Chiesa di San Matteo (Genova)

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Coordinate: 44°24′29.6″N 8°55′58.9″E / 44.408222°N 8.933028°E44.408222; 8.933028

Chiesa di San Matteo
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Liguria
Località Genova
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Matteo apostolo
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Stile architettonico gotico, barocco
Inizio costruzione 1125
Completamento XVIII secolo
Sito web Sito parrocchiale

La chiesa di San Matteo è un edificio religioso del centro storico di Genova in piazza San Matteo.

Dal 2004 l'attiguo chiostro è divenuto sede dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori e Conservatori di Genova.

Cenni storici e descrizione[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Matteo fu fondata nel 1125 da Martino Doria come chiesa gentilizia della propria famiglia e completamente modificata in forme gotiche nel 1278. Si affaccia sull'omonima piazza, che rappresenta forse l'angolo meglio conservato della Genova medioevale.

L'edificio fu rinnovato a metà del XVI secolo per volere di Andrea Doria da Giovanni Angelo Montorsoli (presbiterio e cupola); e poi nel 1557-1559 su progetto di Giovanni Battista Castello (navate e decorazione, realizzata insieme a Luca Cambiaso).

Della sistemazione gotica si è conservato l'interno a tre navate e, soprattutto, l'intatta facciata a strisce bianche (marmo) e nere (ardesia), tripartita da lesene incorniciate da archetti; il paramento bicromo è arricchito da un grande rosone centrale e da due bifore (prive di colonnina interna) ai lati. Nel prospetto è inserito un sarcofago tardoromano - secondo l'uso locale, attestato anche nella cattedrale di San Lorenzo - con Allegoria dell'autunno, già sepoltura di Lamba Doria, che lo riportò da Curzola (Dalmazia).

Sul fianco sinistro della chiesa si trova il chiostro di San Matteo di forma quadrangolare del 1308, ad archi acuti su colonnine binate; all'interno, la cantoria, l'altare con trofei, i due pulpiti e le urne del presbiterio sono attribuiti a Silvio Cosini e a Giovanni Angelo Montorsoli (autore pure delle statue che ornano le nicchie dell'abside).

Il chiostro della chiesa

Nella volta della navata centrale si trovano il Miracolo del dragone d'Etiopia di Luca Cambiaso e la Vocazione di San Matteo di Giovanni Battista Castello; da notare una Deposizione, scultura lignea di Anton Maria Maragliano, e la tomba di Andrea Doria, opera del Montorsoli, nella cripta. Sull'altare maggiore è conservato un dipinto della Sacra Famiglia con Sant'Anna di Bernardo Castello del XVI secolo; secondo la tradizione la spada conservata sotto l'altare maggiore appartenne all'ammiraglio Andrea Doria che fu donata dal pontefice Paolo III. Nell'altare a sinistra del maggiore è presente la tela del Cristo fra santi e donatori di Andrea Semino.

Nella chiesa si trova un antico organo a canne barocco, costruito dall'organaro romano Antonio Alari nel 1773. Lo strumento, collocato sulla cantoria del transetto sinistro, è a trasmissione meccanica ed ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio scavezza di 14 pedali costantemente unita al manuale e sempre con il registro di Bassi 8' inserito; il 14° pedale non corrisponde a nessuna nota, ma al Tamburo. Il prospetto dello strumento è composto da 23 canne appartenenti al registro di Principale 8' formanti un'unica cuspide e suddivise in tre campi da un elaborato intaglio dorato. Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Colonna di sinistra - Ripieno
Principale 8'
Principale II 8'
Ottava
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Colonna di destra - Concerto
Voce Umana Soprani
Flauto in VIII
Flauto in X
Sesquialtera
Cornetta
Trombone Bassi
Cornetto 3 file[1]
Tromboncini Bassi
Tromboncini Soprani

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la denominazione del registro sulla consolle è Cornetto a 3 canne

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Nadia Pazzini Paglieri, Rinangelo Paglieri, Chiese in Liguria, Genova, Sagep Editrice, 1990. ISBN 88-7058-361-9.

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