Carloforte

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Carloforte
Panorama di Carloforte
Carloforte - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sardegna
Provincia: Carbonia-Iglesias
Coordinate: 39°9′1″N 8°18′0″E / 39.15028, 8.3Coordinate: 39°9′1″N 8°18′0″E / 39.15028, 8.3
Altitudine: 10 m s.l.m.
Superficie: 50,24 km²
Abitanti:
6.455[1] ottobre 2008
Densità: 128,48 ab./km²
Comuni contigui: nessuno (occupa l'intero territorio dell'Isola di San Pietro)
CAP: 09014
Pref. telefonico: 0781
Codice ISTAT: 092013
Codice catasto: B789 
Nome abitanti: carlofortini o tabarkini 
Santo patrono: Carlo Borromeo 
Giorno festivo: 4 novembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Carloforte (U Pàize, ossia Il Paese o Carlofòrte in ligure tabarchino) è un comune di 6.455[1] abitanti della provincia di Carbonia-Iglesias, situato sull'isola di San Pietro; l'isola, piuttosto grande per essere occupata da un solo comune, è situata a circa 10 km dalla costa sarda, nella regione del Sulcis-Iglesiente. Oggi è un comune onorario della Provincia di Genova.

Indice

[modifica] Storia

Capo Sandalo visto dal belvedere nelle vicinanze del faro (piazzale San Josemarìa Escrivà).

Carloforte è un'isola linguistica ligure e si può considerare un'"espressione linguistica di un quartiere della Genova antica", in quanto l'isola di San Pietro, a poca distanza dalla costa sarda (Sud-Ovest della Sardegna) fu colonizzata da Pegliesi provenienti da Tabarca, località tunisina, nel 1738.

Carloforte, unico centro abitato dell'isola, fu realizzata su progetto dell'architetto piemontese Augusto de la Vallée.In attesa del suo completamento i profughi giunti da Tabarca sostarono alcuni mesi, assistiti economicamente dalla diocesi di Iglesias e dalla corona sarda, nella tonnara "su pranu" di Portoscuso. Gli abitanti di Carloforte conservano ancora intatto il dialetto dei loro avi liguri che per il comune passaggio nell'isola tunisina di Tabarka è detto tabarchino. Gli abitanti di Carloforte sono detti Carlofortini o Carolini; parlando di sé stessi, in termini di etnia, si definiscono Tabarchini.

I suoi abitanti partirono nel 1542 da Pegli, giungendo da Pegli e dai vicini paesi della riviera ligure, ed al seguito dei Lomellini, cospicuo casato genovese dedito ai traffici, si insediarono sulla costa tunisina nell'isolotto di Tabarka nei pressi di Tunisi, dove pescarono corallo e si dedicarono a traffici e commercio fino al 1738; vennero per questo definiti "Tabarchini".

Nel 1738 una parte dei Tabarchini, con a capo Agostino Tagliafico, chiese al re Carlo Emanuele III di Savoia di colonizzare l'isola di San Pietro, allora deserta, negli ultimi anni a Tabarka era diminuito il corallo, e continue erano le loro disavventure politico-commerciali con i diversi rais governanti i territori del Nord Africa; la concessione dei Lomellini era diventata meno redditizia, ed erano aumentati i dissidi con i rais saraceni che li rendevano liberi o viceversa li facevano schiavi a seconda del rais nord africano vincente in quel momento. Per questo motivo, stanchi di queste vessazioni, chiesero al re sardo un luogo dell'isola utile a continuare in tranquillità i loro traffici. Tale scelta cadde sull'isola degli sparvieri (poi detta di San Pietro), territorio più vicino alla prosecuzione dei loro commerci con Tabarca, soprattutto in spezie e stoffe pregiate.

In onore del Re, a cui i nuovi abitanti eressero una statua nella piazza pricipale del paese e come segno di riconoscimento e fedeltà, il paese si chiamò Carloforte (Forte di Carlo) ed a san Carlo Borromeo fu dedicata la chiesa parrocchiale, il Re donò per l'occasione un pregiato quadro raffigurante il Santo Patrono, ancora oggi nell'abside della parrocchiale.

I primi periodi della colonizzazione furono durissimi per la presenza di aree insalubri, con conseguenti vere e proprie epidemie, in seguito a bonifiche del territorio la colonia riuscì a migliorare le proprie condizioni ed a prosperare, fu di supporto l'arrivo di altri coloni da Tabarka, e di un gruppo di famiglie provenienti direttamente dalla Liguria. Un'ampia zona paludosa bonificata presso il paese fu allestita a salina, che risultò essere molto redditizia.

Un secondo insediamento di coloni provenienti da Tabarka si ebbe nel 1770 nella vicina Isola di Sant'Antioco, sul lato prospiciente all'Isola di San Pietro, dove fu fondato il paese di Calasetta.

Nel 1798 Carloforte subì una feroce incursione piratesca: 900 suoi abitanti furono catturati e tenuti schiavi a Tunisi per cinque anni. Successivamente furono riscattati per intervento del Papa e di Carlo Emanuele. Le persecuzioni piratesche però continuarono ancora per diversi anni, fino a quando il fenomeno fu definitivamente represso in tutto il Mediterraneo.

A testimonianza delle incursioni barbaresche restano ancora alcuni tratti di mura di cinta a difesa del paese, la dotazione di forti, e diverse torri di avvistamento.

Pochi anni dopo la cittadina fu invasa dai francesi nelle fasi post-rivoluzionarie che travagliarono l'Europa, dagli occupanti l'isola fu definita "isola della libertà", e nonostante il nome l'isola fu sottoposta ininizialmente in parte a requisizioni ed a razzie.

L'avvento della breve dominazione francese fu ovviamente segnato, in piccolo, dai contrasti che travagliavano l'Europa intera ad effetto della rivoluzione francese. Una parte della popolazione inneggiò ai nuovi principi rivoluzionari, instaurando con loro, rapporti di comparie per battesimi, cresime e matrimoni, mentre altri pensando di rafforzare questo nuovo corso con i nuovi invasori, dimentichi del loro fedeltà al benefattore sabaudo, provvidero a cancellarne il ricordo, seppellendo velocemente la statua del sovrano sardo, patrono del paese (e nemico dei francesi); nella concitazione il braccio della statua sembra sia stato spezzato affinché non sporgesse dal terreno, in quanto non entrava agevolmente, né interamente nella buca predisposta ad hoc) o restasse visibile comunque dopo l'interramento, e così è ancora, come si può vedere, ritornata sul piedistallo nella piazza del lungomare della cittadina, a ricordo di quel comportamento dei suoi abitanti e momento storico.

Il 10 novembre 2004 Carloforte è stato riconosciuto come comune onorario dalla provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure e, in particolare, con Pegli. Nel 2006 questo riconoscimento fu dato anche alla vicina città di Calasetta.

Carloforte vive tutti gli anni celebrazioni di gemellaggio con Pegli. Anche l'architettura, la cultura, i costumi, gli usi di Carloforte sono di tipo strettamente ligure.

Una parte minore di popolazione proveniente dall'esodo di Tabarca si diresse alla costa spagnola nei pressi di Alicante, fondando il villaggio di Nova Tabarca, dove però la popolazione attuale, pur conservando in parte i cognomi originali, è stata completamente assorbita come linguaggio e costumi dalla comunità di lingua catalana.

La popolazione di origine tabarchina è dispersa inoltre in tutto il mondo, primariamente a Genova e sulla costa ligure, a Gibilterra, a Boca di Buenos Aires, e a Bonifacio in Corsica ed in genere soprattutto in città portuali per un numero stimato di oltre 18.000 persone.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Lingue e dialetti

I faraglioni nella località denominata Colonne.

Il dialetto tabarchino, con ambizioni di lingua scritta, origina direttamente dal Ligure del XVI secolo e si è in parte coevoluto con la lingua ligure e genovese per via dei contatti mantenutisi con la regione linguistica madre, sia durante la permanenza in Tunisia, che dopo la colonizzazione dell'isola di San Pietro, per transito di persone e di traffici.

Infatti il porto di Carloforte, per la sua posizione, ha avuto fino all'inizio del 1900 una notevolissima importanza come sede di navigazione e traffico marittimo di medio cabotaggio. La lingua conserva come deposito linguistico alcuni sostantivi e rare forme grammaticali alquanto desuete nel genovese attuale, non riporta peraltro i francesismi affluiti nel genovese nei secoli recenti.

È curiosa la perdita di termini dialettali non più usati in terra africana, come quelli per il gelo, la neve ed il ghiaccio, riacquisiti poi dall'italiano; sono anche ovvie le acquisizioni per nomi di cibi o verdure tunisini fatti propri dai tabarchini ed appartenenti ora alla cultura tabarchina, il cashcà (derivato dal cus-cus tunisino) noto piatto di semola di grano, la facussa (dal tunisino faguss), un particolare cetriolo dolce.

L'accento, denominato 'còccina', del tabarchino tipico è soprattutto quello di Pegli e del ponente ligure, piuttosto che quello del genovese puro.

Come affluenze linguistiche esterne sono da segnalare pochissimi sostantivi di origine sarda, araba, toscana, in ordine di ricorrenza. La lingua tabarchina è in Italia tra le maggiori come frequenza di uso nella sua popolazione competente e oltre l'80% della popolazione la usa correntemente.

[modifica] Cultura

[modifica] Personalità legate a Carloforte


[modifica] Eventi

[modifica] La Madonna dello Schiavo, Patrona di Carloforte

La Madonna, (una piccola statuetta in legno), probabilmente una piccola polena di un veliero portata sulla spiaggia dai marosi, fu trovata dal giovane schiavo tabarchino Nicola Moretto nella spiaggia di Nabeul, presso Tunisi il 15 novembre 1800. Il ritrovamento della "Madonnina Nera" fu accolto come un segnale divino dagli schiavi in terra d'Africa, ma soprattutto come esortazione e conforto per sopportare le tribolazioni e le persecuzioni.

Portata nell'Isola di San Pietro nella loro emigrazione dagli schiavi liberati, la Madonnina è rimasta un fortissimo simbolo di fede ma, al di fuori del significato strettamente religioso, anche di libertà e di forte unione solidale della comunità.

La festa della Madonna dello Schiavo è senza dubbio quella più sentita dalla comunità Carolina e da diversi anni questa festa si rinnova anche a Pegli l'ultima domenica di novembre.

[modifica] San Pietro, Patrono dei Pescatori

La devozione a San Pietro risale alle origini della colonia. Il culto per il santo protettore dei corallari e dei tonnarotti verteva attorno alla chiesetta delle Fontane, di impianto duecentesco, ma ristrutturata nel XVIII secolo. Ancora oggi il 29 giugno è festa solenne per Carloforte.

I festeggiamenti si concludono a sera con una suggestiva processione a mare e, successivamente, spettacolo pirotecnico a tempo di musica.

La devozione religiosa svolse importante funzione per propiziarsi la benedizione divina nelle imprese di mare, data la forte tradizione marinara della popolazione, e nella calata della Tonnara, importantissima risorsa dei secoli passati, impresa a cui partecipava tutta la popolazione.

[modifica] Girotonno

Per approfondire, vedi la voce Girotonno.
Logo del Girotonno

Il Girotonno è una caratteristica manifestazione culturale e gastronomica che si svolge tutti gli anni a Carloforte, nel periodo della mattanza dei tonni.

L'evento, giunto alla sua settima edizione, si svolge tra fine maggio ed inizio giugno e vede la presenza di numerosi paesi mediterranei e non, ciascuno con la propria cucina tipica.

[modifica] Creuza de ma

"Creuza de mà" è la manifestazione, giunta alla seconda edizione, che si svolge a carloforte nel mese di settembre. Essa fa parte dell'iniziativa "le isole del cinema" che si compone di 4 manifestazioni tra cui "Pensieri e parole" (isola dell'Asinara), "La valigia dell'autore" (isola La Maddalena), "Una notte in Italia" (isola di Tavolara) e appunto "Creuza de ma" a Carloforte.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Agostino Stefanelli (lista civica) dal 29/05/2007
Centralino del comune: 0781 8589200
Posta elettronica: segretario@comune.carloforte.ca.it

[modifica] Gemellaggi

Carloforte è gemellata con le seguenti città:

Inoltre è gemellata con il quartiere di Genova Pegli, e la Provincia di Genova.

[modifica] Note

  1. ^ a b http://demo.istat.it/bilmens2008gen/index.html
  2. ^ Giuseppe Dessì

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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