Lingue gallo-italiche

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Lingue gallo-iberiche
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Lingue gallo-italiche
Codici di classificazione
ISO 639-1 roa
Rappresentazione delle lingue e dei dialetti d'Italia incluse le minoranze linguistiche

Il gallo-italico[1][2] è un gruppo linguistico delle lingue italo-romanze[3][4][5][6] della famiglia delle lingue indoeuropee.

Le lingue gallo-italiche sono principalmente diffuse nell'Italia Settentrionale in Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte, ma raggiungono anche il nord di Marche e Toscana. Isole linguistiche alloglotte sono presenti in Italia Insulare e Italia Meridionale con i dialetti gallo-italici di Sicilia, della Basilicata e una varietà ligure parlata in Sardegna. Al di fuori dei confini italiani si estendono in Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni), a San Marino e a Monaco.

Benché appartenenti alle lingue italo-romanze, gli idiomi gallo-italici presentano caratteristiche considerate riconducibili alle lingue galloromanze. Fu Bernardino Biondelli nel suo Saggio sui dialetti gallo italici del 1853 ad attribuire questa denominazione al gruppo, avendone evidenziato elementi comuni anche all'area francese. Essi, per ragioni storiche e culturali, sarebbero il risultato di uno sviluppo parallelo a quello delle lingue gallo romanze. Tale evoluzione comune contempla l'esistenza di un sostrato celtico e di un superstrato germanico, oltre alla continuità di contatti tra Gallia transalpina e Gallia cisalpina fin dopo l'XI secolo.[7]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Tra le caratteristiche che accomunano il gruppo gallo-italico al gruppo gallo-romanzo sono

  • l'indebolimento delle sillabe atone (fortissimo soprattutto in emiliano-romagnolo, ma comune anche in piemontese)
  • l'assenza di consonanti geminate (consonanti doppie)
  • la generale tendenza all'apocope (caduta) delle vocali finali diverse da a, fenomeno al quale è tuttavia estraneo il ligure
  • la palatalizzazione di a tonica latina in sillaba libera
  • la presenza, in molte varianti, di fonemi vocalici anteriori arrotondati (/y/ ed /ø/, dette anche "vocali turbate")
  • la lenizione, ovvero la trasformazione delle occlusive sorde intervocaliche del latino in sonore.
  • il mantenimento fino al recente passato di -s[8],[9].

Altre caratteristiche proprie di questo sistema sono

  • la risoluzione palatale autonoma del gruppo cl- e gl-
  • la palatizzazione di ca- e ga- rapidamente retrocessa.

In epoca medioevale, si ha testimonianza, da documenti piemontesi e veneti, anche dell'utilizzo di -s sia per formare il plurale che per la coniugazione della seconda persona nei verbi, come accade nella gran parte delle lingue della Romània occidentale. In seguito queste -s, con la toscanizzazione, andarono scomparendo.

Suddivisione[modifica | modifica sorgente]

All'interno del sistema galloitalico possiamo riconoscere dei sistemi più ristretti altamente omogenei (qui presentati con i relativi codici ISO 639-3):

Segnale bilingue in italiano e in gallo-italico del comune di San Fratello, provincia di Messina

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

La classificazione più comunemente accettata[3][4][5][6] e oggetto di insegnamento e studio in alcuni atenei italiani divide le lingue romanze parlate in Italia nei gruppi retoromanzo, italoromanzo e sardo.
La prima suddivisione del sistema italoromanzo proposta fu nei gruppi altoitaliano, toscano e centromeridionale (esclusi i gruppi retoromanzo e sardo, solo in seguito considerati autonomi)[11]. La classificazione attuale distingue però i gruppi galloitalico, veneto (ancora a volte chiamati nel loro insieme come altoitaliani), toscano, mediano, meridionale e meridionale estremo[12].

  • italoromanzo
    • galloitalico
    • veneto
    • istrioto
    • toscano (comprendente il corso)
    • mediano
    • meridionale
    • meridionale estremo

La classificazione proposta nel Red book on endangered languages[13], pubblicato dall'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura), inserisce le lingue galloitaliche all'interno del gruppo galloromanzo, assieme a francese, francoprovenzale e veneto (tutte lingue romanze occidentali). Va segnalato che l'autore del libro è uno studioso di lingue ungro-finniche e che lo scopo dichiarato della pubblicazione non è classificare le lingue ma segnalare quelle in pericolo.

La classificazione di Ethnologue (compendio di lingue pubblicato dal SIL International) inserisce le lingue galloitaliche nel gruppo galloromanzo, assieme a francese, francoprovenzale, retoromanzo e veneto che invece costituisce un gruppo a se stante.

  • galloromanzo
    • galloitalico
    • galloretico
      • francese
      • francoprovenzale
      • retoromanzo

Altri linguisti, del passato e del presente, hanno sostenuto dei sistemi di classificazione che sostenevano l'apparentamento delle lingue galloitaliche al galloromanzo. Alcune posizioni significative sono le seguenti:

  • G. B. Pellegrini scrive che "si può parlare senza tema di errore di un'ampia Galloromania che include non soltanto la Rezia, ma anche la Cisalpina con buona parte del Veneto"[14];
  • Pierre Bec parla direttamente di "galloromanzo d'Italia o cisalpino"[15];
  • Max Pfister dell'Università di Saarbrücken è sulla stessa lunghezza d'onda[16].

Molte di queste posizioni sono state espresse nel fondamentale Convegno internazionale di studi, svoltosi a Trento il 21-23 ottobre 1993 ed intitolato: "Italia Settentrionale: crocevia di idiomi romanzi"[17].
Queste posizioni sono supportate dall'esistenza, nel passato, di una "Koinè lombardo-veneta", una lingua comune che nel Medioevo arrivò ad un certo grado di assestamento, prima di retrocedere di fronte al toscano[18].

Qualche confronto[modifica | modifica sorgente]

Latino (Illa) Claudit semper fenestram antequam cenet.
Bergamasco (lombardo orientale) (Lé) La sèra sèmper sö la finèstra prima de senà.
Milanese (lombardo occidentale) (Lee) la sara semper su la fenestra innanz de disnà. (pr: (Lée) la sara sempër sü la fenestra inàns dë disnà.)
Piacentino (emiliano) Le la sära sëimpar sö/sü la finestra (fnestra) prima da disnä
Bolognese (emiliano) (Lî) la sèra sänper la fnèstra prémma ed dsnèr.
Cesenate (romagnolo) (Lî) la ciöd sèmpar la fnèstra prèmma d' z'nèr.
Riminese (romagnolo) (Léa) la ciùd sémpre la fnèstra prèima ad z'né.
Dialetto fanese (gallico marchigiano) Lìa chìud sèmper la fnestra prima d' c'né.
Piemontese (Chila) a sara sempe la fnestra dnans ëd fé sin-a.
Piemontese, dialetto canavesano (Chilà) a sera sémper la fnestra doant ëd far sèina.
Carrarese Lê al sèr(e)/chiode sènpre la fnestra(paravento) prima de zena.
Massa Le' al sère/chiode sènpre la fnesc'tra(paravento) prima de c'nare.
Ligure Lê a særa sénpre o barcón primma de çenâ.
Tabarchino (dialetto ligure della Sardegna) Lé a sère fissu u barcun primma de çenò.
Romancio Ella clauda/serra adina la fanestra avant ch'ella tschainia. (Retoromanzo)
Nones (Ladin Nones) (Ela) la sera semper la fenestra inant zenar. (Retoromanzo)
Ladino solandro La sèra sempro (sèmper) la fenèstra prima (danànt) da cenàr. (Retoromanzo)
Friulano Jê e siere simpri il barcon prin di cenâ. (Retoromanzo)
Veneto Ła sàra/sèra senpre el balcón vanti senàr/dixnàr.
Trentino Èla la sèra sèmper giò/zo la fenèstra prima de zenà.
Istrioto (Rovignese) Gila insiera senpro el balcon preîma da senà.
Italiano (Ella) chiude sempre la finestra prima di cenare.
Toscano Lei la 'hiude sempre la finestra pria di'ccenà.
Perugino Lìa chìud sèmpre la finestra prima d' c'né.
Sardo Issa serrat semper sa fentana in antis de si esser chenada.
Corso Ella chjudi sempri a finestra primma di cenà.
Salentino Iddhra chiute sèmpre la fenéscia prìma cu mangia te sira.
Siciliano Idda chiùi sèmpri la finéṣṭṛa anti ca mancia â sira.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Il termine gallo-italico è usato spesso al plurale, gallo-italici. I dialetti gallo-italici sono spesso detti anche "dialetti alto-italiani", o "cisalpini", secondo il termine usato da G. B. Pellegrini fin dal 1973.
  3. ^ a b Walter De Gruyter, Italienisch, Korsisch, Sardisch, pag. 452 1988
  4. ^ a b Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, 2013, pag. 70
  5. ^ a b Martin Maiden, Mair Parry, Dialects of Italy, 1997, Introduzione pag. 3
  6. ^ a b Anna Laura Lepschy, Giulio Lepschy, The Italian Language Today, 1998: a pag. 41
  7. ^ Giovan Battista Pellegrini, Saggi di linguistica italiana, Boringhieri, Torino, 1975, pag. 69
  8. ^ A. A. Sobrero, A. Maglietta, Introduzione alla Linguistica Italiana
  9. ^ G. B. Pellegrini, "Il “Cisalpino” e l’italo-romanzo", in Archivio Glottologico Italiano, LXXVII, 1992, pp. 272-296.
  10. ^ Come riportato in Ethnologue.
  11. ^ G. B. Pellegrini, La Carta dei Dialetti d'Italia
  12. ^ Carla Marcato Dialetto, Dialetti e Italiano
  13. ^ Endangered languages in Europe: indexes
  14. ^ Pellegrini, Giovan Battista (1969; 1972): Delle varie accezioni ed estensione di "ladino"
  15. ^ Bec, Pierre (1971): Manuel pratique de philologie romane, tome II, 472
  16. ^ Pfister, Max (1993): Dal latino della Gallia cisalpina agli idiomi romanzi dell'Italia settentrionale
  17. ^ Italia Settentrionale: Crocevia di Idiomi Romanzi - Atti del convegno internazionale di studi - Trento, 21/23 ottobre 1993", a cura di Emanuele Banfi, Giovanni Bonfadini, Patrizia Cordin, Maria Iliescu. Tübingen: Niemayer, 1995. ISBN 3-484-50304-1
  18. ^ Koiné in Italia dalle Origini al Cinquecento - Atti del Convegno di Milano e Pavia, 25-26 settembre 1987 - a cura di Glauco Sanga - Pierluigi Lubrina Editore - Bergamo 1990

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sui dialetti gallo-italici.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]