Carloforte
| Carloforte comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Agostino Stefanelli (lista civica) dal 29/05/2007 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 39°9′1″N 8°18′0″E / 39.15028°N 8.3°ECoordinate: 39°9′1″N 8°18′0″E / 39.15028°N 8.3°E | ||||
| Altitudine | 10 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 50,24 km² | ||||
| Abitanti | 6 420[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 127,79 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | nessuno (occupa l'intero territorio dell'Isola di San Pietro) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 09014 | ||||
| Prefisso | 0781 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 107004 | ||||
| Cod. catastale | B789 | ||||
| Targa | CI | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | carlofortini o tabarkini | ||||
| Patrono | Carlo Borromeo | ||||
| Giorno festivo | 4 novembre | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Carloforte nella provincia di Carbonia-Iglesias |
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| Sito istituzionale | |||||
Carloforte (U Pàize, ossia "Il Paese", o Carlofòrte in ligure tabarchino) è un comune di 6.420 abitanti della provincia di Carbonia-Iglesias.
È situato sull'isola di San Pietro, al largo della sub-regione del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna; l'isola, piuttosto grande per essere occupata da un solo comune, è situata a circa 10 km dalla costa sarda, e costituisce, insieme alla vicina isola di Sant'Antioco con altri isolotti e scogli vicini alle sunnominate due isole, l'Arcipelago del Sulcis. Carloforte è anche un comune onorario della provincia di Genova ed è inserito nella lista de "I borghi più belli d'Italia".
Indice |
[modifica] Storia
Carloforte (Carloforti in sardo sulcitano) è un'isola linguistica ligure e si può considerare una "espressione etnica e linguistica di un quartiere della Genova antica", in quanto l'isola di San Pietro, a poca distanza dalla costa sarda (Sud-Ovest della Sardegna) fu colonizzata da Pegliesi provenienti da Tabarca, località tunisina, nel 1738.
Carloforte, unico centro abitato dell'isola, fu realizzata su progetto dell'architetto piemontese Augusto de la Vallée. In attesa del suo completamento i profughi giunti da Tabarca sostarono alcuni mesi, assistiti economicamente dalla diocesi di Iglesias e dalla corona sarda, nei fabbricati della tonnara "Su Pranu" di Portoscuso. Gli abitanti di Carloforte conservano ancora intatto il dialetto dei loro avi liguri che per il comune passaggio nell'isola tunisina di Tabarka è detto tabarchino. Gli abitanti di Carloforte sono detti Carlofortini o Carolini; parlando di sé stessi, in termini di etnia, si definiscono Tabarchini.
I suoi abitanti partirono nel 1542 da Pegli, giungendo da Pegli stesso e dai vicini paesi della riviera ligure, ed al seguito dei Lomellini, cospicuo casato genovese dedito ai traffici che aveva avuto concessioni territoriali in quei luoghi, si insediarono sulla costa tunisina nell'isolotto di Tabarka nei pressi di Tunisi, dove pescarono corallo e si dedicarono a traffici e commercio fino al 1738; vennero per questo definiti "Tabarchini".
Nel 1738 una parte dei Tabarchini, con a capo Agostino Tagliafico, chiese al re Carlo Emanuele III di Savoia di colonizzare, in prossimità della Sardegna, l'Isola degli Sparvieri (Accipitrum Insula) allora deserta, e poi ora definita isola di San Pietro; negli ultimi anni a Tabarka era diminuito il corallo, e continue erano le loro disavventure politico-commerciali con i diversi rais governanti i territori del Nord Africa; la concessione dei Lomellini era diventata meno redditizia, ed erano aumentati i dissidi con i rais che li rendevano liberi o viceversa li facevano schiavi a seconda di chi regnava a Tunisi o ad Algeri in quel momento. Per questo motivo, stanchi di queste vessazioni, chiesero al re sardo un luogo per continuare in tranquillità i loro commerci, soprattutto in spezie e stoffe pregiate, con il resto del Mediterraneo. Fu scelta l'isola degli Sparvieri, mediante una regolare infeudazione.
In onore del Re, a cui i nuovi abitanti eressero una statua nella piazza principale del paese e come segno di riconoscimento e fedeltà, il paese si chiamò Carloforte (Forte di Carlo) ed a San Carlo Borromeo fu dedicata la chiesa parrocchiale, il Re donò per l'occasione un pregiato quadro raffigurante il Santo Patrono, ancora oggi nell'abside della parrocchiale.
I primi periodi della colonizzazione furono durissimi per la presenza di aree insalubri, con conseguenti vere e proprie epidemie, che decimarono la popolazione; in seguito a bonifiche del territorio la colonia riuscì a migliorare le proprie condizioni ed a prosperare, fu di supporto l'arrivo di altri coloni da Tabarka, e di un gruppo di famiglie provenienti direttamente dalla Liguria. Un'ampia zona paludosa bonificata presso il paese fu allestita a salina, che risultò essere molto redditizia.
Un secondo insediamento di coloni provenienti da Tabarka si ebbe nel 1770 nella vicina Isola di Sant'Antioco, sul lato prospiciente all'Isola di San Pietro, dove fu fondato il paese di Calasetta.
Nel 1798 Carloforte subì una feroce incursione piratesca: 900 suoi abitanti furono catturati e tenuti schiavi a Tunisi per cinque anni. Durante questo periodo uno dei carlofortini catturati, Nicola Moretto, rinvenne sulla spiaggia di Nabeul, vicino a Tunisi, una statua lignea che si ritenne rappresentante la Madonna (sicuramente la polena di una nave, portata sulla spiaggia dal mare). Il ritrovamento fu considerato miracoloso, diede conforto e costituì fatto di coesione, dando origine al culto della "Madonna dello Schiavo" quale protettrice dei Tabarkini. Successivamente gli schiavi furono liberati, pagando un oneroso riscatto, dal re Carlo Emanuele IV di Savoia. Al momento della liberazione la piccola statua della Madonna fu portato anch'essa a Carloforte, e per accoglierla fu costruita la omonima Chiesa della "Madonna dello Schiavo". Le persecuzioni piratesche però continuarono ancora per diversi anni, fino a quando il fenomeno fu definitivamente represso in tutto il Mediterraneo.
A testimonianza delle incursioni barbaresche restano ancora alcuni tratti di mura di cinta a difesa del paese, la dotazione di forti, e diverse torri di avvistamento.
Pochi anni dopo la cittadina fu invasa dai francesi nelle fasi post-rivoluzionarie che travagliarono l'Europa, dagli occupanti l'isola fu definita "isola della libertà", e nonostante il nome l'isola fu sottoposta a requisizioni ed a razzie.
Con l'avvento della breve dominazione francese una parte della popolazione inneggiò ai nuovi principi sociali di libertà.fraternità ed uguaglianza della rivoluzione, altri furono avversi, ci furono di conseguenza disordini e conflitti nel paese; in tale periodo convulso i sostenitori del re rimossero la statua del re Sardo, tentando di nasconderla, seppellendola il più presto possibile, (i rivoluzionari infatti erano ovviamente nemici del Re sardo), per sottrarla così alle devastazioni in atto da parte dei francesi e dei loro sostenitori, altri sostennero maliziosamente (probabilmente a torto, sarebbe stato più semplice distruggerla) che fu nascosta per non essere considerati sostenitori del re. Comunque nei ristretti tempi concessi prima dell'arrivo della soldataglia francese, la buca faticosamente scavata in fretta sotto il piedistallo, si rivelò non abbastanza profonda, dato che dopo aver calato al statua nella buca il braccio della statua rimase emergente; non essendo possibile risollevare la statua per fare la buca più profonda, il braccio fu spezzato intenzionalmente con un colpo di mazza, affinché nulla sporgesse, e non ci fosse alcun segno visibile del seppellimento. La statua fortunosamente salvata, non deturpata, ma col braccio destro spezzato, è così ancora oggi, come si può vedere, ritornata sul piedistallo nella piazza del lungomare della cittadina, a ricordo e testimonianza di quel convulso momento storico.
Il 10 novembre 2004 Carloforte è stato riconosciuto come comune onorario dalla provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure e, in particolare, con Pegli. Nel 2006 questo riconoscimento fu dato anche alla vicina città di Calasetta.
Carloforte vive tutti gli anni celebrazioni di gemellaggio con Pegli. Anche l'architettura, la cultura, i costumi, gli usi di Carloforte sono di tipo strettamente ligure.
Una parte minore di popolazione proveniente dall'esodo da Tabarca si diresse alla costa spagnola nei pressi di Alicante, fondando il villaggio di Nova Tabarca dove però la popolazione attuale, pur conservando in parte i cognomi originali, è stata completamente assorbita come linguaggio e costumi dalla comunità di lingua catalano-valenziana, una parte si diresse inoltre a Bonifacio, nella parte meridionale della Corsica, dove preesisteva una comunità autonoma genovese.
La popolazione tabarchina è dispersa inoltre in tutto il mondo, primariamente è ritornata a Genova e sulla costa ligure, a Gibilterra, a Boca di Buenos Aires, e come detto a Bonifacio in Corsica ed in genere soprattutto in città portuali, per un numero stimato di oltre 18.000 persone.
[modifica] Rioni storici di Carloforte
- Castello (in tabarchino: Cassinee, letteralmente "calcinaie" cioè il luogo dove si preparava la calce spenta per costruzioni e le fortificazioni).
- La Marina (in tabarchino: A Maina)
- San Carlo (in tabarchino: Casseba, dall'arabo "Qasba": cittadella)
- Le Fontane (in tabarchino: E Fontann-e)
- San Pietro (in tabarchino: San Pê)
- Darsennetta (dal tabacchino Darsennetta', letteralmente 'piccola darsena' dal lago sito nell'attuale Piazza Pegli)
[modifica] Ambiente
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Cultura
[modifica] Lingue e dialetti
La lingua o dialetto tabarchino, con ampie attestazioni di lingua scritta, origina direttamente dal Ligure del XVI secolo e si è in parte coevoluto con la lingua ligure e genovese per via dei contatti mantenutisi con la regione linguistica madre, sia durante la permanenza in Tunisia, che dopo la colonizzazione dell'isola di San Pietro, per transito di persone e di traffici.
Infatti il porto di Carloforte, per la sua posizione, ha avuto fino all'inizio del 1900 una notevolissima importanza come sede di navigazione e traffico marittimo di medio cabotaggio. La lingua conserva come deposito linguistico alcuni sostantivi e rare forme grammaticali alquanto desuete nel genovese attuale, non riporta peraltro i francesismi affluiti nel genovese nei secoli recenti.
È curiosa la perdita di termini dialettali ovviamente non più usati in terra africana, come quelli per il gelo, la neve ed il ghiaccio, riacquisiti poi dall'italiano; sono anche ovvie le acquisizioni per nomi di cibi o verdure tunisini fatti propri dai tabarchini ed appartenenti ora alla cultura tabarchina, il casc-cà (derivato dal cus-cus tunisino) noto piatto di semola di grano, la facussa (dal tunisino faguss), un particolare cetriolo dolce.
L'accento, denominato 'còccina', del tabarchino tipico segue soprattutto le inflessioni di quello di Pegli e del ponente ligure, piuttosto che quelle del genovese cittadino.
Come affluenze linguistiche esterne sono da segnalare pochissimi sostantivi di origine sarda, araba, toscana, in ordine di ricorrenza. L'80% della popolazione di Carloforte usa correntemente l'idioma tabarchino.
[modifica] Personalità legate a Carloforte
- Giuseppe Cavallera, medico e politico italiano, "pioniere del socialismo in Sardegna"[2]. A lui è dedicato il Cineteatro Giuseppe Cavallera
- Gianni Baghino, (1919-1995), attore
- Enrico Accatino, (1920-2007), artista italiano, che lavorò come tonnarotto nel dopoguerra
[modifica] Monumenti e beni architettonici
[modifica] Monumento a Carlo Emanuele III
Il monumento a Carlo Emanuele III di Savoia è ubicato nella Piazza omonima sul Lungomare. Costituito da un gruppo marmoreo di 3 statue con al centro il Sovrano, fu eretto in segno di riconoscenza al Re. La statua centrale è chiamata affettuosamente "Pittaneddu" dai Carlofortini.Le statue sono opera dello scultore genovese Bernardo Mantero. Il monumento fu inaugurato il 16 luglio 1786 con la messa in loco della statua centrale, le statue laterali furono erette nel 1788 in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione di Carloforte.
[modifica] Mura di cinta
A seguito delle incursioni barbaresche Carloforte fu protetta da un sistema di mura con vari fortini che circondava tutto l'agglomerato urbano. Una parte delle mura è ancora esistente nel quartiere alto del paese (il cosiddetto "Castello"), in essa è presente ancora la "Porta del Leone" così chiamata per la scultura di una testa di leone inserita nelle mura.
[modifica] Chiesa dei Novelli Innocenti
Antecedente alla colonizzazione dell'isola, vi fu eretta in memoria dei giovani e bambini facenti parte della cosiddetta "Crociata dei fanciulli" che partì da Marsiglia nel 1212. Due delle sette navi che componevano la flotta affondarono al largo dell'Isola di San Pietro, tutti i naufraghi perirono ed alcuni vi furono sepolti. La Chiesa dei Novelli Innocenti fu eretta in memoria di essi per volere del Papa Gregorio IX. La piccola chiesa ridotta a rudere fu restaurata dai tabarchini all'epoca della colonizzazione. È ubicata nella parte sud dell'abitato.
[modifica] Chiesa della Madonna dello Schiavo
Dedicata alla omonima Madonna, è ubicata nella centralissima Via XX Settembre ed accoglie la statua venerata dai Carlofortini esuli in Tunisia. È detta anche chiesetta del "Previn" ("il pretino") in memoria di Don Nicolò Segni, il sacerdote giovanissimo che volle essere prigioniero insieme agli schiavi carlofortini in Tunisia. In onore della Madonna dello Schiavo un nome molto diffuso fra le figlie femmine nelle famiglie Carlofortine era fino a qualche anno fa "Schiavina".
[modifica] Torre San Vittorio - Osservatorio astronomico
La torre San Vittorio sorge a sud dell'abitato di Carloforte, in zona detta Spalmadureddu. Costruita nel 1768 rappresenta l'avamposto difensivo a sud della cittadina carolina. All'originale progetto si apportarono delle modifiche: l'aggiunta di tre corpi alla torre centrale e la costruzione di una scala esterna. Interamente costruita con blocchi di trachite locale, in onore del sovrano Vittorio Amedeo III la torre prese il nome di San Vittorio. Cessate le necessità difensive, la torre fu venduta a privati cittadini. Nel 1889 la Torre fu espropriata dal Ministero della pubblica istruzione al fine di utilizzarla per la ricerca scientifica. Nel 1898 la torre fu convertita, mediante apposite modifiche strutturali, a Osservatorio astronomico. Vi fu istituita una delle cinque stazioni internazionali per lo studio della precessione degli equinozi a causa dell'inclinazione dell'asse terrestre.
[modifica] Cine Teatro "Giuseppe Cavallera".
Noto come "U Palassiu" (Il Palazzo), è un edificio monumentale costruito negli anni 20 dai lavoratori di Carloforte organizzati nella Lega di Battellieri. Ospita un teatro ed è soggetto a vincolo come bene architettonico di interesse nazionale. Si trova nella centrale Via Roma.
[modifica] Eventi
[modifica] La Madonna dello Schiavo, patrona di Carloforte
La Madonna, (una piccola statuetta in legno), probabilmente una piccola polena di un veliero portata sulla spiaggia dai marosi, fu trovata dal giovane schiavo tabarchino Nicola Moretto nella spiaggia di Nabeul, presso Tunisi il 15 novembre 1800. Il ritrovamento della "Madonnina Nera" fu accolto come un segnale divino dagli schiavi in terra d'Africa, ma soprattutto come esortazione e conforto per sopportare le tribolazioni e le persecuzioni.
Portata nell'Isola di San Pietro nella loro emigrazione dagli schiavi liberati, la Madonnina è rimasta un fortissimo simbolo di fede ma, al di fuori del significato strettamente religioso, anche di libertà e di forte unione solidale della comunità.
La festa della Madonna dello Schiavo è senza dubbio quella più sentita dalla comunità Carolina e da diversi anni questa festa si rinnova anche a Pegli l'ultima domenica di novembre. Alla Madonna dello Schiavo è dedicata la omonima Chiesa ubicata in Via XX Settembre, ove la statua è venerata.
[modifica] San Pietro, patrono dei pescatori e dell'omonima isola
La devozione a San Pietro risale alle origini della colonia. Il culto per il santo protettore dei corallari e dei tonnarotti verteva attorno alla chiesetta delle Fontane, di impianto duecentesco, ma ristrutturata nel XVIII secolo. Ancora oggi il 29 giugno è festa solenne per Carloforte.
I festeggiamenti si concludono a sera con una suggestiva processione a mare e, successivamente, spettacolo pirotecnico a tempo di musica.
La devozione religiosa svolse importante funzione per propiziarsi la benedizione divina nelle imprese di mare, data la forte tradizione marinara della popolazione, e nella calata della Tonnara, importantissima risorsa dei secoli passati, impresa a cui partecipava tutta la popolazione.
[modifica] Il Girotonno
| Per approfondire, vedi la voce Girotonno. |
Il Girotonno è una caratteristica manifestazione culturale e gastronomica che si svolge tutti gli anni a Carloforte, nel periodo della mattanza dei tonni.
L'evento, si svolge, indicativamente, tra fine maggio ed inizio giugno e vede la presenza di numerosi paesi mediterranei e non, ciascuno con la propria cucina tipica.
[modifica] Crêuza de mä
Crêuza de mä - Musica per film è una manifestazione trattante le musiche presenti nei film che si svolge a Carloforte. Essa fa parte dell'iniziativa "Le isole del cinema" che si compone di 4 manifestazioni tra cui "Pensieri e parole" (isola dell'Asinara), "La valigia dell'autore" (isola La Maddalena), "Una notte in Italia" (isola di Tavolara) e appunto "Crêuza de mä" a Carloforte.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Agostino Stefanelli (lista civica) dal 29/05/2007
[modifica] Gemellaggi
Carloforte è gemellata con le seguenti città:
Tabarca (Spagna);
Camogli, dal 2004[3];
Montecchio Maggiore, dal 2009.
Inoltre è gemellata con il quartiere di Genova Pegli, e con la Provincia di Genova.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Giuseppe Dessì
- ^ Fonte sul gemellaggio Camogli-Carloforte
[modifica] Voci correlate
- Arcipelago del Sulcis
- Dialetto tabarchino
- Isola di San Pietro
- Nueva Tabarca
- Stazione meteorologica di Carloforte
- Sulcis
- Sulcis-Iglesiente
- Tabarca
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Carloforte
[modifica] Collegamenti esterni
- Carloforte su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Carloforte")
- Sito ufficiale del Comune
- Carloforte.it
- Isoladisanpietro.org
- Carloforte.net
- Hieracon.it
- Il Girotonno - Sito ufficiale
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