Leggenda metropolitana

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La leggenda metropolitana o leggenda urbana è un genere di leggenda contemporanea che consiste in storie insolite e curiose raccontate dalla gente, che acquistano credibilità passando di bocca in bocca.

Indice

[modifica] Caratteristiche

Si tratta di ipotetici fatti normalmente presentati come realmente accaduti, ma attribuiti quasi sempre a qualche altra persona; in Italia un incipit piuttosto comune è "mio cugino mi ha raccontato..."[1], mentre nei paesi di lingua inglese addirittura è stato coniato un acronimo per riferirsi al soggetto o alla fonte di queste storie: FOAF, friend of a friend, "un amico di un mio amico".

Non bisogna pensare che le persone che raccontano una leggenda urbana lo facciano in malafede: esse sono spesso "vittime" del fenomeno, ovvero diventano agenti passivi che collaborano, involontariamente, alla diffusione della diceria di turno, che viene raccontata in maniera assai accurata. Spesso le persone che raccontano tali storie sono davvero convinte della veridicità di quanto affermano e questo perché la natura stessa della leggenda urbana consente quasi sempre un margine di credibilità. Inoltre gli argomenti descritti all'interno di questi racconti popolari sono spesso divertenti e curiosi, il che stimola a ricordarli e incentiva la voglia di diffonderli e raccontarli ai propri conoscenti. Si ricalca dunque in questo modo un meccanismo simile a quello che consente il diffondersi delle barzellette o degli indovinelli.

Le leggende metropolitane sono solitamente verosimili, ma non sono notizie di cronaca, anche se talvolta (specie nel periodo estivo) sono riferite dai giornali, sempre però in modo piuttosto generico, senza riportare - come fa una vera cronaca - il nome del protagonista e del testimone, il tempo e il luogo precisi in cui i fatti sono avvenuti.

Queste leggende moderne, nate o diffuse nelle città, dimostrerebbero che anche l'uomo d'oggi lavora con la fantasia su aspetti della realtà che lo circonda, che gli fa inventare e raccontare fatti che, spacciati per veri e creduti tali, anche se spesso privi degli elementi fantastici e meravigliosi presenti nelle leggende popolari, soddisfano il bisogno universale di storie e rafforzano l'appartenenza ad un certo ambiente.

Si tratta a volte di leggende più antiche adattate e modernizzate. Le leggende urbane possono anche diventare uno strumento di discriminazione, quando attribuiscono, a questo o quel gruppo etnico, religioso o d'altro tipo, dei fatti o dei comportamenti inesistenti. Tipico esempio di quest'ultimo modo di intendere la leggenda metropolitana è la diceria secondo la quale i Rom utilizzerebbero un particolare codice per stabilire quali case derubare e quali no.[2]

[modifica] Esempi

  • Una delle leggende metropolitane più diffuse, specialmente negli Stati Uniti[3], è quella del ragazzo che va in discoteca ed incontra una bellissima donna sconosciuta. Passa con lei una notte di sesso. Il mattino seguente non la trova nel letto: prova a cercarla in bagno, e sullo specchio vede la scritta, tracciata col rossetto, "Benvenuto nel mondo dell'AIDS".[4] In Italia è maggiormente diffusa la versione secondo la quale la notte di sesso viene consumata in auto, e il mattino seguente il ragazzo viene trovato svenuto nell'auto, e i medici che gli prestano i primi soccorso scoprono che gli è stato espiantato un rene.[5]
  • Una versione più antica e romantica, nonché diffusa in Europa, parla di una sciarpa prestata dal malcapitato giovane alla misteriosa ragazza. Il giorno dopo egli apprende dai genitori di lei che la ragazza è morta da anni, e per convincerlo gli mostrano la sua tomba (il cimitero è proprio attiguo l'abitazione), dove incredibilmente vi è apposta la sciarpa. Il giovane ovviamente impazzisce.
  • Tra gli esempi classici di leggenda metropolitana riportati dai media vi sono il cagnolino messicano (o dalla Romania o dalle Seychelles), un animaletto apparentemente innocuo trovato durante il viaggio, che una volta portato a casa (le dogane aeroportuali erano probabilmente in sciopero) si scopre essere un topo di fogna od una razza di roditore che mangia solo formaggio (e ha divorato il gatto di casa).[6] o l'autostoppista fantasma, una misteriosa donna che, presa a bordo, scompare nel nulla dopo avere avvisato l'autista di un pericolo, proprio nel punto si scopre poi essere morta per un incidente; in una variante invece chiede di essere riaccompagnata a casa e guida l'autista fino al cimitero.[7]
  • Agghiacciante in merito al contenuto è quella leggenda, diffusa soprattutto in Nord Italia, per la quale un pazzo si aggirerebbe d'estate per i parchi acquatici applicando, lungo gli scivoli delle piscine, alcune affilatissime lame da rasoio al fine di provocare dei tagli profondi e dolorosissimi alla schiena degli ignari natanti, una leggenda alimentata probabilmente da autentici fatti di cronaca come il misterioso "Jack Lametta", autore di aggressioni di alcune donne della periferia romana nel 1983, e l'inafferrabile Unabomber.[8]
  • Un'altra leggenda è quella secondo la quale i gestori delle piscine scioglierebbero nell'acqua dei reagenti chimici che a contatto con l'urina si colorano di rosso, individuando così il "colpevole". In realtà il fenomeno dell'"acqua rossa" si può verificare, anche nei rubinetti di casa, a causa delle vecchie tubazioni in acciaio, nelle quali si formano depositi di ruggine (soprattutto ossidi e sali di ferro) che sono poi trasportati dall'acqua.
  • Un'altra leggenda molto diffusa nel mondo ed assai creduta, riguarda i coccodrilli nelle fogne (in particolare in quelle di New York). È vero come ogni anno questi animali vengano prima comprati, poi liberati o abbandonati, anche da piccoli, ma è altamente improbabile che riescano a sopravvivere nelle fogne.[9]
  • In alcuni casi invece, come spesso avviene per la mitologia, vi sono leggende metropolitane che poggiano su fatti autentici. Un esempio, sempre in Italia, sono le voci che circondano il piccolo borgo di Consonno, una frazione di Olginate in provincia di Lecco, la cui popolazione è emigrata fino a trasformarlo in una vera e propria città fantasma. Le cause di questo abbandono derivano principalmente da una fallita speculazione edilizia. Le strutture deserte, ancora visibili e visitabili, continuano però ad esercitare un certo fascino e spesso vi sono giovani che, per lo più di notte, si recano a esplorarle. Di qui sono nate innumerevoli versioni sul tracollo demografico subito dal paese: alcune sostengono che la scarsa raggiungibilità del posto avrebbe spinto gli abitanti a scegliere luoghi più a contatto con il mondo; altre parlano del misterioso crollo di un ponte che univa il borgo alla strada principale della valle. A queste si sono aggiunte le immancabili dicerie di stampo metafisico e soprannaturale (fantasmi, demoni, anime dannate e così via).
  • In un articolo pubblicato su L'espresso del 19 agosto 1999 il giornalista Giampaolo Pansa ha riportato la leggenda metropolitana riguardo alla studentessa che, avendo scambiato, nella lettura degli appunti di una compagna, la x nel cognome di Nino Bixio come abbreviazione di per, interrogata da un professore di storia contemporanea avrebbe chiamato il garibaldino "Biperio". Pansa sostiene che la storia sia vera in quanto afferma di averla tratta dal racconto di alcuni testimoni della vicenda.[11]
  • Altre leggende scolastiche sono in vero delle barzellette: la studentessa esaminanda, in abiti succinti e fumatrice accanita, che viene motteggiata dal docente con la citazione dannunziana "addio Troia fumante"; la candidata impreparata interrogata su "una parte del corpo che si espande diciassette volte" la cui risposta scontata ma errata (sarebbe la pupilla) suscita le congratulazioni del docente con il fidanzato di lei;e l'ennesimo candidato impreparato che raffigura la seguente equazione: y = xe x, scambiando la "e" neperiana per una congiunzione, tracciando così due rette bisettrici gli assi cartesiani che si intersecano nell'origine; lo studente che ad un esame di fisica enuncia tutti le possibili soluzioni del problema del finestrino in treno ma alla fine dice "il finestrino non lo apro".
  • Un'altra leggenda metropolitana riguarda la morte del cantante Elvis Presley. Molti statunitensi ritengono che non sia affatto morto. Tra i motivi addotti dai sostenitori di questa teoria sono il peso della bara e l'aspetto del cadavere, [12] nonché una fantomatica registrazione di una conversazione telefonica con il cantante anni dopo la sua morte. La leggenda avrebbe ispirato la band musicale dei Dire Straits per un loro successo, chiamato appunto "Calling Elvis".
  • In tempi più recenti si è diffusa moltissimo una leggenda urbana di natura scientifico-ambientalista, concernenti le cosiddette scie chimiche. I sostenitori di questa leggenda urbana sostengono che alcune delle scie rilasciate dagli aerei in volo non siano normali scie di condensa, ma contegano invece sostanze di vario tipo, ma generalmente tossiche per le persone, diffuse da autorità definite in maniera diversa di volta in volta (i governi, i militari, potenti organizzazioni segrete, gli ufo, ecc.). Nonostante la comunità scientifica abbia dimostrato[13] la totale infondatezza di queste idee, la leggenda urbana delle scie chimiche continua ad ottenere molto seguito, tanto da essere trattata come un problema reale in alcune trasmissioni televisive (Voyager sulle reti Rai, Rebus su Odeon Tv) e, in Italia, numerosi politici hanno avanzato interrogazioni parlamentari[14] o partecipato ad iniziative riguardo a questo fantomatico fenomeno.

[modifica] Nella musica

  • La canzone di Elio e le storie tese "Mio cuggino" è un compendio delle leggende metropolitane più famose, riferite secondo il tipico incipit "Mi ha detto mio cuggino che..." (con la voce narrante di Aldo Baglio).
  • Una leggenda molto diffusa nel mondo della musica, in questo caso probabilmente alimentata da un'operazione di marketing, conosciuta anche con la sigla PID (Paul Is Dead), riguarda Paul McCartney: il bassista dei Beatles sarebbe morto in un incidente stradale nel 1966 e sostituito da un sosia. All'inverso, soprattutto negli Stati Uniti, c'è chi crede che Elvis Presley sia ancora vivo.
  • Si racconta di una lunga serie di suicidi che sarebbero ricollegabili all'ascolto della canzone ungherese "Gloomy Sunday", nella quale si fa riferimento proprio al suicidio.
  • Altre leggende riguardano famose canzoni che, ascoltate al contrario conterrebbero messaggi subliminali. Una delle più famose accuse fu quella fatta al gruppo inglese Led Zeppelin che, secondo varie voci, ascoltata al contrario la canzone "Stairway to Heaven", una delle loro più celebri, diventerebbe un inno a Satana.
  • Molto famose sono anche le dicerie su Ozzy Osbourne, ex cantante dei Black Sabbath, la cui personalità bizzarra e controversa ha generato leggende metropolitane che lo hanno aiutato ad accrescere la propria fama. Ne sono state raccontate tante su di lui, ma la più famosa è probabilmente quella in cui si dice che abbia mangiato un pipistrello. Invece la notizia che abbia staccato la testa ad una colomba viva con un morso è vera ed è accaduto a Los Angeles nel 1981.[15]
  • Leggende di questo tipo non sono l'esclusiva delle società urbane contemporanee. Il cantante berbero algerino Slimane Azem in una sua celebre canzone ricorda ironicamente diversi fatti che si tramandano di bocca in bocca, e spesso fanno la fortuna di chi approfitta dei creduloni:
Akkagi i d yeffeɣ lexbar
nnan-t-id di mkul mkan
lukan d ṣṣeḥ, a t-nżar
yibbwas labudd ad iban
ma yella d lekdeb, nesteɣfar
lḥaṣulin akka i d-nnan...

"Così è uscita la notizia / la raccontano per ogni dove / se sia vera, lo vedremo / un giorno forse sarà evidente. / Se salterà fuori che è falsa, chiedo scusa / sta di fatto che è così che la raccontano..."

[modifica] Nella letteratura

  • Il romanzo Ring di Kōji Suzuki (1991), cui sono tratti gli omonimi film di successo giapponese ed americano, si ispira ad una leggenda metropolitana su una misteriosa videocassetta fatale per lo spettatore, a meno di mostrarla ad altri per scaricare la maledizione, come in una catena di sant'Antonio.
  • Una leggenda smentita narra che la Finlandia abbia censurato il personaggio di Paperino poiché non indossava i pantaloni.[16]

[modifica] Nel cinema

  • Tecniche di arti marziali che causano la morte "ritardata" di una persona sono uno dei temi centrali dell'anime Ken il guerriero, ma sono comuni anche alla tradizione dei B-movie di arti marziali (da cui probabilmente la leggenda metropolitana deriva). Quentin Tarantino ha ripreso questa idea nel suo film Kill Bill vol. 2. Una delle più diffuse leggende fiorite sulla morte di Bruce Lee, risalente ad almeno la fine degli anni ottanta, vuole proprio la più famosa star dei film di arti marziali vittima di uno di questi letali colpi leggendari.
  • Il film Tre scapoli e un bebè (USA, 1987) diretto da Leonard Nimoy, divenne celebre alcuni anni dopo l'uscita nei cinema per una leggenda metropolitana che ancora oggi continua a circolare. Durante il film appare l'immagine di quello che sembra un bambino nascosto dietro una tenda, il quale non ha nulla a che vedere con la trama. La leggenda narra di un bambino uccisosi accidentalmente col fucile del padre proprio nell'appartamento dove fu girato il film. La voce ha numerose varianti: secondo alcune la madre, scoprendo il figlio nel film, ebbe un malore o addirittura diventò folle. L'immagine è effettivamente visibile, ma sembra in realtà trattarsi di una semplice sagoma di cartone dell'attore Ted Danson dimenticata sul set, tanto più che gli interni del film furono girati in studi cinematografici e nessuna vera abitazione fu affittata.[17]
  • Il film Candyman - Terrore dietro lo specchio (USA, 1992), diretto da Bernard Rose, s'ispira ad un racconto di Clive Barker e narra di una studiosa di leggende urbane che si imbatte per caso in un essere (Candyman, appunto) terribile, simile ad un fantasma con un grande uncino al posto di una mano, che la utilizza come spettatore inerme dei suoi efferati delitti. Il personaggio di Candyman sembra ispirata dalla "storia dell'uncino", molto diffusa negli USA: due fidanzati sfuggono fortunosamente all'assalto di un maniaco omicida con un uncino al posto della mano e, giunti a casa, trovano l'uncino incastrato nella portiera della macchina. Questa storia è talmente celebre che è stata utilizzata anche da Stephen King come titolo di un capitolo del suo saggio sull'horror Danze macabre, dedicato appunto al racconto dell'orrore nella sua forma più basica: il racconto davanti al fuoco, da cui si passa facilmente alla leggenda urbana.

[modifica] Nella TV

  • Nella serie animata I Simpson molte delle puntate dedicate ad Halloween (La paura fa 90) si ispirano anche a leggende metropolitane.
  • Nella serie animata Daria l'episodio Legends of the Mall è interamente basato sulle leggende urbane, tra cui anche una versione rivisitata della "storia dell'uncino".
  • In una puntata del telefilm Genitori in blue jeans, durante la quale i protagonisti raccontano storie del terrore, Mike narra di aver dato un passaggio ad un'autostoppista fantasma.
  • Nel programma divulgativo Voyager, in onda su Rai Due e condotto da Roberto Giacobbo, in diverse puntate si è parlato di leggende metropolitane e delle loro probabili origini.

[modifica] Nello sport

Anche in ambito sportivo alcune leggende metropolitane hanno spesso catalizzato l'attenzione di stampa e opinione pubblica.

  • Un caso di "frottola celebre" è quello del calciatore nordcoreano Pak Doo Ik, il quale segnò la rete contro l'Italia che ne sancì l'eliminazione dal campionato mondiale del 1966. Ancora oggi viene ricordato come "il dentista che eliminò l'Italia". In realtà la sua professione è sempre stata quella del professore di educazione fisica.
  • Altro sportivo oggetto di "leggende metropolitane" è stato Luis Silvio Danuello, il "bidone" per antonomasia del calcio italiano, alla Pistoiese nella stagione 1980-81. Secondo alcune voci aveva aperto un bar o una pizzeria in Italia, oppure era diventato attore porno o, secondo la versione più comune, venditore di gelati durante le partite allo stadio di Pistoia. In realtà Luis Silvio, secondo quanto ha detto personalmente alla Gazzetta dello Sport, ha lasciato l'Italia per non farvi più ritorno nel 1981, ha proseguito la sua attività calcistica in Brasile fino a inizio anni Novanta ed attualmente è imprenditore nel settore dei ricambi industriali. [18]

[modifica] Nei videogiochi

Esistono molte leggende metropolitane che hanno come argomento i videogiochi, che negli ultimi anni si diffondono tramite il Web, mentre inizialmente erano diffuse sulle riviste specializzate.

  • Una delle più famose riguarda il videogioco Metal Gear Solid. Questa leggenda narra che dopo una serie di partite vinte terminando il gioco alternando i vari finali presenti nel gioco (chiamati Meryl e Otacon), all'inizio dell'ennesima partita, al posto del personaggio Solid Snake apparirà il Ninja. La molteplicità delle varianti della sequenza "corretta" di successione dei finali fa però credere che sia solo una leggenda. Questa superstizione è stata alimentata dal fatto che completando il gioco, terminando con successo entrambi i finali, la terza partita inizierà con Snake in smoking, in stile James Bond. Altro fattore che fa parlare della leggenda è che nella versione PC del gioco, al termine dell'installazione, appare uno screenshot del porto (nel gioco Dock) di Metal Gear Solid, dove iniziano le partite, con al posto di Snake il famoso Ninja. Alcuni sostengono che questa immagine (e addirittura la leggenda stessa) sia una manovra commerciale.
  • Altra famosa leggenda parla di Tekken 3. Secondo la tesi Lei Wu Long, uno dei personaggi del picchiaduro che di mestiere fa il poliziotto, potrebbe usare una pistola durante gli scontri e sparare all'avversario, uccidendolo istantaneamente. Questa teoria però non è mai accompagnata da una particolare spiegazione delle modalità di esecuzione. In genere viene accennato il fatto che questa si componga di una serie di mosse e di pulsanti da premere al momento giusto, difficilmente eseguibili con una mano sola.
  • Numerose sono le leggende e le dicerie riguardanti il famoso videogioco Final Fantasy VII, incoraggiate certamente dal gran numero di sotto-missioni e curiosità realmente presenti nell'opera. Tra le varie ricordiamo quella secondo cui si sostiene che esista un modo per resuscitare Aeris. Inoltre, con riferimento ai Chocobo, si dice che in alcune delle foreste che compongono il mondo del gioco sia possibile incontrarne esemplari bianchi in grado di volare, mentre in realtà gli esemplari più avanzati, quelli dorati, sono solo in grado di camminare sulla superficie del mare. Infine, alcune guide non ufficiali del gioco descrivono complicati procedimenti per utilizzare la spada di Sephiroth.
  • Una delle leggende più vecchie riguardo ad un videogioco è quella su Mortal Kombat 3, che introduceva, sulla falsariga delle Fatality (mosse particolarmente cruente per finire l'avversario) mosse come Animality, Babality o Brutality. Qualcuno disse che era possibile eseguire, ovviamente solo su personaggi di sesso femminile, delle Nudality per spogliare le malcapitate: queste furono poi effettivamente introdotte nel gioco Tattoo Assassins. Inoltre. secondo alcuni appassionati in Mortal Kombat: Deception è possibile sbloccare il personaggio di Motaro. La vicenda è stata alimentata dal fatto che spesso in Mortal Kombat vengono aggiunti dei trucchi per utilizzare o combattere personaggi extra (per esempio, è possibile, con un trucco, affrontare Reptile in Mortal Kombat, che non è disponibile), ma la vicenda è stata smentita.
  • Ulteriori dicerie riguardano i videogiochi dei Pokémon, soprattutto della prima generazione.
La più conosciuta è relativa a Mew. Secondo una leggenda diffusa, questo Pokémon raro (presente nel codice sorgente del gioco, poiché nei tornei nazionali e internazionali di Pokémon è stato messo in palio come premio per i vincitori, ed è ottenibile tramite Action Replay modificando alcuni valori del salvataggio) si trova nella città di Aranciopoli (Vermilion City nella versione originale). Per catturarlo bisognerebbe recarsi in prossimità della nave Sant'Anna, ancorata al porto di quella città e nuotare sopra un Pokémon alla destra del molo, fino a scorgere un "camioncino". Arrivati a questo punto le teorie sono molto discordanti. Alcuni siti parlano di girare attorno al camion fino a quando apparirà Mew, altri sostengono di salire nel retro del camion e di scontrarsi con lui. Una tesi molto fantasiosa sostiene che con tale camion si potrebbe giungere ad una città particolare, in cui il re è Mew e, dopo aver parlato con lui e accettato la sua sfida, sconfiggendolo lui accetterà di seguirvi durante il corso dell'avventura. Naturalmente tutte le soluzione proposte sono false, visto che il camion citato è solo un elemento di sfondo. Molti tentano di avvalorare la tesi affermando che ciò avviene solo nelle versioni americane o giapponesi di Pokémon (alcuni specificano che si tratta di Pokémon Giallo, altri parlano di Pokémon Verde, che è uscito solo in Giappone).
Le stesse tesi con varianti vengono applicate a Celebi, altro Pokémon non catturabile, nelle versioni della seconda generazione. Tutte le tesi si accomunano per il fatto che presentano il Bosco di Lecci e la presenza di un Pokémon a livello 100 (il massimo raggiungibile nel gioco). Una tesi anonima specifica che necessita la presenza di un Meganium al livello 100 (per avere un Meganium bisogna quasi obbligatoriamente scegliere Chikorita all'inizio del gioco). Altra tesi sostiene che appaia di martedì e solo quando si è in possesso della Master Ball (un particolare tipo di Poké Ball). Queste leggende sono con molta probabilità false, soprattutto per la mancanza di screenshot o video correlati.
La variante più divertente è la presenza di Celebi nelle prime versioni dei Pokémon che, molto probabilmente, è una bufala che si prende beffa di tutte le leggende precedenti.
  • Anche tra gli appassionati del gioco Grand Theft Auto: San Andreas è nota una leggenda secondo la quale in un bosco sarebbe possibile avvistare il Bigfoot. Terry Donovan della Rockstar Games, ha smentito ufficialmente le voci sull'esistenza del mostro nel videogioco, nella rivista Electronic Gaming Monthly nel gennaio 2005 [19].
  • Un'altra leggenda circola attorno ad un ipotetico videogioco arcade chiamato Polybius. Secondo alcune testimonianze Polybius sarebbe stato un videogioco arcade creato da una società chiamata "Sinneslöschen" (parola tedesca composta, che tradotta suona come "cancella-mente"), distribuito in una manciata di unità a Portland (Oregon, USA), nel 1981. Il gioco, uno shooter piuttosto astratto dotato di alcuni elementi puzzle, probabilmente in grafica vettoriale, avrebbe avuto una sorta di effetto ipnotico su chi lo giocava, costringendolo a rimanere a giocare diverse ore, per poi provocare diversi malesseri psico-fisici come amnesie, nausee, allucinazioni e incubi. I gestori delle sale giochi avrebbero avuto diverse visite di strani "uomini in nero", che si presentavano non tanto per la raccolta dei quarti di dollaro, bensì per la lettura di misteriosi dati che il cabinato rilevava. Dopo un breve periodo le macchine sparirono nel nulla, per non riapparire più. Di Polybius esiste solamente uno screenshot, probabilmente contraffatto, che mostra la schermata iniziale.[20]
  • Una leggenda riguarda il videogioco della Blizzard Diablo, secondo la quale era disponibile un cosiddetto "Cow Level" tramite il ripetuto clic del mouse su una mucca del gioco. Il livello fu poi introdotto realmente dai creatori, nel seguito Diablo 2.[21]

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Cesare Bermani. Il bambino è servito. Leggende metropolitane in Italia. Dedalo (collana "Prisma"), 1991. ISBN 8822045319.
  • Cesare Bermani. Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea. Roma, Odradek, 1996. ISBN 8886973012.
  • Lorenzo Montali. Leggende tecnologiche. Roma, Avverbi Edizioni, 2003. ISBN 8887328323.
  • Paolo Toselli, La famosa invasione delle vipere volanti, Sonzogno, Milano 1994

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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