Iglesias (Italia)

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Iglesias
comune
Iglesias – Stemma Iglesias – Bandiera
La cattedrale di Santa Chiara a Iglesias
La cattedrale di Santa Chiara a Iglesias
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Carbonia-Iglesias-Stemma.png Carbonia-Iglesias
Sindaco Emilio Agostino Gariazzo (PD) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 39°19′00″N 8°32′00″E / 39.316667°N 8.533333°E39.316667; 8.533333 (Iglesias)Coordinate: 39°19′00″N 8°32′00″E / 39.316667°N 8.533333°E39.316667; 8.533333 (Iglesias)
Altitudine 200 m s.l.m.
Superficie 206,27 km²
Abitanti 27 532[1] (31-01-2013)
Densità 133,48 ab./km²
Frazioni Barega, Bindua, Corongiu, Masua, Monte Agruxiau, Monteponi, Nebida, San Benedetto, San Giovanni Miniera, Tanì
Comuni confinanti Buggerru, Carbonia, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Musei, Narcao, Siliqua (CA), Vallermosa (CA), Villacidro (VS), Villamassargia
Altre informazioni
Cod. postale 09016
Prefisso 0781
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 107009
Cod. catastale E281
Targa CI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti iglesienti
Patrono santa Chiara
Giorno festivo 11 agosto
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Iglesias
Posizione del comune di Iglesias nella provincia di Carbonia-Iglesias
Posizione del comune di Iglesias nella provincia di Carbonia-Iglesias
Sito istituzionale

Iglesias (IPA: [iˈɡlɛzjas][2][3], Igrèsias in sardo[4]) è un comune italiano di 27 532 abitanti[1], capoluogo, assieme a Carbonia, della provincia di Carbonia-Iglesias. Si trova nella Sardegna sud-occidentale, nella regione dell'Iglesiente di cui è il principale centro abitato e alla cui regione dà il nome. È sede vescovile (Diocesi di Iglesias), erede storica dell'antica diocesi di Sulcis.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

È situata a 200 m sul livello del mare e dista circa 8 km dal litorale.

Cale, coste e spiagge del Comune[modifica | modifica sorgente]

Nel litorale del Comune di Iglesias, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute[5]:

  • Cala Domestica[6][7]
  • Costa di Cala Domestica con Torre spagnola
  • Grotta Su Forru (cioè: Il Forno)
  • Costa Portu Sciusciau (cioè: Porto Distrutto o Rovinato) con alte falesie (fino a oltre 100 m.)
  • Grotta delle Spigole
  • Costa Punta Corr'e Corti (cioè: Punta Picco della Corte o del Recinto) con alte falesie (fino a 103 m.)
  • Costa Porto di Canal Grande
  • Grotta Sardegna o Sardigna
  • Costa Punta Sedda 'e Luas (cioè: Punta Dosso o Sella delle Euforbie) con alte falesie (fino a 115 m.)
  • Costa Schina 'e Monti Nai (cioè: Dorso del Monte Nave) con alte falesie (fino a 162 m.)
  • Costa Punta Buccione o Punta Buccioni (cioè: Punta Sterpo o dello Sterpo) con alte falesie (fino a 167 m.)
  • Isolotto o Fariglione Pan di Zucchero (alto 133 m., in sardo detto: Conca 'e Terràniu, ossia Testa del Terreno)
  • Porto Bega Sa Canna (cioè: Valle [acquitrinosa] della Canna)
  • Porto di Masua
  • Spiaggia di Masua
  • Costa di Masua
  • Spiaggia di Portu Cauli (cioè: Porto Cavolo)
  • Costa di Portu Cauli (cioè: Porto Cavolo)
  • Cala di Punta Corallo o Punta Coraddu
  • Costa di Porto Corallo o Portu Coraddu
  • Costa di Porto Ferro o Portu Ferru
  • Costa di Portu Bruncu Cobertu (Porto Promontorio Coperto)
  • I Faraglioni di Portu Banda: Fariglione Maggiore (alto 36 m.) e Pinnacolo o Fariglione Minore (alto 30 m.)
  • Costa di Portu Banda o Porto Banda (cioè: Porto Plaga o della Plaga)
  • Costa di Porto Ghiano
  • Costa di Nebida
  • Isolotto o Fariglione L'Agusteri o S'Agusteri o forse S'Aligusteri (alto 35 m.) (cioè: Pescatore di Aragoste)
  • Costa Porto di Nebida
  • Calette di Porto Raffa
  • Costa di Porto Raffa

Storia[modifica | modifica sorgente]

Preistoria e storia antica[modifica | modifica sorgente]

La zona dove sorge l'odierna città di Iglesias era già frequentata in epoca antica: le tracce più antiche d'insediamento umano risalgono alla Cultura neolitica di San Michele di Ozieri, con le tombe ipogeiche dette Domus de Janas, nell'area montuosa di San Benedetto. Al periodo prenuragico appartengono anche i ritrovamenti ascrivibili alle culture di Monte Claro, del Vaso campaniforme e di Bonnanaro rinvenuti nelle grotte circostanti[8]. Seguono ulteriori tracce di frequentazioni nuragiche (vari Nuraghi, ormai diroccati, sono presenti sul territorio) e, ovviamente, immancabili rinvenimenti archeologici di ceramiche fenicio-puniche. In Età romana risulta che vi siano state frequentazioni assidue, specie per via delle Miniere d'argento presenti sul territorio. Le fonti parlano di Metalla, la favolosa città perduta, forse al confine tra Iglesias e Fluminimaggiore, sito principale di estrazione mineraria nel territorio.

Storia medioevale[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Salvaterra

Nell'Alto Medioevo si perdono le tracce umane, per lo meno nella prima metà. Dall'VIII secolo d.C., invece, riappaiono tracce urbane, con la chiesa tardo-bizantina di San Salvatore, recentemente restaurata e recuperata, che è una testimonianza della presenza degli eserciti di Bisanzio. Dopo l'abbandono dell'isola da parte dei bizantini, il territorio fu compreso nella curatoria del Cixerri e seguì le sorti del giudicato di Cagliari che dominò tutta l'area meridionale della Sardegna fino al XIII secolo. Nel 1258 a seguito della spartizione del giudicato, la parte occidentale corrispondente al "terzo" del territorio giudicale (curatorie del Cixerri, Sulcis, Nora, Decimo) venne assegnata alla famiglia pisana dei Della Gherardesca. Questo terzo fu diviso poi nel 1282 in due "sesti" ; un sesto comprendente le due curatorie meridionali e Decimo andò a Gherardo della Gherardesca mentre il sesto corrispondente alla curatoria del Cixerri passò al conte Ugolino della Gherardesca[9]; grazie alle sue iniziative venne fondata (o forse ristrutturata e ampliata) una nuova città, Villa di Chiesa (in latino Villa Ecclesiae, Bidda de Cresias in sardo antico), in un sito dov'erano già numerose e documentate le preesistenze architettoniche e urbanistiche, tra cui diverse chiese bizantine (una delle più importanti è quella del San Salvatore). I Della Gherardesca ugoliniani vi costruirono un castello detto di Salvaterra o di San Guantino[10] (pesantemente modificato e restaurato nei secoli) e finanziarono la costruzione di diverse chiese: fra le più importanti si possono citare la Chiesa di Santa Chiara edificata fra il 1284 e il 1288 e quella di Nostra Signora di Valverde costruita tra il 1285 e il 1290; molte altre chiese sorsero negli anni a venire, in virtù del forte attaccamento spirituale e religioso degli allora abitanti della città. Sull'origine del nome ci sono diverse ipotesi, tra cui quella poco probabile che lo lega alla presenza di numerose chiese in città[11], e altre che riguarderebbero una forte presenza di controllo da parte del potere ecclesiastico nel territorio iglesiente, già attestata a partire da diversi secoli prima dell'arrivo dei pisani.

Cinta muraria

Dopo la morte del conte Ugolino avvenuta nel marzo del 1289 nella Torre della Fame di Pisa dove era stato imprigionato l'estate del 1288 a causa dell'accusa di sedizione e alto tradimento, i suoi possedimenti sardi del Cixerri furono ereditati dal figlio Guelfo della Gherardesca che, sfuggito all'autorità di Pisa nel 1288, si era stabilito a Villa di Chiesa. Guelfo portò avanti una politica di ostilità verso il potere centrale della repubblica e coniò nella neonata zecca di Villa di Chiesa una moneta propria in argento sulla quale campeggiava la scritta in latino "GUELFUS ET LOTTUS COMITES DE DONORATICO ET TERCIE PARTIS REGNI KALLARI"; in seguito tentò di impadronirsi con la forza del "sesto" (curatorie del Sulcis, Nora e Decimo) che dopo la divisione del 1282 era passato a Gherardo della Gherardesca, occupando il castello di Gioiosa Guardia presso Villamassargia. La risposta di Pisa non si fece attendere e nel 1295 le truppe della repubblica guidate dallo zio avversario Ranieri Della Gherardesca e da Lupo Villani e coadiuvate dalle forze di Mariano II di Arborea assalirono Villa di Chiesa e la espugnarono. Guelfo venne ferito da una "verga sardesca" nei pressi di Domusnovas e tentò quindi la fuga verso Sassari ma morì a causa di un'infezione nell'ospedale di Siete Fuentes situato nel territorio del giudicato di Arborea. Villa di Chiesa venne amministrata per un breve periodo dagli arborensi per poi passare nuovamente sotto il saldo controllo del comune di Pisa tra il 1301 e il 1302[12].

Sotto la dominazione di Pisa, Villa di Chiesa divenne ben presto una delle città più importanti e popolose della Sardegna grazie ad un nuovo impulso nell'estrazione del carbone, della blenda (minerale di zinco) e della galena (minerale di piombo), nonché di modeste quantità d'argento. La città popolata in maggioranza da sardi e pisani ospitava anche altre comunità tra cui una comunità tedesca[13]. Fiore all'occhiello della città medioevale è il Breve di Villa di Chiesa, il più antico Codice di Leggi della Città, esistente in una copia del 1327 perfettamente conservata e custodita presso l'Archivio Storico Comunale.

Chiesa di San Francesco (XIV secolo)
Il vecchio palazzo municipale

Periodo aragonese e spagnolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Villa di Chiesa.

Conquistata dagli aragonesi il 7 febbraio 1324 dopo un assedio durato più di sette mesi, Villa di Chiesa fu la prima città sarda a cadere sotto il dominio iberico e la prima città del neonato Regno di Sardegna ad ottenere il riconoscimento di città regia nel giugno del 1327. Per tutto il periodo della dominazione aragonese e spagnola, durata circa quattro secoli, fu una delle più importanti e popolose città del regno. Durante questa fase storica si diffuse l'uso del catalano e poi del castigliano, idioma dal quale deriva l'attuale denominazione: Iglesias (Chiese). A questo periodo risale, inoltre, la ristrutturazione di quasi tutti gli edifici di culto cittadini e delle fortificazioni difensive. I segni di questa presenza ricca e produttiva da un punto di vista soprattutto culturale sono quindi numerosissimi e riscontrabili ancora oggi in gran parte dell'edilizia storica iglesiente.

Storia moderna e contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del XVIII secolo, anche a causa del quasi totale abbandono dell'attività mineraria, Iglesias e i suoi abitanti, riciclatisi in agricoltori e allevatori, saranno tra i maggiori protagonisti del ripopolamento delle terre pressoché disabitate del basso Sulcis e dell'isola di Sant'Antioco[14]. I nuclei insediativi ad economia agro-pastorale (denominati furriadroxius e medaus) che si vennero a formare, in alcuni casi riunedosi fra loro diventeranno dei comuni a se stanti nel secolo successivo:

« Gli abitanti della vecchia Città di Iglesias costruirono casette nelle lontane campagne per immagazzinare derrate e sorvegliare i pastori, i Furriadroxus, riunite più tardi in borgate (boddeus o oddeus) e poi costituitesi alcune in Comune, autonomo da Iglesias, nel ‘800. , Osvaldo Baldacci - I fondamenti geografici dello sviluppo di Iglesias in Studi Sardi »

Passata intanto ai Savoia con tutta l'isola nel 1720, a partire dalla metà dell'Ottocento grazie alla riapertura delle vicine miniere la città visse un periodo di rinnovamento economico, sociale e culturale. Sino al rientro dei reali a Torino, Iglesias era il loro luogo di villeggiatura annuale, essi venivano in città a fine primavera, in particolare la regina con i figli. Molti tecnici e lavoratori provenienti da varie parti della Sardegna ma anche dal Piemonte, dal Bergamasco[15][16] ecc. si stabilirono in questo periodo in città facendo sì che nel giro di circa quarant'anni la popolazione passasse da circa 5.000 abitanti (cifra che sia era mantenuta pressoché stabile sin dal Medioevo) a circa 20.000 nei primi del novecento. A partire dal secondo dopoguerra il comparto minerario sardo entrò in crisi; gli effetti di tale crisi non tardarono a coinvolgere anche l'Iglesiente e le sue miniere e la stessa città di Iglesias.

Nel 1821 Iglesias venne eletta dai Savoia capoluogo dell'omonima provincia, comprendente 23 comuni del territorio iglesiente (o del Ciserro), sulcitano e dell'antico giudicato di Colostrai[17]. La Provincia di Iglesias rimase in vita sino al 1848[18], tuttavia la città divenne capoluogo del circondario di Iglesias e dell'omonimo mandamento (all'interno della Provincia di Cagliari), enti che restarono in attività sino alla loro soppressione nel 1927. Il 12 ottobre 2005 con Delibera del Consiglio Provinciale n. 21 (Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Iglesias, unitamente a Carbonia, è stata attribuita la qualifica di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias, della quale vi hanno sede gli organi del Consiglio Provinciale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Conferito a Villa di Chiesa (Iglesias) il 7 giugno 1327 da Giacomo II d'Aragona
Galleria

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Regia scuola per Minatori (oggi Istituto Tecnico Minerario)
  • Palazzina Bellavista
  • Palazzina dell'Associazione Mineraria Sarda

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Altri luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[19]

Cittadini stranieri[modifica | modifica sorgente]

Al 31-12-2010 la popolazione straniera ammontava a 262 unità pari all' 1% della popolazione totale. Le nazionalità principali erano[20]:

Nel comune di Iglesias è inoltre presente una foltà comunità originaria di Desulo (4000 persone circa) , paese della Sardegna centrale[21].

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Riti della Settimana Santa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riti della Settimana Santa in Sardegna#Iglesias.

Particolarmente suggestivi risultano essere ad Iglesias i riti della settimana di Pasqua organizzati dalla antica Arciconfraternita del Santo Monte[22]. La confraternita è attiva da cinque secoli come dimostrano le cronache del Seicento, si legge infatti che il 16/06/1616 arriva l'elevazione al rango di Arciconfraternita.

L'attività della stessa si manifestava nei tempi passati come l'assistenza ai condannati a morte ed ai malati oggi invece con l'aiuto alle persone più bisognose che stanno ai margini della società. I riti della settimana santa non hanno subito particolari modifiche nel corso dei tempi e mantengono una impostazione fondamentalmente simile, le pochissime novità portate sono minime ed essenziali. I "confratelli" che formavano la associazione erano di provenienza nobile e appartenevano alle famiglie più in vista della città.

La gerarchia interna della confraternita è composta da un Conservatore, da un vice Conservatore, un Tesoriere, un Segretario e dal Sacrista Maggiore che hanno funzione di regolare le attività che vengono dirette e realizzate dal Corpo dei Confratelli o "Germani". L'abito di questi ultimi che si apprezza durante i riti è di chiara ispirazione e influenza spagnola, esso è bianco, lungo fino ai piedi e composto da un cappuccio con una visiera abbassata (sa visiera) dove compaiono solamente due fori per gli occhi. Il martedì santo si svolge la processione detta "dei misteri" vengono infatti portati sette simulacri che ricordano la passione di Cristo, essi rappresentano Gesù che prega nell'orto degli ulivi, la sua cattura, la flagellazione, l'Ecce Homo, la salita verso il Calvario, la Crocifissione e la Maria Addolorata. Le statue sono portate a spalla dai "Babballottis" tipica figura dei riti Iglesienti.

Il mercoledì santo si procede alla benedizione e distribuzione ai fedeli dei rami di ulivo che adornavano la statua di Gesù che pregava nelle processione dei misteri. Il giovedì santo a sera il Santissimo Sacramento viene solennemente esposto. È solito visitare queste cappelle dette delle Reposizione. Per questo motivo, per antichissima tradizione, il Santo Monte sortisce in processione per compiere questo atto di pietà e di fede accompagnato dalle altre confraternite cittadine (Santissimo Sacramento e San Giuseppe).

A questa processione partecipano adulti e bambini con la tradizionale abito da babalotti: quest'abito ricorda quello degli antichi flagellanti che sin dal XIII secolo caratterizzavano con la loro presenza i principali momenti di fede della città. Rigorosamente incappucciati, come d'altra parte i Germani del santo monte, sfilano per i selciati della città vecchia in religioso raccoglimento, scortando il simulacro della Vergine Addolorata. Il tamburo e la matraccas (comprese quelle enormi che aprono il corteo) avvisano e scandiscono lo snodarsi del corteo.

Il venerdì Santo è sicuramente il giorno più suggestivo della settimana santa, i Germani provvedono in strettissimo riserbo alla deposizione del crocifisso alle 15.00 in punto e poi iniziano i lunghi preparativi per la processione detta del "descenso" che inizia in tarda serata nelle vie del centro storico illuminate con della torce accese lungo i muri, il corteo inizia con la presenza de "Is Vexillas" con gli strumenti della Passione di Cristo, poi è il turno di San Giovanni e la Maddalena due bambini vestiti con abiti di foggia orientaleggiante accompagnati dagli Obrieri del Descenso che sono i due Germani responsabili della deposizione del Crocifisso e dei dettagli organizzativi di questa processione, poi passano "Is Varonis" che rappresentano le figure di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo accompagnati da due servi, poi è la volta del baldacchino con il Gesù morto portato a spalle dai fedeli, la statua è a grandezza naturale opera artistica del XVII secolo. Dietro il baldacchino con Gesù senza vita la statua dell'Addolorata scortata dai componenti dell'Arciconfraternita, dietro di loro la grande croce lignea portata dai "Penitenti".

Festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto[modifica | modifica sorgente]

La Festa di Sancta Maria di Mezo Gosto[23], conosciuta in città come Processione dei Candelieri in onore dell'Assunta, è una manifestazione storica di carattere religioso di origine medievale, riconducibile probabilmente al periodo di dominazione pisana della città, anche se non sono da escludere influenze più antiche. Tale evento si svolge il 15 agosto nelle vie del centro storico iglesiente, che per l'occasione si trasforma, mostrando la fortissima devozione dei suoi abitanti in onore della Vergine Assunta. La suddetta processione è ampiamente documentata nel Breve di Villa di Chiesa, che descrive nei minimi particolari il numero e il gremio o quartiere di appartenenza dei Candelieri, e quali personalità civili prendevano parte in maniera ufficiale alla Processione.

I Candelieri sono delle grandi macchine votive alte 4 metri e hanno bisogno di 16-20 persone per essere trasportati. Attualmente essi sono 8 e sono così suddivisi: Università di Villa, Gremio della Montagna, Gremio dei Vinajuoli, Gremio dei Lavoratori-Artigiani, Quartiere di Santa Chiara, Quartiere di Mezo, Quartiere di Fontana, Quartiere di Castello.

La rinascita della Festa è avvenuta nel 1992 grazie al ritrovamento e al restauro della colonna di un candeliere (probabilmente appartenente al quartiere di Santa Chiara), nell'aula capitolare della Cattedrale. Come conseguenza di questo rinvenimento, si formò poi nel 1993 l'Associazione dei Candelieri B.V. Assunta (con Statuto approvato nel 1996 dall'allora Vescovo di Iglesias Mons. Arrigo Miglio), che ogni anno cura ogni aspetto organizzativo della manifestazione insieme ai portatori della Vergine Dormiente e agli obrieri dei quartieri e dei gremi storici iglesienti.

Corteo storico medioevale[modifica | modifica sorgente]

Tra le varie manifestazioni che si svolgono ad Iglesias una delle più importanti è senza dubbio rappresentata dal "Corteo storico medioevale" che si svolge per le strade della cittadina mineraria il 13 di agosto. Il corteo è un evento molto particolare e suggestivo soprattutto per la bellezza degli indumenti tipici medioevali che vengono indossati da centinaia di partecipanti. La manifestazione si svolge nel cuore della cittadina medioevale percorrendo le vie del centro storico, i partecipanti sfilano accompagnati dal suono dei tamburi, delle chiarine e dalle evoluzioni molto particolari degli sbandieratori.

I figuranti che partecipano alla sfilata sono intorno alle 500 unità e appartengono ai quattro Quartieri Storici della città di Iglesias (Castello, Santa Chiara, Fontana e il Quartiere di Mezo) ed alle associazioni, corporazioni e gruppi storici cittadini (Gruppo Storico Ghibellina, Società Balestrieri Villa Ecclesiae, Associazione Balestrieri Iglesias, Gruppo Storico Musici Porta Sant'Antonio, Compagnia dell'Arco, Gruppo Storico Antiche Porte, Corporazione Vignaiuoli Contadini e Tavernari, Sbandieratori Aquile Ghibelline, Corporazione Lavoratori di Fosse, Saggitarii Vagantes, Sbandieratori di S.Guantino del Quartiere Castello) e di altri sodalizi soprattutto di alcuni comuni toscani come Pisa, Lucca, San Sepolcro, Castiglion Fiorentino, Massa Marittima e altri ancora.

Il corteo medioevale nato nel 1995, fu organizzato dal quartiere Castello. Il corteo si ispira all'amministrazione pisana in Villa di Chiesa (Iglesias secolo XIV) e propone attraverso la ricostruzione dei costumi, la borghesia toscana che viveva in città, fino dal tempo del conte Ugolino della Gherardesca icona storica di questa bella città che conserva un taglio toscano nell'urbanistica e nella cultura alla quale si ispira appunto il corteo storico medioevale. È organizzato dalla S.Q.M.V.E. (Società Quartieri Medioevali Villa Ecclesiae) e il Comune di Iglesias che sono riusciti, con l'apporto fondamentale dei gruppi cittadini in costume, a fare dell'Estate Iglesiente un appuntamento con la storia e lo spettacolo unico nel suo genere in tutta la Sardegna. La fama del corteo ha attraversato i confini regionali e oramai è un appuntamento di livello nazionale inserito in tutti i siti web che trattano di turismo, cultura e tradizioni.

Abiti tradizionali di Iglesias alla processione di Sant'Efisio
La sfilata alla Cavalcata sarda

Costumi tradizionali[modifica | modifica sorgente]

I costumi tipici di Iglesias sono influenzati dai costumi spagnoli. Gli abiti tradizionali femminili sono: la "Nostrada", con la "mantiglia" di seta bianca e celeste e la "Massaia", con la mantelletta di panno e la gonna rossa, plissettata. L'abito maschile tipico è di orbace nero accompagnato talvolta, durante le cerimonie, da un giubbetto di panno o velluto azzurro, indossato in passato dai più abbienti. Fra i copricapi utilizzati dagli uomini particolare interesse desta il cappello nero a falda larga somigliante agli analoghi copricapi spagnoli.

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo dell'Arte Mineraria: sito al pianterreno dell'Istituto Tecnico Minerario, offre uno spaccato della vita mineraria in Sardegna. Ospita varie macchine in uso nelle miniere già dalla fine del XIX Secolo, oltre a circa 400 m. di gallerie che, nate come laboratorio didattico per gli studenti, divennero rifugio antiaereo durante la II Guerra Mondiale[24].

Persone legate ad Iglesias[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Oltre ai quattro quartieri storici che formano il centro medioevale della città che sono: Fontana, Castello, Santa Chiara e Mezo, vi sono altri rioni che si sono sviluppati con la moderna espansione della città. Tra questi i più importanti sono: Campo Pisano, Campo Romano, Col di lana, Is Arruastas, Monte Cresia, Monte Figus, Monteponi, Palmari, Sant'Antonio, San Salvatore, Serra Perdosa, Vergine Maria.

Il territorio comunale comprende anche l'isola amministrativa di San Marco, avente una superficie di 17,48 km².

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il comune comprende anche le frazioni e località di Acquaresi, Barega, Bindua, Campo Pisano, Casa Fratelli, Case Lenzu, Corongiu, Malacalzetta, Masua, Monte Agruxiau, Monte Figu, Monte Scorra, Montecani, Monteponi, Nebida, San Benedetto, San Giovanni Miniera, San Marco (isola amministrativa), Seddas Moddizis e Tanì.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Alfonsino

Le miniere[modifica | modifica sorgente]

Iglesias nel corso della sua storia conobbe alti e bassi a causa dell'economia quasi esclusivamente legata alle risorse minerarie. I momenti di maggior splendore vanno ricercati durante le già citate dominazioni pisana e aragonese (testimonianza di ciò la presenza di una zecca propria nella quale venne coniata una moneta in mistura d'argento chiamata Aquilino nel periodo pisano e successivamente Alfonsino nel periodo aragonese) . Durante il dominio sabaudo, alla meta del XIX secolo, dopo secoli di semi-inattività le miniere furono rimesse a regime e sul finire del secolo il Ministro delle Finanze Quintino Sella caldeggiò l'istituzione di una scuola per capominatori, e si meritò gloria imperitura con un monumento nella piazza principale della città. Nel 1871 inoltre Iglesias sostituì Cagliari come sede del distretto minerario della Sardegna[26]. È da precisare che durante lo sfruttamento delle sue miniere per esigenze scavatorie e di trasporto dei minerali nelle gallerie, gli ingegneri del tempo ricorsero ad un'importante invenzione(l'escavatore mobile su ruote gommate, a doppia trazione e a sterzo mobile e a pala o a cucchiaio) che si diffuse poi in tutto il mondo (in seguito alla cessione del brevetto ad una società scandinava, la Atlas Copco, che la commercia ancora oggi), nota come l'autopala Montevecchio[27].

Nel XXI secolo, terminata l'attività estrattiva (pochissime miniere continuano a sopravvivere), Iglesias cerca di convertirsi a città turistica sfruttando le attrazioni di epoca medievale. Diverse iniziative sono nate (corteo medievale, torneo dei balestrieri, partita degli scacchi viventi ecc..) e la città si sta rifacendo il trucco per assomigliare sempre di più a quella di settecento anni fa.

Siti minerari[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale di Iglesias sono presenti le seguenti miniere dismesse:

  • Miniera di monte Agruxiau.
  • Miniera di Montecani.
  • Miniera di Monteponi.
  • Miniera di monte Scorra e Pitzu Luas.
  • Miniera di Nebida.
  • Miniera di Pala Is Luas e Coremò.
  • Miniera di Reigraxius.
  • Miniera di San Benedetto. Concessioni minerarie di questa miniera: Pala de Is Luas e Sedda Mucciui.
  • Miniera di San Giorgio.
  • Miniera di San Giovanni.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Iglesias è raggiunta dalle seguenti strade:

Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

Vista della stazione di Iglesias da via XX Settembre

Iglesias è raggiunta dalla ferrovia Decimomannu-Iglesias del gruppo Ferrovie dello Stato, linea attiva dal 1872, che permette il collegamento con Decimomannu e da qui verso Cagliari. Il capoluogo regionale dista circa 55 km da Iglesias ed i tempi di percorrenza di questa relazione oscillano tra i 45 ed i 60 minuti. La stazione ferroviaria di Iglesias è situata nella via Garibaldi, ed è il capolinea occidentale della ferrovia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia Decimomannu-Iglesias e Stazione di Iglesias.

Sino al 1968 Iglesias era dotata di una seconda stazione ferroviaria, capolinea della San Giovanni Suergiu-Iglesias delle Ferrovie Meridionali Sarde, che permetteva di raggiungere in treno dalla città alcune delle sue frazioni minerarie (Monteponi, Bindua), Gonnesa, Carbonia, San Giovanni Suergiu e i comuni dell'isola di Sant'Antioco. Tali collegamenti sono oggi espletati con autocorse.

Autolinee[modifica | modifica sorgente]

Il servizio di autolinee extraurbane è espletato dall'ARST, le cui corse permettono il collegamento col resto del territorio provinciale, con Cagliari e con il Guspinese. Iglesias ospita una delle 8 sedi territoriali della società (con annesse officine e deposito), nell'area già sede sino al 2008 delle Ferrovie Meridionali Sarde.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Il trasporto urbano ad Iglesias è sempre gestito dall'ARST, che esercita tre autolinee:

  1. Piazza Cavallera - Bindua
  2. Piazza Cavallera - Corongiu
  3. Piazza Cavallera - San Benedetto.

I mezzi utilizzati sono Mercedes-Benz Sprinter City , Irisbus Europolis e Bredamenarinibus M 221 ma in passato venivano adoperati Cacciamali Tema.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2005 2010 Pierluigi Carta centro-sinistra Sindaco
2010 2010 Pierluigi Carta centro-sinistra Sindaco
2010 2011 Antonio Ghiani Commissario Regionale
2011 2012 Luigi Perseu centro-destra Sindaco
2012 2013 Antonio Ghiani Commissario Regionale
2013 In carica Emilio Agostino Gariazzo centro-sinistra sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è F.C. Monteponi Iglesias che milita nel girone A sardo di 1ª Categoria. È nato nel 1925.

L'altra squadra di calcio della città è l' A.S.D. Iglesias che milita nel girone B sardo di 2ª Categoria. È nata nel 2009.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

Nel calcio a 5 i colori cittadini sono portati dall' A.S.D. Iglesias Calcio a 5 (ex 2000 Monteponi Calcio a 5), che milita attualmente in serie C1, a seguito della promozione dalla serie C2 ottenuta nella stagione 2010/2011. Iglesias nel calcio a 5 è rappresentata anche dalla società Futsal Glema San Pio X che milita nel campionato di serie C2. La società Futsal Glema San Pio X è l'unica ad avere un settore giovanile nel Sulcis Iglesiente militando nel campionato allievi.

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la pallavolo maschile è rappresentata dalla Comer Volley Iglesias che milita nel campionato di B1 nazionale maschile ed in 1ª Divisione. In serie C femminile invece milita la Sardegna Piscine Volley Iglesias, mentre in serie D partecipa la Volley Futura Iglesias.

La città è rappresentata anche nel campionato italiano di baseball in Serie B nazionale (dopo aver vinto il campionato di serie C2 regionale nel 2008 e quello di C1 nazionale nel 2009) dall'Iglesias Baseball e nel campionato italiano di softball maschile dall'Iglesias Softball militante in serie A nel girone A.

Il basket è in città con la Polisportiva San Pio X, che partecipa con la squadra seniores al campionato di Serie D regionale e a vari campionati giovanili dal minibasket al under 17.

Nell'atletica si distingue la Jolao, che ha lanciato tra gli altri il pluricampione italiano di salto in lungo Nicola Trentin. Presente in città anche l'Atletica Iglesias, attiva nei settori giovanili e master.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2013.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 29 ottobre 2013.
  3. ^ Iglesias, dizionario.rai.it. URL consultato il 14 agosto 2011.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 327.
  5. ^ Salvatore Colomo, Sardegna - Guida alle Coste, Cagliari, Società Editrice L'Unione Sarda, 2010.
  6. ^ Cala Domestica in Unionesarda.it. URL consultato il 13 maggio 2011.
  7. ^ Geoportale nazionale. URL consultato il 13 maggio 2011.
  8. ^ Musei in rete nella Sardegna del sud - Iglesias
  9. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.291
  10. ^ Castello di Salvaterra
  11. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.293
  12. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.294
  13. ^ Sardegna-Touring club italiano pg.200
  14. ^ Ripopolamento e progresso economico del Sulcis dal XVIII al XX Secolo - di Carlo Pillai
  15. ^ Stefano Musso-Tra fabbrica e società: Mondi operai nell'Italia del novecento pg.315
  16. ^ Nuccio Guaita-Minatori bergamaschi a Monteponi (1857-58)
  17. ^ Vittorio Angius in Luciano Carta (a cura di), Città e villaggi della Sardegna dell'Ottocento : Icnhusa-Ozieri (Riedizione delle parti relative alla Sardegna del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, editore G. Maspero e G. Marzorati) (PDF), Ilisso Edizioni [1833-1856], 2006, pp. 607-642(609-644 nel pdf). ISBN 978-88-89188-89-7. URL consultato il 13 marzo 2011.
  18. ^ * Francesco Floris (a cura di), La Grande Enciclopedia della Sardegna - 5º volume (PDF), Sassari, Editoriale La Nuova Sardegna, 2007, p. 89. URL consultato il 15 marzo 2011.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ TuttoItalia.it - Cittadini stranieri Iglesias 2011
  21. ^ Sardegna 24 - Un’Isola spaccata in due tra spopolamento e povertà , 30 ottobre 2011
  22. ^ Sito ufficiale Arciconfraternita del Santo Monte Iglesias
  23. ^ I candelieri, Pro Loco di Iglesias. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  24. ^ Sito ufficiale Museo dell'Arte Mineraria
  25. ^ Antonio Galbiati. URL consultato il 17 marzo 2013.
  26. ^ Distretto minerario, lo scippo si ripete in La Nuova Sardegna, 18 settembre 2009. URL consultato il 28 luglio 2012.
  27. ^ Igea SPA Interventi Geo Ambientali - Museo Macchine da miniera

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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