Cattedrale di San Lorenzo (Genova)

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Coordinate: 44°24′26.92″N 8°55′53.83″E / 44.407478°N 8.931619°E44.407478; 8.931619

Cattedrale Metropolitana di San Lorenzo
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Liguria
Località Genova
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Consacrazione 1118
Stile architettonico Gotico
Inizio costruzione 1100
Completamento fine '300

La cattedrale metropolitana di San Lorenzo è il più importante luogo di culto cattolico della città di Genova, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi. È stata consacrata al santo nel 1118 da papa Gelasio II quando non era ancora ultimata e ne mancava la facciata.

Storia e tradizione[modifica | modifica wikitesto]

È una chiesa medioevale costruita tra il 1100 (le fiancate e i portali laterali, di epoca romanica) e la fine del XIV secolo (i portali gotici dell'inizio del XIII secolo, le colonne con i capitelli del principio del XIV secolo nelle navate interne; e più oltre il campanile e la cupola del XVI secolo). Le torri campanarie sono parte integrante della facciata, come nel gotico francese.

Una leggenda vuole che in città si siano fermati San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, venendo ospitati in una casa sita nella zona dell'attuale cattedrale, dove, dopo la loro uccisione, sarebbero sorte una cappella e poi una chiesa dedicate al santo.[1] In base ai ritrovamenti archeologici una comunità cristiana stabile è sicuramente presente nella città di Genova nella metà del III secolo ed impiega effettivamente come luogo di sepoltura proprio la zona di San Lorenzo, ma il cimitero presente era, in base al materiale rinvenuto, molto probabilmente impiegato già in epoca romana[1][2]. La chiesa ha una torre incompleta per la morte dell'architetto.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il fianco su via San Lorenzo
Una delle due statue ottocentesche raffiguranti leoni che affiancano la scalinata della cattedrale, dello scultore Rubatto

La facciata presenta i portali gotici, per i quali furono chiamate maestranze francesi nel secondo decennio del XIII secolo, e sopra il paramento a fasce bianche e nere, che nel Medioevo era simbolo di nobiltà, tipico dell'uso locale genovese.[3].

Il progetto iniziale doveva avere due torri campanarie. La torre di sinistra non venne terminata, ne fu realizzato solo il tronco più basso, al quale venne sovrapposta una loggia nel 1477 eretta da Giovanni da Gandria. Pietro Carlone da Osteno lavorò alla torre di destra, che risulta essere l'unico campanile vero e proprio, ultimato nel 1522. Alto 60 m, il campanile risulta essere una delle torri campanarie più alte della Liguria e ospita un concerto di sette campane:

1 Campana NOTA SI2 Crescente di Pagano e Boero Genova A.D 1845 2 Campana NOTA RE3 Lacobus Rocca fecit A.D 1696 3 Campana NOTA Mi3 di Luigi Boero fu Benedetto A.D. 1887 4 Campana NOTA FA3 di Giovanni Bozzoli Genova A:D 1845 5 Campana NOTA SOL3 di Francesco picasso Genova A.D 1926 6 Campana NOTA SIb3 di Luigi Boero fu Benedetto Genova A.D. 1887 7 Campana NOTA SI3 di Luigi Boero fu Benedetto  A.D. 1887

I suoi tre portali gotici sono del primo quarto del XIII secolo e si staccano stilisticamente dal contesto architettonico-scultoreo della cattedrale. Insieme all'endonartece compreso nello spessore delle torri campanarie sono l'unico vestigio di un verosimile progetto di trasformazione di San Lorenzo in una cattedrale gotica, iniziato probabilmente dopo il 1217, poi interrotto e mai condotto a termine. Gli apparati decorativi esibiti lasciano intravedere analogie importanti con l'architettura normanna, ed in particolare con i portali laterali delle opere occidentali di Rouen (coevi) e di Chartres (precedenti), lasciando dedurre l'origine francese delle maestranze impiegate a tale scopo.

I temi rappresentati dai bassorilievi e altorilievi raffigurano il Cristo con San Lorenzo nella lunetta centrale e, negli stipiti, l'albero di Jesse. Ai lati della scalinata davanti alla facciata sono due leoni stilofori di epoca gotica; altri leoni, ma in scene da bassorilievo, stanno sopra il portale centrale, e sono realizzati dalla scuola di Benedetto Antelami.

Altri due portali, precedenti la facciata, di epoca romanica si trovano nelle due fiancate, rispettivamente il portale di San Giovanni nel lato Nord, sulla omonima piazzetta (circa 1130), e il portale di San Gottardo, sulla via San Lorenzo, coevo alla realizzazione (1155) della Porta Soprana.

I due leoni che fiancheggiano la scalinata risalgono all'Ottocento (1840) e sono opera dello scultore Carlo Rubatto.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno di San Lorenzo: si distingue la parte gotica con le colonne e le arcate a strisce bianche e nere, e la precedente serie di arcate a tutto sesto romaniche in pietra grigia ad esse sovrapposta. La volta venne aggiunta nel XVI secolo, sostituendo il tetto retto da capriate lignee. Nella lunetta interna del portale maggiore: affreschi di ignoto pittore bizantino (1300 ca.).

L'interno del duomo è a tre navate. La navata centrale è rivestita di marmo. Le colonne che dividono le navate sono sormontate da finti matronei. I capitelli delle colonne che dividono le navate risalgono all'inizio del Trecento; si tratta pertanto di colonne, nel primo ordine, di epoca gotica, più recenti delle arcate del falso matroneo da esse sorrette, che risulta invece appartenente alla costruzione romanica (XI-XII secolo). Infatti le colonne dell'ordine inferiore e le soprastanti arcate a fasce bianche e nere rappresentano una sostituzione delle precedenti colonne ed arcate romaniche a seguito di una devastazione e incendio avvenuta durante le lotte tra le fazioni.[4] Per sostituirle lasciando intatta la parte superiore si crearono adeguate strutture di carpenteria in legno, la realizzazione delle quali era agevolata anche dalla grande esperienza in materia che veniva dalla cantieristica navale consona alle attività portuali. Si poté così cambiare le colonne inferiori lasciando intatte le arcate romaniche del soprastante matroneo.

Sopra la porta mediana ci sono due affreschi dipinti tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV che raffigurano il Giudizio universale e la Glorificazione della Vergine. Sono in stile bizantino e si richiamano agli stili di Costantinopoli dei quel periodo.

Nella navata destra si trova una granata che il 9 febbraio 1941 colpì la chiesa durante la seconda guerra mondiale, nel corso di un bombardamento da parte degli inglesi. La granata sfondò il tetto della cattedrale senza esplodere.

Lungo la navata sinistra si trova la cappella di San Giovanni Battista costruita tra negli anni tra il 1450 e il 1465.

In fondo alla navata destra si accede al museo del tesoro di San Lorenzo, capolavoro di Franco Albini, terminato nel 1956. Qui si possono ammirare oggetti sacri preziosi, tra cui il cosiddetto Sacro Catino (manufatto di arte vetraria di fattura islamica del IX-X sec.).

Opere pittoriche conservate[modifica | modifica wikitesto]

Lazzaro Tavarone, Il giudizio di san Lorenzo, volta del presbiterio
Lazzaro Tavarone, Il martirio di san Lorenzo, volta del presbiterio
  • Ignoto pittore bizantino del 1300 circa: affreschi nella lunetta interna del portale maggiore e nell'arco della stessa (Cristo in Gloria e attorno gli Apostoli nell'Ultima Cena, vedi figura ingrandita) e nel fianco interno della navata sinistra (con San Pietro e San Giorgio)
  • Luca Cambiaso: affreschi nella volta della cappella di testa della navata sinistra
  • Barocci: Crocifisso con Santi (visione di San Sebastiano)
  • Gio Ansaldo: ante dell'organo con episodi della vita di San Lorenzo
  • Volta del presbiterio: affreschi di Lazzaro Tavarone (giudizio e martirio di San Lorenzo)
  • Affresco di Lazzaro Tavarone tolto dal demolito ospedale di Pammatone e portato sul muro della navata destra
  • Gaetano Previati (circa 1914): L'Assunta

Opere scultoree conservate[modifica | modifica wikitesto]

  • sculture romaniche di influsso comasco nel protiro esterno del portale di San Giovanni, XI secolo (fianco Nord)
  • sculture romaniche di influsso pisano nel protiro esterno del portale di San Gottardo (metà XII secolo) (fianco Sud)
  • Sculture gotiche nei portali maggiori di facciata (Cristo in Gloria con San Lorenzo nella lunetta del portale maggiore, negli stipiti dello stesso l'Albero di Jesse)
  • statue della cappella di San Giovanni, autori: Domenico Gaggini (fronte sulla navata, parte dei pinnacoli in alto, XV secolo); in seguito Matteo Civitali, da Lucca, che viene inserito nella seconda fase dei lavori per la cappella, nel 1492, e Andrea Sansovino per le statue nelle nicchie ( la Vergine, San Giovanni Battista - del 1504 ca.)
  • Nella cappella di San Sebastiano (a destra del presbiterio) si conservano quattro statue di Taddeo Carlone commissionate dall'ex doge Matteo Senarega nel 1594[5].
  • Giacomo e Guglielmo Della Porta: cappella di Giuliano Cybo.
  • Neoclassicismo, Cappella Senarega: il disegno di contratto tra Imperiali Lercari e gli esecutori, conservato presso la Collezione Topografica del Comune, è firmato da Imperiale Lercari, Giacomo Gaggini jr., Giovanni Gaggini jr.; l'opera venne eseguita dal Gaggini nel 1821.
  • cappella di testa della navata destra con altare progettato da Carlo Barabino e sculture di Ignazio Peschiera. L’attuale ostensorio a tempietto della cappella Senarega è frutto di una manomissione (per esso venne eliminata la gran macchina dell’ostensorio permanente) e risulta essere una ripetisione del tema del tempietto rotondo. Più pesante impostazione ma eguale indirizzo di sintetizzare architettura e teatro si ritrova nella corrispondente cappella Balbi Senarega. Qui nella mensa e nel tabernacolo si accordano bronzi dorati e marmi (la parte scultorea è di Filippo Peschiera)


Il piccolo cane dormiente scolpito poco distante da una delle porte principali della cattedrale

È inoltre ancor oggi ben visibile ad altezza d'uomo a destra di una delle due porte di accesso alla cattedrale (quella più prossima alla vicina via San Lorenzo) la piccola riproduzione di un cane. Si tratterebbe, secondo una leggenda metropolitana non molto conosciuta, del cane di un amico di uno degli scultori (o, secondo altre versioni, lo scultore stesso) che sarebbe stato smarrito proprio durante il periodo finale della costruzione della cattedrale (XIV secolo). Per ricordarlo,[senza fonte] ne fu scolpita l'immagine.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza a proposito di un organo a canne nella cattedrale risale al 1391, ed è un atto di pagamento per un intervento effettuato sull'organo. Nel secolo successivo venne costruito un nuovo strumento, sostituito da un altro nel 1554. Quest'ultimo, collocato nel braccio sinistro del transetto era opera dell'organaro bresciano Giovanni Battista Facchetti e venne affiancato, a partire dal 1603 da un nuovo organo, costruito dal pavese Giuseppe Vittani. Entrambi gli strumenti vennero più volte modificati durante il XVIII secolo e, nel 1826, quello di destra sostituito. Quello di sinistra, invece, fu ricostruito secondo i canoni dell'epoca nel 1890 da Camillo Guglielmo Bianchi su progetto di Pier Costantino Remondini. Negli anni '80 dello stesso secolo, George William Trice realizza due progetti per un nuovo organo della cattedrale, mai realizzato.

Nel 1932, la ditta organaria Parodi e Marin inizia la costruzione del nuovo organo della cattedrale utilizzando il materiale fonico dei due organi del transetto e di quello del coro, opera di Camillo Guglielmo Bianchi che lo realizzò nel 1866. L'organo viene terminato ed inaugurato quattro anni dopo, nel 1936, e restaurato nel 1967. A partire dal 2003, lo strumento è stato sottoposto ad un intervento conservativo, ad opera dei fratelli Marin; il concerto d'inaugurazione è stato tenuto da Olivier Latry il 15 ottobre 2005.

Attualmente (2012), lo strumento ha quattro tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32; il suo materiale fonico è suddiviso fra le due casse barocche sulle rispettive cantoria nelle testate del transetto, mentre la consolle, decorata con intagli, si trova nel transetto destro, al lato dell'area presbiterale. La trasmissione è elettrica e la sua disposizione fonica la seguente:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Principale 8'
Corno di camoscio 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2
Decimanona 1.1/3'
Ripieno 3 file
Sesquialtera 2 file
Cromorno 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale Robusto 8'
Principale Primo 8'
Principale Secondo 8'
Flauto Traversiere 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto in Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 4 file
Ripieno 5 file
Cornetto 5 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Tuba Mirabilis 8'
Voce Umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principalino 8'
Bordone 8'
Corno Dolce 8'
Viola d'Amore 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Nazardo 2.2/3'
Ottavino 2'
Terza 1.3/5'
Piccolo 1'
Ripieno 5 file
Tromba armonica 8'
Corno Inglese 8'
Hautbois 8'
Voce Celeste 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Eco Espressivo
Principale amabile 16'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Clarino Labiale 8'
Claribel 8'
Viola Dolce 8'
Dolce 8'
Dulciana 4'
Flauto Conico 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Salicet 2'
Pienino Etereo 2 file
Oboe 8'
Vox Humana 8'
Concerto Viole 8'
Voce Eterea 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Basso Armonico 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Posaune 16'
Bombarda 16'
Posaune 8'
Trombone 8'
Clarone 4'
Bordone d'Eco 16'
Bordone d'Eco 8'
Violoncello d'Eco 8'

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, pag 138
  2. ^ Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova Enciclopedia - Volume primo, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, pag 81 e 82
  3. ^ Tra le famiglie della nobiltà genovese, solo quelle più in vista avevano diritto alle fasce bianche e nere come rivestimento dei loro edifici, e cioè i Doria e gli Spinola, ghibellini, e i Fieschi e i Grimaldi, guelfi. La Chiesa di San Matteo, nell'omonima piazza, mostra il rivestimento bianco e nero in quanto edificio dei Doria.
  4. ^ Una di tali lotte venne sedata dalla mediazione dell'arcivescovo Jacopo da Varagine, attuale Varazze, Savona, domenicano, autore della Legenda Aurea, narrazione assai celebre delle vite dei santi. Il monumento sepolcrale di Jacopo da Varagine si trova nel Museo di Sant'Agostino, che ospita anche quanto rimane di un più celebre monumento sepolcrale, quello di Margherita di Brabante o Margherita di Lussemburgo, opera di Giovanni Pisano. La bibliografia su questo secondo monumento è segnalata alla voce Monumento sepolcrale di Margherita di Brabante.
  5. ^ Mollisi, 2004


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Alizeri, Notizie dei Professori del Disegno in Liguria, in Scultura, volume IV, Genova 1877.
  • Giuseppe Merzario, I Maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600 – 1800), volumi I-II, G. Agnelli, Milano, 1893.
  • Luigi Augusto Cervetto, I Gaggini da Bissone, loro opere a Genova e altrove, Milano 1903.
  • Ezia Gavazza, Ricerche sull'attività dei Gaggini architetti a Genova, in Edoardo Arslan (a cura di), Arte e artisti dei laghi lombardi, I, Tipografia Editrice Antonio Noseda, Como 1959, 175-183.
  • Clario Di Fabio, Architettura polimaterica e accorgimenti percettivi, policromia della scultura e uso delle immagini nella Cattedrale di Genova fra XII e XIII secolo, in Medioevo: l'Europa delle Cattedrali, I convegni di Parma, 9, atti (Parma, 19-23 settembre 2006), a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Milano 2007, 464-479; Idem, La chiesa di un Comune senza “Palazzo”. Uso civico e decorazione "politica" della Cattedrale di Genova fra XII e XIV secolo, in Medioevo: l'Europa delle Cattedrali, I convegni di Parma, 9, atti (Parma, 19-23 settembre 2006), a cura di A.C. Quintavalle, Milano 2007, 464-479 ; Idem, Mercato suntuario e committenza artistica tra Genova, Lombardia, Francia, Borgogna e Inghilterra nell'autunno del Medioevo. "Spie" e tipologie, in Entre l'Empire et la mer. Traditions locales et échanges artistiques dans la région alpine (Moyen Age - Renaissance), actes du colloque, a cura di Mauro Natale e S. Romano, Roma 2007, 11-40; Idem, Il "Piatto del Battista" di Genova: le origini e il viaggio di un joyau franco-fiammingo, in Genova e l'Europa atlantica. Inghilterra, Fiandre, Portogallo. Opere, artisti, committenti, collezionisti, a cura di P. Boccardo e Clario Di Fabio, Cinisello Balsamo 2006, 35-47; Idem, Da Dinant a Genova fra Quattro e Cinquecento: il candelabro pasquale della Cattedrale di San Lorenzo, in Ibidem, 59-67; Idem, La Cattedrale di Genova nel Medioevo (secoli VI-XIV), Cinisello Balsamo-Milano 1998.
  • Giorgio Mollisi, La Genova dei Ticinesi. Gli artisti provenienti dal Ticino a Genova dal Medioevo al Settecento, in ArteStoria, anno 5, numero 20, Edizioni Ticino Management, Lugano 2004, 48-49.
  • Andrea Spiriti, I Gaggini. Una stirpe di artisti bissonesi, in Giorgio Mollisi (a cura di), Bissone terra di artisti, Arte&Storia, anno 8, numero 41, Editrice Ticino Management S.A., dicembre 2008, 36-38.
  • Efthalia Rentetzi, Gli affreschi bizantini nella cattedrale di Genova. Una nuova lettura iconografica in“Arte |Documento” (2012).

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