Jacques Tati
Jacques Tati, nome d’arte adottato a partire dal 1945 da Jacques Tatischeff (Le Pecq, 9 ottobre 1907[1][2] – Parigi, 5 novembre 1982) è stato un regista, attore, mimo e sceneggiatore francese.
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Biografia[modifica]
La famiglia[modifica]
Le origini di Jacques Tati erano franco-russo-italo-olandesi. Suo padre, Georges-Emmanuel Tatischeff (Parigi, 1875-1957), era il figlio naturale del conte Дмитрий Татищев (Dimitrij Tatiščev), generale dell’esercito russo, diplomatico militare all’ambasciata di Russia a Parigi, che morì poco dopo la nascita del figlio, e di una francese, Rose Anathalie Alinquant. Il bambino ebbe un’infanzia agitata: venne allevato in Russia, e sua madre non poté riportarlo in Francia che nel 1883, quando si trasferì in una località abbastanza defilata: Le Pecq, vicino a Saint-Germain-en-Laye[3]. Nel 1903 Georges-Emmanuel sposò Claire van Hoof (morta nel 1968), lei stessa di origine italo-olandese, da cui ebbe due figli, Nathalie (nata nel 1905) e Jacques. Il padre di Claire era proprietario di un rinomato atelier che produceva cornici e fece entrare Georges-Emmanuel nella propria impresa. La famiglia Tatischeff disponeva, dunque, di un livello di vita molto agiato. In seguito Georges-Emmanuel diventò direttore della ditta Van Hoof[4].
Infanzia e giovinezza[modifica]
Pare che Jacques Tatischeff fosse uno studente mediocre. Per contro gli piacevano gli sport, praticò il tennis e più ancora l’equitazione. Abbandonò gli studi a 16 anni e, nel 1923, entrò come apprendista nell’impresa famigliare, dove fu formato dal nonno Van Hoof. Negli anni 1927 e 1928 prestò il proprio servizio militare a Saint-Germain-en-Laye, nella cavalleria (nel 16º Reggimento Dragoni, la storica unità a cavallo dell'esercito francese istituita nel 1718)[5]. Al termine del servizio si recò per uno stage a Londra e, nel corso della sua permanenza, si interessò al rugby. Al suo ritorno, scoprì il suo talento comico tra le file del Racing Club de France, il cui capitano era Alfred Sauvy, e uno dei sostenitori Tristan Bernard[6].
Abbandonò il mestiere di corniciaio[7] nel 1931 o nel 1932, nel momento in cui la crisi economica mondiale attanagliava anche la Francia e, soprattutto, il mondo dello spettacolo. Conobbe quindi un periodo molto difficile, durante il quale, malgrado tutto, elaborerà il numero che diventerà Impressions sportives. Partecipò allo spettacolo dilettantesco organizzato da Alfred Sauvy ogni anno dal 1931 al 1934[8].
Gli inizi nel mondo dello spettacolo[modifica]
È probabile che Tati abbia avuto degli ingaggi remunerati nei music-hall, ma non sono documentati che a partire dal 1935, anno in cui recitò per il gala del quotidiano Le Journal, quotidiano francese pubblicato dal 1892 al 1944, che festeggiava il record della traversata dell’Atlantico dalla Normandia. Tra gli spettatori c’era Colette, che in seguito fece commenti di grande elogio al numero di Tati. Venne ingaggiato nella rivista del Théâtre-Michel, ed in seguito, nel 1936, dopo un soggiorno a Londra, anche dall'A.B.C., celebre Music-hall parigino, nella rivista diretta da Marie Dubas. Da quel momento lavorò senza interruzioni fino alla guerra[9].
Durante gli anni trenta iniziò a recitare anche come attore di cinema:
- 1932: Oscar, champion de tennis di Jack Forrester (film andato perduto, molto mal documentato);
- 1934: On demande une brute di Charles Barrois, con Jacques Tati (Roger), Enrico Sprocani, detto le clown Rhum (Enrico);
- 1936: Gai dimanche;
- 1936: Soigne ton gauche di René Clément, con Jacques Tati (Roger), Max Martel (le facteur).
La Seconda Guerra Mondiale[modifica]
Dal settembre del 1939 venne mobilitato presso il 16º reggimento Dragoni, dopo di che venne trasferito in una nuova unità, con cui partecipò, nel maggio 1940, alla battaglia della Mosa. Nel corso del crollo, la sua unità ripiegò in Dordogna dove venne congedato.
Tra il 1940 e il 1942, Tati presentò le sue Impressions sportives al Lido di Parigi, dove incontrò la danzatrice Herta Schiel, che era fuggita dall’Austria con la sorella Molly al momento dell'Anschluss. Nell’estate del 1942, Herta partorì una bimba, Helga Marie-Jeanne Schiel. Influenzato dalla sorella Nathalie, Tati rifiutò di riconoscere la bambina e abbandonò la madre[10]. All'inizio del 2009, Helga Marie-Jeanne Schiel abitava in Inghilterra con la propria famiglia[10][11]. Nel 1942 Tati si esibì anche alla Scala di Berlino[12]. Dopo di che lasciò Parigi e trascorse qualche mese del 1943 a Sainte-Sévère con un amico, lo sceneggiatore Henri Marquet, scrivendo la sceneggiatura de L'École des facteurs.
Si sposò il 25 marzo 1944 con Micheline Winter. Ricominciò a lavorare come attore di cinema alla fine della guerra. Selezionato come eventuale sostituto di Jean-Louis Barrault per Les Enfants du paradis, recitò nel ruolo del fantasma in Sylvie et le fantôme di Claude Autant-Lara e comparì anche in Le Diable au corps dello stesso regista. In quel periodo conobbe Fred Orain, direttore degli studi cinematografici di Saint-Maurice e di quelli della Victorine a Nizza.
Il debutto di Jacques Tati come regista[modifica]
All’inizio del 1946, Orain e Tati fondarono una casa di produzione, la Cady-Films, che fu all’origine dei primi tre film di Tati.
Nel 1946, anno di nascita di Sophie-Catherine Tatischeff, Tati realizzò un cortometraggio intitolato L'École des facteurs. Il regista prescelto era René Clément, che era però occupato nella realizzazione de La Bataille du rail ed il compito venne affidato a Jacques Tati.
Giorno di festa[modifica]
Il suo primo lungometraggio, Giorno di festa, in cui recitò anche la moglie, fu girato nel 1947 e terminato nel 1948, ma in Francia non uscì che il 4 luglio 1949, a causa della renitenza dei distributori francesi. Debuttò con successo a Londra nel marzo del 1949, dopo di che, finalmente, conobbe un grande successo di pubblico in Francia. Anche se le critiche furono generalmente poco entusiasmanti, il film ricevette il Grand prix du cinéma français nel 1950.
Il film venne singolarmente girato sia in bianco e nero che a colori, anche se la seconda versione, per la difficoltà di ottenere stampe a causa del sistema usato, il Thomson color, non venne utilizzata e fu recuperata solo dal restauro operato a cura della figlia Sophie nel 1995.
Il 1949 è anche l’anno in cui nacque Pierre-François Tatischeff, alias Pierre Tati[13].
Le vacanze di Monsieur Hulot[modifica]
All’epoca delle riprese de Le vacanze di Monsieur Hulot a Saint-Marc-sur-Mer[14] (Loira Atlantica), Jacques Lagrange, allora scenografo, divenne collaboratore di Tati, rimanendolo poi fino alla fine della vita di quest’ultimo. Les Vacances de Monsieur Hulot venne presentato nel 1953; questo nuovo personaggio venne molto ben accolto dalla critica e anche dal pubblico del mondo intero, e il film ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il Prix Louis-Delluc.
Vari problemi ritardarono l’uscita del film seguente, a cui Tati pensava dal 1954. Nel 1955 subì un incidente d’auto molto grave, a ricordo di cui conservò un'infermità della mano sinistra ed un certo indebolimento fisico. Il successo de Le vacanze di Monsieur Hulot generò guadagni consistenti, ma Jacques Tati si ritenne danneggiato da Fred Orain; la lite provocò la rottura della loro collaborazione e la creazione da parte di Tati di una propria casa di produzione, la Specta Films nel 1956. Da un punto di vista positivo ci fu l’inizio della collaborazione di Tati con Pierre Étaix (nel 1956).
Mon Oncle[modifica]
Mio zio, film a colori, uscì nel 1958 anche in una versione inglese, My Uncle, leggermente diversa per la durata e la sceneggiatura. Il film ricevette riconoscimenti importanti sia in Francia che all’estero, tra cui l'Oscar al miglior film straniero a Hollywood. Grazie a questa ricompensa, la famiglia Tati si trasferisce a Saint-Germain-en-Laye.
Playtime e il fallimento della Specta Films[modifica]
Dal 1964 al 1967, benché molto occupato dal progetto di Tempo di divertimento (Playtime), Tati co-realizza ugualmente il cortometraggio Cours du soir, in cui ricopre il ruolo del professore.
Nel 1967 gravi problemi causati alla realizzazione di Playtime lo obbligarono ad ipotecare la sua casa di Saint-Germain-en-Laye; i suoi film precedenti vennero messi sotto sequestro. Tempo di divertimento uscì alla fine del 1967 e venne molto ben accolto in Gran Bretagna, Svezia e Sud America; in Francia fu un mezzo fiasco e, contrariamente a quello che Tati sperava, non uscì negli Stati Uniti. Playtime richiese degli investimenti enormi (la costruzione della scenografia di Tativille) e si rivelò più costoso del previsto.
Alla fine Tati si ritrovò, nel 1968, in una situazione finanziaria catastrofica. La casa di Saint-Germain venne venduta dopo la morte di Claire Van Hoof. Tati si trasferì a Parigi insieme a sua moglie Micheline, mentre la Specta Films venne sottoposta ad amministrazione giudiziale, la cui conclusione fu, nel 1974, la liquidazione della società con la vendita all’asta di tutti i diritti dei film per poco più di 120.000 Franchi.
Gli anni settanta[modifica]
Jacques Tati fondò nel 1969 una nuova società di produzione, la CEPEC, ma dovette ridurre le proprie ambizioni: Monsieur Hulot nel caos del traffico, benché proiettato nelle sale nel 1971, fu conosciuto inizialmente come telefilm. Il regista non poté montare il suo ultimo lungometraggio, Il circo di Tati, che con l’aiuto della televisione svedese nel 1973.
Nel 1977 ricevette un Premio César onorario per la sua opera complessiva.
Indebolito da gravi problemi di salute, Jacques Tati morì il 4 novembre 1982 di embolia polmonare, lasciando un’ultima sceneggiatura intitolata Confusion, che aveva terminato con Jacques Lagrange e più volte rivisto.
In Paris Match[15] Philippe Labro scrisse un articolo sulla morte di Jacques Tati intitolandolo « Addio Monsieur Hulot. Lo piangiamo da morto, ma avremmo dovuto aiutarlo da vivo! »
L'opera di Jacques Tati dopo la morte[modifica]
Nel 2001, la figlia Sophie Tatischeff e un cugino alla lontana di Tati, Jérôme Deschamps[16][17][18], e Macha Makeïeff fondarono la società Les films de Mon Oncle per riacquistare i diritti del catalogo Tati e restaurare le copie dei film del regista[19].
L’arte di Jacques Tati[modifica]
Con il personaggio di Monsieur Hulot, impassibile e stralunato, vestito di impermeabile e cappello, con l’ombrello in mano e una pipa in bocca, Tati ripropose un’interpretazione essenzialmente mimica che riecheggiava in modo personale quelle dell’epoca del muto di Buster Keaton e Charlie Chaplin.
I suoi film sono improntati quindi ad una comicità prevalentemente visiva, con pochissimi dialoghi – ma Jacques Tati, in realtà, curava le colonne sonore dei suoi film in modo meticoloso – e sono riconducibili al genere slapstick. Ritraggono, in un continuo susseguirsi di gag senza un apparente filo conduttore, le abitudini e i tic del francese medio, che negli anni cinquanta iniziava ad essere sempre più vittima dei meccanismi di una società che accelerava i propri ritmi.
Tuttavia, a dispetto del riferimento ad un esemplare umano facilmente individuabile, l’ironia misurata e la garbata comicità che hanno caratterizzato in modo inimitabile l'opera di Tati hanno contribuito a farle assumere un valore che supera la collocazione temporale ed ogni contesto culturale, tanto da conferirle una dimensione universale che solo pochi grandi autori del cinema hanno raggiunto.
Filmografia[modifica]
Regista[modifica]
- Retour à la terre, cortometraggio andato perso (1938)
- L'école des facteurs, cortometraggio (1946)
- Giorno di festa (Jour de fête) (1947-1949)
- Le vacanze di Monsieur Hulot (Les vacances de Monsieur Hulot) (1953)
- Mio zio (Mon Oncle) (1958)
- Tempo di divertimento (Playtime) (1967)
- Monsieur Hulot nel caos del traffico (Trafic) (1971)
- Il circo di Tati (Parade), film per la TV (1974)
- Forza Bastia, cortometraggio (1978)
Attore[modifica]
- Oscar, campione di tennis (Oscar, champion de tennis), cortometraggio, regia di Jack Forrester (1932)
- Bruto cercasi (On demande une brute), regia di Charles Barrois (1934)
- Allegra domenica (Gai dimanche), cortometraggio, regia di Jacques Berr e Jacques Tati (1935)
- Cura il tuo sinistro (Soigne ton gauche), cortometraggio, regia di René Clément (1936)
- Ritorno alla terra (Retour à la terre), cortometraggio (1938)
- Solo una notte (Sylvie et le fantôme), regia di Claude Autant-Lara (1946)
- Il diavolo in corpo (Le diable au corps), non accreditato, regia di Claude Autant-Lara (1946)
- La scuola dei portalettere (L'école des facteurs), cortometraggio, regia di Jacques Tati (1946)
- Giorno di festa (Jour de fête), regia di Jacques Tati (1949)
- Le vacanze di Monsieur Hulot (Les vacances de Monsieur Hulot), regia di Jacques Tati (1953)
- Mio zio (Mon Oncle), regia di Jacques Tati (1958)
- Cours du soir, cortometraggio, regia di Nicolas Ribowski (1967)
- Tempo di divertimento (Playtime), regia di Jacques Tati (1967)
- Monsieur Hulot nel caos del traffico (Trafic), regia di Jacques Tati (1971)
- Obraz uz obraz (serie della Televisione yugoslava, Belgrado) (1972)
- Il circo di Tati (Parade), film per la TV, regia di Jacques Tati (1974)
- Forza Bastia 78, documentario, co-regia con Sophie Tatischeff (1978)
Omaggi[modifica]
- Omaggi permanenti
- Saint-Marc-sur-Mer: il luogo in cui fu girato il film Le vacanze di Monsieur Hulot, la spiaggia di Saint-Marc, è ormai chiamato La spiaggia di Monsieur Hulot; dal 1999, la spiaggia è sovrastata da una statua che rappresenta Monsieur Hulot, realizzata dallo scultore Emmanuel Debarre.
- Saint-Maur-des-Fossés: uno dei luoghi in cui fu girato Mio zio (la casa di Monsieur Hulot), scultura di Mélanie Quentin installata nel 2000
- Sainte-Sévère-sur-Indre: il luogo in cui fu girato Giorno di festa, scultura di Jacques Tati nei panni del postino, suo ruolo nel film.
Curiosità[modifica]
Da poco tempo, la figlia del maestro Tati, Sophie Tatischeff, ha ritrovato una sceneggiatura del padre intitolata "Film Tati n.4" al Centre Nationale de la Cinematographique, in cui giaceva da più di mezzo secolo. Considerata una sorta di ultima lettera d'amore alla figlia da parte del padre e cercando di non farla cadere nelle mani sbagliate, seppur intenzionata a far sì che quella sceneggiatura divenisse comunque film, grazie anche al fortuito incontro tra Sophie Tatischeff e Sylvain Chomet, regista del lungometraggio d'animazione "Appuntamento a Belleville", ne è scaturito un bellissimo lungometraggio d'animazione intitolato "L'Illusionista" (2010).
Note[modifica]
- ^ Jean-Loup Passek, Dictionnaire du cinéma, éd. Larousse, 1995.
- ^ tativille.com, site officiel. Viene a volte indicato, erratamente, il 1908 come anno di nascita.
- ^ Cf. David Bellos, Jacques Tati Sa vie et son art, ch. 1, « Une famille bien française: les Tatischeff »
- ^ Ibid°, ch. 2, Les Cadres Van Hoof
- ^ Ibid°, ch. 3, Le dragon
- ^ Ibid°, ch. 4, Drôle d'école
- ^ Conservò lo statuto e il salario d’apprendista, non avendo superato l’esame per diventare operaio
- ^ Ibid°, pp. 56 et 57: affiches pour 1931 (Sport muet par Jacques Tattischeff) et 1933, où il est cité en haut de l'affiche: J. Taticheff
- ^ Ibid°, ch. 6, 8, 10
- ^ a b David Bellos, « La postérité de M. Hulot », sur Nonfiction, 25 marzo 2008.
- ^ « Biography for Jacques Tati », sur l'Internet Movie Database.
- ^ Arte 07/10/2007 - 22.30- Émission consacrée à Jacques Tati
- ^ Pierre Tati lavorò nel cinema a partire dagli anni settanta in qualità di produttore
- ^ Cioè a Saint-Nazaire, poiché Saint-Marc non è che una frazione di tale comune.
- ^ Paris Match, No 1747 su 19/11/82.bon état
- ^ La parentela frequentemente riportata dai media indicò tra essi un legame nipote-zio, ciò che è troppo semplificativo. Cf. - Poète unique. Il faisait le Jacques dans L'Humanité del 18 maggio 2002
- ^ Festival d'Avignon - La traversée Deschamps dans L'Express du 6 juillet 1995
- ^ «Playtime» de Tati: une oeuvre visionnaire dans Marianne du 1 juillet 2002
- ^ Matthieu Durand, « Les Deschiens sur les traces de Monsieur Hulot», LCI.fr, 16 mai 2002
Bibliografia[modifica]
- Pénélope Gilliat, Jacques Tati 96 S., Ill., Paris 1976, ISBN 0-7130-0145-3
- Marc Dondey, Tati, Ramsey Poche Cinéma. Paris 1993
- David Bellos, Tati, sa vie, son art, Le Seuil, Paris, 2002
- Stéphane Goudet, Jacques Tati - de François le facteur à Monsieur Hulot, Cahiers du Cinéma, 2002
- François Ede, Stéphane Goudet, Playtime, Cahiers du Cinéma 2002
- Giorgio Placereani, Fabiano Rosso (a cura di), Il gesto sonoro - Il cinema di Jacques Tati, Editrice Il Castoro 2002
- Laura Laufer, Jacques Tati ou le temps des loisirs, Les Éditions de l'If, Paris, 2002
- Jean-Philippe Guerand, Jacques Tati, coll. Folio Biographies, Gallimard, 2007 - ISBN 978-2-07-033788-0
- Marco Muscolino, Jacques Tati. Il suono delle immagini, Roma, Fondazione Ente dello Spettacolo, 2009. ISBN 978-88-85095-47-2.
Documentario[modifica]
- Pierre Philippe, Jacques Tati, le rire démocratique, France, 2002 (52mn) coproduction: ARTE France, On Line Production, Les Films de Mon Oncle.
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Jacques Tati
Wikiquote contiene citazioni di o su Jacques Tati
Collegamenti esterni[modifica]
- Tativille, sito ufficiale di Jacques Tati e di Les Films de Mon Oncle
- Jacques Tati - vidéos sur ina.fr
- Vidéo Jacques Tati nel 1967, Tati parla della propria ispirazione comica, un file della Télévision Suisse Romande
- documenTATIon, blogue québécois sur le cinéaste de Jacques Tati.
- Mini-site Jacques Tati, à l'occasion de l'exposition Jacques Tati, deux temps, trois mouvements à la Cinémathèque française: biographie, bibliographie, accueil critique...
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