Mestre

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Mestre
frazione
La Torre dell'orologio, parte del Castello di Mestre, demolito tra il XVIII e il XIX secolo
La Torre dell'orologio, parte del Castello di Mestre, demolito tra il XVIII e il XIX secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Venezia-Stemma.png Venezia
Comune Venezia-Stemma.png Venezia
Territorio
Coordinate 45°29′38″N 12°14′29″E / 45.493889°N 12.241389°E45.493889; 12.241389 (Mestre)Coordinate: 45°29′38″N 12°14′29″E / 45.493889°N 12.241389°E45.493889; 12.241389 (Mestre)
Altitudine m s.l.m.
Abitanti 89 376 (2012[1])
Altre informazioni
Cod. postale 30170
Prefisso 041
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti mestrini
Patrono San Michele Arcangelo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mestre

Mestre è una località di terraferma del comune di Venezia, del quale rappresenta la frazione più popolosa.

Comune autonomo fino al 1926, ha in seguito accolto lo sviluppo urbano di Venezia (impossibilitata ad espandersi in laguna) e ne è divenenuta la moderna periferia, sede di quartieri residenziali, servizi e importanti realtà economico-produttive.

Indice

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Un tempo ben distinta dagli altri centri della terraferma, di cui era capoluogo mandamentale, Mestre, a partire dal secondo dopoguerra, ha ospitato la maggior parte dello sviluppo urbano del comune di Venezia, subendo di conseguenza una rapida e disordinata crescita. Nel giro di soli venti anni Mestre ha decuplicato la propria popolazione, passando da 20.000 a 200.000 abitanti e venendo quindi a costituire un vasto agglomerato urbano coi centri circostanti. Anche per questo motivo, con il toponimo Mestre spesso si intende, per estensione, tutta la terraferma veneziana[2], dove risiedono i due terzi della popolazione del comune di Venezia.

Da un punto di vista amministrativo Mestre costituisce una della municipalità del Comune di Venezia; più precisamente costituisce la municipalità di Mestre-Carpenedo[3], formata dai precedenti quartieri Carpenedo-Bissuola e Mestre centro[4].

Le località di "Gazzera" e "Cipressina", parte del soppresso comune di Mestre, sono incluse nella municipalità di Chirignago-Zelarino che, per questo motivo, è anche chiamata informalmente Mestre ovest [5].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il Canal Salso in prossimità di viale Ancona; sullo sfondo il centro direzionale La Vela.

Mestre è situata nella Pianura Veneta a margine della Laguna di Venezia (3 m s.l.m.) e funge da porta d'accesso a Venezia tramite il Ponte della Libertà. L'affaccio sulla Laguna è costituito dal Parco di San Giuliano, inaugurato l'8 maggio 2004 ed esteso per 74 ettari.

Il principale corso d'acqua è il Marzenego il cui alveo originale è stato nel tempo più volte modificato e tombinato. Esso si biforca, circondando la città antica, nel ramo nord detto ramo delle Beccherie o San Lorenzo e nel ramo sud detto ramo delle Muneghe o della Campana. I due bracci si riuniscono all'altezza del ponte di via Colombo formando l'Osellino, il canale artificiale che ne convoglia le acque in laguna, sfociando a Tessera[6].

Altra via d'acqua rilevante è il Canal Salso che mette in comunicazione la città e la laguna; l'ultimo tratto in prossimità, che terminava all'altezza di piazza XXVII ottobre, è stato interrato nel Novecento per la realizzazione della piazza stessa (allora denominata piazza Barche, toponimo tutt'oggi molto usato) e di via Forte Marghera.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

In base a quanto si legge nell'Iliade, nella quale è citato un Mesthle, figlio di Pilemene re degli Eneti, alcuni eruditi del passato[7] hanno proposto per la città un'origine leggendaria ricollegandosi alle vicende dell'eroe Antenore, capostipite dei Veneti. Questi, fuggito da Troia distrutta, dopo un lungo peregrinare per mare trovò rifugio nella regione che lui stesso chiamò Veneto dove fondò la città di Padova. Al suo seguito c'era anche Mesthle che invece si stabilì con altri presso un bosco di fronte alla Laguna, la cosiddetta Selva Fetontea, fondando una città fortificata che, dal suo nome, chiamò Mestre[8].

Leggende a parte, anche per la scarsità di reperti e notizie riguardanti l'età antica, l'origine di Mestre rimane ancora oscura. Pure il toponimo resta inspiegabile: l'ipotesi più accreditata, proposta da Dante Olivieri, lo fa derivare dal personale romano Mester e Mestrius, documentato specialmente nell'Italia settentrionale; il Filiasi resta nel vago e asserisce che l'etimo sarebbe etrusco; l'Agnoletti invece sottolinea la possibile presenza della radice mad-, riferita ad una località paludosa; chi invece vuole ricollegarsi al mito, individua una somiglianza con dei nomi di origine orientale (frigia e greca in particolare)[9].

Per quanto riguarda la fondazione della città, sembra che né in epoca PaleovenetaRomana nella zona sorgessero insediamenti di particolare rilevanza. L'Itinerarium Burdigalense, una guida per pellegrini del IV secolo, citava nella zona solo una «mutatio ad nonum», cioè "una stazione di posta per il cambio dei cavalli situata a nove miglia" (13,5 km ca.) dalla città di Altino, lungo la Via Annia. Appare tuttavia possibile l'esistenza di un castrum, un piccolo centro fortificato embrione del medievale Castelvecchio[10].

In questo periodo storico l'ecosistema più frequente era quello di foresta palaniziale quercio-carpioneto. La zona, inoltre, era paludosa tanto che le strade di origine romana, che sono costruite in linea retta fino a Mira, a valle si presentavano sinuose per adeguarsi al territorio.

Il medioevo[modifica | modifica sorgente]

Mestre in una mappa del XVI secolo: allora il borgo era difeso da una cinta muraria costituente il cosiddetto Castelnuovo; le località Molini e Folli ivi riportate corrispondono rispettivamente alle zone delle odierne via Caneve e via Spalti.

Mestre è citata una prima volta in un documento del 710 riguardante delle donazioni al monastero di San Teonisto di Casier. Compare poi in un diploma dell'Imperatore Ottone III, il quale dava a Rambaldo, conte di Treviso, terreni nella zona.

La zona era in quest'epoca divenuta terra di confine tra il Sacro Romano Impero e il Ducato di Venezia, luogo di passaggio per uomini e merci diretti da e per la vicina Venezia. Attraverso il porto di Cavergnago, situato sul basso corso del flumen de Mestre, infatti, passavano la dogana le merci e gli uomini diretti in Laguna; inoltre, di qui passavano incrociandosi tre importanti arterie di collegamento con l'entroterra: la Padovana (l'odierna Miranese), la Castellana ed il Terraglio.

Nel 1152, infatti, la bolla in cui riconosceva signore di Mestre il vescovo di Treviso Bonifacio, papa Eugenio III specificava tra le proprietà un porto, il castello e la chiesa arcipretale di San Lorenzo[11].

La potestà vescovile venne però minacciata nel XIII secolo dalle prepotenze di Ezzelino III da Romano. Nel 1237 le sue soldatesche si spinsero nel territorio mestrino, devastandolo, tanto da costringere le monache del Monastero di San Cipriano, che sorgeva nei pressi, a fuggire sotto la protezione di Venezia[12]. Tra il 1245 e il 1250 Ezzelino occupò il castello di Mestre in contrasto con il fratello Alberico, divenuto podestà di Treviso, sino a che tra i due fratelli si giunse ad un accordo: nel 1257 il vescovo Adalberto III Ricco venne costretto a cedere il possesso del borgo e del castello all'amministrazione civile di Treviso, che prese a nominarvi un capitano per l'esercizio del potere amministrativo, militare e giudiziario.

Nel 1274 un incendio danneggiò gravemente il Castelvecchio[13].

Nel 1317 Cangrande della Scala incominciò a minacciare Treviso, che come contromisure rinforzò tra l'altro il castello di Mestre. Nel 1318 gli Scaligeri tentarono a più riprese di conquistare la piazzaforte, che però resistette contro ogni aspettativa. Le soldatesche, ritirandosi, saccheggiarono i territori dei dintorni provocando una grave crisi economica. Alla fine, nel 1323 Treviso, stremata dalla lunga guerra e abbandonata dall'imperatore, capitolò finendo sotto il dominio veronese — e con essa Mestre.

Periodo veneziano (1337-1797)[modifica | modifica sorgente]

Pianta del Castelnuovo di Mestre

La consapevolezza che lo strapotere degli Scaligeri sulla terraferma era una minaccia per gli interessi commerciali della Serenissima spinse verso la metà del XIV secolo Venezia a prendere il controllo di Mestre, principale via d'accesso all'entroterra: così il 29 settembre 1337, giorno di San Michele Arcangelo, il comandante veneziano Andrea Morosini, corrompendo i 400 mercenari tedeschi di guardia, conquistò il castello di Mestre. Il borgo e il territorio limitrofo fu da allora governato da un rettore avente il titolo di Podestà e Capitanio: il primo fu Francesco Bon. L'espansione non si arrestò: Treviso venne conquistata il 2 dicembre 1338 e il 21 gennaio dell'anno successivo venne firmata la pace tra Venezia e Verona, che pose fine definitivamente alle ostilità.

In quest'epoca il traffico di merci tra Mestre e Venezia era diventato così importante da richiedere la costruzione di un canale artificiale, il Canal Salso, che dalla laguna arrivava fino al cuore del borgo. D'altra parte la successiva deviazione del fiume Marzenego, che venne portato a sfociare in corrispondenza di Altino, rese impraticabile al commercio tale via d'acqua, rendendo ancor più importante il Canal Salso e la sua terminazione in laguna nella zona denominata San Giuliano. In ragione di ciò il commercio si spostò dalla parte nord di Mestre alla parte sud contribuendo allo sviluppo del suo nuovo centro commerciale, attorno alla Piazza Maggiore. Da lì partiva anche una via acquea (oggi interrata) chiamata "Brenta vecchia" che percorreva le odierne vie Brenta vecchia, Dante, Fratelli Bandiera, e confluiva nel naviglio Brenta a Malcontenta, e consentiva alle imbarcazioni di raggiungere Padova dal centro di Mestre. L'accresciuta posizione strategica di Mestre rese così necessaria la realizzazione di una nuova fortezza: il Castelnuovo, cui seguì un progressivo abbandono del Castelvecchio, che venne infine demolito nel XV secolo.

Nel 1452 venne costituito un Consiglio per affiancarsi nell'amministrazione del borgo all'autorità dei rettori veneziani: nel 1459 il consiglio prese così sede nella nuova Provvederia.

Nel 1509, durante la Guerra della Lega di Cambrai, le forze veneziane in ritirata dopo la sconfitta nella battaglia di Agnadello, si asserragliarono al comando di Niccolò di Pitigliano nel castello di Mestre, che divenne l'estremo baluardo sulla terraferma e da dove partirono le spedizioni in soccorso di Treviso assediata, e alla riconquista di Padova, occupata dagli Imperiali. Nel 1513 Mestre dovette però affrontare nuovamente l'assalto di Spagnoli e Tedeschi, che conquistarono il castello, saccheggiando e incendiando il centro abitato. A onore dell'eroica resistenza, la città ricevette dalla Serenissima il titolo di Mestre Fidelissima, che tutt'oggi ne è il motto.

Nel Settecento furono demolite le mura del Castelnuovo, ormai in grave stato di deterioramento; di esse restarono solo la Torre dell'Orologio e la gemella Torre Belfredo.

Con la caduta della Repubblica di Venezia, Mestre fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte nel maggio del 1797, che posero fine al governo dell'ultimo podestà e capitano veneziano, Daniele Contarini.

Periodo napoleonico e Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1798 il borgo passò assieme al resto degli ex-territori veneziani all'Impero d'Austria, salvo subire una nuova occupazione francese nel 1805 a seguito del trattato di Presburgo, venendo inglobata nel neonato Regno d'Italia. Mestre, secondo il modello francese, nel 1806 divenne una "Comune" nell'ambito del Dipartimento del Tagliamento (l'attuale provincia di Treviso), dotata di un consiglio di 40 membri e di un Podestà nominato dal governo centrale. Nel 1808 passò al Dipartimento dell'Adriatico (l'attuale provincia di Venezia) e nel 1810 assorbì i comuni di Carpenedo, Trevignan e Favero.

La sortita di Mestre del 27 ottobre 1848.

Alla caduta di Napoleone, nel 1814 Mestre tornò sotto il dominio austriaco del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1842 venne aperta la Ferrovia Milano-Venezia che, passando a sud dell'abitato, ne spostò il baricentro, con lo sviluppo delle vie Cappuccina e Piave.

Il 22 marzo 1848, sulla scia dei moti patriottici risorgimentali, mentre a Venezia gli insorti guidati da Daniele Manin cacciavano gli Austriaci e proclamavano la Repubblica di San Marco, a Mestre la Guardia Civica, costituita fin dal giorno 18, prendeva il controllo della città. Rinforzata da soldati, finanzieri e volontari, otteneva la resa di Forte Marghera e lo difendeva contro gli austriaci che tentavano di rioccuparlo.

Mentre gli Austriaci, incalzati in tutto il Lombardo-Veneto si rinchiudevano tra le fortezze del Quadrilatero, Mestre divenne crocevia di passaggio per i molti volontari che affluivano da ogni parte d'Italia. Vittoriose però contro le truppe piemontesi e volte alla riconquista dell'intero Lombardo-Veneto, il 18 giugno le truppe austriache fecero nuovamente ingresso a Mestre, rioccupandola ed usandola come testa di ponte per l'assedio di Venezia. Nonostante l'ardita Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre che liberò di Mestre solo per poche ore, il 26 maggio 1849 il Forte fu riconquistato dagli Austriaci, ed alla capitolazione del forte seguì il 22 agosto la resa della stessa Venezia.

Il passaggio all'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forte Marghera.

Nel 1866 Mestre vide l'assedio di Forte Marghera da parte delle truppe italiane (giunte in città il 15 luglio) e fu annessa assieme al resto del Veneto al Regno d'Italia. Il 6 marzo 1867 giunse a Mestre anche Giuseppe Garibaldi, arringando la folla da un balcone di Piazza Maggiore, evento poi commemorato da una lapide.

Nel 1876 venne demolita dai privati che la possedevano la vecchia Torre Belfredo, una delle ultime vestigia dell'antico castello. Attualmente, resta traccia della pianta della torre, nella pavimentazione dell'omonima via, attigua ai "Giardini delle Mura" ove son visibili i resti (oltre che di un lungo tratto murario) di uno dei torricini minori del castello.

A ricordo degli avvenimenti del 1848, il 4 aprile 1886 venne inaugurata in Piazza Barche una colonna commemorativa dei caduti nella resistenza del 1848-1849, mentre il 13 novembre 1898 veniva concessa alla città la medaglia d'oro al valor militare.

Tale motivo di orgoglio cittadino è sopravvissuto nel tempo, e negli anni 2000 la "sortita di Mestre" è stata più volte rievocata in varie occasioni celebrative.

I sindaci di Mestre
  • 1866-1870: Girolamo Allegri
  • 1871-1881: Napoleone Ticozzi
  • 1882-1892: Pietro Berna
  • 1892-1893: Agostino Tozzi
  • 1894-1899: Pietro Berna
  • 1899-1902: Jacopo Rossi
  • 1903-1906: Giuseppe Frisotti
  • 1907-1910: Pietro Berna
  • 1910-1913: Aurelio Cavalieri
  • 1914-1919: Carlo Allegri
  • 1920-1922: Ugo Vallenari
  • 1923: Gustavo Soranzo
  • 1923-1924: Massimiliano Castellani
  • 1924-1926: Paolino Piovesana

Va ricordato inoltre che il 1º maggio 1945, all'indomani della Liberazione, gli Alleati insediarono a Mestre una giunta di otto membri con a capo l'ex sindaco Vallenari, ma venne sciolta una decina di giorni dopo dal prefetto Camillo Matter[14]

I referendum

A partire dalla fine degli anni settanta alcuni comitati proposero ciclicamente ai cittadini dei referendum per chiedere la separazione di Venezia da Mestre: tra il 1979 e il 2003 se ne tennero quattro, due dei quali a distanza di solo cinque anni. Ai quesiti partecipò tutta la popolazione del comune di Venezia perché gli abitanti di Mestre costituiscono più del 10% del totale della popolazione comunale.

Tutti e quattro i referendum furono sfavorevoli ai promotori della separazione, i primi tre per vittoria dei "No", il quarto per mancanza del quorum.

Il primo referendum con il quale si tentò la separazione si tenne nel 1979[15] e vide una partecipazione del 79% degli elettori del comune di Venezia[16], con una percentuale di favorevoli alla separazione pari al 27,7%[15]; dieci anni più tardi, nel referendum del 25 giugno 1989, i "Sì" alla separazione incrementarono in cifra percentuale, al 42,2%, anche se i votanti alla consultazione furono di meno, il 74%[16].

Nel febbraio 1994, a poco meno di cinque anni dal referendum precedente, il quesito fu riproposto ai veneziani, e l'affluenza alla consultazione scese al 67%[16], anche se il "Sì" incrementò percentualmente fino al 44,4%[17]. Nel novembre 2003 il quarto e, allo stato, più recente referendum, non raggiunse la soglia minima di partecipazione: infatti solo il 39,3% degli elettori si recò alle urne[16], rendendo inutile il quesito (al quale, peraltro, il 65,3% degli elettori aveva risposto "No"[16]).

Tale quarta sconfitta del fronte separatista pare aver sancito il definitivo tramonto del progetto di scissione comunale[16]; tra le ragioni di coloro che propugnano un Comune autonomo figurano l'impossibilità per Venezia di amministrare le molte diversità di un territorio che si espande tra chilometri quadrati di terraferma e laguna e che privilegia il centro storico cittadino rispetto alla periferia[16]; il fronte antiscissionista invece sostiene che con la separazione entrambi i centri, Venezia e Mestre, da soli avrebbero avuto grosse difficoltà a sostenersi, in quanto la prima progressivamente spopolata e invecchiata, ancorché meta turistica, mentre la seconda avrebbe smesso di essere parte di Venezia per divenire una località anonima[16].

Nel 1917, con in virtù di una nuova legge sui porti, un quarto del territorio comunale di Mestre (Bottenigo, il cui nome venne da allora mutato in Marghera) veniva integrato al comune di Venezia e affidato alla Società Porto Industriale di Venezia, la quale avviò le opere che portarono alla creazione del primo nucleo di Porto Marghera, inizialmente detto Porto di Mestre.

L'integrazione con Venezia[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto del 1926 (decreto G.U. n. 183 del 09/08/1926, R.D. 15.07.1926 nº 1317)[18] il comune di Mestre, assieme ai comuni Chirignago, Zelarino e Favaro Veneto, venne incorporato nel comune di Venezia.

Il tutto avveniva nell'ambito di una generale riorganizzazione e razionalizzazione delle istituzioni comunali che, in tutta Italia, portò all'accorpamento di diversi comuni. A Venezia, l'atto era anche legato alla nascita del polo industriale di Marghera, creato dalle politiche economiche di quegli anni, incentrate attorno all'attività dell'industriale e politico Giuseppe Volpi conte di Misurata e del conte Vittorio Cini. Il primo, ministro delle Finanze e del Tesoro, nonché presidente della Società Porto Industriale di Venezia e della Società Adriatica di Elettricità (allora principale industria elettrica dell'Italia nord-orientale), fortemente interessata ad un forte sviluppo industriale dell'area; il secondo, presidente della Società Adriatica di Navigazione, della SITACO interessata alla realizzazione dei nuovi quartieri residenziali, nonché commissario governativo per le acciaierie ILVA. Venezia, per la propria conformazione urbana, pur con la propria ampia disponibilità di manodopera, non disponeva di spazi idonei ad ospitare una propria area industriale moderna: l'espansione in terraferma divenne la soluzione necessaria per dare nuovo sviluppo della città lagunare.

Moderno edificio di via Torino, nuova zona dirigenziale.

Nel 1933 venne costruito il Ponte della Libertà e con esso il tratto stradale che portava all'odierna autostrada per Padova. Per unirla a Mestre fu costruito il Corso del Popolo e, per dare più spazio a tale strada, fu interrato un tratto del Canal Salso.

Durante la seconda guerra mondiale Mestre subisce vari bombardamenti aerei. Il più pesante fu quello del 28 marzo 1944, che rase al suolo più di un migliaio di case, provocò 164 morti e 270 feriti, ma anche tantissimi sfollati che dovettero abbandonare il loro domicilio cercando ospitalità nelle campagne circostanti.

Nel 1955, in concomitanza con l'edificazione di Viale San Marco, fu costruito il cavalcavia di San Giuliano, che consentiva così di raggiungere Venezia direttamente senza dover transitare per Corso del Popolo. Tale cavalcavia rappresenta il tratto finale della strada statale per Trieste.

Secondo novecento: la crescita selvaggia[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni '50 tutti i maggiori centri urbani d'Italia subirono una tumultuosa e disordinata crescita, che ebbe luogo nelle rispettive periferie. Nemmeno Venezia sfuggì a tale fenomeno: la differenza fu che la città, situata al centro di una laguna, non disponeva dei necessari spazi di crescita. Questa ebbe pertanto luogo nella sua terraferma e in particolare a Mestre. L'impatto fu notevole: in pochi anni Mestre, da piccolo centro di campagna di 20.000 abitanti, si trasformò in una cittadina di circa 200.000 abitanti, per merito di un flusso migratorio alimentato tanto dal centro storico, quanto dalla campagne circostanti.

La crescita demografica divenne vertiginosa a partire dagli anni sessanta, quando alle politiche abitative e del lavoro, che non favorivano i residenti lagunari, si sommarono i disastrosi effetti dell'alluvione del 1966, che mostrò la vulnerabilità delle abitazioni ai piani bassi di Venezia. Sull'onda dell'emigrazione dal centro storico, la massima espansione edilizia e demografica venne raggiunta negli anni settanta, periodo in cui Mestre e la terraferma toccarono i 210.000 abitanti. L'incredibile rapidità dello sviluppo fece sì che questo avvenisse in modo alquanto disordinato e al di fuori di un piano regolatore (è il cosiddetto sacco di Mestre). Questo fece sì che nella vulgata popolare, Mestre ebbe spesso l'appellativo (probabilmente immeritato) della "più brutta città d'Italia".

"Mestre alle Barche" di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto (Venezia 1697-1768). Dipinto di metà Settecento.

Notevole fu lo stravolgimento urbanistico, con cambiamenti radicali di intere aree cittadine e con la demolizione di monumenti e luoghi storici. Vennero tombinati, ristretti, deviati molti dei suoi navigli. Anche nelle parti più centrali, come in via Alessandro Poerio (la tombatura del Marzenego), vi fu la costruzione dell'edificio "Cel-Ana" addossato alla Torre, primo simbolo della città, l'interratura del Canal Salso da Piazza Ventisette Ottobre (la storica "Piazza Barche", riportata anche nel celebre quadro del Canaletto), ecc. Mestre "la città del cemento", con soli 20 centimetri quadrati di verde per abitante (1980), record assoluto in Italia.

Albergo Laguna Palace in viale Ancona.

La crisi dell'industria chimica tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, assieme al generale ridimensionamento delle grandi città del nord Italia, hanno fatto sì che a Mestre e nei sobborghi limitrofi si registrasse un sensibile calo di residenti. Tuttavia, con oltre 180.000 abitanti Mestre costituisce oltre il 66% della popolazione del comune.

Il nuovo millennio: la riqualificazione urbana[modifica | modifica sorgente]

A partire dall'ultimo decennio del ventesimo secolo, anche Mestre, esaurita la spinta espansiva, è stata oggetto di interventi di riqualificazione urbana, intesi a migliorarne sia l'aspetto che la vivibilità.

Il primo intervento di rilievo è stato la pedonalizzazione di molte zone del centro storico, prima fra tutte Piazza Ferretto (nel 1984). Sono seguiti interventi di riqualificazione in molte zone storiche della città, il più noto dei quali è avvenuto in piazza Ferretto. Altri interventi sono stati effettuati in via Palazzo, piazzetta Pellicani, via Manin, via Poerio, ecc.

Tali interventi, una volta realizzati, hanno riportato alcune critiche poiché, non essendosi basati su ricostruzioni fedeli al passato, bensì su progetti reputati avveniristici e ultramoderni, avrebbero alterato l'aspetto antico delle vie e delle piazze del centro storico (vedi questione relativa a Piazza Ferretto).[senza fonte]

In anni recenti sia ha avuta la costruzione della tranvia (tuttora incompleta), l'apertura al pubblico del bosco di Mestre, la creazione di nuove zone commerciali e del nuovo ospedale dell'Angelo. Altri esempi sono il palazzo-congressi del Centro Candiani, il restauro del Teatro Toniolo, i nuovi quartieri dirigenziali nella parte meridionale e il parco San Giuliano.

Grande importanza assume la prossima riqualificazione dell'area dell'ex ospedale Umberto I, aperto nel 1906 e dismesso nel giugno 2008 con l'apertura del nuovo ospedale dell'Angelo in una zona periferica della città. L'abbattimento dell'ex nosocomio si è concluso nel 2009. Il progetto prevede la realizzazione di tre moderni grattacieli da 115m, 110m e 92m ad uso residenziale, direzionale e commerciale, e 32.000 m² di spazi pedonali e a verde pubblico. Il completamento era previsto per la fine del 2013[19] ma i lavori del progetto, per vari motivi, non sono mai iniziati.

Venezia e Mestre: una città singola o due città?[modifica | modifica sorgente]

Nel 1926 il comune di Mestre fu accorpato a quello di Venezia, nell'ambito di una razionalizzazione amministrativa che comportò la l'soppressione di svariati comuni in tutta Italia. In tale occasione, tutti i comuni minori limitrofi (Burano, Chirignago, Favaro Veneto, Mestre, Pellestrina, Zelarino) furono accorpati al Venezia, come avvenne d'altronde per tutti i capoluoghi italiani. All'epoca Venezia aveva una popolazione di poco superiore ai 200.000 abitanti, a fronte dei 20.000 di Mestre.

Nel secondo dopoguerra, con l'arrivo del miracolo economico italiano, tutti i centri urbani, soprattutto nel Nord, subirono un impetuoso sviluppo urbano ed economico che portò alla formazione, attorno ai centri storici delle periferie. Questo processo di urbanesimo fu causato dal passaggio (anche nel Veneto) dalla società agricola a quella industriale, che comportò l'improvvisa necessità di realizzare nuovi quartieri residenziali nei pressi delle zone industriali. Ci fu anche l'aspirazione, da parte di un numero crescente di italiani, a vivere nelle innovative case in cemento armato, che all'epoca erano considerate moderne e salubri (con riscaldamento, acqua corrente, elettricità e servizi igienici), quando le case storiche (e rurali) erano fatiscenti e prive di servizi. È ben noto che questo impetuosa urbanizzazione ebbe luogo con poche regole, con ottiche speculative e con scarso rispetto dell'ambiente e dei monumenti storici. A partire degli anni settanta, iniziò anche un processo di spopolamento degli allora fatiscenti centri storici che riguardò, soprattutto nel Nord Italia, prevalentemente le città e i comuni di dimensioni medie e grandi.

Nel comune di Venezia lo sviluppo urbano ebbe luogo prevalentemente nella sua terraferma[20], essendo gli spazi edificabili nella laguna limitati, soprattutto nel centro storico. Fu soprattutto Mestre pertanto, ad accogliere lo sviluppo urbano veneziano e da piccolo centro periferico di 20.000 abitanti, giunse ad ospitarne 200.000, nella sua qualità di "periferia" di Venezia. Al contrario delle normali "periferie" Mestre non fu inglobata dallo sviluppo del centro e rimanendone distinta, essendo inoltre raggiungibile con relativa difficoltà (a causa della natura acquea di Venezia). Di conseguenza la Mestre odierna è allo stesso tempo una città a sé stante e la periferia (intesa come la parte moderna) di Venezia. Ne sono seguiti svariati conflitti, in quanto le politiche e gli interessi delle due realtà (laguna e terraferma), sono talvolta in contrasto e non conciliabili. Un esempio è costituito dalla collocazione degli uffici pubblici e delle istituzioni. Questo ha portato alla duplicazione di molti sedi e a discussioni sulla collocazione di quegli uffici che non si potevano duplicare. Da parte veneziana si accusa Mestre di spogliare Venezia di posti di lavoro e servizi, incrementando il già notevole spopolamento del centro lagunare. Da parte mestrina si lamenta la difficoltà a raggiungere gli uffici pubblici e i servizi, che sono tuttora collocati nel centro storico. Vi sono inoltre interessi contrastanti sugli investimenti per le infrastrutture e i relativi finanziamenti, nonché reciproci scaricabarile sul comune che non sarebbe attento alla propria specifica realtà, ecc., ecc. A tutto questo si aggiunge, da parte di alcuni, anche un fattore identitario-campanilistico (abbastanza evidente nell'ambito sportivo).

Ciò ha fatto sì che, sia a Venezia che a Mestre, si diffondesse l'idea che i due centri siano da considerarsi città distinte, con polemiche anche fuoribonde. Esistono movimenti d'opinione che auspicano l'istituzione di due distinti comuni (uno per la terraferma e uno per la parte lagunare). Per contro, ci sono coloro che sostengono con convinzione che Mestre e Venezia siano una sola città, anche da un punto di vista dell'identità e che sostengono che le problematiche delle città siano risolvibile mediante una buona amministrazione e non con l'istituzione di due distinti comuni.

Quattro referendum sono stati tenuti per istituire i comuni di Venezia e di Mestre (nel 1979[15], 1989[21], 1994[17] e 2003[16], con percentuali di partecipazione via via decrescenti fino alla mancanza del quorum nel più recente di essi[16]), tali referendum hanno avuto esito negativo.

Nel frattempo sono state istituite sei municipalità (entità territoriali dotate di autonomia amministrativa). Secondo alcuni, l'autonomia garantita dalle municipalità sarebbe inadeguata. È comunque prevista l'entrata in vigore della città metropolitana di Venezia, che dovrebbe avvenire in seguito all'abolizione delle province e che dovrebbe ridisegnare sia i confini interni, che le forme amministrative dell'attuale comune.

Storia delle relazioni fra Mestre e Venezia[modifica | modifica sorgente]

I punti di convergenza storica tra le due città partono dal XIV° secolo, quando la Podesteria di Mestre, insieme al territorio trevigiano, venne annessa alla Repubblica Veneta. Il Canal Salso, oltre ad altri canali navigabili, era una via di comunicazione privilegiata e diretta lungo la quale passavano gran parte dei passeggeri e delle merci dirette dalla terraferma e dall'entroterra a Venezia. In questo senso, le due città hanno parzialmente condiviso un indotto economico-trasportisco in buona parte convergente, essendo ancora oggi, Mestre la porta di ingresso di Venezia.

  • 1339: istituzione della podesteria di Mestre formata da diversi villaggi tra i quali Borgo di Mestre e Villa Mestrina
  • 1797: caduta della Repubblica di Venezia e riformulazione delle podesterie. Quella di Mestre risulta quindi formata da 18 ville
  • 22 dicembre 1807: istituzione del cantone di Mestre formato da comuni. Il capoluogo di cantone è il comune di Mestre
  • 1816: Mestre è capoluogo del distretto omonimo della provincia di Venezia[22]
  • 1917: parte del comune di Mestre è annesso al comune di Venezia
  • 1926: parte del distretto di Mestre (comuni di Chirignago, Zelarino, Mestre, Malcontenta e Favaro) viene annesso al comune di Venezia[18].

Onorificenze conferite alla città[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione della medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale, assegnata a Mestre nel 1898 per i contributi offerti durante la prima guerra d'indipendenza. Ricostruzione della medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale, assegnata a Mestre nel 1898 per i contributi offerti durante la prima guerra d'indipendenza.
Ricostruzione della medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale, assegnata a Mestre nel 1898 per i contributi offerti durante la prima guerra d'indipendenza.

Il 13 novembre 1898 Mestre fu decorata con medaglia d'oro come "Benemerita del Risorgimento nazionale" per le azioni eroiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento (che, secondo la definizione dei Savoia, è compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della Prima guerra mondiale).

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza alla presa del forte di Marghera la notte del 22 marzo 1848 e nella sortita di Marghera del 27 ottobre successivo. Entrambi gli episodi si riferiscono alla breve ma intensa stagione repubblicana di Venezia, iniziata il 22 marzo 1848 con l’occupazione del forte di Marghera, dell’arsenale e del palazzo del governatore. Sfiancata dal blocco posto alla città il 17 marzo 1849, distrutto il forte di Marghera il 27 maggio, la Repubblica Veneziana capitolò per fame il 23 agosto[23].»

Stemma, gonfalone, onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma del comune di Mestre nel 1923 (dopo la concessione della corona turrita)

Lo stemma del soppresso comune di Mestre riportava una croce argento in campo azzurro, con il Leone di San Marco nel quarto superiore sinistro e le lettere M e F (iniziali del motto Mestre Fidelissima) nei quarti inferiori.

Come gli stemmi di molti altri centri storicamente assoggettati alla dominazione del Libero Comune di Treviso, lo stemma originario di Mestre ricalcava quello dei dominatori trevigiani, ed era rappresentato da una croce d'argento racchiusa in un scudo sannitico in campo rosso. Le lettere C ed M nei riquadri inferiori identificavano la città e la comunità mestrina ("Communitas Mestrensis"). Lo stemma fu mantenuto anche nel periodo della dominazione Veronese (1323-1337).

Venne modificato con il passaggio del castello sotto il dominio della Serenissima sostituendo il rosso con l'azzurro - colore ricorrente negli antichi stendardi veneziani - e con l'aggiunta del leone marciano nel quarto superiore sinistro. Nel 1513 fu aggiunta la sigla del motto Mestre Fidelissima in onore dell'eroica resistenza di Mestre nel corso della guerra della Lega di Cambrai.

Con regio decreto del 26 agosto 1923, a Mestre fu attribuito il titolo onorifico di "città", cosa che consentiva al comune di fregiarsi nel proprio stemma di una corona muraria dorata.

Santo patrono[modifica | modifica sorgente]

Il patrono di Mestre è San Michele Arcangelo, malgrado il duomo cittadino sia intitolato a San Lorenzo Martire, che è solo un patrono secondario (un tempo esisteva una fiera che si teneva il 10 agosto, tradizionale festa del Santo). Celebre la storica disputa con la vicina città di Mirano, che pure ha in San Michele il proprio patrono, relativamente alla fiera cittadina che entrambi i centri reclamavano negli stessi giorni. Per evitare una concorrenza tra le due importanti cittadine, un decreto della Serenissima, nel 1477, stabilì che Mirano avrebbe anticipato i festeggiamenti del patrono ai giorni a ridosso di San Matteo (21 settembre), con l'omonima grande fiera tuttora molto famosa. Mestre avrebbe invece conservato la propria fiera nei giorni a cavallo di San Michele Arcangelo (29 settembre). La tradizione popolare rievoca questo curioso episodio della storia locale, che vide scontrarsi i divergenti interessi di queste due storiche cittadine dell'entroterra veneziano, come "il patto dei gnocchi". Narra infatti la leggenda che i miranesi furono astutamente convinti dai mestrini a "cedere" loro il giorno di S. Michele per la fiera in cambio di un gustoso piatto di gnocchi offerto in osteria ai capifamiglia di Mirano.

A partire dagli anni ottanta, il comune di Venezia, dopo aver fatto spostare il Luna Park in un'area periferica della città (via Torino), ne decise l'abolizione definitiva.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Maria della Salute.

La piazza intitolata ad Erminio Ferretto, un tempo chiamata Piazza Maggiore da cui il nome del giornale cattolico cittadino, è la principale della città. Sviluppatasi nel medioevo come piazza del mercato e, nei primi anni del Novecento, come capolinea della rete tranviaria, si arricchì poi di esercizi commerciali e del noto Teatro Toniolo, posto in una piazzetta contigua. Sulla piazza sorgono il settecentesco Duomo di San Lorenzo, il Palazzo da Re, il cui portico ospitava il mercato delle granaglie e la Torre dell'Orologio, comunemente detta "Torre Civica". Quest'ultima era originariamente una casa-torre fatta erigere dai Collalto nel 1108, ma fu poi inglobata nel secondo castello di Mestre (il Castelnuovo). Oggi è l'unica rimasta delle tre torri principali del Castello di Mestre (Civica, Belfredo, Porta Altinate), delle quindici — o, secondo altre fonti storiche, diciassette — torri che componevano la fortezza, e custodisce (in attesa di riapertura) l'unica sopravvissuta delle porte medievali della città (antico accesso al Castelnuovo dal "Borgo San Lorenzo").

Nella Via Torre Belfredo son attualmente visibili, riportati nella pavimentazione stradale, i "segni" della omonima Torre-porta demolita nel 1876 ("per far passare il tram" e recuperare i materiali), e negli attigui "giardini delle mura" son visibili i resti della cinta muraria con anche un "torricino minore", poi trasformato in abitazione nella parte superiore (con architetture ottocentesche). Attiguo alle mura (ma con accesso dalla via Giordano Bruno) il "Teatrino della Murata", piccolo teatro d'essai dalla lunga tradizione cittadina.

All'angolo della contigua Via Spalti son visibili (all'interno dello spazio della rimessa comunale, il cui edificio in stile Liberty ne copre parzialmente la visuale) i resti delle mura angolari del Castello, nonché della torre angolare ivi realizzata, sulle basi della quale è stata eretta sin dall'Ottocento una grande abitazione civile.

Oggi del Castelvecchio (sul sito del Castrum romano, oggi area del "vecchio ospedale") resta ben poco in superficie, e viene ricordato dal toponimo via Castelvecchio (laterale di via Einaudi). La strada, oggi attorniata da condomini, un tempo partiva da piazza Ferretto e oltrepassava il ramo nord del Marzenego sul ponte di Castelvecchio, tale ponte, costruito in pietra attorno al XIV secolo, è ancora oggi visibile ma si trova, come molte vestigia storiche di Mestre, in abbandono e in forte stato di degrado.

Altri edifici di rilievo sono il Palazzo Podestarile (poi Municipio cittadino e attuale sede di una delle due sale consiliari del Comune di Venezia), la Provvederia. e la scuola dei Battuti o scholetta, piccolo edificio trecentesco con finestre trilobate prospettante sulla via Poerio, accanto al Duomo di S. Lorenzo.

Panoramica di piazza Ferretto

Tra il 1995 e il 1998 Piazza Ferretto è stata rielaborata secondo il progetto (tuttora piuttosto discusso in quanto non allineato all'architettura antica che caratterizza la piazza) dell'architetto Guido Zordan. Oltre all'inserimento di molti elementi architettonici e di arredo urbano ultra-moderni di tipo astratto e geometrico, al centro della piazza è stata collocata una fontana dalle forme singolari dotata di una scultura in bronzo dorato di Alberto Viani intitolata "Nudo". Nella ristrutturazione, che ha comportato anche il rovesciamento delle pendenze della pavimentazione, da quella storica "a dorso di mulo" ad una inedita detta "ad impluvio", si sono voluti eliminare gli antichi marciapiedi laterali in lastre di trachite, le quali furono recuperate e riposizionate in forma "ri-bocciardata" come fasce laterali delimitate dai filari di lampioni. Gli avveniristici lampioni, elementi iper-moderni certamente inusuali per una piazza storica e di tipologia antica, sostituiscono il precedente sistema di illuminazione fatto da una rete di cavi tesi tra i palazzi che era stato installato negli anni sessanta. Secondo i detrattori del progetto "Zordan", sarebbe stato più opportuno inserire i tradizionali lampioni in stile classico che caratterizzano le piazze storiche e monumentali delle altre principali città venete piccole e grandi, tra cui la vicina Mirano, la stessa Padova, ecc...

Il Palazzo Podestarile, oggi sede della Municipalità.

In Piazza Ferretto papa Giovanni Paolo II tenne un discorso il 17 giugno 1985 durante la sua visita pastorale a Venezia[24].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piazza Ferretto.

Presso la chiesa dei frati Cappuccini, in via Cappuccina, è custodita l'icona della Madonna del Don, trovata dagli Alpini in Russia nel 1943. Tale icona è venerata dagli Alpini, che ogni anno nel mese di settembre si ritrovano da tutta Italia per celebrare la ricorrenza, alternandosi tra le varie sezioni dell'Associazione Nazionale Alpini nell'offrire l'olio destinato ad alimentare la lampada votiva per l'anno a seguire.

Altre opere di interesse sono il moderno monumento alla Resistenza di Augusto Murer in Piazza XXVII ottobre (conosciuta comunemente con il nome di " Piazza Barche", toponimo che ricorda quando il Canal Salso giungeva al centro dell'odierna piazza collegando Mestre alla Laguna Veneta) e la fontana di Gianni Aricò nella vicina via Piave.

Prospiciente la piazza XXVII Ottobre, sorgono i ruderi dell'edificio Posta di Mestre. L'edificio, ritratto dal Canaletto nell'opera Mestre alle barche, fungeva da ufficio postale e da capolinea sia della diligenza per Vienna sia del corriere imperiale, oggi come molte altre testimonianze storiche della città, versa in forte stato di degrado ed è in pratica un rudere. In Piazza Barche sorge anche la colonna raffigurante il leone alato di S. Marco, innalzata nel 1886 in ricordo della storica Sortita di Mestre. Al momento, tale colonna, asportata dal suo luogo originario per decisione del Comune di Venezia, si trova depositata da anni in un magazzino in attesa di tempi migliori.

All'imbocco della Piazza Barche vi è la via Teatro Vecchio, il cui edificio (parzialmente rimaneggiato) all'ingresso dell'omonima Galleria è tutto ciò che resta dello storico e famosissimo Teatro Balbi (inaugurato il 15 ottobre 1778), dall'acustica rinomatissima e meta di pellegrinaggio di tutta la nobiltà veneziana e veneta. Dopo la demolizione avvenuta nel 1811, parti degli arredi (la sala grande, i palcoscenici, i candelabri, gli arredamenti) furono recuperati e riutilizzati nel Teatro alla Scala di Milano.[25].

Alla fine anni 1990 e poi 2000, nei pressi della via Alessandro Poerio ed il Ponte della Campana la storica sortita (motivo di particolare orgoglio cittadino, nonché la "11^ Medaglia al Valor Risorgimentale") è stata rievocata, anche con figuranti e manifestazioni di vario tipo, anche all'interno del "settembre Mestrino" (mese celebrativo, che si conclude con la festa del Santo Patrono, San Michele Arcangelo il 29 settembre).

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Chiese di Mestre.
La chiesa di San Girolamo, situata lungo l'omonima via.
La Chiesa del Sacro Cuore.

La maggior parte delle chiese di Mestre sono state costruite nel secondo dopoguerra in concomitanza con l'espansione dei quartieri residenziali, tuttavia sono degni di nota alcuni luoghi di culto ben più antichi.

Il luogo di culto più rilevante è senza dubbio il Duomo di San Lorenzo. Antichissima pieve citata sin dal 1152, appartenente alla Diocesi di Treviso fino al 1927 come tutte le chiese della città, l'attuale aspetto è dovuto alla ricostruzione neoclassica del 1781-1805. Le precedenti costruzioni riflettevano lo stile dell'epoca in cui vennero edificate, con ogni probabilità in stile romanico e gotico. All'interno, opere del Pozzoserrato (pala del monumentale altare maggiore raffigurante i due patroni cittadini S. Michele Arcangelo e S. Lorenzo Martire), del Diziani e del Canal. Inoltre, la copia (un tempo ritenuta opera originale) di un'importante pala di Cima da Conegliano. Per antica consuetudine, il Duomo di S. Lorenzo è sede del vicario episcopale per la Terraferma (delegato del Patriarca di Venezia).

La chiesa di San Girolamo, l'edificio religioso più antico della città e l'unico di età medievale ad essere sopravvissuto, risale al 1261[26], anche se fu più volte rimaneggiato nei secoli successivi. Sorge lungo l'omonima via pedonale dove un tempo erano edificate le mura est del Castelnuovo, di fronte ad un canale derivato dal Marzenego e oggi interrato. Officiato dai Servi di Maria a partire dal 1349 e oggi affidato alle Figlie della Chiesa, il tempio, che riflette lo stile di passaggio dal romanico al gotico, si trova purtroppo in una grave situazione di dissesto statico e con varie problematiche di tipo conservativo. Nel giardino adiacente il campanile, in uno stato di abbandono, due preziose lastre sepolcrali in pietra del XIV e XV secolo, raffiguranti, a bassorilievo, le figure giacenti di due frati serviti. Presso l'altare maggiore è collocata una pregiata pala attribuita a Palma il Giovane. Dietro la chiesa, i resti di una delle torri medievali del Castelnuovo (il cosiddetto "torresino"), venuti alla luce durante un recente scavo.

La chiesa di San Rocco, che sorge lungo l'attuale via Manin, fu eretta dai Francescani nel 1476 ed oggi è parrocchiale greco-cattolica rumena[27]. Conserva un pregevole interno barocco, mirabilmente restaurato nel 1991. Sulla parete d'ingresso, all'interno, un'antica croce dipinta in monocromo rosso risalente al XV secolo.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie e l'annesso convento vennero completati nel 1520 dalle monache benedettine (da cui il toponimo ramo delle muneghe riferito ad un ramo del Marzenego ora tombato). Situata presso l'attuale via Poerio, è oggi sconsacrata e adibita a libreria[28].

La chiesa di Santa Maria della Salute, in via torre Belfredo, fu edificata fra il XVII e il XVIII secolo, ma demolita nel 1903 e successivamente ricostruita nel 1906, su progetto dell'architetto Raffaele Cattaneo[29].

Ben più recente ma degna di nota è l'avveniristica chiesa del Sacro Cuore (1970), dalla caratteristica e alquanto discussa architettura "post-conciliare" formata da due vele discendenti alte quaranta metri. Notevole, infine, la bella ed armoniosa chiesa dei Cappuccini (1967), costruzione in stile neo-romanico che ha inglobato l'antica chiesetta dei frati datata 1619 e dedicata a San Carlo Borromeo, purtroppo quasi interamente demolita. Dell'antica costruzione secentesca rimangono il piccolo campanile e la mura prospiciente via Cappuccina.

Merita un cenno anche la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, a Carpenedo, antica pieve indipendente dal Duomo di Mestre, citata dal 1152 e ricostruita nel 1852 in stile neogotico.

Al Santo Patrono della città è dedicata la chiesa di San Michele Arcangelo situata nella municipalità di Marghera.

Ville venete[modifica | modifica sorgente]

Villa Querini, tra via Verdi e via Circonvallazione.

Quando la Serenissima, esaurito il suo ruolo di potenza marittima, volse i suoi interessi economici verso la terraferma, affidò la gestione dell'agricoltura ai patrizi che, presso il loro podere, avevano l'usanza di edificare la propria villa. Queste ville avevano uno stile particolare nella costruzione del giardino, chiamato giardino veneto che si sviluppava in paesaggi pianeggianti a forma rettangolare o quadrata. Il giardini di questo tipo venivano divisi in aiuole da viali perpendicolari in asse con la villa, erano decorati con statue e piante in grandi vasi di cotto, con un confine con i campi circostanti non chiaramente definito. Per la vicinanza a Venezia, il territorio mestrino fu uno dei primi coinvolti in questo fenomeno e tuttora vi si ergono numerosi palazzi signorili anche se, in molti casi, la struttura dei giardini alla veneta ha subito un rimpicciolimento per via degli elevati costi di gestione e dalla spinta edilizia. La recente espansione urbana ne ha inglobato la maggior parte nella conurbazione, ma si tenga presente che, originariamente, si trovavano tutti in aperta campagna.

Tra le ville più centrali si ricordano:

  • villa Erizzo (XVII secolo), oggi affacciata su piazzale Donatori di Sangue (già Foro Boario), è interamente circondata da edifici moderni, ma in passato le erano annessi quasi 5.000 mq di parco. Conserva alcuni affreschi del Settecento di tema bucolico, attribuibili ad Andrea Urbani. Le è annessa anche una cappellina privata dedicata alla Vergine (1686), dove papa Pio VI, ospite dei proprietari, vi celebrò una Messa (1782). L'edificio fu in seguito molto rimaneggiato e assunse l'attuale aspetto quando furono completati gli ampliamenti (1939) voluti da Giuseppe Volpi per farne la sede di terraferma della società elettrica SADE. Dal 2013, in seguito a un restauro, la villa ospita la principale biblioteca della città.
I giardini di Villa Querini, in via Circonvallazione.
  • villa Querini (XVIII secolo), si trova all'angolo tra le attuali via Verdi e via Circonvallazione. Fu costruita allo sopo di diventare una casa di villeggiatura nel 700 partendo dallo scheletro di un edificio appartenuto a Tommaso Querini ma poi distrutto da un incendio. Appartenuta ai Querini Stampalia fino al 1869, oggi è di proprietà comunale: gli interni sono adibiti a uffici, mentre il parco è un giardino pubblico. È un edificio su tre piani con una distribuzione interna settecentesca. Gli ultimi due piani hanno finestre decorate con timpani triangolari. Nel parco, nella zona nord, è posta una statua che rappresente il ratto delle Sabine trasferita dal parco di Villa Erizzo.
  • villa Della Giusta, in via Torre Belfredo, costruita dai Contarini (seconda metà del XVIII secolo), è attualmente sede dell'Istituto Parini. Sulla facciata sono poste sei lesene ioniche e al di sopra c'è un timpano triangolare. La villa è adiacente alle mura medievali del Castello di Mestre, infatti nel giardino si trovano ancora alcuni resti delle mura del Castelnuovo.
  • villa Settembrini, situata in via Carducci, è un edificio tardo (seconda metà dell'Ottocento) di dimensioni modeste e dalle linee semplici, riporta infatti lo schema veneto nella facciata, con un timpano triangolare e un abbaino al centro. Arnaldo Settembrini la donò per farne una fondazione culturale, oggi ospita la sede della Fondazione Gianni Pellicani.
  • villa Ponci, con gli attigui parco e laghetto, è stata rasa al suolo nel 1951 ed oggi al suo posto sorgono dei condomini ed un parcheggio. Attualmente resta il toponimo "via parco Ponci" luogo dove avviene il mercato bisettimanale cittadino.
  • villa Uccelli è una piccola villa settecentesca a pianta veneziana situata in Via Bissa. Elegante struttura con un abbaino con timpano triangolare, la villa possiede anche un prolugamento laterale e un giardino che la distanzia dalla strada.
  • Ca'Zen fu edificata dalla Famiglia Zen, nel 1750. Venne utilizzata per ospitare un'osteria con locanda. Nel 1818 venne demolita e ricostruita da Alba Corner Balbi che utilizzò lo stabile per farne un Casino per le vacanze chiamato Casino Bandiera. Attualmente l'edificio è un condominio. Prima della demolizione la villa era di forma quadrata con quattro torri di guardia.
  • villa Ceresa è occupata da uffici comunali che sono stati alloggiati lì dopo il restauro del 1997. Nota per la manifestazione Villa Ceresa in fiore che si svolge a fine marzo.
  • villa Marinoni Franchin, sede dell'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Venezia, dell'Informagiovani e del Centro Donna. La villa è del 1747 realizzata in sile liberty, ha un grande parco che viene spesso usato per manifestazioni dedicate ai giovani.
  • villa Caffi localizzata in via Trezzo è probabilmente una struttura settecentesca. La villa è su due piani con abbaino coronato da timpano triangolare.
  • villa Matter caratterizzata da un ampio parco e da un tempio esagonale con tetto a pagoda realizzato da Ippolito Caffi nel 1865.
  • villa Malvolti, abitazione di stile classico settecentesco che è stata costruita su un precedente edificio cinquecentesco. È formata da tre piani con due ali laterali; possiede inoltre un parco al cui interno è presente un oratorio del 1775.
  • villa Traldi costruita nel XVI secolo presenta una pianta tripartita con timpani regolari sulle facciate e una barchessa aggiunta nell'Ottocento.
  • villa Bragadin, della villa originale rimane solo il corpo centrale con un elegante trifora decorata con colonne ioniche, sull'architrave è scritto Quieti genio et amicis dedicata (Dedicata al quieto genio e agli amici).
  • villa Grimani fu realizzata a fine Settecento su un edificio precedentemente costruito per uso agricolo. L'edificio è semplice, nell'interno al piano nobile e sulla scala centrale sono mantenuti alcuni stucchi originali. La villa è sede di studi privati e uffici, la barchessa è invece stata adibita a garage e abitazioni.

Architetture militari: i forti[modifica | modifica sorgente]

Antica pianta del Forte Marghera, principale caposaldo del campo trincerato di Mestre.

Di interesse sono inoltre i forti, che costituivano il campo trincerato di Mestre, realizzati nel corso del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo. Il campo, costituito da 12 forti[30], iniziò ad essere realizzato nel 1883 (con i primi tre forti) e venne terminato nel 1912; già a aprtire del 1915 fu disarmato vista l'inadeguatezza nel far fronte alla Grande Guerra[31]. Dopo la dismissione militare, i forti rimasero inaccessibili per molti decenni; nel 1995 il comune di Venezia ottenne dal Demanio Militare la concessione temporanea di alcuni di essi e ad oggi 7 di questi sono stati definitivamente acquistati dal comune: forte Marghera, forte Gazzera, forte Carpenedo, forte Tron, forte Poerio, forte Sirtori, forte Bazzera, forte Manin, forte Cosenz, forte Pepe, forte Rossarol e forte Mezzacapo[32].

I forti più importanti sono:

  • Forte Marghera, il più grande e importante di essi, antecedente di quasi un secolo la creazione dello stesso campo. Si estende per 48 ettari in un'area posta tra la città e la laguna, vicino al Parco di San Giuliano. Costruita per scopi militari, la struttura fu poi abbandonata e nella seconda metà del 2008 è stata acquistata dal Comune, mettendo così a disposizione dei cittadini una grande area verde all'interno della città.
  • Forte Carpenedo, costruito a nord del precedente, è posto sulla via di accesso a Venezia proveniente da Treviso e si estende per 18 ettari. Il forte è situato in prossimità del Bosco di Carpenedo, una parte del Bosco di Mestre[33].
  • Forte Gazzera, infine, si trova a nord-ovest di Forte Marghera nell'omonimo rione. Attualmente è sede del Museo delle attività umane tradizionali dell'entroterra veneziano[34].

Gli altri forti:

  • Forte Sirtori, è situato tra Chirignago e Spinea, serviva per poter controllare la ferrovia di Padova. Il forte è lungo 73 metri e possiede quattro cannoni distanti uno dall'altro 10 metri, ci sono anche batterie di piccolo calibro lungo i fianchi.
  • Forte Mezzacapo, edificato tra 1909 e il 1912, con pianta a ferro di cavallo è lungo 100 metri e largo 30 con un'altezza di 5-6 metri. Nel 1916 il fossato che circondava il forte venne interrato per l'accrescersi della malaria. La posizione era strategica per il controllo del Terraglio e della ferrovia per Treviso. Durante la seconda Guerra Mondiale il forte venne usato come campo di concentramento. Attualmente non è più in uso all'esercito ed è in attesa di cambiare destinazione.
  • Forte Manin, si trova immediatamente nelle vicinanze di Forte Marghera, fu costruito in maniera coeva al suo vicino e considerato sua fortificazione accessoria. Il forte era circondato dal canale dell'Osellino e proteggeva la parte rivolta verso Campalto. Rimase in uso per tutto l'Ottocento e successivamente ridestinato a polveriera per lo schieramento difensivo Novecentesco. Attualmente non ha alcuna destinazione anche se compreso nel progetto di parco San Giuliano.
  • Forte Bazzera, costruito nel 1910 come rafforzamento del campo trincerato di Mestre, è l'unica polveriera di questo piano di rafforzamento ad essere arrivata integra ai nostri giorni. Queta fortificazione costruita, in modo da essere un ponte tra terraferma e laguna, è stata utilizzata per molto tempo come discarica ma attualmente ha preso funzione di sede per manifestazione culturali come quelle teatrali e musicali.
  • Forte Rossarol, appartiene alla seconda cintura del campo trincerato di Mestre, venne realizzato nel 1907. La sua struttura è fortemente influenzata dalle nuove necessità dei forti di quell'epoca i quali si dovevno adeguare ad un sempre maggiore utilizzo dell'artiglieria che aveva reso inadeguate le strutture costruite solo trent'anni prima. La struttura del forte si sviluppa su due piani con un'altezza massima di nove metri con l'aggiunta di un altro edificio sul terrapieno a coprire in parte la facciata esposta al tiro. Al piano terra erno alloggite le truppe mentre al piano superiore l'artiglieria. Gli edifici all'interno del forte erano collegati da passaggi semisotterranei. Il forte era anche circondato da un fossato scavato a scopo difensivo. Questa struttura rimase in utilizzo all'esercto fino agli anni Ottanta permettendone la conservazione, attualmente ospita una comunità di recupero di tossicodipendenti.
  • Forte Pepe, edificato su un terreno paludoso racchiuso da un'ansa del fiume Dese. Il forte controllava lo sbocco del Dese dal finaco destro e dal finco sud sorvegliava la laguna di Murano.
  • Forte Cosenz, è un forte gemello di forte Sirtori. Ia struttura si trova in una vasta area destinata al Bosco di Mestre, ma non è stato dismesso in quanto rimane con funzione di uso governativo.
  • Forte Tron, costruito tra il 1887 e il 1890 è formato da un'ampia canellata con una galleria che divide il forte in modo simmetrico. Nella patre destra si trovano le ex-prigioni, tutta la struttura è collegata da un lungo corridoio che percorre tutto il perimetro e da scale a chiocciola che permettono di passare ai piani superiori. In origine si facevno lavori per tenere lontana dal forte la vegetazione in modo che non lo danneggiasse con le radici, più tardi quando prese l'uso di polveriera si lasciò la vegetazione a copertura mimetica. Dopo la prima Guerra Mondiale il forte venne usato come deposito armi e poi abbandonato. Ormai avvotlo da una fitta vegetazione nel 1996 divenne un'oasi naturalistica che dall'aprile del 1998 è gestita dalla Cooperativa Limosa. Il forte attualmente è quindi usato come sede di laboratori naturalistici ed attività estive per minori.
  • Forte Poerio, edificato nel 1909 sullo stesso modello del forte Mezzacapo, era l'avamposto sud del campo trincerato. Attualmente dopo un restatruo è stato adibito a casa di accoglienza per rifugiati politici.

Parchi urbani principali[modifica | modifica sorgente]

Incidente all'Heineken Jammin' Festival

Il Parco di San Giuliano è stato scelto per ospitare il festival rock Heineken Jammin' Festival, dal 14 al 17 giugno 2007. La manifestazione, giunta alla sua decima edizione, avrebbe dovuto svolgersi come tradizione all'Autodromo di Imola, ma la direzione decise di spostarlo nel parco mestrino per sfruttare, oltre alla grande capienza di pubblico, il bellissimo panorama di Venezia, che si scorge da San Giuliano. Nel pomeriggio del 15 giugno, violente raffiche di vento causarono il crollo di alcune torrette per l'illuminazione e il ferimento di una trentina di persone, rendendo necessaria la chiusura anticipata della manifestazione. La manifestazione dell'anno successivo, tenutasi sempre al parco di San Giuliano, ha avuto un esito positivo, essendosi svolta con ottime condizioni meteo.

Mestre conta due grandi parchi urbani:

  • il Parco Alfredo Albanese (dedicato al vice-questore ucciso dalle Brigate Rosse) chiamato popolarmente parco della Bissuola ha un'estensione di 33 ettari e ospita alcuni campi sportivi, una palestra e una piscina comunale.
  • il Parco San Giuliano prospiciente la Laguna è stato inaugurato l'8 maggio 2004, attualmente si estende per 74 ettari ma, secondo il piano guida del parco, si estenderà per ben 700 ettari, di cui 475 ettari di terreno e 225 di canali, barene e laguna, risultando quindi il più vasto parco urbano italiano[35].

Altri parchi di minori dimensioni sono il parco del Piraghetto, il parco Allende, i giardini di Villa Querini e il parco Sabbioni che nel novembre del 2012 è stato raso al suolo per metà a causa dei lavori della stazione ferroviaria di Mestre Gazzera.

Il Bosco di Mestre[modifica | modifica sorgente]

Il Bosco di Mestre è un bosco periurbano che nasce da un'idea di Gaetano Zorzetto[36] (prosindaco di Mestre e politico locale dal 1970 al 1995) e si compone di parecchie aree ex agricole riforestate di diversa ampiezza alcune vicine altre un po' più distanti tra loro, ma con il progetto di essere tutte collegate da percorsi ciclo-pedonali. Si sviluppa in tutta la terraferma.

Parte del Bosco dell'Osellino, a ridosso del quartiere Pertini.

Attualmente le aree completate e fruibili sono:

  • Bosco Zaher (situato tra le località di Favaro e Dese), 44 ettari;
  • Bosco Ottolenghi (situato tra le località di Favaro e Dese), 20 ettari, piantato nel 1997-1999, dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi rabbino veneziano deportato ed ucciso ad Auschwitz;
  • Bosco di Carpenedo (ultimo residuo dell'antica foresta planiziale che ricopriva l'intero entroterra mestrino, situato a ridosso della SR 14 di Mestre ex SS 14 bis) 10 ettari, deriva da un boschetto tagliato nella Seconda Guerra Mondiale e ricresciuto spontaneamente, ampliato nel 1997-1999.
  • Bosco dell'Osellino (situato lungo l'omonimo canale, a ridosso del quartiere Pertini) 8,1 ettari, piantato nel 1994;
  • Bosco di Campalto (situato nella omonima località) 6,7 ettari;

Le Aree Querini sono diverse zone ex agricole acquistate dal comune di Venezia nel 2003, con usufrutto trentennale, dalla Fondazione Scientifica Querini Stampalia (che aveva iniziato l'opera di rimboschimento già nel 1997). L'estensione complessiva è di 200 ettari, dei quali 64 già riforestati ed aperti al pubblico (corrispondenti ai boschi Zaher ed Ottolenghi)[37].

Nel 2006 sono iniziati gli impianti dei cosiddetti nuovi boschi, comprendenti il Bosco Campagnazza (situato a ridosso della Diramazione aeroporto "Marco Polo") 25 ettari ed il Bosco Zaher (aperto nell'ottobre 2010) 40 ettari.

Completano l'opera i due boschi privati Bosco del Montiron (nei pressi dell'abitato di Ca' Noghera) ed il Bosco della Malcontenta (nell'omonima località). Gli impianti, iniziati nel 1993, continuano ancora e sono composti principalmente da farnie, carpini, aceri, frassini, pioppi, tigli e salici. All'interno delle aree già inaugurate esistono zone umide, zone ricreative, culturali e percorsi naturalistici. A lavori ultimati, con i suoi 1400 ettari di superficie, il Bosco di Mestre sarà il bosco periurbano più grande d'Italia[38].

La presenza di un bosco planiziale porta anche molti vantaggi come il consolidmanto del terreno, la possibilità di utilizzare il bosco come area di alluvionamento programmato, di fungere da filtro per la depurazione per affinare la acque reflue derivanti dagli impianti di depurazione ad ifine combattere l'effetto serra con l'azione di stoccaggio della CO2 nei tessuti legnosi, la quale è anche riconosciuta economicamente attraveso i meccanismi del protocollo di Kyoto del 2005 dove i 'carbon credits' prodotti dalla foresta possono essere valutati economicmante e utilizzati come commodity.

In questo progetto di riqualificazione ambientale c'è la volontà di reinserire, nel territorio, l'ambinete boschivo che caratterizzava l'area di Mestre fino alla fine della Repubblica di Venezia, infatti la quasi completa deforestazione è stata effettuata nei successivi 200 anni con un apice nel dopoguerra.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Il seguente grafico riporta l'evoluzione demografica del comune di Mestre sino alla sua soppressione nel 1926.

Abitanti censiti

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Il liceo classico Raimondo Franchetti

A Mestre si contano numerose scuole secondarie di secondo grado (le ex "superiori") dislocate in varie zone della città: il liceo classico Raimondo Franchetti; due licei scientifici (Bruno e Morin) ; un liceo linguistico (Stefanini) ; un liceo scientifico tecnologico; un liceo delle scienze sociali; un liceo psicopedagogico; un liceo artistico (ex istituto d'arte) e di svariati istituti tecnici e professionali sia statali che privati i quali attirano in città numerosi studenti e docenti dalle varie zone della conurbazione mestrina, da Venezia e dai comuni attigui. Uno di questi Istituti Tecnici, è l'ITIS Pacinotti, che fu un istituto importante nel dopoguerra perché assicurava alle fabbriche di Porto-Marghera periti chimici ben preparati. Ora, il Pacinotti, si è unito all'Istituto per geometri "Massari", creando così un Istituto Tecnico Industriale. Un altro istituto tecnico è lo Zuccante, scuola per informatici ed elettronici.

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Civica di Mestre è il perno del Sistema Bibliotecario Urbano del Comune di Venezia. Istituita nel 1952, ha le proprie collezioni in due sedi: via Miranese e VEZ. La sede di villa Erizzo, acquistata nel 2008 dal comune di Venezia e situata nel centro città è attiva dal 16 marzo 2013. Il Sistema offre alla città altre nove biblioteche dislocate nelle varie zone del territorio mestrino.

Università[modifica | modifica sorgente]

Di recente la città ha cominciato ad ospitare diverse sedi distaccate di alcuni atenei.
A Mestre si trovano la sede di infermieristica dell'Università di Udine e il Laboratorio di Scienza delle costruzioni dell'Università IUAV di Venezia.

In via Torino è in costruzione una cittadella universitaria che verrà a costituire il polo scientifico dell'Università "Ca' Foscari" di Venezia, riunendo i dipartimenti di informatica, di chimica, di scienze ambientali e di chimica-fisica, oggi divisi tra Mestre e Venezia[39]. Il progetto, redatto dallo Studio Mar, prevede la realizzazione di sette edifici, il più alto dei quali arriverà a 44 metri ed ospiterà la Presidenza, la biblioteca e l'auditorium.[40][41].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Università "Ca' Foscari" di Venezia.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Sono in via di realizzazione il Museo di Mestre e l'"M9" ("Museo del Novecento"). Quest'ultimo è un progetto che interessa un'area di circa 9000 m² collocata nel centro di Mestre tra le vie Poerio, Brenta Vecchia e Pascoli, più precisamente nelle aree denominate ex caserma Matter, ex caserma Pascoli ed ex proprietà Volpato. A lavori ultimati il Museo avrà un'esposizione permanente (Museo del Novecento), varie esposizioni temporanee, un auditorium ed una mediateca[42].

Obiettivi dell'intervento sono: la riqualificazione dell'area, rendendo accessibili al pubblico luoghi finora non fruibili, la convivenza di edifici storici con nuove architetture e la creazione di un polo culturale per la città[43].

Le aree sono state acquistate nel 2008 dalla Fondazione di Venezia, la quale ha provveduto all'attuazione del progetto affidandone la progettazione al vincitore di un concorso internazionale, al quale hanno partecipato Carmassi Studio di Architettura (Italia), David Chipperfield Architects (Gran Bretagna/Italia), Agence Pierre-Louis Faloci (Francia), Mansilla+Tuñón Arquitectos (Spagna), Sauerbruch Hutton (Germania) e Souto Moura Arquitectos (Portogallo).

Il 27 agosto 2010, in occasione della mostra organizzata in concomitanza con la 12esima Biennale di Architettura per presentare i progetti alla cittadinanza e al pubblico, è stato rivelato il vincitore, lo studio Sauerbruch Hutton di Berlino[44].

Nel 2011 sono iniziate le demolizioni di alcuni vecchi edifici, mentre l’inaugurazione è prevista per il 2014.[42]

Bisogna però sottolineare, a onor del vero, che non tutti sono concordi nel ritenere positiva la costituzione di un museo del novecento che, lungi dal valorizzare quanto rimane delle antiche memorie storiche della città, potrebbe rivelarsi come un contenitore di idee e concetti più astratti che concreti, non si sa bene quanto apprezzati e graditi dalla cittadinanza.

Peraltro, la proposta fatta alla Fondazione di Venezia di acquistare il celebre dipinto del Canaletto raffigurante "Piazza Barche", capolavoro artistico a cui si sarebbe potuto riservare un posto d'onore nel nuovo museo, è caduta nel vuoto.

Resta il fatto che, a tutt'oggi, non esiste ancora un vero museo di storia cittadina che raccolga reperti e memorie antiche di Mestre. Soltanto di recente, l'arciprete del duomo di San Lorenzo, Mons. Fausto Bonini, ha proposto di costituire un "Museo del Duomo" simile a quanti già esistono in molte città d'Italia e d'Europa. Esso dovrebbe conservare molte memorie storiche legate alla vita religiosa della città, nonché suppellettili e paramenti sacri che compongono il tesoro del duomo.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Il teatro Toniolo (1912)

Ogni anno nel centro cittadino si svolge Mestre più, una manifestazione con mercatini, concerti ed intrattenimenti. L'evento dura un mese e si ripete due volte l'anno, la prima a cavallo del natale, la seconda tra maggio e giugno. Per l'occasione i negozi del centro posticipano la chiusura. Il primo sabato di ogni mese si svolge, sotto i portici del Corso del Popolo, il mercatino dell'antiquariato. Per le festività di san Michele (29 settembre) strade e piazze del centro ospitano mercatini, stand gastronomici, spettacoli e un piccolo luna park.

Teatri e cinema[modifica | modifica sorgente]

La città offre un'importante rete di teatri e cinema: oltre allo storico Toniolo (1912), degni di nota sono il Teatrino della Murata, il teatro Arnaldo Momo, il teatro del Parco e il complesso cinematografico IMG cinemas che comprende anche il cinema più grande, il cinema-teatro Corso.
Il primo teatro di Mestre fu il Balbi, inaugurato nel 1778. Pregevole opera architettonica progettata da Bernardino Maccaruzzi, fu molto frequentato dalla nobiltà veneziana, ma venne chiuso nel 1811. L'edificio sorge ancora oggi nei pressi di piazza Barche, rinominato come Galleria Teatro Vecchio.

Persone legate a Mestre[modifica | modifica sorgente]

Mass media[modifica | modifica sorgente]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

A Mestre ha sede Il Gazzettino, l'ottavo quotidiano italiano ed il primo del Triveneto. La testata propone varie edizioni locali, tra queste quella di Mestre comprende notizie e cronache dalla città e dal suo territorio. Altro quotidiano importante è La Nuova di Venezia e Mestre del gruppo editoriale "L'Espresso".

In città vengono inoltre diffusi vari giornali gratuiti, Il Nuovo Boom (annunci economici), Piazza Maggiore il giornale del duomo di Mestre e L'Incontro, organo di stampa di varie associazioni solidali della città.

Radio[modifica | modifica sorgente]

La città riceve i principali network radiofonici nazionali ed è coperta da un buon numero di emittenti regionali e locali.

A Mestre hanno visto la luce diverse emittenti storiche dell'area come Radio Mestre, Beautiful Radio, Radio Carpini e Radio Base Popolare Network.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

A Mestre si ricevono tutte le emittenti televisive nazionali e sono presenti anche svariati canali regionali con programmazione dedicata alla città.

Oltre a Televenezia, con sede a Mestre, propongono informazione e produzioni inerenti alla città anche Antenna Tre Nordest, Tele Alto Veneto, 7 news e Rete Veneta che offrono fra l'altro un'edizione dedicata del proprio telegiornale.

Internet[modifica | modifica sorgente]

Mestre non dispone di un vero e proprio portale ufficiale, al di là di alcune aree del sito del Comune di Venezia. Esistono svariati portali non ufficiali con finalità commerciali, divulgative o sociali. Autonomamente, molte realtà cittadine si sono comunque dotate di propri spazi web.

A partire dal 2009 i mestrini possono segnalare disservizi, guasti e problemi nel territorio tramite il sito comunale I.R.I.S. che raccoglie, pubblica e consente di commentare le segnalazioni ricevute, inoltrandole contemporaneamente alle aziende preposte alla loro soluzione.

Dallo stesso anno alcune aree della città (ad esempio Piazza Ferretto, i parchi comunali, diverse biblioteche, ecc...) sono coperte dagli hot-spot della rete wireless gratuita attivata dal Comune nel 2009 e disponibile, previa registrazione, per i residenti e per chi lavora o studia in città.

L'area di Mestre è coperta dai principali servizi di mappe online sia per quanto riguarda la cartografia sia per le immagini. A seguito del rilascio della cartografia di Venezia e Mestre a cura del Comune nell'ambito del progetto Open Data, la copertura della città sul sito OpenStreetMap risulta particolarmente accurata.
Per quanto concerne le immagini, i servizi che offrono questa funzionalità contengono immagini aeree ad alta risoluzione riprese fra il 2003 ed il 2012. Sia Bing mappe sia Google Maps offrono anche le foto oblique che consentono di visionare Mestre da qualsiasi angolazione. L'intera città, comprese le aree pedonali, può essere esplorata a livello stradale tramite il sito Venice Connected che si avvale delle immagini aeree di TuttoCittà e di foto ad alta risoluzione a 360 gradi acquisite dalla società italiana GeoMondo. Il servizio è esteso a Venezia e comprende anche tutti i canali. Un sottoinsieme delle strade di Mestre è presente nel servizo TuttoCittà di Pagine Gialle che copre anche varie aree pedonali. Da giugno 2011 anche Google Street View offre la copertura pressoché totale della città e delle zone limitrofe, eccetto le aree pedonali. La città è inoltre esplorabile in 3D simulato tramite il servizio Nokia Maps 3d.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il sistema autostradale di Mestre

Le principali direttrici stradali storicamente utilizzate per gli scambi fra Mestre e il circondario sono la Strada regionale 11 Padana Superiore verso Marghera e la Riviera del Brenta, la Strada statale13 Pontebbana "Terraglio" verso Treviso, la Strada statale 14 della Venezia Giulia verso Trieste, la Strada regionale 14 bis, la Strada regionale 245 "Castellana", verso Castelfranco Veneto e Trento, la Strada statale 309 Romea verso Ravenna e la Strada provinciale 32 Miranese ("Via Miranese") verso Mirano e Padova.

Per il traffico stradale a lunga percorrenza Mestre è inoltre servita mediante la A4 Torino - Trieste, l'A57 Tangenziale di Mestre e la A27 Mestre - Pian di Vedoia.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione ferroviaria di Mestre ha un flusso di utenti di circa 85.000 persone al giorno per 31 milioni di frequentatori annui, risultando la settima stazione per passeggeri in Italia[45]. In tale stazione convergono le linee Milano-Venezia, Venezia-Trieste, Venezia-Udine, Venezia-Trento e Adria-Mestre.

La stazione di Mestre risulta centrale nell'ambito del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) del Veneto.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale.

Nell'area mestrina si trovano inoltre le stazioni di Venezia Carpenedo, Venezia Porto Marghera e Venezia Mestre Ospedale. Risultano in costruzione le stazioni di Venezia Mestre Gazzera (alla confluenza delle linee Venezia-Trieste e Venezia-Udine) e di Venezia Mestre Via Olimpia (sulla linea Venezia-Trieste)[46].

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

In località Tessèra si trova l'aeroporto internazionale di Venezia, intitolato all'esploratore veneziano Marco Polo; lo scalo rappresenta il terzo polo aeroportuale italiano. Gestito dalla Società Aeroporto Venezia (SAVE), offre voli nazionali ed internazionali, nonché alcuni voli intercontinentali.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Venezia-Tessera.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Bus ACTV a Venezia

Il trasporto pubblico urbano a Mestre è gestito da ACTV. L'area urbana di Mestre è servita da 41 linee ACTV, di cui una tranviaria; 21 di esse servono il collegamento con Venezia - Piazzale Roma[47]. Il servizio è garantito anche di notte grazie alle linee notturne (N1 e N2) che a frequenza alternata collegano alcune zone della conurbazione mestrina a Venezia - Piazzale Roma e sono in coincidenza con il servizio notturno di navigazione. Transitano inoltre per Mestre tutte le linee interurbane ACTV che collegano Venezia ai comuni attigui e alle città di Padova e Treviso.

Transitano infine per Mestre tutte le linee extraurbane ATVO che collegano Venezia al Veneto Orientale.

Tram e filobus[modifica | modifica sorgente]

Tram al capolinea di Favaro

Fra il 1933 e il 1968 Mestre disponeva di una vasta rete filoviaria, sostitutiva a sua volta di alcune tranvie a scartamento metrico attive fra il 1891 e il 1938. Un'ulteriore linea tranviaria, la Padova-Malcontenta-Fusina, inaugurata nel 1885, raggiungeva fino al 1954 Mestre con un'apposita diramazione.

Dal 2010 è in servizio una linea tranviaria di collegamento tra Favaro (capolinea via Monte Celo) e la stazione di Mestre (fermata Stazione FS).

Il progetto completo, di cui il tratto in esercizio costituisce solo la prima parte, prevede due linee: la linea 1 seguirà il percorso Venezia-Mestre centro-Favaro via Monte Celo, mentre la linea 2 il percorso Marghera-Mestre centro; quest'ultimo capolinea (situato in piazzale Cialdini) fungerà da interscambio tra le due linee. La linea T1 è formata dalla tratta via Monte Celo-piazzale Cialdini della linea 1 e dalla tratta piazzale Cialdini-Stazione FS della linea 2[48].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tranvia di Mestre.

Piste ciclabili e bike sharing[modifica | modifica sorgente]

Ciclostazione del bike sharing

Nel 2006 il comune di Venezia approvò un programma volto a potenziare la rete ciclabile esistente attraverso nuove interconnessioni e percorsi di collegamento fra il centro città e le periferie ed infine, in una terza fase, percorsi extraurbani per raggiungere le zone più distanti[49]. Ad ottobre 2009 l'estensione complessiva in terraferma delle piste ciclabili era di 89,5 km, con un incremento del 82,65% rispetto al 2005 (quando la rete ciclabile si estendeva per 49 km)[50].

Nel dicembre 2009 l'amministrazione comunale aggiudicò l'appalto per l'attivazione e la gestione di un servizio di bike sharing attivo dal 22 settembre 2010 a Mestre[51] e dal 27 agosto 2011 al Lido[52]; attualmente il sistema Bike Sharing Venezia conta 11 "ciclostazioni", di cui 9 a Mestre e 2 al Lido[53]. Il servizio funziona con la tessera imob la medesima del sistema di bigliettazione elettronica dei trasporti pubblici.

Car Sharing[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio mestrino esistono 11 aree di sosta attrezzate del car sharing del Comune di Venezia, presso le quali, previo abbonamento al servizio, gestito da ASM Venezia, è possibile prelevare o restituire le autovetture del circuito[49].

Sport[modifica | modifica sorgente]

Foto documento inaugurazione vessillo società SPES Mestre, fondata nel 1903 e ufficialmente costituita il 1 gennaio 1905.

Le attività sportive sono molto presenti in città e possono servirsi di numerosi impianti (da ricordare lo Stadio Francesco Baracca, il palasport Taliercio e lo storico impianto polivalente "CONI" di via Olimpia, attualmente intitolato a Davide Ancilotto).

La prima società sportiva mestrina è la SPES, fondata nel 1903 e costituita ufficialmente il 1 gennaio 1905, ed ancor oggi esistente.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Già ai primi del Novecento a Mestre si gioca a calcio, o meglio a football come si diceva in quel periodo. La prima sezione calcio è della Società Ginnastica Marziale di Mestre, nel 1905, poi nel 1909 la fondazione del Mestre Foot-Ball Club che però non si affilia alla F.I.G.C. se non nel 1919.

Nell'immediato dopoguerra le società principali erano due: A.C. Mestre e Spes.

Si giocava in un campo attaccato al cinema Concordia, praticamente confinante con il Foro Boario (poi piazza Sicilia ed attualmente piazzale Donatori di Sangue). Il primo derby ufficiale a Mestre è del 1919, giocato tra l' A.C. Mestre e la Spes Mestre, vinto 2 - 0 dal Mestre (Coppa Beccari).

Dal 1919 a Mestre venne adibita allo sport una nuova area attigua al Viale Garibaldi (compresa tra le vie Toti e Baracca), che aveva anche la "pista da atletica" attorno al campo di gioco. Il campo sportivo Francesco Baracca (nell'omonima via) con l'inaugurazione ufficiale (14 giugno 1925) era quindi diventato il riferimento sia della squadra che rappresentava la Città che dei suoi sostenitori.

Nel 1929, presso la sede del Coni si decise per una fusione fra le quattro maggiori rappresentative della città, così nacque U.S. Mestrina[54].

La principale squadra di calcio della città, nata con la denominazione Mestrina nel 1929 e divenuta successivamente Calcio Mestre (1980), ha militato per molti anni in Serie C, raggiungendo la promozione nella Serie B negli anni quaranta. La squadra nel 1987 venne fusa con il Venezia, dando la luce al nuovo Venezia-Mestre (oggi F.B.C. Unione Venezia), dai colori sociali arancio-nero-verde nel rispetto delle due vecchie società calcistiche. Il titolo sportivo del Calcio Mestre venne ceduto dall'allora presidente Zamparini al Palermo Calcio. Il "Calcio Mestre" venne rifondato nel 1991, raggiunse la serie C2 (1996-97) per poi fallire nel 2003.

Anche nella stagione 2014/2015 le squadre di calcio della città militano solamente in campionati dilettantistici. Le più alte di categoria sono la Mestrina FC 1929 (già Edo Mestre RSM) che partecipa al girone B dell'Eccellenza Veneto e l' A.S.D. FavaroMarcon (già FavaroMestre) iscritta al campionato di Promozione. L ''A.C. Mestre A.S.D. partecipa al girone H di Prima Categoria. L'A.C.Femminile Mestre 1999 gioca nel Campionato Nazionale Serie B. A Mestre, inoltre, ha sede e si allena anche la squadra F.B.C. Unione Venezia.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

Il calcio a 5 è in forte espansione a Mestre. Attualmente giocano e si allenano nelle strutture cittadine, le squadre Fenice C5 e Asd Città di Mestre C5 che disputano entrambe il massimo campionato regionale in C1, Polisportiva Bissuola e Flaminia che partecipano al campionato di serie C2. Questo sport è in continua crescita contando moltissime squadre nelle categorie inferiori. La Franco Gomme Venezia (già Dese calcio a 5) ha militato tra serie A1 e A2 per alcune stagioni, per poi fallire nel giugno 2013.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda il ciclismo, dal 1984 al 2005 si è svolta la competizione Millemetri del Corso di Mestre. La crono-corsa veniva effettuata ogni anno nel mese di ottobre lungo corso del Popolo e tra i partecipanti figuravano anche grandi campioni del ciclismo. Dal 2006 è stata sostituita da una manifestazione minore tipo-pista denominata prima Mestre in Pista e successivamente Città in Pista. Inoltre Mestre è stata per due volte sede di partenza di tappa del Giro d'Italia, nel 1997 Mestre-Cervia, e nel 2010 Mestre-Monte Zoncolan. Degna di nota è anche la storica società ciclistica mestrina Coppi Gazzera con più di mezzo secolo di attività.

Cricket[modifica | modifica sorgente]

La squadra Venezia Cricket Club, nata attorno agli immigrati bengalesi di Marghera, ha raggiunto la serie B del campionato nazionale.

Football americano[modifica | modifica sorgente]

A Favaro gioca e si allena la squadra di football americano Islanders Venezia che milita nel campionato nazionale di serie A2.

Ginnastica[modifica | modifica sorgente]

La società ginnica S.G.S.D. Spes Mestre, fondata nel 1903, è il più vecchio sodalizio sportivo della città. Da questa società provengono i ginnasti olimpici Diego Lazzarich, Gianmatteo Centazzo, Maria Grazia Mancuso e Valentina Spongia.

Hockey in-line[modifica | modifica sorgente]

L'Hockey Team Mestre è una squadra di hockey in-line che ha militato nel campionato nazionale in serie A2.

Judo[modifica | modifica sorgente]

L’AS Judo Mestre 2001 è campione nazionale 2013 nella categoria "cadetti". Il titolo è stato vinto dalla squadra femminile ai campionati nazionali disputati ad Ostia.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Mestre vanta una forte tradizione cestistica, con il Basket Mestre (fondato nel 1958) che ha disputato 14 campionati tra A1 ed A2 tra il 1974 ed il 1988. Tale società vantava uno tra i migliori vivai in Italia, vinse 6 scudetti nelle categorie giovanili (in tutte 4 le categorie dell'epoca, prima in Italia, ed in soli 10 anni di serie A) e vantò la nascita di campioni quali Renato Villalta, Claudio Coldebella, Davide Ancilotto, Stefano Teso, Claudio Pilutti, Giovanni Dalla Libera e moltissimi altri (vedi scheda Basket Mestre).

Nella squadra cittadina arrivarono a giocare campioni internazionali quali Harthorne Wingo, Chuck Jura e molti altri.

Sempre a Mestre hanno allenato Augusto Giomo, Massimo Mangano, Ettore Messina (responsabile settore giovanile), Claudio Bardini, Gianni Asti, Andrea Mazzon (giovanili), e moltissimi altri.

Successivamente i Bears Mestre (fondati nel 1990) arrivarono nel 1999 a giocare la finale della Serie B d'Eccellenza, poi nel 2007 furono assorbiti dalla Reyer Venezia.

Attualmente il Basket Club Mestre (sciolto nel 1989 e rifondato nel 2009) milita in Divisione Nazionale C.

La città ha dato i natali a Davide Ancilotto giovane campione prematuramente scomparso.

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

Degna di nota è la squadra di pallavolo Volley Mestre che partecipò ad alcuni campionati di serie A2 negli anni '90. Nel 2007, è nata una nuova società di pallavolo femminile il Mestre Volley Center, neopromossa nella stagione 2008/2009 al campionato di serie D.

Pugilato[modifica | modifica sorgente]

Il circolo di pugilato Union boxe Mestre, nato nel 1932, vanta svariati campioni tra italiani ed europei. Tra tutti il pugile mestrino Francesco De Piccoli campione olimpico pesi massimi a Roma 1960.

Rugby[modifica | modifica sorgente]

Presso gli impianti sportivi siti in via Monte Cervino a Favaro Veneto gioca, si allena ed ha sede la squadra di rugby "Lyons Venezia Mestre" ASD (già Veneziamestre Rugby 1986), che partecipa al campionato di serie B.
Nella medesima sede è inoltre operativo il settore giovanile con due società: il "Venezia Mestre Rugby Junior Team" che raggruppa le categorie U8-U10-U12 ed U14, e la "Junior Rugby Venezia" con le categorie U16 ed U18.
Sempre a Favaro Veneto si allena anche la formazione "old rugby" veneziana de "Le Mummie Old Rugby Club 1989 Venezia Mestre", fondata del 1989 e composta da giocatori over 35.
Infine, presso gli impianti sportivi siti in località Gazzera e dedicati alla memoria del celebre campione Umberto "Lollo" Levorato, è attiva la formazione dei "Putei Veci Rugby", club rugbystico fondato nel 2001, attualmente impegnata nel Campionato Amatoriale Rugby Union e nel settore giovanile.

Scherma[modifica | modifica sorgente]

Il Circolo Scherma Mestre (intitolato a Livio Di Rosa, allenatore di alcuni fra gli atleti più forti), è la più importante società sportiva di scherma italiana, raccogliendo tra olimpiadi, campionati italiani, europei e mondiali svariate decine di medaglie. Tra gli atleti più medagliati sono da ricordare Fabio Dal Zotto, primo oro olimpico mestrino, Andrea Borella, Mauro Numa, Dorina Vaccaroni, Andrea Cipressa, Francesca Bortolozzi e Matteo Zennaro.

Sport acquatici[modifica | modifica sorgente]

La società sportiva Mestrina Nuoto ha portato la pallanuoto in città ad alti livelli (serie A1 femminile e serie B maschile).

Sport nautici[modifica | modifica sorgente]

A Mestre, in località San Giuliano, si trova un polo nautico di cui fanno parte le seguenti società. G.S. Voga veneta; Circolo velico Casanova; Circolo della vela Mestre, Spes canoa; Canottieri Mestre attiva dal 1974, vanta numerose partecipazioni a campionati italiani e mondiali, ed è una realtà in cui vengono praticate a livello agonistico numerose discipline quali canottaggio, canoa, voga alla veneta, tennis, vela e vela al terzo. Un'alternativa alla canoa della Canottieri e il Canoa Club Mestre che punta alla canoa nei settori della velocità, paracanoa e slalom.

Tennis[modifica | modifica sorgente]

Il Tennis club Mestre milita nella serie A1 del campionato nazionale femminile.

Personalità sportive legate a Mestre[modifica | modifica sorgente]

Oltre ai campioni già citati nelle sezioni scherma e pallacanestro si ricordano:

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Torre Mestre 1.JPG

A motivo del suo antico status di città nonché a causa della notevole disomogeneità territoriale e della diversità di problematiche tra zone del medesimo Comune[senza fonte], il sindaco di Venezia nominava in passato il prosindaco di Mestre, figura alla quale competeva il coordinamento delle quattro attuali municipalità di Mestre (Mestre-Carpenedo, Favaro, Chirignago-Zelarino e Marghera). Dal 29 marzo 2010 tale figura non è più prevista.

Il presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo (Mestre centro), che comprende la parte più consistente della città storica di Mestre, gli ex quartieri 9 Carpenedo-Bissuola e 10 Mestre centro, è Massimo Venturini (PD) (secondo mandato).

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

La municipalità di Mestre-Carpenedo è a sua volta divisa in 7 delegazioni di zona:[55]

  • Mestre centro
  • Piave-Piraghetto-Rione Sabbioni
  • Mestre est
  • XXV Aprile
  • Bissuola
  • Carpenedo
  • Terraglio-Borgoforte

Consolati stranieri[modifica | modifica sorgente]

La località è sede di alcuni consolati:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati riferiti alla Municipalità Mestre-Carpenedo (bilancio demografico giugno 2012), Comune di Venezia. URL consultato il 6 aprile 2013.
  2. ^ Molte fonti bibliografiche assegnano a Mestre l'intera popolazione della terraferma, comprendente anche località distinte quali Marghera, Favaro Veneto, Chirignago e Zelarino; si citano:
    • Enciclopedia Generale De Agostini, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1988, p. 908, ISBN 88-402-0073-8.
    «Mestre, fraz. (190 000 ab.) del com. di Venezia».
    • L'Universale. La Grande Enciclopedia Tematica, Enciclopedia Generale, vol. II, Milano, Garzanti, 2005, p. 961.
    «Mestre centro del Veneto, 190.000 ab.».
    «Mestre Città compresa dal 1926 nel comune di Venezia (176.000 ab. ca.)».
  3. ^ Città di Venezia - Regolamento comunale delle municipalità (PDF), Comune di Venezia, 4 febbraio 2010. URL consultato il 6 marzo 2013.
  4. ^ Città di Venezia - Divisioni amministrative, Comune di Venezia. URL consultato il 6 marzo 2013.
  5. ^ Città di Venezia - Superfici amministrative, Comune di Venezia. URL consultato il 6 marzo 2013.
  6. ^ Modello idrologico-idraulico del fiume Marzenego.. URL consultato il 23 gennaio 2009.
  7. ^ Sertorio Orsato, Historia di Padova, sacra e profana, Padova, Frambotto, 1678.
  8. ^ Bonaventura Barcella, Notizie storiche del castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832 e del suo territorio, Venezia, 1839..
  9. ^ Rosanna Saccardo, Il problema dell'origine del nome di Mestre in "Quaderni di Studi e Notizie n. 2", Centro Studi Storici di Mestre, 1962-1963, pp. 11-13.
  10. ^ Il territorio mestrino dall'età romana al X secolo, dalla sezione storia del sito della municipalità.. URL consultato il 28 agosto 2010. (PDF)
  11. ^ Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, La diocesi e i vescovi dall'Alto Medioevo al secolo XIII di Silvio Tramontin, pp. 359-368
  12. ^ Samuele Romanin, Storia documentata di Venezia, Tomo I
  13. ^ Il Castelvecchio era posizionato nella zona dell'ex-Ospedale Umberto I, ma non ne rimane traccia. Unica testimonianza è il tracciato della strada di accesso al castello tramite ponte levatoio (oggi non esistente) chiamata ancor oggi via castelvecchio, intersecata da via Einaudi.
  14. ^ Giovanni Distefano, Giannantonio Paladini, Storia di Venezia, 3 - Dalla Monarchia alla Repubblica, Supernova, 1997, p. 231.
  15. ^ a b c Roberto Bianchin, Voglia di divorzio in Laguna in la Repubblica, 3 gennaio 1989. URL consultato il 6 marzo 2013.
  16. ^ a b c d e f g h i j Roberto Bianchin, Venezia-Mestre, niente divorzio in la Repubblica, 17 novembre 2003.
  17. ^ a b Roberto Bianchin, Di Venezia ce n'è una sola in la Repubblica, 8 febbraio 1994. URL consultato il 6 marzo 2013.
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  20. ^ Municipalità di Mestre e Carpenedo: storia
  21. ^ Roberto Bianchin, Venezia e Mestre non tagliano i ponti in la Repubblica, 27 giugno 1989. URL consultato il 6 marzo 2013.
  22. ^ Al 1844; cfr. Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Firenze, 1844.
  23. ^ Motivazioni della Medaglia d'Oro sul sito della Presidenza della Repubblica. URL consultato il 23 gennaio 2009.
  24. ^ Articolo di Repubblica del 1985 sulla visita del Papa a Venezia. URL consultato il 23 gennaio 2009.
  25. ^ "Esisteva nel 1777, un grande teatro nella terraferma veneziana, a Mestre ..."
  26. ^ Come appena detto, il Duomo, di origini più remote, è stato ricostruito due secoli fa.
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  28. ^ Sito della parrocchia del Duomo.. URL consultato il 23 gennaio 2009.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Sergio Barizza, Storia di Mestre, Padova, Il Poligrafo, 1994, ISBN 88-7115-065-1.
  • Michele Casarin, Giuseppe Saccà e Giovanni Vio, Alla scoperta di Mestre, Portogruaro, nuovadimensione, 2009.
  • M. Boer, Guida alle Ville Venete sei itinerari nel Comune di Venezia, Mestre, Arti grafiche Carrer, 2001.
  • C. Semenzato, La terraferma veneziana, Venezia, Provincia di Venezia, 1991, ISBN 88-7086-043-4.

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