Friuli

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Friuli
Friûl (in friulano) - Friuli (in italiano) - Furlanija (in sloveno) - Friaul (in tedesco) - Friùl (in veneto)
Friuli – Stemma Friuli – Bandiera
(dettagli)
Stati Italia Italia
Regioni Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia (esclusa la Venezia Giulia)
Veneto Veneto (alcuni comuni)
Territorio Province di Pordenone, Udine, Gorizia[1], e il Comune di Sappada (BL). Anche l'ex mandamento di Portogruaro (VE) viene considerato da alcuni autori come appartenente al Friuli storico[2]; taluni ritengono però che tale territorio non ne faccia più parte.
Capoluogo Udine, Cividale e Aquileia
Superficie 8 240 k con il Mandamento di Portogruaro e il Comune di Sappada; senza le aree menzionate: 7 549 km²
Abitanti circa 1 060 000 con il Mandamento di Portogruaro e il Comune di Sappada; 966 000 senza le aree menzionate (2005)
Densità circa 128 ab./km²
Lingue italiano, friulano, dialetti veneti, sloveno (e suoi dialetti), tedesco (e suoi dialetti)
Fusi orari UTC+1
Nome abitanti friulani
Collocazione del Friuli in Italia
Collocazione del Friuli in Italia

Coordinate: 46°00′N 13°12′E / 46°N 13.2°E46; 13.2

« ...il Friuli è un piccolo compendio dell'universo,

alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì »

(Ippolito Nievo - Le confessioni d'un italiano - Capitolo Primo)

Il Friùli (Friûl in friulano, Furlanija in sloveno, Friaul in tedesco, Friul in veneto) è una regione storico-geografica italiana con un propria e particolare identità culturale. Anticamente era conosciuta come Carnorum Regio, poi con i Longobardi come Forum Iulii (in latino). Sotto il profilo politico-amministrativo è oggigiorno in massima parte compresa nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e corrisponde alle province di Pordenone, Udine e Gorizia. Sotto un profilo propriamente storico, comprende anche il comune di Sappada, in provincia di Belluno[3], e il Mandamento di Portogruaro (VE). Tale appartenenza, pur trovando ampio riconoscimento nella dottrina, non è universalmente accettata ed è, da lungo tempo, oggetto di discussione[4][5].

Capitale storica e città più importante del Friuli è Udine già sede, in età medievale, del Patriarcato di Aquileia e del Parlamento del Friuli. Se si include l'ex Mandamento di Portogruaro, centri principali oltre a Udine, sono gli altri due capoluoghi di provincia Pordenone e Gorizia, Portogruaro, Sacile, Codroipo, Cervignano del Friuli, Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Tolmezzo.

Udine, Piazza Libertà

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Friuli dal satellite

Il Friuli - nella sua definizione storica - è delimitato ad ovest dal fiume Livenza, a nord dalle Alpi carniche, ad est dalle Alpi Giulie e dal fiume Timavo, a sud dal Mar Adriatico.[6] Numerosi sono i fiumi che scorrono da nord verso sud. Tra i più importanti, oltre a quelli già citati: il Tagliamento, l'Isonzo, il Torre, il Natisone, lo Stella, l'Ausa, il Corno.

Tutta la parte settentrionale del Friuli è costituita da territorio montano, e nello specifico la parte occidentale della montagna friulana viene chiamata Carnia. I rilievi più importanti, da occidente ad oriente, sono: tra le Dolomiti friulane la Cima dei Preti (2703 m), il Duranno (2652 m) e la Cridola (2580 m); tra le Alpi carniche il monte Peralba (2691 m), il monte Bìvera (2474 m) ed il monte Coglians (2780 m); tra le Alpi Giulie, lo Jôf Fuârt (2666 m), lo Jôf di Montasio (2754 m), il Mangart (2677 m) e il monte Canin (2587 m), che domina la pianura. Le montagne friulane hanno come spina dorsale il corso del fiume Tagliamento, che all'altezza di Gemona sbuca prima nelle colline che occupano la fascia centrale del Friuli, poi nella vasta pianura alluvionale da esso creata. Un paesaggio tipico della pianura friulana sono i Magredi, zone brulle e piene di sassi (grebanos in lingua friulana) trasportati dal letto del Tagliamento nel corso dei millenni.

Friùli o Frìuli?

La pronuncia corretta di Friuli in italiano è Friùli /fri'uli/ (ovvero con l'accento sulla u).[7] Sebbene alcuni dizionari ed enciclopedie riportino anche la pronuncia alternativa Frìuli /'friuli/ (cioè con l'accento sulla i) va messo in evidenza che questa pronuncia non è in alcun modo presente nel territorio friulano né in quelli limitrofi e non è più accettata nell'uso colto.[7] Dal punto di vista etimologico, Frìuli non è sostenibile, in quanto non si giustificherebbe lo spostamento dell'accento d'intensità dalla u del nome latino originario (Forum Iulii) alla vocale i breve, derivata da una semivocale anteriore atona.

La pianura è comunemente suddivisa in alta pianura friulana e bassa pianura friulana convenzionalmente delimitate dalla strada Napoleonica che collega le città di Codroipo e Palmanova; a sud di questa strada si estende la zona delle cosiddette risorgive, in cui l'acqua sgorga in modo naturale attraverso delle polle che si trovano sparse un po' dappertutto sul territorio. Tale acqua, prevelata attraverso pozzi artesiani, viene utilizzata anche come sostituto naturale dell'acquedotto. Al termine delle pianure, verso sud, si aprono le lagune di Marano e di Grado, oasi naturali protette, con flora e fauna uniche nel loro genere.

La superficie del Friuli è di 8.240 km², suddivisi tra le province di Udine (4.905 km²), Pordenone (2.178 km²), Gorizia (466 km²), il Mandamento di Portogruaro (629 km²) e il Comune di Sappada (62 km²). Senza queste due ultime aree la superficie è di 7.549 km².

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Nella pianura friulana il clima è di tipo sub-mediterraneo umido che nelle zone collinari si trasforma in continentale e, sui rilievi, in alpino. Sulla costa le temperature medie annue sono di poco superiori ai 14 °C (Monfalcone: 14,2 °C) mentre nelle pianure interne si registra un lieve abbassamento, fino a 13 °C - 13,5 °C (Udine 13,1 °C, Pordenone 13,3 °C, Gorizia 13,4 °C). Ancora più a nord, Tolmezzo, a 326 m s.l.m., presenta una temperatura media di circa 10,6 °C. I valori più bassi si registrano nella catena alpina: poco più di 4 °C al Passo di Monte Croce Carnico (ad oltre 1300 m s.l.m.) e fra i 5,5 °C e i 7 °C nella Val Canale che però è situata al di sotto degli 850 m s.l.m. Le temperature del mese più freddo (gennaio) variano fra i 4,5 °C circa di Monfalcone, ai quasi -5 °C di Monte Croce Carnico, passando per i 3 °C di Udine e i -2 °C o -3 °C della Valcanale. Gorizia, a breve distanza da Udine, gode, con i suoi 4 °C circa, di un microclima particolarmente favorevole nei mesi freddi che la rese celebre, in epoca asburgica, come stazione di soggiorno invernale. Nel mese più caldo, luglio, le temperature vanno dai 22,5 °C - 24,0 °C del litorale e le pianure, ai 15 °C della Val Canale.

Le precipitazioni in tutto il Friuli sono abbondanti e ben distribuite nel corso dell'anno. Presentano un minimo pluviometrico nella parte meridionale pianeggiante, generalmente compreso fra i 1.200 e i 1.500 mm (Gorizia oltre 1.350 mm ed Udine oltre 1.400 mm), con valori maggiori sui rilievi. Nelle Prealpi Giulie si trova la località più piovosa d'Italia, Musi, con 3.300 mm di precipitazioni annue. Per quanto riguarda le precipitazioni nevose queste sono piuttosto scarse nelle pianure meridionali (3 giorni nevosi a Udine e Pordenone) ma abbondanti in quota (25 giorni ai 750 s.l.m della Val Canale).

Natura[modifica | modifica wikitesto]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Tipica vegetazione lagunare

Il manto vegetale del Friuli risulta ampiamente modificato, rispetto alla sua conformazione originaria, dall'intervento umano. Determinante, a questo proposito, fu il disboscamento radicale cui la Regione fu soggetta in età moderna (XV-XVIII secolo) e che alterò profondamente, sotto il profilo naturalistico, quasi tutta la fascia pianeggiante meridionale e, in parte, anche quella collinare centrale e pedemontana. Le zone litoranee (soprattutto lagunari) ed alpine sono quelle maggiormente incontaminate, nonostante alcune di esse siano meta di consistenti flussi turistici (Grado e Lignano Sabbiadoro sulla costa, Tarvisio e il Tarvisiano, Forni di Sopra, Ravascletto e Arta Terme nelle Alpi). Il territorio friulano presenta una gran varietà di specie vegetali (oltre 3.000) molte delle quali proprie della zona, e si suddivide, sotto il profilo naturalistico, in cinque grandi sub-regioni.

  • La zona lagunare adriatica, particolarmente suggestiva e caratterizzata da bacini salmastri, paludi e aggregati insulari. La vegetazione predominante è di tipo arbustivo o erbaceo (cespugli, cespi, giunchi ecc.), anche se non sono rare le pinete, talvolta anche di dimensioni considerevoli. In questa microregione è presente anche una rarissima specie vegetale: l'apocino veneto.
  • La zona pianeggiante litoranea (o Bassa friulana) e sub-litoranea coltivata intensivamente (a mais in particolare) e poco alberata (pioppi, carpini e frassini le specie più diffuse) perché soggetta in età moderna a un disboscamento di ampie proporzioni. Lungo la fascia delle risorgive vegeta la famosa Erucastrum palustre, pianta endemica e a forte rischio di estinzione. Anche alcune specie di tipo mediterraneo sono presenti, in numero limitato, sul territorio, fra cui il leccio.
  • La zona dei magredi nell'alta pianura del Friuli occidentale, caratterizzata da vaste praterie aride e cespugliose. In questi luoghi cresce la Brassica glabrescens che a livello mondiale è esclusiva di queste zone. Troviamo anche la Crambe tataria diffusa nelle steppe dell'Europa orientale e dell'Asia centrale, ma in Italia presente solamente nei magredi friulani.
  • La zona collinare e prealpina centrale, dalla gran varietà di fiori e di specie vegetali tipiche sia dell'area padana che europea centro-orientale. La superficie boschiva, non molto estesa, è ricca di querceti e di betullacee (carpini in particolare), ma anche di tigli, di olmi e di aceri.
  • La zona alpina, contraddistinta, alle quote più basse, da boschi di larici e da abetaie. A partire da una certa altezza (1.700 - 1.800 metri circa) si impongono invece gli ontani e le boscaglie di montagna. Fra le specie vegetali tipiche di tali boscaglie vanno segnalati i rododendri, originari delle Alpi Orientali, e i mirtilli. Nel Tarvisiano è presente anche la rarissima Wulfenia.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Ursus arctos

Dal punto di vista faunistico il Friuli può essere diviso in tre zone.

  • L'area della collina e della pianura, fortemente antropizzata, nella quale spicca la presenza di lepri, volpi, fagiani e cinghiali. Fra le specie ittiche di pianura sono numerose, oltre alle specie che popolano i ruscelli e i bacini lacustri di montagna, anche le carpe (rare sui rilievi più alti) e la trota marmorata.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione del Friuli ammonta oggi a quasi un milione di persone, ed è suddivisa tra due Regioni (Friuli-Venezia Giulia e Veneto) e, specificamente, tra cinque province (Provincia di Gorizia a nord del fiume Isonzo), Provincia di Udine, Provincia di Pordenone, il Mandamento di Portogruaro in Provincia di Venezia e il Comune di Sappada in Provincia di Belluno)[9].

Zona Popolazione (2005) Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Provincia di Gorizia 140.681 466 302
Provincia di Udine 528.246 4.905 108
Provincia di Pordenone 297.699 2.178 137
Mandamento di Portogruaro 92.481 630 147
Sappada 1.339 63 21
Totale 1.060.446 8.242 129

Uno dei fenomeni demografici più imponenti che coinvolsero il Friuli fu l'emigrazione. Essa iniziò negli ultimi decenni dell'Ottocento e si esaurì negli anni settanta del Novecento. Si calcola che più di un milione di friulani siano emigrati definitivamente nei circa cento anni in questione. Secondo l'ultimo censimento AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) (2005) i friulani residenti all'estero sono 134.936. Di questi il 56,0% risiede in Europa, il 24,0% in Sud America, il 10,3% in Nord America ed il 4,7% in Oceania. Si deve tuttavia tenere presente che i dati dell'AIRE riguardano solo i friulani ed i loro discendenti che abbiano cittadinanza italiana. Risultano pertanto esclusi tutti i discendenti di friulani che non siano cittadini italiani.

I friulani nel mondo hanno dato vita a associazioni culturali denominate Fogolârs furlans, che sono 46 in Italia e 156 nel resto del mondo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Friuli.

Le origini e l'epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Il foro di Aquileia, sullo sfondo il campanile della basilica

Interessata in età protostorica dalla Cultura dei castellieri, la regione fu popolata, sul finire del V secolo a.C., da genti di origine celtica ed in particolare dai Carni e dai tedeschi, che introdussero, nei territori da loro occupati ed in quelli limitrofi, nuove ed avanzate tecniche di lavorazione del ferro e dell'argento.

Conquistato e colonizzato dai Romani fin dal II secolo a.C., il Friuli Meridionale venne profondamente influenzato dalla civiltà latina, grazie anche alla presenza dell'importante centro di Aquileia, quarta città d'Italia e fra le principali dell'impero, capitale della X Regione augustea Venetia et Histria. La città, importante porto fluviale sull'allora fiume Natissa e snodo dei traffici adriatici verso l'Europa settentrionale (la così chiamata "Via Iulia Augusta") e verso l'Illiria, doveva la sua importanza ad una posizione strategicamente favorevole: sorgeva infatti sul mare Adriatico in prossimità delle Alpi e Prealpi orientali, permettendo in tal modo a Roma di contrastare più efficacemente le invasioni dei celti e dei barbari provenienti da oriente. Il greco Strabone, geografo di età augustea, in un passo della sua opera annota che il porto di Aquileia, colonia romana «...fortificata a baluardo dei barbari dell'entroterra... si raggiunge... risalendo il fiume Natisone per sessanta stadi... e serve come emporio per i popoli illirici stanziati lungo l'Istro»[10]. Va al riguardo segnalato che mentre al giorno d'oggi il Natisone è tributario dell'Isonzo, all'epoca sfociava direttamente in mare. Lo sviluppo di altri centri oltre ad Aquileia, quali Forum Iulii (Cividale del Friuli) e Iulium Carnicum (Zuglio) contribuì ad assicurare alla regione un notevole benessere economico che riuscì a mantenere, nonostante le prime incursioni barbariche, fino agli inizi del V secolo. Negli ultimi decenni del III secolo Aquileia divenne la sede di uno dei vescovati più prestigiosi dell'Impero, contendendo in Italia il secondo posto per importanza, dopo Roma, alle capitali imperiali di Milano e, successivamente, Ravenna. Nel 381 vi si tenne un importante concilio, presieduto dal vescovo Valeriano e voluto da sant'Ambrogio, che aveva preferito Aquileia alla sua sede episcopale di Milano per far condannare pubblicamente l'eresia ariana e i suoi seguaci.

L'invasione unna segnò la rovina della città: Aquileia, protetta da forze esigue, venne espugnata e rasa al suolo da Attila nel 452 (in alcune fondamenta sono state ritrovate le tracce lasciate dagli incendi). Dopo il passaggio dell'orda unna, i superstiti, che avevano trovato rifugio nella laguna di Grado, fecero ritorno in città, ma la trovarono completamente distrutta. Tramontati gli antichi splendori (la sua ricostruzione, più volte vagheggiata, non fu mai portata a compimento), Aquileia rimase tuttavia un punto di riferimento ideale di eccezionale importanza anche dopo il crollo dell'Impero, grazie alla costituzione del Patriarcato (VI secolo), naturale successore del vescovato omonimo che lo aveva preceduto e sede di una fra le più prestigiose autorità cristiane del tempo.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente il Friuli entrò a far parte del Regno di Odoacre e successivamente di quello ostrogoto di Teodorico. La riconquista bizantina voluta dal grande Giustiniano (535-553) fu, per la Regione, di breve durata: nel 568 i Longobardi la occuparono creando un importante ducato che ebbe come capitale Forum Iulii. Il centro si impose ben presto come l'agglomerazione urbana più importante e popolosa della Regione e, nei secoli successivi, mutò il suo nome in quello di Cividale del Friuli. Prima ancora di perdere definitivamente la sua denominazione latina, la città diede a sua volta il proprio nome all'intero territorio. Con successivi passaggi linguistici infatti, il nome di Forum Iulii, sulla bocca delle popolazioni friulane di allora, si trasformò in Friûl e si estese fino ad indicare la totalità del ducato longobardo friulano.

Il Ducato del Friuli rivestì una funzione militare e politica di primo piano nell'ambito del regno longobardo. Durante tutta la sua esistenza, si configurò infatti come avamposto e barriera contro le minacce degli Avari e degli Slavi nei confronti dell'Italia settentrionale. Tale funzione strategica e militare fu intuita fin dagli inizi del dominio longobardo: il Ducato del Friuli fu infatti il primo ad essere costituito in Italia e lo stesso Alboino volle affidarlo al nobile Gisulfo, suo parente e collaboratore. Non a caso, molti duchi del Friuli divennero anche re dei Longobardi (fra questi, Rachis, che regnò nella prima metà dell'VIII secolo).

A partire dalla seconda metà del VII secolo e per buona parte del secolo successivo, venne portato a compimento, sia in Friuli che nel resto dell'Italia longobarda, il processo di fusione fra l'elemento romano, e quello germanico. Quest'ultimo aveva già adottato, seguendo l'esempio dei propri sovrani, la religione cattolica mentre il latino (e le parlate romanze che da esso derivavano) si andava sempre più generalizzando all'interno del gruppo etnico longobardo come idioma d'uso e di comunicazione orale, non solo come unica lingua scritta e di cultura del tempo. In tal modo i Longobardi poterono integrasi con le popolazioni autoctone e partecipare attivamente allo sviluppo, anche civile e culturale, del territorio. Longobardi del Friuli furono anche Astolfo, successore di Rachis, prima come duca del Friuli, poi come re d'Italia, e infine lo storico Paolo Diacono, autore della Historia Langobardorum e professore di grammatica latina presso la corte di Carlo Magno.

Alla dominazione Longobarda seguì quella franca (774). I Franchi riorganizzarono il Ducato del Friuli su base comitale e lo inserirono nel loro Stato come parte integrante del Regnum Italiae. Trasformato in Marca del Friuli (846) fu coinvolto, a seguito dello smembramento dello Stato carolingio, nella lotta per il potere in Italia (ultimi decenni del IX secolo e inizi del X), allorquando il marchese Berengario si fece incoronare prima re d'Italia nell'888 e poi imperatore del Sacro Romano Impero nel 915. Nel 951 Il Friuli passò a costituire, con gran parte del Veneto, la Marca di Verona e Aquileia, estesa fra le Alpi Giulie e il Lago di Garda e che aveva come capitale la città di Verona. Nel X secolo la marca entrò nell'orbita ottoniana e rafforzò i suoi legami con l'Impero.

Il 3 aprile del 1077 l'imperatore Enrico IV concesse al Patriarca Sigeardo, per la sua fedeltà al potere imperiale, la contea del Friuli con prerogative ducali. Si era in tal modo costituito il primo nucleo dello Stato patriarcale di Aquileia, denominato successivamente Patrie dal Friûl, che avrebbe esteso la propria sfera di influenza, anche se in periodi storici diversi, su Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, il Cadore. Tale entità statuale si impose ben presto come una delle più importanti e potenti formazioni politiche dell'Italia del tempo, dotandosi, fin dal XII secolo, anche di un Parlamento, espressione massima della civiltà friulana sotto il profilo istituzionale. Tale organismo prevedeva una rappresentanza assembleare anche dei comuni e non solo dei nobili e del clero. La vita di questa grande Istituzione si protrasse per oltre sei secoli, mantenuta persino sotto la dominazione veneziana, anche se in parte svuotata di potere (il Parlamento, convocato per l'ultima volta nel 1805, fu, poco più tardi, abolito da Napoleone). Il Patriarca Marquardo di Randeck (1365-1381) raccolse tutte le leggi emanate in precedenza nelle Constitutiones Patriae Foriiulii, ossia la Costituzione della Patria del Friuli. Cividale del Friuli sarà sede del Patriarcato di Aquileia fino al 1238, anno in cui il Patriarca si trasferirà a Udine dove farà costruire un superbo palazzo, per sé e per i propri successori. Udine assumerà in tal modo sempre maggiore importanza divenendo col tempo la capitale istituzionale del Friuli.

L'esperienza del Patriarcato come entità statuale autonoma, seppur vincolata al Sacro Romano Impero, si concluse nel 1420 (mentre come entità ecclesiastica sopravviverà fino al 1751), con l'annessione della maggior parte del Friuli alla Repubblica di Venezia, una delle grandi potenze dell'epoca.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il dibattito storico sul rapporto fra Venezia e i suoi territori coloniali è tuttora aperto e ha dato luogo a valutazioni e giudizi non univoci. Tale dibattito esula, in parte, da motivazioni propriamente storiche per collegarsi al mito della città lagunare. Come ha rilevato Elisabeth Crouzet-Pavan «per lungo tempo non è stato possibile dissociare la realtà (di Venezia) dall'immagine, straordinariamente lusinghiera e deformata [di Venezia]...il mito politico veneziano ha per secoli distorto l'approccio e le analisi. Almeno fino al XIX secolo, esso [il mito di Venezia] ha pesato sulla scrittura della storia, poiché la storia aveva come fine principale di confortare il mito»[11]. A tale proposito è comunque necessario sottolineare che «la quiete civile e lo stato pacifico della sua classe dominante sarebbero stati i principi su cui si sarebbe fondato il mito di Venezia»[12].

D'altro canto, la rappresentazione del dominio veneziano sul Friuli ha creato una serie di «geremiadi antivenete sulla base di un gran numero di pregiudizi e luoghi comuni»[13].

Va subito precisato che il Friuli, da nucleo centrale dello Stato patriarcale di Aquileia si convertì in un territorio di confine della Repubblica veneta, a ridosso del mondo germanico, che era egemonizzato, all'epoca, dalla potente famiglia degli Asburgo, nella sua doppia veste di detentrice del titolo imperiale e di quello di duchi d'Austria, cui si aggiunse, dal 1516, anche quello reale di sovrani delle Spagne. Venezia, interessata a contenere le mire espansionistiche sia degli Asburgo che della monarchia francese, si trovò coinvolta, fra i primi del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo, in due conflitti che si combatterono anche in Friuli e che si andarono ad aggiungere alle incursioni turche, che avevano devastato la regione negli ultimi decenni del Quattrocento (in particolare fra il 1472 e il 1499). Il pericolo di nuove guerre e di ulteriori incursioni ottomane costrinsero la Serenissima a mantenere sul territorio guarnigioni militari di una certa consistenza e quadri amministrativi adeguati che, in parte, gravavano sulla popolazione locale[14]. Quest'ultima era inoltre soggetta a una pressione fiscale sempre più onerosa. La contrazione del reddito (particolarmente forte nel corso del XVII secolo)[15] unitamente alla necessità di finanziare un debito pubblico di vaste proporzioni e in costante crescita a causa soprattutto delle esigenze belliche[16], costrinsero infatti Venezia ad applicare ripetutamente una politica fiscale gravosa (non circoscritta naturalmente al solo Friuli ma all'intero Stato veneto)[17][18]

Effetti ben più nefasti ebbero tuttavia, sulla popolazione friulana, le frequenti carestie, un tasso di mortalità infantile particolarmente elevato (come nella massima parte dell'Europa del tempo), e, soprattutto, due devastanti epidemie che non favorirono una crescita demografica organica in età moderna. In alcuni periodi anzi, si registrarono flessioni non irrilevanti[19].

D'altra parte, fin dal terzo decennio del XVII secolo, la Repubblica Veneta entrò in un processo di decadenza irreversibile dovuto alla perdita di molti dei suoi mercati tradizionali, alla canalizzazione del risparmio e di importanti risorse finanziarie in investimenti improduttivi (soprattutto di carattere fondiario), e alla perdita di competitività delle sue industrie e dei suoi servizi[20]. Anche i territori posti sotto la sovranità della Serenissima, fra cui il Friuli, e, in linea più in generale, la totalità degli Stati italiani e gran parte di quelli dell'Europa mediterranea, furono colpiti da una crisi di lunga durata che in alcuni casi si protrasse fin quasi alla metà del Settecento.

Va comunque riconosciuto che Venezia, nei territori da essa amministrati (non solo quindi nel solo Friuli), cercò in ogni modo di «limitare gli effetti più oppressivi ed anacronistici della società feudale»[21]. La necessità di offrire maggior protezione alle classi più disagiate, in particolare rurali (creando nel contempo un contrappeso alle spinte centrifughe dell'aristocrazia locale), spinse la Serenissima a dar vita a degli organi di rappresentanza popolare, (le cosiddette "contadinanze"), che però «...non risolsero i problemi di fondo dei contadini, sembra anche a causa della turbolenta nobiltà friulana[22]». Secondo fonti di alto profilo, invece, tali istituzioni, e, più in generale, la politica di Venezia a favore degli strati sociali più umili, furono coronate da successo[23].

In effetti non si ebbero rivolte di particolare gravità durante il periodo veneziano, se si eccettua una cruenta insurrezione popolare, conosciuta come Joibe grasse 1511 (giovedì grasso 1511) che scoppiò ad Udine il 27 febbraio 1511, in un momento estremamente difficile per la Repubblica Veneta, all'indomani della sconfitta di Agnadello (1509) e dell'occupazione di Gorizia da parte degli eserciti asburgici (1510). Il moto si estese ben presto da Udine all'intero territorio friulano coinvolgendo anche le campagne e si protrasse per tutto il 27 ed il 28 febbraio, fino a quando, il 1º marzo, fu soffocato da Venezia, che inviò alcune centinaia di cavalieri per sedarlo. In quei giorni si rafforzarono i rapporti fra le classi aristocratiche venete e quelle friulane, naturali custodi dell'ordine costituito. In seguito (nel Cinquecento e ancor più nei due secoli successivi), il patriziato friulano si ampliò con l'apporto di nobili veneti e il veneto si diffuse, insieme all'italiano, fra gli strati più alti della società friulana. Un fenomeno analogo si produsse, a partire dal XVII secolo, anche nel Friuli orientale sotto sovranità austriaca (dove l'italiano divenne lingua veicolare di insegnamento nei prestigiosi Istituti gesuitici di Gorizia, insieme al latino).

Con i patti di Noyon ( 1516) i confini tra la Repubblica Veneta e la Contea di Gorizia e Gradisca, vennero ridefiniti. Venezia perdeva l'alto bacino dell'Isonzo (cioè la gastaldia di Tolmino con Plezzo ed Idria), ma conservava il possesso di Monfalcone. L'arciduca d'Austria incorporò nei suoi domini Marano (fino al 1543) ed una serie di possedimenti feudali sparsi nel Friuli Occidentale[24].

Nel 1593 la Serenissima volle rafforzare i propri confini orientali e decise di costruire in Friuli, a ridosso dei domini d'Austria, una poderosa fortezza, capolavoro dell'architettura militare del tempo: Palma (oggi Palmanova). Gli Asburgo protestarono vivacemente, temendo che Venezia se ne potesse servire come base avanzata per occupare la contea di Gorizia. In effetti fra il 1615 ed il 1617 la Repubblica veneta e l'Austria si affrontarono di nuovo militarmente nel Friuli orientale per il possesso della fortezza di Gradisca d'Isonzo. La cosiddetta guerra di Gradisca si concluse con il ritorno allo status quo precedente.

Tornati in possesso del Friuli orientale gli Asburgo ne conservarono il controllo fino ad età napoleonica, mentre il Friuli occidentale e centrale rimase veneziano fino al 1797, anno del trattato di Campoformido, mediante il quale tale territorio venne ceduto dalla Francia all'Austria, che lo perse per un breve periodo in cui fece parte del Regno italico, dal 1805 fino alla Restaurazione (ma parte del Friuli orientale, con Gorizia, fu distaccata nel 1809 e inserita nelle Province illiriche appena costituite)[25].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1815, il Congresso di Vienna sancì la definitiva unione di Veneto e Friuli con la Lombardia austriaca, venendosi in tal modo a costituire il Regno Lombardo-Veneto. Una ventina d'anni più tardi, il Mandamento di Portogruaro, da sempre friulano per storia, cultura, geografia e a lungo anche per lingua, fu scorporato per volontà austriaca dalla Provincia del Friuli (parte integrante, come già si è detto, del Regno Lombardo-Veneto austriaco) e assegnato alla Provincia di Venezia (1838).

Il Friuli centrale (provincia di Udine) e il Friuli occidentale (provincia di Pordenone) furono annessi all'Italia nel 1866 assieme al Veneto subito dopo la terza guerra di indipendenza, mentre il Friuli orientale (la cosiddetta Contea di Gorizia e Gradisca) rimase soggetto all'Austria fino al termine della prima guerra mondiale.

Durante la prima guerra mondiale il Friuli, che all'epoca si trovava diviso tra Regno d'Italia e Austria-Ungheria (Provincia di Udine per il Regno d'Italia; una parte della Contea di Gorizia e Gradisca per l'Impero d'Austria-Ungheria), fu teatro delle operazioni belliche, che ebbero conseguenze gravose per la popolazione civile, soprattutto dopo la disastrosa rotta di Caporetto.

Durante il periodo del fascismo il Friuli dovette subire un processo di assimilazione etnica, di cui furono vittime soprattutto la popolazione slovena e quella tedesca. Forte fu anche la pressione sulla comunità friulana, che il fascismo tentò di usare in funzione anti-slava. L'assimilazione comportava anche la proibizione dell'uso delle lingue slovena, tedesca e friulana. Seguendo una politica educativa di chiaro stampo nazionalista, venne posto in essere in Friuli, come nel resto dell'Italia, un tentativo di imporre l'italianità anche attraverso forme coercitive sui bambini, sottoposti a punizioni corporali se sorpresi a parlare nella loro madrelingua friulana.

A partire dal mese di giugno del 1940 il Friuli fu coinvolto, come il resto d'Italia, nella seconda guerra mondiale e ne seguì le sorti.

Al termine della seconda guerra mondiale si propose il problema della definizione dei confini tra la Jugoslavia e l'Italia, che riguardava anche la fascia orientale del Friuli, da Tarvisio a Monfalcone.

Nel 1947, dieci mesi dopo la firma del Trattato di pace di Parigi, nella costituzione italiana fu creata la regione Friuli-Venezia Giulia, a statuto speciale. Tale scelta creò delle fortissime frizioni all'interno della stessa opinione pubblica friulana, che compresero pure un attentato dinamitardo contro il deputato friulano Tiziano Tessitori, che aveva proposto l'autonomia regionale del Friuli-Venezia Giulia, tanto che l'Assemblea costituente votò in seguito la X disposizione transitoria della Costituzione, che sospese l'autonomia regionale ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche.

Nel secondo dopoguerra la regione è stato sconvolta da due eventi naturali particolarmente tragici: il disastro del Vajont (1963) e il terremoto del Friuli (1976).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fedele alle tradizioni dei padri, il Friuli, dopo l'8 settembre 1943, sorgeva compatto contro il tedesco oppressore, sostenendo per diciannove mesi una lotta che sa di leggenda. A domarne la resistenza il nemico guidava e lanciava, in disperati sforzi, orde fameliche di mercenari stranieri animati da furore barbarico, ma l'indomito valore e la fede ardente delle genti friulane vincevano sulle rappresaglie, sulla fame, sul terrore. Nelle giornate radiose dell'insurrezione i suoi ventimila partigiani, schierati dai monti al mare, scattavano con epico eroismo per ridonare a vita e a libertà la loro terra, su cui, per la seconda volta nella storia dell'italia unita, era passata la furia devastatrice del barbaro nemico. Tremilasettecento morti e feriti, settemila deportati, ventimila perseguitati che sentono ancora nello spirito le ansie e i patemi e nelle carni il bruciore delle ferite e delle torture, testimoniano il cruento e glorioso sacrificio offerto dal popolo alla Madre comune, e dai roghi ardenti dei paesi distrutti si alza al cielo, purificatrice oltre ogni orrore, la sacra fiamma dell'amore per l'Italia. settembre 1943 - maggio 1945.»

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Un cartello in italiano e friulano su una strada provinciale

Tutti gli abitanti della regione conoscono l'italiano come prima o seconda lingua. Il friulano è una lingua diffusa nell'uso domestico nella maggior parte del territorio del Friuli, eccetto Udine. Il friulano, chiamato anche lingua madre (marilenghe), trova tuttavia un utilizzo meno frequente dell'italiano come lingua scritta.

Ai sensi della L.482/99, il friulano (nelle sue varianti locali), lo sloveno e il tedesco sono riconosciute e tutelate come lingue minoritarie storiche. Queste le zone dove sono parlate le lingue minoritarie diverse dal friulano: 1) il tedesco nelle sue varianti locali (nella Val Canale, a Sappada e nella frazione di Timau, al confine con l'Austria, e Sauris); 2) lo sloveno nelle sue varianti locali (nella Val Canale, nella Slavia Friulana, nel Collio e sul Carso goriziano, in alcuni comuni della Bisiacaria e nella Val di Resia).

Nella regione storico geografica della Carnia viene parlato storicamente il friulano carnico.

Sono presenti anche altri idiomi, riconosciuti e tutelati dalla L.R. 17 febbraio 2010 n. 5 come "patrimonio tradizionale della comunità regionale", tra cui si annoverano le parlate venete al confine occidentale (Provincia di Pordenone e Mandamento di Portogruaro), nella Laguna di Marano e Grado, nella città di Udine col dialetto udinese, nonché in Bisiacaria[26][27].

Vanno inoltre ricordate le parlate di Erto e Casso (al confine con il Veneto).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua friulana, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua Saurana, Timau, Dialetto resiano, Dialetto bisiaco, Dialetto gradese e Dialetto veneto-udinese.

Associazioni dei friulani all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse associacioni create dai corregionali emigrati nel mondo, la Regione Friuli-Venezia Giulia ne riconosce ufficialmente sei, di cui quattro raggruppano i friulani sparsi nel mondo.

  • Ente Friulano di Assistenza Sociale e Culturale Emigranti (EFASCE), si creò in seno all'Unione diocesana nel 1907 quando ancora erano inesistenti le strutture pubbliche per l'assistenza e la protezione di oltre 30 000 operai nei distretti di Pordenone, San Vito al Tagliamento, Spilimbergo, Maniago, Sacile, che lavoravano in diversi paesi dell'Europa. Il governo fascista ne impose la chiusura e il sequestro dei registri, carteggi, schedari e archivio. Dopo il secondo conflitto mondiale riprese a funzionare il Segretariato dell'emigrazione. Successivamente, adeguandosi alle nuove realtà istituzionali della Regione, assumerà la nuova denominazione nel 1982. Ha sede a Pordenone.
  • Ente Friuli nel Mondo, fu fondato nel 1953 per assistere i friulani all'estero e per coordinare le attività dei Fogolârs Furlans. Esso pubblica un mensile, Friuli nel mondo, che supera le 25.000 copie distribuite in 78 stati. Le attività dell'Ente sono informative, di collegamento e di mantenimento dell'identità friulana soprattutto tra le nuove generazioni. Ha sede a Udine, in via del sale.
  • Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli-Venezia Giulia (ALEF), nata nel 1968 a sostegno ed organizzazione degli emigranti originari del Friuli-Venezia Giulia, residenti in Italia o all'estero, rientrati in Regione e dei loro discendenti, ovunque residenti. All'estero hanno i propri Circoli. La sua sede è a Udine.
  • Ente Regionale Acli per i Problemi dei Lavoratori Emigrati (ERAPLE)

In Francia "Association France-Frioul" (AFF), nata nel 1983.Ha sede a Parigi 18. Esiste il Ducato dei vini friulani che si riunisce a Udine presso la Voila Manin di Passariano Le due rappresentanze del Ducato fuori dalla Regione Friuli V.G sono la Contea di Toronto (Canada) La Contea del Ducato dei Vini Friulani che opera a Roma ed è stata fondata nel 1981

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La forma più conosciuta della musica popolare friulana è la villotta. A partire dall'Ottocento si sviluppò un filone colto della musica popolare, ben rappresentato da Rodolfo Lipizer, Arturo Zardini e Orlando Dipiazza. Tra i brani più famosi troviamo O ce biel cjstjel a Udin la ormai popolare Stelutis Alpinis di Zardini.

Fa parte del patrimonio musicale friulano anche il canto patriarchino.

Nel panorama musicale si distinguono le figure di Beppino Lodolo (cantante noto anche nei Fogolârs furlans), Elisa, Tre Allegri Ragazzi Morti, Prozac+, Giorgio Ferigo, gli FLK, gli Arbe Garbe, Dj Tubet, R.esistence in dub, Luigi Maieron, Lino Straulino, Fabian Riz, il trio Frizzi Comini Tonazzi, i Kosovni Odpadki, gli ´Zuf de Žur, GlaucoVenier, Dario Zampa, Aldo Rossi, Toni Merlot, i Beat Les, Sdrindule, i Madrac, i Carantan, i Carnicats, Emma Montanari Grop e il compositore Sommarti.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'arte in Friuli fa la sua comparsa con i manufatti delle civiltà preromane (in particolare quella dei castellieri, quella venetica e quella celtica). Tuttavia è solo con l'età romana che si raggiunge un livello elevato nelle arti, tra le quali spiccano quelle minori della lavorazione delle pietre dure e del vetro ad Aquileia, nonché l'arte musiva.

Del periodo paleocristiano rimangono testimonianze imponenti nella basilica di Aquileia, in quelle di Grado e in quella di Concordia Sagittaria.

Mosaico del Buon pastore, particolare del pavimento della Basilica di Aquileia

Durante l'età barbarica fiorì l'oreficeria longobarda, di cui sono testimonianza le collezioni del Museo Storico nazionale di Cividale del Friuli. Allo spesso periodo vanno ascritti gli altorilievi in stucco del tempietto longobardo di Cividale del Friuli, nonché l'Ara di Ratchis ed il Battistero di Callisto conservati nel duomo della stessa città.

Dell'età romanica sono testimonianza la basilica ed il campanile di Aquileia, nonché altri edifici religiosi minori (come la chiesa di Santa Maria in Castello di Udine). Nel periodo gotico il Friuli conobbe una certa vitalità artistica, che si tradusse nella costruzione dei duomi di Udine, Spilimbergo, Venzone, Gemona, Sacile e Pordenone. Scarse sono le testimonianze superstiti dell'architettura gotica civile; tra queste si segnalano i municipi di Pordenone e di Venzone nonché la Loggia del Lionello a Udine. In quel periodo fu attivo in Friuli il pittore Vitale da Bologna, che lasciò una testimonianza negli affreschi del duomo di Udine.

Con il Rinascimento si inizia a registrare il nome di pittori locali di un certo rilievo, come Pomponio Amalteo, Il Pordenone o Pietro Fuluto. In quel periodo il Friuli si inserì definitivamente nell'orbita artistica di Venezia, staccandosi dal tradizionale vincolo con l'arte d'Oltralpe che aveva trovato le sue ultime espressioni nelle sculture lignee di Domenico da Tolmezzo e della bottega dei Comuzzo. Per quanto riguarda l'architettura civile, si segnalano il castello di Udine (residenza del Luogotenente della Repubblica di Venezia), Villa Manin di Passariano e una serie di edifici minori. In quel periodo culturale fu anche iniziata la costruzione della città stellata di Palmanova.

Con il passaggio al barocco il Friuli rivela le conseguenze in campo artistico della sua divisione politica. Nel Friuli occidentale, infatti, predominano le tendenze artistiche diffuse da Venezia, che si concretano nella presenza di artisti come Giambattista Tiepolo (che affrescò, a Udine, il Palazzo Patriarcale, il Duomo, la Chiesa della Purità e diverse abitazioni nobiliari udinesi, tanto che Udine è conosciuta come la città del Tiepolo) e nella costruzione di ville nobiliari di campagna (delle quali la più nota è Villa Manin). Nel Friuli orientale, invece, si afferma il barocco austriaco, evidente nel duomo di Gorizia e nella Chiesa di Sant'Ignazio nella stessa città.

Il neoclassicismo attecchisce solo in parte in Friuli, che vede l'attività del pittore goriziano Giuseppe Tominz.

Tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento fa capolino l'Historizismus d'Oltralpe, che si esprime nella costruzione del Seminario Minore di Gorizia, in stile neoromanico.

Più di recente spiccano nel panorama artistico friulano nomi come quelli di Afro Basaldella, di Italico Brass e di Tina Modotti[28] l'architetto Raimondo D'Aronco, il pittore Giuseppe Zigaina, la pittrice Dora Bassi.

Folclore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle sagre in Friuli.

Il folclore friulano comprende una serie di manifestazioni che variano da zona a zona e sono particolarmente vive e diversificate nei territori di montagna.

In Carnia si segnalano il tîr des cidulis, il carnevale di Resia (caratterizzato dalle maschere dai copricapi coloratissimi), ed i carnevali delle zone di lingua tedesca (caratterizzati dalla presenza di maschere che assumono nomi diversi a seconda della località: Röller a Sauris, Krampus nella Val Canale, Maschkars e Jutalan a Timau).

Krampus

Nel periodo compreso tra l'ultimo dell'anno e l'Epifania si svolgono anche delle questue rituali, che in alcuni villaggi sono effettuate da bambini travestiti da Re Magi.

Sempre nell'area alpina della Carnia si svolge la benedizione del Mac di sant Zuan, un mazzo di fiori raccolti il giorno di san Giovanni. I fiori, una volta essiccati, vengono conservati e bruciati per scongiurare il mal tempo.

Per la festa dell'Ascensione a Zuglio si svolge il rito del Bacio delle Croci. La stessa cerimonia si svolge anche nel territorio della Pieve di Gorto e nelle valli del Natisone.

Nelle aree collinari e pianeggianti si accendono, in occasione dell'Epifania, dei falò (in friulano pignarûl) da cui si traggono presagi per l'anno nuovo. Il più importante o almeno il più famoso è quello di Tarcento, che durante il 6 gennaio dà il via ad una gara tra i vari pignarûl della zona. A Grado si celebra la processione di barche conosciuta con il nome di Perdon de Barbana.

In tutto il Friuli sono diffusi gruppi corali o di ballo che eseguono canti o danze del repertorio tradizionale.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cucina friulana.
Grissini col Prosciutto di San Daniele

La cucina friulana è il risultato del contatto della cucina dell'area padana con quella mitteleuropea. In generale abbondano le minestre, i piatti a base di carne di maiale e gli abbinamenti di dolce e salato. I piatti più conosciuti della cucina friulana sono i cjarsons della Carnia (ravioli ripieni di cun farcia dolce-salata), il frico (piatto a base di formaggio fuso e patate e cipolle), la brovada (piatto a base di rape inacidite sotto vinaccia e consumato assieme al muset), la gubana (dolce ripieno di frutta secca), il prosciutto di San Daniele e il prosciutto di Sauris, la pitina della Val Tramontina. Tra i formaggi spicca il Montasio. Tra i vini sono famosi soprattutto i bianchi della zona del Collio come il Friulano[29] e il Verduzzo. Di ottima qualità sono anche le produzioni di Merlot, Cabernet, Sauvignon e dei vitigni autoctoni poco diffusi come il Ramandolo, il Pignolo, lo Schiopettino, il Tazzelenghe e il Picolit.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Comuni del Friuli[modifica | modifica wikitesto]

Per Friuli alcuni intendono quel territorio che geograficamente va dalle Alpi Carniche e Giulie a nord al mare Adriatico a sud, e dal fiume Livenza a ovest al fiume Isonzo o secondo alcuni addirittura al fiume Timavo[30] ad est. Dal punto di vista linguistico alcuni di questi comuni, pur avendo fatto parte di entità politiche legate al Friuli, non sono friulane, come la Bisiacaria, Meduna di Livenza e l'ex mandamento di Portogruaro (dove si parlano varianti della lingua veneta).

Secondo un'accezione aderente alla storia più antica, il Friuli, come entità, comprenderebbe i comuni abitati dai carni.

Le amministrazioni comunali friulane, sono:

Stemma Provincia Comuni
Provincia di Pordenone-Stemma.png Provincia di Pordenone Andreis, Arba, Arzene, Aviano, Azzano Decimo, Barcis, Brugnera, Budoia, Caneva, Casarsa della Delizia, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Chions, Cimolais, Claut, Clauzetto, Cordenons, Cordovado, Erto e Casso, Fanna, Fiume Veneto, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Morsano al Tagliamento, Pasiano di Pordenone, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Porcia, Pordenone, Prata di Pordenone, Pravisdomini, Roveredo in Piano, Sacile, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Vajont, Valvasone, Vito d'Asio, Vivaro, Zoppola
Provincia di Udine-Stemma.png Provincia di Udine Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna, Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buja, Buttrio, Camino al Tagliamento, Campoformido, Campolongo Tapogliano, Carlino, Cassacco, Castions di Strada, Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano del Friuli, Chiopris-Viscone, Chiusaforte, Cividale del Friuli, Codroipo, Colloredo di Monte Albano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano, Dogna, Drenchia, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria nel Friuli, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Gemona del Friuli, Gonars, Grimacco, Latisana, Lauco, Lestizza, Lignano Sabbiadoro, Ligosullo, Lusevera, Magnano in Riviera, Majano, Malborghetto Valbruna, Manzano, Marano Lagunare, Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano, Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella, Palmanova, Paluzza, Pasian di Prato, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco, Preone, Prepotto, Pulfero, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Rojale, Remanzacco, Resia, Resiutta, Rigolato, Rive d'Arcano, Rivignano Teor, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, San Leonardo, San Pietro al Natisone, San Vito al Torre, San Vito di Fagagna, Santa Maria la Longa, Sauris, Savogna, Sedegliano, Socchieve, Stregna, Sutrio, Taipana, Talmassons, Tarcento, Tarvisio, Tavagnacco, Terzo di Aquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo Carnico, Treppo Grande, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco, Zuglio
Provincia di Belluno-Stemma.png Provincia di Belluno Sappada
Provincia di Venezia-Stemma.png Provincia di Venezia (Mandamento di Portogruaro) Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto
Provincia di Treviso-Stemma.png Provincia di Treviso Meduna di Livenza fece parte col nome di Gastaldia di Meduna dello Stato patriarcale del Friuli con propri rappresentanti presso il Parlamento di Udine.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla metà del novecento, soprattutto a causa delle distruzioni prodotte dagli eventi bellici, il Friuli si presentava come una terra rurale e povera, al pari di gran parte d'Italia. Le scarse possibilità economiche furono all'origine di un consistente flusso migratorio diretto non solo verso i paesi europei, ma anche verso gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina e l'Australia. La provincia di Udine è ai primi posti in Italia per qualità di vita, classificandosi nel 2007 al 10º posto (Il Sole 24 Ore), mentre quelle di Gorizia e di Pordenone si trovano rispettivamente al 22º e 35º. Negli anni novanta si è verificata la grande apertura dell'economia regionale verso l'estero, favorita sia da fattori politici (come la fine della contrapposizione ideologica tra blocchi all'interno dell'Europa), sia da fattori monetari (la forte svalutazione della lira tra il 1993 ed il 1995). In questi anni l'export delle aziende friulane ha conosciuto una vera e propria esplosione, raddoppiando tra il 1992 ed il 1995. La parte del leone la facevano le province di Udine e Pordenone, seguite da quella di Gorizia. Le industrie meccaniche concentrano tuttora la maggiore quota di export a livello regionale, seguite da quelle del mobile. Le esportazioni agli inizi degli anni novanta erano dirette soprattutto verso alcuni paesi dell'allora CEE. In seguito esse sono state canalizzate sia verso altri mercati occidentali che verso le vicine Slovenia e Croazia. Queste ultime, ormai, considerate globalmente, occupano il secondo posto, dopo la Germania, nella classifica dei destinatari dei prodotti del Friuli. L'export, tuttavia, è solo una delle forme di internazionalizzazione, la meno sofisticata e la più a rischio. Ciò costituisce una debolezza del sistema produttivo regionale, le cui imprese non gestiscono direttamente i canali di scambio ma si affidano il più delle volte ad intermediari.
Il mercato del lavoro in Friuli è, dal punto di vista sociale, molto vicino all'optimum, ma la scarsità di manodopera rappresenta un cruccio per gli imprenditori. Con un tasso di disoccupazione bassissimo, molto vicino a quello strutturale, le aziende hanno fatto ricorso dapprima alla manodopera femminile (non completamente mobilitata fino agli anni novanta) ed in seguito a quella immigrata.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Zona di vino doc/docg Superficie in ha
Friuli Grave 6.047,85
Colli Orientali del Friuli 2.071,18
Collio 1.390,93
Friuli Isonzo 1.281,82
Friuli Aquileia 763,29
Friuli Latisana 264,92
Friuli Annia 81,04
Ramandolo 60,41

Produzione di vino doc/docg friulano
(fonte: Camere di commercio di Udine,
Pordenone e Gorizia, 2003)

L'agricoltura, arretrata quando costituiva quasi l'unica attività della Regione, non ha più l'importanza di un tempo, ma pur nelle sue ridotte dimensioni, è un settore di punta, ad alto contenuto tecnologico. Grande sviluppo ha avuto la viticoltura, con una produzione di qualità, e vini che competono con i più nobili del catalogo nazionale. A questo proposito va ricordato che il Friuli è sempre stato celebre, fin dall'epoca romana, per i suoi vini. Se i rossi friulani sono squisiti, i suoi eccezionali vini bianchi non sono da meno e da sempre sono apprezzati in tutto il mondo e considerati all'unanimità fra i migliori in Italia. Altra produzione di qualità è quella casearia, con formaggi di grande rinomanza, e quella ortofrutticola. Negli ultimi decenni si è diffusa la coltivazione del mais con rese unitarie da assoluto primato internazionale[31].

Nella tabella a destra si espongono i dati, prodotti a cura delle Camere di commercio di Udine, Pordenone e Gorizia, relativi agli ettari di produzione, nell'anno 2003, di vino friulano a denominazione di origine controllata (doc) ed a denominazione di origine controllata e garantita (docg).

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Già XVIII secolo ebbe inizio una sensibile industrializzazione del Friuli. In particolare l'industria tessile conobbe, grazie al carnico Jacopo Linussio, una forte espansione in tutta la regione friulana. Nel secolo successivo si andò affermando l'industria della seta. L'industria friulana, uscita completamente distrutta da due guerre mondiali, riprese la sua espansione intorno agli anni sessanta con la creazione di quel forte tessuto di piccole industrie e imprese artigianali che costituiscono la base dello sviluppo del Nordest italiano; grande impulso allo sviluppo delle attività secondarie fu dato dalla nascita dei distretti industriali, tra cui ricordiamo il "triangolo della sedia", nella parte sud-orientale della provincia di Udine (Manzano, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo), i famosi prosciuttifici di San Daniele del Friuli, il distretto del mobile nella provincia di Pordenone (Brugnera).

I gelsi del Friuli

Proprio a causa dell'importanza dell'industria serica, il paesaggio friulano è caratterizzato dalla presenza di filari di gelsi, delle cui foglie si nutrono i bachi da seta. Con la crisi dell'industria della seta del XX secolo, la coltivazione dei gelsi ha perso la sua funzione economica e, pertanto, è in rapida diminuzione il loro numero. A causa della diffusione e dell'importanza di questo tipo di albero, in alcuni dialetti lingua friulana (per esempio nella zona di Udine) la parola morâr, che originariamente indicava solo il gelso, è passata a significare "albero" in senso generico.

A Pordenone è presente anche la produzione di elettrodomestici con la ex Zanussi ora acquisita dalla svedese Electrolux. Nella zona di Udine all'industria siderurgica (Safau, Bertoli) ed alimentare (Birra Moretti) di un tempo si è sostituita una fitta rete di distribuzione commerciale di dimensioni medio-grandi concentrata specialmente a nord della città, mentre le industrie pesanti (acciaierie ABS, Danieli) si sono trasferite nell'hinterland udinese oppure lontano dal capoluogo (Pittini di Osoppo). Grande sviluppo ha avuto negli ultimi anni il distretto industriale dell'Aussa-Corno, incentrato sul porto fluviale di San Giorgio di Nogaro mentre a Cervignano del Friuli negli anni novanta è stato realizzato un importante interporto ferroviario per lo smistamento delle merci nelle direttrici nord-sud (Udine-Pontebbana) ed est-ovest verso la Slovenia e l'est europeo.

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Udine, al 2005, circa due terzi della forza lavoro è ormai impegnata nel settore terziario. Fino ai primi anni novanta erano dislocati sul territorio friulano decine di migliaia di militari di leva, dal momento che il fronte orientale veniva considerato il più a rischio in caso di guerra. Ciò ha contribuito allo sviluppo del settore della ristorazione e del terziario in genere, anche se oggigiorno sono numerose le caserme inutilizzate. A Udine la scomparsa dei militari è stata compensata dalla presenza sempre maggiore di studenti universitari, grazie allo sviluppo costante dell'Università di Udine/Universitât dal Friûl considerata una delle più vivaci e attive tra le nuove Università italiane.

Dal 2006 la banca austriaca Hypo Group Alpe Adria ha istituito la sua sede principale per l'Italia a Udine (Feletto Umberto), mentre a Cividale del Friuli ha sede la Banca di Cividale, unico istituto bancario della regione ancora autonomo.

Udine ed il suo hinterland sono inoltre sede di alcuni grandi centri commerciali, posizionati in posizione strategica lungo le tangenziali est e sud ed in prossimità delle uscite dell'autostrada A23. Il Città Fiera che sorge a Torreano di Martignacco accanto alla Fiera di Udine è il più grande della regione ed uno dei più grandi dell'Italia del nord-est[32]. In comune di Tavagnacco sorge il Centro Commerciale Friuli, il primo inaugurato in regione nel 1992, mentre a Udine nord si trova il Terminal Nord, costruito assieme ad altri complessi direzionali e residenziali in occasione del recupero dell'area un tempo occupata dalle acciaierie Bertoli.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Una voce importante dell'economia friulana è costituita dal turismo, con le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado (tra le maggiori mete dell'alto Adriatico), con il centro storico di Udine e con i numerosi agriturismi sparsi un po' in tutta la Regione. Nella stagione invernale le località alpine (il Monte Zoncolan, Forni di Sopra, Forni Avoltri, Ravascletto e Sauris in Carnia, Sappada Tarvisio, Sella Nevea, Piancavallo e Claut) sono frequentate mete sciistiche. Sono inoltre mete turistiche la longobarda Cividale del Friuli, il cui sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO[33], il centro medioevale di Venzone ed il sito archeologico di epoca romana di Aquileia, i centri storici di Gorizia e di Pordenone. Dal punto di vista ambientale e naturalistico assume sempre maggiore importanza tutta la regione alpina della Carnia, il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, il Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie e l'oasi faunistica della Laguna di Marano. Altre località turistiche: in provincia di Udine San Daniele del Friuli, Gemona del Friuli, Palmanova, Villa Manin, Villanova di Lusevera, Sauris, in provincia di Gorizia Cormons e Gradisca d'Isonzo, in provincia di Pordenone Spilimbergo, Sacile, Valvasone, San Vito al Tagliamento e Sesto al Réghena.

Comune di Ovaro in Carnia

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La rete di trasporti via terra in Friuli è tuttora impostata sui due assi principali che furono individuati già in epoca romana. Infatti la direttrice nord-sud in epoca imperiale era rappresentata dalla così chiamata Via Iulia Augusta, che partendo da Aquileia si dirigeva verso il Norico attraverso i valichi alpini. La direttrice est-ovest, invece, corrispondeva alla Via Postumia, che collegava Genova alla Pannonia, passando per Aquileia.
Sia la rete autostradale che quella ferroviaria contemporanea seguono le stesse direttrici: l'A4, la SS 14 della Venezia Giulia e la linea ferroviaria Venezia-Cervignano del Friuli-Trieste, infatti, corrono parallele alla Via Postumia. L'A23, la SS 13 Pontebbana e la linea ferroviaria Cervignano-Udine-Tarvisio seguono l'antica Via Iulia Augusta. Per quanto riguarda il trasporto aereo va segnalata la presenza dell'aeroporto internazionale "Friuli-Venezia Giulia" a Ronchi dei Legionari.

Linee ferroviarie[modifica | modifica wikitesto]

Il primo tronco ferroviario di una certa importanza fu aperto in Friuli nel 1855, durante la dominazione austriaca, e collegava Mestre a Casarsa. Cinque anni più tardi (1860) fu inaugurata la strada ferrata che congiungeva Codroipo a Trieste passando per Udine, Gorizia e Monfalcone. La terza guerra di indipendenza e l'annessione del Friuli centrale e occidentale al Regno d'Italia (mentre il Friuli orientale era rimasto sotto la sovranità austriaca), rallentò per qualche anno la realizzazione di alcune ambiziose linee ferroviarie che però nell'ultimo quarto dell'Ottocento videro la luce, come la Udine-Pontebba (1879) e quella che congiungeva Mestre a Monfalcone (1897) passando per Cervignano.

La rete ferroviaria friulana poteva dirsi già realizzata in gran parte alla vigilia della prima guerra mondiale e nella sua quasi totalità all'inizio del secondo conflitto mondiale.

Linee principali[modifica | modifica wikitesto]

Linee secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Rete stradale e autostradale[modifica | modifica wikitesto]

In Friuli una rete statale moderna iniziò a svilupparsi solo agli inizi del XIX secolo per volere di Napoleone Bonaparte e con finalità prettamente militari. In questo periodo furono costruite sia la strada Euganea che congiungeva Udine a Treviso, sia la Napoleonica, fra Codroipo e Palmanova. In età austriaca (1815-1866) e ancor più con l'annessione del Friuli all'Italia (la parte orientale restò però sotto il dominio austriaco fino al 1918) si andò gradualmente articolando quella che poi sarebbe stata la fitta rete viaria della regione che, alla vigilia della seconda guerra mondiale poteva dirsi ormai completata (con l'esclusione di quella relativa alle autostrade).

La prima autostrada della regione, la Venezia-Trieste, fu aperta nel dicembre del 1969. Si dovettero attendere circa vent'anni per l'apertura (1986) di un'altra arteria di vitale importanza per la regione: l'autostrada Alpe Adria (A23). La terza autostrada che attraversa (in parte) la regione storica friulana, la Conegliano-Portogruaro, è stata completata definitivamente nel 2010.

Strade statali e regionali[modifica | modifica wikitesto]

Autostrade[modifica | modifica wikitesto]

Il Friuli è attraversato da 3 autostrade:

Trasporto aereo[modifica | modifica wikitesto]

L'unica struttura di rango internazionale presente sul territorio è l'aeroporto Friuli-Venezia Giulia, situato nel territorio comunale di Ronchi dei Legionari. L'aeroporto, aperto nel 1961, dispone di un ampio parcheggio e di un terminal merci di quasi 3.000 m². È collegato tramite un raccordo a doppia carreggiata con l'autostrada A4 e da un servizio di autobus con le città di Trieste, Udine e Monfalcone. La scarsa offerta di destinazioni disponibili e la presenza del vicino scalo veneziano, non hanno tuttavia mai permesso a questo aeroporto di svilupparsi adeguatamente, soprattutto in considerazione del vasto bacino di utenza che possiede (circa quattro milioni e mezzo di persone distribuite fra Italia, Austria, Slovenia e Croazia).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • A Ovest di Udine, nella base aerea di Rivolto, ha sede la Pattuglia Acrobatica Nazionale, le famose Frecce Tricolori. A Campoformido, inoltre, nell'aeroporto locale che ha visto nascere le Frecce, ha sede il Parco del Volo.
  • Il Monte Zoncolan (1750 m), in Carnia, ha fama di essere, fra gli appassionati di ciclismo, la salita più dura d'Europa: 1.210 metri di dislivello, fra l'abitato di Ovaro e la sua cima, da percorrersi in circa 10 km, con una pendenza media dell'11% ed oltre! Tale caratteristica ha spinto gli organizzatori del Giro d'Italia ad includere ripetutamente tale salita fra le tappe della competizione.
  • L'autore della più bella storia romanzata sulla fine del Patriarcato di Aquileia è..un veneto, Elio Bartolini[34], noto scrittore e cineasta di Conegliano. Nel suo Pontificale in San Marco, Bartolini descrive magistralmente due mondi in crisi: quello veneziano, alle soglie del suo orgoglioso tramonto, e quello friulano, fieramente contrapposto alla Serenissima, che lo sta privando del simbolo stesso della sua storia millenaria e della sua identità.
  • Palmanova è una fortezza stellata costruita dai Veneziani per esigenze difensive; nel mondo esistono solo altre 8 città con tale struttura.
  • Diversi comuni e località del Friuli presentano toponimi di origine friulana terminanti in 'ars', 'ons', 'ins' e simili; tali nomi vanno pronunciati con l'accento lungo sull'ultima vocale, non sulla prima come spesso capita di sentire. Avremo dunque Gonàrs, Cormòns e così via.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per quanto riguarda la Provincia di Gorizia, pur essendo unanimemente considerata parte del Friuli storico, viene ascritta da taluni alla Venezia Giulia ( in particolare la sua parte venetofona costituita dalla Bisiacaria e dalla città di Grado)
  2. ^ Fra il 2005 e il 2006 in cinque degli undici comuni del Mandamento (San Michele al Tagliamento, Pramaggiore, Gruaro, Teglio Veneto e Cinto Caomaggiore) si è tenuto un referendum per il passaggio del relativo territorio alla regione Friuli-Venezia Giulia. L'unico comune nel quale il referendum raggiunse il quorum e la popolazione fu favorevole al passaggio fu Cinto Caomaggiore.
  3. ^ Nel 1852 Sappada passò dalla provincia di Udine a quella di Belluno che a sua volta, qualche anno dopo, veniva annessa all'Italia (1866). Nel luglio 2007, il Consiglio comunale ha deliberato l'indizione di un referendum popolare, la cui richiesta era stata sottoscritta da oltre 400 cittadini, per il passaggio di Sappada alla regione autonoma Friuli-Venezia Giulia nell'ambito della Provincia di Udine. La votazione si è tenuta il 9 e 10 marzo 2008, su un totale di 1.199 aventi diritto si sono recati alle urne 903 elettori pari al 75,3%, di questi per il si hanno votato 860 sappadini (71,73% del corpo elettorale), per il no 41 (3,42%)
  4. ^ Arrigo Lorenzi (a cura di), Il Friuli come regione naturale e storica, Atti del XIII Congresso geografico italiano, vol. I, Udine 1938
  5. ^ Vedi nota n.1
  6. ^ Il Friuli non coincide con la Regione Friuli-Venezia Giulia. In questa voce enciclopedica ci si attiene alla definizione storica dei confini del Friuli.
  7. ^ a b La voce "Friuli" nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia
  8. ^ Per ulteriori approfondimenti vedi: Autori vari: Conoscere l'Italia, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, pag.164 e seguenti (la parte oggetto del rif. è stata interamente scritta da Giorgio Valussi), Istituto Geografico de Agostini, Novara 1979
  9. ^ Ricordiamo che non esiste unanimità di giudizi sull'appartenenza del Mandamento di Portogruaro e del Comune di Sappada alla regione storico-geografica friulana: vedi a tale proposito quanto segnalato nell'Incipit e nella Scheda Regione
  10. ^ Citazione tratta da Strabone, Geografia, V libro, 1-8. (il fiume Istro corrisponde al Danubio)
  11. ^ Citazione tratta da Elisabeth Crouzet-Pavan, Venezia trionfante. Gli orizzonti di un mito, pag. 212, Editore Giulio Einaudi, Torino 2001 (il testo fra parentesi quadre è nostro)
  12. ^ Citazione tratta da AA.VV, Storia d'Italia, Libro I, (cap. scritto da Antonio Vivanti, La Storia politica e sociale, dall'avvento delle Signorie all'Italia spagnola), pag. 374, Milano, Ed. speciale Il Sole 24 Ore, 2005 (I ed., Torino, Einaudi, 1974)
  13. ^ Così in Tito Maniacco, Breve Storia del Friuli, Newton Compton 1996. Il libro è consultabile in internet. Il passaggio è contenuto in questo link.
  14. ^ In Friuli come nella Terraferma veneta una porzione considerevole dei costi amministrativi era sostenuta dalle comunità locali (città e comuni rurali). Cfr. a tale proposito: AA.VV, Storia di Venezia. Dalle origini alla caduta della Serenissima, vol. VI, a cura di Gaetano Cozzi e Paolo Prodi, pag. 718, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, 1994
  15. ^ Guido Quazza, La decadenza italiana nella Storia europea, pag. 42, Einaudi, Torino 1971
  16. ^ Fra il 1641 e il 1714 il debito pubblico a lungo termine passò dagli 8 milioni agli oltre 50 milioni di ducati. Cfr. Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Torino, Einaudi Tascabili, 1991
  17. ^ «Sfarzo e opulenza, quelli di Venezia, che sembravano contrastare con la pesante pressione fiscale che i contribuenti dovettero sostenere pressoché lungo tutto il Seicento e il primo Settecento. Gli onerosi impegni bellici...infatti, misero a dura prova le finanze pubbliche e le tasche dei sudditi, sia di Venezia che della Terraferma.» Cit. da: AA.VV, Storia di Venezia. Dalle origini alla caduta della Serenissima, vol. VII, a cura di Gino Benzoni e Gaetano Cozzi, pag. 410, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, 1997
  18. ^ Nell'ambito di tale politica, secondo un recente studio, sembra vada inquadrata anche l'appropriazione, da parte della Serenissima, di un numero non quantificabile di proprietà agricole friulane che, secolarmente, appartenevano alle collettività locali (le cosiddette "comugne"). Le comunità colpite avrebbero pertanto subito un rapido depauperamento. Cfr. Stefano Barbacetto, Tanto del ricco quanto del povero, proprietà collettive ed usi civici in Carnia tra Antico Regime ed età contemporanea, pag. 80-85, Cercivento, Coordinamento Circoli Culturali della Carnia, 2000
  19. ^ Tito Maniacco, Storia del Friuli, pag. 110, Editore Newton & Compton, Roma, 2002
  20. ^ Guido Quazza, La decadenza italiana nella Storia europea, pag. 35-51 Einaudi, Torino 1971
  21. ^ Cit. tratta da: Antonio Ventura, Nobiltà e popolo nella società veneta del '400 e '500, Bari 1964, riportata da: AA.VV., Storia d'Italia, Libro I (all'interno del cap. scritto da Antonio Vivanti, La Storia politica e sociale, dall'avvento delle Signorie all'Italia spagnola), pag. 373, Milano, Ed. speciale Il Sole 24 Ore, 2005 (I ed., Torino, Einaudi, 1974). Di differente avviso è Giorgio Valussi che afferma che il governo aristocratico veneto tollerava in Friuli la sopravvivenza dei più pesanti diritti feudali. Cfr. a tale proposito: Giorgio Valussi, Il Confine nordorientale d'Italia, pag.85, Edizioni Lint, Trieste, 1972
  22. ^ Cit. tratta da AA.VV.: Conoscere l'Italia, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, pag.182 (la parte storica del volume è curata da Giacomo Devoto, Nereo Salvi e Giulio Cervani), Novara, Istituto Geografico de Agostini, 1979. Sempre secondo tale fonte «...nel Friuli gli organi fiscali e giudiziari erano in mano a uomini inetti, corrotti e talora disumani, lo stato delle plebi era sceso a livelli insopportabili, mentre la nobiltà vecchia e nuova trascorreva la vita nell'ozio e nelle violenze...». Da op. cit. pag. 185
  23. ^ «La dominazione veneziana in Friuli si cattivò l'animo delle popolazioni: la Repubblica seppe proteggere i contadini contro le eccessive pretese dei signori feudali così da organizzare una particolare rappresentanza sia presso il luogotenente del Friuli che presso Venezia...». Cit. da: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. XVI pag. 99 (voce: Friuli), Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ed. 1949 (ristampa integrale fotolitica dei 35 volumi pubblicati fra il 1929 e il 1936)
  24. ^ Pio Paschini, Storia del Friuli, pag.784, Arti Grafiche Friulane, Udine, edizione 1975
  25. ^ Secondo Tito Maniacco la contiguità tra il Friuli veneto e il Friuli austriaco permetteva confronti e questi non erano affatto lusinghieri per la Serenissima. Cfr. Tito Maniacco, Storia del Friuli, pag. 110 e seg., Editore Newton & Compton, Roma, 2002
  26. ^ L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  27. ^ L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  28. ^ Tina Modotti’s ballad - YouTube
  29. ^ Il nome Tocai è stato al centro di un contenzioso con l'Unione Europea, per la sua similarità di denominazione con il Tokaj ungherese, nonostante la chiara differenza tra i due vini. Dal 31 marzo 2007 è proibito l'uso della denominazione Tocai per il vitigno friulano.
  30. ^ Nel 1585 il Luogotenente Pietro Gritti nella sua relazione inviata a Venezia scriveva che il Friuli si estendeva: dal fiume Timavo nel levante verso l'Istria, e ‘l Carso fino al fiume Livenza verso il Trivigiano in ponente
  31. ^ Antonio Saltini, Eugenio Segalla, Dieci secoli di agricoltura, 50 anni di Coldiretti, Udine 1995.
  32. ^ http://www.cittafiera.it/wp-content/uploads/2011/02/CittaFiera_brochure_web_v1a.pdf
  33. ^ CIVIDALE LONGOBARDA PATRIMONIO dell'UNESCO
  34. ^ In realtà Elio Bartolini (1922 - 2006) si trasferì, adolescente, a Codroipo con la famiglia. Durante gli anni di guerra, fu partigiano nelle Alpi Giulie e nel Carso, approfondendo i suoi legami con il Friuli e la sua gente. Nel dopoguerra lo scrittore visse quasi ininterrottamente in Friuli, salvo un breve periodo passato a Roma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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