Disinformazione

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La disinformazione, nelle scienze della comunicazione, è l'attività che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno verso una persona, un argomento, una situazione, traendone spesso vantaggio.

Quando invece è manifesta l'intenzionalità malevola in opposizione ad una prima informazione si parla di controinformazione.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

In senso lato il termine indica una cattiva forma di informazione senza cioè il rispetto dei suoi principi cardini (obiettività, completezza, trasparenza, precisione, citazione delle fonti ecc...) a prescindere dall'intenzionalità o meno di alterazione della realtà dei fatti e relativo vantaggio. Si tratterebbe dunque di un'azione ingannevole che mira a convincere o persuadere qualcuno della menzogna o occultare la verità.[1]

A differenza delle tecniche tradizionali della propaganda volte a coinvolgere emotivamente, la disinformazione intenzionale tende a manipolare a livello razionale portando a conclusioni false. Una tattica tipica della disinformazione è quella di mescolare un po' di verità con delle menzogne, ovvero di rivelare solo una parte della verità, spacciando questo come un completo quadro d'insieme.

Quando i canali d'informazione non possono essere completamente chiusi, possono essere resi inutili saturandoli con la disinformazione, riducendo al massimo il rapporto segnale-rumore e screditando l'opposizione attribuendole affermazioni false e facilmente confutabili.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esempi di disinformazione[modifica | modifica sorgente]

Nello spionaggio o "intelligence militare", la disinformazione consiste nel diffondere informazioni false per indurre in errore il nemico rispetto alla propria posizione o strategia.

In politica, la disinformazione si manifesta spesso nel tentativo di sviare i sostenitori del proprio avversario o oppositore diffondendo false dichiarazioni o insinuazioni sulla loro vita personale (ad es. in campagne politico-elettorali) oppure in generale tirando acqua al proprio mulino con altrettante falsità o alterazioni della realtà dei fatti (es. forme di negazionismo che negano l'evidenza al fine di alimentare dubbio e incredulità nel manipolato fino al rigetto della tesi iniziale) o semplicemente violando le norme basilari dell'informazione oggettiva come il mancato riporto o oscurazione di notizie e fatti ritenuti sconvenienti e inopportuni alla propria causa oppure conferendogli importanza minore rispetto al dovuto negli appositi spazi informativi.

In tale ambito la disinformazione è spesso sfruttata nelle attività di propaganda, assieme al populismo e alla demagogia, comunemente usate dai regimi politici antidemocratici per mantenere il più possibile il controllo sociale sulle masse garantendo al contempo la sopravvivenza stessa del regime contro eventuali oppositori, critici e rivolte dal basso.

La disinformazione può includere la distribuzione di documenti falsi, manoscritti e fotografie, o la diffusione di voci maliziose e dossier creati appositamente. Le sue tecniche vengono utilizzate anche nella competizione commerciale per indebolire la posizione di un concorrente e perfino a livello governativo per tenere segrete verità altrimenti compromettenti, difficili da gestire o con un forte impatto sull'opinione pubblica.

Tecniche di disinformazione sono usate comunemente anche nell'ambito del commercio/vendita (marketing) di prodotti da parte di aziende e relativi venditori, anche nella forma di pubblicità detta perciò pubblicità ingannevole.

Strategie e tattiche[modifica | modifica sorgente]

  • diffondere false notizie all'interno di un costrutto teorico logicamente coerente;
  • orientare l'opinione pubblica riguardo a un tema di pubblico interesse fornendone un'interpretazione apparentemente condivisibile;
  • modificare a propria immagine e convenienza la realtà dei fatti attraverso errate interpretazioni o uso di bias distorsivi;
  • strumentalizzare un evento rigirandolo a proprio favore traendone vantaggio.
  • rafforzare i convincimenti esistenti nella mente del manipolato a favore del manipolatore;
  • mescolare verità e menzogne affinché non sia manifesto un quadro completo della situazione;
  • negare insistentemente l'evidenza per indurre il manipolato al dubbio e all'incredulità fino al rigetto della tesi iniziale;
  • abituare all'uso di forme errate di ragionamento suggerendo di volta in volta quando applicarle;
  • cancellare, modificare o falsificare materialmente le fonti o le prove (definita da Chomsky "ingegneria storica");
  • creare ad hoc situazioni ed eventi e diffonderne notizia unicamente per scopi pubblicitari;
  • evitare di riportare fatti o cose sconvenienti per i propri fini;
  • sminuire l'importanza e l'attenzione su un evento all'interno dei rispettivi spazi informativi dandogli una priorità o visibilità inferiore;
  • saturare gli spazi informativi con informazioni di minore o nulla importanza rispetto ad altri.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Papa Francesco 22 marzo 2014, op. cit., Ma la disinformazione è dire la metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà. E così, quello che vede la tv o quello che sente la radio non può fare un giudizio perfetto, perché non ha gli elementi e non glieli danno. Da questi tre peccati, per favore, fuggite. Disinformazione, calunnia e diffamazione.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]