The New York Times

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The New York Times
Logo di The New York Times
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Lingua Inglese
Periodicità quotidiano
Formato Broadsheet
Fondatore Henry Jarvis Raymond
George Jones
Fondazione 1851
Sede N.Y. Times Building
620 Eighth Avenue
New York, N.Y.
Editore Arthur Ochs Sulzberger
Tiratura 731 395[1] (Marzo 2013)
Direttore Dean Baquet
ISSN 0362-4331
Sito web http://www.nytimes.com
 

Il New York Times — spesso abbreviato in N.Y. Times — è un quotidiano statunitense fondato a New York il 18 settembre 1851 da Henry Jarvis Raymond e George Jones. Il suo editore è la New York Times Company, che pubblica anche il Boston Globe e l’edizione internazionale del Times, l’International New York Times — in precedenza International Herald Tribune — edito a Parigi, in Francia; presidente della casa editrice è Arthur Ochs Sulzberger, Jr., erede di una famiglia che detiene il possesso del quotidiano dal 1896.

La sua tiratura cartacea giornaliera è, a marzo 2013, di 731 395 copie[1], cui se ne aggiungono 1 133 923 digitali[1] per una diffusione complessiva di 1 865 318[1].

Il N.Y. Times è il primo quotidiano newyorkese i cui uffici si insediarono in uno stabile all’uopo costruito. Nel 1904, infatti, la testata si trasferì in un edificio di proprietà ubicato in un'area all’epoca chiamata Long Acre Square e oggi Times Square, una delle piazze più celebri di New York. Dal 2007 la sede è altresì nella Ottava Strada, sempre a Manhattan.

Il motto del New York Times è All the News That’s Fit to Print (traducibile in Tutte le notizie che valga la pena stampare )[2], riadattato in All The News That’s Fit to Click (Tutte le notizie su cui valga la pena cliccare )[2] per l'edizione digitale.

Dal maggio 2014 direttore del New York Times è Dean Baquet, succeduto alla prima donna ad avere mai assunto la guida della testata, Jill Abramson, che assunse la carica nel 2011.

Linea politica[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale appartiene all'area liberal (termine della tradizione politica americana che indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali)[3].

Com'è consuetudine nella tradizione giornalistica americana, anche il New York Times dichiara pubblicamente il proprio sostegno a un candidato alle Elezioni presidenziali degli Stati Uniti.
Nel 1860 il quotidiano indicò agli elettori il candidato repubblicano, Abramo Lincoln, dato per sfavorito, che invece vinse.

Nel 1940 il NYT appoggiò il candidato repubblicano W. L. Willikie, che perse contro Roosevelt.

Nel 2004 il sostegno del quotidiano andò a John Kerry, che venne sconfitto da George W. Bush.[4]

Nel 2008 il sostegno del quotidiano andò a Barack Obama, che vinse contro John McCain.[5]

Nel 2012 il sostegno del quotidiano andò a Barack Obama, che vinse contro Mitt Romney.[6]

Fatti recenti[modifica | modifica wikitesto]

Il New York Times Building, nuova sede del The New York Times dal 2007, disegnato da Renzo Piano

Nel corso del 2007 la sede del Times è stata trasferita dallo storico edificio sulla 43a strada al nuovo grattacielo di 52 piani sull'ottava avenue disegnato da Renzo Piano e del quale il giornale possiede circa il 58%. Un anno dopo il trasferimento, la proprietà ha clamorosamente annunciato di avervi messo un'ipoteca di 225 milioni di dollari.

Alcune modifiche hanno interessato nello stesso periodo anche il giornale: il formato è stato ridotto, alcune sezioni sono state riorganizzate e soprattutto si è cominciato a preparare la risposta all'attacco lanciato nel 2008 dal nuovo Wall Street Journal di Rupert Murdoch con lo scopo di spodestare il NYT dalla posizione di quotidiano principale degli Stati Uniti. Il confronto NYT e WSJ online vede il primo raggiungere, nel mondo, 31 milioni di utenti unici al mese contro i 12 milioni del secondo.[7]

Per conservare e migliorare il proprio primato, il Times ha affidato la direzione della Book Review ("Rivista dei libri") e dell'inserto culturale della domenica al conservatore Sam Tanenhaus ed ha assunto l'editorialista Bill Kristol, di idee «neocon». Con Kristol gli editorialisti conservatori nel Times sono diventati due (il primo è stato David Brooks).

Oggi il grattacielo sede del NYT è al centro di una grossa operazione finanziaria, che ha l'obiettivo di reperire la liquidità necessaria soprattutto per azzerare l'indebitamento a lungo termine della casa editrice del quotidiano. Ventuno dei 52 piani dello stabile verrebbero acquistati per 225 milioni di dollari dal gruppo finanziario WP Carey. Trascorsi 10 anni, il Times potrà riacquistare parte dell'immobile alla stessa cifra incassata per il primo passaggio di proprietà. Nel frattempo pagherà un canone annuo variabile che, per il primo anno, ammonterà a 24 milioni.[8]

Il 5 gennaio 2009 il NYT ha per la prima volta venduto uno spazio pubblicitario sulla prima pagina, da sempre considerata lo spazio informativo più importante del giornale.[9] Si tratta di una striscia a colori di 6 cm, ceduta alla rete televisiva CBS.

Nel 2012 è stata nominata la prima donna direttore, Jill Abramson, che ha mantenuto la guida del giornale fino al maggio 2014.

Tiratura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 la tiratura media[10] era di:

  • 1.124.700 copie nei giorni lavorativi
  • 1.669.700 copie la domenica

Edizione Web[modifica | modifica wikitesto]

Il New York Times ha una presenza significativa sul Web fin dal 1995. Oggi il sito web del Times è uno dei più visitati siti giornalistici ed è il primo quotidiano online con sede negli USA (31 milioni di utenti al mese censiti a marzo 2009).[11]

Tra le novità introdotte nel 2008 vi è la collaborazione con CNBC per la condivisione di contenuti nelle aree business e technology, l'applicazione per iPhone, pubblicata a luglio 2008, la partecipazione con LinkedIn e il lancio (in versione beta) della rete sociale TimesPeople.[12] Nel marzo del 2009 i siti web di nytimes.com e iht.com (International Herald Tribune) si sono fusi in un'unica piattaforma digitale accessibile da entrambe le home page. Il nuovo sito, contenente le edizioni online di entrambi i quotidiani, è il primo al mondo nel numero di consultazioni online fra tutti i quotidiani in lingua inglese. Dal 14 settembre 2007 il sito web e l'immenso archivio sono stati resi accessibili integralmente,[13]; gli archivi sono consultabili sin dall'anno di fondazione. Nel corso del 2009 i visitatori unici al sito web hanno superato il numero di abbonati alla versione cartacea (1,5 milioni contro 1,1 milioni).

Dal 28 marzo 2011 la versione online del quotidiano non è più totalmente gratuita. I visitatori possono fruirne gratuitamente solo fino a 10 articoli ogni mese; per consultazioni più frequenti il servizio è disponibile solo su abbonamento.[14]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano ha vinto più premi Pulitzer di qualsiasi altro giornale.
Nel 2006 il riconoscimento è stato attribuito a Nicholas D. Kristof per gli articoli che hanno portato all'attenzione del mondo il genocidio in atto nel corso del Conflitto del Darfur. Nel 2007 lo ha vinto Andrea Elliott per gli scritti sull'immigrazione negli USA.

Nel 2008 il Times ne ha vinti due, assegnati rispettivamente a:

  • Walt Bogdanich e Jake Hooker, per l'inchiesta sulla filiera farmaceutica (Toxic Pipeline Series), che ha svelato come ingredienti farmaceutici pericolosi siano entrati nel mercato globale a partire dalla Cina;
  • Amy Harmon per la serie "L'età del DNA" (The DNA Age), che ha spiegato l'impatto delle tecnologie genetiche sulla vita delle società occidentali.

Nel 2009 ne ha vinti cinque, superando quota 100 (ne ha vinti 101 dal 1917 ad oggi).[15]

Paul Krugman, editorialista per l'economia, ha vinto il premio Nobel per l'economia nel 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Average Circulation at the Top 25 U.S. Daily Newspapers in Top 25 U.S. Newspapers for March 2013, Alliance for Audited Media. URL consultato il 10 novembre 2014.
  2. ^ a b (EN) Henry Blodget, NYT: “All The News That’s Fit to Click” Won’t Save Paper in Business Insider, 1º ottobre 2007. URL consultato il 10 novembre 2014.
  3. ^ Liberal, 1º novembre 2008.
  4. ^ Marco Contini, «La carica dei quotidiani per Obama», la Repubblica, 25 ottobre 2008, pagg. 16-17.
  5. ^ Marcello del Bono, «Il New York Times: Obama è la scelta giusta», http://blog.delbono.eu/new-york-times-obama/
  6. ^ Brennan, Allison (October 27, 2012). "The New York Times endorses Obama again". CNN. Retrieved October 27, 2012. http://politicalticker.blogs.cnn.com/2012/10/27/the-new-york-times-endorses-obama-again/
  7. ^ Fonte: Google.
  8. ^ Giornalisti, rivista dell'ODG dell'Emilia-Romagna, gennaio-marzo 2009, pag. 24.
  9. ^ Pubblicità sul Times - Articolo di La Repubblica http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/nyt-pubblicita/nyt-pubblicita/nyt-pubblicita.html
  10. ^ (EN) Dati forniti dalla New York Times Company
  11. ^ Fonte: Google Ad Planner.
  12. ^ The New York Times Company, "New York Times Timeline " http://www.nytco.com/company/milestones/timeline.html
  13. ^ The New York Times, Times to Stop Charging for Parts of Its Web Site, http://www.nytimes.com/2007/09/18/business/media/18times.html
  14. ^ Arther Ochs, Jr. Sulzberger, A Letter to Our Readers About Digital Subscriptions in The New York Times, 17 marzo 2011. URL consultato il 17 marzo 2011.
  15. ^ (EN) The Times Wins 5 Pulitzer Prizes, The New York Times Company. URL consultato il 20 aprile 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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