste fedeli al re, così che la Corsica è il primo dipartimento francese a essere liberato alla fine del 1944.

Dopo la fine della guerra, la Francia perse le gran parte delle sue colonie e il suo esercito e la sua amministrazione non offrivano più ai corsi le attrattive di un tempo. Molti di essi ritornano così sulla loro isola. Dal 1957 e soprattutto dopo la guerra d'Algeria, il governo lanciò per la regione una politica di sviluppo agricolo, creando la SOMIVAC (Società per lo sviluppo della Corsica) e la SETCO per lo sviluppo del turismo. Molti Corsi che si erano stabiliti in Algeria, alcuni dei quali avevano appoggiato i golpisti di Algeri e si erano uniti all'OAS (Organizzazione dell'esercito segreto contro la partenza di Francia dall'Algeria), si installarono insieme ad altri francesi esuli d’Algeria (i cosiddetti Pieds noirs, "piedi neri"), principalmente sulle pianure orientali dell'isola, dove ricevettero dei sussidi straordinari per impegnarsi in agricoltura e in viticoltura.

Vaste opere di irrigazione e di bonifica, lo stoccaggio di acqua in montagna per favorire la produzione di energia elettrica, hanno fatto di questo territorio di rovi e di acque stagnanti una pianura agricola di 43.000 ettari di terreno coltivabile che fornirono il 70% dei vini Corsi, l’80% della produzione di frutta e 85% dei suoi agrumi. Il terreno fu diviso in lotti e venduto appunto ai rimpatriati agricoltori che beneficiarono di aiuti economici consistenti.

Questa assistenza tuttavia fu fatta a scapito della popolazione locale che non beneficiava di tali sovvenzioni. Il sostegno del governo per gli investimenti, l'uso del lavoranti sottopagati del Nord Africa, la corruzione, il lassismo fiscale e sociale, contribuì enormemente al successo di queste aziende.

È proprio in questo periodo, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, che il movimento nazionalista moderno prende il volo.

Storia recente del nazionalismo corso[modifica | modifica wikitesto]

Parallelamente a questa crisi sociale il nazionalismo corso cominciò a riemergere. In effetti, come spiegato in alto, dalla fine della seconda guerra mondiale le idee nazionaliste e regionaliste erano fortemente screditate.

I primi segni di un rinnovato interesse per questa materia risalgono ai primi anni ‘60 tra gli studenti Corsi a Parigi, con il riconoscimento della cultura corsa e la lotta contro il cosiddetto clanismu (così viene chiamata, in Corsica, la presenza perdurata al potere delle stesse famiglie).

Nel 1964-1965 ebbero luogo i primi sporadici attacchi contro i luoghi finanziati dalla SOMIVAC, accusata di sostenere le politiche dello Stato preferenziali verso i rimpatriati dall'Algeria. I fratelli Max e Edmond Simeoni crearono il CRA (Azione Regionale della Corsica), che moltiplicarono gli slogan e le scritte antifrancesi e anti Piedi neri.

L’effetto fu che molti corsi che avevano rinunciato a emigrare per mancanza di opportunità, si scontrarono con i Piedi Neri e altri non-corsi che controllavano l'80% delle aziende.

Gli eventi del '68 sono stati propizi per molti giovani attratti dal romanticismo nazionalista corso e ne hanno alimentato la retorica dal momento in cui molti altri partiti, movimenti, comitati francesi si erano affiancati nella difesa della cultura corsa e della sua identità.

Il 21 agosto 1975 si ha il primo evento spettacolare quando Edmond Simeoni (CRA), con una dozzina di amici, occupa lo stabilimento di un agricoltore Pied noir, beneficiario di un particolare prestito di stato esorbitante, per sospetto di frode. Ben 1200 Gendarmi e CRS, trasportati da elicotteri e accompagnati da veicoli corazzati, saranno utilizzate per l'assalto che farà due morti tra le forze di sicurezza e un ferito grave tra gli attivisti regionali.

Un effetto politico della nascita del movimento regionalista fu la creazione del Parco Naturale Regionale della Corsica, con lo scopo di aiutare a preservare l'ambiente contro le nuove costruzioni e l’ottenimento dell’insegnamento facoltativo della lingua corsa nelle scuole.

Contemporaneamente, da parte di alcune componenti, si ebbe la radicalizzazione del movimento corso che ha portato nel 1976 alla creazione dell'FLNC (Fronte di liberazione nazionale corso). Movimento che si sciolse ufficialmente nel 1983, ma che ha continuato fino ad oggi l’esercizio delle sue attività anche illegali. Il partito rivendica un "nazionalismo corso" che ambisce all’ indipendenza della Corsica dalla Francia da perseguire con attacchi a prefetture, stazioni polizia ecc.

Negli anni 1976-1989, infuria una guerra sporca tra i nazionalisti e degli elementi fautori dello Stato francese. A contrastare l’FLNC appare l’organizzazione FRANCIA, composta da membri dei servizi segreti desiderosi di "piegare" l’FLNC effettuando rapimenti di militanti nazionalisti.

Da entrambe le parti si susseguono delitti sanguinari e efferati: l’assassinio del parrucchiere Schochn per non aver voluto pagare delle cosiddette tasse rivoluzionarie, la morte di Guy Orsoni nel 1982 e la morte dei suoi presunti assassini in carcere nel 1984 ad Ajaccio. Nel 1986 Charles Pasqua, allora ministro degli interni, promette di "terrorizzare i terroristi". Nel 1987 il FLNC uccide 2 tunisini presentati come spacciatori di droga, quando sono solo due lavoratori comuni. Nel 1988 vi fu l’omicidio di Paolo Prudente (ex FLNC ritiratosi nel 1984) a Calvi.

Durante questo periodo turbolento, il governo francese cerca di dare una risposta alle rivendicazioni nazionaliste facendo qualche limitata concessione: il 23 di novembre 1981, il parlamento francese approva il nuovo statuto dell'isola, redatto dal parlamentare Gaston Defferre.

Questo si caratterizza per:

  • Creazione di un’assemblea di 61 membri eletti per un periodo di sei anni, che nominano un presidente e fanno proposte di legge.

Le leggi sono emanate dal presidente francese che possiede il diritto di sciogliere l'assemblea a piacimento.

  • Il potere esecutivo è detenuto dal presidente dell'assemblea insieme a dieci vicepresidenti e sei consiglieri.

Viene istituita una circoscrizione elettorale unica per l'isola.

  • L'articolo 2 dello statuto evidenzia un compromesso circa la cultura corsa. Il corso non è lingua co-ufficiale ma può essere insegnata a scuola.
  • Si riconosce l'esistenza del Popolo Corso come collettività regionale, però non differenziata da quella francese.
  • C'è competenza nella gestione e raccolta di alcuni tributi, ma nessun regime fiscale proprio.

Il nuovo statuto non soddisfa veramente nessuno ma tra il 1989 e il 1990, per profondi dissidi interni su come proseguire la lotta, il movimento FLNC si divide in tre rami principali:

L'MPA (Movimento per l'autodeterminazione) movimento nato per rivendicare l'autodeterminazione piuttosto che l'indipendenza, con a capo ad Alain Orsoni che in seguito divenne direttore della Camera di commercio della Corsica del Sud, direttore di concessionarie Peugeot e Honda, prima di andare in prigione per abuso di beni aziendali. Questo partito fu fondato e finanziato con il sostegno nascosto dello Stato francese che aveva visto un modo per indebolire il movimento nazionalista. Il suo braccio attivo divenne l'FLNC canale ordinario.

L'ANC (Accolti corsa Naziunale) creato da Peter Poggioli, leader storico del fronte che era stato espulso dall'FLNC. Il suo braccio sarà l'organizzazione Resistenza.

La Conculta diretta da Francois Santoni con il suo braccio attivo FLNC canale storico.

A questa divisione, alimentata dallo Stato francese, seguì una guerra senza tregua tra i militanti del nazionalismo corso inimicatisi gli uni agli altri, nella quale si inserì anche la diffusa tentazione di cedere a interessi mafiosi legati al controllo del territorio e ai settori d'influenza, per le sovvenzioni e le quote di imposta rivoluzionaria.

Da allora, oltre 22 persone tra cui un prefetto in Corsica, Claude Erignac sono stati assassinati in connessione con i nazionalisti corsi.

Più recentemente, la situazione di scontro militare con lo Stato e tra i nazionalisti stessi si è attenuata e il movimento nazionalista si è reindirizzato verso rivendicazioni politiche tradizionali che sono sfociate, nel 2001, nel cosiddetto "processo di Matignon" volto a ottenere per la Corsica di uno "statuto speciale" finalizzato a accelerare l'integrazione europea della Corsica.

Analisi del movimento nazionalista e sue contraddizioni[modifica | modifica wikitesto]

I nazionalisti corsi usano spesso il termine "colonizzazione" per descrivere gli eccessi della conquista francese e la situazione attuale.

Effettivamente, la Corsica è passata dal dominio genovese a quello della Francia godendo solo per pochi anni dell’indipendenza e molti corsi sono morti durante la conquista francese. È vero che in un modo o nell’altro tutte le regioni francesi sono state conquistate, dalla Bretagna (per mezzo di un matrimonio) all'Alsazia, ma bisogna ammettere che per i Corsi ci sono state troppe differenze rispetto agli altri popoli della Francia, esclusi come sono stati, all’inizio, da posizioni di leadership, privati dei loro diritti di espressione, o discriminati a causa della loro origine.[senza fonte]

Discriminazioni di fatto sono anche quelle di essere una regione povera per industrializzazione e geograficamente esclusa in quanto isola, ed era reale la discriminazione culturale (negazione di espressione nella lingua madre). Tuttavia, per quanto riguarda la lingua, questa politica ha riguardato tutta la Francia secondo la sua affermata politica di centralismo.

Non dimentichiamo poi che analogo comportamento nei confronti delle minoranze è adottato anche da altre democrazie europee e non.

Il nazionalismo corso tuttavia ha anche manifestato dei limiti evidenti nella sua azione in quanto non è stato in grado di unire il popolo corso e alcuni dei suoi sostenitori si sono preoccupati più del loro benessere materiale e di potere che del vero futuro dell'isola. La violenza è diventata spesso il principale argomento dei nazionalisti corsi alienandosi il consenso di parte della popolazione.

Nonostante ciò il movimento nazionalista ha sempre cercato di influenzare positivamente la vita dell'isola con denunce e battaglie sociali, pur avendo un risultato elettorale complessivo di poco superiore al 30%.

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da un reale malessere sociale, la Corsica è un'isola poco industrializzata, che ha un alto tasso di disoccupazione (11%), che non riesce nemmeno ad approfittare del proprio sviluppo economico (80% delle società detenuto da non-Corsi), soggetta ad una grande immigrazione (10% di stranieri), il movimento nazionalista corso cerca di interpretare il malcontento di un popolo che si sente abbandonato dallo Stato centrale (mancanza di strutture, università, formazione, centri di ricerca, sviluppo industriale, di opportunità economiche) spingendolo verso ad un progetto di indipendenza che presenta rischi e incognite di fronte ad una generazione preoccupata per il suo futuro, e che non crede più nella violenza per migliorare il suo livello e la qualità della vita (associazionismo per la lotta contro la droga, per la riscoperta delle proprie radici ecc.).

Personalità del nazionalismo corso[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean-Louis Andreani, Comprendre la Corse, Gallimard, 2005
  • Daniel Arnaud, La Corse et l'idée républicaine, L'Harmattan, 2006
  • Emmanuel Barnabeu Casanova, Le nationalisme corse : genèse, succès et échec, L'Harmattan
  • Ange-Laurent Bindi, Autonomisme. Luttes d'émancipation en Corse et ailleurs 1984-1989, L'Harmattan
  • Gabriel Xavier Culioli, Le complexe corse, Gallimard
  • Marc de Cursay, "Corse : la fin des mythes", L'Harmattan
  • Pascal Irastorza, Le guêpier corse, Fayard, 1999
  • Marianne Lefèvre, Géopolitique de la Corse. Le modèle républicain en question, L'Harmattan
  • Jean-Michel Rossi / François Santoni, Pour solde de tout compte, les nationalistes corses parlent, Denoël
  • Pierre Poggioli, Journal de bord d'un nationaliste corse, Éditions de l'Aube, 1996
  • Pierre Poggioli, Corse : chroniques d'une île déchirée 1996-1999, L'Harmattan, 1999
  • Pierre Poggioli, Derrière les cagoules : le FLNC des années 80, DCL Editions
  • Edmond Simeoni, Corse, la volonté d'être. Vingt ans après Aléria, Albiana
  • Bonardi Fabrice, Corse, la croisée des chemins, L'Harmattan, 1989

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]