Senorbì

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Senorbì
comune
Senorbì – Stemma Senorbì – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Cagliari-Stemma.png Cagliari
Amministrazione
Sindaco Adalberto Sanna (lista civica) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 39°32′00″N 9°08′00″E / 39.533333°N 9.133333°E39.533333; 9.133333 (Senorbì)Coordinate: 39°32′00″N 9°08′00″E / 39.533333°N 9.133333°E39.533333; 9.133333 (Senorbì)
Altitudine 199[1] m s.l.m.
Superficie 34,35 km²
Abitanti 4 745[2] (31-12-2010)
Densità 138,14 ab./km²
Frazioni Sisini e Arixi
Comuni confinanti Ortacesus, San Basilio, Sant'Andrea Frius, Selegas, Siurgus Donigala, Suelli
Altre informazioni
Cod. postale 09040
Prefisso 070
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 092070
Cod. catastale I615
Targa CA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti senorbiesi
Patrono santa Barbara
Giorno festivo 4 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Senorbì
Posizione del comune di Senorbì nella provincia di Cagliari
Posizione del comune di Senorbì nella provincia di Cagliari
Sito istituzionale

Senorbì è un comune italiano di 4.745 abitanti[2] in Provincia di Cagliari. La distanza dal capoluogo è di circa 40 km.

Principale centro della Trexenta, situato nella parte centro-meridionale dell'isola, conta quasi cinquemila abitanti con le due frazioni Arixi e Sisini.

Situato in una zona storicamente ricca, tanto da essere soprannominata "il granaio di Roma" per l'importante produzione di frumento, Senorbì ha consolidato e via via rafforzato negli anni l'importanza che occupa nell'ambito zonale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Idrologia[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio di Senorbì sono presenti due corsi d'acqua: il rio Santu Teru e il rio Cardaxius, che confluiscono all'altezza del ponte sulla Strada statale 547 di Guasila.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Statuina della Dea Madre da Senorbì

La zona di Senorbì, e della Trexenta più in generale, fu abitata già in era prenuragica. Il ritrovamento della celebre Mater Mediterranea, idoletto cicladico del III millennio a.C., testimonia anche gli scambi avvenuti con le civiltà protostoriche più evolute del periodo, come quella delle isole Cicladi.

Durante il periodo nuragico il territorio fu abitato con continuità. Probabilmente furono numerosi i nuraghi presenti nel territorio in quell'epoca. Nell'agro di Senorbì sono rimasti visibili solamente tre nuraghi: a Sisini, sul piccolo colle di Simieri e sul Monte Uda. Un importantissimo reperto archeologico di età nuragica è stato ritrovato nelle campagne di Senorbì: si tratta del Miles Cornutus, custodito nel Museo archeologico di Cagliari.

È particolarmente difficile datare la nascita del paese: i primi documenti scritti in cui appare il nome di Senorbì risalgono al XII secolo. Senorbì e la Trexenta seguirono le sorti del Giudicato di Cagliari e, successivamente, la dominazione pisana fino al 1324, anno in cui gli aragonesi sconfissero i pisani. Gli sconfitti però, all'atto della resa, riuscirono ad ottenere dai vincitori di conservare, sotto forma di feudo, le ricche e fertili regioni di Gippi, Parteolla e Trexenta.[3]

Il paese fu duramente colpito dalla peste nel 1681: il terribile morbo decimò la popolazione. Su circa 500 abitanti si contarono 128 morti.[4] Nel 1681, a causa della peste, alcuni abitanti dalla periferia, come quelli di Segolaj, decisero di trasferirsi a Senorbì.

Il paese seguì le vicende sarde in modo quasi inconsapevole: l'isola passò in mano all'Impero Austriaco per pochi anni per poi diventare parte del Regno di Sardegna.

Nel 1943 Senorbì fu bombardata da forze aeree statunitensi che avevano come obbiettivo accampamenti tedeschi presenti nelle campagne. Morì, durante le incursioni, il giovane Antonio Porqueddu.

Negli anni cinquanta e sessanta Senorbì vide crescere la propria importanza grazie allo sviluppo dell'agricoltura e del settore terziario.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Di rilievo architettonico, la chiesetta romanica di Santa Maria della Neve, un tempo intitolata a San Nicola e facente parte del villaggio scomparso di Segolay, la chiesa parrocchiale di Santa Barbara e la chiesa di San Sebastiano; altresì importante la zona archeologica Necropoli di Monte Luna, mentre numerosi reperti archeologici sono custoditi nel Museo Comunale "Sa Domu Nosta".

Nel territorio di Senorbì furono costruiti diversi nuraghi. Il nuraghe di Simieri, in parte ancora integro, si trova lungo la strada provinciale per Selegas. A poca distanza dal nuraghe Simieri, sono presenti tracce del nuraghe conosciuto col nome Corru Cottu, oggi quasi completamente distrutto.

Il secondo nuraghe era situato nel colle che oggi ospita il cimitero, alla periferia del paese; fu demolito per costruire la chiesa, ora divenuta cappella del cimitero, dedicata a Sant'Antonio. Un altro nuraghe, di cui rimangono solo alcune tracce, fu edificato lungo il confine con il comune di Barrali, in località Monte Uda.

In territorio di Senorbì, a poche centinaia di metri dalla frazione Sisini, sorge il nuraghe "Su Nuraxi". Il sito è di notevole interesse, data la sua particolare tipologia. L'edificio presenta uno schema planimetro non consueto, riferibile a quello dei templi a pozzo. Le dimensioni sono notevoli: l'asse maggiore è di 17,50 metri, la larghezza 12 metri mentre il fronte dell'atrio di ingresso misura 10 metri.[5]

Nelle campagne di Senorbì vi sono alcuni importanti resti di villaggi scomparsi intorno al XIV secolo: nei pressi del nuraghe di Simieri, al confine tra i territori di Senorbì, Selegas e Suelli, vi sono i resti di una chiesa intitolata a Nostra Signora d'Itria, un tempo facente parte del villaggio di Arco; la Chiesa di Bangiu, lungo la Strada statale 547 di Guasila in località Turretta, resti di un'antica villa romana. In località Corte Auda vi sarebbero alcune testimonianze del villaggio medievale di Aluda.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Senorbì è un caso raro di incremento demografico tra i comuni non costieri sardi. Il saldo migratorio è attivo da diversi anni così come quello naturale, grazie anche all'insediamento di coppie giovani nella cittadina provenienti dai comuni vicini.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo archeologico Comunale "Sa Domu Nosta"
Tipo Archeologia
Indirizzo via Scaledda, 1 - 09040 Senorbì (CA)
Sito http://www.museodomunosta.it/

Il Museo archeologico comunale "Sa Domu Nosta" ha sede in una casa padronale il cui impianto originario risale agli inizi dell'Ottocento. L'edificio si sviluppa intorno ad una corte chiusa, al cui interno è stato ricavato un pozzo. Nei primi anni del XX secolo venne costruito il piano superiore, che attualmente ospita il museo. La prima sala presenta alcuni manufatti provenienti dalla zona comunale, datati ad un periodo compreso fra il Neolitico (III millennio a.C.) e l'epoca medievale (XIV secolo). Le vetrine dedicate alla Preistoria contengono oggettistica in pietra e ceramica della cultura di Ozieri, di Monte Claro, del Campaniforme e di Bonnanaro, scoperti sia in necropoli che abitazioni. Seguono poi le attestazioni della civiltà nuragica, d'epoca fenicia e punica, nonché l'abbondate materiale d'importanzione greca e centro-italica. I materiali presentati provengono dai centri rurali e dalla necropoli, dove è documentato il rito dell'incinerazione e quello dell'inumazione. In età medievale non si riscontra una presenza umana costante nel territorio, e i borghi locali sorgono prevalentemente intorno ai santuari.

La seconda sala ospita i reperti rinvenuti durante lo scavo della Necropoli di Monte Luna dove, tra il V e il III secolo a.C., vennero sepolte le genti sardo-puniche che abitarono l'antistante collina di Santu Teru. Dalle camere ipogeiche provengono i monili e il vasellame che accompagnavano il riposo dei defunti, e gli amuleti che dovevano proteggerli nella vita terrena come in quella ultraterrena, i più diffusi dei quali sono gli scarabei prodotti nelle botteghe di Tharros, benché di origine egiziana.

Libri[modifica | modifica sorgente]

Antioco Piseddu, Senorbì, note per una storia, Senorbì, Zonza editori, 2001.

Antonello Erriu, Senorbì. Appunti di storia, tradizioni e cultura, Ortacesus, Nuove Grafiche Puddu, 2004.

Persone legate a Senorbì[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Oltre che grosso centro agricolo, in virtù delle estese e fertili campagne, è divenuto un'importante centro commerciale. Occupa inoltre da tempo un primissimo ruolo nel settore terziario, sia in virtù della presenza di due istituti di istruzione superiore, che per via di vari uffici pubblici che a Senorbì hanno posto le loro basi. L'Istituto d'Istruzione Superiore "L. Einaudi" e l'Istituto Professionale per i Servizi per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale richiamano quotidianamente centinaia di ragazzi da centri abitati che distano anche 30 km. Tra gli uffici pubblici: Asl, Inps, ufficio circoscrizionale per l'impiego fanno del paese il motore della Trexenta.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Senorbì è al centro di una ricca rete stradale. È attraversata dalla Strada statale 128 Centrale Sarda, dalla Strada statale 547 di Guasila e da numerose strade provinciali. È attivo anche un servizio di trasporto pubblico locale ferroviario nel contesto della ferrovia Monserrato-Isili. Numerosi i collegamenti giornalieri tramite autobus con i paesi del circondario e Cagliari.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Operanti a Senorbì diverse società sportive: la Polisportiva Senorbì calcio (Prima Categoria), fondata nel 1965, che vanta 14 presenze nel campionato di Promozione Regionale, 21 in Prima Categoria e 13 in Seconda Categoria. La Fulgor Senorbì (Prima Categoria), fondata nel 1978; nella stagione 2011/2012 ha disputato per la prima volta il campionato di Promozione Regionale, dopo diversi anni di alternanza tra Seconda e Terza Categoria. Il calcio a 5 è praticato nel comune dalla Trexenta Senorbì calcio a 5 (serie C2)[7]. Nel volley femminile è attiva la società Santa Barbara, che da anni partecipa ai campionati regionali. Numerose, inoltre, le scuole di danza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 14° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni in ISTAT.it. URL consultato il 7 gennaio 2014.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Putzulu E., La Sardegna nel periodo della dominazione aragonese, in AA.VV., Breve Storia di Sardegna, ERI, 1965, pag. 106; Antioco Piseddu, "Senorbì: note per una storia"; Giulio Angioni, voce Trexenta in Dizionario storico-geografico dei comuni della Sardegna, S-Z, (a cura di Manlio Brigaglia e Salvatore Tola), Sassari, Delfino, 2009
  4. ^ A. Piseddu "Senorbì Note per una storia" 2001, pag. 62
  5. ^ Antioco Piseddu, Senorbì note per una storia, Senorbì, Zonza Editori, 2001.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ www.calciotrexenta.blog.tiscali.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]