Dialetto veneziano

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1leftarrow.pngVoce principale: Lingua veneta.

Dialetto veneziano (Venesiàn)
Parlato in Italia
Regioni centri della Laguna Veneta (comuni di Venezia, Chioggia e Cavallino-Treporti) e immediato entroterra; Caorle, (enclave linguistica).
Persone ~
Classifica Non in top 100
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Veneto
         Dialetto veneziano
Statuto ufficiale
Nazioni -
Regolato da nessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-1 roa (lingue romanze)
ISO 639-3 vec  (EN)
SIL VEC  (EN)

Il veneto lagunare o veneziano è la variante del veneto parlata nella città di Venezia e nei territori limitrofi della laguna e della terraferma.

Diffusione e varianti[modifica | modifica sorgente]

Il veneziano è diffuso in tutti i centri della Laguna Veneta, ma anche nell'entroterra (Mestre e dintorni) e a Caorle (che costituisce una sorta di isola linguistica nel Veneto Orientale).

All'interno di questo territorio si distinguono alcune varianti molto caratteristiche come il chioggiotto, il pellestrinotto, il dialetto di Burano e della laguna nord, il caorlotto e il veneziano di terraferma[1].

A causa delle influenze esercitate dalla città di Venezia sin dai tempi della Serenissima, è possibile ritrovare i caratteri tipici del veneziano anche in altri dialetti. Risulta così essere alla base del dialetto di Treviso e dintorni (dal quale differisce specialmente a livello intonativo) e mostra notevoli vicinanze anche con il trevigiano rustico diffuso lungo la costa tra Piave e Livenza[2]. Perfino le parlate di Padova, Rovigo, Vicenza e delle cittadine limitrofe rivelano dei legami con il veneziano, contrariamente alle varianti rustiche del veneto centrale[3]. Infine, possono essere definiti dei "veneziani di esportazione" i cosiddetti veneti coloniali diffusi in Friuli, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia[4].

Storia, uso e letteratura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura in lingua veneta.
Pagine manoscritte tratte dalle opere di Marin Sanudo, redatte in Veneziano.

Come quasi tutti gli altri dialetti parlati nella penisola italiana, il dialetto veneziano nasce dall'evoluzione del latino volgare, sviluppatosi a sua volta sulla base del substrato linguistico parlato nella zona prima della romanizzazione. In particolare, il dialetto veneziano si diffuse assieme alla presenza veneziana nelle colonie dell'Adriatico e del Mediterraneo orientale nei secoli XI e XIII, arricchendosi di apporti di altre lingue e continuando la sua evoluzione.

I documenti pubblici della Repubblica di Venezia, leggi, decreti e relazioni, furono prodotti in latino sino alla fine del Medioevo, dopo di che vennero redatti in italiano standard, con alcune incertezze grafiche, lessicali e grammaticali che collocano la lingua a metà strada tra l'italiano standard e il dialetto vero e proprio. Particolarmente interessanti, tuttavia, risultano le numerosissime relazioni presentate in Senato dagli ambasciatori veneziani di rientro dalle missioni diplomatiche: tali opere, in dialetto, riportavano infatti minute descrizioni dei paesi visitati, delle loro condizioni sociali, culturali e soprattutto politiche.

Tra il XV e il XVI secolo particolare importanza rivestirono le opere letterarie di Marin Sanudo, che con i suoi Diari, le sue storiografiche e geografiche fornisce importanti spaccati del mondo veneziano dell'epoca e soprattutto degli usi più particolari della lingua.

Il filologo Bruno Migliorini parla dell'uso del dialetto veneto come eccezione; «Non manca tuttavia qualche eccezione: nei tribunali veneti le arringhe si fanno in un veneto illustre, intermedio tra la lingua [italiana] e il dialetto». Le arringhe dei tribunali, tuttavia, avevano carattere prettamente orale e locale (a differenza delle sentenze) e non sono un esempio emblematico di uso ufficiale della lingua. Le sei/settecentesche mappe catastali sono in italiano (confini, opere fluviali ecc.), i dispacci dai possedimenti ottomani sono in greco, arabo e italiano.

D'altronde caratteristica del veneziano, così come delle altre lingue dell'epoca, era la mancanza di fisse regole grammaticali, cosicché l'espressione scritta della lingua risultava essere piuttosto libera e variabile nel tempo e a seconda del soggetto scrivente.

Nelle epoche più antiche la parlata veneziana acquisice terminologie mutuate dai referenti commerciali della città: termini greci, ma soprattutto arabi entrano nella parlata comune. Se da un lato ad esempio il bizantino καταπάνος (katapànos), produce il latinizzato capitaneus e quindi l'espressione capitano, l'arabo daras-sina'ah produce il termine darzanà, poi evoluto in darsena e Arsenàl. Progressivamente dunque il veneziano si sviluppa come lingua completa e autonoma, con un vasto numero di termini specifici e applicabili ai più diversi campi: dalla tecnica, alla giurisprudenza, al commercio, alla letteratura.

Nel corso del XVIII secolo il veneziano prese a sentire gli influssi della nascente lingua italiana, addolcendo alcuni tratti della lingua; è questa l'epoca in cui il commediografo Carlo Goldoni porta sui palcoscenici spaccati di vita popolare recitati in un veneziano addolcito e italianizzato. Tuttavia il dialetto veneziano di Goldoni non è uno strumento di gioco, ma un linguaggio concreto e autonomo, diversificato dagli strati sociali dei personaggi che lo utilizzano. Vi compare anche la varietà dialettale del Veneto de Màr, come il dialetto chioggiotto presentato nella famosa opera Le baruffe chiozzotte.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, perso il suo ruolo di lingua statale, il Veneziano subì un'opera di recupero e cristallizzazione ad opera di numerosi letterati. Nel 1829, dunque appena un trentennio dopo, venne pubblicato il Dizionario del dialetto veneziano, opera di Giuseppe Boerio ed edito a cura di Daniele Manin. Nel 1847 il Cicogna edita invece una Storia letteraria Nel 1851, invece, Fabio Mutinelli pubblicava il Lessico Veneto, opera contenente in particolare preziose testimonianze della fraseologia forense in uso presso l'antica Repubblica. Quasi contemporaneamente, nel 1853 la Storia documentata di Venezia di Samuele Romanin, redatta in italiano, raccoglieva al suo interno una preziosa antologia di documenti veneziani, sia pubblici che privati, distribuiti su tutto l'ampio arco temporale della storia veneziana.

Nel corso della breve dominazione della Francia e poi del più lungo periodo di sottomissione all'Impero d'Austria la parlata accolse progressivamente termini mutuati dal francese e dal tedesco.

La progressiva italianizzazione e la perdita delle funzioni pubbliche e di mezzi culturale hanno tuttavia portato nel tempo ad una riduzione dei vocaboli in uso e all'adozione di costrutti verbali mutuati con maggior decisione dalla lingua italiana.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Nizioleto veneziano.

Translitterazione e grafia[modifica | modifica sorgente]

Alla data odierna, non esiste una convenzione univoca per la translitterazione della fonetica del dialetto veneziano. La Regione Veneto ha elaborato, col contributo di studiosi di linguistica e di storici, una proposta di traslitterazione, denominata Grafia Veneta Unitaria (GVU), con l'intento di rappresentare le varianti di pronuncia tipiche dei vari dialetti veneti. Tuttavia esistono anche altre translitterazioni, più tradizionali e in uso da più tempo, come per esempio quella tipica dei nizioleti. A queste due translitterazioni principali si aggiungono altre proposte di varianti, facenti comunque capo all'una o all'altra. In assenza di una convenzione univocamente accettata, si riportano entrambe le translitterazioni principali e gli alfabeti fonetici corrispondenti.

Translitterazione tradizionale[5]

Lettera Pronuncia
A
B
C
ç la c con cediglia si origina a partire dalla forma visigota della lettera "z", in vèneto e nel veneziano è sempre accompagnata da i e indica il suono "si": esempio tradiçion (tradizione)
Ch davanti a i in alcune parole si pronuncia c come in cielo (es. vechio, pron. 'vecio')
D
E
F si pronuncia più aspirata rispetto alla f italiana
G In alcune translitterazioni, come nel caso dei nizioleti, viene usata davanti a e e i anche al posto della x o della z (es. doge invece di doxe).
H
I
J pronunciata /dʒ/, a differenza delle altre varianti venete, in cui rappresenta la semiconsonante /j/
L si pronuncia come in italiano solo quando precede una consonante o si trova al termine di parola altrimenti assume un suono muto.
M
N a fine parola risulta muta, come nella parla Leon pronunciata leò.
O
P
Q
R in veneziano se intervocalica viene pronunciata con un suono semivocalico arrotato che la rende quasi muta
S pronunciata sempre sorda, molto simile al suono ss italiano
T
U
V pronunciata sempre molto breve, quasi muta
X ha il suono di s sonora come in rosa (non usata nella grafia dei nizioleti)
Z suono interdentale sordo, intermedio tra la s di rosa e la j francese. In alcune translitterazioni, come nel caso dei nizioleti, viene usata anche al posto della x.

Translitterazione secondo proposta GVU

Lettera Pronuncia
A
B
C
D
Dh suono interdentale sordo, intermedio tra la s di rosa e la j francese
E
F si pronuncia più aspirata rispetto alla f italiana
G
H
I
J pronunciata /dʒ/, a differenza delle altre varianti venete, in cui rappresenta la semiconsonante /j/
K
L si pronuncia come in italiano solo quando precede una consonante o si trova al termine di parola.
Ł (L barrata) suono quasi muto tipico della elle intervocalica veneziana
M davanti a b e p si pronuncia in modo più nasale, simile a n (es. imbriago pron. inbriago)
N a fine parola è pronunciata con suono palatale.
O
P
R in veneziano se intervocalica viene pronunciata con un suono semivocalico arrotato che la rende quasi muta
S pronunciata sempre sorda, molto simile al suono ss italiano
T
Th ha il suono di s sonora come in rosa
U
V pronunciata sempre molto breve, quasi muta, esempio nell'imperfetto: ei i venienva (pronunciato veniea
X ha il suono di s sonora come in rosa

Il veneziano inteso come dialetto parlato nell'ambito strettamente cittadino (ossia il centro storico insulare e le isole della Giudecca e del Lido, oltre che a Mestre e in altre zone della terraferma veneziana, dove si è verificata una forte immigrazione dal centro storico) si differenzia rispetto agli altri dialetti della lingua veneto principalmente per quanto riguarda intonazione e pronuncia. La cadenza generale è quella tipica comune a tutti i dialetti della lingua veneta, ma nel veneziano cittadino il ritmo cantilenante in generale è meno pronunciato.

Assolutamente caratteristiche del dialetto cittadino sono anche alcune varianti di pronuncia che non si riscontrano negli altri dialetti veneti e in parte nemmeno nelle varianti parlate nelle altre isole della laguna:

  • L'abbreviamento ai limiti dell'elisione delle consonanti liquide l ed r in posizione intervocalica o davanti a vocale. Nel caso della l la pronuncia davanti a vocale è praticamente sempre muta, anche se negli ultimi anni nel parlato comune con l'italianizzazione della lingua questa caratteristica si è attenuata. Nel veneziano cittadino per esempio "lui" si dice (łu secondo translitterazione GVU) che suona molto simile all'inglese "you" invece che a "lù" pronunciato all'italiana. Allo stesso modo anche la r intervocalica assume un suono brevissimo molto simile alla 'r' muta inglese, rimanendo tuttavia ancora percepibile.
  • Una pronuncia delle vocali e ed o tendenzialmente più chiusa per i termini strettamente tipici della lingua, ossia diversi dal corrispettivo italiano: per esempio, "ragazzi" si dice fiói invece che fiòi, sedia si dice caréga invece che carèga e così via. Di contro, nei termini coincidenti con il corrispettivo in lingua italiana si nota una pronuncia più "aperta", molto vicina all'italiano, quasi a sottolineare la differenza tra l'italiano e il dialetto: ad esempio, un Veneziano direbbe "dipèndere", "prèndere", "prèsto" con la e aperta come in italiano, a differenza di un trevigiano che direbbe "dipéndere", "préndere", "présto".
  • In sostituzione dell'italiano gli, l'utilizzo di g anziché j: "meglio" diventa mègio e non mèjo come per gli altri dialetti veneti; "tagliare" diventa tagiàr e non tajàr.

Specificità grammaticali[modifica | modifica sorgente]

Il veneziano si differenzia dagli altri dialetti del ceppo veneto anche per alcuni aspetti grammaticali specifici[6]:

  • Il troncamento della e finale di tutti i verbi all'infinito, per cui si dice per esempio magnàr, savér invece di magnàre, savére. Il troncamento è ricorrente anche per i sostantivi: es. el mar invece di el mare, el niziol invece di el nizio£o (il lenzuolo). Così vengono troncate in -er i nomi delle professioni o quelli degli alberi: el forner, el figher (NB che figher è l'albero, laddove figo è il frutto), ecc. La variante presente nel veneto a sud di Venezia è invece fornaro, figaro; mentre a nord si mantiene sempre il troncamento.
  • L'assenza di verbi in -ar con l'ultima sillaba non accentata, sostituiti da verbi in -er (es. tàsar "tacere", diventa tàxer; piàsar "piacere", diventa piàxer; bévar "bere", diventa béver, "godere" diventa "gòder" ). Per effetto di italianizzazione, alcuni di questi verbi presentano una variante che oltre al cambio della desinenza comporta uno spostamento dell'accento sull'ultima sillaba: es. taxér, piaxér, vedér.
  • L'aggiunta di una s eufonica e la terminazione in u nelle forme interrogative contratte della seconda persona singolare (sempre meno usate): per esempio "vuoi?" si dice ti vol? invece che vùtu? o vùto?, "hai?" si dice ti gà? invece di gàtu? o gàto? e così via.
  • L'uso pressoché esclusivo della forma interrogativa non contratta per la seconda persona singolare del verbo èser ("essere") per cui si dice ti xé sicuro? ("sei sicuro?") invece di sito sicuro?, ti gèri sicuro? invece di jèrito sicuro? e così via. La forma contratta (sistu sicuro?), esistente e usata nel passato, è ormai prevalentemente scomparsa dall'uso comune, diventando così un arcaismo; tale forma è invece ancora usata correntemente nelle città di Chioggia e Caorle e nel comune di Cavallino-Treporti.
  • Nella coniugazione della seconda persona singolare si usa sempre il prefisso pronominale ti anziché te (es. "(tu) hai visto" diventa (ti) ti ga visto e non (ti) te ga visto come negli altri dialetti veneti).
  • Nella coniugazione della terza persona singolare i prefissi pronominali el (maschile) e la (femminile) stanno gradualmente sparendo dall'uso comune per effetto di italianizzazione. La forma corretta è però quella che li mantiene: Bepi, el ga dito; Maria, la ga fato... ecc. così come al plurale: i fioi i xe 'ndai...
  • Nell'indicativo futuro la seconda persona singolare si declina allo stesso modo della terza, distinta sempre dal prefisso pronominale ti, per esempio: ti farà invece che te faré.
  • Nei verbi ausiliari (èser, avér) e nei verbi servili (podér, volér, avér da) la seconda persona singolare dell'indicativo presente si declina allo stesso modo della terza, distinta sempre dal prefisso pronominale ti, per cui si dice ti xé invece di te sì, ti gà (da) invece di te ghé (da), ti pól invece di te pòi, ti vól invece di te vòi.
  • Per i verbi in ér, la seconda persona plurale dell'indicativo presente termina in é anziché in ì: gavé (avete) invece di gavì, volé ("volete") invece di vuì e così via. Così anche gli imperativi vogliono le vocali "chiuse" ("tornatevene" si dirà tornévene anziché tornèvene).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 19-20.
  2. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 35-36.
  3. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 32.
  4. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 18-19.
  5. ^ Vedansi ad esempio gli usi fatti in:
  6. ^ Dizionario Veneziano-Italiano e regole di grammatica, Giulio Nazari, 1995, Forni Editore, ISBN 8827125671

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giunta Regionale del Veneto, Grafia Veneta Unitaria, Venezia, La Galiverna, 1995.
  • Boerio Giuseppe, Dizionario del dialetto veneziano, Editore Andrea Santini e Figlio, Venezia, 1829.
  • Cicogna, Storia letteraria, Venezia, 1847.
  • Hansson Emma. "L'atteggiamento verso il dialetto veneziano tra i giovani veneziani. Un'indagine sociolinguistica". Tesi di Laurea. Università di Lund, Svezia. 2006. [3]
  • Hansson Emma. "La ristrutturazione nel dialetto veneziano". Tesi di Laurea. Università di Lund, Svezia. 2008. [4]
  • Mutinelli Fabio, Lessico veneto, Editore Giambatista Andreola, Venezia, 1851.
  • Tomasin Lorenzo, Il volgare e la legge. Storia linguistica del diritto veneziano (secoli XIII-XVIII)., Editrice Esedra, Padova, 2001.

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