Fascismo

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Il Fascismo

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Il fascismo nella storia

Italia fascista
Fascio littorio
Squadrismo
Impresa di Fiume
Marcia su Roma
Repubblica Sociale


Personaggi salienti

Benito Mussolini
Italo Balbo
Giovanni Gentile
Roberto Farinacci
Alessandro Pavolini
Leandro Arpinati
Ugo Spirito
Gabriele D'Annunzio


Voci correlate

Brigate nere
Camicie nere
Collaborazione di classe
Corporativismo
Politiche economiche
Fascismo e ideologia
Simbolismo fascista
Organicismo
Gran Consiglio
Saluto romano
Revisionismo
Antifascismo
Giovinezza


Il fascismo fu un movimento politico italiano del XX secolo, rivoluzionario e reazionario[1], di carattere nazionalista e totalitario, che sorse in Italia per iniziativa di Benito Mussolini alla fine della prima guerra mondiale.

Di ispirazione sindacal-corporativa, combattentistica[2], Socialista revisionista[3] e organicista[4], raggiunse il potere nel 1922 con un colpo di stato e si costituì in dittatura nel 1925. Il fascismo descrive sé stesso come una terza via tra capitalismo liberale e comunismo marxista, basata su una visione organicista, corporativista e totalitaria dello Stato. Radicalmente e violentemente contrapposto al comunismo e pur riconoscendo la proprietà privata, il fascismo rifiuta infatti anche i principi della democrazia liberale.

Nacque contemporaneamente come reazione alla Rivoluzione Bolscevica del 1917 e alle lotte sindacali, operaie e bracciantili, culminate nel Biennio rosso[5] in parte in polemica con la società liberal-democratica uscita lacerata dall'esperienza della prima guerra mondiale,[6] unendo aspetti ideologici tipici dell'estrema destra (nazionalismo, militarismo, espansionismo, meritocrazia) con quelli dell'estrema sinistra (primato del lavoro, rivoluzione sociale e generazionale, sindacalismo rivoluzionario soreliano), inserendovi elementi ideali originali e non, quali l'aristocrazia dei lavoratori e dei combattenti, la concordia fra le classi (principio organicista),[7] il primato dei doveri dell'uomo sui diritti (originariamente concepito da Giuseppe Mazzini), e il principio gerarchico, portato al suo culmine dell'obbedienza cieca e pronta al capo di alcuni reparti d'assalto (Arditi) durante la grande guerra[8]

Si riporta qui la definizione di fascismo data da colui che ne fu l'ideatore e il capo, Benito Mussolini:

« Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro.  »

Fra le innumerevoli interpretazioni successive del fascismo si riporta la seguente di Lelio Basso

« Il fascismo è stato un fenomeno più complesso, in cui hanno confluito e si sono incontrate componenti diverse, ciascuna delle quali aveva naturalmente le sue radici nella precedente storia d'Italia per cui è assurdo parlare del fascismo come di una parentesi che bruscamente interrompe il corso della nostra storia, ma neppure si può affermare che esso sia semplicemente il logico punto d'approdo di questo corso precedente. Se il fascismo trova indubbiamente le sue origini nel nostro passato risorgimentale, se le componenti (...) sono venute maturando attraverso il tempo talché si può dire che costituiscano dei filoni ininterrotti tuttavia ciò che determinò il loro incontro in una sintesi nuova fu la guerra mondiale e la crisi del dopoguerra che, virulentando i germi preesistenti, fece esplodere in forma acuta quelle che erano state fin allora delle malattie croniche del nostro organismo. Ci sono quindi nel fascismo elementi di continuità ed elementi di novità e di rottura rispetto alla storia precedente: gli elementi di continuità sono appunto quelle malattie croniche, quegli squilibri tradizionali che in parte affondano le loro radici nei secoli passati e in parte sono un portato del processo risorgimentale, del modo cioè come l'Italia giunse ad essere uno Stato unitario e moderno, mentre l'elemento di novità è la virulentazione sopravvenuta con la guerra e il dopoguerra che, mettendo in crisi i precari equilibri precedenti, fa scoppiare tutte le contraddizioni e precipita la situazione italiana fino al punto di rottura, determinando una sintesi nuova, un equilibrio nuovo, un fenomeno nuovo che appunto s'è chiamato fascismo.[9] »

Indice

[modifica] Etimologia del termine

Un littore romano, aveva il compito di proteggere i magistrati.
Un littore romano, aveva il compito di proteggere i magistrati.

Il nome fascismo deriva da Fasci di combattimento fondati nel 1919 da Benito Mussolini[10]origine etimologica dalla parola fascio (in lingua latina: fascis).

Il riferimento era ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo del potere legittimo, e poi passati ai movimenti popolari e rivoluzionari come simbolo di unione dei cittadini (per tale motivo, il fascio è tutt'oggi presente nelle panoplie nazionali americana e francese). L'ascia presente nel fascio simboleggiava il supremo potere di ius vitae necisque, diritto di vita o di morte, esercitato solo dalle massime magistrature romane, mentre le verghe erano simbolo dell'ordinaria potestà sanzionatoria, e materialmente usate dai littori per infliggere la pena (non capitale) della verberatio.

Il richiamo ai fasci va inoltre letto come un esempio dell'innegabile fascino che il mito di Roma esercitava sul fascismo, il quale di fatti tentò una restaurazione degli antichi fasti imperiali romani. e giustificò la sua politica espansionistica alla luce di una missione civilizzatrice del popolo italiano, erede di Roma.

[modifica] Nascita e sviluppo (dalle origini alla dittatura)

Per approfondire, vedi le voci Programma di San Sepolcro, Squadrismo e Marcia su Roma.

Il fascismo nacque ufficialmente il 23 marzo 1919 a Milano. Quel giorno a Piazza san Sepolcro n° 9, in un locale messo a disposizione dal Circolo degli Interessi Industriali si radunò un piccolo gruppo di circa 120 ex combattenti, interventisti, arditi e intellettuali, che fondarono i Fasci italiani di combattimento.[11]

Il programma di questo gruppo fu essenzialmente volto alla valorizzazione della vittoria sull'Austria Ungheria, alla rivendicazione dei diritti degli ex-combattenti, al "sabotaggio con ogni mezzo delle candidature dei neutralisti". Seguì quindi un programma economico-sociale che prevedeva - fra l'altro - l'abolizione del Senato, tasse progressive, pensione a 55 anni, giornata lavorativa di otto ore, abolizione dei Vescovati, sostituzione dell'Esercito con una milizia popolare.

Un fondamentale contributo alla nascita del fascismo fu dato dal movimento dello Squadrismo, ovvero l'organizzazione di squadre paramilitari con le quali si realizzò una sistematica demolizione dei movimenti politici rivali (socialisti, popolari, comunisti, sindacalisti) e la progressiva occupazione - con mezzi legalitari e illegali - di posizioni chiave nelle amministrazioni comunali.

Le squadre, che giunsero a raccogliere 300.000 aderenti,[12] fornirono il nerbo della forza golpista con la quale, il 28 ottobre 1922 il Fascismo forzò la mano al sovrano Vittorio Emanuele III marciando su Roma.

Con il congresso di Roma del 9 novembre 1921 il fascismo si trasformò da movimento in partito. In seguito alla marcia su Roma del 28 ottobre il re Vittorio Emanuele III incaricò Benito Mussolini di formare un nuovo governo. Mussolini si presentò alla Camere con un governo di coalizione formato soprattutto da esponenti liberali, cattolici e da alcuni esponenti moderati dal Partito Fascista, ed ottenne la fiducia . Il programma politico aveva subito una serie di aggiustamenti con l'obbiettivo di favorire gli abboccamenti con le forze conservatrici e reazionarie, le quali iniziarono quasi da subito a finanziare il movimento.[13]

Con l'arrivo al potere, Mussolini intraprese una politica di riassetto delle casse dello stato, di liberalizzazioni e riduzioni della spesa pubblica. Venne riformata la scuola dietro impulso del filosofo Giovanni Gentile. D'altro canto diede seguito ad una serie di rivendicazioni delle associazioni combattentistiche, e dei sindacati fascisti, garantendo le pensioni e le indennità ai reduci e ai mutilati e rendendo obbligatoria la giornata lavorativa di otto ore agli operai. In politica estera, l'Italia accettò i patti siglati a Locarno con la Iugoslavia, ma ebbe la protezione delle minoranze italiane in Dalmazia e l'autonomia di Fiume (che nel 1924 venne riunita alla madrepatria). Infine ci fu anche la revisione - a favore dell'Italia - dei confini delle colonie in Tripolitania e Cirenaica con gli imperi coloniali di Francia e Gran Bretagna. [14]

Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti

La presenza tuttavia di un'ala oltranzista nel PNF, rappresentata da elementi estremisti come Italo Balbo e Roberto Farinacci, impedì la "normalizzazione" delle squadre d'azione, che continuarono ad imperversare nel paese spesso fuori da ogni controllo.[15] Ne fecero le spese numerosi antifascisti, il più importante dei quali, Giacomo Matteotti, che accusò in Parlamento Mussolini di aver vinto grazie a brogli elettorali, venne assassinato il 10 giugno 1924 durante un tentativo di rapimento da parte di una banda di squadristi capeggiata da Amerigo Dumini.

La cosiddetta "crisi Matteotti" che ne seguì mise il governo Mussolini di fronte ad un bivio: continuare a governare legalitariamente, rispettando quantomeno nella forma lo Statuto, oppure imprimere una svolta autoritaria. Mussolini, premuto dai ras dello squadrismo, optò per la seconda scelta. Il fascismo divenne dunque dittatura.[16]

I passaggi successivi con cui il governo Mussolini si trasforma in dittatura sono i seguenti:

  • 3 gennaio 1925 - Discorso della "Ceka". Mussolini respinge l'accusa di essere mandante dell'omicidio di Matteotti ma rivendica la responsabilità del clima di violenza di quei mesi. Annuncia provvedimenti straordinari contro la Secessione dell'Aventino e minaccia di usare la Milizia contro le aggressioni dell'opposizione a membri dei Fasci e a militari.
  • 2 ottobre 1925 - Patto di Palazzo Vidoni (perfezionato con la legge Rocco del 3 aprile 1926) che riduce i sindacati a due, uno per i lavoratori e l'altro per il padronato, abolisce il diritto di sciopero (per gli operai) e di serrata (per il padronato) e riconduce le controversie fra lavoratori e datori di lavoro all'arbitrato dello stato e delle corporazioni.
  • 24 dicembre 1925 - Il capo del governo viene dichiarato non più responsabile di fronte al Parlamento, ma solo nei confronti del sovrano.
  • 31 ottobre 1926 - Mussolini subisce un attentato da parte di Anteo Zamboni in seguito al quale vengono abolite la libertà di stampa per l'antifascismo, i partiti e le organizzazioni antifasciste e si dichiarano decaduti i deputati della Secessione dell'Aventino.

[modifica] Cenni di storia del Fascismo (dalla dittatura alla caduta)

Per approfondire, vedi la voce Storia dell'Italia fascista.

In seguito alla crisi del 1924-25 il regime fascista - fino ad allora al governo in maniera statutaria - subirà una svolta autoritaria che porterà all'abolizione delle libertà democratiche e alla realizzazione di una dittatura autoritaria. Il potere relativamente ampio del regime mussoliniano, ottenuto tramite la soppressione poliziesca dell'opposizione politico-partitica e il contemporaneo ottenimento di un vasto consenso interno, consentirà al fascismo di imprimere radicali modificazioni al paese, alla sua società, alla sua cultura e alla sua struttura economica.

Nel corso dei due decenni di governo, detti Ventennio, il fascismo cercherà anche di imporre la propria visione antropologica al popolo italiano attraverso politiche educative, culturali, eugenetiche e infine attraverso una legislazione razzista ed antisemita.

In politica estera, il regime promuoverà prima una blanda revisione dei trattati di pace del 1919 per assicurare contemporaneamente una maggiore forza all'Italia e la stabilità in Europa, ma in seguito al sorgere del nazismo in Germania a metà degli anni trenta, il regime si vedrà costretto ad una spirale di scelte tali che nel suo ultimo quinquennio il fascismo finì col legarsi sempre più al regime nazista, con il quale finirà coinvolto nella seconda guerra mondiale.

L'esperienza bellica sarà disastrosa per il regime e per il paese. L'invasione alleata delle regioni meridionali portò alla caduta del governo di Mussolini ed al suo arresto e la nomina del generale Badoglio come primo ministro: in una sola giornata venti anni di regime - oramai completamente privato di consenso popolare - vennero spazzati via e quindi ad una divisione della penisola in due tronconi, occupati rispettivamente da Asse al nord ed Alleati al sud. Questa divisione consentì una temporanea rinascita del fascismo nelle regioni settentrionali, dove esso organizzò uno Stato di fatto (Repubblica Sociale Italiana, RSI) riconosciuto solo dai paesi dell'Asse.

Negli ultimi venti mesi di esistenza il fascismo fu coinvolto nella guerra civile con le formazioni partigiane che fiancheggiavano l'avanzata alleata.

Alla fine di aprile 1945 con il crollo del fronte e l'insurrezione popolare proclamata per il giorno 25 dal Comitato di Liberazione Nazionale, la RSI fu spazzata via. I suoi elementi dirigenti - compreso Mussolini - catturati dai partigiani, furono eliminati sommariamente fra 28 e 29 aprile 1945. Con la morte di Mussolini l'esperienza fascista può essere considerata conclusa.


[modifica] Filosofia politica, ideologia e prassi del Fascismo

Il fascismo nasce come movimento politico filosoficamente a carattere prettamente idealista,[31] anti-ideologico[32] e pragmatico.[33]

Storicamente il fascismo si è estrinsecato in una serie di posizioni, di volta in volta supportate da un'ampia e roboante propaganda, apparentemente contraddittorie - se non incoerenti - fra loro. Per tale motivo, nell'analizzare il fenomeno fascismo occorre scindere il fascismo "ideale" da quello "reale" esattamente come si fa per il marxismo, considerando che il modus operandi del fascismo storico fu dettato dalle circostanze tanto quanto dall'ideologia e dalla filosofia, e che a circostanze diverse la medesima ideologia è stata cambiata e piegata dalla filosofia originaria del movimento.[34]

[modifica] Il fascismo come idea

Il fascismo si percepisce come movimento nazionalista, il cui obiettivo finale è "una più grande Italia".[35] Secondo i pensatori fascisti e lo stesso Mussolini, questo obbiettivo si inquadra in una visione della storia di tipo conflittuale, nella quale società a base più o meno nazionale si incontrano, concorrono fra loro e - se necessario - si scontrano. E - per necessità darwiniana - in questo scontro sopravvivono solo le nazioni compatte al proprio interno, da cui discende la necessità di trovare una sintesi hegeliana della lotta di classe e delle esigenze dello stato, tramite l'obbligo per ciascun cittadino (prestatore d'opera o capitalista) a concorrere ad una concordia nazionale nel nome della produzione (industriale, agricola, bellica, etc., fonte di ricchezza per l'intera comunità nazionale e di potenza per lo Stato).

Manifesto fascista del 1924
Manifesto fascista del 1924

All'origine del movimento vi è l'idea mussoliniana della nascita, nelle trincee della grande guerra e nelle fabbriche della produzione bellica di una nuova aristocrazia dei combattenti (trincerocrazia) e dei lavoratori, che realizzi, appunto, "la sintesi dell'antitesi classe-nazione".

« Voi oscuri lavoratori del Dalmine, avete aperto l'orizzonte. È il lavoro che parla in voi, non il dogma idiota o la chiesa intollerante, anche se rossa, è il lavoro che ha consacrato nelle trincee il suo diritto a non essere più fatica, miseria o disperazione, perché deve diventare gioia, orgoglio, creazione, conquista di uomini liberi nella patria libera e grande oltre i confini »

La concordia interna al paese viene sostenuta con argomentazioni organiciste e con l'affermazione metafisica che la Nazione è più della somma dei singoli individui che la abitano, bensì "un organismo comprendente la serie indefinita delle generazioni di cui i singoli sono elementi transeunti". Per la qual cosa, i viventi sono impegnati da un obbligo di riconoscenza verso le generazioni che li hanno preceduti e da un obbligo a lasciare un paese migliore alle generazioni che seguiranno.

Manifesto fascista del 1926
Manifesto fascista del 1926

Cardine fondamentale della filosofia fascista è l'assoluta preminenza dello Stato e tramite questo del partito fascista (che se ne considerava al servizio), in ogni aspetto della vita politica e sociale. In questo senso il fascismo si pone come un movimento politico di stampo neohegeliano propugnando lo stato etico.

Organicismo e stato etico hanno come conclusione logica la proclamazione del totalitarismo, nel IV Congresso del PNF (1925) per voce dello stesso Mussolini. Lo Stato totalitario avoca a sé tutte le prerogative e i diritti e pervade in maniera "totalitaria", appunto, le esistenze dei suoi cittadini.

La concezione fascista dell'uomo prevede la negazione del cosiddetto homo economicus, visione che gli ideologi fascisti sostengono accomuni liberalismo e marxismo, per proporre una visione differente.

« Noi abbiamo respinto la teoria dell'uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L'uomo economico non esiste, esiste l'uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero. »

Il fascismo è filosoficamente debitore di due opposte e differenti correnti di pensiero ottocentesche: da un lato vi è una corrente che si potrebbe definire "di sinistra", che si pretende ispirata a personaggi come Sorel, Proudhon, Corridoni e ai Futuristi, che propugnavano la rivoluzione, il sindacalismo combattente, l'ascesa della violenza come irrazionale ma decisiva soluzione ai problemi e alle aporie della logica e della democrazia liberale.[36] Dall'altro lato si riallaccia a correnti di pensiero ultraconservatrici, che risalgono al XIX secolo, in generale contraddistinte dalla critica contro il materialismo e l'idea di progresso delle società capitaliste borghesi, ritenute distruttrici dei valori più profondi della civiltà europea. Tali scuole di pensiero tendono a rievocare un'idea romantica, di una mitica società premoderna, armonica e ordinata, nella quale i diversi ceti della società, ciascuno nel suo ambito, collaborano per il bene comune. Da questo promana la critica alla democrazia liberale e alla società di massa "che avvilisce l'uomo" (il numero contro la qualità), fino a giungere a pensatori che sul finire del XIX secolo e l'inizio del XX secolo ritenevano esaurita la funzione della civiltà occidentale (in particolare Oswald Spengler, autore del famoso saggio Il tramonto dell'Occidente).

Infine, non meno importante, soprattutto in Mussolini, è l'influenza del pensiero di Nietzsche, che - sebbene sommamente impolitico - permea continuamente il modus cogitandi del capo del fascismo.[37]

[modifica] Il fascismo come ideologia

Sebbene il fascismo, come si è visto, si proclamasse anti-ideologico una "ideologia" del fascismo fu elaborata negli anni venti e successivamente stilata in un articolo scritto da Giovanni Gentile durante il suo incarico di ministro dell'Istruzione e poi siglato da Mussolini, che però venne applicata solo in parte. In particolare essa non fu mai rigidamente codificata, sebbene abbondassero durante tutto il ventennio le "volgarizzazioni" e i "catechismi", che ebbero più che altro funzione propagandistica verso il popolo minuto. In pratica, però, nell'elite dirigente e intellettuale del Regime si dibatté aspramente sui vari indirizzi da dare alla politica italiana, e il fascismo oscillò spesso fra posizioni diversissime e - apparentemente - contraddittorie.[38]

Fra gli aspetti ideologici del fascismo che occorre citare, vi sono i seguenti [39]

  • Il culto di Roma - Il fascismo si propone come ideale rinnovatore dei fasti di Roma antica.
  • Il culto della giovinezza - Il fascismo si considerava innanzitutto una rivoluzione generazionale. Mussolini è stato il più giovane primo ministro dell'Italia unita e attraverso il Futurismo il fascismo ha assorbito il mito della gioventù.
  • Il culto della violenza - Nascendo dagli arditi e dai futuristi e dal sindacalismo rivoluzionario di Sorel il fascismo fa suo ed esalta il culto della violenza.
  • Il "principio del capo" - Anche questo mediato dagli arditi, prevede una concezione gerarchica e piramidale del mondo. Viene dunque esaltata l'obbedienza, anche cieca, irrazionale e totale[40]
  • Il corporativismo, inteso come superamento sindacal-organicista del socialismo e del liberalismo.

In particolare quest'ultimo addentellato divenne sempre più importante nel fascismo a partire dalla grande crisi del 1929, tanto da poter essere considerato più un aspetto genetico del fascismo che non semplicemente ideologico.

[modifica] Il fascismo opposto alla democrazia

La prima critica che il fascismo fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Quindi si sostiene che in pratica la democrazia non può esistere, è solo una teoria utopica.[citazione necessaria]

Questo discorso non vale per i regimi fascisti veri e propri, in quanto fondamentalmente il fascismo rifiuta la democrazia, proprio in virtù delle consapevolezze sopra espresse. Anche per questo motivo generalmente i fascisti non vedono un modello fascista nelle dittature classiche di destra.[citazione necessaria] Il fascismo quindi non si considera una "crociana" esigenza temporanea, ma un sistema politico a se stante a tutti gli effetti. La "Terza via" contrapposta tanto alla destra reazionaria quanto alla sinistra marxista.

« Nessuno vorrà gabellare per "rivoluzionario" il complesso dei fenomeni sociali che si svolgono sotto i nostri occhi. Non è una rivoluzione quella che si attua, ma è la corsa all'abisso, al caos, alla completa dissoluzione sociale. Io sono reazionario e rivoluzionario, a seconda delle circostanze. Farei meglio a dire -se mi permettete questo termine chimico- che sono un reagente. Se il carro precipita, credo di far bene se cerco di fermarlo; se il popolo corre verso un abisso, non sono reazionario se lo fermo, anche con la violenza. Ma sono certamente rivoluzionario quando vado contro ogni superata rigidezza conservatrice o contro ogni sopraffazione libertaria. I peggiori reazionari in questo momento sono, per il Fascismo e per la storia, coloro che si dicono rivoluzionari, mentre i Fascisti, tacciati cretinamente di "reazionari", sono in realtà, coloro che eviteranno all'Italia la terribile fase di un'autentica reazione. Chiunque in Italia abbia il coraggio di fronteggiare le degenerazioni della sovversione e non, corre il pericolo di essere bollato come reazionario; ma poiché tali degenerazioni esistono e poiché il coraggio di fronteggiarle lo abbiamo dimostrato seminando anche di nostri morti le piazze d'Italia, noi abbiamo la spregiudicata disinvoltura di sorridere se ci chiamano reazionari. Io non ho paura delle parole. Se domani fosse necessario, mi proclamerei il principe dei reazionari. Per me tutte queste terminologie di destra, di sinistra, di conservatori, di aristocrazia o democrazia, sono vacue terminologie scolastiche. Servono per distinguerci qualche volta o per confonderci, spesso »
(Benito Mussolini, dal discorso tenuto al senato il 27 novembre 1922[41])

Il fascismo sostiene che le "autoproclamatesi" democrazie siano in realtà effettivamente partitocrazie[citazione necessaria] plutocratiche, cioè l' opposto rispetto al significato letterale di "democrazia".

« Il fascismo è un metodo, non un fine; una autocrazia sulla via della democrazia »
(Benito Mussolini, dall' intervista concessa all' inviato del Sunday Pictorial di Londra il 12 novembre 1926[42])

Questa considerazione viene da un aspetto dell'origine del fascismo, che è riassunta nel famoso discorso di Benito Mussolini nella frase

« "Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente" »

Per l' autore il significato era il superamento del sistema partitocratico nella consapevolezza che per i problemi di una nazione non esistono soluzioni valide una quanto l' altra a seconda dei punti di vista (o meglio del punto di vista del partito a cui si appartiene) ma una soltanto migliore su tutte. Ed il fascismo secondo il suo fondatore avrebbe dovuto rappresentare una forma di governo al di sopra delle divergenti opinioni dei partiti. Questo certamente contrasta con l' esistenza stessa del Partito nazionale fascista. Tuttavia come si legge nel paragrafo seguente, il fascismo sussistito nell' Italia del ventennio fu molto diverso da quello inizialmente prefigurato da Mussolini.[43] In uno stato come l' Italia i poteri erano, allora come oggi, molti e diversificati, il che impediva un accentramento del potere in una sola persona.[44]

[modifica] Il fascismo "reale"

Benito Mussolini durante un discorso
Benito Mussolini durante un discorso

Pochi punti fermi dell'ideologia fascista furono sempre rispettati, cambiando di volta in volta la politica contingente, attraverso una visione pragmatica quando non cinica: fra essi, il principio di "una più grande Italia"; il principio del "primato del Duce"; il principio dei "doveri dell'uomo".

Tutto il resto, dalla politica economica (di volta in volta liberista nel suo primo periodo, statalista dopo la crisi del 1929, infine socializzatrice durante il periodo repubblicano) a quella estera (con le alleanze oscillanti, l'anticomunismo accompagnato dal riconoscimento dell'URSS), a quella militare (militarismo per le masse, accompagnato da una progressiva riduzione delle spese per le Forze Armate[45]), fu di volta in volta determinato dalle direttive mussoliniane.

Il fascismo visse infatti soprattutto della volontà di Mussolini e si limitò a seguire alcuni principi di massima da lui indicati di volta in volta. Inoltre questo portò ad alimentare il culto della personalità, adoperando i mezzi di comunicazione di massa per trasmettere un ideale di uomo forte, deciso e risoluto: un fenomeno che ha preso il nome di "mussolinismo".

« Il mussolinismo è (...) un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. »

{{P|In questo paragrafo sono sviluppati commenti senza chiari e precisi riferimenti a scritti di autori, inclusa anche la presunta esegesi del fascismo secondo Mussolini, in aggiunta si osserva una incoerenza tra quanto scritto all'inizio, che definirebbe una precisa filosofia fascista mentre qualche riga piu' avanti si parla di trasformismo |storia|luglio 2008|sezione=

[modifica] Fascismo e totalitarismo

Nel giugno 1925, durante il IV congresso del PNF, Mussolini fu il primo politico a definire il proprio movimento come "totalitario" e nel 1932 Giovanni Gentile, teorico del fascismo, nella voce "Dottrina del Fascismo" della prima enciclopedia italiana, la Treccani, scrisse "che... per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dallo Stato. In tal senso il fascismo è totalitario...". Pare tuttavia[citazione necessaria] che il termine, dai più ritenuto coniato da Mussolini stesso, fosse già usato in ambito giornalistico sin dal 1923 per definire il fascismo.

Mussolini e Gentile, ispirandosi a Hegel, ritenevano che l'uomo realizza sé stesso nella sua piena essenza umana solo nello stato, poiché al di fuori di esso egli è ridotto a una condizione anti-umana a lui non propria, in quanto negatoria della sua natura di "animale sociale" e di "essere razionale". Al di fuori dello stato l'uomo è privo di valori e della ragione in quanto è abbandonato agli istinti bestiali: è la concezione dello Stato etico.

I singoli realizzano sé stessi nella collettività e si afferma perciò la preminenza di questa sui primi: si rigetta dunque l'individualismo e il particolarismo "borghesi", dato che l'individuo giunge a identificarsi con lo stato e, dunque, con la nazione. Per questo il "bene superiore della Nazione" viene ritenuto preminente rispetto ai meri interessi del singolo, considerati egoismi personalistici antisolidali ed antipatriottici.

Il fascismo, in tal senso, non nega la libertà in sé stessa, ma rifiuta la concezione liberale della libertà riprendendo quella hegeliana: si afferma che l'individuo è libero solo nello stato e che la libertà dello stato è libertà dell'individuo. D'altronde i fascisti esaltavano il fascismo come realizzatore della vera libertà in molte canzoni, tra cui "Faccetta Nera", e in numerosi testi. In tale accezione le libertà individuali vengono considerate "false libertà" e malcelati egoismi distruttori della solidale collettività sociale.

Il fascismo in Italia può essere considerato come una forma di stato totalitaria, e non semplicemente autoritaria, se si considerano, in particolare, oltre alle varie leggi che hanno provveduto ad eliminare le libertà liberali quali libertà di associazione, di stampa, di espressione, ecc., le leggi "fascistissime", ovvero:

  • legge 24 dicembre 1925: tutti i poteri vengono attribuiti al "duce";
  • legge 31 gennaio 1926: al potere esecutivo viene data la facoltà di emanare norme giuridiche;
  • legge 5 novembre 1926: viene creato il "tribunale speciale" (e, fra l'altro, ripristinata la pena di morte);
  • legge 9 dicembre 1928: il Gran Consiglio del Fascismo diventa, da vertice gerarchico del partito, organo dello stato, sovrapposto ai poteri e agli istituti designati dalla Costituzione;
  • t.u. delle leggi di pubblica sicurezza del 6 maggio 1926: viene istituito il confino di polizia, rivolto in particolare agli oppositori politici.

Il carattere peculiare del totalitarismo, in particolare, è la presenza di un partito unico che pervade la società in ogni suo aspetto, tramite un'incisiva e mirata propaganda tesa ad imporre il volere del partito unico ad ogni individuo, e tramite l'uso di forze armate atte a scoraggiare qualsiasi atto contrario al regime.

Vi è tuttavia una linea interpretativa che considera il fascismo come meramente “autoritario”; questa linea si basa in particolare sul fatto che nel fascismo, a differenza di altri stati totalitari come la Germania nazista o la Russia stalinista, non si è avuto un uso sistematico del terrore né un completo controllo della comunicazione e dell’informazione (ad es., lo storico e filosofo Benedetto Croce poté manifestare le proprie critiche verso il fascismo; è tuttavia da ricordare che Croce godeva di una notevole reputazione all’estero, ed eliminarlo avrebbe significato attirarsi rilevanti critiche internazionali che non avrebbero certo giovato al regime). Inoltre, sempre secondo questa interpretazione, lo stato autoritario ha limiti prevedibili all'esercizio del potere, ovvero è possibile "vivere tranquilli" e non incorrere nella vendetta dello stato se si seguono alcune regole di comportamento, e non si fa opera di militanza e propaganda politica [46] , mentre nello stato totalitario i limiti all'esercizio del potere sono mal definiti e incerti. Infine, a sostegno di questa tesi, vi è anche il fatto che, almeno formalmente, il fascismo non riuscì ad eliminare completamente i poteri della Monarchia e della Chiesa.